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Del valore della
“Imperial Regia Villa e Parco di Monza”
Giacomo Correale Santacroce

Vista del Vialone Reale (oggi viale Cesare Battisti) dal Belvedere della Villa, chiuso in fondo dall'ecomostro Auchan

Ho molta stima per la Camera di Commercio di Monza e Brianza e per i suoi studi e ricerche sulla economia brianzola, che considero uno dei frutti più utili della istituzione della Provincia, ovviamente anche per merito del personale della Camera.
Non posso tuttavia non dissentire sullo studio condotto sul “valore” della Villa Reale, effettuato più di un anno fa e ripescato in questi giorni, in corrispondenza con la conclusione della gara sciagurata che dovrebbe assegnare a un privato per 30 anni (cioè definitivamente) qualsiasi intervento ordinario e straordinario, qualsiasi destinazione d'uso, qualsiasi iniziativa culturale o di altro tipo da svolgere nella parte nobile della Villa.
Ho già espresso le mie critiche a questo studio a marzo dello scorso anno, in occasione della sua uscita con un articolo dal titolo provocatorio “Villa e Parco di Monza? Valgono 200 milioni”. Le riassumo:
  1. Lo studio limita la ricerca alla sola Villa, senza tener conto del Parco, che è parte integrante e determinante nel fare della “Imperial Regia Villa e Parco di Monza” un monumento unico al mondo. Questa “amputazione” equivale a spaccare in due un diamante, con una evidente perdita di valore. Ma soprattutto perpetua la concezione “lottizzatrice”, che ha già inferto gravi amputazioni al corpo unitario del monumento. Applicata al cuore della Villa, come si vorrebbe con la gara imposta da Infrastrutture Lombarde S.p.A., questa concezione equivarrebbe a un colpo di grazia.
  2. La stima riguarda l'indotto turistico e commerciale della Villa. Non esiste una relazione scritta sullo studio camerale che illustri il metodo adottato per giungere alla stima di 70 milioni di euro. Ma è comunque chiaro che il “valore” del monumento dipenderà da ciò che se ne farà. Questo valore sarà ben diverso se il monumento verrà restaurato nel rispetto delle sue valenze storiche, culturali, architettoniche, naturalistiche, paesaggistiche, o se verrà smembrato nell'ottica miope della “messa a reddito”, pezzo per pezzo, con concessioni che rasentano l'alienazione (vedi l'esempio del Golf Club Milano), e che ne distruggerebbero l'identità e l'attrattività in nome di un mai definito “adeguamento alle esigenze attuali” (come ho sentito dire dall'Assessore Tra l'Altro al Parco di Monza Pierfranco Maffè, e come pensa sicuramente l'Assessore “alla Casa” (!) del Comune di Milano, competente per il Parco di Monza, Giovanni Verga).
Lo studio della Camera era integrato da un questionario rivolto a un campione di imprenditori, le cui domande sono molto opinabili. In particolare:
Le valorizzazioni possono essere fatte in diversi modi. Ad esempio, recentemente è stata avanzata una stima del costo della improbabile demolizione di due o tre piani dell'ecomostro Auchan edificato a chiusura del Vialone Reale (l'attuale viale Cesare Battisti), per ridurne l'impatto sul cannocchiale est della Villa: 18 milioni di euro. Questo sarebbe il valore per i proprietari di quei due piani con vista sulla Imperial Regia Villa. Ma alla stessa cifra può ammontare il danno recato a Monza e alla Brianza dai due sindaci che hanno firmato e controfirmato il contratto: Roberto Colombo e Marco Mariani.
Due mesi fa il Cittadino ha pubblicato una mia lettera dal titolo “La Villa (con il Parco) non è una prostituta” (vedi il Cittadino, 7 ottobre 2010, p.269). Con questa metafora intendevo dire che il monumento, che pure in gioventù (all'età di circa 150 anni e oltre) era stato violato ripetutamente, nella sua maturità (oggi è intorno ai 235 anni) è ancora splendido e può, deve essere riscattato.
La mia proposta era ed è che la Camera di Commercio conduca una ricerca seria sulla valorizzazione della Villa e del Parco, una volta restaurati filologicamente secondo i progetti, non cancellati nonostante i diversi attentati, del Piermarini e del Canonica, basata su confronti di altre realtà comparabili, come Versailles e Schoenbrunn.

La scoperta che la Villa, con il suo Parco per ora espunto, ha un valore inestimabile è a doppio taglio. Perché da una parte fa comprendere di quale tesoro prima nascosto Monza, la Brianza, la Lombardia, l'Italia dispongono. Dall'altra fa allargare le narici di molti potenziali squali. Ora che si scopre che la vecchia diligenza è una carrozza d'oro, molti, troppi vorrebbero impadronirsene.

Giacomo Correale Santacroce

Il monumentale faggio pendulo nei Giardini della Villa


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  14 marzo 2009