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a cura di Fr.I. - 27 dicembre 2005


Non basta ricordare
Tsunami un anno dopo
Bill Clinton su
l'Unità

tsunami

World Press Photo of the Year 2004 - 1st Prize Spot News singles Arko Datta, India, Reuters, Woman mourns relative killed in tsunami, Cuddalore, Tamil Nadu, India, 28 December (dal sito del Corriere)

Un anno fa, mentre molti di noi trascorrevano le feste in famiglia, la terra tremò per otto drammatici minuti liberando una gigantesca onda che si abbattè su 12 Paesi dell'Oceano Indiano. Nelle 24 ore che seguirono morirono oltre 230.000 persone, due milioni si trovarono senza casa e migliaia di bambini persero i genitori. Lo tsunami devastò oltre 5.000 miglia di costa, distrusse 2.000 miglia di strade, spazzò via 430.000 abitazioni e danneggiò o distrusse oltre 100.000 barche da pesca. Poco dopo lo tsunami mi recai nella regione colpita in compagnia dell'ex presidente George H. W. Bush per incrementare l'ammontare e l'efficacia degli aiuti americani alle vittime. Poco dopo fui nominato Inviato speciale delle Nazioni Unite per la ricostruzione delle zone colpite dallo tsunami e da allora ho lavorato presso l'Onu e in Indonesia, Sri Lanka, India, Maldive e Thailandia per sovrintendere al coordinamento e accelerare il ritmo delle iniziative di ricostruzione e per risolvere specifici problemi nei singoli Paesi.

Sono stato anche incoraggiato dalle molte, significative realizzazioni degli ultimi 12 mesi: le epidemie sono state prevenute; molti bambini hanno fatto ritorno a scuola; decine di migliaia di superstiti lavorano e possono nuovamente contare su un reddito; continua la distribuzione di aiuti alimentari; è disponibile online un sistema di reperimento dei finanziamenti e l'estate prossima dovrebbe entrare in vigore un sistema regionale di preallarme in caso di tsunami. C'e' ancora molto da fare. Solo ad Aceh e nella vicina Nias, oltre 100.000 persone vivono ancora in condizioni inaccettabili e con poche probabilità di trovare un lavoro.

Lo tsunami rappresenta per la comunità internazionale una sfida critica: continueremo a portare avanti il processo di ricostruzione anche dopo che l'attenzione del mondo si sarà rivolta ad altre crisi? Cosa accadrà domani, il giorno dopo l'anniversario? E nelle settimane e nei mesi a venire? Questo sforzo durerà anni e dobbiamo vederne la fine. Ora più che mai sono convinto che la ricostruzione deve essere ispirata dall'impegno a “ricostruire meglio”: case, scuole e centri di assistenza sanitaria migliori, comunità più sicure ed economie più solide. Le politiche di ricostruzione debbono abbracciare i principi fondamentali della buona governance quali la consultazione delle comunità locali sui piani e gli obiettivi della ricostruzione, la trasparenza e la necessità di rispondere del proprio operato.
Nel 2006 mi concentrerò su tre obiettivi per garantire che ricostruiamo meglio (tutte le nazioni possono contare su impegni finanziari sufficienti con l'eccezione delle Maldive che hanno bisogno di altri 100 milioni di dollari). In primo luogo dobbiamo fare in modo che questo intervento di ricostruzione che può contare su risorse assolutamente straordinarie si rivolga alle popolazioni più vulnerabili: i più poveri dei poveri, i bambini, le donne, i migranti e le minoranze etniche. In seno al Global Consortium on the Tsunami Recovery (N.d.T. Consorzio globale per la ricostruzione delle zone colpite dallo tsunami) abbiamo sollecitato i governi a garantire approfondite consultazioni con le popolazioni locali e a promuovere politiche volte a sottolineare l'equità nell'assistenza; abbiamo convenuto di dare una definizione non restrittiva delle popolazioni “colpite dallo tsunami” includendo persone che hanno perso la casa o altrimenti colpite dai conflitti in luoghi quali lo Sri Lanka e Aceh e abbiamo incoraggiato i governi a realizzare sistemi di reperimento online dell'assistenza da parte dei donatori in modo da garantire il rispetto della responsabilità. In secondo luogo, dobbiamo garantire che nel 2006 si continuino a compiere progressi sul versante della riduzione del rischio di disastri.

In terzo luogo, non possiamo ignorare l'importanza della riconciliazione politica, della pace e di una buona governance ai fini di una riuscita ricostruzione. Ad Aceh lo tsunami ha costretto i leader politici a riconoscere che le questioni che hanno alimentato il conflitto nel Paese erano molto meno convincenti dei fattori che hanno unito gli abitanti di Aceh. Il conseguimento della pace ha notevolmente migliorato le prospettive di ricostruzione in Indonesia. La riconciliazione nello Sri Lanka avrebbe conseguenze analoghe. In tutta la regione le riforme politiche saranno un elemento critico in vista di una ricostruzione sostenibile.

Lo tsunami e le sue conseguenze dimostrano tanto la fragilità della vita umana quanto la forza e la generosità degli esseri umani quando lavoriamo insieme per ricominciare. Un anno fa milioni di persone di ogni parte del mondo si affrettarono a soccorrere e ad aiutare le comunità devastate dallo tsunami. Ora la nostra sfida collettiva consiste nel portare a compimento il lavoro in modo da creare comunità più sicure, più pacifiche e più forti. Non potremo dirci soddisfatti fin quando il lavoro non sarà compiuto.

© International Herald Tribune
Traduzione di
Carlo Antonio Biscotto



Generale Usa: "Gli iracheni ci vogliono via al più presto"
Il capo di stato maggiore Peter Pace dopo che Rumsfeld aveva
annunciato il ritiro, entro la primavera del 2006, di 7000 uomini
brevissime de la Repubblica

WASHINGTON - Il capo di stato maggiore interarmi americano, generale Peter Pace, ha detto che gli iracheni sperano che le truppe americane e quelle delle altre nazioni impegnate sul terreno lascino il paese "il più presto possibile". "Evidentemente - ha spiegato in un'intervista alla catena tv Fox - gli iracheni stessi preferiscono che le forze multinazionali se ne vadano il più presto possibile" .

"Non vogliono che questo accada domani, ma il più presto possibile", ha ripetuto Pace, la cui dichiarazione fa seguito alla decisione annunciata nei giorni scorsi dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld di ritirare dall'Iraq, entro la primavera del 2006, circa 7000 uomini.

Pace ha smentito inoltre che il Dipartimento alla difesa stia per preparare un piano per ricondurre il numero dei soldati americani in Iraq al di sotto dei 100 mila uomini entro la fine dell'anno prossimo.

Attualmente gli americani in Iraq sono circa 155 mila, effettivi che potrebbero ridursi a 138 mila entro la fine del gennaio del 2006.


La sfida di Montezemolo e il fallimento del Cavaliere
La dura requisitoria di fine anno del leader degli industriali conclude l´impietoso "processo" a Berlusconi iniziato una settimana fa da Della Valle. Il ciclo politico della Cdl si chiude lasciando sul campo delusione e dissipazione: per i modesti risultati raggiunti e lo spreco dell´enorme bacino di consensi .
Massimo Giannini su
la Repubblica

Nel deserto di legittimazione generato dall´uscita di scena di Antonio Fazio, e nel vuoto di prestigio in cui suo malgrado è precipitata la Banca d´Italia, quelle che Luca di Montezemolo ha affidato ieri al "Sole 24 Ore" si potrebbero definire le vere "Considerazioni finali" di questo difficile 2005. Il fastidio con il quale sono state accolte dal centrodestra, alimenta un sospetto e conferma una certezza. Il sospetto è che il leader della Confindustria abbia valicato i confini del suo ruolo di rappresentanza sociale, diffondendo un autentico "manifesto politico" con il quale i famosi Poteri Forti (ammesso che esistano ancora) si candidano alla guida del Paese, o puntano comunque a condizionare pesantemente gli sbocchi dell´eterna transizione italiana. Diciamo subito che questo sospetto, se c´è, è sbagliato.
Non è escluso che in qualche momento, nel corso della travagliata legislatura che sta ormai per finire, proprio Montezemolo abbia davvero coltivato l´ambizione di "scendere in campo". Non è escluso nemmeno che questa tentazione sia del tutto svanita, e che prima o poi non possa tornare a manifestarsi, in vista della nuova legislatura che sta per cominciare, e che rischia di rivelarsi altrettanto instabile e conflittuale.
Ma l´analisi del presidente della Confindustria, per quanto aspra nei toni e severa nei giudizi, è pienamente legittima e totalmente condivisibile. Le prime righe dicono tutto, e lo dicono bene: «E´ passato un altro anno di crescita zero, di perdita di competitività, di difficile controllo dei conti pubblici, di nuovi scandali finanziari...». Oppure: «Governabilità non significa solo durare più a lungo possibile». Un messaggio chiaro a chi, in questi anni, ha dimostrato un solo assillo: quello di durare, anche un solo giorno di più dei vecchi record di Bettino Craxi.
Alzi la mano il temerario o il bugiardo, capace di dimostrare che questa non è la fotografia desolante, ma fedele, della povera Italia. Si capisce che al premier e alla sua maggioranza, adesso, non faccia piacere vedersela sbattuta in faccia con tanta improntitudine proprio dal "quarto partito" (quello dei produttori) che nel 2001 gli assicurò un entusiastico consenso, convinto che il ricchissimo Presidente-Imprenditore avrebbe arricchito tutti gli imprenditori d´Italia. Ma questa è la pura e semplice verità dei fatti. E per questo, il fastidio di ministri e parlamentari della Cdl conferma anche una certezza. Questa coalizione ha fallito. Il ciclo politico del berlusconismo si chiude lasciando sul campo delusione e dissipazione. Delusione per i modesti risultati raggiunti, ormai in evidente passivo soprattutto sul versante economico. Dissipazione di un enorme bacino di consensi, ormai in libera uscita soprattutto sul versante "moderato". In questa chiave, la dura requisitoria di fine d´anno di Montezemolo conclude idealmente l´impietoso "processo" televisivo al quale un altro imprenditore, Diego Della Valle, aveva sottoposto il Cavaliere solo una settimana fa, negli studi di "Porta a porta". Senza scrivanie di ciliegio messe generosamente a disposizione da Vespa per stendere improbabili contratti con gli elettori, Berlusconi seduto sulla poltroncina bianca, livido e nervoso, non era e non è più l´Unto del Signore, ma un Giovanardi qualsiasi. Quel «tu» insistito più volte, quel «Silvio, basta con i foglietti» ripetuto a più riprese, ha desacralizzato per sempre l´immagine messianica che il Cavaliere aveva costruito intorno alla sua persona. Ora Montezemolo completa l´operazione, che non è più solo simbolica, ma anche politica. Non è più solo di forma, ma anche di sostanza.



La rete invisibile che avvolge l´Europa
Stefano Rodotà su
la Repubblica

Alziamo per un momento gli occhi dalle baruffe italiane, guardiamo verso quel che accade nel mondo e così capiremo meglio quali siano, alla fine del 2005, i destini delle nostre libertà e dello Stato costituzionale di diritto. Pochi giorni fa, il Parlamento europeo ha formalmente riconosciuto il diritto degli Stati di raccogliere e conservare i dati riguardanti tutte le comunicazioni elettroniche – telefonate, posta elettronica, accessi ad Internet. Questo vuol dire che nei venticinque Paesi dell´Unione si consolideranno, in maniera difficilmente reversibile, gigantesche banche dati contenenti migliaia di miliardi di informazioni. E´ un cambiamento d´epoca, quantitativo e qualitativo. Una rete invisibile e tenacissima già ci avvolge, e ci avvolgerà in modo sempre più stretto. Le società di persone libere si avviano a divenire "nazioni di sospetti".
Per comprendere che cosa significhi tutto questo, può servire un confronto con la più nota e controversa materia delle intercettazioni telefoniche.

Ci si scandalizza del fatto che si sia arrivati a circa centomila intercettazioni l´anno. Nulla si dice di fronte ad una realtà che, solo in Italia, ogni anno produce la conservazione di non meno di ottocento miliardi di informazioni sulle persone che si scambiano comunicazioni elettroniche. Si osserva, però, che in queste banche dati, a differenza di quel che accade per le intercettazioni, non si conservano i contenuti delle comunicazioni. Ma questa può essere una garanzia solo apparente e divenire, invece, fonte di rischi ancora maggiori di quelli che oggi si corrono a causa delle intercettazioni.
Se una mia conversazione con un personaggio indagato viene intercettata, posso sempre dimostrare che i suoi contenuti sono del tutto innocenti, nulla hanno a che fare con la materia dell´inchiesta, liberandomi così da ogni sospetto. Ma se di quella telefonata si conoscono soltanto data, durata e luogo, non potrò mai escludere in maniera definitiva che il mio fugace rapporto con quel personaggio non avesse nulla di censurabile o di illecito.
Le intercettazioni, inoltre, devono essere autorizzate dal magistrato, riguardano persone determinate, sono limitate nel tempo. La conservazione dei dati delle comunicazioni elettroniche, invece, è prevista in via generale, riguarda tutti, ha tempi che possono essere lunghissimi. Diventa uno strumento che non serve soltanto ad accertare eventuali comportamenti illeciti, ma permette di ricostruire l´intera rete delle relazioni personali, sociali, economiche e gli spostamenti di ogni persona.
Un cambiamento così profondo viene giustificato con la necessità di disporre di strumenti nuovi per la lotta al terrorismo ed alla grande criminalità. Ma nei sistemi democratici le limitazioni delle libertà fondamentali devono essere sempre accompagnate da adeguate garanzie, che ancora mancano. E si può davvero sostenere che le regole sulla conservazione vigenti in Italia rispettino l´articolo 15 della Costituzione dove si afferma che "la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili" e che "la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell´autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge"?

Il Parlamento europeo ha fatto un tentativo di limitare i danni di una disciplina così pericolosa stabilendo, ad esempio, che i dati riguardanti le comunicazioni elettroniche possano essere conservati solo per un periodo variabile da sei mesi a due anni: e questa potrebbe apparire una garanzia significativa di fronte ad una realtà come quella italiana dove la conservazione dei dati già arriva fino a sei anni o di fronte alla pretesa polacca di conservarli per trent´anni. Ma questa garanzia rischia d´essere vanificata da un sistema di deroghe e di eccezioni che potrebbe avere un senso solo se i poteri di controllo della Commissione europea fossero esercitati con un rigore finora del tutto assente.

Altri gravi motivi di preoccupazione nascono dal fatto che già vi sono pressioni perché le informazioni conservate per la lotta al terrorismo possano essere utilizzate anche per fini diversi, come la scoperta di chi scarica illegalmente musica o film da Internet. Rischiano così di aprirsi brecce che possono in concreto portare ad una società che controlla ogni comportamento individuale, con l´argomento che può risultarne danneggiato un qualsiasi interesse economico.

Ai cittadini viene promesso un futuro pieno di efficienza amministrativa e occultato un presente in cui si moltiplicano gli strumenti di un controllo sempre più invasivo e capillare. Sembra quasi che si stiano costruendo due mondi non comunicanti, e che l´e-government, l´amministrazione elettronica, possa evolversi senza tener conto della contemporanea compressione di diritti individuali e collettivi, motivata con esigenze di efficienza o di sicurezza.

ALLA radice di questo atteggiamento vi è un mutamento dell´idea stessa di Stato costituzionale di diritto, che viene ormai pubblicamente proclamata. La dottrina Bush-Cheney rivendica la legittimità politica dell´uso illegale di strumenti come le intercettazioni telefoniche e trova diversi emuli al di qua dell´Atlantico, fino al nostro Presidente del consiglio che conferma la sua singolare idea di legalità affermando che "non si combatte il terrorismo con il codice alla mano". L´argomento della lotta al terrorismo, già adoperato per cancellare libertà dei cittadini, viene ora pesantemente speso per ridimensionare il ruolo dei parlamenti e della magistratura.

Dalle nostre parti, silenzio. Pure, la decisione europea dovrebbe scuotere qualcuno, offrire un appiglio concreto per interrogare il Governo sui tempi di conservazione dei dati e, soprattutto, avviare una discussione sul nuovo quadro di garanzie, che riguarda le responsabilità dello stesso Parlamento, i poteri di controllo della magistratura, un ruolo più penetrante per il Garante per la privacy.
Si dirà che questo Parlamento, ormai alla fine del suo mandato, non è in condizione di farlo. Ammettiamolo, a malincuore. Ma questo vuol dire che nell´agenda di lavoro delle prossime Camere il cambiamento d´epoca segnato dalla nuova condizione del cittadino elettronico dovrà trovare un posto rilevante. Per far questo, serve un Parlamento liberato dalle servitù che ne hanno mortificato l´azione, stringendolo tra voti di fiducia e blindature delle maggioranze. E il recupero del Parlamento alla sua alta funzione perduta esige una adeguata dignità dei suoi componenti, ma anche regole diverse che rendano impossibili la sua deliberata e continua mortificazione. Se ne parlerà nei programmi elettorali?


Ex Cirielli, la prescrizione dimezzata ha iniziato a fare le sue vittime
Dalle cronache locali dei quotidiani emergono storie paradossali con l'applicazione della nuova legge. Vediamone alcune
Wanda Marra su
l'Unità

COMMERCIALISTI truffaldini, contrabbandieri, aggressori, ricettatori, taroccatori di auto di lusso, farmacisti, venditori di medicine pericolose: è passato meno di un mese dall'approvazione della ex Cirielli (datata al 30 novembre scorso) e la lista di coloro che ne hanno tratto giovamento è già lunga. E moltissimi lo faranno in futuro. Mentre c'è anche chi ne ha fatto le spese. Vediamo.
A.P, ha 70 anni, ed è malato. Secondo la storia che racconta il 12 dicembre la cronaca di Milano di Repubblica, fino al '97 aveva una latteria con la moglie, poi un tumore alla laringe lo costringe a lasciare l'attività. Dopo 4 anni, riceve cartelle esattoriali per 50 milioni di vecchie lire: tasse mai pagate, secondo l'erario, che datano dal '94 al '96. Allora, A.P. recupera le copie degli assegni dal commercialista che gli aveva sempre detto che tutto era a posto. Ma i soldi, in realtà, se li era incassati lui. Scatta la denuncia: truffa e appropriazione indebita aggravata. Il pm fissa la citazione in giudizio per il 12 dicembre, ma nel frattempo viene approvata la Salva Previti. La prescrizione prima decorreva dopo 15 anni, adesso dopo 7 e mezzo, e il caso viene archiviato. A.P. dovrà pagare altri 25mila euro, oltre a quelli già intascati dal suo commercialista.
Dal piccolo truffatore, si passa ai grandi contrabbandieri: e così un colpo di spugna ha cancellato un maxi processo con 15 imputati, accusati di aver contrabbandato circa 200 tonnellate di sigarette. Come racconta la cronaca di La Spezia della Nazione del 14 dicembre è intervenuta la prescrizione: i fatti risalgono al 94, e se prima della ex Cirielli, il reato veniva prescritto dopo 15 anni, adesso questo succede dopo 7 anni, in caso di incensurati e 10 in quello di recidivi.
Per «sopravvenuti termini di prescrizione», sono stati prosciolti dal Tribunale di Orbetello cinque imputati, che 6 anni fa a Manciano avevano picchiato una persona con «oggetti atti a offendere» (cronaca di Grosseto della Nazione del 15 dicembre): con la precedente legislazione, il reato era prescrivibile in 10 anni che potevano diventare 15, ora ne sono bastati 6.
Prescritti sono stati anche i componenti di una banda che “taroccava” auto di lusso: secondo quanto raccontato dalla cronaca di Milano del 15 dicembre, 30 persone che rubavano Bmw e Mercedes e poi, dopo aver modificato le targhe, i documenti, e i libretti di circolazione, le rivendevano, nel 97. Prima, i tempi di prescrizione erano di 15 anni per il falso, e di 20 per riciclaggio.



La marcia di Natale
E in corteo Parlato incontra l'attentatore del «Manifesto»
G.Ga. sul
Corriere della Sera

ROMA — Il ragazzo arranca veloce spingendosi a forza sulle stampelle. Si è spostato sul marciapiedi, per evitare le enormi pozzanghere che costellano il Lungotevere. Il ragazzo con le stampelle adesso rallenta, guarda verso la strada, si ferma. Si avvicina ad un signore che cammina assieme agli altri. È Valentino Parlato, uno dei fondatori del Manifesto. Il ragazzo con le stampelle invece si chiama Andrea Insabato, e giusto cinque anni fa, il 22 dicembre del 2000, era saltato in aria trasportando una bomba sulle scale degli uffici del quotidiano. Condannato a 12 anni, ne ha scontati tre in carcere. Poi un lungo tunnel di ospedali per ricostruire le gambe maciullate. «Buon Natale», dice adesso a Parlato.

Poco più avanti camminano Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, che dall'estremismo più sanguinario sono approdati da tempo a «Nessuno tocchi Caino», organizzazione che si batte contro la pena di morte. Sfilano anche Salvatore Ferraro, condannato per l'omicidio di Marta Russo, e Luigi Crespi, l'ex sondaggista finito in prigione per il crac della sua società. Succede anche questo, nella marcia di Natale che Marco Pannella ha voluto per chiedere «la più grande amnistia della storia». C'è poca gente, ma per lui è comunque un successo: lo dicono le facce conosciute che ha intorno. Facce di politici. Come Cossiga, D'Alema e Bertinotti. Un po' spaesati ecco anche Signorile, De Michelis e Benvenuto, che da tanto non si vedevano in piazza. Vittorio Sgarbi invece si è appiccicato a Pannella e non lo molla.



La riforma articolo per articolo
Nicoletta Cottone e Roberto Giuliane su
Il Sole 24 Ore del 23 dicembre

Il Ddl risparmio ha raggiunto il traguardo finale dopo due anni di iter parlamentare tormentato e irto di difficoltà, incassando ben cinque voti di fiducia e battendo anche il record delle fiducie ottenute in un solo giorno in questa legislatura.
A Montecitorio, infatti, ha incassato ben tre fiducie sui due emendamenti del Governo, una relativa all'articolo 19 (riforma della Banca d'Italia), la seconda sulle modifiche all'articolo 30 (falso in bilancio in versione più soft) e la terza sull'intero contenuto dell'articolo 30. Ne ha ricevute altre due oggi a Palazzo Madama, per l'approvazione defintiva. Lo scopo dichiarato del provvedimento è quello di rafforzare la protezione del risparmio, sull'onda degli scandali finanziari, da Cirio a Parmalat, fino ai Tangobond che hanno bastonato centinaia di risparmiatori. Il provvedimento, oltre ad occuparsi di Bankitalia e falso in bilancio, riformula le disposizioni sulla governance delle società, dando spazio alle minoranze e agli amministratori indipendenti. Regole anche relative ai controlli sui revisori, al conflitto di interessi fra banche e imprese, alle società off-shore, all'iter per la quotazione in borsa. Le cinque autorità che vigilano sui mercati finanziari (Banca d'Italia, Consob, Antitrust, Isvap e Covip) dovranno collaborare e scambiarsi informazioni e motivare le decisioni che riguardano singoli soggetti (deroga solo in caso di urgenza o per motivi di riservatezza). Ecco, articolo per articolo, i punti principali del provvedimento.

Articolo 19. La Banca d'Italia, è un istituto di diritto pubblico: la maggioranza delle quote di partecipazione al capitale è detenuta dallo Stato, la restante parte da enti pubblici. L'assetto proprietario è ridefinito entro tre anni e le modalità di trasferimento saranno disciplinate da un regolamento. Mandato a termine per il Governatore di sei anni, rinnovabile una sola volta. La nomina del Governatore è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore di Bankitalia. Il direttorio di Bankitalia resta in carica sei anni, con la possibilità di un rinnovo del mandato. In sede di prima applicazione i membri diversi dal Governatore cessano la carica secondo un'articolazione delle scadenze disciplinata dallo statuto dell'istituto, comunque in un periodo non superiore a cinque anni. Introdotti principi di trasparenza e collegialità, con motivazione in forma scritta degli atti. Le deliberazioni del direttorio sono approvate a maggioranza: in caso di parità prevale il voto del Governatore. La vigilanza sugli abusi di posizione dominante e sulle intese passano all'Antitrust. Per le operazioni di acquisizione (articolo 19 del Dlgs 385/1993) e di concentrazione (articolo 6 della legge 287/1990) che riguardano banche sono necessarie sia l'autorizzazione della Banca d'Italia, sia quella dell'Antitrust.

Articolo 20. Coordinamento fra le autorità aventi competenze sui mercati finanziari (Banca d'Italia, Consob, Isvap, Covip e Autorità garante della concorrenza e del mercato) rimettendo a esse, nel rispetto della reciproca indipendenza, l'individuazione delle forme appropriate. Possibilità di adottare protocolli d'intesa o istituire comitati di coordinamento. Riunione delle Autorità almeno una volta l'anno.

Articolo 21. Collaborazione fra Authority che hanno competenza sui mercati finanziari(Banca d'Italia, Consob, Isvap, Covip e Autorità garante della concorrenza e del mercato), anche attraverso lo scambio d'informazioni, con l'inopponibilità reciproca del segreto d'ufficio.

Articolo 22. Le autorità che hanno competenza sui mercati finanziari (Banca d'Italia, Consob, Isvap, Covip e Autorità garante della concorrenza e del mercato) possono avvalersi del Corpo della Guardia di finanza, prevedendo che tutti i dati e le notizie acquisiti dalle Fiamme gialle siano coperti da segreto d'ufficio e comunicati, senza indugio, esclusivamente alle autorità competenti.

Articolo 30. Modificata la disciplina che sanziona il reato di false comunicazioni sociali. Per false comunicazioni sociali nei bilanci, nelle relazioni e nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, adottate con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico per trarne un ingiusto profitto, amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione di documenti contabili societari, sanzioni più soft: sindaci e liquidatori rischiamo l'arresto fino a 2 anni (prima il massimo era di 5 anni). La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrato dalla società per conto terzi. Esclusa la punibilità se le falsità non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo. Punibilità esclusa se falsità o omissioni non determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all'1 per cento. Inasprimento del reato di attentato al risparmio collettivo, nel caso in cui la società sia quotata in borsa. Si tratta, in sostanza, di un'aggravante del falso con danno a soci e creditori che introduce il numero di risparmiatori che deve essere coinvolto dal danno e la quantità del valore finanziario distrutto. Il nocumento si considera grave quando abbia riguardato un numero di risparmiatori superiori allo 0,1 per mille della popolazione, o si sia distrutto il valore dei titoli di entità complessiva superiore allo 0,1 per mille del prodotto interno lordo. Nei casi in cui si arreca grave danno ai risparmiatori la sanzione può arrivare fino a 6 anni di reclusione. Viene conservata la distinzione tra falso in bilancio semplice e falso in bilancio con danno ai soci e ai creditori. In questo caso le pene scendono dai 2-6 anni previsti dal Senato a quella 6 mesi-3 anni prevista nel testo originario. Istituita una commissione per la tutela del risparmio sotto le dirette dipendenze del premier. Il nuovo organismo collegiale, che svolge le proprie funzioni d'ufficio o su istanza dei risparmiatori, presenterà una relazione sulla propria attività al presidente del Consiglio ogni sei mesi e riferirà periodicamente ai presidenti di Camera e Senato. La commissione ha l'obbligo di rendere rapporto all'autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge.

Articolo 31. Introdotto il reato di omessa comunicazione del conflitto d'interessi. Se dalla violazione derivano danni alla società a terzi prevista la reclusione da uno a 3 anni.



La Matematica e la Memoria
Natale conosce tante cose, anche la matematica.
Vivian Lamarque sul
Corriere della Sera del 24 dicembre

Eleva tutto alla potenza, per lo meno alla seconda o alla terza. Se sei felice diventi felicissimo, se sei triste tristissimo, se sei stanco stanchissimo. Se sei ricco diventi ricchissimo perché tutti ti coprono di regali, se sei povero diventi poverissimo perché nessuno te ne fa e tu devi farne, come una tredicesima al contrario. Se sei solo non parliamone. L'esponente (il numerino in alto) aumenta da zero a mille.
Non ti senti più solo, ma il più solo della terra, anzi dell'universo. Quando mi sentivo sola stavo molto alla finestra. Guardavo le persone in eterna attesa alla fermata del tram. Tutti i giorni le stesse, quasi dei parenti. Certi Natali le vetrine del Grande Magazzino di fronte avevano un caminetto meraviglioso, era come averlo in casa, con anche tutte quelle persone attorno.



Orgia di tette
I calendari del 2005… e quelli precedenti
sul
Corriere della Sera


  27 dicembre 2005