L'ABC della Finanziaria 2007
Nicoletta Cottone e Roberto Giuliane su Il Sole 24 Ore
Un articolo unico e 1.364 commi: si presenta così la Finanziaria 2007, interamente sostituita dal maximendamento del Governo, che ha ricevuto il definitivo via libera della Camera dei deputati il 21 dicembre. Un provvedimento denso di contenuti e di difficile lettura in quanto l'articolo unico è costellato di commi senza titoli.
Oltre alle misure più note, come il cuneo fiscale, le successioni, la nuova curva dell'Irpef, gli assegni familiari, nel provvedimento trovano spazio misure meno note come le agevolazioni fiscali all'apicoltura o quelle alle imprese di produzione musicale.
Introdotto un credito d'imposta per le imprese che effettuano nuovi investimenti in aree svantaggiate del Sud. Bonus anche per investimenti e costi sostenuti dalle imprese per ricerca e innovazione. Arriva un credito d'imposta per gli imprenditori agricoli, per le imprese agricole e agroalimentari.
Fra le novità nuovi obblighi per i condomini, modifiche alla disciplina del 5 per mille, con una revisione dei destinatari del beneficio.
Per le famiglie diventa detraibile una quota delle spese sportive sostenute per i minori e dei canoni di locazione per affitti pagati da studenti universitari fuori sede. Detrazione anche delle spese sostenute per le badanti in caso di presenza di familiari non autosufficienti. Per il triennio 2007-2009, diritto alle detrazioni per carichi di famiglia ai soggetti non residenti. Arriva un sostegno ai familiari di vittime di gravi infortuni sul lavoro. I Comuni possono fornire ai ragazzi in difficoltà economica i libri di testo scolastici in comodato o in forma gratuita e semigratuita.
Per i lavoratori a progetto e assimilati arriva malattia e parto, accanto al trattamento economico per i congedi parentali. Per i collaboratori possibilità di un bonus per l'acquisto di un Pc, possibilità concessa anche ai docenti.
Parte anche un programma sperimentale per la riduzione della commercializzazione di sacchetti non biodegradabili, con l'obiettivo di eliminarli completamente entro il 1° gennaio 2010.
In farmacia arriva lo scontrino parlante, utile per la deducibilità delle spese per medicinali.
Incentivata l'installazione di impianti a Gpl o a metano su veicoli Euro 0 o Euro 1, torna il contributo alla rottamazione di vecchi veicoli inquinanti: 80 euro o il rimborso dell'abbonamento di trasporto pubblico locale per un anno. Per chi a fronte della rottamazione acquista un veicolo Euro 4 o Euro 5 bonus di 800 euro, che sale a 2mila per gli autocarri. Contributo di 1.500 euro per chi acquista una vettura nuova con alimentazione a metano, Gpl , elettrica o a idrogeno, incrementata di altri 500 euro se le emissioni di CO2 sono inferiori a 120 grammi per chilometro.
Contributi anche per la rottamazione di motocicli, frigo e congelatori e per l'acquisto di televisioni dotate di sintonizzatori digitali.
Una raffica di misure interessa il precariato: sono previste stabilizzazioni e assunzioni (uffici giurisdizionali, ministero del Lavoro, Istituti zooprofilattici sperimentali, vigili del Fuoco Guardia di finanza, Arma dei carabinieri, Polizia) in vari uffici pubblici, oltre a una progressiva, ma lenta immissione in ruoli dei precari storici della Pubblica amministrazione. Ecco, nel dettaglio, comma per comma, le novità e le curiosità contenute nelle pieghe del Finanziaria che entra in vigore il 1° gennaio 2007.
Il testo della Finanziaria
(596 pagine)
su Il Sole 24 Ore
«Romano sia dittatore». Foa e Bocca con Scalfari
Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera
«Sono totalmente d'accordo con quello che ha scritto Eugenio Scalfari». Vittorio Foa lo dice senza esitazioni, la voce forte e decisa. Ha novantasei anni, è una delle anime democratiche del Paese, ne aveva venticinque quando una delazione all'Ovra distrusse nel '35 il gruppo torinese di Giustizia e Libertà e lo portò nelle carceri fasciste per otto anni. Così se il fondatore de La Repubblica ha scritto che nel centrosinistra «la rissa deve cessare» ed è il momento che Prodi rompa gli indugi, «qui si tratta di dare a Cesare non il consolato ma la dittatura, per salvare la res publica dallo sfarinamento e dal dominio delle "lobbies"», Foa non ha problemi a raccogliere l'essenziale dell'argomentazione scalfariana: «In questo consenso vi è un abbraccio, un augurio profondo a Prodi per l'anno che l'attende: sono sicuro che sarà l'anno del centrosinistra. E non è solo un consenso e un augurio ma una certezza».
Certo, si può sempre tirare in ballo Max Weber, «in lui il termine "dittatore" è riferito al primo ministro inglese e al campo di battaglia parlamentare, quale che sia lo schieramento», considera il politologo Gianfranco Pasquino. Però «la figura non è molto coerente con la sinistra e la storia ci ha offerto piuttosto esempi da destra: La Thatcher, Reagan, De Gaulle...». Del resto Prodi sarebbe «un improbabilissimo dittatore democratico»: ci vorrebbe «un capo carismatico che sia anche capo di un partito cospicuo», semmai «uno come D'Alema», mentre il premier «è un professore senza partito, quando gli va bene gli danno del tecnocrate».
D'altra parte «quello di cui parla Scalfari non è cesarismo, lo stesso Scalfari ricorda che l'errore di Cesare fu di richiedere la dittatura a vita», concede Antonio Polito. Il punto è un altro, spiega il senatore dl già direttore del Riformista: «La solita logica dell'emergenza. Prima la "dittatura" inemendabile di Padoa- Schioppa, poi quella all'amatriciana di Prodi...Tutte scorciatoie al vero problema: per le riforme ci vuole un grande partito che oggi non c'è». Luciano Canfora sa bene di cosa si parla, è stato il filologo a scrivere il libro Giulio Cesare, il dittatore democratico: «È chiaro che quella di Scalfari sia una metafora. Però non è felicissima, visto che per cinque anni abbiamo denunciato in tutti i modi il "cesarismo" di Berlusconi...». Al tema Giorgio Bocca dedicò un libro, Il piccolo Cesare.
Ma il grande giornalista e storico, in ciò che scrive Scalfari, vede tutt'altro. E condivide: «Andiamo, qui chiama "dittatura" ciò che sarebbe il minimo del buon senso, di un governo degno di questo nome. Io temo che nel mondo la democrazia viva tempi grami, vedo l'autoritarismo regnare sovrano. Però non è possibile che ad ogni parola del premier saltino fuori sei o sette ministri a dire la loro, sono cose da pazzi, tutti fanno i loro comodi e bisognerà pure che si ristabilisca un minimo d'autorità, no?». Pausa. Il tono di Bocca si fa ironico: «Tutto sta a vedere se Prodi sarà capace di farlo».
L´instabilità globale nell´anno che viene
Joseph Stiglitz su la Repubblica
IL MONDO è riuscito a sopravvivere al 2006 senza che si verificasse una catastrofe economica di proporzioni gigantesche, nonostante i prezzi del petrolio alle stelle e il Medio Oriente ormai fuori controllo. Ma quest´anno ha prodotto una messe di lezioni per l´economia globale insieme a segnali di avvertimento su quella che sarà la sua performance futura.
Non c´è da sorprendersi se il 2006 ha portato con sé un altro rifiuto clamoroso delle politiche fondamentaliste neo-liberali, questa volta grazie al voto in Nicaragua ed Ecuador. Nel frattempo, nel vicino Venezuela, Hugo Chavez si è guadagnato una strepitosa vittoria elettorale: almeno lui è riuscito a portare un minimo di istruzione e di assistenza sanitaria nei barrios, i quartieri poveri che fino a quel momento avevano ricevuto ben pochi vantaggi dall´enorme ricchezza petrolifera del paese.
Cosa forse ancora più importante per il mondo, i cittadini degli Stati Uniti non hanno dato un voto di fiducia al presidente George W. Bush, che adesso potrà essere tenuto sotto controllo da un Congresso a maggioranza democratica.
Quando Bush assunse la carica di presidente nel 2001, molti sperarono che avrebbe governato con competenza da una posizione di centro. I critici più pessimisti si consolarono mettendo in dubbio la possibilità che un presidente riesca a fare molti danni in poco tempo. Adesso sappiamo come stanno le cose: ne può fare molti.
La reputazione dell´America nel mondo non è stata mai così bassa. I valori di fondo, che gli americani considerano fondamentali per la loro identità, sono stati sovvertiti. È accaduto l´impensabile: un presidente americano che difende l´uso della tortura, che si avvale di dettagli tecnici quando interpreta la Convenzione di Ginevra e che ignora la Convenzione sulla Tortura che ne proibisce l´uso in qualsiasi circostanza. E ancora, mentre Bush veniva acclamato come il primo presidente con una laurea in Gestione Aziendale, sotto la sua amministrazione hanno regnato corruzione e incompetenza, dalla pasticciata risposta all´uragano Katrina fino alla conduzione delle guerre in Afghanistan e in Iraq.
Da quando, nel 2003, ha avuto inizio la guerra in Iraq, la produzione di petrolio in Medio Oriente, che è il produttore più economico del mondo, non è aumentata come ci si aspettava per soddisfare la crescente domanda mondiale. Anche se la maggior parte delle previsioni dicono che il prezzo del petrolio resterà uguale o appena al di sotto di quello attuale, ciò è dovuto soprattutto al rallentamento percepito della crescita della domanda, provocata da un rallentamento dell´economia negli Stati Uniti. Naturalmente, un rallentamento dell´economia americana costituisce un altro grave rischio globale. Alla base del problema economico dell´America ci sono le misure adottate all´inizio del primo mandato di Bush. In particolare, l´amministrazione ha fatto approvare un taglio delle tasse che non è riuscito a stimolare sufficientemente l´economia perché era stato pensato per avvantaggiare soprattutto i contribuenti più facoltosi. La Fed, la Riserva Federale, ha sopportato il peso dell´incentivazione, portando i tassi d´interesse a livelli mai prima così bassi. Mentre, però, il basso costo del danaro ha avuto poco impatto sugli investimenti, esso ha alimentato una crescita effimera del mercato immobiliare, che adesso sta esplodendo, mettendo in pericolo le famiglie che hanno contratto un mutuo contro la crescita del valore degli immobili per sostenere il consumo.
Ma questa strategia economica non era sostenibile. Per la prima volta dalla Depressione, i risparmi familiari sono diventati negativi, mentre il paese prende in prestito 3 miliardi di dollari al giorno dagli stranieri. Ma le famiglie potevano continuare a prendere denaro dalle proprie case solo finché i prezzi continuavano a crescere e i tassi d´interesse restavano bassi. In questo modo, tassi d´interesse più alti e prezzi degli immobili in caduta non promettono niente di buono per l´economia americana. Anzi, secondo alcune stime, circa l´80% dell´aumento dell´occupazione e quasi i due terzi dell´aumento del Prodotto Interno Lordo negli ultimi anni sono derivati direttamente o indirettamente dal patrimonio immobiliare.
Nel frattempo, i persistenti squilibri globali continueranno a produrre ansia, specialmente tra coloro le cui vite dipendono dai tassi di cambio. Anche se Bush ha cercato a lungo di far cadere su altri la colpa, è chiaro che i consumi sfrenati degli americani e la loro incapacità a vivere senza spendere al di là dei propri mezzi sono la causa maggiore di questi squilibri. A meno che tutto ciò non cambi, gli squilibri globali continueranno a essere una fonte di instabilità globale, indipendentemente da ciò che fanno l´Europa o la Cina.
Alla luce di tutte queste incertezze, il mistero è come i premi di rischio possano restare bassi quanto lo sono oggi. Specialmente con la considerevole riduzione della crescita della liquidità globale dopo che le banche centrali hanno alzato i tassi d´interesse, la prospettiva che i premi di rischio ritornino a livelli più normali è, essa stessa, uno dei maggiori fattori di rischio che il mondo deve fronteggiare oggi.
Joseph Stiglitz è premio Nobel per l´Economia
Il suo ultimo libro è "Making Globalization Work"
Copyright: Project Syndicate, 2006
(traduzione di Valeria Garrassini Garbarino)
Una sentenza nel caos giuridico
Antonio Cassese su la Repubblica
Ma il caos giuridico si è scatenato soprattutto in Iraq. Basti dire che nel giro di poche ore Hiwa Osman, uno dei consiglieri del presidente iracheno, ha cambiato più volte opinione circa la necessità che il presidente approvi la condanna a morte dell'ex dittatore, finendo per dire che spetta al Tribunale speciale decidere se l'intervento del presidente è necessario.
E' poi scoppiato un putiferio circa il termine di trenta giorni, previsto dallo Statuto del Tribunale, entro il quale le condanne sono eseguibili. Secondo alcuni la condanna deve essere eseguita entro trenta giorni, pena la decadenza di tutto il processo (cosa che, se vera, sarebbe davvero stupefacente e contraria ad ogni principio giuridico). Secondo altri, i trenta giorni decorrerebbero comunque dalla "ratifica" del Presidente dell'Iraq, ed inoltre la pena può, non deve essere eseguita entro quel termine.
Il susseguirsi di tesi giuridiche diverse circa l'eseguibilità della pena capitale è in realtà indice di un grave conflitto politico, in Iraq, tra falchi e colombe, queste ultime evidentemente inclini a rinviare nel tempo l'esecuzione, per téma di gravi disordini nel caso Saddam venisse impiccato.
A leggere le norme pertinenti della legislazione irachena, è chiaro che l'approvazione della pena capitale da parte del Presidente Talabani è necessaria. Infatti, la Costituzione irachena del 2005, all'Articolo 70, prevede tra i poteri del Presidente quello di "ratificare" le pene capitali pronunciate "dalle corti competenti". Mentre il codice di procedura penale del 1971 e la Costituzione del 1990 assegnavano al Presidente anche il potere di commutare la pena o graziare il condannato, dal 2005 il capo dello Stato può solo approvare o meno la sentenza capitale.
Resta il fatto che la pena non può essere eseguita senza il suo assenso. In mancanza del quale, la pena è sospesa o rinviata nel tempo. Sorge quindi un problema politico: il Presidente Talabani "ratificherà" o farà "ratificare" da uno dei due vice-presidenti la sentenza contro l'ex dittatore, o deciderà invece di rifiutare tale "ratifica", almeno per il momento?
Vorrei aggiungere due considerazioni. Anzitutto, l'esecuzione della condanna confermerebbe quanto è fallace l'affermazione della Casa Bianca secondo cui l'impiccagione dell'ex dittatore dimostrerebbe che oggi la "rule of law", e cioè lo stato di diritto, è subentrato alla tirannide ("rule of a tyrant"). In realtà le gravi irregolarità del processo, la violazione dei diritti della difesa e l'irrogazione della pena capitale (vietata da tutti i tribunali penali internazionali) provano che ciò non è vero.
Inoltre, uno degli effetti deleteri dell'esecuzione capitale dell'ex dittatore consisterebbe nel far cadere tutti gli ulteriori processi previsti per imputazioni molto più gravi. Mi riferisco sia all'uso di armi chimiche contro i curdi iracheni (nel 1988) sia all'uso delle stesse armi contro l'Iran, nella guerra tra i due paesi (1980-88), un fatto quest'ultimo ammesso dallo stesso imputato nelle ultime settimane, nel corso del secondo processo che sta subendo: un'ammissione che dovrebbe indurre a non interrompere quel processo (in cui è accusato di genocidio) o, meglio ancora, ad aprirne un altro, per crimini di guerra.
Cadrebbe anche il processo per l'aggressione contro il Kuwait (1990) e l'altro per la repressione delle insurrezioni di curdi e shiiti nel 1991. Ora, una delle poche ragioni per cui i processi dei vincitori contro i vinti si possono salvare è che comunque si fa luce su episodi complessi, oscuri e ambigui, accertando fatti controversi e rivelando cose prima nascoste. Con la morte di Saddam, non verrebbe assolta nemmeno questa funzione di chiarificazione storica. Se così è, qualcuno potrebbe chiedersi se allora non sarebbe stato meglio uccidere subito Saddam, al momento dell'arresto. Certo, sarebbe stato un atto gravissimo, ma che avrebbe almeno evitato la farsa del processo.
Carri armati a Mogadiscio, islamici in fuga
sommari de l'Unità
Da stamattina Mogadiscio non è più sotto il controllo delle Corti Islamiche. I militari a esse fedeli fuggono verso il porto di Chisimaio. Il loro leader Sheik Sharif Ahmed annuncia la ritirata alla tv Al Jazira. Il governo di transizione somalo annuncia l'ingresso in città al seguito di carri armati etiopi. In tutta la Somalia decretato lo stato d'emergenza.
Dividere i cristiani giocando coi profeti
Perché il leader di Teheran ha scritto a Ratzinger
Farian Sabahi su La Stampa
La lettera del presidente iraniano Ahmadinejad al Papa era nell'aria da maggio. Se la missiva è stata consegnata ieri è perché Ahmadinejad sta tentando di rompere l'isolamento internazionale. A portare la lettera al Pontefice, in un incontro non programmato, sono stati il ministro degli esteri Manucher Mottaki, il vicepresidente Rahim Mashaei e il deputato cristiano George Vartanian, appartenente alla minoranza armena.
La prima causa dell'isolamento dell'Iran è la conferenza sull'Olocausto organizzata dal presidente iraniano a Teheran l'11 e il 12 dicembre. Il raduno dei negazionisti ha suscitato la riprovazione di tutto il mondo. Da parte sua, il Papa ha reagito ricordando che la «Shoah è stata una tragedia spaventosa, dinanzi alla quale non si può restare indifferenti». Ma è ovvio che la conferenza sull'Olocausto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: l'Occidente ha tollerato, seppur a fatica, i finanziamenti di Teheran a Hamas e Hezbollah, ma non la negazione della Shoah.
E infatti, pochi giorni dopo la conferenza sull'Olocausto, il 23 dicembre il Consiglio dell'ONU ha votato all'unanimità (Russia e Cina incluse) le sanzioni contro Teheran, che implicano il divieto di forniture tecnologiche e di materiale nucleare e il congelamento dei beni di alcune società e individui. Il parlamento iraniano ha reagito chiedendo ieri al proprio governo di rimettere in discussione la collaborazione con l'AIEA, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica.
Secondo l'agenzia stampa ufficiale iraniana, la delegazione del governo di Ahmadinejad avrebbe chiesto aiuto al Vaticano proprio sul nucleare. Pur confermando l'impegno della Santa Sede per il dialogo e la pace, la diplomazia vaticana ha ricordato che il suo ruolo non è quello di un'autorità politica ma religiosa e morale. Da Teheran un funzionario assicura invece che la lettera non avrebbe contenuti politici: «Ahmadinejad ha insistito sugli insegnamenti comuni dei profeti, sull'importanza di stabilire nuove relazioni politiche e umane sulla base di questi insegnamenti» e sulla necessità di «cooperazione delle differenti religioni per porre rimedio a relazioni ingiuste».
Preceduta nei mesi scorsi da altre missive indirizzate al presidente americano George W. Bush e alla cancelliera tedesca Angela Merkel, la lettera al Papa è quindi un tentativo di rompere il fronte cristiano ostile all'Iran. Il pretesto è stato dato nei giorni scorsi dal messaggio di Benedetto XVI al presidente iraniano, consegnato dal nunzio apostolico a Teheran, monsignor Angelo Mottola, per la Giornata Mondiale della Pace sul tema «La persona umana, cuore della pace» che ribadisce la centralità del tema della libertà religiosa, il cui mancato rispetto «in alcuni Stati» è definito «un preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo».
Wi-Max, c'è l'accordo tra ministeri
il web viaggerà anche su onde radio
Intesa tra i dicasteri di Difesa e Comunicazioni. Entro il 2007
le prime licenze. Prezzi più bassi, e banda larga anche per le zone rurali
L'Italia apre a una tecnologia diffusa in tutta Europa
Alessandro Longo su Repubblica on line
ROMA - Partiranno a giugno le prime licenze Wi-Max italiane, tecnologia senza fili che promette di spargere la banda larga ovunque sul territorio. I Ministri della Difesa (Arturo Parisi) e delle Comunicazioni (Paolo Gentiloni) hanno raggiunto l'accordo a cui stavano lavorando dai primi giorni del nuovo governo. Le frequenze deputate al WiMax (3,4-3,6 GHz), infatti, sono ancora controllate dalla Difesa e devono passare alle Comunicazioni perché la tecnologia possa partire.
La Difesa ha diritto a un rimborso, da parte delle Comunicazioni, per cedere le frequenze. Dovrà infatti riallocare i propri sistemi radar fissi e mobili e gli assetti di telecomunicazione, spostandoli su altre frequenze.
Solo oggi, dopo qualche mese di trattative, Parisi e Gentiloni si sono messi d'accordo sulla cifra e sulle modalità di passaggio. "Gli investimenti necessari deriveranno in parte da appositi capitoli del bilancio dello Stato ed eventualmente anche dal mercato Wi-Max", spiega una nota del Ministero delle Comunicazioni.
Una tecnologia innovativa. "È una splendida notizia", commenta per Repubblica.it Maurizio Dècina, ordinario di reti e telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano. Negli anni scorsi Dècina aveva in più riprese messo il dito nella piaga, denunciando i ritardi del Wi-Max italiano. "Speriamo che il Governo voglia continuare con una politica di riutilizzo dello spettro radio a favore di tecnologie innovative".
Ed innovativo il Wi-Max promette davvero di esserlo. L'Italia, a riguardo, è stata finora la cenerentola d'Europa: il solo Paese dove non ci siano state ancora aste Wi-Max. In Francia, Germania, Spagna e Regno Unito (tra gli altri) già sono arrivate le prime offerte, in alcune regioni. Il governo Berlusconi, infatti, non era riuscito a mettere d'accordo i due Ministeri per il passaggio delle frequenze, mentre altrove in Europa si è fatto in fretta.
Eppure l'Italia è uno dei Paesi che più ha bisogno del Wi-Max. Per due motivi: per coprire i buchi della nostra copertura banda larga e per rendere più vario il mercato.
Grazie alla tecnologia wireless, è possibile trasportare così il segnale veloce di accesso a Internet anche laddove sarebbe troppo costoso per gli operatori cablare la fibra ottica o attivare l'Adsl.
Come denunciato qualche settimana fa dalla Commissione Europea, da noi le zone rurali sono coperte al 44 per cento, contro una media UE del 65 per cento. Il WiMax, contro il digital divide, serve in due modi: o come tecnologia da ultimo miglio (per portare l'accesso direttamente nelle case o negli uffici) oppure come tecnologia di trasporto, per creare le infrastrutture di base (in alternativa alla fibra ottica) sulle quali gli operatori possono poi installare apparecchiature Adsl.
Grazie ai prezzi bassi delle offerte, però, il Wi-Max sta diventando anche un concorrente diretto dell'Adsl, in altri Paesi europei. Per esempio, Altitude in Francia offre WiMax a 4/4 Mbps, a 59 euro al mese. My Qube sta per lanciare in Germania un'offerta Wi-Max 3/3 Mpbs, a 20 euro al mese. Incluse illimitate telefonate verso numeri di rete fissa (via VoIP). Il Wi-Max potrebbe dare quindi una scossa al nostro mercato banda larga, che, rispetto al resto d'Europa, è eccezionalmente fondato sulle infrastrutture di rame di Telecom Italia.
Il Wi-Max potrebbe fare nascere una concorrenza più agguerrita, perché più indipendente dalle infrastrutture Telecom, e incoraggiare la discesa dei prezzi, l'aumento delle velocità reali delle connessioni. Se tutto va bene, significa favorire la diffusione della banda larga nel Paese, a beneficio di utenti, aziende e pubbliche amministrazioni.
Sindaco di Monza, la Cdl punta sul leghista Mariani
In caso di vittoria, gli «azzurri» rinunceranno anche al vicesindaco a favore di An. I Ds: presentano le stesse facce di dieci anni fa
Riccardo Rosa sul Corriere della Sera
Passo indietro di Forza Italia nella sfida a Faglia. Tra gli outsider Panzeri (nuova Dc) e l'ex assessore Mosca.
Marco Mariani contro Michele Faglia. Ovvero: il medico tutto dialetto e cassoeula sfida l'architetto per la poltrona di primo cittadino. La Casa delle Libertà e la lista civica Mida ce l'hanno fatta: dopo mesi di polemiche, per la verità non del tutto sopite, ieri hanno presentato il candidato sindaco per le elezioni amministrative della prossima primavera. La scelta non è caduta su un esponente di Forza Italia e nemmeno di An, ma su un leghista duro e puro: Marco Mariani, monzese, già sindaco della città fra il 1995 e il 1997 e, secondo i vertici regionali della Cdl, l'unico, ora come ora, in grado di «mandare a casa» Faglia e la giunta di centrosinistra che lo sostiene dal 2002.
Ai due pesi massimi, si contrapporranno due outsider: Rosella Panzeri, già sindaco dc di Monza alla fine degli anni Ottanta, ex Udc e attualmente consigliere comunale della Nuova Dc, e Giampiero Mosca, leader del movimento Insieme per Monza ed ex assessore della giunta Faglia. La Cdl è arrivata a indicare Mariani al termine di un lungo dibattito interno che è costato più di un mal di pancia, soprattutto fra le fila di Forza Italia. Il disagio è tutto nei mesi in cui gli azzurri non sono riusciti a esprimere uno nome vincente, nemmeno per la carica di vicesindaco, che in caso di vittoria andrà a Dario Allevi di An. «Più che un candidato sindaco nostro serviva un candidato del centrodestra spiega Maria Stella Gelmini, coordinatore regionale di FI . Faglia ha avvelenato il clima politico e sta prendendo in giro la città da anni. Prioritario è batterlo e Mariani è in grado di farlo».
Mariani, che in caso di vittoria assegnerà parte degli assessorati disponibili a uomini di Forza Italia come Pierfranco Maffè, Stefano Carugo e Andrea Mandelli, abbozza: «Forza Italia ha dato dimostrazione di grande maturità politica. Ha ragionato in termini di coalizione e non di singolo partito». Sul fronte opposto, almeno all'apparenza, la situazione sembra più fluida. Faglia è stato indicato come candidato circa un mese fa e la coalizione appare compatta. «Quella del centrodestra è una scelta curiosa commenta Giuseppe Civati, segretario cittadino ds . I nomi e i volti sono gli stessi di dieci anni fa e mi sembra che nella coalizione Forza Italia sia sparita a favore di posizioni più radicali».
Tuttavia, fra gli avversarsi che Faglia poteva trovarsi di fronte, Mariani è certamente il più pericoloso. «Voglio confrontarmi col centrodestra sul terreno delle idee, dei programmi e dei progetti sottolinea il primo cittadino . Ma finora ho trovato solo una minestra riscaldata». Insomma, i motivi di confronto o di scontro non mancheranno, a partire dalle questioni Cascinazza e autosilo di piazza Trento e Trieste, già sollevate da Mariani: «La prima, coinvolgendo la famiglia Berlusconi, è stata trasformata da problema urbanistico in un fatto politico è stata la sua conclusione . La seconda è un errore amministrativo enorme».