MicroMega - Speciale elezioni Al voto, al voto! Istruzioni per l'uso.
con i video di Nanni Moretti, Andrea Camilleri, Dario Fo, Pancho Pardi, Marco Travaglio di Paolo Flores d'Arcais
Il 13 e 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questo sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito «porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà esso solo la transustanziazione dei voti in seggi. Sarà bene rendersene conto, perché la tendenza spontanea in ciascuno di noi è di illudersi che il voto reale corrisponda al voto emotivo, morale, o comunque lo vogliamo chiamare.
Per capirsi. Tu voti per la lista Xz, perché la senti più vicina, o la meno lontana, o la più efficace nell'opporsi a ciò che più detesti. Nella croce che metti sul suo simbolo riassumi queste tue emozioni, e una volontà di lotta o di riduzione del danno. Ma il risultato matematico di quel tuo voto, l'unico che poi conti, potrebbe addirittura rovesciare il senso che al tuo voto hai inteso dare.
Il sistema elettorale «porcata» stabilisce infatti che alla Camera dei deputati una cospicua maggioranza assoluta vada alla coalizione che prende il maggior numero dei voti, quale che sia la percentuale ottenuta, magari anche molto inferiore al 50 per cento (più coalizioni e liste sono in concorrenza e più bassa può essere la soglia).
Nell'attuale situazione ciò significa che la coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico (ironicamente etichettata «Il popolo delle libertà») otterrà alla Camera la fiducia per un suo governo, con largo margine, se la coalizione Partito democratico-Italia dei valori (che per comodità chiameremo Veltroni-Di Pietro-Bonino, visto che nel Pd si presentano anche i radicali) otterrà anche un solo voto di meno.
Questa la realtà. Il resto è sogno, immaginazione, fantasia. E legittima, legittimissima rabbia, naturalmente. Perché questo sistema, da «porcata» qual è, porcate produce. Ma noi daremo senso concreto al nostro voto con questo sistema elettorale, non con le intenzioni che preferiremmo lo determinasse.
Perciò, quali che siano i nostri sentimenti, se contribuiamo a far avere alla coalizione Veltroni-Di Pietro-Bonino un solo voto in meno rispetto alla coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, avremo cooperato concretamente e irreversibilmente a cinque anni di governo Berlusconi seguiti da sette anni di Berlusconi al Quirinale. Abbiamo tutto il diritto di concludere che questa prospettiva non ci spaventa, che preferiamo dare un voto «emotivo» anche se questa ne sarà la conseguenza, non possiamo invece far finta di non sapere. Sarebbe disonesto, sarebbe immorale.
Al Senato le cose stanno in modo un poco diverso, ma assai meno di quanto non si speri.
- Nanni Moretti: non regaliamo l'Italia a Berlusconi (video)
Una video conversazione di 26 minuti con Paolo Flores d'Arcais. (il caricamento completo del video può richiedere alcuni minuti)
Il video anche su YouTube: 1a parte - 2a parte - 3a parte (11 aprile 2008)
- Andrea Camilleri: Non volevo andare a votare, ma ho cambiato idea. Per fermare Berluscaz (video)
Un dialogo con Flores d'Arcais. (7 aprile 2008)
- Dario Fo: un appello per Veltroni, per fermare Berlusconi (video)
Il video dell'intervento di Dario Fo a Firenze, venerdì 11 aprile, durante una iniziativa di sostegno alla candidatura del leader dei girotondi Pancho Pardi, candidato capolista al Senato in Toscana per la lista "Italia dei valori": il premio Nobel per la letteratura ha dichiarato di aver cambiato idea, e di condividere la necessità di votare per la coalizione Veltroni-Di Pietro (malgrado tutte le critiche al centro-sinistra, che ribadisce) perchè, con l'attuale legge elettorale, è l'unico voto che può impedire il ritorno di Berlusconi al governo. La scelta di Dario Fo (e Franca Rame) segue a quella, analoga, espressa pochi giorni fa dallo scrittore Andrea Camilleri su questo sito.
Fonte: Radio Radicale licenza Creative Commons attribuzione 2.5. (12 aprile 2008)
- Pancho Pardi: appello agli astensionisti di sinistra (video) Pancho Pardi è capolista al Senato in Toscana per l'Italia dei valori. (5 aprile 2008)
Marco Travaglio: perchè voterò per Di Pietro (video) (5 aprile 2008)
- Salvatore Borsellino: un voto indispensabile
- Fedine penali, la carica dei 101 di P. Gomez e M. Travaglio
- Lettera di Pardi a Grillo: "Con l'astensione torna l'incubo Berlusconi"
- Voto utile o voto rosso? Un carteggio tra i redattori di MicroMega
- Sul voto utile l'Arcobaleno attacca Flores d'Arcais, che replica
- Intervista a Padre Sorge: "L'unica vera novità è il PD" (AUDIO)
- Voto utile o voto rosso? Dialogo elettorale tra Paolo Flores d'Arcais e Gianni Vattimo (AUDIO)
- Il diario elettorale di Gianrico Carofiglio e Ignazio Marino
Dichiarazione di voto
editoriale di Antonio Padellaro su l'Unità
Voglio vivere in un Paese dove non si definiscono eroi i condannati per mafia e dove i politici non comprano i voti dalla 'ndrangheta.
In un Paese dove non si stracciano i programmi degli avversari e dove chi la pensa diversamente non è definito un grullo o un fuori di testa o un antropologicamente diverso. In un Paese dove se un magistrato indaga sui reati dei potenti non viene sottoposto a visita psichiatrica.
Voglio vivere in un Paese dove i giornalisti non baciano la mano del leader proprietario e non sghignazzano alla sue battute da caserma. In un Paese dove per ottenere un lavoro non occorre piegarsi al padrino di turno. Dove chi rispetta la legge, e ne chiede il rispetto, non viene considerato un fallito o un invidioso. Dove non si giustifica chi evade il fisco dicendo che avrà le sue buone ragioni. In un Paese dove per un baratto elettorale non si permette ai vari capataz nordisti e sudisti di sputare sul tricolore auspicando fucili e cannoni. Dove comizianti in camicia nera non invocano la cacciata degli immigrati a calci nel sedere. Dove i ragazzi sono educati al rispetto della Costituzione e della legalità.
Voglio vivere in un Paese che non deve più vergognarsi dei propri governanti davanti al mondo che ci guarda e non sa se ridere o piangere. Un Paese che deve interrogarsi sulle ragioni profonde che periodicamente rischiano di trasformarlo in una repubblica delle banane.
Voglio vivere in un grande Paese che deve aprire le finestre e cambiare l'aria avvelenata dell'odio e della paura. Un Paese che ha bisogno di respirare fiducia, ottimismo, intelligenza, creatività. Per tornare subito a correre e a prosperare.
Spero, speriamo, che sia questa l'Italia nella quale da lunedì potremo continuare a vivere.
"Attenti, c´è il ritorno del giullare"
la stampa estera giudica il Cavaliere
Il portavoce di Blair: "Berlusconi in Gran Bretagna sarebbe ineleggibile".
La replica: "Sono giornalisti chic, sono tutti di sinistra".
Rosalba Castelletti su la Repubblica
ROMA - Se come capo dell´opposizione Silvio Berlusconi s´era allontanato dalla ribalta, da quando aspira a diventare premier per la terza volta in 14 anni «la luce è tornata nei suoi occhi e il nonsense nel suo gergo»: scriveva ieri il quotidiano britannico The Independent e gli facevano eco i maggiori quotidiani della stampa estera. Dal buon gusto della destra per le donne alla necessità di verificare la sanità mentale dei magistrati, non una delle recenti esternazioni del leader del Popolo delle libertà è sfuggita all´Independent che alle uscite del Cavaliere in campagna elettorale ha dedicato un´ampia corrispondenza dal titolo "Silvio è tornato! (e stavolta è più eccessivo che mai)" corredata da un campionario delle sue dodici trovate più rappresentative e altrettante sue foto in pose bizzarre. Secondo l´Independent, «qualcosa di molto grave potrebbe accadere: la prossima settimana il giullare di corte più buffo d´Europa dovrebbe tornare al potere, con tanto di campanellini e ramoscelli solleticanti, pronto a tenerci sulle spine per altri cinque anni».
Di «ritorno del giullare» parla anche l´Economist, una settimana dopo aver definito Berlusconi «inadatto a governare». «I rischi peggiori per lui sono di sua creazione», commenta il settimanale britannico riferendosi alle «arguzie» del Cavaliere, «sciocche o sessiste» in una maniera tale che non sembravano danneggiarlo sino all´affondo dell´8 aprile contro i magistrati. Anche la stampa spagnola torna su Berlusconi e le sue gaffe, e in particolare sul suo «trionfo» di stereotipi femminili: «la mamma, l´angelo del focolare e le veline - scrive El Pais - sono l´immagine dominante, mentre il dibattito sui problemi delle donne è quasi inesistente». E che i «vecchi stereotipi sulle donne siano duri a morire» lo scrive pure lo statunitense New York Times per poi rilanciare sul suo sito web, come pure fanno il Washington Post e le emittenti televisive Abc e Cbs, una sferzante analisi dell´Associated Press su come faccia a essere favorito a 71 anni un «cantante da crociera-diventato magnate dei media-diventato fenomeno politico» dalla faccia perennemente abbronzata schiacciata dalla chirurgia plastica, un peacemaker, processi penali e accuse di conflitto d´interesse alle spalle e gaffe da titoli in prima pagina.
Tutte questioni che in Gran Bretagna renderebbero Berlusconi ineleggibile, dice il portavoce di Tony Blair Alastair Campbell rispondendo a Beppe Severgnini al Festival internazionale di giornalismo di Perugia: «Proprietario di tv, conflitto di interessi. Da noi questa cosa non sarebbe possibile. Ma il vostro è un paese diverso». Della stessa opinione il corrispondente francese di Figaro: «Ottimisti per natura gli italiani amano coloro che rischiano, lavorano duro, guadagnano molto e scoppiano d´energia. Poco importa, ai loro occhi, il conflitto d´interessi». E se molti la buttano sul faceto, il quotidiano economico Financial Times parla di «un profondo senso di crisi nazionale e sconforto». Più neutrale lo statunitense Wall Street Journal: «Chiunque vinca le elezioni di domenica e lunedì prossimi - scrive - dovrà affrontare un compito non invidiabile: far ripartire un´economia stagnante con un serbatoio di carburante vuoto». Ma non basta a pareggiare la bilancia dei commenti della stampa estera che danno sì Berlusconi per favorito, ma lo appellano in modo ironico ironici e già pregustano la soddisfazione di vederlo «vittima della sua stessa porcata» e quindi privo della maggioranza in Senato e perciò incapace di governare.
«La stampa estera è fatta dei corrispondenti dei giornali esteri che, come tutta la stampa internazionale, è prevalentemente a sinistra. I giornalisti qui a Roma frequentano i circoli di Repubblica, i salotti chic che sono tutti a sinistra» è stato il commento del "maltrattato" Berlusconi in un intervento telefonico a Radio Radio. Pronta la replica dell´Associazione Stampa estera in Italia: «Dispiace - ha affermato in una nota Tobias Piller della Frankfurter Allgemeine Zeitung - apprendere che Silvio Berlusconi ancora diffonde luoghi comuni poco lusinghieri sulla stampa estera». Ancora una volta, Silvio e i suoi stereotipi.
Antonio Tabucchi: «Astenersi è votare Berlusconi»
Paola Zanca su l'Unità
Antonio Tabucchi, scrittore, giornalista e storico collaboratore de l'Unità, è a Lisbona, sua seconda patria, dove sta partecipando ad un convegno dell'Associazione dei Giornalisti europei. Lo hanno chiamato a rappresentare l'Italia e da lì ci parla del nostro paese alla vigilia del voto. E dell'iniziativa Fai bis con l'Unità dice: «Ci tengo ad aderire personalmente a questa importante iniziativa, e non solo perché la propone un giornale al quale sono particolarmente legato. Ritengo che sia fondamentale soprattutto per convincere gli indecisi e chi pensa di non andare a votare. Bisogna ricordare a tutti che astenersi significa votare Berlusconi».
E lei Berlusconi non lo vuole. Che Italia racconterà, alla vigilia del voto, ai giornalisti europei?
«Sono due le cose che più mi stanno a cuore in questi momento. Innanzitutto denunciare questo infelice, per non dire di più, attacco alle istituzioni della Repubblica che si è verificato in questi giorni da parte di Silvio Berlusconi nei confronti del presidente Napolitano».
E la seconda?
«Mi preme ritornare sui fatti del G8 del 2001. Farò un'amara constatazione: quella che nel nostro ordinamento giudiziario non esiste il reato di tortura, e purtroppo nemmeno nella scorsa legislatura è stata fatta una legge per inserirlo nel nostro codice penale. Come ha ricordato il giudice Antonio Cassese in un recente intervento molto significativo, alla fine di questo processo non ci saranno responsabili. Ma al di là delle imputabilità penali che finiranno in prescrizione, ci sono responsabilità politiche. In quei giorni di luglio c'erano un presidente del Consiglio e un ministro dell'Interno che avevano il dovere di difendere la Costituzione. Non era solo compito del Capo della Polizia quello di evitare che gli agenti si trasformassero in aguzzini».
Sono due temi a cui l'Unità ha dedicato molto spazio e particolare attenzione.
«L'Unità è un giornale a cui sono molto affezionato e con cui ho collaborato a lungo. Lo considero un baluardo dell'orizzonte democratico. Per questo faccio al giornale, e al Paese intero, i miei migliori auguri».