In Gran Bretagna è stato appena pubblicato un libro molto interessante che si intitola What´s Left?. Ne è autore Nick Cohen, un insigne giornalista di sinistra, socialista sin da giovane, ma che oggi riconosce che il socialismo è morto da quando l´utopia di un´economia post-capitalista non è più all´ordine del giorno. La morte del socialismo, dice Cohen, ha portato una "tetra liberazione" a chi era schierato con la sinistra più radicale. Al posto di prefigurarsi un futuro socialista, adesso questa sinistra è libera di accompagnarsi a qualsiasi movimento, purché sia contro lo status quo e, più specificatamente, contro l´America. Qualsiasi cosa possa pregiudicare la posizione dell´America nel mondo è sottoscrivibile. Chiunque sia contro gli Stati Uniti tout court è patrocinabile. Tutto ciò spinge la sinistra radicale in direzione di alcune visioni del mondo del tutto irrazionali.
Perché mai, si chiede Cohen, la sinistra sottovaluta la minaccia che l´Islam militante rappresenta per i valori dell´Occidente? Questa forma di Islam incarna tutto ciò verso cui la sinistra fa mostra di provare avversione: è contro la libertà di espressione, non ammette i valori liberali e crede nell´oppressione dichiarata del sesso femminile, ivi compresi i delitti d´onore. Perché la Palestina è una causa per la quale la sinistra si batte, ma così non è per la Cina, il Sudan, lo Zimbabwe, il Congo e la Corea del Nord? Perché coloro che hanno marciato manifestando contro l´invasione dell´Iraq non hanno condannato il regime fascista di Saddam Hussein con la stessa veemenza con la quale hanno avversato la guerra?
Nel momento in cui il governo Prodi è caduto perché due senatori non erano disposti ad accettare la presenza dei soldati italiani in Afghanistan o l´allargamento della base Nato di Vicenza, questi sono interrogativi pertinenti. I Taliban si preparano a scagliare un´offensiva in primavera e la Nato sta portando avanti in Afghanistan un incarico molto importante, che vede coinvolti i soldati di vari Paesi. Davvero i contrari a questa missione preferirebbero che l´Afghanistan facesse ritorno a una società dominata da una consorteria religiosa che è tra le più intolleranti e prevaricatrici al mondo? Si può essere d´accordo o in disaccordo con l´iniziale intervento militare in Afghanistan, ma adesso abbandonare quel Paese sarebbe il colmo della follia e dell´irresponsabilità.
Nondimeno, la sinistra oggi è divisa al proprio interno. La sinistra radicale non solo è una variante più avventurosa di riformismo: essa ha altresì una visione completamente diversa del mondo, una che potremmo a ragion veduta definire reazionaria. Gli odierni radicali di sinistra sono conservatori sotto mentite spoglie. Persistono ad avere una mentalità da Guerra Fredda, ben dopo la scomparsa di quel mondo bipolare. Tuttora sperano che cosa?
Un ritorno al socialismo o al comunismo non potrà verificarsi, dal momento che era errato - così oggi noi riteniamo - il presupposto dal quale partivano entrambi, vale a dire il fatto che lo Stato potesse sostituirsi ai mercati nell´adeguare la produzione alle necessità umane. Soltanto i mercati capaci di reagire ogni giorno a milioni di indici dei prezzi saranno in grado di affrontare le enormi complessità delle economie moderne. Questo non significa che dovremmo essere alla mercé dei mercati, non più di quanto siamo alla mercé dello Stato. Una società positiva che la sinistra dovrebbe sostenere a livello locale, nazionale e globale è quella che sa controbilanciare un mercato efficiente e un governo democratico e dinamico, unitamente a una sfera civile solida, che prende parte a ogni processo; un ordine sociale contrassegnato dalla libertà di azione e di espressione, dalla legalità e dall´uguaglianza tra uomini e donne. Questi sono ideali concreti, non fantasie utopistiche, e sono ideali per i quali vale la pena combattere. La caduta del socialismo non corrisponde alla fine della sinistra. L´obiettivo di creare una società che sappia abbinare prosperità e solidarietà a un basso livello di ineguaglianza è quanto mai vivo.
È triste per me, sostenitore tenace di un centrosinistra coeso in Italia, constatare che pochi individui di sinistra potrebbero ancora una volta riconsegnare il governo del Paese alla destra politica. Che genere di politica è mai questa nella quale non vi è senso della responsabilità collettiva, nella quale il bene più grande del Paese è sacrificato sull´altare della correttezza politica? A un osservatore esterno tutto ciò appare privo di senso. A me sembra che alcune persone appartenenti alla sinistra tradizionale molto semplicemente non siano pronte ad accettare le responsabilità di governo. Sono felici soltanto all´opposizione, quando di ogni cosa è possibile biasimare la destra, in modo alquanto conveniente e familiare. Ciò ben si confà a quello che afferma Cohen: solo quando si sa contro cosa si è, e non per che cosa ci si batte, allora, innegabilmente, si è più contenti all´opposizione.
(traduzione di Anna Bissanti)
La dittatura della coscienza
Umberto Galimberti su la Repubblicadel 26 febbraio
C´è una parola magica che, quando si è in procinto di fare disastri o a disastri avvenuti, viene evocata per garantirsi l´impunità, quando non addirittura il rispetto anche da parte di chi non ne condivide le posizioni e soprattutto le conseguenze della azioni. Questa parola magica si chiama "coscienza". L´abbiamo sentita evocare da Fernando Rossi e da Franco Turigliatto, i due senatori che, con il loro voto, hanno determinato la caduta del governo Prodi. Alla "coscienza" e a quella sua variante che sono i "princìpi" era ricorso anche Clemente Mastella per giustificare la sua opposizione ai Dico. Alla "coscienza" ricorrono infine tutti quei medici che rifiutano l´interruzione di gravidanza anche nei casi consentiti dalla legge o la sospensione delle cure come nel caso Welby e in altri simili.
Ma cos´è questa "coscienza"? E´ la dittatura del principio della soggettività che non si fa carico di alcuna responsabilità collettiva e tanto meno delle conseguenze che ne derivano. Il medico che, in nome dell´"obbiezione di coscienza", rifiuta l´interruzione di gravidanza a chi nella miseria genera molti figli nella più assoluta indigenza, a chi resta incinta in età infantile, a chi porta in grembo feti affetti da malattie ereditarie, non si fa carico delle condizioni della madre e dell´infelicità futura dei nascituri, ma solo dell´osservanza dei suoi princìpi, che consente alla sua coscienza di sentirsi "a posto", proprio perché rimuove, nega, non vede o non vuol vedere le conseguenze della sua decisione.
Questo tipo di "coscienza" che non assume alcuna responsabilità sociale è una coscienza troppo ristretta, troppo angusta per poter essere eretta a principio della decisione. Se poi, alle sua spalle lavora l´obbedienza a princìpi che qualche autorità, come ad esempio la chiesa, pone come "vincolanti", allora si giunge a quell´autolimitazione della responsabilità che abbiamo conosciuto in epoca nazista, dove tutti, dalle più alte gerarchie ai semplici militari, si sentivano responsabili solo di fronte ai superiori ("Ho obbedito agli ordini") e non responsabili di fronte alle conseguenze delle loro azioni.
Se la dittatura della coscienza soggettiva, che in nome dei propri princìpi non si piega alla mediazione e non si fa carico delle domande sociali (come possono essere quelle delle coppie di fatto o dei malati terminali che chiedono l´interruzione delle cure) diventa principio inappellabile in politica, che è il luogo dove dovrebbe trovare compensazione il conflitto delle diverse posizioni, allora bisogna dire chiaro e forte che coloro che si attengono alla dittatura della coscienza non devono entrare in politica, perché la loro coscienza non prevede alcuna responsabilità collettiva, ma solo l´osservanza dei propri princìpi.
«L'Afghanistan pacificato? È una bomba a orologeria»
«Libertà e democrazia non si esportano. Se ci sono paesi che voglio aiutarci devono agire indipendentemente dagli Usa» Fermeremo il terrorismo solo se i signori della guerra saranno disarmati, rimossi dalla politica e processati.
Miriam Rawi * su il Manifesto
L'Afghanistan non è il paese liberato e pacificato del quale parlano i media. Cinque anni fa gli Usa e i loro alleati hanno attaccato il nostro paese dicendo di voler portare «diritti umani», «democrazia» e «libertà» in questo paese sconvolto dalla guerra. Il regime taleban è caduto e si è insediato il regime fantoccio di Hamid Karzai, del quale fanno parte i criminali dell'Alleanza del Nord che tutto il mondo conosce.
Le politiche di Karzai e dei suoi padroni occidentali hanno oggi portato l'Afghanistan a una situazione molto critica: il disastro è una bomba a orologeria che può esplodere in qualunque momento. In questi cinque anni, sotto le insegne della «democrazia» e della «libertà», sono stati usati con successo il tradimento e la beffa, e la situazione in cui versano i diritti umani è l'effetto del doloroso inganno di questo governo, guidato dai signori della guerra.
Senza dubbio la guerra al terrore ha rovesciato il regime misogino e barbaro dei taleban, ma non ha rimosso il fondamentalismo islamico, che è alla radice della sofferenza di tutto il popolo afghano. Essa ha semplicemente sostituto un regime fondamentalista con un altro.
Ora abbiamo un parlamento pieno di signori della guerra, tra cui capi criminali jehadi, ex comandanti taleban e alcuni ex fantocci dell'Urss. Persone che dovrebbero essere processate prima di chiunque altro per i loro crimini, si apprestano a legiferare in nome del popolo afghano. Il dominio degli eserciti privati dei signori della guerra in diverse parti del paese, e gli scontri interni ai diversi gruppi, hanno causato la perdita di vite innocenti. I Signori dell'oppio e degli aiuti La coltivazione del papavero da oppio si è estesa. Il governo ha vietato ai coltivatori, poveri e affamati, di coltivare il papavero da oppio, ma permette ai potenti signori della droga di continuare a fare affari sporchi con il narcotraffico.
L'Afghanistan ha ricevuto 12 miliardi di dollari di aiuti, e alla conferenza di Londra sono stati promessi altri 10 miliardi. Ma neanche una minima parte di questi fondi è stata usata per il benessere della popolazione. La corruzione e le frodi del governo fanno confluire miliardi di dollari nelle tasche dei pezzi grossi.
Le condizioni di sicurezza in Afghanistan sono critiche: le donne e le bambine sono le più colpite. Uomini armati dell'Alleanza del Nord hanno preso parte a stupri, rapimenti, omicidi, saccheggi e ad altre forme di violenza. Nonostante la presenza di più di 35.000 militari stranieri a Kabul e in altre città, gli operatori delle Ong e dell'Onu vengono rapiti alla luce del giorno, mentre persone innocenti vengono uccise in missioni suicide. Secondo l'Onu, l'Afghanistan sta affrontando disastri sanitari ancora peggiori dello tsunami del 2004. Ogni giorno, 700 bambini e 50-70 donne muoiono per mancanza di assistenza medica. Centinaia di persone muoiono di fame o per i rigori dell'inverno.
Contrariamente a quanto si sostiene, non c'è traccia di libertà d'espressione. Secondo l'Associazione afghana dei giornalisti indipendenti, solo lo scorso anno si sono verificati più di quaranta casi di aggressioni a giornalisti, tra cui omicidi e molti casi di rapimento, aggressioni, incarcerazioni. Recentemente il Sindacato dei giornalisti afghani ha anche protestato per il grado di censura imposta dal governo.
L'imbarazzante sconfitta riportata nella guerra in Iraq non ha lasciato agli Stati uniti altra scelta se non quella di spacciare l'Afghanistan per un successo, che ciò si traduca in dolore e sofferenze per il popolo afghano, o no. La mancanza di accordo tra i paesi membri della Nato, e alcune prese di posizione sgradite agli Usa, hanno reso la situazione più difficile per la Casa Bianca. L'America cerca di mantenere in Afghanistan una stabilità fragile e momentanea. Così facendo, spera di far passare in tutto il mondo un'immagine di successo nella promozione di un Afghanistan «democratico», una «democrazia dei B52».
Spero abbiate capito che il nostro devastato paese non è affatto liberato. Noi siamo convinte che le condizioni attuali non cambieranno, e l'Afghanistan non sarà liberato dalla piaga del terrorismo e del fondamentalismo religioso, finché i signori della guerra non saranno disarmati, rimossi dalla scena politica e processati per i loro crimini di guerra.
Negli ultimi ventitré anni abbiamo avuto un atteggiamento critico verso le politiche afghane, specialmente nell'ultimo decennio, perché è stato il governo americano a creare, armare e sostenere i gruppi fondamentalisti criminali e i mercenari arabi che hanno poi portato alla terribile tragedia dell'11 settembre.
E' un segreto di Pulcinella che tutte queste bande terroristiche islamiche, dall'Alleanza del Nord ai taleban e ad Al-Qaeda, sono un prodotto del governo Usa. Ciò ha reso la vita della popolazione afghana una tortura, e mette a rischio anche quella della popolazione americana. L'Alleanza peggio dei talebani Ora il paese è governato da esponenti dell'Alleanza del Nord, i più infidi stupratori e assassini, con l'appoggio dell'America. Essi sono peggiori dei terroristi taleban e arabi. Oggi tutti i principali leader dell'Alleanza del Nord sono al potere e hanno posizioni chiave nel governo.
Anche Human Rights Watch ha scritto, il 27 settembre 2006: «I taleban ed altri gruppi anti-governativi in Afghanistan hanno ottenuto il consenso della popolazione perché il governo afghano non ha garantito un livello minimo di sicurezza e sviluppo; essi hanno usato la presenza nel governo dei signori della guerra per screditare l'amministrazione del presidente Karzai e i suoi sostenitori internazionali».
Le forze di peace-keeping si trovano nel nostro paese per la pressione degli Usa sui rispettivi governi. Anche se hanno intenzione di aiutare l'Afghanistan, purtroppo le loro azioni avvantaggiano interessi politici, economici e strategici degli Usa.
Il nostro popolo considera il governo americano un amico dei nostri nemici. Negli ultimi tre decenni gli Stati uniti hanno sostenuto gli elementi e i gruppi responsabili di tutte le disgrazie, i problemi e le devastazioni che hanno colpito il nostro paese. E questa politica prosegue.
Se i governi vogliono giocare un ruolo positivo nell'aiutare l'Afghanistan, devono rendersi indipendenti dalle politiche Usa; devono dimostrare al popolo afghano di essere sia contro i taleban, sia contro Al Qaeda, sia contro i terroristi dell'Alleanza del Nord. I veri amici del popolo afghano devono opporsi sia ai terroristi filo-americani dell'Alleanza del Nord, sia ai terroristi anti-americani (taleban). Una iniziativa senza gli Usa Pensiamo che nessun paese possa esportare libertà e democrazia in un altro paese, ma altri paesi possono essere d'aiuto alla nostra gente per combattere i suoi nemici. Se altri governi volessero giocare un ruolo positivo in Afghanistan dovrebbero agire indipendentemente dalle politiche statunitensi; dovrebbero dimostrare alla popolazione afghana di essere sia contro i terroristi talebani e di al-Qaeda, sia contro quelli dell'Alleanza del Nord.
Se le truppe internazionali rimanessero sulla base di una loro iniziativa, senza obbedire alla politica statunitense, sicuramente godrebbero del sostegno e delle simpatie del popolo afghano. Se vogliono veramente essere d'aiuto al popolo afghano, le truppe di pace devono avere una loro linea politica chiara, che si opponga ai fondamentalisti di tutte le fazioni, che rimuova dal potere i signori della guerra e i leader terroristi e completi il disarmo delle loro milizie; che faccia pressione sui paesi confinanti affinché smettano di interferire, che si fidi del popolo afghano, sostenga le forze democratiche e ci aiuti ad arrestare e a processare in un tribunale internazionale i criminali che hanno violato i diritti umani e che siedono nei posti di potere dell'attuale governo.
Rawa è stata fondata a Kabul nel 1977. Da allora abbiamo aperto scuole, orfanotrofi, ambulatori medici, progetti di microcredito. Abbiamo organizzato dimostrazioni pubbliche, prodotto pubblicazioni, oltre al nostro sito web, e così via. Le donne contro i fondamentalisti Ci battiamo per un governo democratico e laico, la sola cura per le ferite del popolo afghano e in particolare delle donne. È evidente che le donne di Rawa, battendosi contro il terrorismo e il fondamentalismo, corrono forti rischi in un paese ancora controllato dai signori della guerra armati. Lavoriamo per accrescere la consapevolezza e organizzare le donne in settori legali e sociali, e per aumentare il loro livello di istruzione e alfabetizzazione. Crediamo che l'istruzione sia potere. Le donne afghane non potranno combattere per i loro diritti finché non saranno equipaggiate con l'arma più affilata contro l'ignoranza e il fondamentalismo. Con le armi dell'istruzione, i loro diritti non potranno essere ignorati da nessun governo del paese.
Rawa ha chiesto spesso che i veri amici del nostro popolo sostengano le forze democratiche e non i nostri nemici. Essi dovrebbero fare pressione perché i terroristi siano rimossi dal potere e i comandanti militari disarmati, e perché i criminali siano giudicati da un tribunale internazionale.Se i nemici della democrazia e della pace possono essere uniti, perché non dovrebbero unirsi le persone che amano la libertà e combattono il fondamentalismo nel mondo? Fate sentire la vostra voce insieme a noi, contro il terrorismo e per difendere la democrazia e la pace.
* Questo è il testo dell'intervento di Miriam Rawi, 32 anni, esponente di Rawa in Afghanistan e nei campi profughi in Pakistan, all'assemblea del movimento pacifista di domenica scorsa a Roma. Traduzione Marina Impallomeni
La Fiat aiuta il tram
Giuseppe Culicchia su La Stampa
I dipendenti Fiat troveranno questo mese in busta paga anche un questionario. La casa automobilistica chiede ai lavoratori una serie di informazioni sui loro spostamenti. Ma in questo caso, contrariamente a quanto si potrebbe pensare anche in base ai recenti fatti di cronaca, non si tratta di un revival degli anni Settanta. No: la Fiat vuole capire in che modo può facilitare le maestranze nel loro quotidiano rapporto con il traffico cittadino, per definizione non esattamente idilliaco.
E quindi ecco che una via l'altra si susseguono domande riguardanti orari e tempi di percorrenza, e che contestualmente viene rivolto l'invito a indicare quali sarebbero le soluzioni più efficaci. Adottare il car-pooling tra colleghi? Agevolare l'acquisto di abbonamenti per l'utilizzo di bus e tram? Al Gruppo Torinese Trasporti si stropicceranno gli occhi, increduli: ma come? Proprio quelli? I fabbricanti di automobili? Com'è possibile? Già. Com'è possibile? Con tutta evidenza, si tratta di un bel cambiamento di mentalità rispetto al passato. E che prende atto di quello che è oggi come oggi uno dei maggiori problemi delle nostre città: la viabilità, con tutti gli annessi e connessi (leggi aumento esponenziale delle polveri sottili, inquinamento e surriscaldamento del pianeta). La strada è quella giusta. Nell'attesa che Torino diventi la capitale non solo italiana delle future auto ecologiche.
Il boom delle aste online: quel paradiso chiamato eBay
Giuseppe Carovita su Il Sole 24 Oredel 27 febbraio 2007
Questa volta la sfida è grossa, per la più grande internet company commerciale di tutti i tempi. Mercoledì scorso ha cominciato a muoversi, e in forze, l'Irs, il fisco Usa. Obiettivo: due miliardi di dollari di tasse non pagate su eBay, il gigante delle aste e del commercio online, la comunità di acquirenti e venditori, di ogni genere, che conta 222 milioni di utenti registrati nel mondo. Se fosse una nazione sarebbe la quinta al mondo.
Il problema è che eBay, dopo dodici anni di crescita ininterrotta a due cifre (dalle sue prime aste del settembre del 1995) si è gonfiata a dismisura, in una sorta di limbo accessibile solo ai suoi affezionati, e inizia a far paura. Il Fisco Usa, dal prossimo gennaio, intende avere informazioni precise e dettagliate sui «grandi commercianti» che agiscono nella sua comunità online, oltre 4,3 milioni di autentici neo-imprenditori commerciali Usa, che ogni anno superano i 500mila dollari di transazioni. L'internet company, gelosa della politica di protezione della privacy dei suoi aderenti, non ne vuole sapere. Spetta a chi vende dichiarare correttamente i propri guadagni, e non a eBay di comportarsi da «grande fratello». E altrettanto vale per il copyright, dove l'azienda ha in corso cinque grandi cause legali (l'ultima avviata ieri da un tribunale indiano, su denuncia dell'autrice di Harry Potter, Johanne Kathleen Rowling, che vorrebbe ingiungere a eBay il blocco preventivo del commercio di alcune edizioni dei romanzi non autorizzate).
Ma come si fa a controllare, articolo per articolo, una piazza virtuale di scambi dove si trovano, in media, oltre 100 milioni di oggetti in ogni momento, e 6,6 milioni vengono immessi ogni giorno, su 50mila categorie merceologiche? I numeri sono divenuti enormi, per un sito che, a conti fatti, è ormai l'ottavo gruppo commerciale del pianeta, e che ormai si confronta da vicino con nomi come Metro o Carrefour.
La sua è la dimostrazione di dove si sia trovato il mitico «oro di internet». Sta in una legge, quasi magica e auto-propulsiva: sulla rete ci devono guadagnare tutti, sia chi vende sia chi compra qualcosa. E insieme chi gestisce il servizio.
Questa legge ha funzionato fin dall'inizio sulla rete di reti. Ai suoi primordi, a fine anni 70, quando gli universitari si interconnettevano gratuitamente l'un l'altro per condividere email, ricerche e studi, con mutuo arricchimento professionale. E altrettanto per i programmatori del software "aperto", che tuttora traggono reciproco beneficio dallo sviluppo cooperativo di ambienti come Linux, partiti amatoriali e oggi cavallo di battaglia di giganti come Ibm. La comunità eBay non fa eccezione a questa regola. Chiunque ha qualcosa da vendere di interessante lo può mettere all'asta, può aprire un negozio virtuale anche a prezzo fisso (il 38% degli oltre 50 miliardi di dollari di transazioni 2006), può trasferire valore (da collezionista o semplicemente minor prezzo economico) sull'acquirente, sempreché paghi a eBay la dovuta commissione, tra il 2 e l'8% del prezzo finale. Risultato: 1,7 miliardi di dollari di entrate nel solo ultimo trimestre 2006, per la startup fondata da Pierre Omidyar nel 1995, che rimase quantomai stupito della vendita, grazie al suo nuovo software d'asta, del primo articolo: un puntatore laser, il suo, e per giunta rotto.
Da allora la piazza di scambi online non ha fatto che crescere. Meg Whitman, il motore operativo dell'azienda, ha operato 23 acquisizioni, in massima parte mirate sul commercio elettronico e su altri siti d'asta concorrenti, ma anche Paypal nel 2002 (il sistema di pagamenti online oggi più diffuso al mondo, grazie a eBay, pagato 1,5 miliardi di dollari in azioni) e nel settembre del 2005, per 2,6 miliardi di dollari, anche Skype, la startup estone della telefonia su internet, oggi bestia nera anche dei grandi gestori telefonici.
Il suo gioco a guadagno condiviso si è così moltiplicato con le risorse finanziarie generate, secondo i classici canoni della concentrazione sul marchio più forte, quasi un asso pigliatutto dell'e-commerce.
Oggi eBay è giunta alla saturazione, dopo dodici anni di crescita ininterrotta? Per alcuni analisti forse sì, specie negli Usa, dove il regime di assoluta libertà fiscale accordato ancora da Clinton al cyberspazio nel 1998 sembra ormai alla fine. E il commercio elettronico, specie su alti volumi, comincerà a rientrare nei ranghi. Ma in Europa gli spazi appaiono ancora ampi. In Italia, per esempio, ancora dopo sei anni filati, eBay continua a crescere al 150%, ha un milione e mezzo di offerte in ogni momento, fa un miliardo di pagine viste all'anno con quasi 7 milioni di visitatori. E si stima che la piazza virtuale sia servita da incubatore per oltre 6mila neo-imprenditori commerciali italiani, da piccoli negozianti del collezionismo di libri e orologi, fino ad autentiche boutique del made in Italy, anche verso l'estero.
Secondo eBay.it, nel 2006, una famiglia italiana media, grazie alle aste e agli acquisti online, ha risparmiato il 17% sul prezzo medio dei prodotti (con picchi del 20% sugli elettrodomestici). E nel 2006 il mercato è salito di tono, anche nelle transazioni singole: un'auto o una motocicletta venduta ogni 11 minuti, un computer o un suo componente ogni 24 secondi. E, da quattro settimane a questa parte, oltre 7mila oggetti messi in saldo (soprattutto da stock commerciali invenduti) su eBay.