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sulla stampa
a cura di Fr.I. - 13 aprile 2008


Oggi possiamo cambiare il Paese
Eugenio Scalfari su
la Repubblica

Sole e nuvole si alternano nei cieli d´Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d´inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell´anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati.
Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l´esito, vinca l´uno o l´altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull´Italia, sull´Europa e sul mondo intero.
Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall´irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell´anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno.
Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un´analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l´autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?
La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d´aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all´avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.
L´esperienza dei due anni passati, durante i quali l´opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla "spallata" per sgominare l´esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell´avversario.
Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una "mission impossible": fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.
* * *
In realtà – chi lo conosce bene lo sa – non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa. Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell´anima, venditore nell´anima.
Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perché le regole le fa solo lui. Guardate l´ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.
Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il "récit" del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l´aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.
Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia, ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale.
Lui non se n´era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l´indebito spettacolo è stato oscurato. Quest´episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali.
L´Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione. "Unfit". Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. «Unfit». Inadatto. Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: «unfit», inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche.
Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.
* * *
Ci sono infinite altre prove della sua "unfitness" oltre alla miseranda scenetta a Matrix. La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa.
Sappiamo anche che Dell´Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all´estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell´imbroglio ma Dell´Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l´ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all´estero, senza però informare di quel contatto né la magistratura né il ministero dell´Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. "Unfit".
Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall´Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa.
Sostiene anche di aver realizzato il suo "contratto con gli italiani" per l´85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perché nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato. Quei voti servivano ad approvare le leggi a suo personale beneficio, dall´abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte.
"Unfit". Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L´altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perché – dice lui – ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.
Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. L´altro ieri l´Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. È proprio il quinquennio del suo governo. Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare.



Dell'Utri
Emespio
Jena su
La Stampa

Un gprupo di rictecraoi anericami ha scpotero che michsiadno le lerette all'itnenro dlele siglone palore si cacipse lo sestso il loro singicafto, a ptato che la pirma e l'utimla retisno ivarniate. Pre emespio, se srivco che il sanerote melcarlo dlel'urti è icnonetne voi lo catipe e sprotuattuto ci ctedere?


Il Cavaliere, le donne e l´ombra del tempo
"È il mio vero avversario"
Così il look giovane diventa un´arma politica
Francesco Merlo su
la Repubblica

Alla più bella delle sue future ministre ha promesso: «Di sera, in terrazza, al chiaro di luna, faremo un Consiglio dei ministri e aboliremo l´Ici: sarà una festa». Sogna riunioni di governo «finalmente allegre ed eleganti», con dodici ministri fidatissimi: «i miei dodici apostoli». A prima vista sembrano le solite berlusconate. E invece qui non si tratta più di battute di spirito ma di spirito battuto. Perché la verità di questa vigilia elettorale è che Berlusconi non ha paura di Veltroni ma del tempo, che è il solo avversario - ha detto - «che potrebbe riuscire a mettermi nel sacco».
Perciò Berlusconi aspetta la vittoria più importante della sua vita, non con l´idea forte di riempire di politica i libri di storia e di portare, finalmente, l´Italia fuori dalla palude, ma con una «malinconia da film di Bergman», come quel cavaliere crociato che, tornato carico di gloria, sfidava a scacchi il destino per sfuggirgli. Anche Berlusconi, estenuato e "sconocchiato" dai troppi successi, gioca a nascondino con se stesso: si nasconde nella politica, ora dietro una gaffe, ora dietro un´insolenza, ora dietro una sparata antitasse, pur di non farsi trovare dall´angoscia di sé.
E infatti sono mesi che Berlusconi scherza ossessivamente sul proprio corpo, del quale si sente prigioniero, sempre alla ricerca di un impossibile modello di eleganza grassoccia e al tempo stesso agile. Ripete «sono giovane» e non soltanto alle belle donne che, anche in questa vigilia, oggi ad Arcore e domani a Roma, vuole attorno a sé, più vicine dei sondaggisti, più a portata di voce dello stesso Gianni Letta al quale, nonostante l´affetto profondo, ieri ha dato, semiserio, del Ponzio Pilato perché, ha spiegato ai presenti, «ogni volta che arriva qui si lava le mani e subito mi mette in croce con la politica».
In realtà, senza belle ragazze, tutti i suoi castelli gli sembrano vuoti. Sono il suo amuleto, non contro la sconfitta, alla quale non crede, neppure mascherata da pareggio; ma contro il malumore, scuro e oscuro come l´atra bile.
Partendo per Arcore ha dunque ordinato: «Fino a lunedì non voglio che mi si parli di politica». Del resto non è stata troppo politica neppure la campagna elettorale, così spesso centrata sul suo corpo, sulla sfida a braccio di ferro, sui soliti ammiccamenti sessuali, sulle donne "orizzontali" sulle belle tose, sul viagra, sulla Santanché che gli ruberà voti «perché è una sberla».
Davvero ha detto e ridetto di essere giovane in tutti i comizi e in tutte le tv, anche quando perdeva il filo e si imbrogliava non per senescenza, come teme, ma perché capita a tutti di imbrogliarsi. E ai giornali che ritiene «amici» ha chiesto di insistere sulla sua forza fisica e sulla capacità di resistenza, facendo impazzire i capi delle redazioni e gli archivisti, soprattutto per le foto che si possono pubblicare solo se autorizzate da Miti Simonetto («Miti, ci autorizzi questa foto?»).
Il Giornale ha fatto una campagna sul giovanilismo del Cavaliere senza capire che il giovanilismo è tipico dei vecchi che si sentono decaduti, che temono di essere fuori gioco e dunque si truccano, si cambiano i connotati, non si accettano e convivono male con un´età che vorrebbero a tutti i costi nascondere. Mai Berlusconi si era truccato così tanto. Adesso, per esempio, usa il sughero sul cuoio capelluto e persino sull´attaccatura della fronte (in tv questo trucco si chiama "tappo").
Posso testimoniare che un suo amico, dopo l´appello finale da Mentana, lo ha messo in guardia contro la paccottiglia giovanilistica che è un´ideologia oltre che una menzogna. In fondo, adesso che non teme più di finire in galera, la probabile vittoria - gli ripetono in questi giorni i pochi che si permettono di parlargli con franchezza - potrebbe liberarlo dalle ossessioni e farne davvero uno statista, proprio in virtù della stagionatura e dell´accumulo di esperienza. La storia è piena di leader politici che hanno dato il meglio di sé da vecchi. De Gaulle per esempio, e Adenauer.
Ma non c´è nulla da fare: Berlusconi preferisce fare il giovane ritardato sino al grottesco, sino a incarnare la mummia che si conserva. È vero che, più generalmente, il giovanilismo è l´ideologia nazionale dell´intera gerontocrazia italiana: vecchi che hanno dimenticato o non hanno mai saputo quanta infelicità e quanta stanchezza ci sono nell´essere giovani.



Walter, l´omeopatia e l´Italia da guarire
"C´è il diritto al futuro"
La politica come una favola di sinistra
Filippo Ceccarelli su
la Repubblica

Se la politica è un´arte e qualche volta anche un morbo crudele, l´omeopatia è una terapia gentile che fa leva su quanto è già a disposizione dell´organismo, secondo il principio universale similia similibus curentur, le cose simili saranno curate dalle cose simili.
E dunque. Se l´Italia è un paese intossicato, contratto e ipersensibile, Veltroni, leader omeopatico, ha introdotto in politica diluizioni infinitesimali e dinamizzate di berlusconismo.
Niente paura. Più nelle forme, l´ha introdotto, che nella sostanza; più nell´evoluzione delle tecniche che nell´ispirazione ideale; più nel paesaggio, nel messaggio e nel linguaggio che nei contenuti. Ma la campagna elettorale, dopo tutto, è quella che è: un metodo, un mestiere, una sublime praticaccia. E di norma non si tratta di testimoniare una diversità, ma di acchiappare voti, berlusconiani possibilmente, e quanti più se ne acchiappano e meglio è.
E allora. Non l´ha fatto Occhetto, non l´ha fatto Rutelli e molto debolmente l´ha forse fatto Prodi: insomma nessuno mai a sinistra è stato capace di costruire una narrazione, un diario, un film, un percorso, una credibile trama nella ricerca del consenso. Almeno Veltroni lui sì che ci ha provato, ma il dato interessante è che l´ha fatto approfittando - ecco di nuovo una risonanza omeopatica - delle peggiori condizioni.
Orfano di talento. Ragazzo prodigio delle Botteghe Oscure. Funzionario modello, all´avanguardia nelle vicissitudini della tv. Dirigente più che promettente. Architrave del governo Prodi. Ottimo sindaco di Roma. Ha saputo aspettare la guida del Pd. Gli restava da assegnarsi una parte per l´oggi, si è scelta quella del capo coraggioso che in nome della coerenza rinuncia ai riottosi alleati, quasi tutti, e corre in solitudine, sorretto solo dalla forza della disperazione, «se po´ fa´», come Obama, per un nuovo miracolo veltroniano, da far nascere sulle macerie del governo Prodi.
Stabilita l´intelaiatura, sempre seguendo la grande lezione del Cavaliere l´ha adeguatamente riempita di moduli simbolici ed emozionali: splendidi e armoniosi paesaggi, cipressi e torri medievali, palchi ad energia solare con lui solo là sopra, viaggi felici in pullman per l´Italia sempre bella che si fida di te.
E «appuntamenti evocativi», come l´ha designati lo staff, abbracci di pacificazione tra parenti di vittime di opposti terrorismi, protagonisti e superstiti di storie dolorose, come anche vecchi partigiani, e amabili missionari, e arzilli centenari, e una teen ager da sorprendere in casa, come a Piacenza, il giorno del suo compleanno, una vera e propria improvvisata del cuore. Piazze meravigliose, fabbriche spaventose e centri scientifici d´eccellenza, ogni posto comunque una location, ogni incontro una calda risorsa narrativa, prima si fanno i sopralluoghi, non c´è nulla mai d´improvvisato perché di questi tempi, precisamente a far data dal 1994, la politica si fa così.
Si fa «inventandosi» candidati, scegliendo i volti telegenici di chi non è mai entrato in una sede di partito, la rappresentanza che ormai si fa da parte per lasciare il posto alle rappresentazioni, le liste come il casting, ogni giorno un nome da somministrare ai media, il superprefetto antimafia, l´operaio superstite del rogo, il figlio dell´iper finanziere dei capitani coraggiosi, la giovane e brava ricercatrice che è anche bella come la Venere di Botticelli.

Ebbene, Veltroni ha sagomato i suoi messaggi secondo la pura logica del marketing, e quindi a partire dai destinatari. C´è da superare i confini della sinistra? E allora vai con la patria, il tricolore e Fratelli d´Italia. C´è da valorizzare l´originalità del prodotto rispetto agli strilli e agli insulti, che non se ne può più? Ecco la pacatezza: lui si controlla, lui è civile, lui non risponde, lui nemmeno nomina l´avversario. Lui pensa alla rimonta, formidabile accorgimento della strategia comunicativa, 22 punti recuperati in pochi mesi, «e ora siamo a un´incollatura», anzi «siamo in finale», come l´Italia, come gli azzurri - ma guarda guarda - ai mondiali dell´82, ecco, ci mancava l´identificazione tra il calcio e la politica.
E poi è spontaneo, è spiritoso, è caloroso e da un po´ in pubblico anche vagamente predicatorio, ma fa anche scenette, e deliziose sorpresine, confidential style. Così regala borse alle donne del pullman, paragona a Sharon Stone la militante che lo presenta, si preoccupa di far fidanzare il fido assistente, arriva a fare in piazza inusitati scongiuri sull´aumento del prezzo della benzina, «guando si vede un barile di petrolio in tv bisogna toccarsi quello che si ha di più caro», ma non lo fa. Scherza, ride, sospira prendendosi in giro: «Faccio colpo sulle donne sotto i sei e sopra i novanta». Chissà se Veltroni sa che anni fa Berlusconi disse una cosa del genere a Emilio Fede. E chissà se quando rivendica «il diritto al sorriso» per le persone anziane si ricorda dell´»operazione sorriso» lanciata nel 2002 dal Cavaliere, in entrambi i casi trattandosi di fondi per l´acquisto sociale di dentiere.
«Veltrusconi», va da sé, è poco più di una mescolanza di lettere. Ma quando Newsweek la sbatte in copertina, con un orrido ibrido illustrato, l´omeopatia elettorale rischia di celebrare la propria apoteosi. La legge dei simili, si badi però, non degli uguali giacché tale pretesa similitudine, la metamorfosi mimetica può risultare retrattile o addirittura risolversi nel suo contrario. Vedi Berlusconi che nel giorno in cui acquista l´ennesimo villone (12 milioni di euro) l´accusa di andare a «sbafare» pranzi a casa della gente comune e lui, fantastico, si presenta dal pescatore o dall´operaio con le pastarelle.



Elezioni, uno spot  anti astensionismo
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  13 aprile 2008