
La settimana sulla stampa
Le leggi ad personam
a cura di Fr.I.
Leggi ad personam
Franco Isman su Arengario del 19 gennaio 2005
Le leggi ad personam approvate in questi due anni hanno stravolto la democrazia: è stato depenalizzato il falso in bilancio, uno dei punti deboli del presidente; limitato l´uso giudiziario delle rogatorie dall´estero; sistemato il conflitto di interessi con una forma vergognosa che esclude dal governo chi dirige personalmente televisioni, giornali, industrie ma non chi li possiede e, per chiudere il cerchio, la impunità delle cinque più alte cariche dello Stato fra cui naturalmente la presidenza del Consiglio. Così scriveva Giorgio Bocca su L'espresso ancora nell'agosto del 2003.
A queste leggi bisogna aggiungere la legge Cirami sul legittimo sospetto che avrebbe dovuto togliere a Milano i processi a Berlusconi e Previti, la cosiddetta legge salva Previti che accorcia i termini della prescrizione, l'estensione del condono edilizio alle zone protette e vi fa quindi rientrare anche le mega opere a mare della villa del premier La Certosa, il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna che vieta di costruire a meno di 2 chilometri dalle coste che blocca, tra l'altro, l'edificazione di Costa Turchese, un insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi.
CONFLITTO DI INTERESSI
Osservatorio sul Conflitto di Interessi
S.O.S. cittadini utenti !
Le varie ipotesi di conflitto
Il "conflitto di interessi" è un'anomalia che pervade vari ambiti dell'ordinamento giuridico: le più importanti ipotesi di conflitto di interessi riguardano i contratti, e in particolare la disciplina del diritto societario(art.2373 c.c. relativo al confltto di interessi dei singoli soci, art.2391 c.c. per gli amministratori), della rappresentanza , del diritto di famiglia ; altri ambiti riguardano il diritto amministrativo(conflitto di interessi tra il Comune e la popolazione dello stesso, ad esempio sui cosidetti usi civici) o il diritto costituzionale, con particolare riguardo alla disciplina delle incompatibilità e del conflitto di interessi per i titolari delle cariche di Governo (progetto di legge n.1236-3612-4410-4488-B approvato nella 13.ma legislatura da un solo ramo del Parlamento). Oltre a queste ipotesi disciplinate dal codice civile o, in fieri, da una legge speciale di carattere costituzionale, si possono rintracciare altre ipotesi di conflitto di interessi nell'ambito dell'attività bancaria, del condominio, nel campo assicurativo ecc.
La funzione precipua del diritto è proprio quella di prevenire i possibili contrasti tra differenti interessi, specialmente quando i due interessi in gioco siano tali da porre in essere un vantaggio per il titolare di uno di essi ed un corrispettivo svantaggio per il titolare dell'altro.
Il verificarsi dei contrasti è alimentato anche dal fatto che, se è vero che talora gli interessi intersoggettivi contemplati dalle norme sono posti su un piede di assoluta parità, è altrettanto vero che in alcune ipotesi gli interessi medesimi hanno, ab origine, valori e priorità diverse dal punto di vista etico o sociale, dal che deriva che l'ordinamento attribuisce a tali interessi una diversa tutela che può dare origine a un conflitto(Aldo Stesuri/Il conflitto di interessi/ Ed. Giuffrè).
Conflitto nello svolgimento di funzioni di Governo
Tra tutte queste ipotesi certamente la più nota e dibattuta nella attuale fase politica è quella di carattere costituzionale relativa al conflitto di interessi per i titolari di cariche di Governo. Il conflitto tra interessi pubblici e interessi privati nello svolgimento di funzioni di governo costituisce una tematica di grande complessità; non solo per la ricerca e lo studio delle possibili ipotesi di soluzione del conflitto, ma soprattutto perché le implicazioni teoriche ivi sottese si snodano attraverso questioni cruciali del diritto costituzionale che vanno dalla rappresentanza politica all'esercizio di fondamentali libertà.(Antonella Sciortino/Conflitto di interessi e cariche di governo/Giappichelli Editore)
L'occasione che pose all'attenzione dell'opinione pubblica tale tematica fu la designazione quale leader della coalizione vincente nel 1994 dell'on. Berlusconi, proprietario di uno dei maggiori gruppi imprenditoriali privati italiani, operanti prevalentemente nel settore delle comunicazioni di massa. Allora apparve evidente il "conflitto di interessi " in cui veniva a trovarsi il neo Presidente del Consiglio a cui facevano capo da un lato gli interessi delle sue aziende e, dall'altro, l'interesse pubblico da curare nell'azione di governo.
La questione delle frequenze
La questione risultava ancora più complicata dal fatto che le reti televisive appartenenti al gruppo sopraddetto operavano in base ad una concessione amministrativa delle frequenze. Situazione questa che, ad avviso di autorevole dottrina, avrebbe integrato l'ipotesi contemplata nell'art. 10 t.u. 30 marzo 1957, n.361. Tale disposizione prevede infatti la ineleggibilità di coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o imprese private risultano vincolati allo Stato per contratti di opere o di somministrazioni oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica.
La situazione si ripropone oggi, ed è un "vero macigno"(come più volte sottolineato da Montanelli) con il nuovo governo Berlusconi, dopo che nella precedente legislatura, per motivi ancora poco chiari, non si è riusciti a far approvare il disegno di legge sul conflitto di interessi e sulle incompatibilità dei titolari di cariche di governo.
Intollerabile per qualsiasi sistema democratico
Lo scontro tra interessi delle aziende televisive e non, e interessi pubblici in materia di comunicazioni, assicurazioni e servizi bancari, che nell'azione di governo dovrebbero essere esercitati a servizio di tutti i cittadini utenti, appare stridente e, quel che è più grave, senza sbocco immediato.
Eppure nessun sistema democratico può permettersi di non avere un "nucleo di garanzie" che possa regolare e prevenire il conflitto di interessi per i membri dell'esecutivo.
Il conflitto di interessi appare alla luce del sole quando un rappresentante del Governo vara dei provvedimenti che possono incidere su suoi interessi privati rilevanti. Ma il conflitto può sussistere anche in relazione ad una omissione nell'azione governativa, per il solo fatto cioè di non prendere volutamente decisioni su di una determinata materia che potrebbero nuocere agli interessi delle aziende da lui gestite.
A questo punto appare chiaro come il conflitto di interessi per i rappresentanti governativi possa diventare uno status permanente, di cui una parte emergente e la restante ancor più pericolosa in quanto nascosta e non esattamente valutabile.
Contro il conflitto di interessi nel settore governativo, non essendo stata approvata la relativa legge, non esiste attualmente uno strumento legale di difesa del cittadino , ad eccezione naturalmente delle norme penali in caso l'ipotesi configurasse un reato, e della legge 30 marzo 1957 citata , che prevede l'ineleggibilità per coloro che siano titolari di rilevanti concessioni amministrative da parte dello Stato(frequenze radio-televisive).
Conflitto d'interessi, vigileranno tre garanti
Il Consiglio dei ministri vara il disegno di legge: i presidenti di Camera e Senato nomineranno l'Authority
sul Corriere della Sera
Il governo alla fine ce l'ha fatta. E ha varato nel consiglio dei ministri, proseguito fino a tarda notte, il disegno di legge sul conflitto d'interesse. Il testo predisposto dal ministro della Funzione Pubblica Franco Frattini prevede l'istituzione di una nuova authority, composta da tre garanti nominati dai presidenti delle Camere. La soluzione escogitata dalla maggioranza di centrodestra - dopo che erano state scartate le altre ipotesi che prevedevano il blind trust o il commissariamento della Fininvest - rappresenta un'autentica novità nelle legislazioni dei Paesi avanzati. L'ultima legge promulgata in materia è quella spagnola del 1995 che prevede regole di incompatibilità tra cariche governative - fino al sottosegretariato - e attività professionali di tipo privato. Per quanto riguarda conflitti di interesse che coinvolgano imprese le norme di Madrid hanno creato il fondo fiduciario, una versione iberica del blind trust. Il disegno di legge Frattini si applica al presidente del Consiglio, ai ministri, i sottosegretari, i commissari straordinari del governi, presidenti di Regioni e province e i sindaci delle 10 città metropolitane. Gli atti sui quali l'authority sarà chiamata a vigilare sono quelli che hanno "un'incidenza specifica sull'assetto patrimoniale del titolare, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, salvo che il provvedimento riguardi intere categorie di cittadini".
L'authority avrà il potere di aprire un'istruttoria sui casi dubbi e potrà anche, su richiesta del governo, esprimere pareri su disegni di legge ed altro. Ma una volta concluso il lavoro istruttorio e nel caso che i garanti ravvisino violazioni, l'unico strumento di intervento sarà quello di inviare un referto al Parlamento. Le Camere potranno tenerne conto - attivando gli strumenti tipici del lavoro parlamentare come commissioni d'inchiesta o mozioni si sfiducia - oppure potranno decidere di andare avanti ed approvare la legge messa sotto accusa.
ROGATORIE INTERNAZIONALI
Il procuratore di Ginevra:
una catastrofe, si cancellano prove già formate
Intervista a Bernard Bertossa di Paolo Biondini sul Corriere della Sera del 27.09.2001
GINEVRA - «Questa legge è una catastrofe per la giustizia internazionale. In dodici anni di collaborazione giudiziaria con Paesi di tutto il mondo, non ho mai visto norme del genere. Prima d'ora, mai. Queste vostre nuove regole sulle rogatorie sono in contrasto con tutti gli accordi tra Stati sulla validità delle prove raccolte all'estero: si tratta chiaramente di disposizioni politiche dirette a far cadere le indagini e i processi più delicati. Ma anche per il futuro, per noi magistrati svizzeri diventerà molto più difficile, anzi praticamente impossibile, continuare a collaborare con l'Italia nelle indagini sulla corruzione, sul riciclaggio dei patrimoni mafiosi e sulle organizzazioni che finanziano il terrorismo. Non resta che sperare in un intervento di Bush sul vostro premier Berlusconi: Osama Bin Laden ha soldi in Italia?»
Il procuratore generale di Ginevra, Bernard Bertossa, boccia con parole severe la nuova legge italiana sulle rogatorie svizzere e sulla collaborazione giudiziaria internazionale. Una riforma, o controriforma, che il centrodestra intende far approvare oggi dal Parlamento. L'alto magistrato elvetico (eletto dal popolo), quella «legge italiana» la studia da tempo «e con sincero stupore». Scorrendone gli emendamenti più discussi, ben in vista al centro della sua scrivania, il francofono Bertossa ne discute in un buon italiano, senza pose o toni da denuncia, ma con l'aria di chi si limita a constatare un'evidenza.
Dal suo ufficio vista lago, al terzo piano del «Palace de justice», sono passate le più scottanti indagini internazionali: fondi neri del regime nigeriano, corruzione di finanzieri in Spagna, scandalo Elf e affaire Mitterrand in Francia. In cima alla sua libreria, una ventina di faldoni gialli intestati a Pacolli, Borodin e alla corte di Eltsin ricordano che è ancora apertissimo, tra l'altro, il famoso «Russiagate».
Procuratore Bertossa, alla luce della sua esperienza come giudica la legge sulle rogatorie che il parlamento italiano si appresta a varare?
«Mi sembra manifestamente in contrasto con la tendenza che si va affermando in tutti i Paesi più avanzati. In un momento storico in cui gli Stati Uniti e 1'Ue premono per una maggior trasparenza finanziaria, proponendo di abbattere le barriere che frenano la collaborazione tra giudici e polizie di Stati diversi, l'Italia, invece di andare avanti, fa un grosso passo indietro».
Cosa la preoccupa in questa legge?
«L'articolo 17 è una cosa mai vista. Non conosco nessun'altra norma, nel mondo, in grado di cancellare prove già formate, come se certi versamenti bancari non fossero mai esistiti. Conosco per ragioni di lavoro le inchieste dei magistrati milanesi e so bene che stiamo parlando di documenti bancari di cui nessuno ha mai discusso l'autenticità: renderli addirittura inutilizzabili per qualsiasi irregolarità procedurale, per questioni cavillose sulla semplice trasmissione degli atti, è chiaramente una scelta politica, che contrasta con tutte le convenzioni internazionali sulla validità delle prove raccolte all'estero.
L'articolo 12, con tutto il suo antistorico formalismo, poi, rischia di rendere praticamente impossile collaborare con l'Italia anche per il futuro: non si può pretendere che un magistrato svizzero si adegui alla legge italiana, anzi debba diventare addirittura un esperto. In questo caso mi sembra che l'obiettivo, in inglese "the goal", sia soltanto la prescrizione dei reati».
Rogatorie
Baltazar Garzon su la Stampa
Se il procuratore di Ginevra, Bernard Bertossa, giudica la legge sulle rogatorie in discussione in Parlamento una "catastrofe per la giustizia internazionale", il giudice spagnolo Baltazar Garzon - il magistrato che ha fatto arrestare il dittatore cileno Pinochet, che indaga sul terrorismo basco, che si occupa dell'inchiesta su Telecinco - è ancora più drastico: "Questa legge è una barbarie. Una norma che sancisce l'inutilizzabilità degli atti delle rogatorie per vizi di forma è un attentato alle norme di base che devono garantire l'esercizio della giustizia".
Giudice Garzon, qual è la sua valutazione sulla legge che il Parlamento italiano sta per approvare?
"Se ho capito bene, qualsiasi vizio formale annulla gli atti delle rogatorie internazionali. Ormai è diventata una consuetudine il rapporto diretto tra i giudici dei paesi che chiedono la collaborazione giudiziaria con quelli che devono prestarla. E' questa consuetudine che dovrebbe essere codificata".
Per i sostenitori della legge anche la forma è sostanza: non si può rinunciare al diritto costituzionale del giusto processo.
"Le formalità sono necessarie per la realizzazione della giustizia ma le formalità non devono creare ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo. Evidentemente, l'obiettivo della legge è quello di boicottare, di impedire la cooperazione giudiziaria in materia di criminalità organizzata, economica".
Dal punto di vista della sua esperienza professionale, quali difficoltà ha incontrato nell'attivazione della collaborazione giudiziaria?
"Proprio quelle che derivano da un eccessivo rigore nell'interpretazione formalistica di norme che non intaccano i diritti fondamentali. Altre difficoltà insorgono quando si chiede la collaborazione a paesi dove si manifesta un'interferenza del potere esecutivo, che vuole controllare la cooperazione giudiziaria internazionale".
LEGGE CIRAMI
Cirami, ecco che cosa prevede
la legge sul legittimo sospetto
su la Repubblica del 5 novembre 2002
CON L'APPROVAZIONE definitiva da parte della Camera, il ddl Cirami sul legittimo sospetto è diventato legge. Il voto dell'aula di Montecitorio ha completato la modifica apportata al testo dal Senato lo scorso 24 ottobre. Ecco, punto per punto, quello che prevede il provvedimento.
LEGITTIMO SOSPETTO E RIMESSIONE DEL PROCESSO. "In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo, e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo, ovvero pregiudicano la sicurezza o l'incolumità personale o determinano motivi di legittimo sospetto", la Corte di Cassazione rimette il processo ad altro giudice su richiesta del Procuratore generale, o del Pm o dell'imputato. La domanda di rimessione, anche se respinta, può essere ripresentata purché fondata su nuovi elementi. E' però prevista un'ammenda dai 1.000 ai 5.000 euro quando la richiesta è rigettata o dichiarata inammissibile, e questo per disincentivare gli abusi strumentali.
SOSPENSIONE DEL PROCESSO. In seguito alla presentazione della richiesta il giudice "può sospendere il processo", fino alla decisione della Cassazione. Invece il giudice "deve comunque sospendere il processo prima delle conclusioni" (cioè prima che inizi la requisitoria del Pm) "quando ha avuto notizia dalla Corte di Cassazione che la richiesta di rimessione è stata assegnata" all'apposita sezione. Non c'è sospensione quando la richiesta "non è fondata su elementi nuovi rispetto a quelli di altra già rigettata o dichiarata inammissibile".
FILTRO IN CASSAZIONE. E' una delle modifiche fatte per rispondere ai dubbi del Quirinale sull'automatismo della sospensione. Il Presidente della Corte di Cassazione "se rileva una causa di inammissibilità della richiesta", la assegna alla settima sezione che giudica rapidamente se è manifestamente infondata.
PRESCRIZIONE E CUSTODIA CAUTELARE. Era questo il punto che conteneva l'errore corretto al Senato il 24 ottobre. Con la correzione è stato chiarito che in caso di sospensione del processo anche i termini di prescrizione del reato e della custodia cautelare sono sospesi. Questi ultimi "riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di cassazione rigetta o dichiara inammissibile la richiesta di rimessione ovvero, in caso di suo accoglimento, dal giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo stato in cui si trovava al momento della sospensione". La sospensione dei termini di custodia cautelare è uno degli elementi più problematici, perchè incide sulla libertà personale.
RIPETIZIONE DEGLI ATTI. Su richiesta delle parti, il nuovo giudice, fa ripetere tutti gli atti compiuti prima del provvedimento di rimessione, tranne quelli "di cui è divenuta impossibile la ripetizione". Questa è una norma particolarmente criticata dalle opposizioni perché favorirebbe la prescrizione dei reati.
MAXI PROCESSI. E' inammissibile per manifesta infondatezza la domanda di rimessione che si basa su elementi non nuovi rispetto a quelli utilizzati per una richiesta presentata da un altro imputato nello stesso processo, e che sia stata rigettata o giudicata inammissibile.
NORMA TRANSITORIA. La cosiddetta norma transitoria è la più contestata dalle opposizioni. La legge Cirami "si applica ai processi in corso". Inoltre viene precisato che "le richieste di rimessione che risultano già presentate alla data di entrata in vigore della legge, conservano efficacia". E' il caso, appunto, della richiesta di rimessione presentata dai legali di Previti al processo Imi-Sir. Per esse il Presidente della Corte di Cassazione dispone "l'immediata comunicazione" al giudice per la sospensione del processo.
DDL GASPARRI
Il Senato approva il Ddl Gasparri:
per la Fnsi si tratta di legge illiberale
Annalisa Sbrizzo su Infocity - 04/12/2003
Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl Gasparri con 155 si', 128 no e nessun astenuto. Le ore successive alla ratifica hanno registrato una massiccia quanto prevedibile controffensiva dei rappresentanti dell'opposizione che vedono nella legge che ora dovrà trasferirsi al Quirinale una minaccia al pluralismo dell'informazione.
Di contro la maggioranza ribadisce ed enfatizza proprio l'anima fortemente pluralistica della norma, il cui testo integrale può essere consultato sul sito della Fnsi (www.fnsi.it ), riferendosi particolarmente all'aumento del numero degli spazi informativi grazie all'avvento del digitale pubblico.
La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) è in questo frangente l'organo di rappresentanza più agguerrito nella difesa delle istanze critiche espresse dall'opposizione e dichiara senza mezzi termini che La legge Gasparri rappresenta una delle pagine nere nella storia della comunicazione e della democrazia.
Nel comunicato emesso subito dopo l'approvazione del decreto, si accusa la maggioranza di sordità nei confronti delle proteste della società italiana contro una legge che favorisce gli interessi del Presidente del Consiglio, riduce il pluralismo dell'informazione, limita la libera formazione delle coscienze, attacca il ruolo e la stessa ragione di essere del servizio pubblico radiotelevisivo, mina la solidità finanziaria di larga parte della carta stampata.
Si chiede inoltre l'intervento delle istituzioni europee per evitare che il modello comunicativo del nostro Paese sia esportato e di quelle giudiziarie per la presentazione di eccezioni di incostituzionalità nei confronti di una legge illiberale.
Uno dei progetti della Fnsi per mantenere alta la voce del dissenso e istituzionalizzare la protesta sarà la convocazione degli Stati Generali dell'informazione, della cultura, della società per costruire un progetto alternativo di riforma del sistema della comunicazione.
LODO SCHIFANI
Dopo il Senato, la Camera ha approvato oggi il Lodo Schifani
Via libera all'immunità per le alte cariche. La legge arriva al traguardo in tempo utile per congelare il processo Sme che vede imputato il presidente Berlusconi.
su la Repubblica del 13 gennaio 2004
ROMA - Via libera alla legge blocca processi per le alte cariche dello Stato. Dopo il sì del Senato, la Camera ha approvato ieri il cosiddetto Lodo Schifani (ex lodo Maccanico) della legge di applicazione dell'articolo 68 della Costituzione sull'immunità parlamentare. Si tratta dell'articolo centrale delle norme che sospendono il processo nei confronti del presidente del consiglio Silvio Berlusconi imputato a Milano per corruzione giudiziaria nell'affare Sme. La sospensione dei processi viene garantita per le prime cinque cariche dello Stato fino alla scadenza del mandato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera, Presidente del Consiglio e Presidente della Corte Costituzionale. Il voto finale e definitivo sull'intero provvedimento si è svolto in serata. Gran parte dell'opposizione, in segno di protesta, ha lasciato l'aula prima del voto: il provvedimento è stato approvato con 319 sì, 17 no e 13 astensioni. Ora passa all'attenzione del capo dello Stato per la firma e potrebbe essere promulgato in Gazzetta ufficiale già venerdì 20 giugno: a quel punto diventerà legge.
dunque al traguardo in tempo utile per congelare il processo stralcio Sme in cui il presidente del Consiglio Berlusconi è imputato a Milano per corruzione giudiziaria. Arriverebbe prima della prossima udienza del 25 giugno e in tempo per l'inizio del semestre di presidenza italiano dell'Ue.
LEGGE ORDINARIA - Il Lodo è stato approvato come emendamento alla legge di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione (legge Boato). Sarà dunque introdotto con legge ordinaria nonostante i dubbi avanzati dall'opposizione che ha sostenuto invece la necessità di una legge costituzionale.
REFERENDUM - «Da domani intendiamo promuovere il referendum» contro il Lodo Maccanico, ha annunciato in aula, alla Camera, Oliviero Diliberto. Il leader dei comunisti italiani punta a un «fronte ampio» da costruire a sostegno del referendum: non va fatto l'«errore» compiuto sull'articolo 18, ha detto Diliberto lanciando un appello «a tutte le forze dell'opposizione del centrosinistra, non solo dell'Ulivo».
TORNANO I GIROTONDI - Mentre in Parlamento si discute della legge sull'immunità, a Milano e Roma il coordinamento delle associazioni per la giustizia scende in piazza per dire no al lodo Maccanico e denunciare il lodo come «l'ennesima legge personale imposta dal centrodestra per bloccare i processi». Mille girotondini si sono dati appuntamento davanti a Montecitorio, infiammati da Nanni Moretti.
18 giugno 2003
La Consulta boccia il lodo-Schifani
"Violata la Carta Costituzionale"
Per i giudici costituzionali il provvedimento blocca-processi
va contro l'articolo 3 della Carta (principio di uguaglianza)
Ora riprenderà il processo Sme-stralcio contro Silvio Berlusconi
su la Repubblica del 13 gennaio 2004
http://www.repubblica.it/2003/l/sezioni/politica/lodo/ille/ille.html
ROMA - E' la seconda doccia gelata per il centrodestra nel giro di un mese. A metà dicembre, il rinvio dal Quirinale alle Camere del ddl Gasparri. E ora, il no della Consulta alla legge blocca-processi. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato oggi illegittimo il cosidetto lodo Schifani, il provvedimento con il quale si garantisce l'immunità e si sospendono i processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, premier, presidenti di Camera e Senato e presidente della Consulta.
Una bocciatura senza appello, dopo che invece nelle ultime ore si erano succedute voci di un "no" parziale alla legge. La Corte ha infatti dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 della legge, perchè "viola gli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 24 (diritto di difesa) della Costituzione.
La decisione è arrivata al termine di una camera di consiglio durata circa due ore e dopo una serie di riunioni, nei giorni scorsi, che si erano concluse con un nulla di fatto. Il testo della sentenza che ha bocciato il lodo Schifani (relatore Francesco Amirante) verrà reso noto nei prossimi giorni. E il suo effetto (annullando la sospensione dei processi penali nei confronti delle cinque più alte cariche dello Stato) sarà quello di una ripresa del processo stralcio Sme a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Anche se il procedimento - ricomincerà da capo davanti a un altro collegio del Tribunale di Milano rispetto a quello che ha giudicato Cesare Previti.
Sempre oggi la Consulta ha dichiarato "ammissibile" la richiesta di referendum abrogativo del lodo, precisando che spetta ora alla Cassazione la valutazione delle conseguenze della dichiarazione di illegittimità costituzionale decisa oggi stesso dalla Corte Costituzionale. Ma - a questo punto - è scontato che il referendum non si terrà: la Cassazione non potrà fare altro che constatare che l'art. 1 della legge 140 è caduto per effetto della sentenza della Consulta e che dunque non esistono più i motivi per un referendum abrogativo.
LEGGE SALVA PREVITI
Passa la norma "salva-Previti"
La Camera approva il testo che riduce i tempi di prescrizione.
L'opposizione: "Vergogna". La Cdl: "Non è legge ad personam, ora il Paese è più sicuro"
su la Repubblica del 15 dicembre 2004
ROMA - L'Aula della Camera dà il via libera alla norma cosiddetta "salva-Previti". L'Assemblea approva l'emendamento della commissione alla proposta di legge ex Cirielli contro i recidivi che prevede la drastica riduzione dei tempi di prescrizione dei reati.
L'emendamento presentato dal relatore Luigi Vitali (Fi) alla proposta di legge contro i recidivi prevede che si abbattano i tempi di prescrizione dei reati e che anche la sospensione o l'interruzione del processo non dipendente da autorità straniera, alla fine vengano conteggiate, sempre ai fini del calcolo della prescrizione. L'Aula poi ha anche approvato la norma del testo che elimina il carcere per chi ha compiuto 70 anni di età, a meno che non sia un pedofilo o un delinquente abituale o professionale.
Tecnicamente il voto finale della Camera slitta a domani. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha annunciato che questa sera l'Aula ultimerà le votazioni sugli emendamenti; domani mattina saranno esaminati gli ordini del giorno e ci sarà il voto finale.
Ma la norma che riguarda Previti è già passata tra le polemiche. L'opposizione grida allo scandalo contro una legge ad personam "scritta direttamente nello studio dell'avvocato Previti". Mentre la maggioranza difende il provvedimento che serve per dare maggiore sicurezza al Paese. Un dibattito feroce al quale Previti, presente in aula, ha assistito impassibile. E sul quale è intervenuto dagli Stati Uniti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Con questa norma si vogliono colpire aumentandone le pene coloro i quali sono recidivi sullo stesso reato, i criminali di professione".
La proposta di legge Cirielli-Vitali in materia penale:
un ulteriore attacco alla Costituzione.
Associazione Nazionale Giuristi Democratici del 13.01.2005
La proposta di legge Cirielli, già approvata dalla Camera dei Deputati, contenente modifiche al codice penale relative alla concessione delle circostanze attenuanti generiche, al trattamento sanzionatorio e carcerario per i recidivi e ai termini di prescrizione dei reati, costituisce l'ennesima dimostrazione della volontà dell'attuale maggioranza parlamentare di legiferare non nell'interesse della collettività, ma di singoli o di intere categorie che si intendono privilegiare.
Nel caso di specie non si è però adottata l'ormai abusata tecnica della normativa ad personam, ma si è utilizzato l'allarme sociale procurato dal recente intensificarsi di episodi delittuosi legati alla criminalità organizzata, soprattutto nell'area napoletana, per inserire la modifica al termine di prescrizione dei reati , idonea a "salvare"qualche imputato molto eccellente e ad impedire la celebrazione di processi in settori molto delicati quali, per esempio, quello ambientale,ma anche infortuni sul lavoro, omicidi colposi, maltrattamenti in famiglia ed altri ancora, riducendo in modo drastico la tutela nei confronti delle vittime e assicurando l'impunità ad una serie di attività illegali.
Le disfunzioni del sistema giustizia si risolvono non con un intervento che miri al ripristino di funzionalità, professionalità e certezza del diritto, ma semplicemente non celebrando più parte dei processi , e al contempo perfezionando una strategia sempre più repressiva nei confronti di aree di marginalità sociale , quali tossicodipendenti e migranti.
Ma non basta sottolineare l'evidente svuotamento di significato del ruolo del Parlamento e della funzione legislativa per cogliere la gravità della proposta.
Attraverso la nuova normativa si colpisce non solo ancora una volta il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ma anche la funzione giurisdizionale nella sua autonomia ed indipendenza, presupposto indispensabile perché l'uguaglianza venga in concreto assicurata.
Ai giudici si vieta per legge di riconoscere le circostanze attenuanti generiche a chi è recidivo " qualificato"e nel caso di reati considerati di particolare allarme sociale, anche in presenza del primo reato, creando così categorie di persone, per le quali è impossibile mitigare la pena, a prescindere dalle condizioni personali e sociali, dal comportamento poi adottato e da ogni parametro fino ad oggi utilizzato per adeguare la sanzione penale alla effettiva gravità del caso concreto.
Questo significa anche, con tutta evidenza, un ulteriore attacco alla funzione rieducativa della pena, e si prospetta uno scenario punitivo incompatibile con i principi fondanti il nostro sistema costituzionale in materia penale.
Ed infatti l'attuale progetto si risolve anche in una significativa rivisitazione dell'esecuzione penale, diversificando in modo perverso i termini per la concessione di misure alternative, liberazione anticipata e permessi premio per una buona parte dei condannati recidivi, restringendo fino quasi ad annullare le possibilità di accedere ad una pena che sia risocializzante, minando in modo irreversibile l'impianto della legge Gozzini e trasformando l'universo carcere i ancora di più in luogo senza speranza per la marginalità sociale e per gli esclusi a vario titolo.
I Giuristi Democratici esprimono profonda preoccupazione per quanto sta accadendo ed invitano il mondo giuridico a mobilitarsi e le forze politiche ad opporsi strenuamente all'approvazione di questa legge.
LEGGE PECORELLA
Via libero definitivo dal Senato alle nuove norme
Sì alla riforma dell'appello tra le proteste. L'Unione: «Ennesima legge ad personam». Il primo presidente della Cassazione: «Sono sbigottito». Polo: «In linea con l'Ue».
sul Corriere della Sera del 13 gennaio 2006
ROMA - Con il via libera definitivo del Senato, diventa legge il provvedimento che prevede l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, per le quali l'accusa potrà ora soltanto ricorrere in Cassazione. Il ddl ha ottenuto il sostegno della sola maggioranza, giudizio nettamente contrario dell'opposizione. Decisamente inusuale l'intervento del senatore Dl Nando Dalla Chiesa che per spiegare il suo «no» ha pronunciato un discorso in metrica.
MARVULLI ATTACCA - «Sono sbigottito per una simile iniziativa legislativa che distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte di Cassazione». Usa parole forti il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, alla notizia del disco verde del Senato alle nuove norme che ampliano i motivi di ricorso a Piazza Cavour. «È stata approvata - sottolinea l'alto magistrato- una legge contraria a quanto disposto dallo stesso Parlamento il 14 maggio del 2005», quella sul processo civile in Cassazione. Nel settore civile ci si comporterà in un modo, nel settore penale in un altro.
LEGGE PECORELLA - Proposto su iniziativa del deputato Gaetano Pecorella, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Giustizia della Camera e difensore del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il provvedimento (numero 3.600) modifica il codice di procedura penale.
NUOVE NORME - Il codice viene cambiato in maniera che la pubblica accusa di un processo concluso col proscioglimento dell'imputato non possa più ricorrere in appello ma soltanto rivolgersi alla Cassazione, che non rientra nel merito del giudizio ma deve solo verificare la legittimità della procedura con le quali è stato formulato.
SCONTRO TRA I POLI - L'opposizione ha contestato il provvedimento definendolo l'ennesima norma «ad personam» che favorirebbe il premier coinvolto in diversi procedimenti giudiziari. Anche l'Associazione Nazionale magistrati ha criticato il provvedimento, ritenendo che avrà come conseguenza un abnorme incremento di ricorsi alla Cassazione. La maggioranza ha respinto le accuse sostenendo che la norma risponde invece alle indicazioni dell'Unione Europea.
Consulta, bocciata la legge Pecorella
sì all'appello anche contro gli assolti
Presentata da uno degli avvocati di Berlusconi, fu uno dei provvedimenti sulla giustizia
più contestati nella scorsa legislatura. Ciampi la rinviò alle Camere per incostituzionalità
su la Repubblica del 24 gennaio 2007
ROMA - La Consulta ha bocciato la normativa sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, la cosiddetta legge 'Pecorella', approvata nella scorsa legislatura. In particolare, i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittimo l'articolo 1 della legge, nel punto in cui esclude la possibilità del pubblico ministero di proporre appello contro le sentenze di assoluzione in primo grado.
Dopo la 'ex Cirielli' sulla prescrizione breve, è stata dunque bocciata un'altra delle leggi sulla giustizia più contestate tra quelle varate durante il governo Berlusconi.
Non si è fatto attendere il commento dell'ex premier: "Non siamo in una vera e piena democrazia. Questa sentenza della Corte Costituzionale ci riporta indietro ed è la conferma che tutte le istituzioni sono in mano alla sinistra che fa quello che vuole. Questa è una cosa negativa e preoccupante per tutti", ha detto in serata Silvio Berlusconi, entrando ad una cena con i deputati di Forza Italia.
La legge (dal nome del suo proponente, Gaetano Pecorella, parlamentare di Forza Italia e avvocato di Silvio Berlusconi) era stata già rinviata alle Camere dal Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi nel gennaio 2006 perché "palesemente incostituzionale" in diversi suoi punti. Dopo alcuni ritocchi, fu riapprovata in extremis, a conclusione della scorsa legislatura.
E riparte la polemica. Tutte le forze della maggioranza plaudono alla sentenza ma, soprattutto, sottolioneano che questa è una "sentenza annunciata" - come dice il senzatore Felice Casson - "talmente palesi erano i profili di illegittimità di alcuni elementi della legge". E dello stesso tono sono anche i commenti di Margherita, Verdi e Italia dei valori (per Di Pietro "un tassello di legalità") . Durissimi i magistrati di Magistratura democratica: "Fa giustizia di una delle tante leggi ad personam emanate nella scorsa legislatura".
Ma il centrodestra attacca. Bondi secco: "Un colpo alla vera giustizia", afferma. Ed è molto polemico anche il tono di An che con il capogruppo della Commissione giustizia Consolo dice solo di "attendere le motivazioni di una sentenza incomprensibile". Attacca anche l'ex guardasigilli Castelli: "Una sconfitta per il cittadino".
ALCUNE CONSEGUENZE
All Iberian, Berlusconi assolto
"Falso in bilancio non è più reato"
Effetto della legge che ha cancellato la fattispecie dal codice penale. Si chiude l'inchiesta sui presunti fondi neri Fininvest che sarebbero serviti a finanziare partiti e a operazioni illecite.
su la Repubblica del 26 settembre 2005
MILANO - Per la vicenda All Iberian, Silvio Berlusconi è stato assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Il premier era accusato di falso in bilancio. Con lui sono stati assolti anche gli ex manager Fininvest Ubaldo Livolsi, Giancarlo Foscale e Alfredo Zuccotti. La decisione è stata presa dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano che hanno chiuso così una storia processuale durata sette anni.
"E' una sentenza attesa - dice Gaetano Pecorella, difensore di Berlusconi - E' stata applicata una legge che afferma che se il falso in bilancio non crea effetti nocivi di qualche rilievo non merita di essere punito. Il tribunale ne ha preso atto".
Il processo era incominciato nel 1998. Secondo i pubblici ministeri dal conto All Iberian della Fininvest erano stati creati - attraverso società offshore - fondi neri. L'accusa sosteneva che tra il 1989 e il '96 un miliardo di euro transitò in quel conto per operazioni illecite come la corruzione di magistrati, operazioni finanziarie al di fuori delle regole dei mercati e finanziamento ai partiti tra i quali il Psi di Bettino Craxi.
La nuova legge sul falso in bilancio approvata dalla maggioranza di centrodestra ha tra le altre cose ridotto da sette a quattro anni il termine di prescrizione del reato. Già nel febbraio del 2003 un troncone dell'inchiesta All Iberian - che è una delle inchieste più vaste della procura milanese, sono quasi 200 faldoni pieni di carte e documenti - finì con il proscioglimento di Berlusconi insieme ad altri manager dell'azienda di famiglia per prescrizione del reato in quanto i fatti contestatigli risalivano al periodo tra l'89 e il '96.
Nel caso odierno invece il premier è stato assolto perché, altro aspetto della nuova legge, il falso in bilancio non è più punibile se non ci sono azioni legali intraprese dalle eventuali parti lese.
La Cirielli al lavoro:
per Berlusconi reati prescritti fino al '99
su l'Unità 15 gennaio 2007
I frutti del governo Berlusconi ancora si vedono. Per effetto della prescrizione vengono azzerati quasi tutti gli episodi contestati nell'ambito del processo sui diritti televisivi di Mediaset dove imputati sono, Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, oltre all'avvocato inglese David Mills e una decina di altre persone accusate a vario titolo degli stessi reati ma anche di ricettazione e riciclaggio.
Con una lunga ordinanza letta in aula dal presidente della prima sezione del Tribunale di Milano, Edoardo D'Avossa, i giudici hanno preso atto dell'inesorabile passare del tempo. Il tribunale ha così decretato il non luogo a procedere, per intervenuta prescrizione grazie all'effetto della legge Cirielli, relativamente all'appropriazione indebita (fino al luglio del 1999), al falso in bilancio (fino al 1998), per frode fiscale (fino al 1998), i tre reati contestati a Berlusconi. Restano per Berlusconi i reati di falso in bilancio e frode fiscale per il 1999 e l'appropriazione indebita relativa ad alcuni mesi. Il reato di ricettazione, contestato all'avvocato Mills e al banchiere Paolo Del Bue, è andato prescritto fino al 1993.
A giudizio restano gli ultimi episodi contestati, quelli che l'accusa ha individuato fino all'anno 2000. I giudici hanno rigettato le richieste dei difensori che eccepivano la giurisdizione italiana spiegando che i fatti riguardanti i presunti fondi neri sui diritti televisivi erano avvenuti all'estero. Il processo va avanti con la presentazione di altre eccezioni da parte degli avvocati della difesa.
Processo Sme, Berlusconi assolto
"Il falso in bilancio non è più reato"
Udienza lampo di appena 15 minuti, l'accusa aveva chiesto la prescrizione.
La depenalizzazione era stata varata dal governo presieduto dall'imputato.
su la Repubblica del 30 gennaio 2008
MILANO - "Il fatti non sono più previsti dalla legge come reato". Con questa formula i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall'accusa di falso in bilancio nell'ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme. Gli episodi contestati all'ex premier, infatti, risalivano alla fine degli anni Ottanta.
All'inizio dell'udienza, durata meno di un quarto d'ora, l'accusa aveva chiesto la prescrizione, mentre la difesa aveva sollecitato i giudici ad un verdetto di proscioglimento perché i fatti non costituiscono più reato. Era stato, infatti, proprio durante il governo Berlusconi che il falso in bilancio era stato derubricato. Una interpretazione, quest'ultima, che è stata accolta dai giudici.
I fatti contestati all'ex premier risalivano al periodo che va dal 1986 al 1989, e, quindi, sarebbe comunque state coperti dalla prescrizione. I giudici, come detto, hanno però deciso di prosciogliere Berlusconi perché il fatto non è più previsto come reato, invece che dichiarare la prescrizione, come richiesto dal pm Ilda Boccassini. Il procedimento in cui Berlusconi era imputato di falso in bilancio era stato stralciato dal troncone principale del processo Sme, in quanto i giudici avevano investito la Corte europea affinché valutasse la congruità della normativa italiana sul falso in bilancio con le direttive comunitarie.
La Corte europea aveva deciso però di non entrare nel merito delle leggi in vigore nei singoli Paesi. "Dopo sei anni è stata pronunciata una sentenza che il Tribunale e la Procura avevano cercato in ogni modo di evitare rivolgendosi addirittura alla Corte di Giustizia europea", ha commentato l'avvocato Nicolò Ghedini, difensore insieme al collega Gaetano Pecorella di Silvio Berlusconi.
La legge che depenalizza il falso in bilancio è stata una delle prime cosiddette "leggi ad personam" approvate dal passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a tempo di record dall'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. "Le fattispecie di minore gravità del falso in bilancio - spiegava il Guardasigilli - sono state depenalizzate e saranno punite con sanzioni amministrative in linea con l'attuale tendenza a limitare ai casi realmente gravi l'intervento penale".
Lo scorso ottobre la Cassazione aveva chiuso definitivamente un altro troncone del procedimento Sme a carico di Silvio Berlusconi assolvendolo dalle accuse di corruzione nell'intricata vicenda della vendita del comparto agro-alimentare dell'Iri alla Cir, la finanziaria di Carlo De Benedetti. La posizione del leader di Forza Italia era stata stralciata da quella degli altri sei imputati, compresi il senatore Cesare Previti e il giudice Squillante, in seguito all'approvazione del "Lodo Schifani", un'altra delle cosiddette "leggi ad personam" (successivamente dichiarata incostituzionale) che introduceva l'immunità per le cinque più alte cariche dello Stato.
13 aprile 2008