
La settimana sulla stampa
a cura di G.C.
La Festa che ha cambiato il mondo
Enzo Bianchi su la Repubblica
Festa fragile quella del Natale, amata da tutti ma esposta a malintesi e stravolgimenti, vittima di facili assimilazioni e riduzioni ora a opportunità consumistica tra le tante, ora a emblema socio-culturale di radici smarrite. Così nelle nostre società del benessere assistiamo impotenti allo scatenarsi di una frenesia commerciale che usa il Natale come pretesto, oppure ne vediamo la simbologia banalizzata a fenomeno da stagione invernale, dimenticandoci che nell´emisfero sud i cristiani celebrano lo stesso mistero senza contorno di freddo e gelo. O ancora, assistiamo oggi a dispute peregrine su linguaggi simbolici che offenderebbero altre tradizioni religiose, quando è il messaggio cristiano stesso a patire se ridotto soltanto a canzoncine, alberi decorati o festoni colorati.
Ma cos´è davvero, in profondità, il Natale cristiano? Le sue origini sono antichissime. I seguaci di Gesù, ancor prima di essere chiamati "cristiani", cominciarono a celebrare la morte-risurrezione del loro maestro e profeta, acclamandolo anche come Messia e Signore veniente, fin dai primissimi anni successivi a quegli eventi che erano parsi segnare la fine della vicenda del Nazareno. Subito presero a ricordare nel primo giorno delle settimana ebraica - cioè il giorno dopo il sabato - l´evento che in Gesù aveva segnato la vittoria dell´amore sulla morte: in seguito la domenica, festa settimanale della risurrezione, assunse una maggiore solennità nella celebrazione annuale della Pasqua. E così avvenne per circa tre secoli.
Progressivamente la lettura liturgica dei Vangeli dell´infanzia di Gesù, secondo i testi canonici di Matteo e di Luca, ispirò ai cristiani di ricordare e celebrare anche la nascita del loro Signore, come si faceva e si fa per ogni uomo e, massimamente, per un uomo "memorabile". Un calendario romano del 354 ci testimonia che a Roma, verso il 330 - quindi ormai nella stagione di libertà per il culto cristiano - si cominciò a festeggiare il Natale il 25 dicembre. Quella data fu scelta perché già vi si festeggiava il sol invictus, il "sole mai vinto", trionfatore sulla notte, che proprio in quei giorni successivi al solstizio d´inverno sembra riprendere le forze e ricomincia a salire nell´orizzonte. Non è un caso che il più antico mosaico cristiano, scoperto sotto la basilica di San Paolo a Roma, rappresenti Cristo-Helios, Cristo-sole sul carro trionfale. Da Roma la festa si propagò in Africa settentrionale e alla fine del V secolo Natale segnava già l´inizio dell´anno liturgico: l´imperatore Giustiniano nel 529 lo dichiarerà giorno festivo, senza lavoro, e da allora la festa del Natale si diffonderà progressivamente in tutta Europa, accompagnandone l´evangelizzazione. Anche la riforma protestante lo manterrà tra le sue feste, anche se con liturgie e "segni" diversi rispetto alla chiesa cattolica. L´oriente cristiano sposterà invece l´accento delle celebrazioni sull´Epifania, la "manifestazione" di Gesù ai pagani, collocata pur sempre nel tempo immediatamente successivo alla nascita.
Ma cosa ci dicono i vangeli dell´evento che è fondamento di questa festa? È soprattutto il racconto di Luca a parlarci della nascita che dovrebbe essere avvenuta a Betlemme attorno al 7 a. C., quando Giuseppe risalì assieme alla sua sposa Maria al paese di cui era originario, per ottemperare a un censimento ordinato da Quirino, procuratore della Giudea. Non abbiamo nessun documento storico di questo censimento né, tanto meno, della nascita del figlio di un semplice artigiano, ma non vi sono nemmeno testimonianze che sconfessino la localizzazione dell´evento attestata dalle fonti cristiane. I vangeli vi ritrovano il compimento delle profezie che indicavano proprio Betlemme, la città del re Davide, come luogo della nascita del Messia: lì Gesù nasce da una donna di Nazaret sposata a un discendente di Davide, di nome Giuseppe.
Le fonti cristiane parlano di una nascita avvenuta senza concorso di uomo, una nascita straordinaria dovuta alla forza dello Spirito di Dio, a indicare che Gesù era un uomo come solo Dio poteva dare all´umanità. Ma le circostanze della nascita sono estremamente "umane": non essendoci posto nel caravanserraglio, Maria e Giuseppe si rifugiano in una stalla e il bambino appena nato viene deposto in una mangiatoia. Quella del Messia di Israele è dunque una nascita nella povertà, in condizione di itineranza, e sono dei poveri, i pastori, che per primi lo incontrano, avvertiti da un messaggio degli angeli. Secondo Matteo, anche dei sapienti pagani verranno a Betlemme dall´oriente, guidati da una stella apparsa in quel cielo che erano soliti scrutare.
Tutto questo spiega perché la festa del Natale è importante per i cristiani: quel bambino, uomo come noi, nato da donna come noi, è in realtà Dio che si è fatto carne fragile, creatura umana come noi. Natale, di fatto, non consente più al cristianesimo di essere una religione teista, perché il Dio che i cristiani confessano è ormai un Dio-Uomo.
Natale è il compimento delle promesse dei profeti perché il Messia è nato, è un uomo vivente e presente in mezzo all´umanità: Dio era eterno e in quel bambino si è fatto mortale, Dio era potente e si è fatto debole, Dio era invisibile e si è fatto visibile. Fin dalla sua nascita, l´uomo Gesù comincia a narrare, a raccontare Dio, quel Dio che nessuno aveva visto né può vedere prima della morte. Ecco allora che, come nella notte di Pasqua i cristiani celebrano la risurrezione di Gesù da morte, così nella notte di Natale celebrano la sua nascita nella carne umana. Non solo, ma ancora oggi il Natale è per i cristiani una festa escatologica, che annuncia cioè le realtà ultime e definitive: è segno, garanzia, caparra che Gesù - venuto nell´umiltà a Betlemme - tornerà nella gloria alla fine dei tempi.
Se i cristiani recuperassero questo patrimonio umano e di fede che è loro proprio e che nel messaggio del Natale diviene particolarmente eloquente per tutti, forse ne verrebbero benefici per l´intero tessuto sociale. Non dimentichiamo che l´annuncio degli angeli ai pastori parla di pace in terra "agli uomini di buona volontà", con un´espressione ricalcata sul latino di san Gerolamo che in realtà significa "all´umanità intera, oggetto dell´amore di Dio". Sì, perché quel Messia di pace e giustizia di cui i cristiani insieme agli ebrei invocano la venuta, quel Messia che i discepoli di Gesù confessano già apparso nel loro maestro e Signore, figlio di Maria di Nazaret, è davvero la speranza di una vita piena per tutti, una vita segnata dall´amore.
Il Natale? L'ha inventato Zoroastro
Roberto Carnero su l'Unità
Quando uscì per la prima volta, cinquant'anni fa, fu subito messo all'indice dai Gesuiti. Del resto già il titolo del libro di Francesco Saba Sardi è piuttosto provocatorio: Il Natale ha 5000 anni. Ora il libro viene riproposto, con ottima tempistica promozionale, in occasione delle imminenti festività natalizie da Bevivino Editore (pp. 720, euro 28,00), con una nuova introduzione dell'autore. Il quale, quando aveva iniziato a porre mano a questa ricerca, si era prefisso uno scopo ben preciso: dimostrare come molti degli elementi del "mito natalizio" fossero già presenti in altre culture e in altre religioni, precedenti quella cristiana.
L'idea, cioè, di un salvatore o di un redentore, promotore di una palingenesi universale, magari nato da una madre vergine, in uno scenario da "presepe", con rocce e grotte in abbondanza, sfuggito a una crudele persecuzione e chiamato a sconfiggere il male, non è esclusiva del cristianesimo. Francesco Saba Sardi racconta così la "favola del Natale", a partire dagli antichi documenti delle altre culture religiose: occidentali, orientali, africane e indoamericane.
Il suo libro propone infatti un'articolata visione delle concezioni del Natale - o del "Figlio del Cielo" o dell'"Apparso" - che hanno corso da almeno 5000 anni: un'attestazione cronologica sicura e prudente, perché in realtà - spiega l'autore - molti dei motivi costitutivi della "mitologia natalizia" risalgono già ad alcuni millenni prima. "Il mito dell'Avvento cristiano - afferma - non è affatto creazione isolata e originale, bensì frutto di sincretismo, un convergere di elementi elaborati nel corso di molti secoli nell'ambito del mondo mediterraneo ma anche extramediterraneo. Gli Apparsi sbucavano, con le regolari scadenze delle crisi, da abissi, schiume, astri, nuvole, grotte, acque, mangiatoie, grembi materni".
In ambito latino è nota la quarta egloga delle Bucoliche di Virgilio, dove si preannuncia la nascita di un puer da cui scaturirà una nuova età dell'oro. Nel Medioevo nel fanciullo profetizzato dal poeta latino si vedrà un'allegoria di Gesù, ma è evidente che il testo virgiliano, composto nel 40 a. C., alludeva ad altro, forse a un condottiero, diversamente identificato dagli interpreti. Tuttavia, spiega Saba Sardi, il testo di Virgilio "può considerarsi la summa delle concezioni epifaniche del mondo antico classico. Alla maniera dei profeti d'Israele, il vate romano promette qualcosa che si possa toccar con mano, l'avvento del regno della pace, dell'abbondanza, un'esistenza felice, dalla quale siano escluse guerre e fatiche".
Ma anche nel Buddismo, religione la cui cosmologia pure è molto diversa da quelle occidentali, troviamo qualcosa di molto simile. Il Buddha, infatti, esce dal fianco di sua madre Maya senza provocarle dolore. Appena nato cammina alla perfezione.
E non solo: "Constata, dotato com'è di uno sguardo capace di vedere l'intero universo, che in questo mondo non c'è nessuno pari a lui e annuncia di essere quello che porrà fine al dolore, alla malattia e alla morte. Le somiglianze con altri Natali sono evidentissime. Il Buddha appare uscendo da un fianco della madre. Il parto è dunque verginale in quanto l'Apparso non transita per l'utero.
Lo scrigno prezioso in cui è in attesa, ed è perfettamente formato, ha palesi equivalenze con l'utero da cui nasce il Cristo, ma anche con le rocce, caverne, eccetera, di mille Figli del Cielo o dell'universo. Il Buddha è il portatore di luce, essendo colui che diventerà l'Illuminato. Il Buddha e il Cristo sono entrambi Phanes, sono Apparsi. Entrambi sono Parola senza origine. Vengono infatti dall'eternità che è senza tempo per definizione".
Analoghi gli elementi presenti nel mito natalizio dello zoroastrismo, la religione orientale nata tra l'VIII e il VII secolo a. C. Così si legge, ad esempio, in un antico testo a proposito di Zoroastro: "Al momento in cui morì, egli proiettò il proprio sperma per entro una sorgente e, approssimandosi la fine del mondo, da esso sperma una vergine nascerà, e un bimbo uscito da lei metterà in rotta un numero enorme di seguaci di Ahriman, e due altri bimbi, che allo stesso modo saranno messi al mondo, ne sconfiggeranno definitivamente le schiere e le stermineranno".
I giorni del sacro dell´uomo moderno
Umberto Galimberti su la Repubblica
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Natale è ancora una festa cristiana? Anche per l´ateo che non crede in Dio, per l´agnostico che non sa se Dio c´è, per il laico che nelle sue scelte etiche prescinde dalla nozione di Dio? Guardando le pratiche natalizie degli acquisti e dei consumi sembra che nella nostra cultura il Natale sia ormai già ateo, o se preferiamo agnostico, certo profondamente laico. Di cristiano è rimasto solo il rito che si ripete, la ricorrenza che ritorna, la festa che, come nessun´altra, è davvero "comandata".
Comandata da chi? Dalla nostra economia naturalmente che, per quanto in affanno, resta comunque un´economia dell´opulenza dove il consumo e lo spreco sono sotto gli occhi di tutti in un tripudio di malcelata festività. E allora come conciliare la cultura cristiana che si è soliti individuare come forma dell´Occidente, con il livello di ricchezza e abbondanza raggiunto dalle società occidentali?
Varrebbe la pena di fare esplodere questa contraddizione così ben palesata dall´albero di Natale, simbolo non cristiano dove traluce il nostro benessere, che ha preso il posto del presepe cristiano che è invece spettacolo dell´indigenza e della povertà. Dalla stalla dove è nato Gesù il senso del Natale cristiano si è infatti trasferito nel luccichio dei negozi, nella sovrabbondanza dei supermercati, nelle evasioni promesse dalle agenzie di viaggio, per cui la domanda non è: che senso ha la festività di Natale per un laico, ma che significato essa ancora possiede per un cristiano che vive in una cultura opulenta, e in ogni suo aspetto laicizzata, dell´Occidente "cristiano"?
Non basta un po´ di volontariato quanto mai benefico, ma decisamente insufficiente, per attutire gli inconvenienti che nascono dalla logica ferrea del mercato che non prevede il dono, ma la rigida contrattazione. Così come non basta fare "doni" a Natale per mascherare la legge economica del profitto che governa l´Occidente. No, non basta. E allora diciamolo: l´Occidente forse non è più cristiano e la completa laicizzazione del Natale, la festa cristiana per eccellenza, è solo una conferma che il cristianesimo in quella sua vera essenza che è l´amore per il prossimo, lontano o vicino che sia, in Occidente non ha più casa, né chiesa, né luogo dove trovare espressione. Ne è prova la povertà del mondo che langue inespressiva nelle coscienze dell´Occidente cristiano, notizia smarrita tra le tante che, nell´indifferenza generale, giungono da terre che l´Occidente considera straniere?
E allora il cielo sopra la grotta del presepe di Natale diventa un testimone indifferente dove, esausto, si ripete il rito della nascita di Gesù, con santi e angeli che non hanno sguardo per ciò che capita sotto i loro occhi. Il tempo della speranza, che il cristianesimo ha inaugurato e che Papa Ratzinger ha riproposto nella sua ultima enciclica, si è fatto così lontano da diventare estraneo al nostro sguardo, perché ormai siamo alla cruda accettazione della casualità della nostra esistenza, senza neppure l´inquietudine della crisi, senza il gusto di vivere questo tormento, nuova ed eccitante maniera di percorrere il nostro tragitto, che a Natale ci porta ritualmente nella casa dove siamo nati per onorare il padre e la madre, ultima orma del sacro, da cui l´indomani ci congediamo per incamminarci di nuovo lungo la via che del sacro ha perso non solo l´origine, ma anche la traccia.
Eppure nella grotta di Betlemme, per i cristiani, il divino s´è fatto terreno, e la terra è diventata la dimora di Dio. Allora il tempo si è spaccato in due: prima e dopo Cristo. La natura e il suo ciclo hanno ceduto al futuro e alla sua promessa. Il tempo, reso gravido di senso, ha cessato di essere puro e indifferente "divenire" ed è diventato "storia". In questo modo il cristianesimo si è separato dalle mitologie primitive che leggono il tempo a partire dal "passato", da un´età dell´oro o paradiso perduto in cui si rifugia la nostalgia, perché il cristianesimo proietta la salvezza in quel possibile "futuro" a cui si agganciano sia l´utopia, sia la rivoluzione, quando la nuova figurazione del tempo, inaugurato dal cristianesimo, si contamina con l´ateismo della speranza. Per lontane che possano sembrare, utopia, progresso e rivoluzione sono eventi cristiani, appartengono al tempo "dopo" Cristo, scavano il motivo della speranza, sondano possibilità di salvezza, credono che la storia abbia un senso, guardano con sospetto il nietzscheano "tempo senza meta".
L´Occidente è stato sedotto da questo nuovo modello di temporalità e, in versione cristiana, utopica o rivoluzionaria, ha sempre celebrato nel Natale non il ritmo del "ritorno", ma l´atmosfera della "rinascita", l´entusiasmo di ciò che ancora è in grado di promettere il futuro: la promessa del tempo.
È ancora in circolazione questa promessa che è tutta cristiana? A me pare di no. Da quando il denaro è diventato in Occidente l´unico generatore simbolico di tutti i valori e la tecnica il mezzo per conseguirli, senz´altro scopo che non sia il suo autopotenziamento, il futuro non appare più come promessa, e ancor meno come speranza. I suoi tratti sembrano piuttosto quelli dell´incertezza e dell´indecifrabilità.
E allora che ne è del cristianesimo che ha fatto la sua irruzione nel tempo annunciando proprio il futuro come speranza? In Occidente se ne è persa la traccia. Non so se questo sia un bene o un male. È semplicemente così. Ma se riconosciamo che la nostra cultura è regolata unicamente dalla rigida legge del mercato ed è disposta a ospitare solo qualche deroga in forma di elemosina, beneficenza e volontariato (utili più ad alleviare il senso di colpa connesso al nostro privilegio che a trasformare le condizioni più disastrose del mondo), allora evitiamo almeno quella falsa coscienza che ci porta a identificare l´Occidente con il cristianesimo. Mai come oggi le due culture appaiono abissalmente distanti.
Milano, tradizioni mondanita' e la festa
Marco Garzonio sul Corriere della Sera
C'era da aspettarsi che l'albero battesse il presepe 5 a 1 come rilevato da Assoedilizia. Si guardino le bancarelle in centro che vendono elfi e fatine non pastori, i grandi magazzini che per la gran parte hanno eliminato dai banchi pastori e capanne, le cartolerie in estinzione.
È un fatto che albero e presepio rispecchiano oggi due mentalità, oltreché tradizioni e culture diverse e note. L'abete è un oggetto a-religioso, o meglio il simbolo del succedersi naturale di vita, stagioni, natura. Sotto l'albero si pongono pacchi come segni visibili dei risultati che contiamo di aspettarci da affetti, incontri, consuetudini. E le luci, oltreché il riflesso dell'arcaico auspicio che il sole riprenda il suo corso dopo il solstizio, sono l'aspetto esteriore della festa. Il presepe è la rappresentazione di un evento sacro: la nascita del Bambino santo. Ma, a guardar bene, racchiude qualcosa che va oltre il dato confessionale, è raccoglimento prima ancora che preghiera. E' la messa in scena di qualcosa che le parole e le azioni umane da sole non riescono ad esprimere completamente. Personaggi e oggetti sono reali, eppure lasciano aperto all'inspiegabile, al mistero: il Dio che entra nella storia, dice il vangelo e fan memoria i cristiani. Per molti: l'ultraterreno. Non credo che la Milano di quando in case e negozi prevalevano i presepi fosse molto più religiosa. C'era la tradizione, certo. Ma era una città che guardava con timore e rispetto le cose "più alte e grandi ". E sapeva staccare, fermarsi, guardare, commuoversi. Riusciva soprattutto ad accettare che tutto non si esaurisse nel quotidiano, nella corsa, nel darsi da fare. Di fronte ai primi scricchiolii delle tradizioni e a una nuova cultura più mondana, Dino Buzzati scrisse un racconto bellissimo, immaginando che bue e asinello dal paradiso degli animali scendessero in terra a vedere cos'era stato del "loro" Natale. Buzzati fece dire dai due cosa gli uomini perdevano presi solo da pacchi e regali. Forse anche oggi occorre partire di lì, cercare di capire senza rimpiangere. Recuperando profondità, bellezza, poesia Milano troverà senso e spessore. Un buon risultato.
Il cattivo Natale della Moratti
Luigi Cancrini su l'Unità
Il sindaco Moratti ha deciso di vietare la scuola materna ai figli degli immigrati senza permesso di soggiorno. Succede a Milano, dove il Comune ha appena pubblicato sul suo sito la nuova circolare sulle iscrizioni per le scuole dell'infanzia con delle norme più restrittive di quelle in vigore riguardo ai bambini stranieri. Fino all'anno scorso i piccoli extracomunitari, figli di "clandestini" o i cui genitori, semplicemente, erano in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, venivano accettati "con riserva".
Per poi venire iscritti formalmente a settembre, quando e se il documento arrivava. Dal prossimo 15 gennaio chi non ha il permesso di soggiorno non potrà nemmeno presentare la domanda per entrare in una delle 170 materne comunali. Dimenticando le leggi che questo Stato si è dato (e il Decreto, in particolare, del presidente della Repubblica numero 394 del 1999) che sanciscono il diritto dei minori stranieri ad entrare nel nostro sistema educativo, quale che sia la condizione giuridica delle loro famiglie. Un diritto che diventa dovere da quando il minore entra nell'età dell'obbligo scolastico.
Il motivo per cui il Comune emana oggi questa misura potrebbe essere legato, forse, all'aumento di richieste per le materne comunali. Le liste d'attesa si fanno più lunghe anno dopo anno e ben 4.737 dei 21.517 posti disponibili sono stati assegnati, quest'anno, a bimbi extracomunitari. Un iscritto su quattro, in pratica, non è italiano e le statistiche dicono che questa percentuale continuerà a crescere nei prossimi anni, mentre tendono a restare stazionarie le domande da parte delle famiglie italiane che di figli continuano a farne pochi. A Milano come a Roma e in tutte le altre città del bel paese, insomma, i servizi per l'infanzia si occupano sempre di più di bambini che non sono i nostri. Che hanno origini diverse. Di cui la Moratti ci dice che dovrebbero restare per le strade o nelle baracche se i loro genitori insistono nel tenerli con loro.
È davvero difficile non indignarsi di fronte a questo tipo di scelte. Sul piano etico perché (lo dice don Virginio Colmegna, il sacerdote che gestisce, per conto del Comune di cui la Moratti è inutilmente Sindaco, le politiche assistenziali per i campi nomadi) l'obbligo di iscrivere i bambini a scuola (tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione e dal colore della pelle) corrisponde ad un loro diritto sacrosanto, riconosciuto da tutte le grandi organizzazioni internazionali e da tutte le persone che non vogliono vergognarsi, la sera, quando si guardano allo specchio. Ma sul piano delle politiche di prevenzione, ugualmente, come giustamente nota un altro sacerdote di Milano, don Gino Rigoldi, ricordando al Comune ed al Sindaco che negare la scuola ai bambini vuol dire "lasciare in mezzo alla strada dei potenziali futuri sbandati". Aggiungendo al danno la beffa perché proprio il Sindaco che chiede oggi maggiore sicurezza per i suoi cittadini rischia di preparare, seminando un odio travestito da indifferenza per quelli che vuole mantenere diversi da sé, le basi di quella che sarà l'insicurezza di domani.
I fatti sono lì a dimostrarlo, maltrattamenti e soprusi subiti nell'infanzia hanno conseguenze gravi sulla organizzazione psicologica dell'adulto di domani. Negare la scuola materna ai bambini vuol dire colpire in modo duro e cattivo degli innocenti per cui la scuola può essere fondamentale. Insegnando a loro e alle loro famiglie che gli italiani (una parte dei quali sono oggi inadeguatamente rappresentati dalla Moratti) sono dei nemici: selvaggi al punto da non rispettare neppure il diritto dei bambini. Incitandoli all'odio, dunque, ed a comportamenti altrettanto duri e cattivi (quando saranno abbastanza grandi e forti per averli) all'interno di una spirale destinata a produrre, se qualcuno non la fermerà, guai molto maggiori di quelli di oggi.
C'era una volta, 2008 anni fa, una famiglia costretta ad allevare nella clandestinità un bambino di nome Gesù. L'editto di un re, che si chiamava Erode, lo condannava a morte, infatti, se fosse stato trovato. Vorrei partire da questa immagine per fare i miei auguri di un cattivo Natale al Sindaco Moratti e alla sua giunta. Sperando che il rimorso ingombri le loro coscienze (al punto magari da rovinare le loro feste) nel momento in cui avranno il tempo di guardare un presepe. Solo se sentiranno un santo rimorso per quello che hanno fatto, infatti, avranno la possibilità di diventare un po' più buoni.
DPR n. 394/1999
Art. 45 - Iscrizione scolastica
1. I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all'obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L'iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell'anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva.
2. L'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull'identità dichiarata dell'alunno, il titolo viene rilasciato all'interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell'iscrizione.
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Sotto l'albero della tecnologia
Luca Salvioli su Il Sole 24 Ore
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Anche quest'anno sotto l'albero di Natale degli italiani trionferà la tecnologia. I pacchetti più in vista conterranno i telefoni cellulari - multimediali e dal design evoluto mentre sotto ci saranno navigatori satellitari, riproduttori digitali Mp4 e i televisori Lcd full HD. Basterà spostare lo sguardo due pacchi più in là per trovare un personal computer. Il puzzle del soggiorno degli italiani del prossimo 25 dicembre lo ha realizzato Gfk Ms Italia, monitorando i dati relativi alla prima settimana di acquisti natalizi, quella che è andata dal 2 all'8 dicembre.
Numeri che confermano come "nel nostro Paese il settore della telefonia cellulare sia estremamente dinamico con vendite in crescita rispetto allo stesso periodo del 2006", spiega Antonio Besana, Business director di Gfk Ms Italia. Tra i più venduti ci sono i terminali dotati di connettività Umts, che hanno aumentato la loro preferenza dal 14% del 2006 al 22% della stessa settimana del 2007, e in generale tutti i telefoni multimediali, interessati dalla convergenza digitale, che hanno oltrepassato la soglia del 50%.
Chi non vuole spendere troppo, però, sceglie i terminali con costo inferiore ai 49euro. Si assiste, infatti, a una polarizzazione tra telefoni di questo tipo, definiti di "bassa gamma", e quelli di "alta gamma", che si muovono tra i 100 e i 300 euro. Il numero di terminali inseriti in quest'ultima fascia è aumentato rispetto ad un anno fa.
Anche i notebook trovano il favore del pubblico, in particolare 13 modelli che realizzano da soli circa la metà delle vendite. Due terzi della crescita è sviluppato da prodotti con prezzi inferiori a 699 euro. "Contrariamente a quanto abbiamo registrato nel mercato della consumer electronics - continua Besana - le scelte d'acquisto di pc in questi primi giorni di shopping natalizio sembrano essere state condizionate più dal fattore prezzo che da quello dell'innovazione tecnologica, complici le numerose iniziative messe in atto sia dai produttori che dalla distribuzione con promozioni così allettanti da rendere confrontabile la spesa per l'acquisto di un pc con quella di alcuni modelli di cellulari smartphone".
A Natale mi affitto una zia
Gian Antonio Orighi su La Stampa
MADRID. Siete soli per il cenone di Natale, quando (quasi) tutti si ritrovano con la famiglia al gran completo? Oppure volete evitare di annoiarvi, come spesso capita ogni 24 di dicembre? No problem: basta cliccare www.centraldelespectaculo.com per partecipare a una kafkiana asta internettiana che mette in palio 6 "familiari" che si accompagneranno dalla 20 alle 3 di notte. Ed il prezzo, ristorante compreso, così evitate di preparare tavola e leccornie tipiche? Dipende dall'andamento dell'asta: per poter passare ore indimenticabili con l'affascinante Andrea, 33 primavere, che fa finta di essere una diplomatica dell'Onu, un solitario ha sborsato l'anno scorso 350 euro.
L'idea del "familiar ideal" è venuta alla cooperativa teatrale di Barcellona Central de Espectaculo, che raggruppa 70 attori i quali, per arrotondare i loro guadagni, dal 2002 fanno i familiari d'accompagnamento. Un guizzo di fantasia? No, il suo direttore Danier Aguirre aveva visto il fantastico film "Familia" del regista Fernando Léon de Aranoa, nel quale un uomo contratta una troupe di teatranti per interpretare il copione da lui scritto durante un week-end. Il prezzo standard per l'affitto è di 300 euro ed è possibile 365 giorni su 365, in qualsiasi punto della Spagna.
Finora le visite, tutte rigorosamente anonime, sono state più di 10 mila". La ragione del boom si deve anche al fatto che l'asta non parte da un minimo prestabilito. Per David Saez, 26 anni, il prezzo era arrivato ieri sera a 165 euro. I ruoli che interpretano gli attori pubblicizzati dallo slogan "Non vuoi trascorrere un altra vigilia di Natale solo o mal accompagnato?" sono fissi. Oltre alla diplomatica delle Nazioni Unite che si incontra spesso con i presidenti George W. Bush e Luiz Inácio da Silva, Lula (calamaro in portoghese), si può scegliere di sbaffarsi il cenone con un cugino che è una star di Hollywood, un giramondo che ha appena visitato 80 Paesi in bicicletta, una cugina che recita nella straordinaria Comédie Française, un imbranato a cui ne capitano sempre di tutti i colori, un andaluso con tutta la simpatia e l'allegria tipica della sua terra natale.
Gli attori, tre donne e tre uomini, sono di tutte le età e, inutile dirlo, di bella presenza. Oltre ad Andrea (in spagnolo nome anche femminile), sono disponibili Lila, 24 anni ed Eva, 41. Tra i machos, ci sono il già citato David, Charlie, 34 anni e pure Federico, 62 anni. Nel prezzo è compresa solo la compagnia a tavola e le risate assicurate della recita. Ma nessun altro "servizio" extra. Il problema è che ci sono anche clienti interessati a un copione loro per la "Nochebuena", come chiamano in Spagna il il 24 dicembre. E spesso le loro richieste sono astruse, o irrealizzabili. "Un signore cercava un familiare ideale che facesse la parte di un astronauta della Nasa con suoi parenti con cui voleva fare bella figura - rivela Álvarez -.
E una signora di mezza età voleva un ragazzo molto più giovane di lei che si spacciasse per suo fidanzato, per andare a cena nel ristorante dove sapeva si sarebbe recato l'ex marito, accompagnato dalla rivale trentenne per cui l'aveva piantata".
Ci sono anche quelli che vogliono fare uno scherzo ai familiari veri con improvvise e sconosciute fidanzate o chi se la vuole spassare con un reality ancora poco esplorato ma sicuramente divertente". E, viste le richieste, non c'è dubbio che i teatranti disponibili per la vigilia del Natale 2008 saranno molti di più.
Campania, Natale con la monnezza
Francesca Pilla su il manifesto
Napoli. Popolazioni in rivolta ovunque si proponga di aprire un sito o una discarica, e 100 mila tonnellate di rifiuti che nel frattempo sommergono la Campania. Napoli è in ginocchio, vie dello shopping e dell'arte ostruite con cittadini e turisti impegnati in maxi gimcane tra i sacchetti. E a Natale sarà peggio. Il prefetto, nonché commissario straordinario, Alessandro Pansa, dovrebbe avere una bacchetta magica per risolvere la crisi entro la scadenza del suo mandato: il 31 dicembre. Ieri il ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio ha detto "che bisogna passare il maggior numero di poteri alla gestione ordinaria perché un commissariamento non può durare 13 anni". Ma il ministro sa bene che la proroga già c'è, bisognerà solo valutare come rinnovare l'ufficio per il 2008.
In regione, infatti, tra processi per truffa alla Fibe e gare andate deserte è tutto fermo. Non è cambiato niente nemmeno con il piano di Prodi di quest'estate, si va a tentoni con una sola discarica pienamente in funzione, quella di Serre, e un solo sito di stoccaggio, quello di Giugliano, dove la popolazione si prepara a un nuovo blocco. Domani è il giorno della chiusura ufficiale di Taverna del re dove sono depositati 3 milioni di tonnellate di rifiuti di cui 300mila non a norma, ma Pansa ha già fatto sapere che i cancelli resteranno aperti almeno per altri dieci giorni. Da tre mesi gli abitanti della zona presidiano la cittadella della monnezza che per due anni ha accolto i rifiuti dei cdr di tutta la regione, i comitati hanno già annunciato lo scontro aperto.
La regione ha fornito nei giorni scorsi una lista di siti alternativi, ma sono tutti un fronte aperto di rivolta. Ieri a Carniola nel casertano in 3mila, compresi anziani, donne, bambini e i primi cittadini dei comuni limitrofi, hanno bloccato le ruspe che dovevano iniziare a portare le prime ecoballe. Ci sono stati diversi momenti di tensione: "Le forze dell'ordine hanno spintonato e sollevato di peso i manifestanti - ha raccontato Andrea Russo, sindaco di Francolise - io stesso sono stato strattonato e una persona si è sentita male". I cittadini e le amministrazioni hanno chiesto di incontrare Pansa e affermato che non lasceranno passare i camion. Stessa situazione a Casalduni, nel beneventano, dove dovrebbe aprire un'altra area e dove la ripresa dei lavori è stata accolta con un corteo. A Poggioreale (Napoli) invece nel sito proposto dallo stesso sindaco Rosa Russo Iervolino non sono nemmeno partiti i lavori. Anche nel salernitano, ad Atena Lucana e a Buccino, le popolazioni sostengono il "no pasaran". I lavori per l'inceneritore di Acerra, che doveva essere pronto a fine ottobre, procedono a rilento, ma gli abitanti, già protagonisti di numerose "insurrezioni", dal 2001 attendono al varco.
Il confronto con i comuni è dunque tanto serrato che non sono pochi gli assessori regionali a chiedere l'intervento dell'esercito. Ieri, last but not least, ci si è messo Marco Di Lello, del turismo: "Non è possibile consentire ad un gruppo di manifestanti di infliggere un ulteriore colpo all'economia della Campania - ha detto - se è necessario Pansa intervenga anche con l'esercito". Di Lello è evidentemente pressato da albergatori e tour operator che pretendono l'immagine cartolina e i rifiuti sotto il tappeto. Di tutt'altri toni la stessa Iervolino, le province e i comuni che comprendono meglio la gravità della situazione e l'impatto ambientale delle discariche. Pansa è alla ricerca di una discarica da 100mila tonnellate, in questo contesto appare come una battuta da humour nero.
23 dicembre 2007