
La settimana in rete
a cura di Primo Casalini - 18 febbraio 2007
Pluralismo pacifista in salsa vicentina
Eugenio Scalfari su la Repubblica
Cinquanta, ottanta, centomila? Qualcuno degli organizzatori, ad un certo punto del corteo, si è lasciato andare ad una stima-record: 200 mila presenze alla manifestazione vicentina. Francamente esagerato, ma certo erano tantissimi. Anche i vicentini erano molti, ma quelli venuti da fuori molti di più. E la sinistra radicale più numerosa di quella riformista.
Violenze nessuna. Qualche cartello (presto rimosso) in favore dei "compagni che sbagliano", cioè degli arrestati in odore di terrorismo.
Insomma un corteo pluralista quanto altri mai, perché in quei sei chilometri della circonvallazione di Vicenza si giocavano contemporaneamente molte partite. Vediamo quali.
Anzitutto la partita dei pacifisti senza se e senza ma, per i quali anche la bandiera dell'Onu non conta un fico secco come giustificazione e motivazione delle missioni militari. Quel tipo di pacifisti c'era a Vicenza; diciamo quelli personificati da Dario Fo e Franca Rame.
Ma il pacifismo del 2007 non è più quello che nel 2002 riempì le piazze di tutta Europa, da Madrid e Barcellona a Londra, a Berlino, ad Amsterdam, a Bruxelles, a Stoccolma, a Roma, Milano, Napoli, arrivando a cifre percentuali di oltre il 90 per cento nei sondaggi d'opinione europei.
Quello era un pacifismo mirato e il suo bersaglio era la guerra preventiva di Bush in Iraq che infatti si è rivelata una catastrofe e trasformata in un pantano. Era un pacifismo saggio con una meta realistica e concreta.
Quello di oggi è piuttosto utopico e generico. Non vuole l'allargamento della base americana a Vicenza e forse ha dalla sua buonissime ragioni per non volerlo, ma si è mescolato con un altro tipo di pacifismo che ha colto la base Usa più come un pretesto che come un vero obiettivo.
Si ispira piuttosto al vecchio slogan ideologico "yankees go home", americani fuor dalle balle. Possiamo organizzare cento cortei in altrettante città italiane, ma se quello fosse lo slogan credo che non raccoglierebbe più del 10 per cento dei consensi e forse molto meno.
Da questo punto di vista la manifestazione di ieri sarebbe stata assai più significativa se a farla fossero stati i soli vicentini. La trasferta pacifista ha in qualche modo manipolato Vicenza e messo in seconda fila il dissenso civico sulla questione della base. Certo, il governo dovrà rivedere alcune modalità urbanistiche e negoziarle. Ma non credo che andrà oltre questo.
Un'altra partita era quella tra sinistra radicale e riformisti. Giordano e Diliberto (tra l'altro in competizione tra loro per vedere chi meglio rappresenta la sinistra-doc) escono rafforzati dalla gita vicentina?
Con Giordano personalmente mi trovo d'accordo su molte cose. Apprezzo anche la funzione di filtro e di raccordo che quelle formazioni politiche esercitano nei vari movimenti contestativi ai quali cercano di fornire un "fumus" di rappresentanza parlamentare e addirittura governativa.
Ma onestamente debbo dire che nel corteo vicentino erano più ospiti che padroni di casa. Non c'era nessun padrone di casa in quella manifestazione. Neppure Epifani che pure aveva mobilitato una parte cospicua della sua organizzazione. Ma niente a che vedere con i Trentin e i Lama di piazza San Giovanni e i Cofferati del Circo Massimo e non parlo del numero delle presenze ma della compattezza degli animi e della chiarezza degli obiettivi.
Ieri si dimostrava contro la base americana ma anche contro la presenza militare italiana in Afghanistan. Il vecchio slogan "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" ieri era inapplicabile. L'ex sindaco democristiano di Vicenza e attuale capogruppo regionale dell'Ulivo, Achille Variati, ha qualche cosa a che fare con Franca Rame e con i centri sociali più scalmanati? E Franca Rame ha a che fare con Di Pietro il cui partito l'ha fatta eleggere al Senato? O con i leghisti "celoduristi" che pure erano presenti nel corteo? Il segretario della Fiom si sentiva a suo agio con Epifani e il segretario della Cgil era in armonia con i Cobas che marciavano alla testa del corteo dei "duri"?
Troppe partite si sono intrecciate ieri a Vicenza, con la conseguenza che non ne è stata portata a termine quasi nessuna. Salvo quella del questore che si era impegnato a tutelare l'ordine pubblico in una situazione di particolare difficoltà e c'è pienamente riuscito.
Il questore di Vicenza, i millecinquecento uomini ai suoi ordini, i vigili urbani del Comune e, a Roma, il ministro dell'Interno hanno vinto la loro difficile partita insieme al servizio d'ordine della Cgil e alla compostezza delle decine di migliaia dei partecipanti.
Quanto a Prodi, ne esce paradossalmente rafforzato. Rifondazione che mobilita la sua gente pacifista e che tra una settimana voterà il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan è la prova che Prodi è inaffondabile, governa e non galleggia. Sembra un paradosso ma non lo è. Da Vicenza questo è tutto ed è parecchio.
* * *
Però la città del Palladio per chi ha la mia età richiama anche un altro genere di ricordi, di nuovo tornati di rilevante attualità. Parlo della grande provincia bianca, feudo negli anni Cinquanta-Settanta della Dc, delle diocesi più potenti, delle cooperative bianche, delle banche popolari, d'un predominio organizzativo e culturale saldissimo.
Di quella lunga fase di egemonia è rimasto assai poco a Vicenza e in tutto il Nordest, salvo un senso di separatezza che ha consentito un forte insediamento della Lega nel triangolo con Verona e Treviso.
Il Veneto rispetto a com'era fino a vent'anni fa si è secolarizzato più rapidamente di qualsiasi altra regione italiana. Se c'è una terra di missione dove l'episcopato dovrebbe cimentare le proprie capacità pastorali è proprio lì, nelle terre venete uscite ormai dalle "dande" di Santa Romana Chiesa alla scoperta del buon vivere, dei piccoli piaceri della provincia italiana e della sua vocazione internazionale.
Qui la Chiesa è ancora massicciamente presente con il suo radicato temporalismo economico ma le coscienze non sono più sotto la sua tutela e la Vandea bianca è scomparsa. Bossi è in declino, il berlusconismo è ancora vigile ma in perdita di velocità. I veneti sono "in ricerca", ma neppure loro sanno dire di che cosa.
Io capisco perché l'episcopato italiano è preoccupato. Lo si comprende bene guardando proprio il Nordest, il miracolo del Nordest con al centro l'impresa, il lavoro, il valore, i segni materiali della ricchezza.
La Chiesa teme che tra ricchezza e laicizzazione del vivere vi sia un rapporto diretto. Per questo pensa di dover aumentare la presa sulle istituzioni pubbliche: non riuscendo più a controllare l'evoluzione del costume, spera di supplire a questa lacuna controllando le leggi.
Quando la Chiesa inclina dalla pastoralità alla temporalità, questo è un segnale di debolezza. L'ala martiniana dell'episcopato italiano ha compreso questo segnale di debolezza e cerca di invertirne il corso che i ruiniani invece spingono avanti con irruenza.
Quando Rosy Bindi dice di amare una Chiesa che parli di Dio coglie il centro della questione. Non è infatti con le norme di leggi che si argina la crisi della famiglia che soffre soprattutto per il fatto d'essersi ridotta ad una coppia o al triangolo di cui il figlio unico rappresenta il punto di riferimento esclusivo.
In società composte da "single" o da famiglie cellulari, la religiosità boccheggia e l'intera Europa diventa per i preti terra di missione. La vera patria della cattolicità si è spostata verso il Sud del mondo, America Latina e Africa. In queste condizioni un Papa tedesco e per di più teologo è stato probabilmente un errore della Chiesa che sembra ormai arroccata in una battaglia di retroguardia guidata dalla parte temporalistica dell'episcopato e da una pattuglia di atei devoti che coltivano obiettivi esclusivamente politici.
Per un laico fa senso assistere ad una fenomenologia così scadente e rivolta all'indietro. Si vorrebbe che la Chiesa parlasse dei valori dello spirito e non fosse dominata da una sorta di ossessione sessuofobica che finisce col discriminare i più deboli: le coppie non abbienti, etero e omosessuali che siano. Le coppie benestanti non hanno bisogno della reversibilità della pensione o dell'assistenza sanitaria o degli alimenti e se ne infischiano dei divieti alla procreazione assistita se necessario vanno all'estero e pagano i medici di tasca propria. C'è un profumo di classismo all'inverso nell'opposizione della Cei ai Dico.
Ma la cosa più singolare l'ha detta appena ieri Benedetto XVI denunciando la pressione di potenti "lobbies" che vorrebbero ridurre al silenzio la voce della Chiesa. Incredibile. La Cei del cardinal Ruini si sta muovendo da anni come la più potente delle "lobbies" e il Papa protesta contro supposti gruppi di pressione che vorrebbero confiscarne il diritto ad esprimersi.
Chi sarebbero questi lobbisti? Oscar Luigi Scalfaro? Il vescovo Plotti? Il cardinal Silvestrini? Il cardinal Tettamanzi? Pietro Scoppola? I giornali di cultura laica?
Infine: si dice Oltretevere che le prescrizioni della Cei ai parlamentari sulle modalità della legislazione non costituiscono ingerenze e quindi non c'è ragione di chiamare in causa il Concordato.
Ebbene, quali sono dunque le ingerenze ipoteticamente definibili come tali? Può qualche cattolicante in servizio permanente effettivo darcene un esempio? Oppure dobbiamo pensare che qualunque cosa faccia e dica la Cei, non esiste mai ingerenza nei confronti dello Stato mentre ovviamente il reciproco non è vero?
Coraggio: a noi basta un solo esempio tanto per poter fissare un limite sia pur piccolo all'attivismo illimitato del Vaticano nei confronti di uno Stato definito sovrano purché si rassegni ad essere etero diretto dal Papa e dai vescovi da lui nominati.
Governare con due sinistre
Sergio Romano sul Corriere della Sera
In Italia, più che in altre democrazie, manifestazioni e scioperi perdono spesso di vista il problema specifico per cui sono stati organizzati, e diventano battaglie ideologiche. Quando si scende in piazza o si incrociano le braccia contro la chiusura di uno stabilimento, la realizzazione di una grande opera o, come nel caso di Vicenza, contro l'allargamento di una base militare, una buona parte dei manifestanti riesce a trasformare l'evento in una battaglia contro il capitalismo, la globalizzazione dell'economia, la distruzione dell'ambiente, la guerra, ilmilitarismo "yankee". Si direbbe che dietro ogni raduno di massa si nasconda il concetto d'insurrezione popolare, la speranza di un radicale rivolgimento. A Vicenza, ieri, il raddoppio della base militare era soltanto un'occasione, un pretesto. Gli organizzatori sapevano che la decisione è stata già presa e che un mutamento di linea avrebbe per effetto la caduta del governo: un evento che nessuna forza politica dell'Unione, verosimilmente, desidera. Ma pochi, nei partiti di sinistra, hanno avuto il coraggio di fare un passo indietro e di prendere esplicitamente le distanze dall'avvenimento. Bisognava esserci, o almeno guardarlo con occhi di benevola comprensione, perché lamanifestazione, indipendentemente dagli obiettivi dichiarati, aveva assunto un significato politico generale. E allora lasciamo da parte la base americana, che a questo punto purtroppo (l'avverbio è esclusivamente mio) ha smesso di essere un problema della politica estera italiana.
E parliamo piuttosto delle grandi linee politiche che si sono affrontate, paradossalmente, in una delle città più ricche e moderate della penisola. Il problema è quello della natura e dei caratteri della sinistra italiana. Il mondo che si estende dai Ds ai due partiti comunisti della coalizione è in subbuglio. Uomini come Fassino e D'Alema vogliono governare e sanno che questa responsabilità comporta sacrifici, adattamenti, compromessi. Per durare nel tempo e acquisire un più vasto consenso, sono decisi a creare con la Margherita un grande Partito democratico. Ma non vogliono perdere lungo la strada una parte della propria famiglia e debbono continuamente guardarsi ai fianchi. La sinistra massimalista e radicale, dal canto suo, vuole governare soprattutto per evitare che Berlusconi ritorni al potere. Ma non intende perdere il contatto con la sinistra antagonista dei centri sociali, dei gruppi extraparlamentari, del sindacalismo anticapitalista.Mentre la dirigenza deiDs è ormai riformista e quindi consapevole della necessità di avanzare con la velocità consentita dai tempi, la sinistra massimalista non può sbarazzarsi della sua mitologia rivoluzionaria ed è ancora psicologicamente in attesa di quello che nella Francia di fine Ottocento veniva chiamato le grand soir, la "grande sera", preludio a un'alba di radicale rinnovamento. È al governo, ma deve ostacolare per quanto possibile la costruzione del Partito democratico. Occupa ministeri importanti, ma non intende rinunciare alla facoltà di deplorare pubblicamente le decisioni che non corrispondono ai desideri di una parte importante della sua base elettorale. È contemporaneamente governativa e antigovernativa, con i risultati, per la coerenza del governo, di cui siamo spettatori ormai da parecchi mesi. AVicenza, ieri, le raccomandazioni del suo leader, Fausto Bertinotti, sono state ascoltate e la sinistra massimalista è riuscita a evitare ciò che avrebbe altrimenti minacciato l'esistenza del governo. Ma è difficile immaginare che l'Italia possa essere davvero governata e governabile finché la sinistra non avrà sciolto i nodi delle sue contraddizioni.
Matti per i gatti
Mitì Vigliero su Placida Signora
Il Gatto divide l'umanità nettamente in due: da una parte c'è chi lo ama incondizionatamente, dall'altra chi lo detesta visceralmente.
Sono convinta che chi detesta i gatti abbia avuto la sfortuna di capitare nel Gatto sbagliato; capita anche con le persone, ci sono quelle epidermicamente simpatiche e quelle no: è una questione di feelin(in)g.
È vero anche che gli amanti dei gatti, tra loro, stabiliscano alla prima occhiata una corrispondenza di felini sensi, alias una simpatia immediata.
Così com'è vero che tanti che affermano di amare i gatti solo perché posseggono -pardòn- sono posseduti da un Gatto in realtà sprecano le loro energie nei confronti in un individuo peloso che li ignorerà totalmente per tutta la vita.
Per questo si dice che il Gatto sia traditore, infedele, poco affettuoso: ma vorrei vedere voi al suo posto, obbligati a convivere con chi non vi piace affatto perché non siete voi a scegliere un Gatto: è il Gatto a scegliere voi.
E poi, ammettiamolo; i gatti sono gli animali più bersagliati da luoghi comuni che, una volta per tutte, occorre sfatare.
I gatti sono ladri.
Lo nego. Nessun Gatto nutrito regolarmente - colazione, pranzo, merenda, cena - ruberà il cibo degli umani; col pancino pieno di merluzzo bollito, sarà anche capace di ignorare totalmente il minestrone dimenticato sul tavolo. Dovrete però dimostrare riguardo variando spesso la dieta ed evitando di ammannire cose non gradite quali scatolette e avanzi, ma prediligendo carne, pesce, panna e paté; il Gatto non è incontentabile, non farà capricci se vi ricorderete che gli piace avere il latte fresco solo nella scodella coi ghirigori rossi e la pappa solo nel piattino di ceramica blu, da dove la solleverà delicatamente coi denti per posarla sul pavimento e mangiarla direttamente da lì.
I gatti cadono sempre in piedi.
Frottole. Un vero Gatto cade anche come una pera mature sulla schiena, sulla testa, sul sedere, quando non si spiaccicano per terra sulla pancia a zampe larghe. Solo che non va in giro a vantarsene.
I gatti sono silenziosi e agilissimi.
Bubbole. La mia Lady Pelosa, quando correva in corridoio, pur pesando 3 Kg scarsi ed avendo il pelo sotto le zampe era in grado di produrre ugualmente il rumore d'una mandria di bufali, ma in compenso non riiusciva mai a frenare, stampandosi regolarmente contro la porta della camera da letto; i primi tempi, dopo il boato, correvo a vedere se fosse ancora viva: in seguito mi limitavo a stuccare la porta incrinata.
I gatti non sono affettuosi.
Lo dice chi non ha mai provato quanto sia dolce trovarsi, appena seduto, con un Gatto in braccio, incastrato sotto il mento, insinuato sotto la felpa, arrotolato attorno al collo o col naso incollato al suo in stato di annusamento continuo; chi ignora quanto sia bello dormire con un gatto il quale non ama tanto dormire con te, ma su di te, possibilmente sul coccige o sullo sterno
I gatti non sono socievoli.
Provate a mettere in una stanza sette persone, di cui una sola detesti e/o sia allergica ai gatti. Il Gatto, appena entrato, si avvicinerà immediatamente a quella, saltandole in braccio con rombanti fusa e non schiodandosi di lì manco a fucilate.
I gatti sono vagabondi.
Può darsi, ma è però curioso sperimentare quanto un Gatto possa rimanere immobile a dormire nella stessa posizione sulle vostre ginocchia sino a quando sarete quasi in piedi; fino all'ultimo spera che la vostra gentilezza prevarrà e che vi risiederete; chi vi credete di essere, poi? Anche Maometto, per non svegliare il suo Gatto addormentato sulla manica del suo vestito, tagliò la manica.
I gatti non sono umili.
Vogliono solo rispetto. Non dovrete mai prenderli in giro, perché si offendono a morte, e un Gatto offeso è uno spettacolo tremendo. Quindi, se lo vedrete dare selvaggiamente la caccia a una mosca e finire a sbattere col muso contro il vetro della finestra non scoppiategli a ridere in faccia, ma limitatevi a chiedere con noncuranza È successo qualcosa? e lui vi risponderà che aveva solo voglia di controllare se i vetri erano puliti.
I gatti hanno un udito finissimo.
Sì, riescono a captare a km la silente apertura d'un frigo o il sussurrìo d'un coltello che affetta la carne. Ma se li chiamate e loro vogliono starsene in pace, potrete urlare, battere tamburi, affittare il coro della Scala che non vi sentiranno affatto, anche se si troveranno esattamente a 50 cm. da voi.
I gatti non hanno fantasia.
Ma se riescono a giocare per ore col pulviscolo o dare la caccia per un giorno intero ad una foglia secca fingendola un topo! Però la fantasia più fervida la scatenano nel giocare a nascondino con voi. E dove si nasconde un vero Gatto? Dentro qualsiasi mobile con uno sportello troppo piccolo perché un gatto possa entrarci; in cima a qualsiasi cosa troppo alta perché un gatto possa salirci; sotto qualsiasi cosa troppo bassa perché un gatto vi si possa infilare appiattendosi; nella cesta della biancheria pulita e appena stirata, nel cassetto dei golf di cachemire e angora, sotto il piumone del letto, sopra la pelliccia di visone, dentro la lavatrice o il pianoforte, oppure esattamente sotto la sedia sulla quale voi, da mezz'ora gridate come forsennati il suo nome facendolo divertire come un matto.
I gatti non parlano.
No? Ecco alcuni esempi con relative traduzioni:
Miàào? Miàào? Miàào? (e via di seguito per 150 volte c.a.), dove diavolo sei;
Mrerèo-rèo-rèo
(ripetuto all'infinito), avrei un po' di appetito
;
Mìomìomìomìomìo? è cotto il pesce? quanto ci mette a cuocere il mio pesce? fra quanto sarà pronto il mio pesce?;
MARRAO-MAO-MAAOOO!!!?, accidenti, mi dai 'sto pesce o no;
Mrrèo slap slap; grazie.
Inoltre sappiate che la grande Colette, trovandosi una volta negli Stati Uniti e vedendo un gatto seduto sulla strada, gli si avvicinò miagolando; i due conversarono amichevolmente per cinque minuti, poi la scrittrice tornò dal suo accompagnatore ed esclamò soddisfatta: Enfin! Quelqu'un qui parle français!
Musica del Novecento
Giuliano su Stile libero
Opinion makers e maestri occulti (il Grande Fratello, quello vero)
Rubo una frase a Gianni Mura, grande appassionato di canzoni, che su Repubblica scrive: " I dj ormai sono più inflessibili dei buttafuori, decidono loro che tipo di canzone si deve trasmettere, durata e strumenti impiegati. (...) mi dicevano giorni fa che la semplice presenza di mandolino e fisarmonica in una canzone costituisce di per sè una bocciatura, una non messa in onda da parte della radio (...) ". A me le fisarmoniche piacciono, da sempre. Ho scoperto che ce ne sono di tanti tipi: piccole, grandi, bandoneon, bajon, organetti diatonici, ognuna col suo timbro e la sua tecnica. Mi piacciono anche le pive, le cornamuse, le launeddas, le ocarine di Budrio, i cucchiai da minestra suonati come percussioni, e quant'altro ancora vi può venire alla memoria. Ma, è vero, le fisarmoniche sono state messe al bando: resistono solo in piccole nicchie, che per fortuna hanno appassionati molto forti e combattivi.
Ma la tv e la radio le fanno ormai gli inserzionisti, e i pubblicitari a loro legati: gli uffici marketing, insomma. La programmazione televisiva, il palinsesto, non la fanno più i direttori di rete ma le compagnie telefoniche, le compagnie automobilistiche, le assicurazioni, la Nestlé, la Procter & Gamble, la Kinder Ferrero, la Sony, e via elencando. Questi signori fanno disamine attente di ciò che piace e di ciò che non piace: una musica che piace a mille persone non è musica, non ha interesse commerciale. Neanche se i mille diventano diecimila ha diritto di esistere. E, se i mille diventano centomila, ma quei centomila non consumano formaggini o ricariche di cellulari, va cancellata seduta stante. Siamo tutti omologati, normalizzati, come il foglio A3 sul quale sto scrivendo questi appunti: e se volete fare qualcosa di diverso fatelo, purché sia a casa vostra e non vi ascoltino i vostri vicini, se no passerete dei guai.
Rap e dintorni
A me il rap non dispiace, e così anche l'hip hop. Forse non è musica, forse è più che altro voglia di giocare, di comunicare, di esserci. E certamente è musica molto elementare, basata più che altro sul ritmo e sulla metrica. Ma, una volta detto questo, non posso non dire che una musica può essere molto semplice e molto bella, e che non è certo la complessità a rendere grande la musica: sarebbe troppo facile... L'esempio del blues è lampante: il blues classico ha una forma molto semplice e ripetitiva, ogni blues è simile (uguale, spesso) ad un altro blues; eppure ogni blues è diverso dall'altro, perché qui entra in ballo il vero grande mistero della musica, l'ispirazione si potrebbe dire, per semplificare il concetto. L'anima, forse.
Ma qui mi fermo subito, per non correre dietro a concetti troppo alti. Il rap, dicevo, è più ritmo e metrica che musica: e con questo si apparenta, forse, alla recitazione dei grandi poemi dell'antichità, ai cantastorie, alla poesia orale. Il vero problema del rap sta nella parola: di regola ci si capisce poco, e nel caso dei rappers americani io non capisco veramente nulla, e quindi mi perdo quasi completamente il fenomeno. Mi rimane la musica, il ritmo, che è poca cosa e alla lunga stanca. Ho ascoltato anche diversi rappers italiani, o qualcosa di simile al rap fatto da italiani (Caparezza è rap o è hiphop? Frankie-come-si-chiama è rap?) (Frankie HiNRG, I mean), e mi sono divertito molto. La metrica c'è, le rime sono belle e divertenti, i contenuti anche. Certo, per fare del rap bisogna avere un minimo di spessore personale; e qui sta il vero problema. Problema che, del resto, non è mica soltanto dei rappers ma di tutti noi, musicisti, poeti, film makers, blogghisti, youtubisti, telefonatori, chiacchieratori da caffè, genitori, figli, politici.
Musica elettronica
Negli anni Cinquanta fervevano i laboratori di fonologia. Ancora oggi, credo, a Parigi c'è l'IRCAM: compositori eminenti studiavano la nascente musica elettronica, creando quei suoni misteriosi e inquietanti che siamo abituati ad associare ai film di fantascienza. Ci sono molte testimonianze su quel periodo, perché nel Laboratorio di Fonologia della Rai lavoravano nomi illustri: Luciano Berio, Luigi Nono, Bruno Maderna, e Umberto Eco che ogni tanto ci faceva un giretto. A Parigi, Pierre Boulez e Olivier Messiaen, magari l'ungherese György Ligeti le cui musiche (un Requiem) furono scelte da Kubrick per il viaggio verso Giove dell'astronauta Bowman.
Luigi Nono scriveva musiche per pianoforte e nastro magnetico dal titolo criptico e leggero: cose come " ...sofferte onde serene..." e " Como una ola de fuerza y luz" o " A floresta è jovem e cheja de vida". Anni prima, un ingegnere russo (pardon, sovietico) aveva inventato il teremin, uno strumento che si suona solo muovendo le mani su un campo magnetico, cioè sul nulla, e che fu in odore di esorcismo e scomunica per questa stregoneria. Poi, negli anni 60 e 70, i primi computer, i moog e i sintetizzatori che riproducevano un'intera orchestra (beh, qualcosa che le somiglia) però suonate da una sola persona su una tastiera, e che furono molto usate dal rock e non solo dalla musica d'avanguardia. Di sicuro qualcosa del genere l'avete ascoltata: è la tipica colonna sonora dei film (di fantascienza e non solo), e di solito la si apprezza perché molto consona al momento e alle immagini (terrore, angoscia, inquietudine).
Cos'è rimasto di quel periodo? Qualche foto in bianco e nero, si direbbe. Gli antichi signori che passavano ore nei laboratori di fonologia sono stati decisamente sorpassati, forse anche sepolti, dal progresso scientifico dei nostri ultimi anni. Pensavano di trovare un nuovo violino o un violoncello, e invece sono arrivati i disk jockey delle radio private, i rappers e i campionatori. Ultime arrivate nel campo della musica elettronica, e grandissimo successo planetario, sono le suonerie dei telefonini. Devo dirlo? Mi fa un po' di tristezza, ma forse era inevitabile. L'unica cosa che proprio non sopporto è il violino elettrico: se violino deve essere, che sia un violino vero: altrimenti è meglio usare una tastiera. E, soprattutto, non ho mai sopportato i rappers che mettono le dita sugli lp, usati a mo' di strumento musicale. Non c'entra nulla con la musica elettronica, ma per quelli della mia generazione vedere le ditate sui microsolchi è ancora un obbrobrio, roba da mettersi le mani nei capelli.
Basta poco per entrare in un sogno
Giovanna Cosenza su Golem l'Indispensabile
Ore 00:43.
La fila è lunga e Valentina trema. Miiinchia ci saranno uno due gradi qua fuori macché forse zero. Stringe la mano dell'amica. Ma ti rendi conto Giuli! ti rendi conto che figata siamo qua di nuovo non ci posso credere. Shhh... sei suonata ci guardano tutti. Valentina abbassa la voce, sale il fiato caldo in controluce. Troppo contenta. Saltella sull'asfalto bagnato.
Forse la ragazza ti sembra esagerata, ma avresti dovuto vederla nel pomeriggio, durante i preparativi: non stava nella pelle. Un po' per la novità, ma soprattutto per la bugia: mamma, stasera resto a dormire da Giulia. Giulia invece è più tranquilla, perché tanto al weekend sua madre non c'è.
Hai sentito Giuli hai sentito che stasera c'è la Yespica? Boh, magari poi non viene. Dondolano gli orecchini lunghi. Al Tenax c'è andata però. Vabbè mica siamo al Tenax. Si guardano i piedi. Ti si è sporcato uno stivale. Giulia lo pulisce in fretta con la mano.
Sotto il giaccone Refrigiwear: minigonna, calze velate, stivali alti. Quanti anni avranno? Diresti venti, ma attenzione: è facile sbagliare.
Che c'hai sugli occhi è nuovo? Ma dài Vale è il solito ombretto della Pupa. Boh che ne so mi pareva più figo. Nonnò cara sono io che sono più figa. Scema. Vabbè sei figa anche tu, non t'ingastrire.
È Giulia che comanda. Padre sconosciuto e madre assente, ha imparato presto a fare tutto da sola.
Che strizza Giuli non ci sgameranno vero? Sta' zitta che quello ti vede.
Tacciono. Manca pochissimo oramai.
Ore 01:09.
Finalmente il vetro nero dell'ingresso. Vibrazioni nel buio: umf umpf umpfz. Il tipo della sicurezza grugnisce agli uomini, squadra le donne. Umf umf kata umpfz. Per un istante le due ragazze s'irrigidiscono, ma poi ancheggiano come se niente fosse. Entrano. Il gigante si volta a guardarle.
Non le ha sgamate.
Ore 01:29.
Eccole in pista. Meglio scaldarsi con la musica commerciale, ha deciso Giulia. E commerciale sia: umf umf kata umpfzfzfzzz.
Quando le stroboscopiche si fermano le vedi meglio: più a destra, vicino alla consolle, sono le due scatenate col bicchiere in mano. Una mora e l'altra bionda, come le veline.
Disco commerciale e un pizzico di trance, come nei migliori club di Ibiza e New York: uuu-uhu uuu-uhu... into the fire fire... aiar aiar aiar... uuu-uhu uuu-uhu... tciacia-tciacia tciaaàcia, tciacia-tciacia tciaaàcia.
Valentina è quella bionda, un po' più in carne. Giulia si fa notare per il seno abbondante. Magra con le tettone è il massimo, lo dice sempre Valentina. Anche lei vorrebbe la quarta come Giulia, ma purtroppo sua madre non vuole sentirne parlare: nessun intervento prima dei diciott'anni, ripete.
Uh uh uuh... tzia tzia tziaaa... Totoo torototooo... In search of sunrise...dj Tiësto, mitica sta compilation.
Poi naturalmente c'è il problema dei chili. Valentina vorrebbe dimagrire ancora, ma più di così non riesce. Le ha provate tutte ormai, ma niente da fare.
Ore 01:50.
In meno di un'ora le ragazze sono nel privé. Ci pensi Giuli siamo al tavolo più ganzo. Che c'è di strano non è mica la prima volta. Eeeh? ci sei già venuta? Ma che t'importa, su, tanto i privé sono tutti uguali.
Forse quelle persone Giulia le conosceva prima, forse no. Gente adulta: ci sono persino due con i capelli brizzolati. Gente col tavolo riservato, tipo quelli fotografati su "Chi". Mentre l'amica attacca la solita chiacchiera, Valentina non sa che fare: tutti si abbracciano tutti si baciano, e lei? Forse quelli festeggiano qualcosa, perché c'è un tipo alto biondo che continua a versare Moët & Chandon. Figo quel tipo, somiglia al medico della serie tv, la sua preferita.
Alla fine Giulia alza il calice e il biondo le si appiccica addosso, occhi fissi sulla scollatura. Ci risiamo, anche questo c'è cascato. Ma non si rendono conto che lei li piglia in giro?
Ci sa fare Giulia con gli uomini, guarda là: una vera seduttrice. Se poi pensi che è così giovane... Un momento però: dov'è finita Valentina?
Ore 02:02.
È di nuovo in pista, ecco dov'è. Meglio che me ne vado, tanto quelli stanno appresso a Giulia e a me nessuno mi fila. Eppoi sono rimasti alla disco anni ottanta, non capiscono un cacchio di musica... beeello sto pezzo evvài, ma come spinge questo che vuole... ehi cosa fai, tocchi? Ma chi ti tocca cessa, una cessa come te chi la vuole. Stronzo. Stronza tu e quella troia di tua madre.
Valentina non smette di ballare, ma la frase l'ha ferita, glielo si legge in faccia. Il problema non sono le parole, naturalmente. Il problema è sentirsi brutta. Nonostante il trucco i tacchi la musica, brutta e grassa. Come sempre.
Oddío la testa... mi gira la testa... uffa che caldo non dovevo bere tanto... champagne... dopo il gintonic poi... ma chissenefrega qui non posso cadere (sorride) e come faccio a cadere è talmente fitto... ueee galattica sta musica è un mito quel deejay... il meglio della deep house, altro che commerciale... uh (chiude gli occhi per evitare le stroboscopiche) dio come gi...ira... (riapre gli occhi) ma che c'ha quest'altro da guardare... no troppo figo per me.
Brutta e sola al mondo, ecco come si sente Valentina nella maggior parte dei casi. Con suo padre tutto preso dal lavoro i soldi le banche, con la madre che piange sempre e ingoia pillole. E poi la scuola male, e ragazzi neanche a parlarne. Ancora peggio da quando il padre se n'è andato con un'altra: sono due settimane che non dorme a casa. Una tragedia.
Ma che fa continua a fissarmi... e pure sorride... uh come gira... non ci credo è un sogno è troppo bello... uno del sud chissà... eccolo di nuovo... uh la testa.
Era già da un pezzo che il ragazzo con la maglietta D&G stava cercando di attirare l'attenzione di Valentina. Finalmente c'è riuscito.
Ore 02:12.
Ooo... iii... iaaa... iii?
Cheee?
Non sente, la musica è troppo alta. Il ragazzo D&G avanza nella calca.
Oddío viene qua non ci credo... che bel sorriso... quanti denti... la luce... bianchi... viola la luce... i denti... violetto bellissimi. E gira... gira... gira. Sorride... vicino... profumo vicinissimo mmm... muschio buonissimo. Vicino... parole... vicinissimo... oooh... il fiato.
Cooomo... ti chiami? (il ragazzo le urla nell'orecchio.)
Valen... pffffff (e giù a ridere), Va... lentina.
Oooh sisisì Valantina trrè bò.
Straniero, chi l'avrebbe detto... francese?
Como disci?
Dico: tu-se-i-fran-cè-se?
Frranscièse ouè sisisì.
Pa-rì-gi?
Oooh sisisì Marse-glia, Pari-je.
Uauu, uno di Parigi.
Valantina... tiù sè... tiù sè la pliù eeell...
Cooome?
Dise che tiù sè la pliù bell isì.
Stop. Il mondo s'è fermato.
Ma no che dici non sono bella io.
Sisisì Valantiiina bell, trrè bell.
No cioè...
Vrrremante.
Tutto riprende a muoversi. Al rallentatore, però. Mentre il mondo viaggia a 130 battiti per minuto, Valentina e il ragazzo D&G ondeggiano beati. Mille braccia mani gambe urtano, mille colori frullano, ma per loro tutto è scomparso. Basta poco per fare amicizia.
Bocca fiato lingua ooorec...chio.
Girano le luci uh... girano felici.
Bocca lingua... ooh bagnato... ooh... ba...acio.
Ba... lin...gua ba...gnaaa...to... ba... aaa...cio.
Basta poco per entrare in un sogno.
Bello bellissimo.
Ore 02:30.
Ma che cazzo faiii? No, di fronte a tutti non faccio niente, scordatelo. Ho detto di no. Giulia si alza di colpo, sistema la canotta, tira giù la gonna. E di' ai tuoi amici di starmi lontani, capito? Barcolla ma deve andare, da lì se ne deve andare. Una coppia sta limonando sul divano accanto, e la tipa è già senza maglietta. Mentre quegli stronzi s'ammazzano dal ridere.
Ridono di me, chissenefrega: non è roba per me questa. Sei un porco, ecco cosa sei. Va là troietta che piaceva anche a te. Mi fai schifo invece, mi fate schifo tutti. Mandaci la tua amica culona, che magari è più sveglia di te.
Ore 02:40.
Valeee dove sei Vale? Mica facile beccarla in una disco a cinque piste. Ma chi si crede di essere quello, solo perché c'ha i soldi: non prendo ordini da nessuno io. Se uno mi piace ci sto, ma certe cose non le faccio, per chi mi ha presa?
Bagno, devo andare in bagno. Porca puttana la fila pure qua. Ti prego fammi passare ti prego non la tengo più... tipregotipregotiprego. Grazie scusa sei un tesoro. Pipì... oooh come sto meglio... e poi acqua sapone acqua trucco: che faccia, sono un mostro.
Via da quello specchio, subito. Torna nell'antibagno.
Ma guarda te dov'è finita.
Quasi quasi Giulia non la riconosce, ma la tipa attorcigliata a quel maschio è proprio lei. Cristosanto chi l'avrebbe detto, pare voglia mangiarselo vivo. Guarda che roba: quello le mette le mani dappertutto e lei lo lascia fare. Ebbràva la Vale: se la stanno godendo da pazzi quei due, con un lavoro di lingua da guinness dei primati. Davanti al cesso dei maschi, poi, con tutti che passano guardano ridono, manca poco che partecipano. E dire che fa sempre la santarella: la prima volta qua la prima volta là, vorrei le candeline il tramonto il mare... Per non parlare di quando le ho detto che non sono più vergine: una settimana di crisi solo per quello. Che importa come lo fai? Basta che ti decidi a farlo, una buona volta: non puoi mica rimanere vergine per sempre. Uff, speriamo che mi dia retta stavolta.
Ore 03:25.
Uh, cos'è sto casino? Giulia si solleva sullo schienale ma affonda, non riesce a stare dritta. Nooo... Si ributta sul divano a faccia all'aria.
S'era quasi scordata della faccenda del privé, ma è bastato un attimo per ripensarci.
Il soffitto si muove, meglio tenere gli occhi chiusi. Maaamma che male. Mi sono addormentata, ecco cos'è successo. Ah che male, ahia la testa. Strano, la musica è lontana. Che tanfo però, da dove viene?
Apre gli occhi, si gira.
Nooo, i cessi: sono crollata sul divano vicino ai cessi. Che schifo sto posto. Ehi, ma che cazzo fanno quelli?
Aguzza gli occhi: pare ci sia uno a terra, no è una. Pare che pianga. C'è un casino di gente là davanti, non si vede un tubo. E vabbè bisogna alzarsi, ahia, e Giulia si alza.
Altro che piangere: la ragazzina accovacciata per terra urla singhiozza si dispera.
Valentina, cristosanto!
In un balzo Giulia è in mezzo agli altri. È la mia amica è la mia amica fatemi passare. Valeee... Ma quella guarda e non vede. Vale sono io, appoggiati vieni. Ma quella piange piange piange.
Odore acido, cattivo.
Giulia guarda meglio: tracce di vomito sul collo. Diomio che t'è successo? Segni rossi sulle braccia, una spallina stracciata. Chi... chi è stato? È stato quello che è uscito di corsa, dice una da lontano. Sì, il fighetto con la maglia D&G, fa un'altra. Ma chi, quello moro carino? Sì hai capito, il marocchino che viene tutti i sabati con la New Fitness, uno che si nota dài, l'abbiamo visto tutte...
S'interrompe. Anche Valentina smette di piangere.
Ma chi dite, non starete mica parlando di Jamal? fa una tipa appoggiata allo specchio. Ma sì, quello ricciolino infisicato... Bah, non so chi dici tu, ma un'ora fa lei l'ho vista che se la spassava con Jamal, e se intendi che è stato lui a farle male ti dico no, non esiste: conosco benissimo Jamal, lavora con mio fratello, e ti giuro non farebbe male a una mosca.
Ore 03:40.
Andiamo Vale, un po' d'aria ti farà bene.
...
Hai solo bevuto troppo, ora passa.
...
Ci sono io con te.
Notte limpida, asfalto ghiacciato.
Attenta che scivoli. No, non così che cadiamo in due.
Che bellezza là fuori: l'Appennino romagnolo alle spalle, le stelle in alto e, se guardi bene, di fronte vedi pure il mare. Per fortuna il freddo le ha fatto bene, e Valentina riprende a parlare. Sempre a singhiozzi, ma almeno parla.
Non volevo Giulia, io... io... non volevo.
Non volevi cosa?
Mi... piaceva tanto quel ragazzo, non volevo.
Cosa, dimmi cosa!
Mandarlo via. Non volevo mandarlo via.
L'hai mandato via?
Si-i dal bagno... l'ho cacciato dal bagno ma io... io... volevo stare con lui, mi piaceva tanto.
Eccicrèdo: è un gran sano!
Smettilaaa (strilla) è un ragazzo dolcissimo. Solo che lui voleva... (di nuovo sottovoce) fare tutto nel bagno e io non...
Tu?
Sono una stupida, ecco.
Ma che dici?
Sono una scema Giuli perché io gliel'ho detto, gliel'ho spiegato che sono vergine e lui... se n'è andato.
Nooo, non mi dire che ti sei presa paura un'altra volta!
Valentina ammutolisce. Non può, è chiaro che non può dirle questo. Però non sa più che pensare: lei voleva ma l'ha cacciato, lui è dolce ma l'ha spaventata... Insomma avrebbe voluto tanto rivederlo, quel ragazzo, uscirci assieme. E avrebbe voluto un luogo più romantico: per questo l'ha mandato via. Però aveva capito che è francese, accidenti, mica marocchino. E lei con un marocchino proprio non vorrebbe starci: meno male che non è successo niente. Lo dice sempre suo padre che sono diversi da noi. E che bisogna starci attenti, a quelli. Forse per questo lui l'ha stretta così forte: guarda che segnacci.
Male, mi fanno male le braccia.
Come?
Voleva farlo nel bagno.
Voleva scoparti nel bagno?
Nooo... cioè sì.
Ti ha strappato lui la spallina?
Si-i.
E le braccia?
S-i-i.
Cristosanto Vale, non è che quel figlio di puttana ti ha violentata?
...
Vale?
No... cioè sì, forse sì credo. Oddío credo... mi sento male Giuli, credo di... non essere più vergine.
...
Ecco, l'ha detto. La vita è fatta di bugie: basta dire la prima e non ti fermi più.
Giulia?
...
Hai capito Giu...?
Eh? Sissì ho capito, ma tu... volevi?
Certo che volevo... lo sai anche tu che è ridicolo (tira su col naso), me lo ripeti sempre: mica si può essere vergine a sedici anni.
Sì però lui, pensaci bene, ti ha violentata?
Boh sì... cioè no. Mah, non so.
Ore 3:50.
Valentina è seduta sul marciapiede, la testa fra le mani. Accanto a lei, Giulia gesticola e parla parla parla: sembra voglia convincerla di qualcosa.
Ti dico che è facilissimo sapere chi è.
...
Basta chiederlo in giro: lo conoscono tutti.
...
Più lontano, alcuni giovani sono appollaiati su un auto con gli sportelli aperti. Quello al volante fa rombare il motore, gli altri schiamazzano sulle prodezze della serata. Soltanto uno, un po' in disparte, non dice nulla. È moro, ricciolino, si mangia le unghie e guarda lontano. All'improvviso vede le due ragazze, e allora si anima, persino sorride.
Valantiiina? chiama.
C'è troppo rumore, non può sentirlo.
Il ragazzo si stacca dal gruppo, cammina verso di loro.
Valantina sè tiù?
...
Si ferma, come colto da un pensiero.
Sospira.
Torna sui suoi passi.
Ore 7:15.
Finalmente le ragazze tornano a casa.
Grave, mi è successa una cosa gravissima.
L'auto scorre fra le vie deserte. È domenica: molti si sveglieranno tardi.
Era l'unica cosa da fare, ha ragione Giulia.
Valentina è seduta dietro, con gli occhi chiusi. Ha la testa appoggiata sulla spalla dell'altra.
E loro dovranno capirlo. Lo capiranno che sto male, anche papà lo capirà... deve tornare.
L'auto si ferma a un semaforo rosso.
Non ti arrabbiare papà. Non è colpa mia se... m'è saltato addosso (increspa la fronte). Un marocchino poi, avevi ragione tu: bisogna starci attenti.
Ore 7:20.
Mentre la poliziotta al volante parlotta con la collega, l'auto imbocca la strada dove abita la famiglia di Valentina. Nel frattempo Giulia non stacca gli occhi dal foglio che ha in mano. L'avrà riletto dieci volte, lo sa quasi a memoria:
POLIZIA DI STATO
QUESTURA DI RIMINI
OGGETTO: Verbale di ricezione di denuncia-querela orale sporta da Eccetera Valentina, nata a Eccetera, il giorno 00/00/1989, cittadinanza italiana, sesso femminile, nubile, identificata mediante C.I Nr. AF000000 emessa dal COMUNE DI RIMINI il 00/00/2004, residente a Rimini (RN), via Eccetera Nr. 14, telefono 3480000000, e relativa al reato di "VIOLENZA SESSUALE" (art. 609/bis C.P.).
Il giorno 08/01/06 alle ore 5:32 nell'Ufficio Denunce della Questura di Rimini, innanzi al sottoscritto Uff. di P.G. Vice Sovrintendente della Polizia di Stato Eccetera Mario, in servizio presso gli uffici in intestazione, è presente la persona in oggetto indicata, che per ogni effetto di legge denuncia quanto segue:
"Oggi 08/01/06, verso le ore 02.30 mi trovavo nella toilette degli uomini della discoteca Eccetera sita in Rimini, via Eccetera, quando..."
Eccetera eccetera.
Dove quando
Chieti, 20 agosto 2006.
Una ragazza di 17 anni denuncia all'alba di essere stata vittima di violenza sessuale nei bagni della discoteca in cui ha trascorso il sabato sera. In un'ora viene arrestato un algerino di 22 anni che ammette l'accaduto, sostenendo però che la ragazza era consenziente.
Il giovane, in Italia con un visto per motivi di studio, è rilasciato il giorno dopo, fra molte polemiche, "perché non sussiste il pericolo di fuga".
"La Repubblica", 22 agosto 2006, Chieti, diciassettenne stuprata in discoteca.
Anzola dell'Emilia (Bologna), 21 settembre 2006.
Una ragazzina di 12 anni denuncia di essere stata violentata da cinque stranieri in un parco della zona. Grazie ai dettagli della sua ricostruzione, i carabinieri fermano un giovane marocchino con la maglietta griffata, che però in poche ore riesce a provare la sua innocenza.
La sera dopo, la bambina confesserà di essersi inventata tutto.
"La Stampa", 23 settembre 2006, Lo stupro di gruppo? Bugia di una dodicenne.
Il mistero della multa perduta...
sul blog Personalità Confusa
-- Notifica di riscossione/cart. Esatt. 666 --
Gent.le Sig.re/Sig.ra,
Le ricordiamo che Lei deve 56.00 al ns. Ente per quanto sottoindicato:
Contrav. Cod strada l. 589/81 00000456 c0001456x art. 07 c.1 pmn 1/03/001127 notif. 45ghjjjz666zz03 Comun. Mil. -> TOTALE: EURO 56,00!
La avvertiamo che in caso di mancato pagamento entro le scadenze indicate procederemo ad esecuzione forzata nonché al sequestro di beni mobili registrati (ad es.: i Suoi arredi, la Sua auto, i Suoi familiari), all'ipoteca sulla casa e alla fustigazione in pubblico della Sua persona.
Cordialmente,
L'Ente Riscossore
Allegato: bollettini postali più 12 pagine di istruzioni su modi alternativi per pagare le multe (tramite telefono, internet, cellulare, wap, google, bonifico, tutte le carte di credito, assegno, bancomat, viacard, apposito sportello presso il più vicino monte di pietà, ecc.)
Gentile Ente,
ho ricevuto la sua cortese lettera di cui in oggetto e la ringrazio molto. Confesso di aver trovato il testo della sua missiva un filo, come dire, ermetico. Intuisco tra le righe che volete da me una cosa chiamata "56 euro" e che ci sia di mezzo una mia presunta violazione del codice stradale (evento di cui peraltro non ricordo molto: quando è accaduto? Dove?) E quindi ho qualche piccolo dubbio su come le informazioni fornitemi vadano interpretate: cosa diavolo è la Contrav. Cod strada l. 589/81 00000456 c0001456x art. 07 c.1 pmn 1/03/001127 notif. 45ghjjjz666zz03?
E perché volete tutti quei soldi da me? Ditemelo, e poi ne riparliamo.
Cari saluti,
Il riscosso
-- Secondo avviso! --
Gent.le Sig.re/Sig.ra,
non faccia troppo il furbino, se Lei non sa leggere una cartella esattoriale non è colpa nostra: il messaggio è inequivocabile, Lei ci deve la bellezza di 56 euro quale sanzione per il seguente reato:
Contrav. Cod strad. l. 589/81 00000456 c0001456x art. 07 c.1 pmn 1/03/001127 notif. 45ghjjjz666zz03!
Chiaro? E se non rispetta la scadenza prevista (cioè oggi, adesso), il prezzo quadruplica. Ha capito, testa di legno? O vuole che Le mandiamo i pignoratori a casa?
Cordialità vivissime,
L'Ente
Allegato: 10 risme di bollettini postali più istruzioni per pagare via ipod.
Caro Ente,
no, non ho capito.
Io una multa con quei numeri non l'ho mai ricevuta. O non la trovo. Non sarà che l'ho già pagata e ti stai sbagliando? In effetti potrei anche averla persa (sono un tipo distratto, lo ammetto) e allora hai ragione tu, ma se vuoi quei soldi lì almeno mi dovresti ricordare:
- dove ho preso la multa;
- perché l'ho presa;
- quando.
Ciao.
Gent.le Sig.re/Sig.ra,
in allegato trova altri 6 chili di bollettini postali più istruzioni per pagare in contanti col nuovo servizio postale Multapost (Lei ci spedisce i contanti in busta chiusa e noi smettiamo di romperLe i coglioni).
Al momento non abbiamo alcuna voglia di darLe ulteriori spiegazioni: l'unica cosa che possiamo comunicarLe con assoluta certezza è questa: Lei ci deve dare euro 56. Subito. Altrimenti fra interessi di mora e penali domani gli euro diventano 560. Se ancora non comprende il motivo di tanta insistenza, può agire secondo una delle seguenti modalità:
I) pagare e tacere per sempre (opzione consigliata);
II) chiamare il ns call center 800.800.800 nei giorni feriali pari (linee perennemente intasate e nessun operatore disponibile fino alla metà del prossimo secolo);
III) presentarsi presso il ns Ufficio Informazioni & Ricorsi Senza Speranza di via Xyz, aperto nei giorni feriali dispari dalle 9.00 alle 9.15 (attenzione: code di migliaia di persone nelle Sue stesse condizioni).
Addio,
L'Ente
(continua?)
Nuovo Dizionario Zapparelli
Gianni Guasto sul blog di Sabelli Fioretti
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* MAREMMA - Nome di una famosa maiala
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* MELODIA - Preghiera di una vergine
* MESSA IN PIEGA - Funzione religiosa eseguita da un prete in curva
* NEOLAUREATO - Punto nero della pelle che ha fatto l'università
* OBIETTORE - Ottico fabbricante di obiettivi che se è particolarmente serio viene chiamato "obiettore di coscienza"
* OPOSSUM - Marsupiale americano possibilista
* PARTITI - Movimenti politici che nonostante il nome sono ancora qui
* PIUMONE - Richieste di sporcaccioni veneti mai sazi di sesso
* PREVENIRE - Soffrire di eiaculazione precoce
* RAZZISMO - Scienza che studia i propulsori a reazione
* RAZZISTA - Fabbricatore di missili
* REDUCE - Sovrano con tendenze di estrema destra
* RIMEMBRARE - L'atto di rimettere al suo posto il "coso" a chi è stato evirato (vocabolo coniato da J.W.Bobbitt)
* SALADINO - Biscotto salato con il raffreddore
* SALAME - Tipo di figura che il maiale non vorrebbe mai fare
* SALMONE - Cadavere di obeso
* SANCULOTTO - Patrono degli omosessuali
* SBRONZI - Ubriachi di Riace
* SCIMUNITO - Attrezzato per gli sport invernali
* SCORFANO - Pesce che ha perduto i genitori
* SOMMARIO - Indicativo presente del verbo "essere Mario"
* SPAVENTO - Società per azioni eolica
* STRAFOTTENTE - Dicesi di persona di grandi qualità amatorie
* TACCHINO - Parte della scarpina
* TELEPATIA - Malattia che colpisce chi guarda troppo la TV
* TEMPOREGGIARE - Scoreggiare andando a tempo (tipico dei musicisti poco educati)
* TONNELLATA - Marmellata di tonno
* TROIKA - Donna russa di facili costumi
* UGELLO - Volgarismo in gergo negro per "pene"
* VIBRATORI - Macchina per vibromassaggio bovino
* VIGILIA - Donna vigile urbano
* ZONA DISCO - Parcheggio per gli UFO
Rinvenuto ad Arcore un Diario Vitt
Michele Serra su L'espresso
Dopo la scoperta dei diari del Duce da parte di Marcello Dell'Utri (li ha acquistati insieme a un kit comprendente anche il reggipetto di Josephine Baker e un biglietto della metropolitana appartenuto a Garibaldi), dilaga in tutta Italia il fiorente mercato dei diari inediti. Piccati per il successo di Dell'Utri, alcuni dirigenti diessini hanno annunciato, con orgoglio misto a sorpresa, un ritrovamento ancora più sensazionale: i diari integrali di Antonio Gramsci, rinvenuti su una bancarella di libri usati a Roma, non solo in ottimo stato ma addirittura già rilegati e pubblicati sotto il nome di 'Quaderni dal carcere'.
Silvio Berlusconi non ha voluto essere da meno. Sotto un vaso di petunie, nel suo giardino di Arcore, ha rinvenuto il suo Diario Vitt della seconda media, con Cocco Bill in copertina sapientemente ritoccato: il naso rifatto e una fluente capigliatura. Tra le pagine più interessanti, una dura requisitoria contro i bidelli comunisti, le letterine d'amore alle 14 compagne di classe con promessa di matrimonio, e una bozza di contratto per un appartamento a Parigi regalato alla preside in cambio della promozione. Incerta l'attribuzione di un progetto di lottizzazione del cortile della scuola, con un quartiere modello al posto della palestra e tutte le firme con i permessi contraffatte a regola d'arte. Berlusconi la rivendica, i suoi avvocati suggeriscono prudenza.
Paolo Guzzanti annuncia di essere in possesso dei diari inediti di Romano Prodi, scritti in cirillico, con il minuzioso racconto dei suoi rapporti con il Kgb. La prefazione di Scaramella è già un caso letterario: è datata 1951 e Scaramella è nato dieci anni dopo, circostanza che Guzzanti definisce irrilevante ai fini dell'autenticità del documento: "Lo avrà scritto suo padre, non mi pare proprio che la sostanza cambi". Sicurissima, invece, l'attribuzione a Umberto Bossi di un diario ritrovato nell'Archivio Storico di Pontedilegno. Alcune pagine sono incollate da fette di taleggio, e la circostanza non lascia dubbi agli studiosi. Alcune tavole di larice con rudimentali lettere dell'alfabeto incise con un punteruolo, e disegni stilizzati di buoi e asce, sono state invece classificate come i diari inediti di Roberto Calderoli.
Il 'Corriere della Sera' annuncia la ripubblicazione integrale di tutti i diari e le autobiografie pubblicati in Italia dal Dopoguerra a oggi: a causa dell'egemonia comunista nelle case editrici, sarebbero stati tutti corretti e censurati uno per uno. La contraffazione ideologica (come spiega in un editoriale Pierluigi Battista) si spinse al punto di modificare non solo date e circostanze, ma addirittura i nomi dei protagonisti. Lo dimostrerebbe i nomi grotteschi di molti capi democristiani, come Ciriaco, Amintore e Alcide, sicuramente attribuiti agli ignari De Mita, Fanfani e De Gasperi dalla task-force di correttori comunisti. Dal punto di vista commerciale, i diari di Mussolini verranno pubblicati da Dell'Utri in una delle eleganti edizioni che lo hanno reso famoso: la collana Dolmen, rilegata in marmo di Carrara e munita di rotelle per poterla spostare. Seguiranno i diari di Claretta Petacci e quelli di Rachele Mussolini, 5 mila pagine di ricette tipiche romagnole, tutte a base di piadina e formaggio squacquerone. Tutti rigorosamente autentici, come certifica
lo stesso Dell'Utri ridendo forte.
Passando dall'alta filologia al commercio minuto, si segnala il proliferare di diari inediti di tutte le fogge sulle bancarelle di mezza Italia. Si va dai diari ermetici di Giuseppe Ungaretti, una parola ogni dieci pagine bianche, ai preziosi diari di Dante Alighieri e Petrarca su rotoli di pergamena, impossibili da srotolare senza ferro da stiro.
18 febbraio 2007