Ancora con le spalle alla facciata della Villa Reale verso il giardino, (guardando quindi verso il 'canocchiale' principale), si può osservare un gruppo di quattro magnifici Gingko in fondo a destra, sull'estremità di un'aiuola vicino al grande Liriodendron tulipifera isolato (n. 10 della mappa).
Li si può facilmente riconoscere per la forma caratteristica, inconfondibile, delle foglie, a ventaglio, con un incisione più o meno profonda che talvolta le divide in due lobi. La forma ricorda quindi quella di una piccola felce, il Capelvenere (Adiantum), tant'è che alcuni botanici avevano classificato il Ginkgo come Salisburia adiantifolia (con foglie di capelvenere). Sono di un colore verde vivo, e in autunno l'ingiallimento comincia dal bordo superiore per estendersi poi progressivamente al resto della foglie, con un bellissimo colore giallo dorato; spesso cadono poi tutte insieme, alla prima giornata di vento. Sono inserite su rami corti (brachiblasti), a loro volta inseriti su rami lunghi, senza foglie (macroblasti).
Il tronco è eretto, ricoperto da una corteccia grigia, con i rami disposti quasi orizzontali o leggermente inclinati verso l'alto.
Si tratta di una specie dioica, cioè con con fiori maschili e femminili portati su piante diverse): gli esemplari maschili e femminili hanno anche un portamento leggermente diverso, più slanciato nelle piante maschili, più disordinato in quelle femminili.
I fiori delle piante maschili sono degli amenti (infiorescenze pendenti) giallastri, emessi contemporaneamente alle foglie; quelli delle piante femminili sono invece poco appariscenti, su lunghi piccioli e sbocciano in estate. I frutti sono delle drupe (frutti carnosi contenenti un solo seme, il nocciolo) globose, prima verdi poi gialle a maturità. Quando cadono, marciscono ed emettono un odore nauseabondo. E' per questo che nei parchi e nei giardini si piantano in genere solo esemplari maschili. Nelle zone d'origine i frutti (o meglio i semi arrostiti) vengono utilizzati a scopo alimentare. Ginkgo biloba è l'unica specie inclusa nel genere Ginkgo e nella famiglia delle Ginkgoaceae. E' la pianta arborea più 'antica' tra quelle conosciute: ne sono conosciuti fossili risalenti a 50 / 150 milioni di anni fa. Questa pianta non si è quindi evoluta come le altre, e si è conservata forse anche perché in Cina veniva considerata una pianta sacra e veniva tramandata di generazione in generazione nei templi: da secoli ormai non la si trova più allo stato spontaneo. Per le sue caratteristiche botaniche, pur avendo caratteristiche estetiche più simili alle latifoglie, viene inclusa assieme alle conifere nella divisione delle Gimnosperme. In alcuni giardini (ma non nella Villa Reale) si possono osservare numerose varietà, che si distinguono dalla specie soprattutto per il portamento o per il colore delle foglie, come 'Fastigiata', a forma colonnare; 'Variegata', con foglie variegate in bianco-crema. 'Autumn Gold', con portamento più ampio e fogliame autunnale di un giallo ancora più vivo; 'Pendula' con rami decisamente verso il basso.
I Ginkgo hanno un'eccellente resistenza all'atmosfera inquinata, al vento, ai parassiti e sono molto longevi: si conoscono alcuni esemplari millenari. La crescita è piuttosto lenta.
Si può propagare attraverso la semina: il seme fresco (si semina entro il mese di ottobre) germina molto facilmente in una normale composta da semi. Le varietà vanno invece propagate per innesto.