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sulla stampa
a cura di Fr.I. - 8 ottobre 2007


Né entusiasmo né paura
Umberto Veronesi su
la Repubblica

Se qualcosa è scientificamente pensabile, prima o poi qualcuno la realizzerà. L´incertezza è soltanto quando e come.
Per questo l´annuncio di Craig Venter di essere alle soglie della vita artificiale non ha sorpreso gli scienziati e molti pensatori. Già diversi anni fa Michel Houellebeck nel suo libro "Le particelle elementari" (che Oskar Roheler trasformò in un bellissimo film) raccontava di un biologo che era riuscito a riprodurre artificialmente il Dna in laboratorio. Dall´immaginazione alla realtà il passo è importante; va vissuto però senza eccessivi entusiasmi, perché non ne avremo vantaggi immediati, e senza paure, perché non prelude a nessuna catastrofe.
Primo, perché il Dna è all´origine del vita, ma da solo è impotente. Il suo compito è quello di creare degli stampi per gli aminoacidi, che a loro volta costruiscono le proteine, le quali portano a compimento le istruzioni ricevute dal Dna. Non ha dunque un funzionamento autonomo, ma è parte di un meccanismo di interazione fra strutture biologiche differenziate. Per questo il cromosoma sintetico di Vender è inserito in una cellula vivente.
Secondo, perché oggi, grazie alla possibilità di trasferire geni da un organismo all´altro e di scomporre e rimettere insieme frammenti di Dna, abbiamo una disponibilità enorme di Dna. Una produzione artificiale che aumenti le riserve, in questo momento è di interesse concreto limitato. Già possiamo ottenere nuove sostanze e organismi. L´esempio classico è quella dell´insulina, prodotta oggi con un batterio, l´Escherichia coli, in cui è stato inserito Dna umano. E così si producono moltissimi altri farmaci e molti vaccini. Possiamo avere nuove specie di piante (e già l´abbiamo fatto ad esempio per avere piante che cresceranno anche in carenza di acqua o che si difenderanno da sole dai parassiti, per cui non ci sarà più bisogno dei pesticidi che minano la nostra alimentazione), di animali (e anche questo abbiamo in corso, per far sì per esempio che i loro organi diventino compatibili e possano essere tollerati dal corpo umano in caso di trapianto di tessuti ed organi).

La conclusione è che il tema della scoperta di Vender è, più che scientifico, filosofico e ideologico: stiamo parlando per la prima volta nella storia della possibilità di creare la vita umana. E qui da una parte il mondo della scienza esulta perché celebra il trionfo assoluto della razionalità; dall´altra si apre il dibattito all´interno del mondo religioso e teologico. La fede sancisce che la creazione della vita appartiene a Dio. Tuttavia se l´uomo è opera di Dio, anche quando crea la vita, esegue un intervento divino. Se il pensiero razionale (il logos) è di origine divina, anche i suoi prodotti lo sono. Se Dio crea il pensiero, ne crea anche i limiti e dunque se decide di dare all´uomo la facoltà di creare la vita, come possiamo mettere in dubbio la sua imperscrutabile volontà?
La questione è aperta e irrisolta. Io, come laico, ne sono lontano perché sono convinto che il movimento creazionista riceve dall´annuncio di Venter una condanna definitiva. Rafforza invece la mia convinzione che i limiti della scienza devono essere posti dall´uomo. La creazione della vita ci precipita nella riflessione cruciale di come l´umanità può utilizzare i risultati della scienza. E la verità è che troppo spesso siamo spiazzati eticamente e giuridicamente. È quindi urgente raccogliere le forze e creare un movimento che sia di ragione e di morale.

Non possiamo permettere che l´umanità vada allo sbando, con il rischio che qualche scienziato spregiudicato faccia un uso ancora più spregiudicato delle sue scoperte. Ormai il dibattito etico è aperto, la discussione ad alto livello è improcrastinabile e i temi sono infiniti: la fecondazione assistita, gli embrioni soprannumerari, la diagnosi preimpianto, l´aborto terapeutico, la sperimentazione sull´uomo, la clonazione, il consenso informato, il testamento biologico, lo stato vegetativo permanente, l´eutanasia. La scienza avanza e la cultura non può restare indietro. Cominciamo quindi a combattere la mistificazione e l´ignoranza che crea false paure e false euforie. Perché l´ignoranza non dà nessun diritto, né a credere, né a non credere.


Il rischio di farsi Dio
Franco Garelli su
La Stampa

L'annuncio-shock di Craig Venter di aver realizzato in laboratorio «un cromosoma di sintesi» è di quelli che mettono in fibrillazione non soltanto il mondo della scienza ma anche l'insieme della comunità umana e in particolare quanti hanno a cuore i suoi riferimenti etici. È la prima volta che l'uomo crea da sé un cromosoma che non esiste in natura. La scoperta del biologo americano, infatti, è di aver creato in laboratorio (attraverso complessi processi biochimici) un cromosoma o parte di esso che è poi stato inserito in una cellula di un batterio che in qualche modo gli garantisce la vitalità. Sino ad ora, negli interventi compiuti in campo genetico si è sempre utilizzato materiale preesistente e vitale, sia nell'ipotesi di effettuare cambiamenti radicali (come nel caso della clonazione) sia nell'obiettivo più limitato (e socialmente più accettato) di modificare aspetti del patrimonio genetico affetti da patologie, perseguendo in tal modo finalità terapeutiche.

Con questa operazione, invece, si passa un confine, si crea una rottura, dalla grande valenza simbolica. L'irruzione dell'artificiale nella sfera della vita è destinata a togliere sacralità alla vita stessa, sino a farla ritenere come un insieme di processi controllati e controllabili. Il principio di una vita misterica, intangibile, trascendente, sembra improvvisamente messo in discussione da una scienza che continua ad affermare la sua mentalità positivistica, che tende a ricondurre il tutto a processi fisico-chimici, col rischio di avallare l'idea che tutto l'umano sia riconducibile e spiegabile attraverso queste dinamiche.

Sia Venter sia gli scienziati entusiasti sottolineano le grandi potenzialità della scoperta. Utilizzando questa tecnologia si potranno creare le forme di vita che vogliamo. Vi saranno molte applicazioni positive: sostanze artificiali che puliscono l'aria, batteri che mangiano il petrolio, organismi in grado di produrre biocarburanti e combustibili alternativi a basso impatto ambientale; o, ancora, forme di vita capaci di curare malattie. Non è detto però che non vi sia un rovescio della medaglia, e che questa tecnologia possa essere utilizzata come strumento di sterminio, per produrre batteri per nuove guerre, o magari come nuova forma di selezione della razza umana.

L'imperativo, dunque, è di costruire delle regole anche in campi così innovativi. Le comunità morali sono chiamate a seguire con grande attenzione ciò che accade nelle nuove frontiere della scienza e della tecnologia. Anche perché, nel caso in questione, Craig Venter non nasconde l'intenzione di voler fare del business con il suo «principio» di vita artificiale. Un motivo in più, quindi, per vigilare, per evitare che l'albero della conoscenza produca altri frutti drammatici per l'umanità.


Dietro il velame de li versi oscuri
Eugenio Scalfari su
la Repubblica

NEL MARE, anzi nell´oceano di parole contrapposte, di ultimatum, di ricatti, di processi in piazza, di rabbia e d´uno spregiudicato uso della televisione, il rischio è quello di alimentare una deriva anarcoide che consegni il paese e le istituzioni a un signor Nessuno senza alcuno sbocco politico che non sia il naufragio. In Italia è già accaduto e più d´una volta. Può ancora accadere. Siamo già un pezzo avanti su questa strada, la deriva è già cominciata.
L´aspetto peggiore è appunto la gran confusione e la scarsissima comprensione dei fatti. E anche lo scambio nevrotico dei ruoli. Le reciproche interferenze. Le continue e crescenti invasioni di campo, con la conseguenza che nessuno fa più il suo mestiere e tutti ne fanno un altro. Questa è la via più breve per affossare la democrazia.
Per venirne a capo, o almeno per capire quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi, la sola via sicura è quella di partire dalle istituzioni, riagguantando il capo di un filo e cercando di sbrogliare il gomitolo pieno di nodi che sta soffocando e vanificando gli sforzi delle persone di buona volontà e di oneste intenzioni che costituiscono la maggioranza degli italiani ed assistono impotenti e stupefatti allo sfascio della società e dello Stato.
Bisogna dunque richiamare le istituzioni all´adempimento dei loro compiti e gli uomini che le rappresentano ai doveri e ai limiti che incombono su ciascuno di loro. Il principio della divisione dei poteri è il fondamento dello stato di diritto, ma è proprio questo principio ad esser minacciato. Ed è questo principio troppo a lungo negletto che ispirerà le mie note di oggi.
Il ministro della Giustizia ha il compito di organizzare il funzionamento dell´ordinamento giudiziario, di proporre al Parlamento le modifiche che si rendano necessarie, di esercitare il potere ispettivo sul comportamento dei magistrati ma non sui processi e sulle sentenze da loro istruiti e celebrati.
Nel caso specifico che occupa le cronache di questi giorni, il ministro della Giustizia ha ritenuto cinque mesi fa di inviare ispettori nella Procura di Catanzaro. Gli ispettori (magistrati anch´essi) hanno redatto una relazione che è stata vagliata dai competenti uffici del Ministero e infine trasmessa al ministro. Questi ha ritenuto di aprire un processo disciplinare trasferendo i documenti al Consiglio superiore della magistratura affinché proceda nei confronti del procuratore di Catanzaro e del suo sostituto Luigi De Magistris. Il Csm si è riunito, i documenti sono all´esame della commissione competente che nei prossimi giorni darà inizio alle udienze ascoltando i due magistrati in questione.
I documenti trasmessi al Csm non sono noti né debbono esserlo in questa fase dell´azione disciplinare. Dobbiamo soltanto augurarci che il Csm compia il suo lavoro rapidamente e senza farsi influenzare da alcuno, arrivando ad una conclusione chiara e chiaramente motivata.
Nel frattempo il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, è stato "aggredito" nel corso della trasmissione televisiva "Annozero" guidata da Michele Santoro, alla quale, sebbene invitato, si è rifiutato di partecipare. Ha fatto bene. I ministri hanno da tempo preso il vezzo di frequentare assiduamente i salotti televisivi per acquisire una dubbia visibilità. Dovrebbero invece astenersi da simili esibizioni, sempre più stucchevoli e improprie.
Dovrebbero invece usare la televisione solo per comunicare e spiegare atti di governo rispondendo alle domande dei conduttori di quelle trasmissioni. Ne guadagnerebbe la loro dignità, la serietà delle trasmissioni e una migliore conoscenza dei fatti e degli atti da parte del pubblico.
Ma il ministro Mastella, ritenendosi aggredito, ha voluto rispondere. Ha scelto per la risposta il ruolo di capo-partito accantonando per l´occasione quello di ministro.
Scrupolo corretto ma insufficiente perché è pur sempre lui che parla. Il difetto sta in realtà nel manico: il governo è un´istituzione e i ministri ne sono interamente partecipi; in un governo non dovrebbero esistere «delegazioni di partiti». Invece esistono e ciascun ministro fa parte della propria quando addirittura non è il leader del partito e quindi della sua delegazione. Ecco un punto della massima importanza. Il governo a suo tempo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi fu non solo l´ultimo ma l´unico nella storia della Repubblica che non avesse delegazioni di partito nel governo. Altri francamente non ne ricordo. Mastella comunque, sentendosi aggredito, ha risposto. Forse con troppa veemenza, proporzionale però alla vera e propria gogna cui era stato sottoposto. Ha commesso tuttavia un gravissimo errore quando ha minacciato – se Santoro non sarà punito – di presentare una mozione in Parlamento per ottenere lo scioglimento del Consiglio d´amministrazione della Rai. Il quale (è grave che il ministro della Giustizia non lo sappia) è l´organo di una società per azioni e non può essere revocato se non sulla base di precise norme di legge e non certo dalla sfiducia del Parlamento. Sono errori assai gravi che un ministro non dovrebbe commettere e che diminuiscono la già scarsa credibilità sua e del governo di cui fa parte.
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Della trasmissione di «Annozero» non sto a dire. A molti è piaciuta, ad altri no. Certamente fa parte di quel tipo di spettacoli pensati e preparati per accrescere le tensioni e le umoralità del pubblico, sulla scia dei «Vaffa» e di altre analoghe esibizioni.
Io penso che questo che stiamo attraversando sia un momento in cui il giornalismo in genere e quello televisivo in particolare che lavora più sulle immagini che sui concetti, dovrebbero dar prova di grande senso di responsabilità; ma si tratta di opinioni personali che non possono far testo, ognuno ha il suo modo, la sua maniera. Quello di Santoro è noto.
Il problema dell´ultima puntata di «Annozero», non è comunque la maniera di Santoro e neppure quella di Travaglio, al quale ormai l´esibizionismo ha preso la mano fino a condurlo a veri e propri insulti a persone assenti, che esulano dalla satira per non parlare del buongusto. Il problema sono state le "apparizioni" del procuratore De Magistris e del gip Forleo.
So che la loro manifestazione di vittimismo di magistrati perseguitati ha conquistato una folta schiera di ascoltatori e di opinione pubblica; in una situazione in cui i politici sono tutti sotto tiro il vittimismo d´un magistrato è – come si dice – il cacio sui maccheroni. La gravità di quel vittimismo sta però nel fatto che entrambi hanno alluso a intimidazioni gravi subite, a supposti Don Rodrigo e i suoi Bravacci, a interferenze della politica nell´esercizio della giurisdizione, tacendo tuttavia circostanze, nomi, fattispecie di eventuali reati.
Un procuratore della Repubblica e un giudice delle indagini preliminari non possono insinuare a vuoto, non possono parlare per enigmi. Dispongono dell´azione penale in quanto titolari dell´accusa pubblica e comunque dispongono del diritto di denuncia come qualunque altro cittadino. De Magistris in particolare ha una sede propria per difendersi ed è il Csm. La Forleo con la vicenda di Catanzaro non c´entra niente. Ha voluto esprimere la sua solidarietà ad un collega ma è andata ben oltre: ha accusato l´intera classe politica e il governo «dietro il velame de li versi oscuri». Non può farlo. Non può accendere la miccia della protesta civica mentre riveste la toga e con l´usbergo della toga.
La destra politica ha colto quest´occasione per rievocare i tempi di Tangentopoli e di Mani pulite, rimproverando la sinistra d´aver a quell´epoca spalleggiato la ghigliottina giudiziaria e d´averla usata per far fuori un intero ceto politico.
È vero. Al di là delle forme, nella sostanza la sinistra ha fiancheggiato l´azione di Mani pulite e l´opinione pubblica per alcuni mesi ha incoraggiato il cosiddetto giustizialismo. Vorrei dire tuttavia che i contesti erano alquanto diversi. La Procura di Milano, ma non solo quella, perseguì reati specifici, raccolse indizi e prove, avviò processi, alcuni dei quali finirono con assoluzioni totali o parziali, altri percorsero tutti i gradi di giudizio e si conclusero con condanne definitive, altri ancora furono bloccati a metà strada da interventi legislativi "ad hoc".
La Procura di Milano – è vero – intervenne con uno show televisivo vero e proprio ad opera dei sostituti Davigo, Di Pietro e Colombo spiegando che un decreto del ministro di Giustizia dell´epoca avrebbe reso molto difficile se non impossibile ai titolari della pubblica accusa di portare a compimento le loro investigazioni. Fu un´iniziativa sopra le righe, ma non conteneva insinuazioni diffamatorie verso terzi ignoti; denunciava come dannoso alla giustizia un atto del governo.
Ripeto: fu una prova di forza fatta alla luce del sole.
Quasi tutti i giornali l´appoggiarono, anche il nostro allora da me diretto. Probabilmente fu un errore da parte nostra anche se come ho già detto il contesto era molto diverso da quello odierno.
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In mezzo a tante ombre che oscurano l´orizzonte democratico ci sono tuttavia elementi di conforto che meritano di essere segnalati.
Il primo ci è dato dal referendum che sarà effettuato da cinque milioni di lavoratori, promosso dai sindacati confederali sul protocollo di accordo con il governo in merito al "welfare". Si sono già svolte quasi cinquantamila assemblee di cui quarantacinquemila tra lavoratori attivi nei settori pubblici, dell´industria, delle reti e del terziario e cinquemila tra i pensionati. Una consultazione di base di queste dimensioni non si era mai vista. Il voto avverrà dall´8 al 10 di questo mese e i risultati saranno resi noti il 12.
Quale che ne sia l´esito portare un numero così elevato di lavoratori a decidere le condizioni del proprio lavoro rappresenta un elemento di forza e di fiducia democratica.
L´altro appuntamento ci sarà il 14 ottobre con le primarie del Partito democratico e l´elezione d´un leader e dell´Assemblea costituente. Il favorito è Veltroni ma non sono mancate candidature alternative di prestigio. Vedremo il risultato finale dal quale uscirà finalmente il partito dei riformisti. Ma l´esito delle primarie, certamente importante, si qualificherà soprattutto sulla base dell´affluenza alle urne. Le previsioni indicano all´incirca un milione di persone e questo sarebbe già un buon risultato ma diverrebbe ottimale se quella previsione fosse largamente superata. Rappresenterebbe un punto di forza per un rilancio della politica, più necessario che mai.
Da questo punto di vista ho trovato impropria (per usare un aggettivo da lui stesso utilizzato in varie occasioni) la risposta di Prodi all´offerta di Veltroni di facilitare uno snellimento della compagine governativa mettendo a disposizione del presidente del Consiglio i mandati di ministro e di sottosegretario dei membri del governo appartenenti al nuovo partito. «Prodi ne farà ciò che riterrà più opportuno e quali che siano le sue decisioni noi le appoggeremo». La risposta però è stata secca: «Sono questioni di esclusiva competenza del presidente del Consiglio».
Nessuno lo mette in dubbio e perciò la risposta è impropria. «Aliquando dormitat Homerus» se è lecito l´accostamento.
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Quindici milioni di lavoratori al voto per il protocollo sul Welfare
su
Il Sole 24 Ore

Oltre trentamila seggi, tre giorni di tempo per votare e cinque milioni di voti attesi: sono questi i numeri principali del referendum che si apre oggi 8 ottobre sull'accordo sul welfare firmato il 23 luglio da Governo e parti sociali. Possono votare lavoratori dipendenti, pensionati, precari e disoccupati presentando nei seggi la busta paga, il libretto di pensione o il certificato del collocamento.
Ecco in sintesi i numeri del voto:
- 53.000 assemblee: le riunioni fatte per spiegare l'accordo sul welfare a lavoratori e pensionati.
- 8-10 ottobre: le urne apriranno in corrispondenza del primo turno di lavoro. Chiuderanno ovunque alle 14.00 del 10. I risultati ufficiali sul voto sono attesi per il 12 ottobre.
- oltre 30.000 seggi; apriranno su tutto il territorio nazionale, nelle aziende, nelle sedi sindacali e dei patronati.
Sono previsti anche «seggi itineranti» nei piccoli comuni.
- 15-16 milioni: la platea dei lavoratori, pensionati e precari che i sindacati considerano potenzialmente raggiungibili. Bisogna infatti tenere conto del fatto che il 95% delle aziende ha meno di 15 dipendenti e non è quindi sindacalizzata, della dispersione della popolazione sul territorio e dell'età avanzata per una gran parte dei pensionati.
- 5 milioni di voti: Cgil, Cisl e Uil si aspettano di superare il risultato del referendum del 1995 sulla riforma delle pensioni (oltre 4,4 milioni di voti) e di raggiungere quota cinque milioni di partecipanti al voto. I sindacati si aspettano anche di superare la percentuale dei sì della consultazione di allora (nel 1995 fu il 64%).


Dario Franceschini: «Il ticket è stato fondamentale per evitare la conta tra Ds e Dl»
Simone Collini su
l'Unità

«Più voti avrà Veltroni, più avrà una forza politica che nessun segretario di partito ha mai avuto. Negli schemi tradizionali, i segretari sono sempre stati eletti dai congressi, dai comitati centrali. Essere eletti attraverso il voto di centinaia di migliaia di persone dà una forza straordinaria. Avere questa forza e non usarla per cambiare tutto sarebbe colpevole». Per questo, Dario Franceschini dice che all´indomani del 14 ottobre non andrà fatta semplicemente «un´opera di manutenzione»: «Dovremo fare la rivoluzione». Il che vuol dire, per il capogruppo dell´Ulivo alla Camera che corre in ticket con Veltroni alle primarie del Partito democratico, non solo che vanno dati «segnali di cambiamento profondi», ma anche che dovrà esserci «meno tattica, equilibrismi e anche meno dietrologie e sospetti».

Si è scritto molto sull´uscita di Veltroni sul taglio dei ministri. Anche qui siamo nel campo delle dietrologie e dei sospetti?
«Veltroni ha consegnato un tema, dicendo che si tratta di una competenza del presidente del Consiglio».

E lei che dice?
«Esattamente questo. Se Prodi deciderà di ridurre la composizione numerica e razionalizzare la composizione di governo, il Partito democratico sosterrà questa decisione, non farà resistenze al fatto di avere meno ministri e sottosegretari. Se Prodi deciderà diversamente, andrà bene lo stesso. Stiamo parlando di una prerogativa del presidente del Consiglio. I partiti danno dei suggerimenti».

Insomma sbaglia chi ricorre alla dietrologia?
«Qui siamo tutti sulla stessa barca. Sappiamo perfettamente che il Pd è l´approdo della transizione degli ultimi anni. Non c´è altro dopo. Se Walter ha accettato di imbarcarsi in quest´impresa e se io ho detto sì alla sua richiesta di dare una mano, non è fare un po´ di manutenzione o costruire un contenitore nuovo. Qui si tratta veramente di fare una rivoluzione nella politica italiana, proprio perché sappiamo che questa è l´ultima opportunità. La gente aspetta segnali di cambiamento profondi».

Dovrete lavorare anche a una nuova legge elettorale. Sembra ci siano convergenze sul sistema tedesco. La sua opinione?
«Gli italiani non vogliono un sistema elettorale per cui i governi si fanno dopo le elezioni. Da noi il sistema tedesco importato così, in blocco, comporterebbe che una piccola forza politica al centro può diventare l´arbitro dei destini politici del paese. Diverso sarebbe un sistema proporzionale ispirato a quello tedesco, ma con dichiarazione preventiva delle alleanze. Su questo si può ragionare».

La prossima sarà un´alleanza sempre di centrosinistra?
«Il nostro dovere è lavorare nel centrosinistra, però non possiamo più presentarci con margini di ambiguità che poi rendono impossibile la vita di governo. Il Pd dovrà chiudere la stagione in cui si mettono insieme tutti quelli che sono contro un avversario, anche quelli più impossibili da conciliare tra loro, e poi si scrive il programma. Bisogna rovesciare. La coalizione va fatta solo tra forze veramente omogenee, che scrivono un programma chiaro, breve e vincolante. Il Pd andrà al voto con le forze che condividono lo stesso programma. Potrebbe alla fine scegliere anche di andare da solo. Perché stiamo parlando di un cambiamento talmente importante che vale la pena di mettere in conto anche il rischio di perdere».

Alle primarie lei corre in ticket con Veltroni, una decisione contestata da Rosy Bindi.
«Il fatto che io e Veltroni abbiamo girato insieme l´Italia ha accelerato molto la logica di superare le provenienze. Se c´è una cosa che rivendico nell´aver accettato la proposta di Walter è che questo ha evitato che le primarie diventassero il luogo di una conta tra Ds e Margherita. Cioè l´opposto esatto di quello che si doveva fare. E che si è fatto».

Non fa numeri e non fa neanche previsioni della percentuale di voti per Veltroni?
«Dico solo che più voti avrà e più si metterà nelle mani di chi è chiamato a costruire il nuovo partito una forza politica che nessuno ha mai avuto. I segretari sono sempre stati eletti dai congressi, dai comitati centrali. Essere eletti da centinaia di migliaia di persone dà una forza straordinaria. Per questo dico che dopo non dovremo fare manutenzione, dovremo fare la rivoluzione. Avere questa forza e non usarla per cambiare tutto diventerebbe colpevole».


I falsi allarmi
Giuseppe D´Avanzo su
la Repubblica

Clemente Mastella sbanda, straparla. Quasi posseduto da una "follia" narcisistica che non gli permette di vedere al di là del suo naso e del suo destino politico, della sua famiglia, della sua Ceppaloni, del suo piccolo partito, sovrappone errore a errore, cantonata a strafalcione incurante degli esiti che possono danneggiare il governo e la maggioranza di cui fa parte.
Questo fino ad ieri. Ieri è andato oltre da New York, dove era per festeggiare il Columbus Day (ma era proprio necessario mettere in mostra altri viaggi, altre spese pubbliche. altre presenze familiari come se un ministro di giustizia, con i tempi che corrono dalle nostre parti, non avesse altro da fare che passeggiare nei dintorni di Central Park). Mastella ha voluto dare così un altro giro di vite al cupio dissolvi che si è impadronito di lui combinando un altro pasticcio, molto più grave di un gravissimo abbaglio. Quel che il ministro ha deciso di muovere è un giudizio politico di dubbia responsabilità. Ha ipotizzato che in Italia si annuncia addirittura una nuova stagione di terrorismo. Lo aveva già bofonchiato, in verità nel disinteresse generale, qualche giorno dopo essere stato colpito sotto la cintura negli studi di Ballarò. «Chiederò al ministro di avere una tutela, cioè una scorta, più adatta a me», aveva detto e non si era capito che cosa chiedesse al Viminale perché la sua scorta è già più che robusta.

Insomma, una sortita alquanto penosa che nessuno ha preso molto sul serio, nemmeno nel suo governo. Ma evidentemente Mastella non si è perso d´animo e ieri ha denunciato che in Italia c´è clima politico che «rischia di essere un terreno di coltura di un neo-terrorismo che da noi non è mai stato eliminato completamente»

Si potrebbe liquidare il tutto come un´ennesima sciocchezza di uomo, forse scoraggiato dal linciaggio mediatico che ha dovuto subire nelle ultime settimane. Ma sarebbe un errore. Le parole di Mastella sono gravissime. Dove sono le tracce, anche nascoste, di questo terrorismo che incombe? Quali sono gli indizi, gli annunci? Ne sa qualcosa il ministro dell´Interno? La verità è che non c´è alcuna traccia di una nuova stagione di terrorismo, ma soltanto un diffuso malessere che attraversa il Paese, un´insoddisfazione radicale che separa larghi strati della società dalla politica, dai politici, dal governo. Questa irritazione si è concentrata su Mastella per la sua esibita spensieratezza nell´uso privato di risorse pubbliche. È diventata rabbia per le mosse improprie decise dal ministro contro un pubblico ministero che indaga anche sul conto del capo del governo. Ora reagire a queste legittime proteste criminalizzandole, dicendole eversive, dipingendole - per di più dall´estero - come potenzialmente assassine è un atto irresponsabile che Prodi e, per quel che gli compete Amato, farebbero bene a smentire già nelle prossime ore.


Il Consiglio d'Europa sul creazionismo: «Non insegnatelo»
sommari de
l'Unità del 6 ottobre

Con una risoluzione votata a grande maggioranza l'Assemblea del Consiglio d'Europa ha invitato i governi continentali ad «opporsi fermamente» all'insegnamento del creazionismo che nega la teoria dell'evoluzione di Darwin. Nel 2003 la Moratti aveva provato a cancellare Darwin dai programmi ministeriali, ma fu fermata.


si Liberazione
la notizia su Liberazione

Spagna, nostalgia franchista. La Chiesa beatifica 500 fascisti
Zapatero: legge di condanna del regime
su
l'Unità del 6 ottobre

La chiesa spagnola ha nostalgia del fascismo, e il Vaticano le dà corda, accogliendo la decisione di beatificare quasi 500 fascisti spagnoli. Sono religiosi e laici che secondo i vescovi sono stati perseguitati durante la Repubblica e che vengono ora beatificati per rispondere ai tentativi del governo Zapatero di rifare i conti con il passato spagnolo. È una vera e propria battaglia a colpi di memoria, quella tra il Governo e la Chiesa spagnola. Da una lato, quindi, l'esecutivo guidato da Zapatero che si prepara a varare una legge in cui il franchismo venga finalmente condannato e in cui si dichiari l'illegittimità di ogni suo “strascico”, come ad esempio le sentenze emesse dai tribunali duranti il regime. Dall'altra invece la Chiesa spagnola che si prepara al 28 ottobre data in cui ha deciso di beatificare 498, tra religiosi e civili, «martiri della Repubblica». Racconta la vicenda El Pais, quotidiano progressista iberico.

Tra venti giorni, dunque, papa Benedetto XVI celebrerà la funzione in piazza San Pietro: mai prima d'ora si era verificata una beatificazione così numerosa, e il numero dei beati potrebbe anche salire. La Conferenza episcopale spagnola calcola che il numero di religiosi e laici, che sarebbero stati perseguitati e uccisi durante la guerra civile (1936-1939) che portò alla fine della Repubblica e all'avvento della dittatura del generale Francisco Franco, potrebbe oscillare tra i duemila e i diecimila. Numerosissimo anche il pubblico di pellegrini che la Chiesa prevede parteciperà alla funzione. «Piazza San Pietro – dicono dalla Cei iberica – non sembrerà vuota. Sarà una grande festa, perché grande è la pagina di storia che rappresenta». Non c'è dubbio.

«Nessuna megalomania» ribadiscono dal Vaticano, ma una risposta alla legge sulla Memoria Storica voluta dal governo. Il portavoce dei vescovi spagnoli, Martínez Camino, ci tiene a sottolineare la «persecuzione religiosa durante la Repubblica» subita dai futuri beati: «Non un caso isolato – insiste Camino – ma rientra nella grande persecuzione subita nel corso del XX secolo in Europa dai cristiani di tutte le confessioni». La cerimonia a Roma, conclude il portavoce «aiuterà l'opinione pubblica italiana conoscere una pagina incompresa della storia della Chiesa spagnola».

L'iniziativa dei vescovi iberici, è un nuovo capitolo della «memoria è rimasta in frigorifero» come l'ha definita su Le Monde Diplomatique lo scrittore Josè Manuel Fajardo: la democrazia spagnola rinata con la fine del franchismo «per evitare atti di violenza e di vendetta» avrebbe scartato «qualsiasi ipotesi di messa sotto accusa di coloro che avevano partecipato alla dittatura e ai suoi crimini». In questo senso, la legge sulla memoria servirà a «ridare dignità alle vittime tramite iniziative come la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l'esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni». Ma sta scatenando accese polemiche nella politica spagnola: per la sinistra è troppo timida, mentre la destra continua a boicottarla.


Finanziaria 2008 - Il testo del disegno di legge
su
Il Sole 24 Ore
La manovra da 11 miliardi. Gli interventi vanno dal Fisco alla pubblica amministrazione, dalla sanità alla giustizia, dall'energia e trasporti agli enti locali. Mix di agevolazioni per la prima casa.
Il testo è passibile di modifiche in sede di coordinamento legislativo.
Art. 1 - 4
Art. 5 - 9
Art. 10 - 19
Art. 20 - 29
Art. 30 - 39
Art. 40 - 49
Art. 50 - 59
Art. 60 - 69
Art. 70 - 79
Art. 80 - 89
Art. 90 - 97


  8 ottobre 2007