
sulla stampa
a cura di P.C. - 31 marzo 2005
Europa, le regole da rispettare
Mario Monti sul Corriere della Sera
La revisione del Patto di stabilità e la questione delle banche estere hanno dato vita a dibattiti di grande interesse sul rapporto tra Stati nazionali e Unione Europea, tra Stati forti e meno forti, tra politica e regole. Si oscilla tra due atteggiamenti contrapposti, esemplificati con lucidità da due editoriali de il Foglio .
Sul Corriere del 14 marzo ( " Patto di stabilità e convivenza europea " ) , avevo osservato che il modo in cui si è proceduto alla revisione del patto cioè solo quando i due Stati più grandi, Francia e Germania, si sono trovati in difficoltà ha determinato una certa perdita di credibilità dell'Ue come guardiano delle regole comuni; e che un Paese come l'Italia, grande ma meno forte di altri grandi, ha invece interesse a che l'applicazione delle regole comunitarie venga rafforzata e sia pienamente credibile. Con garbo, il Foglio del 15 marzo ( " L'Europa non è un meccanismo " ) nota che la mia impostazione è infondata " perché considera fondamento il sistema di regole e conseguenza il comportamento dei governi, cioè la politica, e in questo modo capovolge i rapporti reali. Le regole sono figlie della politica " .
È così, certamente.
A livello comunitario, come a livello nazionale, le regole sono stabilite da scelte politiche.
Gli Stati membri concorrono, nel Consiglio, a stabilire le regole. In seguito esse possono venire modificate, con le procedure previste.
Ma finché sono in vigore devono essere rispettate, anche dagli Stati, dai governi, dalla politica. Dagli Stati grandi e piccoli, forti e deboli. Questa non è una visione astratta, è un aspetto essenziale dell'Europa. Nella convivenza europea, il rispetto della regola e la parità di trattamento costituiscono un valore politico fondamentale.
La realizzazione di questo valore, certo, non piove dal cielo. Richiede l'impegno forte e quotidiano delle istituzioni europee, un impegno che è fatto anche di difficili contrasti. Richiede altresì che tutti i soggetti della vita europea, dagli Stati alle imprese, siano pronti a far valere i loro diritti, quando li ritengono lesi, anziché cadere, come spesso accade, in un inerte vittimismo.
Nei dieci anni in cui ho lavorato per il mercato unico e la concorrenza in Europa, ho constatato l'importanza di un atteggiamento attivo. Nel 1999 l'intervento della Commissione che fece cadere il divieto delle autorità portoghesi all'acquisizione di Champalimaud da parte del Banco Santander fu più facile perché la banca spagnola, anziché mugugnare, presentò un esposto. Nel 2001 l'eliminazione delle garanzie di Stato alle banche tedesche, accettata dalla Germania su forte pressione della Commissione dopo duri negoziati con il governo federale e con i 16 Länder, fu anche il risultato di esposti presentati dall'Associazione delle banche private tedesche e dalla Federazione bancaria europea ( presieduta allora da un italiano). Nel 2003, quando la Commissione ottenne l'analoga eliminazione della garanzia dello Stato francese a Electricité de France e ordinò a quest'ultima di restituire allo Stato oltre 1 miliardo di euro di aiuti, furono utili alcuni elementi conoscitivi messi a disposizione da altre imprese del settore.
In Italia viene spesso evocata la " mancata reciprocità " . Non voglio certo sostenere che non esistano, nei vari Paesi e nei diversi settori economici, ostacoli di varia natura ad una facile o proficua penetrazione da parte di imprese di altri Paesi.
Gli errori di Fazio
Massimo Giannini su la Repubblica
Al ventesimo giorno di battaglia sulle banche, ormai tutte le forze sono in campo. Gli spagnoli del Banco di Bilbao mettono sul piatto 7 miliardi di euro per conquistare la Bnl con un´Offerta pubblica di scambio di azioni. Gli olandesi di Abn-Amro offrono 6,3 miliardi per assumere il pieno controllo di Antonveneta con un´Offerta pubblica d´acquisto in contanti. Dopo anni di immobilismo autarchico e autoreferenziale, l´Italia subisce l´irruzione del mercato. Prima o poi doveva succedere. Non solo nel sistema industriale, ma anche nel sistema creditizio: il nanismo delle nostre banche giustifica le scalate dei grandi colossi internazionali. Quello che è assai meno giustificato è il comportamento che le nostre Autorità di Vigilanza stanno tenendo, di fronte alle dinamiche fisiologiche della concorrenza. La Banca d´Italia corre un pericolo reale. Trasformarsi in una specie di Fortezza Bastiani. Un avamposto quasi irreale, conteso da tutti ma proteso sul nulla. Affacciato non sul "Deserto dei Tartari" raccontato da Dino Buzzati nel 1940, ma sulla "Foresta pietrificata del credito" descritta da Giuliano Amato nel 1988.
La verità
Antonio Padellaro su l'Unità
Ieri pomeriggio ci ha chiamato Fabio Sabbatani Schiuma, esponente romano di An molto vicino a Storace e ha preso le difese di Radio Cuore Tricolore, l'emittente che da venerdì scorso non ha smesso di insultare e minacciare l'Unità. È stato, malgrado tutto, un colloquio civile che Schiuma ha concluso con queste parole: "Siamo anche pronti a formulare le scuse in diretta al direttore dell'Unità purché questa volta dica tutta la verità". Apprezziamo le scuse mentre sulla richiesta di dire la verità, tutta la verità, eccoci pronti. La verità è che sulla falsa notizia del padre di Storace picchiatore fascista è stata imbastita, ad arte, una speculazione elettorale mai vista. La verità è che attorno a un errore, immediatamente riconosciuto, l'informazione unica dei tg Rai-Mediaset, ora dopo ora, edizione dopo edizione, ha lavorato come una schiacciasassi sulla realtà dei fatti al fine di togliere ogni credibilità a questo giornale e per costringere alle dimissioni il suo direttore. La verità è che non hanno ottenuto né l'una né l'altra cosa poiché, sembrerà strano, ma noi ci sentiamo più forti di tutti loro messi insieme. La verità è che Storace non ha voluto sporgere querela contro l'Unità ma che il ministro di An Gasparri ha chiesto che l'Ordine dei giornalisti aprisse immediatamente un procedimento disciplinare contro il direttore di questo giornale e la collega autrice dell'intervista contestata. La verità è che l'Ordine lo ha immediatamente fatto. La verità è che non si ricordano riunioni così straordinarie e decisioni così immediate da parte di un ordine professionale che dovrebbe tutelare i giornalisti e non i ministri. La verità è che la notizia del procedimento è stata prontamente rilanciata dai tg unificati nella striscia delle news, seconda soltanto alla catastrofe dello Tsunami e alla salute del Papa. La verità è che su Radio Cuore Tricolore, emittente elettorale di Storace, qualcuno ci ha definiti topi di fogna e qualcun altro ha minacciato di farcela pagare. La verità è che abbiamo chiesto alla Questura di Roma di vigilare sulla nostra incolumità messa a repentaglio dal clima di linciaggio creato intorno a l'Unità. La verità è che nessun tg unificato ha ritenuto di fare il benché minimo cenno a quanto trasmesso dalla radio di Storace e da noi denunciato. La verità è che non si ha notizia di un procedimento aperto dall'Ordine dei giornalisti nei confronti dei giornalisti responsabili del filo diretto di Radio Cuore Tricolore. La verità è che siamo stanchi di questo regime di ometti prepotenti. E siamo stanchi dei loro servi e dei loro manutengoli. La verità è che non ne possiamo più di questa continua, indecente, immorale strage di verità.
Le primarie per il 2006
Massimo Franco sul Corriere della Sera
I temi sono urlati, e riguardano questioni assai poco locali: come se il 3 e 4 aprile ci fossero elezioni politiche, non regionali.
D'altronde, è inevitabile considerarle una sorta di " primarie " in vista del 2006. I due schieramenti ne esasperano il significato nella speranza di mobilitare un'opinione pubblica che dà segni di delusione. Romano Prodi non si lascia sfuggire l'occasione di additare le liti nel governo sul contratto degli statali. Evoca " l'ira di Dio " tra Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Marco Follini, sebbene il premier e i suoi vice ieri abbiano cercato di accreditare un'immagine di tregua.
In cambio, il leader del centrodestra riesuma il pericolo del comunismo che potrebbe provocare " qualcosa di negativo se i nostri avversari vanno al potere " . Ma dietro queste polemiche un po' scontate, si avverte una punta di incertezza per il risultato di domenica e lunedì prossimi. L'insistenza con la quale i ministri berlusconiani ripetono che, comunque vada, il governo arriverà a fine legislatura, è un primo indizio. Significa prevenire le conseguenze di una possibile sconfitta; e le richieste di dimissioni o di rimescolamenti non solo da parte degli avversari, ma forse anche di alcuni alleati.
In fondo, la diatriba sull'entità degli aumenti per il pubblico impiego può preludere proprio ad un braccio di ferro postelettorale. Il centrosinistra dà per scontata la sconfitta della Casa delle libertà: secondo il segretario dei Ds, Piero Fassino, si tratta di vedere non se, ma quante regioni perderà il governo. Eppure, Prodi ammette che sull'esito peserà molto la percentuale dei votanti. Su questo, la preoccupazione è speculare a quella di Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha già lanciato un appello " ai moderati " a non disertare le urne.
E ieri ha avuto una conferma bruciante della difficoltà a richiamare grandi folle: l'incontro a Firenze con i giovani è stato un mezzo flop. Palazzo Chigi ascrive la scarsa partecipazione all'organizzatore. Maurizio Scelli, l'abile mediatore della Croce rossa a Bagdad, non sembra altrettanto bravo a mobilitare gli elettori. Berlusconi, comunque, ha intrattenuto la platea con battute sulla calvizie altrui e sul proprio giovanilismo.
Senza dimenticare, però, il ricorso alla polemica frontale con l'Unione prodiana. Il premier raffigura un'Italia che non è " come gli Stati Uniti dove un cittadino non teme che, se vince l'altra parte politica, debba avere timori " ; e dove lo Stato non usa la giustizia " per colpire un avversario politico " .
Si tratta di argomenti non nuovi. Riproporli a tre giorni dal voto regionale, serve tuttavia a sottolinearne le implicazioni politiche; e a misurare se e quanto sia ancora efficace la paura del comunismo, alla quale " si richiamano orgogliosamente due partiti " dell'opposizione, ricorda il premier: quello di Fausto Bertinotti e quello di Oliviero Diliberto. Prodi registra la fiammata senza mostrare grande sorpresa. Ogni volta che si sente insicura, sostiene, " la destra accende i toni. E' una specie di coperta di Linus, di rassicurazione nei confronti di se stessa " .
Ma quello che conta, e che si capirà soltanto dopo il voto, è fino a che punto la coperta riscalda ancora un certo elettorato. Parole da elezioni politiche per mobilitare un elettorato poco convinto.
Triste serata senza i giovani
Concita De Gregorio su la Repubblica
FIRENZE - Per sei ore barricato in prefettura ad aspettare una platea adeguata (Quanti sono? Pochi presidente. E ora? Ancora pochi) Silvio Berlusconi arriva alle otto di sera nel palasport intitolato dai toscani a Nelson Mandela.
Consiglia un trapianto di capelli a un quarantenne in difficoltà tricologica, racconta che lui da giovane per sembrare più grande si vestiva di nero "fino a che non ho notato che vedendomi cominciavano a toccarsi in un certo posto", assicura che lui esercita tutte le funzioni vitali di un trentatreenne ("Trentatrè come Lui"), tutte "sì vi posso assicurare: anche quella", infine raccomanda tutti i presenti di stare in guardia contro i comunisti, che ce ne sono ancora tantissimi e attentano alla libertà. Il servizio d´ordine è molto nervoso e senz´altro più numeroso delle crocerossine portate da Scelli. I quaranta giovani arrivati in pullman da Milano a spese del circolo Dell´Utri piuttosto delusi. Il giovane erede Pontello in prima fila insieme a un paio di vicecoordinatori di Forza Italia locali. Una anziana con spilla vistosa munita di videocamera in stand by. La mamma della neonata Asia, sette mesi, preoccupata per il freddo. Qualche prete, un deputato locale, volontari delle Misericordie in età.
Maurizio Agliana in cappotto di pelle avorio taglia 60, in assenza di Mambro e Fioravanti è lui la star della serata: intervistato, fotografato, omaggiato dal palco. "Sì, quelli della mia parte politica mi hanno chiesto di candidarmi ma ho rinunciato, non mi interessa. Sono venuto a salutare Maurizio, che se non era per lui. Ma quale Gino Strada, lasciate stare che ne volete sapere voi". Maurizio Scelli avvisa l´art director di Palazzo Chigi, il regista Catalano, che purtroppo i pullman sono fermi a Incisa.
Arriveranno. Sono bloccati. Da chi, se non c´è traffico? "Hanno fatto di tutto per non farli arrivare". Chi, chi ha complottato per bloccare i torpedoni? I cantieri, le polemiche. I comunisti fiorentini che scavano sottopassaggi e i giornalisti, ecco.
Un disastro. La convention inaugurale del nuovo movimento di giovani che avrebbe dovuto portare nuova linfa a Forza Italia per mano dell´eroe Scelli - qui immortalato nei video in cui libera Simona e Simona - è una triste serata con Alexia che canta in playback e Luisa Corna che intona dietro congruo compenso "I giardini di marzo" con pose da balera. Giovani pochissimi, tutti convogliati dalla Croce Rossa e volontariati limitrofi in spregio alla neutralità e al credito internazionale della prestigiosa istituzione. Dalla Croce rossa vengono le ragazze all´ingresso che forniscono gli accrediti e accompagnano gli ospiti, una volontaria del soccorso è Raffaella la ragazza che per prima rivolge una domanda al premier. Poi però si rendono conto, si imbarazzano, glissano: scusa, da dove vieni? Da Campobasso. Sei crocerossina?
Non voglio rispondere. Come ti chiami? Che importanza ha. Scusi lei, è un volontario? No, uno studente. Cosa l´ha spinta a venire?
Mio padre. Si chiama? Non glielo dico.
L´abruzzese Scelli, volitivo avvocato conterraneo di Gianni Letta e di lui molto amico, l´aveva immaginata come la rampa di lancio verso magnifiche sorti e progressive. "Un partito? E´ ancora un interrogativo". Doveva essere l´inizio di una nuova carriera politica, dopo la sconfitta elettorale della primavera del 2001: Scelli si candidò per Forza Italia al collegio romano del Gianicolo ma fu battuto dal diessino Walter Tocci. "Non bastarono le mie quasi trentamila preferenze, ne uscii bastonato ma mi sono rimesso in piedi e mi sono dato da fare". A partire dal nuovo incarico di commissario straordinario della Croce Rossa, su nomina compensativa di Berlusconi. Da lì in poi la vicenda televisiva e umana di Scelli è nota: la polemica con Emergency di Gino Strada, l´ospedale iracheno presidiato dai carabinieri e le prese di distanza delle Croce rossa internazionale, i canali riservati per la liberazione di Baldoni, poi ucciso, il ruolo da protagonista nelle trattative per i quattro sequestrati e per le due ragazze. La stima di Letta, ogni volta rinnovata, il contrasto col Sismi, la gratitudine di Berlusconi ancora ieri esibita: "Sono venuto precettato da Maurizio - dice il premier - glielo dovevo per quello che ha fatto per l´Italia e per tutti noi". Precettato, se la serata è un insuccesso lui non c´entra.
Scelli non si dà per vinto. Ha fatto venire il medico iracheno Navar, quello che nel video della liberazione di Simona e Simona è accanto a lui, qui oggi sul palco con collega e bambina. Quanto è importante, dottore, la Croce rossa italiana in Iraq?
"Fondamentale". Manuela di Centa, un dj di Rtl che chiede "provate un applauso", un giornalista Rai che entusiasta annuncia "una clip sul terrorismo", così poi Scelli può dire "volevo qui Mambro e Fioravanti perché una dichiarazione di sconfitta potesse portare tutti alla vittoria". Passano sullo schermo frasi di Brecht e Teresa di Calcutta, Dante Alighieri, Paolo Coelho e Luther King. Un tenore canta nella nebbia avvolto da una coperta rossa una canzone con parole del Papa. Paolo Belli annuncia che canta anche se lui "ma però sto da un´altra parte politica". Un "city angel", poliziotto di quartiere volontario in cravattone prepara il suo intervento. Quando arriva Berlusconi ci sono sul palco Gaetano, disabile, sul video una frase di Bob Dylan e Laura Piarulli in carrozzella al microfono. "Che bella ragazza", dice il presidente appoggiato agli amplificatori. Scelli le regala la sua maglia della Croce Rossa, il premier che fa partire l´applauso. "Quanti giovani ci sono?" chiede sottovoce a una giornalista vicina. Pochi. Bisogna andare sul palco comunque. "Caro presidente, mi scuso se le ho procurato un imbarazzo", comincia Scelli. "Nessuna scusa, nessun imbarazzo", lo ferma lui, e parte con lo show: "Quando ero giovane come voi volevo costruire quattro case. Chiesi un prestito di 500 milioni alla Bnl". E poi il vestito da menagramo per sembrare più grande, i trent´anni percepiti con le attività connesse, i capelli che possono sempre ricrescere. E comunisti, certo. I comunisti sull´altra trincea. Scelli avvilito annuisce.
E Maurizio si scusa per le sedie vuote
Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera
FIRENZE La Signora di Lourdes si manifestò per la prima volta nella vita di Maurizio Scelli in una notte del 1977. " Avevo sedici anni. Giocavo a calcio a Sulmona, in Abruzzo, nella squadra della mia città. Ero una promessa, c'erano società di serie A che mi tenevano d'occhio. Ma un giorno presi un calcio violentissimo alla bocca dello stomaco. Trauma al fegato e al pancreas " . La sera, in ospedale, la mamma di Scelli si affidò alla Madonna di Lourdes. " Mi ripresi, ma non potei più giocare " .
La Vergine si rifece viva nell'estate del 1983. " Mia madre voleva andare a Lourdes, in treno.
Mi chiese di accompagnarla: devi ringraziare Colei che ti ha salvato, disse. Rifiutai.
Sei giorni tra malati, messe, preghiere
allora la mamma ricorse a un dolce ricatto: se non vieni a Lourdes, niente ferie al mare.
Andai, e fu una folgorazione " .
Ieri la Vergine era invece inspiegabilmente assente. Semivuoto il Palasport di Firenze, età media altina per un movimento il cui nome oscilla tra Forza ragazzi, Onda azzurra e " Italia di nuovo " ( quello definitivo è il terzo). Per fortuna alla fine è apparso Berlusconi, il sorriso dentato a mascherare una certa irritazione. Il premier arriva in prefettura alle 3 del pomeriggio. Scelli attende i primi pullman. " B erlusconi e Letta li ho conosciuti nel 2000, in casa di amici comuni.
Mi proposero una candidatura alla Camera, a Roma.
Accettai. Mi pareva inevitabile vincere, con tutto quello che avevo fatto all'Unitalsi, l'Unione volontari trasporto ammalati: non solo pelleg r i n a g g i a Lourdes, ma crociere, viaggi in Terrasanta, week end a D i s n e y l a n d per i bambini malati. Fui sconfitto da Walter Tocci dei Ds. Rimasi incredulo. Distrutto " . La stima dell'abruzzese Letta non venne meno: commissario alla Croce Rossa. " Il battesimo del fuoco fu il terremoto del Molise. Lì, tra le macerie della scuola distrutta, capirono che non ero un politico ma un uomo d'azione. Poi, l' 11 maggio 2003, arrivai a Bagdad. Appena messo in piedi l'ospedale da campo, vidi morire davanti ai miei occhi tre bambini, a distanza di mezz'ora l'uno dall'altro. Compresi allora che ero lì perché Qualcuno da lassù mi ci aveva mandato " . Quaggiù non si vede ancora quasi nessuno. Qui nel novembre 2002 Gino Strada, accolti con simpatia i giornalisti " Penne in vendita! Padron comanda, asino trotta! " , aveva infiammato pacifisti e noglobal: " Se un governo, di destra o di sinistra, porterà l'Italia in guerra, si troverà di fronte un'opposizione sociale di cui non si immagina neanche la portata. Chiameremo gli italiani alla mobilitazione! " . L'indomani sfilarono in 600 mila. Oggi Berlusconi è in attesa in prefettura ormai da tre ore sempre più nervoso e si assicura i pullman dei volontari sono bloccati sull'Autosole al casello di Incisa. C'è però l'ex ostaggio Maurizio Agliana: " Sono qui per ringraziare Scelli che ha rischiato la vita per me. Gino Strada? Se era per lui
" . Scelli passeggia nervosamente tra le sedie vuote tipo padre fuori dalla sala parto: " Io non ce l'ho con i pacifisti. Mi limito a dire: manifestare non basta; andate in Iraq a vedere come sono accolti gli italiani. L'unica polemica l'ho avuta proprio con Gino Strada, per istinto di sopravvivenza " . Sopravvi venza? " Ha rischiato di farci ammazzare. Ma come: noi ci presentiamo come Croce Rossa, spieghiamo che non c'entriamo nulla con il governo, promettiamo aiuti umanitari, e quello parla di un riscatto da dieci milioni di euro
Ho dovuto replicargli " . Parlò di " sciacallaggio " , disse che Strada " era scappato dall'Iraq al primo scoppio di mortaretti, rifugiandosi allo Sheraton di Amman " .
" Sì, queste cose qui. Ma fu legittima difesa " .
Per ingannare il tempo, il video della liberazione delle due Simone. Scelli ne ha raccontato i retroscena nel libro di un altro abruzzese, Vespa. Qui a Firenze ha portato come testimonial Nawar, l'iracheno che l'accompagnava. Seguono Alexia, Manuela Di Centa, Luisa Corna, il cantante Paolo Belli che si dichiara di sinistra e invita Scelli a resistere ai corteggiamenti berlusconiani.
Risposta letteraria tipo poeta del medioevo arabo: " Tu mi dai la carica che mi servirà per guardarmi tutte le mattine nello specchio come se fossero i tuoi occhi, affinché tu non debba abbassarli mai " . Video di terroristi: treni distrutti, cadaveri, macerie; doveva introdurre Mambro e Fioravanti, anche loro assenti. " Le polemiche hanno spaventato molti dei nostri giovani spiega Scelli . Ma io non ho paura. Non ho avuto paura dei terroristi che mi hanno fatto prigioniero per sette ore, figuratevi se mi spaventano le polemiche! Qualcuno non voleva che ci riunissimo. Ora vorrebbero chiedessi scusa alle veline, a Costantino, ai ragazzi del Grande Fratello. Perché mai? Resto con vinto che i valori dei giovani siano altri, che non ci sarebbe stato nulla di male nell'ascoltare due terroristi pentiti ammettere la loro sconfitta per puntare tutti insieme a una vittoria futura " .
Berlusconi attende in prefettura ormai da quasi cinque ore. È lui che finanzia la nuova associazione? " No. E neppure la Croce Rossa, che ho lasciato. È una fondazione. Si chiama Kefa, in greco vuol dire Pietra " . Gli animatori lanciano un appello al pubblico: " C'è qui qualche giovane volontario? " .
Se c'è, è timido. Si stendono teli neri per coprire le file vuote. Qualche pullman arriva per davvero, alla fine saranno un migliaio ad applaudire Berlusconi fermo ad ascoltare Laura Piarulli, la volontaria in carrozzina che riceve la maglietta indossata da Scelli a Falluja.
" Che bella ragazza, che bel mondo il volontariato " mormora il premier. Ecco finalmente l'incontro con i giovani, la prima domanda dura un quarto d'ora, Berlusconi è furibondo, la seconda la porge un signore di quarant'anni calvo, il Cavaliere gli offre l'indirizzo per il trapianto. Scelli gli dice solo: " Mi scusi se l'ho messa in imbarazzo " .
Lui sorride: " Non ti devi scusare " . Dopo faranno i conti.
Ridateci Pomicino
Massimo Gramellini su La Stampa
Speriamo che il battesimo moscio del movimento di Maurizio Scelli, i cui giovani crocerossini hanno svuotato il Palasport di Firenze in ogni ordine di posti, serva almeno a sancire la fine del dilettantismo in politica. Uno dei tanti lasciti funesti delle ruberie della Prima Repubblica è l'idea balzana che chiunque possa fare politica meglio di un politico. Dopo dieci anni di stangate, stiamo cominciando a capire che non è vero. Che la politica è un mestiere serio e nei Paesi meno fantasiosi viene ancora affidata a degli specialisti che vi si dedicano fin dalla giovinezza, esattamente come succede agli ingegneri o agli idraulici nelle rispettive attività.
Mai conosciuto un editore di Mediaset, un magistrato di Mani Pulite, una conduttrice del Tg1 o un commissario della Croce Rossa che pensassero di sfruttare la loro fresca fama televisiva per diventare ingegneri o idraulici. In compenso tutti si considerano adattissimi a impapocchiare leggi che condizioneranno la vita di milioni di persone. La politica è rimasta corrotta come prima, ma è diventata un Telegatto alla carriera per miliardari e personaggi mediatici. Persino il mercato dei sosia si è adeguato al ribasso: se una volta si metteva in lista Andreotti Pippo, adesso nel Lazio c'è un movimento Forza Roma, aggregato al centrosinistra delle regole, che non avendo trovato neppure un Totti disponibile, accanto a Montella (Guerino) e Cassano (Ciro) schiera Marchioni Giovanni "detto Totti", così il "tridente" per i gonzi è al completo.
Tra Formigoni e Sarfatti
Andrea Montanari su la Repubblica
L´ultimo colpo di scena della campagna elettorale per le Regionali di domenica e lunedì prossimo è stata ieri la decisione del Tar della Lombardia di riammettere "con riserva" anche a Milano e a Lecco la lista di Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, che sostiene il candidato presidente Gianmario Invernizzi, il cui capolista a Milano è il leader di Forza Nuova Duilio Canu. "Tutti gli elettori - ha commentato Invernizzi - hanno finalmente possibilità di votare un polo diverso". Alternativa Sociale ha comunque chiesto al prefetto Bruno Ferrante di non rinviare il voto. Si è chiuso così, almeno per il momento, il tormentone delle esclusioni, scattate dopo la scoperta di alcune firme false tra quelle usate per la presentazione dei candidati del movimento di Alessandra Mussolini. Rimane, invece, ancora aperto quello sul faccia a faccia televisivo, anche nelle televisioni private, tra il governatore uscente Roberto Formigoni e il candidato presidente dell´Unione Riccardo Sarfatti (nella foto con la senatrice Patrizia Toia). Al momento, infatti, entrambi hanno accettato solo di confrontarsi domani in Rai. Mezz´ora di diretta alle 13 su Raitre con regole ferree. Conduttore unico: il giornalista Renato Andreolassi, 2 minuti di introduzione per ogni candidato, il sorteggio per chi inizierà per primo, domande di 15 secondi, due minuti ciascuno per rispondere e due minuti a ognuno per l´appello finale. Ancora tutto da decidere, se il faccia a faccia sarà bissato sulle reti private. Resta ancora in piedi l´ipotesi di una diretta di tre ore domani sera dalle 19 alle 22 a Telenova, che sarebbe trasmessa anche dagli schermi di Telelombardia. "Come abbiamo sempre detto - spiega l´editore di quest´ultima Sandro Parenzo - siamo disponibili a trasmettere il dibattito da Telenova. Ma non ci assumiamo alcuna responsabilità editoriale sulla trasmissione". Nel frattempo, si è mossa anche Telereporter, che ha invitato questa sera tutti e due i candidati. Ma solo Formigoni ci sarà. Sarfatti ha declinato "per un impegno elettorale a Pavia". La cosa ha fatto andare su tutte le furie il coordinatore del comitato del governatore Mauro Mauro. "È vergognoso che Sarfatti si sottragga al confronto, dopo tutte le sue insistenze". Incerto anche il programma della chiusura. Per Sarfatti è prevista una festa domani alle 21 in piazza Cordusio con Eugenio Finardi. Chiusura separata, invece, nella Casa delle Libertà. Formigoni sarà domani in piazza Duomo dove è in programma anche la tre giorni di An. La Lega alle 18 in piazza Cadorna con i ministri Roberto Maroni e Roberto Castelli. Mentre l´Udc anticipa la sua chiusura addirittura ad oggi. All´Hotel Michelangelo, con il segretario e vice premier Marco Follini.
31 marzo 2005