Chi ha paura del Tribuno
Gianfranco Pasquino su l'Unità
La sequenza della più recente ventata di antipolitica, nonostante sia stata lunga, nervosa e accentuata, è stata colpevolmente trascurata dai politici, in special modo da quelli di governo. Infatti, né Berlusconi né Bossi hanno molto da temere da chi, come Beppe Grillo, porta il suo messaggio, che ha fortissime componenti di critica partitica e di antipolitica, nel cuore della sinistra: la città di Bologna e la Festa dell'Unità. L'antipolitica di Berlusconi e Bossi affonda le sue radici in un altro pubblico e mira a bersagli già condivisi e interiorizzati dal suo pubblico.
Ossia: tutta la politica, in generale, contrapposta ai loro interessi personali, tutti i partiti della sinistra e, naturalmente, i politici di professione. E, nonostante, le tre o quattro legislature accumulate dalla maggioranza dei parlamentari di Forza Italia e della Lega, costoro riescono ancora a sfruttare il loro appello contro lo Stato, contro i suoi balzelli, che ci sono, e contro le sue leggi, farraginose e numerosissime, contro la burocrazia, composta anche da nullafacenti, contro la lottizzazione, pure da loro ampiamente praticata.
Quanto alla sequenza, tutto comincia con l'eccessivo trionfalismo di qualcuno nell'Unione per una vittoria elettorale tutto meno che trionfale. Continua con un indulto trasversale basato su motivazioni parecchio discutibili e su cifre alquanto ballerine. Passa attraverso una finanziaria molto cangiante, ma poco convincente. Culmina con la fulminea crisi di governo del febbraio 2007, risolta soltanto dalla competenza istituzionale del Presidente Napolitano.
Torna a manifestarsi con un balletto senza senso e senza contenuti sulla riforma della legge elettorale. Esplode con la pubblicazione del libro di Stella e Rizzo, La casta (sui privilegi dei politici), pur preceduto da Teodori, Soldi & partiti (1999) e da Salvi e Villone, Il costo della democrazia (2006), ma non seguito da nessun provvedimento concreto. Sarà anche vero che, come ha dichiarato, un po' troppo frettolosamente il presidente della Camera Fausto Bertinotti, l'antipolitica di Grillo colma «un vuoto della politica».
Troppo facile, adesso, sostenere, da un lato, che sarà la costruzione del Partito democratico a risolvere il problema con una bacchetta magica che nessuno ha ancora visto; dall'altro, che i partiti non possono essere attaccati tutti indiscriminatamente. Ma se nessuno dei partiti reagisce discriminando il praticabile dal demagogico, allora la critica se la meritano tutti.
Tuttavia, Grillo e la stragrande maggioranza dei suoi compagni di blog, in piazza e davanti ai loro computer, attaccano, qualche volta aggrediscono, di preferenza, la sinistra, i partiti di sinistra, i politici di sinistra. Lo considero un omaggio, e tale deve effettivamente essere poiché la destra non colma nessun vuoto di politica. Anzi, approfondisce la voragine dell'antipolitica, praticamente senza rischi. Sono i politici di professione e, se vogliamo, per vocazione, che debbono avere il coraggio e l'intelligenza di dare subito risposte concrete. Altrimenti, si dovrà prendere atto che la politica è anche impotente.
Dunque, se ne può fare a meno, sostituendola con i «poteri forti» (ma ho dubbi sulla loro esistenza e sulla loro reale forza) oppure con demagoghi, che, alla fine della ballata, non fanno mai ridere se non a un prezzo sociale molto elevato. Tagliare subito i costi della politica, e anche i posti della politica: per esempio, una volta fatto il Pd, D'Alema e Rutelli dovrebbero rinunciare subito alla loro carica di Vice-Premier poiché i loro due partiti non esisteranno più e non avranno più bisogno di rappresentanza.
Riformare la legge elettorale, magari, se non si riesce a fare di meglio, cancellando con un tratto di penna la vigente legge porcata di Calderoli, per ritornare al pur imperfetto Mattarellum che aveva almeno il piccolo pregio di eleggere tre quarti dei parlamentari in collegi uninominali (con una clausola aggiuntiva: il requisito di residenza).
Infine, forse, consentendo una vera apertura delle liste per l'Assemblea Costituente collegate all'elezione diretta (per favore, non scrivete mai più primarie) del segretario del Pd e, dunque, accogliendo personale non politico che si guadagna il suo personale bollino blu non da investiture dall'alto, ma dalla capacità di ottenere consenso nella sua circoscrizione. In politica, e anche in antipolitica, i tempi contano.
D'Alema freddo con Parigi «È l'ora della diplomazia»
Il ministro: «Un conflitto non è la soluzione del problema». Il capo della Farnesina ricorda che ci sono già sanzioni: «La questione è sul tavolo dell'Onu»
Maurizio Caprara sul Corriere della Sera
ROMA Neanche a parlarne. Il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema ha risposto in sostanza così al collega francese Bernard Kouchner, secondo il quale di fronte all'ostinazione dell'Iran nella realizzazione dei propri propri piani nucleari «dobbiamo prepararci al peggio, e il peggio è la guerra ».
Guardingo nei mesi scorsi anche davanti all'inasprimento delle sanzioni alla Repubblica islamica di Mahmoud Ahmadinejad, il titolare della Farnesina è stato abbastanza critico verso la linea scelta dal socialista non allineato chiamato al Quai d'Orsay da Nicolas Sarkozy. «Prima di parlare di nuove guerre, bisogna lasciare il tempo necessario per l'iniziativa politica e diplomatica. Nuove guerre non credo che sarebbero la soluzione del problema, e creerebbero solo nuove tragedie e nuovi pericoli», ha sostenuto D'Alema mentre l'Iran continua respingere le richieste di sospendere l'arricchimento dell'uranio avanzate dalle Nazioni Unite.
«La questione del nucleare iraniano è all'attenzione dell'Onu. Ci sono sanzioni decise dalla comunità internazionale e, nello stesso tempo, una proposta dell'Iran di negoziare una soluzione pacifica », ha aggiunto il vicepresidente del Consiglio e ministro italiano. Conclusione: «Se ne discuterà a New York alatere dell'Assemblea generale dell'Onu. Mi sembra pertanto che non si debba parlare di guerra in questo momento».
La prima divergenza pubblica tra i due ministri c'era stata il 18 luglio scorso. Il titolare della Farnesina, il 17, aveva criticato il rifiuto opposto da molti Paesi al riconoscimento del precedente governo palestinese di Hamas. «Sono spesso d'accordo con il mio amico D'Alema, ma in questo caso no», dichiarò Kouchner. Il quale, sull'Iran, è riuscito a farsi giudicare eccessivo anche dal predecessore di D'Alema alla Farnesina, Gianfranco Fini. Così: «Ho l'impressione che quella di Kouchner sia stata un'espressione non sufficientemente meditata... Sarebbe un attacco catastrofico, di dimensioni peggiori di quelle in Iraq».
Nucleare, anche l´Italia in campo per i reattori di nuova generazione
Il nostro paese pronto a partecipare al gruppo internazionale di ricerca.
La decisione di Bersani. Prodi: prima i rigassificatori
Alberto D´Argenio e Luca Iezzi su la Repubblica
Il futuro energetico del Vecchio Continente si decide in questi giorni e il nostro paese ha preso ieri un impegno formale a livello internazionale: «Il governo - ha dichiarato il sottosegretario Marco Stradiotto - non vuole restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di nuova generazione ed è pronto ad approfondire le modalità per assicurare il proprio contributo al programma» parole pronunciate durante le riunione della Global nuclear energy partnership (Gnep) che si è svolta a Vienna. L´Italia, insieme ad Inghilterra, Germania e Olanda, è stata invitata per la prima volta come osservatore grazie agli incontri bilaterali avvenuti nei mesi scorsi tra il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani e i suoi omologhi statunitense, francese, giapponese e russo.
La volontà è di partecipare alle ricerche che porteranno alle centrali nucleari del futuro, più sicure perché prive di scorie radioattive e con tecnologie non utilizzabili per le armi nucleari. Il ministro per l´Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha ricordato: «Considerando i costi di costruzione delle centrali, quelli di gestione e poi di decomissioning, l´energia prodotta con il nucleare costa molto più di quella ottenuta dalle fonti rinnovabili».
È dunque alle nuove scoperte che viene affidata la risposta del dilemma se ritornare al nucleare. Lo ribadisce il premier Romano Prodi: «Non sono favorevole al nucleare oggi, per due aspetti: la sicurezza e lo smaltimento dei rifiuti. Per questo mi sembra ancora problematico ma ho voluto che si riprendesse la ricerca». E sul tema della sicurezza energetica ha chiarito: «Faremo i rigassificatori».
Domani, intanto, la Commissione Ue approverà un maxi-pacchetto sull´energia destinato a cambiare radicalmente la politica europea su gas ed elettricità. Si prevede di creare un´agenzia comunitaria per l´energia e di studiare come mettere in piedi delle riserve strategiche di gas in modo da mettere fine ai black-out energetici a causa dell´interruzione dei flussi esteri, in particolare quelli russi. Per evitare di restare a secco, poi, le capitali dovranno stringere una serie di accordi di solidarietà regionale per far fronte ad eventuali interruzioni delle forniture.
Ma la proposta destinata a fare maggiormente discutere è l´imposizione della separazione proprietaria delle reti, che dovranno essere vendute dagli ex-monopolisti. Iniziativa che rischia di essere fortemente contestata da molti paesi, Francia e Germania in testa, e che, per addolcire la pillola, sarà accompagnata da una serie di regole, golden share compresa, per dissipare i timori che le infrastrutture finiscano nelle mani di investitori pubblici extracomunitari. Insomma, si vuole evitare che Gazprom, o qualsiasi investitore pubblico non comunitario (vedi anche i cinesi), si scateni nello shopping delle reti di distribuzione del gas europeo.
I veri tagli che servono
Proposta di Nicolais, dove iniziare
Pietro Ichino sul Corriere della Sera
L'anno scorso, quando s'incominciò a discutere dell'idea di ridurre la spesa pubblica accelerando il pensionamento di 100 mila dipendenti statali anziani e assumendo un giovane esperto di informatica ogni tre o cinque messi a riposo, il Presidente della Corte d'Appello di una grande città manifestò la propria netta disapprovazione. «Se mi togliete i cancellieri anziani disse l'alto magistrato , cioè i più esperti, quelli che possiedono i segreti e la memoria storica dell'ufficio, non vi illudete che io possa sostituirli in quattro e quattr'otto con degli sbarbini: sarebbe un grosso guaio! Volete ridurre gli organici del 5 per cento? Vi indico io chi licenziare, giovane o vecchio che sia, senza che nessuno poi ne senta la mancanza ».
Lo sfogo dell'alto magistrato metteva il dito nella piaga di un'amministrazione statale incapace di distinguere, tra i propri dipendenti, quelli che lavorano e quelli che non fanno nulla; tra i propri uffici, quelli utili e quelli inutili. Ma sottolineava anche un'altra cosa vera: vi sono molti casi nei quali la totale improduttività di un dipendente statale, o persino di un'intera struttura amministrativa, è evidentissima; casi in cui, dunque, non occorrerebbero sofisticate tecniche di valutazione per individuare la persona che andrebbe licenziata, l'ufficio che andrebbe chiuso, o drasticamente ridimensionato a vantaggio di quelli che mancano di personale.
Da queste considerazioni prendemmo lo spunto, un anno fa, per proporre che ciascuna amministrazione pubblica si dotasse di un organo di valutazione (peraltro già previsto dalla legge Bassanini del 1999, per lo più disapplicata), garantito nella sua indipendenza e guidato sul piano tecnico da un'autorità indipendente centrale, capace di individuare subito almeno i casi più evidenti di nullafacenza individuale o di inefficienza e improduttività di un'intera struttura: quei molti casi clamorosi, sui quali non può esserci discussione. Fatta questa prima «mappatura» dei casi più gravi, non sarebbe più utopistico pensare che possa essere licenziato chi con grande evidenza lo merita, a cominciare dai dirigenti di strutture totalmente improduttive; e sarebbe possibile, in queste strutture, vietare l'erogazione ai dipendenti di aumenti retributivi di qualsiasi genere. Ai rinnovi dei contratti degli statali il governo ha destinato quest'anno quasi quattro miliardi; quanto di questo denaro avrebbe potuto essere risparmiato se le strutture da chiudere o da ridimensionare drasticamente fossero state almeno escluse, come sarebbe stato logico, dagli aumenti contrattuali?
Banca dati del Dna, il Garante: non c'è una legge
sommari de l'Unità
Oggi i carabinieri del Ris di Parma operano come «in una zona grigia». Lo afferma il presidente dell'Autorità garante per la Privacy, Pizzetti, che è intervenuto per giudicare nel merito di una legge che si rende necessaria. La denuncia era stata fatta, per prima, dall'unità on-line. 15mila identità conservate fuorileggedi B. Montini
Turchia, video choc contro don Santoro
Su You Tube lodi in musica ai killer del prete e del giornalisra armeno Dink.
Il filmato è una sorta di manifesto del radicalismo nazionalista e islamico.
Marco Ansaldo su la Repubblica
"Smettete di suonare le campane/ e di essere armeni/ la gente e la nazione/ non bevono tutto questo/ sul Mar Nero/ sul Mar Nero". Le strofe si rincorrono, la musica è ritmata. Il testo già colpisce, e c'è anche un video. Ma vederlo è uno shock. Prima l'immagine a terra del giornalista armeno Hrant Dink, ucciso alle spalle, a Istanbul. Poi quella di don Andrea Santoro, il sacerdote eliminato con due colpi alla schiena, nella sua chiesa di Trebisonda, sul Mar Nero.
"Non fate piani" è il titolo di un videoclip e di una canzone, appena usciti in Turchia, che le autorità vogliono subito perseguire, ma che intanto stanno facendo il giro su You Tube. Un misto di ultranazionalismo e di fanatismo religioso, la stessa esplosiva miscela che a Trebisonda causò la morte del missionario italiano.
A cantarla è un artista semi-sconosciuto, Ismail Turut, molto popolare però sul Mar Nero. Il filmato, di cui è autore un fan del cantante, appare come la quintessenza del radicalismo nazionalista predicato in Turchia dai Lupi grigi. Foto di Mehmet Ali Agca, l'attentatore di papa Wojtyla, si alternano a quelle dell'attuale leader del Partito di azione nazionalista, Devlet Bahceli, mentre mostra le dita a corna, nel tipico saluto dei fedelissimi panturchi.
E soprattutto c'è la foto di don Andrea, con i suoi paramenti sacri, mentre legge il Vangelo. Quando compare, il testo annuncia: "Smettete di suonare le campane". Arriva quindi l'immagine di una moschea, poi di seguito la bandiera turca, tre mezzelune simbolo dei Lupi grigi, i militari.
Ossessionante la sequenza che mostra Hrant Dink, l'uomo che per tutta la vita aveva cercato di avvicinare turchi e armeni pubblicando sul suo giornale Agos articoli in entrambe le lingue. Il giornalista è mostrato in volto, e poi sul selciato, coperto di sangue, dopo essere stato colpito ("smettete di essere armeni"). A questo punto, su campo blu, compare prima il nome, poi la foto del suo assassino: "Ogun", nome di battesimo di Ogun Samast e subito dopo, ecco il nome e il volto del mandante, Yasin Hayal, colui che gli inquirenti considerano l'ideatore dell'omicidio, e non estraneo a possibili collegamenti con il delitto Santoro.
"Non valgono 5 lire", dice la scritta, mentre la musica continua. E sopra il testo le foto di Pamuk, appunto, del musicista e scrittore Zulfu Livaneli, del primo ministro Tayyip Erdogan. Sulla bandiera turca compare ora una pistola, un caricatore e un coltello. Turut canta l'ultima strofa: "Non tramonta/ sul Mar Nero/ il sole turco e l'Islam". La scritta finale è per Abdullah Ocalan, il leader del Pkk curdo, da otto anni in prigione sul Mar di Marmara: "Ora tocca al bastardo - è la minaccia - che si chiama Apo".
Ibm lancia Lotus Simphony, la risposta freeware a Office
su Il Sole 24 Ore
É la riedizione di una sfida del passato. Ibm riapre la sfida con Microsoft lanciando una risposta a Microsoft Office. Una suite di programmi tale e quale a quella prodotta dal colosso di Bill Gates. Ma mentre il pacchetto Home Edition del popolare programma costa 120 dollari, Lotus Simphony (questo il nome del nuovo arrivato in casa Ibm) sarà scaricabile gratuitamente dal sito dello storico marchio dell'informatica a partire da oggi. Non è un bel periodo per la Microsoft, dopo la sentenza dell'Antitrust europea di ieri, oggi vede ritornare in sella un vecchio concorrente. L'azienda però non è nuova a questo tipo di sfide. Da tempo deve fronteggiare la concorrenza di software di scrittura on-line offerti da Google e di Open Office, una suite con editor di scrittura, foglio elettronico e software per presentazioni scaricabile gratuitamente.