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Il concorso della Villa Reale come esperienza
Giulio Carnelli
Resta così da operare, prima ancora che sui muri, un lento risanamento della memoria, luogo necessario del discernimento, dove il passato diventa nutrimento per il futuro; discernimento che può far rinascere la determinazione ancor più cogente, in un tempo come il nostro, dove si assiste all'incepparsi del tramandare non solo i valori, ma gli eventi che tali valori hanno suscitato. Scordando le radici ci si priva, fra l'altro, del fondamentale strumento per discernere ciò che oggi merita ancora un futuro. D'altro canto, la memoria non si limita alla meccanica riesumazione del prodotto del passato; al contrario quando facciamo memoria richiamiamo l'evento di ieri, lo invochiamo nel suo permanere oggi, lo sentiamo portatore di senso domani. Il ri-cordare porta dunque alla logica di ri-dare un senso e una ragione valida all'esistenza. Per questo non basta solo conservare i muri, quanto garantire la continuità di vita dell'opera. Per parte nostra si è avvertito, fin dall'inizio, l'esigenza di stabilire un nuovo equilibrio fra le varie componenti (architettoniche, urbanistiche, paesaggistiche, culturali, economiche, gestionali) assunte come elementi di un sistema unitario al quale devono esser legate in vista dello scopo comune: l'utilizzo della Villa. Partecipando al sistema, ogni elemento avrebbe tratto profitto dalla loro interconnessione, migliorando in tal senso il rendimento di ciascuno e la produttività dell'insieme. Ma non solo, occorreva inoltre mettere a frutto un'operazione di qualità che riflettesse l'esplicita volontà di una cosciente operazione di immagine in cui anche l'eccellenza del disegno, degli spazi e dei dettagli (non disgiunti dall'apporto di vene di creatività moderne) giocasse un ruolo importante nella strategia globale. Peraltro, la lettura avrebbe dovuto trascendere quella prettamente architettonica per abbracciare quella di più ampio respiro (la scala territoriale), non trascurando il nuovo ruolo istituzionale di Provincia assunto da Monza e Brianza, con tutte le implicazioni strutturali e infrastrutturali inerenti al territorio. Non si dimentichi che, già a suo tempo, l'inserimento della Villa nel paesaggio agreste monzese aveva determinato un mutamento nel territorio, imprimendo un segno profondo da Vedano ai Boschetti, dalla Villa al Rondò, trasformatisi presto nelle direttrici storiche di espansione. La conurbazione, relativamente recente, ha colmato infine le aree libere marginali, spingendosi fino ai bordi dei viali settecenteschi, tanto da determinare un'inversione dei rapporti spaziali originali (tra pieni e vuoti): i Boschetti, con la nuova strada di attraversamento di via Boccaccio, hanno perso il ruolo originario di appendice meridionale dei giardini reali; il viale del Rondò si è trasformato nell'arteria di smistamento dei traffici tra il settore orientale e occidentale della città. Il progetto del Gruppo condotto dal prof. arch. Giovanni Carbonara vincitore del concorso internazionale per il recupero e la valorizzazione della Villa Reale e dei giardini di pertinenza doveva perciò aver chiare, fin dagli inizi, le condizioni territoriali e ambientali entro cui collocare le proposte progettuali al contorno per definire, a scala minore (quella del concorso) un quadro di interventi sinergici e non contraddittori rispetto al problema del completamento della grande maglia infrastrutturale futura.
- la realizzazione di una viabilità interrata in prossimità degli accessi alla Villa che, partendo dal già previsto interramento di via Boccaccio, si prolungherebbe lungo viale Regina Margherita e viale Cesare Battisti, con l'obiettivo di decongestionare il traffico di superficie prossimo alla Villa e rendere possibile una pedonalizzazione di fatto dell'area antistante il parterre d'ingresso al complesso monumentale; - la formazione di un parcheggio interrato, per auto e autobus, presso la porta di Monza di accesso al Parco, a servizio anche delle manifestazioni ed eventi eccezionali in Villa; - il declassamento della densità viabilistica di viale Cesare Battisti, auspicando, fra l'altro, il recupero della stazione reale per un utilizzo legato, oltre alla storia del complesso, ad eventi di alta rappresentanza nazionale ed internazionale, e della cappella espiatoria, quest'ultima anche in previsione di un'integrazione con l'area archeologico- industriale adiacente, in corso di recupero; - la formazione di un parcheggio interrato, esterno all'ala sud dei giardini di pertinenza alla Villa; - la riproposizione del tridente dei Boschetti. La continuità di vita del complesso, al di là della ciclicità stagionale e delle circostanze locali, è legata, oltre che all'accessibilità, alla flessibilità d'uso degli spazi storici e all'inserimento garbato di nuove attrezzature in grado di alimentare l'autofinanziamento del complesso stesso e di produrre un elevato livello di attrazione culturale e internazionale, di alta rappresentanza, di strutture di accoglienza di eccellenza, di ristorazione e di intrattenimento, di attività museali ed espositive, di attività musicali e congressuali, con spazi differenziati per le diverse esigenze. Potrebbero essere previsti inoltre grand tours con visite alla Villa e ai giardini. Questi ultimi potrebbero ospitare anche attività spettacolari assimilabili a quelle delle Garden Hall, per concerti, balletti, spettacoli teatrali o altri intrattenimenti all'aperto, preordinati e limitati nel numero dei partecipanti per salvaguardare il giardino storico, trasferendo altrove le manifestazioni per il grande numero (nel Parco, autodromo, stadio o altro). Le azioni progettuali innovative meritano una riflessione particolare e richiedono lo svolgimento di qualche osservazione sul tema del linguaggio architettonico da impiegare nei nuovi insediamenti entro le preesistenze: tema del quale il dibattito degli ultimi decenni, soprattutto in area italiana, ha portato molti contributi che hanno utilmente specificato la controversia antico non-antico, riproposta criticamente dal capogruppo prof. Carbonara durante le nostre riunioni. Il linguaggio al quale ci si riferisce è quello della contemporaneità nell'accezione più vasta, cioè della complessa stratificazione formale che l'architettura della modernità ha prodotto fino ad oggi. Da questo dibattito è conseguita una presa di distanza dalle forme desunte da modalità compositive d'impianto astrattizzante, quali per esempio quelle del razionalismo funzionalistico e del recente decostruttivismo. Una presa di distanza che ha portato l'attenzione verso un linguaggio che, senza rinunciare ad un sentire contemporaneo, si propone di trovare riverberi e consonanze con i contesti ambientali, urbani o edilizi nei quali viene impiegato. Una tendenza dell'architettura verso una attiva contestualizzazione si è rivelata quella che meglio di ogni altra può risolvere il problema di inserire l'innovazione nel restauro; ciò naturalmente ferme restando le precauzioni di limite e di rispetto dei valori e delle preesistenze. Occorre tuttavia chiarire che questa tendenza non mira a nascondere con forme e figure architettonicamente neutre il nuovo nella preesistenza così come è stata regola del cosiddetto moderno ambientato divulgato nei decenni passati. Essa aspira invece a presentarsi nei contesti storici con il volto e la suggestione di oggi, ma nel tempo stesso non vuole, con le sue figure, contrastare o sconvolgere l'equilibrio figurativo del contesto entro cui si inserisce. Compito del nostro tempo, infatti, non è quello di copiare o rifare il verso a modalità stilistiche del passato, ma di coglierne le impronte, reinterpretarne i caratteri nella chiave del linguaggio dell'oggi ed infine condurre a sintesi le nuove suggestioni suscitate dalla struttura figurativa delle preesistenze. In pratica, forme atte a rispondere sia alle nuove esigenze d'uso che a quell'ascolto dei valori del contesto evocato. Ciò vale anche per i giardini, relativamente alle parti di nuovo disegno di integrazione, non imitativo né risolto in termini di presunta filologia (il previsto raddoppio del roseto ai lati del parterre d'ingresso va in tal senso). Un discorso analogo vale per i due nuovi inserimenti previsti in contesti nettamente distinti: - il teatrino di corte - il centro benessere e la sala polifunzionale nel quadrangolo attualmente occupato dall'Hockey e dal Tennis.
Sulla base delle scelte di progetto generale e in seguito ad un attento studio dell'esistente, si è ritenuto che la collocazione dell'auditorium dovesse essere il più possibile legata alla Villa, lasciando alle altre strutture di nuova edificazione il compito di dialogo e servizio alla città. L'indagine storica ha evidenziato l'esistenza di un luogo ora perduto: il Passaggio delle Dame. Si trattava di un collegamento tra l'ala nord della Villa e la Rotonda dell'Appiani (evidente in una planimetria del 1829); esso permetteva di accedere al Serrone senza dover uscire all'aperto. Tale passaggio, di fatto, individuava una corte che si sviluppava tra i fabbricati settentrionali della Villa e il corpo di servizio attualmente occupato dall'Arma dei Carabinieri. Da qui la suggestione storica che ha indotto a proporre: - un nuovo collegamento che, ripercorrendo il sedime e i volumi dell'antico Passaggio delle Dame, permettesse di accedere nuovamente dalla Villa al Serrone e viceversa, riunificando una funzione significativa ed utile, da tempo interrotta; - un moderno giardino interno delimitato appunto dal nuovo passaggio, dal corpo occupato dal Nucleo Carabinieri e dai corpi a nord della Villa; - la collocazione di un nuovo auditorium al di sotto di questo giardino, ed in connessione con il Teatrino di Corte e la Villa. Riteniamo che tale soluzione consenta, con un intervento unitario, spontaneamente circoscritto, e al tempo stesso sensibile alla storia e pienamente moderno, di recuperare nuovi spazi a giardino e di evitare espressioni architettoniche che, per scala e imponenza volumetrica, avrebbero potuto impropriamente porsi in competizione con gli edifici della Villa. Lo schema adottato per l'auditorium è quello di una sala, disimpegnata da due passaggi laterali, che illuminati lateralmente dall'alto, ne permettono l'utilizzo frazionato (due spazi equivalenti, da duecento posti ciascuno). L'accesso avviene attraverso una discesa ricavata nel corpo edilizio consecutivo al Teatrino, che diventa così atrio a doppia altezza per l'auditorium. Tutti gli spazi di servizio necessari trovano collocazione al di sotto del corpo più largo del ritrovato Passaggio delle Dame. L'altro nuovo inserimento riguarda il centro benessere e la sala polifunzionale. L'area, attualmente occupata dal Tennis Club, storicamente luogo delle Lavanderie, legate alla Villa, costituisce da sempre un'enclave all'interno del disegno generale dell'insediamento prima arciducale, poi reale. Il muro che la circonda disegna una caratteristica forma a losanga segnata da un accesso, in asse con il lato orientale del tridente dei Boschetti ove ha trovato collocazione il portale monumentale noto come Porta Gotica. Il recinto delle antiche Lavanderie può essere quindi ridisegnato come parte murata dei più ampi giardini reali e destinato a funzioni della Villa e dei Giardini, da realizzarsi secondo un processo di Project Financing, in grado di contribuire significativamente all'autofinanziamento del complesso. La gestione dell'insieme dovrebbe essere affidata a un Ente Autonomo (sul modello delle Conservation managements austriache e inglesi) formato da un pool di professionisti preposti alle opere di manutenzione, ai finanziamenti, alla programmazione delle manifestazioni e, soprattutto, alla ricchezza di una sapiente regia capace di individuare di volta in volta tematiche, tempi e modalità d'uso degli spazi economicamente sostenibili, di produrre progetti d'avanguardia, coinvolgendo nell'azione le comunità artistiche e intellettuali (tecnici, progettisti, scenografi, storici, sociologi, addetti alle comunicazioni e alla pubblicità) in un'unica spirale vitale e creativa che porti l'impianto ad esser riconosciuto come luogo di eccellenza. Si tratta, per concludere, di mettere a frutto operazioni di qualità, in termini di immagini e contenuti, capaci di creare un campo relazionale di esperienze dove accumulare e far circolare idee, di rendere produttivi gli stimoli, di concepire, insomma, il monumento in modo nuovo, come centro di concezione con vene di creatività moderna che coinvolga, nel tempo, Villa Giardini e Parco, tre realtà inscindibili per concezione e gestione. Giulio Carnelli
Questo articolo è stato pubblicato sul "Quaderno" il Parco, la Villa pubblicato dall'associazione Novaluna in ricordo di Giovanna Mussi. Articoli pubblicati su Il restauro della Villa - Franco Isman Il concorso della Villa Reale come esperienza - Giulio Carnelli La bellezza come promessa di felicità - Marta Villa La ghiacciaia della Villa Reale - Pompeo Casati
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