Il caso Unipol surriscalda la politica. Il presidente della Repubblica critica Clementina Forleo: «Valutazioni non pertinenti». Di Pietro attacca Napolitano: «Non c'è niente di male. Si rischia di coprire il malaffare». Mastella contro l'ex pm di Mani pulite: «Se pensa questo di noi, si dimetta». La Cassazione chiede gli atti dell'inchiesta. Intanto Fassino accusa il Gip milanese di «conclusioni infondate», ma i Ds non hanno ancora deciso se votare l'autorizzazione a procedere
Se addirittura un Presidente della Repubblica come Napolitano si schiera contro di lei, significa che il giudice Forleo ha proprio sbagliato tutto. Oppure viceversa.
L´ordinanza Forleo e quel pasticcio del codice
Franco Cordero su la Repubblica
Nel repertorio forense la procedura penale segna il punto infimo: furberie, cavilli, tattiche impudenti e tanta ignoranza; se ne riparla da quando un giudice delle indagini preliminari (in sigla gip) ha chiesto alla Camera il permesso d´usare colloqui dei quasi-imputati con alcuni parlamentari, formalmente estranei al procedimento, configurandoli come possibili concorrenti. Proteste, scandalo, iperboli più o meno gonfie.
Gl´intenditori risolvono la questione in due battute: l´attore è il pubblico ministero; riceve o raccoglie notizie del reato, iscritte nel relativo registro, indaga e ritenendo d´avere materiale idoneo, formula l´imputazione; altrimenti chiede d´essere sciolto dall´obbligo d´agire.
Stavolta non aveva mosso dito verso gli onorevoli collocutori, dunque non spetta al giudice ventilare ipotesi delittuose rispetto ad essi. Le ravvisa? Allora informi l´ufficio requirente. Vero, ha sbagliato.
Tuttavia, l´errore appare veniale rispetto agli sgorbi normativi dai quali nasce.
La storia risale all´art. 68 Cost., riscritto dalla l. 29 ottobre 1993 n. 3: il parlamento godeva d´un diritto d´asilo; i suoi componenti non erano giudicabili senza il voto affermativo della Camera competente. Adesso lo sono ma, siccome gli unti dal popolo hanno sangue blu, la nuova norma subordina le intercettazioni al voto camerale. Tanto vale impedirle: l´espediente investigativo riesce utile finché chi parla non sappia d´essere ascoltato; qui era clamorosamente avvertito. Insomma, fin quando l´assemblea non lo conceda, nessuno controlla i loro apparecchi: se però, in vena garrula, entrano nello spazio acustico altrui, legittimamente sorvegliato, imputent sibi (incredibile quanto ciarlino); un´altra volta siano più cauti. Così ragionano gli assuefatti al discorso serio:
Il fiore velenoso sboccia sub divo Berluscone: l. 20 giugno 2003 n. 140, dichiarata invalida dalla Consulta nella parte in cui contemplava un´assurda immunità processuale dei cinque presidenti; l´interessato era lui. L´art. 6 regola l´uso del materiale ritualmente intercettato dove risuonino ugole parlamentari: l´ipotesi auspicabile è che il gip, «anche su istanza delle parti» (possibile quindi l´intervento ex officio), lo ritenga irrilevante; allora ordina che sia distrutto (comma 1); se però una parte vuol usarlo e udite le altre, lui reputa adoperabili i discorsi de quibus, chiede il permesso alla Camera competente (commi 2-3); negato il quale, l´intero reperto (dischi, nastri, verbali, tabulati) va distrutto al più tardi nei 10 giorni (c. 5).
Siamo in piena teratologia, la scienza dei mostri: norma indecorosa, scritta con i piedi, grossolanamente invalida; è facile previsione che tale sia dichiarata dalla Corte costituzionale. I lettori inesperti possono rendersene conto da un esempio. N e P, boss mafiosi, conversano sul filo o nell´etere con Q, eletto dal popolo (è ingenuo presupporre che le cosche non abbiano chi le tutela dai banchi): rievocano delitti su cui l´inquirente s´era affaticato invano; salta fuori l´organigramma dei mandanti, consiglieri, gestori, manovali. Sia lodato Iddio, caso risolto, purché l´assemblea accordi il permesso d´usare le sante parole: se lo nega con l´argomento insindacabile del fumus persecutionis, va tutto al diavolo; siccome una norma matta estende l´immunità processuale ai collocutori, N e P vengono assolti. Cose da burla macabra.
L´anomalia allignava già nel codice, in barba alla logica accusatoria: non s´erano mai visti termini oltre i quali l´organo requirente debba astenersi dall´indagare, sotto pena d´inefficacia dell´atto compiuto; il legislatore 1989 li impone; e affida al giudice l´eventuale riapertura; scelta insindacabile (artt. 405-7 e 414 c.p.p.).
Il caso del quale sono piene le cronache, dunque, è attribuibile al legislatore calamitosamente pasticheur. Definiamolo in chiave tecnica, fuori dall´alluvione retorica. La Camera bassa ha ricevuto l´ordinanza: erano e sinora restano estranei al procedimento gli onorevoli le cui parole il giudice ritiene utili; l´organo requirente non li ha iscritti né indaga nei loro confronti; qui appare due volte assurdo che l´uso delle prova dipenda dall´assenso assembleare; infatti, stiamo parlando d´una norma invalida. Senonché quel giudice afferma l´ipotetica responsabilità dei predetti. In quale conto tenere i relativi argomenti? Nell´attuale contesto, nessun conto: sono dei flatus vocis, come scrivevano filosofi medievali nelle dispute sui nomi; opinioni irrituali; non era affare suo disquisirle lì. Ma ha scritto quel che pensa. L´atto configura una denuncia obbligatoria (art. 331, illo tempore chiamata «rapporto»): il pubblico ministero, suo destinatario, la iscrive nel registro (art. 335) e indaga; indi chiede il processo o l´archiviazione (art. 408); se il gip gliela nega, malgré lui formula l´imputazione, essendovi obbligato (art. 409, c. 5).
La parola passa a Montecitorio. Il partito blu s´è schierato: B. offre largo e micidiale compatimento agli esponenti Ds condolendosi dell´attacco sferrato «in spregio alle regole»; vittime come lo era lui; nel nome d´una «buona giustizia e buona politica», i profondi pensatori d´Arcore invocano il ripristino dell´immunità parlamentare, abolita 14 anni fa, affinché le Camere ridiventino asilo d´impuniti (i napoletani dell´età barocca lo chiamavano «confugio», nome pittoresco). Come voteranno i partiti del centrosinistra? L´unica risposta pulita è «sì», senza clausole: se il pubblico ministero ritiene sostenibile l´ipotesi d´una corresponsabilità e l´udienza preliminare porta al dibattimento, tribunale e corti diranno quanto fondamento abbia; frapporre ostacoli sarebbe ignobile e politicamente stupido. Gl´italiani sensibili al bisogno d´un minimo etico nella cosa pubblica non hanno combattuto la pirateria berlusconiana per installarne una solidale, pseudoliberal-bolscevica. Ma povera procedura penale, contraffatta da ignoranti chierici del garantismo bicamerale.
"Quelle critiche sono ingiuste"
freddezza al Colle con l´ex pm
Mancino: "Il presidente Napolitano non si riferiva a casi specifici". Pera attacca il presidente
Il Capo dello Stato è irritato non tanto per le critiche da destra quanto per le prese di posizione interne alla maggioranza
Giorgio Battistini su la Repubblica
ROMA - Era un´affermazione «di principio», più che un monito o una censura personale. E in quanto tale, come affermazione di carattere generale, va considerata. Le parole di Giorgio Napolitano al Csm, lunedì pomeriggio, che tutti hanno interpretato come critica evidente al gip Clementina Forleo, sono al centro d´uno scontro politico. Il presidente fa sapere che quelle affermazioni erano «di principio». Chiare, precise senza per questo esser riferite a un evento o una persona in particolare. E, come ha spiegato chiaramente l´altro pomeriggio nell´aula del palazzo dei Marescialli («mi duole dovermi ripetere»), le stesse cose le aveva già dette il 6 giugno scorso, un mese e mezzo fa. Senza per questo scatenare scandali, indignazione o contrasti.
Napolitano è irritato non tanto per le scontate accuse della destra quanto piuttosto per le "rispettose" ma appuntite critiche che gli vengono dalla maggioranza di centrosinistra. Addirittura dal ministro Antonio Di Pietro, ex magistrato di punta negli anni di Tangentopoli. A suo parere la Forleo «ha semplicemente dato conto delle ragioni per le quali ha chiesto l´acquisizione delle intercettazioni telefoniche». Al presidente che diceva «no a valutazioni non pertinenti negli atti giudiziari» (le intercettazioni stesse, appunto) Di Pietro replica: «se non sono pertinenze queste, allora le parole non hanno più significato».
Scontro innescato inizialmente dalle parole di Marcello Pera, ex presidente del Senato, di critica frontale allo stesso Napolitano. «Dispiace osservare», contesta Pera, «che il presidente pur con il lodevole intento di non turbare la vita politica e gli equilibri istituzionali, si è egli stesso avvalso di un potere non previsto dalla Costituzione». Secondo l´ex presidente del Senato «non compete al presidente della Repubblica sindacare singoli atti di singoli magistrati, per i quali l´ordinamento prevede procedure ben definite». «Purtroppo», continua Pera, «non è la prima volta che il presidente Napolitano rilascia dichiarazioni e manifesta comportamenti non contemplati dalla Costituzione». Egli «non può modificare le sue prerogative costituzionali né ampliarne i limiti. Sarebbe una sciagura per l´intero Paese se per evitare una crisi politica se ne provocasse una istituzionale assai più grave».
Brucia ancora il Centrosud
Già 32 gli incendi dall'alba
Martedì due le vittime a Peschici
sommari de l'Unità
Il fuoco continua a divorare tutto il centrosud: numerosi i roghi in Abruzzo, Lazio, Calabria, Sicilia e Sardegna. Sono già 32 le richieste di intervento aereo arrivate al Dipartimento della Protezione civile, dopo gli oltre 300 incendi di martedì. Canadair ed elicotteri si sono levati in volo alle prime luci del giorno. Continuano a bruciare i boschi del Gargano, ma la situazione appare sotto controllo, dopo che due persone hanno perso la vita a Peschici, dove un immenso rogo ha costretto centinaia di persone a rifugiarsi in spiaggia.
Povere case circondate dalle fiamme, nuvole dense di fumo che assediano i centri abitati; il fuoco che lambisce le spiagge spingendo i bagnanti a cercare rifugio in mare, a farsi salvare dalle barche; gente disperata, esasperata, che attende per ore una risposta dei vigili del fuoco con il fazzoletto sulla bocca per riuscire a respirare un'aria piena di ceneri, tossica: qualcuno non ce l'ha fatta, ed è morto asfissiato prigioniero nella sua auto.
È stata una giornata terribile, campale quella di ieri: sugli schermi della tv scorrevano immagini che sembravano riprese a Beirut, ed invece era Peschici, sul Gargano. La protezione civile non ha mai fatto così tanti interventi aerei, oltre cento, sono bruciati migliaia di ettari di bosco , il monte Pollino arde come una immane torcia sulle arsure calabresi, il fuoco spinto dal vento divora il patrimonio di verde nel sud.
Come ogni estate, più di ogni estate. E come ogni estate pubbliche autorità, servitori della Protezione civile, amministratori di comuni e di provincia gridano agli incendiari. Ma questo esercito di piromani, questa nazione di delinquenti pronti a tutto, anche a mandare arrosto donne e bambini alla fine della stagione della paura scompare, non ne resta traccia fra i boschi carbonizzati, il fumo stagnante e le braci ancora ardenti.
Nell'ultimo anno, d'altronde, ne sono stati denunciati oltre quattrocento, ne sono stati arrestati appena una decina, ed è probabile che chi è stato preso in fragranza sia già stato liberato.
L'ingegner Bertolaso, capo della Protezione civile, si è scagliato contro l'esercito dei criminali che provocano sciagura e appiccano incendi: "È una guerra criminale, i roghi sono quasi tutti dolosi - ha detto - i piloti dei Canadair mi dicevano che spegnevano un focolaio e ne vedevano accendersi altri quattro altrove". Non è forse vero che i delinquenti riescono a far soldi su tutto, anche sugli alberelli sparsi del Pollino? I piromani possono essere al servizio di grandi o miserabili speculazioni edilizie, possono incendiare un bosco in nome della propria riassunzione come operai dediti alla riforestazione: è accaduto più di una volta. Incendiari si può diventare per sbadataggine, menefreghismo, o perché il caos edilizio in cui la nostra città è cresciuta ci consente di tenere un deposito di bombole di gas tra gli sterpi, dove non dovrebbe essere.
Sia dolo o incuria, sempre l'interesse particolare viene posto al di sopra di quello generale. La svalutazione del bene pubblico è arrivata alla sua massima ignominia, le strade di alcune grandi città coperte dall'immondizia che le autorità municipali non si occupano di trasportare altrove, o non vi riescono. Ma vi è altro e di peggiore dell'incuria ed è il vandalismo di massa. I giovanotti che lanciano sassi sulle automobili e quelli che sforacchiano con pistole e fucili i cartelli delle indicazioni stradali appartengono anche loro all'indomabile razza di bestioni che non sopportano discipline, l'esercito temuto di casseur,
Si vede che il caldo dell'estate scatena tutti i casseur che girano per le nostre strade e sono milioni, molti pronti a uccidere chi li ha sorpassati in auto, o urtati in una folla figuriamoci cosa gli importa se una sigaretta accesa dà fuoco a un bosco e se qualche malcapitato ci brucia vivo.
Referendum, in Cassazione le 820mila firme raccolte
sommari de l'Unità
Il comitato referendario guidato da Giovanni Guzzetta (nella foto) e Mario Segni ha consegnato le firme in Cassazione. Le adesioni contro la legge elettorale della Cdl sono ben 820.916.
Vi spiego le mie idee
Rosy Bindi su l'Unitàdel 24 luglio
La fase costituente del PD entra nel vivo grazie ad una competizione vera tra più candidati, ciascuno con le sue idee e il suo programma. Ho riflettuto a lungo su come dare il contributo migliore e la scelta di candidarmi mi è parsa la più utile e impegnativa.
Il sostegno che ho ricevuto in questi primi giorni, mi conferma nella decisione. Risponde alle attese di tanti militanti nella Margherita e nei Ds ma anche di tantissimi - giovani, donne, uomini - che guardano da tempo e con speranza a questo progetto.
La nostra ambizione era ed è quella di restituire autorevolezza alla politica, scommettendo proprio su un'idea nuova di partito e di politica. Un'idea che insieme abbiamo coltivato e perseguito, tra fatiche e lacerazioni, con tenacia e con grande passione comune. Un partito plurale e aperto, capace di unire le culture politiche del Novecento ma anche le nuove istanze dei movimenti per la pace, lo sviluppo sostenibile, i nuovi diritti di cittadinanza.
Il Pd non sarà, lo abbiamo ripetuto anche nei nostri congressi, una fusione a freddo tra due gruppi dirigenti ma una grande forza popolare, democratica, radicata nel territorio. Dobbiamo invece avere il coraggio di mescolarci tra di noi, senza quote e senza bilanciamenti di appartenenza, di spalancare a tutti le porte del nuovo partito. Dobbiamo avere a cuore l'unità futura del partito, la capacità di sintesi della sua leadership. Anche a questo giova il confronto sul programma, le alleanze, le riforme istituzionali e il rapporto con il governo Prodi.
In questo confronto porto la convinzione che il Pd si colloca al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo. Un partito che concepisce il bipolarismo come democrazia governante e non allude tatticamente ad alleanze di «nuovo conio», al contrario, lavora per rafforzare la scelta di governo di tutto il centrosinistra. Il Pd che potenzialmente supera il 35% deve avere un dialogo inteso con la sinistra stimata al 15%.
Il Pd mette alla prova se stesso nel sostegno al Governo e nelle scelte impegnative di questo tempo. È necessario cambiare la legge elettorale per mettere in sicurezza il bipolarismo italiano, ma il consenso in Parlamento va cercato a partire da un accordo nel centrosinistra. Assi preferenziali tra una parte del centrosinistra e una parte del centrodestra hanno più il sapore di sospettosi accordi politici che di chiari e doverosi dialoghi istituzionali.
Sul piano delle riforme sociali abbiamo corretto l'iniquità dello scalone. Il governo ha dimostrato di saper fare riforme impegnative pensando anche al futuro delle nuove generazioni, una prova di riformismo maturo e della capacità del Pd di tenere unita tutta la coalizione. Noi, infatti, dobbiamo avere a cuore la sfida di superare vecchie e nuove disuguaglianze sociali: tra Nord e Sud dell'Italia, tra donne e uomini, tra giovani e anziani. Il sostegno al Governo Prodi è il sostegno a un programma di crescita e di sviluppo che coniuga equità e solidarietà, che ripensa il welfare in una chiave più moderna e più giusta. Un partito che guida il cambiamento, riconosce i meriti e promuove l'innovazione. Ma non si accontenta delle pari opportunità di partenza e ha l'ambizione di non lasciare indietro nessuno e sostenere le qualità di ciascuno.
Un partito infine che riconosce il momento delle donne, e investe su di loro per una nuova qualità della democrazia. Le donne conoscono dissensi di partenza, ma non se ne fanno paralizzare e sono le prime ad avvertire il bisogno di una nuova laicità. La mia candidatura vuole anche incoraggiare il protagonismo femminile, la voglia di assumere, in tante, nuove e maggiori responsabilità anche in politica.
Ciascuno di noi in questi anni ha lavorato sodo per arrivare all'appuntamento del 14 ottobre. Ognuno sa quanta strada è stata fatta nei Ds e nella Margherita e quanto il simbolo dell'Ulivo sia stato immagine ma anche sostanza di una nuova casa comune.
Per questo le primarie sono una straordinaria occasione di mettere alla prova la nostra capacità di innovazione. Per questo tutte le candidature possono dare un contributo e tutte sono degne di essere prese in considerazione.
La mia è al servizio di una mobilitazione più larga, oltre gli iscritti ai due partiti. Sono a disposizione di tutti: per valorizzare le energie migliori, motivare all'impegno politico quanti già si sentono democratici e vogliono essere protagonisti a pieno titolo di questa nuova stagione. Non mi nascondo le difficoltà, politiche e organizzative.
Il regolamento favorisce chi può contare su forti strutture organizzate centralmente, premia le vecchie appartenenze e non prevede la possibilità di votare direttamente il nuovo segretario. I Ds e la Margherita hanno già espresso, attraverso i loro più autorevoli esponenti, appoggio a Walter Veltroni. Presentare liste e candidati alternativi in tutti i collegi non sarà una passeggiata.
Occorre evitare che il legittimo sostegno al ticket con Franceschini provochi più o meno esplicite «conventio ad escludendum» nei confronti di altri candidati. E non vorrei che i dirigenti locali di Ds e Margherita si mettessero a disposizione solo di una parte e non di tutti gli altri candidati che ugualmente sono impegnati nella costruzione del partito nuovo.
La responsabilità che hanno oggi i due partiti è quella di animare il confronto con tutti e per tutti, così da garantire una reale fase costituente.
Resto convinta che il progetto del Pd sia più forte degli accordi tra i vertici. Resto convinta che la libertà delle persone sia più forte delle regole. La scommessa della mia candidatura è anche questa: realizzare il massimo di apertura a tutti i livelli e incoraggiare l'incontro vero e leale tra tutte le diverse sensibilità del Pd.
Sarebbe imperdonabile sciupare questa occasione per il timore di perdere ciascuno qualcosa: certezze e garanzie del passato, ruoli e collocazioni del presente.
Sarebbe imperdonabile mortificare la domanda di nuova politica che viene dal Paese, ma anche la domanda di democrazia e libertà che viene dai militanti e dagli iscritti di Ds e Margherita.
Chi sarà eletto il 14 ottobre è chiamato ad un'impresa impegnativa ed esaltante, cui mi dedicherò a tempo pieno dimettendomi dal Governo in caso di vittoria, dare forza e anima ad un soggetto politico nuovo. Un Partito democratico, davvero.
Italease, Bankitalia azzera i vertici.
La Procura apre un fascicolo
su Il Sole 24 Oredel 24 luglio
Azzeramento del consiglio d'amministrazione, escluso il neo amministratore delegato Massimo Mazzega, rinnovo del collegio sindacale, ricapitalizzazione. E divieto di effettuare operazioni in derivati. Sono questi gli imperativi imposti dalla Banca d'Italia a Banca Italease in seguito al rapporto ispettivo di Via Nazionale sulla gestione del gruppo negli ultimi sei mesi della dirigenza targata Massimo Faenza e durante i quali è esplosa la "mina" derivati. In Piazza Affari rimbalzo dopo il -10% della vigilia: poco dopo le 10 il titolo guadagnava il 2,7%, attestandosi a 16,47 euro.
I vertici della banca sono stati informati delle decisioni di Bankitalia, che non ha imposto il temuto commissariamento, durante il cda straordinario di martedì sera, sotto gli occhi del direttore della sede di Milano di Palazzo Koch, Salvatore Messina, dell'ispettore che ha condotto le indagini, Claudia Casini, e di altri funzionari della Banca Centrale guidata da Mario Draghi.
In particolare, via Nazionale, al fine di assicurare «la sana e prudente gestione» del gruppo, ha ordinato «il rinnovo degli organi e la convocazione delle assemblee» in sede ordinaria e straordinaria nonchè «la ricapitalizzazione» dell'istituto. Per questo è stata richiesta una riunione ad hoc del cda per deliberare in merito. Ancora, Bankitalia, alla luce dei contratti in derivati intermediati da Banca Italease con 2 mila clienti e lievitati da gennaio a oggi da 275,5 a 730 milioni di euro (al 29 giugno), ha disposto il divieto di effettuare operazioni finanziarie di questo tipo.
I NUMERI
2.600. Sono i clienti coinvolti nella vicenda dei contratti derivati venduti dalla banca milanese 720 milioni. È il valore nozionale dei derivati. Su questi contratti la banca ha avviato procedure di recupero 40%. È la percentuale di recupero delle perdite sui prodotti derivati che la banca stima di potere riuscire a raggiungere attraverso conciliazioni e azioni legali con la clientela 457 milioni. È il totale dei ricavi di Italease nel 2006 . Dalla compravendita di derivati pari a 144 milioni la banca realizzava il 31% del totale dei suoi ricavi 7 banche. Erano sette le banche d'affari che studiavano i derivati che Italease piazzava ai suoi clienti: Deutsche Bank, Société Générale, Bnp Paribas, Banca Aletti, Goldman Sachs, Lehman Brothers e Bear Stearns 165 milioni. Le 10 società più esposte avevano derivati per oltre 165 milioni di euro. Giuseppe Statuto aveva un'esposizione da 80 milioni chiusa prima dello scandalo
Testo guida ai derivati E ora l'istituto tenta la via della conciliazione
di di Stefano Elli e Fabio Pavesi (19 luglio 2007)