
sulla stampa
a cura di Fr.I. - 31 dicembre 2004
Aboliamo il debito
Alex Zanotelli su il Manifesto
Il maremoto nel Sud est asiatico è qualcosa di talmente immane che ci colpisce dritti al cuore. Ma non vorrei che questo dolore sparisse di colpo il giorno in cui riprenderemo i voli per andare a fare le nostre vacanze in quei paesi martoriati. Vorrei che questa tragedia costituisse invece un'occasione per riflettere sui poveri del Sud-est asiatico, che sono quelli che hanno pagato maggiormente il prezzo del disastro. In questo senso, ritengo necessario rilanciare la discussione sul debito: penso che sia imperativo cancellare immediatamente e senza condizioni il debito a tutte le nazioni coinvolte in questo cataclisma.
Grave insensibilita'
editoriale del Corriere della Sera del 30.12.2004
L'Antitrust sta per subire una profonda trasformazione. Dovrà vigilare sull'attuazione della legge sul conflitto di interessi aumentando le proprie competenze. Ma, dovendo nominare due commissari scaduti da tempo, che scelta hanno fatto ieri i due presidenti delle Camere? Hanno designato l'ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca e Antonio Pilati, l'uomo che Forza Italia volle come commissario dell'altra Authority, quella per le Comunicazioni. Pilati è l'inventore di molte delle soluzioni tecnico- legislative alla base della Gasparri. E ora, dopo aver ideato una legge pro- Mediaset, dovrà controllare se Silvio Berlusconi dalla postazione di Palazzo Chigi favorisca o meno le aziende di cui è proprietario. Il meno che può succedere è che Pilati se ne lavi le mani. Un rischio che i presidenti delle Camere avrebbero dovuto valutare con maggiore sensibilità.
Antitrust, nomine contro la democrazia
lettera di Romano Prodi su la Repubblica
Caro Direttore, la nomina, avvenuta mercoledì, da parte dei Presidenti delle due Camere di due nuovi membri dell´Antitrust nelle persone di Giorgio Guazzaloca e di Antonio Pilati getta nuove ombre sulla tenuta democratica delle nostre Istituzioni e costituisce un ulteriore passo verso la delegittimazione e il discredito dell´Italia nel contesto europeo.
L´Antitrust è la prima e la più importante Autorità di garanzia esistente nel nostro Paese. La legge italiana del 1990, attuando un indirizzo assunto a suo tempo dalla Comunità europea, le affida il compito di vigilare sulle intese restrittive della concorrenza, sugli abusi di posizione dominante e sulle operazioni di concentrazione che violano le regole della concorrenza. In virtù di un decreto legislativo del 1992, spettano, inoltre, a questa Autorità competenze importanti in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa. Infine, la recente legge sul conflitto di interessi affida ad essa i soli, deboli ma comunque esistenti controlli sul rispetto delle incompatibilità stabilite in materia, nonché l´adozione delle sanzioni adottabili nel caso di violazione dei divieti stabiliti.
La legge prevede esplicitamente che, proprio a garanzia della sua indipendenza dal Governo e dall´indirizzo politico di maggioranza, il Presidente e i quattro membri debbano essere nominati di intesa dai due Presidenti delle Camere e scelti fra persone di particolare e riconosciuta esperienza e competenza nei settori oggetto dell´attività della Autorità.
Cosa è successo nella giornata di mercoledì? È successo che i Presidenti delle due Camere, che nella logica della legge del 1990 dovrebbero essere i massimi e più gelosi garanti dell´indipendenza dell´Autorità dal Governo e i più attenti valutatori della competenza tecnica di chi designano, dovendo sostituire due membri scaduti, hanno nominato Giorgio Guazzaloca e Antonio Pilati. L´ex sindaco di Bologna Guazzaloca è certamente persona degna sul piano umano, ma è altrettanto certamente persona priva di quella competenza ed esperienza che costituisce requisito essenziale per la nomina. Antonio Pilati, invece, è persona certamente competente nel settore, ma anche notoriamente e dichiaratamente legato al partito del Presidente del Consiglio e, quel che è peggio, non smentito coautore-ombra della legge Gasparri. Legge, questa, sulla quale proprio l´Autorità garante della concorrenza dovrà, per gli aspetti di sua competenza, vigilare. Va segnalato, inoltre, che Antonio Pilati era fino a ieri membro dell´Autorità per le Telecomunicazioni con un mandato destinato a scadere nel prossimo mese di marzo. Cosicché, viene da chiedersi se con questa nomina i Presidenti delle due Camere abbiano voluto assicurare al Paese la possibilità di continuare ad avvalersi di questa persona, quasi che egli abbia nel settore conoscenze così esclusive e particolari che nessun altro possa dare analogo affidamento: il che, a meno di essere malpensanti, appare poco credibile. O se, invece, lo si sia voluto ricompensare dei servigi resi al Paese, ma non si vede in che cosa mai tali servigi consisterebbero, a meno di non essere nuovamente malpensanti e di ritenere che i servigi che si vogliono ricompensare non sono quelli, non noti, resi al Paese, ma quelli, certamente notissimi, resi al Presidente del Consiglio in carica.
Come si vede si tratta di una vicenda tristissima e molto preoccupante.
Il risultato è drammatico!
Possiamo davvero credere che tutto questo passerà inosservato agli occhi dell´Unione che, grazie alla riforma entrata in vigore il 1° maggio 2004, ha decentrato alle Autorità nazionali gran parte delle competenze per l´applicazione delle norme antitrust europee? Possiamo davvero credere che i due nuovi membri, così scelti, potranno apparire ed essere davvero indipendenti e al di sopra delle parti come la legge vuole esplicitamente che siano?
Ma vi è di più. Ed è questo ciò che più mi preoccupa.
Viviamo in epoca di democrazia maggioritaria fondata su un sistema elettorale tendenzialmente bipolare che richiede forti e robuste istituzioni di garanzia. Ogni sforzo di riforma delle nostre istituzioni dovrebbe essere orientato prima di tutto a rafforzare le garanzie costituzionali. È questa, infatti, la premessa indispensabile per portare a compimento la democrazia maggioritaria in un quadro di effettiva e concreta tutela dei principi fondamentali del pluralismo e della convivenza democratica voluta dalla nostra Costituzione. È questa la condizione per evitare che la democrazia maggioritaria possa trasformarsi in un´antidemocratica dittatura della maggioranza.
Al centro di questo sforzo dovrebbe esserci, dunque, innanzitutto la comune volontà di rafforzare le garanzie costituzionali, a partire dal ruolo del Presidente della Repubblica per continuare con una rafforzata e sempre più rispettata Corte costituzionale, e con robuste e forti Autorità indipendenti. Indispensabili, infine, in questo quadro, il pieno rispetto dell´indipendenza del potere giudiziario, da un lato, la tutela dei diritti essenziali dell´opposizione, dall´altro.
A queste condizioni, e solo a queste condizioni, l´auspicio più volte ripetuto dal Presidente della Repubblica a uno sforzo di dialogo fra tutte le forze politiche sulle riforme istituzionali potrebbe trovare un terreno solido su cui avviare il Paese.
La maggioranza si è mossa finora in senso diametralmente opposto, e la riforma costituzionale oggi in discussione in Parlamento, oltre a contenere modifiche inaccettabili e incoerenti in ordine al rapporto tra Governo e Parlamento, tra Camera e Senato e tra Stato e sistema delle regioni e delle autonomie locali, prefigura una vera e propria frattura della nostra convivenza democratica.
Mercoledì, purtroppo, anche i Presidenti delle Camere hanno dato il loro contributo a creare un clima di allarme per la democrazia nel nostro Paese. E quello che è peggio lo hanno fatto quasi in sordina, approfittando di una giornata nella quale giustamente prevaleva il dolore per le sciagure che hanno colpito milioni di uomini e centinaia di connazionali. Una giornata, inoltre, nella quale è stata approvata una legge finanziaria ingiusta ed iniqua, e contemporaneamente è stata realizzata un´altra, ennesima, lottizzazione fra i partiti di governo, con conseguente indiscriminato aumento di viceministri e sottosegretari.
In queste condizioni, di fronte a Presidenti delle Camere che indeboliscono con le loro scelte una delle più autorevoli istituzioni di garanzia che l´Italia abbia, non posso che gridare forte tutta la mia indignazione e dire che non è questa l´Italia che noi vogliamo e che gli italiani meritano. Vincere le prossime elezioni diventa ogni giorno di più per me, per l´opposizione e per tutti i nostri concittadini un impegno senza risparmio non solo per governare meglio l´Italia, ma anche per salvare la democrazia e la dignità del Paese.
Meno tasse e caro-bolli, la manovra è legge
Via definitivo alla Finanziaria. Nasce il fondo immobili pubblici. A gennaio Tabellini alla direzione del Tesoro
Mario Sensini sul Corriere della Sera del 30.12.2004
ROMA - Dopo tre mesi di passione il governo incassa in un sol giorno il via libera alla legge Finanziaria per il 2005 e la sistemazione definitiva dei conti pubblici per il 2004. Mentre il Senato approvava la legge di bilancio in poche ore, senza il ricorso alla fiducia preannunciato da Silvio Berlusconi, il Consiglio dei ministri varava il decreto per la nascita del Fondo Immobili pubblici, che porterà nelle casse dello Stato 3,3 miliardi in zona Cesarini. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, plaude a «una manovra epocale» e il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, tira un sospiro di sollievo allontanando il deficit del 2004, programmato al 2,94%, dalla soglia invalicabile del 3%. Con la Finanziaria, dal primo gennaio 2005 scatteranno le tre aliquote per le imposte sui redditi: il 23%, il 33% e il 39%, accompagnate da una quarta temporanea, al 43%, per i redditi oltre i 100 mila euro. Le detrazioni per i familiari a carico vengono trasformate in deduzioni, decrescenti in funzione del reddito percepito. Sono 6 miliardi di alleggerimento dell'Ire, la ex Irpef, mentre per le imprese arrivano nuovi sgravi Irap per poco meno di 500 milioni.
In compenso, le imprese dovranno rinunciare ai vecchi incentivi a fondo perduto, e le famiglie pagare qualche altra tassa in più. Bolli e imposte di registro aumenteranno, e per gli autonomi soggetti agli studi di settore le imposte saranno più salate. In arrivo anche la rivalutazione degli estimi catastali e la stretta sugli affitti in nero. Sempreché le regioni non siano costrette a far scattare le addizionali Irpef, inevitabili se non riuscissero a tenere a freno i conti della Sanità dopo gli stanziamenti aggiuntivi decisi con la Finanziaria.
Ci sono, poi, i tagli alle spese tendenziali, con l'introduzione del tetto del 2% alla crescita rispetto all'anno precedente. Porterà quasi 10 miliardi dei 30 della manovra correttiva al netto delle tasse. Altri 7 arriveranno dalle una tantum, il resto da nuove tasse e altre entrate. Compreso il Fondo per gli immobili, che al di là del beneficio una tantum sui conti 2004, farà risparmiare allo Stato un 1% di spesa pubblica l'anno.
La finanziaria epocale mirata alle elezioni
Pesanti tagli a tutte le spese sociali, alla ricerca, all'università e perfino all'antimafia. Ma Berlusconi riesce a trovare i soldi per la campagna sulle tasse dei ricchi e un finanziamento su misura per i suoi sondaggi della campagna elettorale. Sindacati in piazza il 14 gennaio
Paolo Andruccioli su il Manifesto del 30.12.2004
Il senato ha licenziato ieri la legge finanziaria per il 2005. Non c'è stato bisogno della fiducia (dopo quella della camera di martedì sera); gli emendamenti sono stati solo 10 e l'aula di Palazzo Madama ha dato il suo responso in quarta lettura con 164 sì, 72 no e 2 astenuti. Il saldo netto da finanziare è tornato, dopo vari passaggi, a 50 miliardi di euro. La manovra avrà un impatto di 24 miliardi di euro, più 6,5 miliardi per la riduzione delle tasse, di cui 4 miliardi andranno sul bilancio del 2005, il resto spostato al 2006. Il testo della finanziaria è rimasto un articolo unico, composto di 580 commi, non divisi in titoletti come era stato promesso dopo le sollecitazioni del presidente Ciampi, che ha ricordato che le leggi si approvano articolo per articolo. Nell'ultimo passaggio in commissione bilancio della camera il testo del maxiemendamento unico è stato modificato nelle parti che erano più a rischio di eccezioni di incostituzionalità. Per il premier Berlusconi e per tutti i suoi portavoce, la manovra ha un carattere «epocale» perché per la prima volta nella storia riesce conciliare il finanziamento della riduzione fiscale e una consistente riduzione della spesa pubblica con il sistema del tetto del 2% introdotto dal ministro dell'economia, Domenico Siniscalco sulla scia delle esperienze inglesi del ministro Gordon Brown. Proprio con il sistema del tetto al 2%, la finanziaria 2005, apporta tagli consistenti in tutti i settori: dall'università alla ricerca, dalla sicurezza pubblica (nonostante l'assunzione di 1324 agenti di polizia e 1400 carabinieri), passando perfino per la riduzione delle risorse all'antimafia e alla Guardia di finanza. Fortemente penalizzate tutte le amministrazioni locali che saranno costrette ad agire sulla leva fiscale (in particolare l'Irap) per trovare le risorse tagliate nei trasferimenti dallo stato centrale.
Confermato l'impianto della manovra elettorale per eccellenza, quella che riguarda la riduzione delle aliquote (vedi la scheda riepilogativa in questa pagina) e la riduzione dell'Ire (ex Irpef) che favorirà i redditi più alti. Nella finanziaria - nonostante i vari annunci altisonanti del governo - non c'è nulla sullo sviluppo economico e il rilancio. Le misure vengono rimandate a un collegato che dovrebbe essere pronto per il mese di febbraio. In quel testo sulla «competitività» ci dovrebbero essere anche le risorse per il lancio della previdenza complementare con il passaggio del Tfr ai fondi pensione. La risorse per l'applicazione della riforma previdenziale di Maroni avrebbero dovuto essere inserite nella finanziaria, ma poi tutto è saltato. Ora Maroni dice di aver avuto la parola del presidente del consiglio.
Berlusconi promette che ci saranno i soldi per la previdenza complementare, ma nel frattempo riesce a far passare una norma che dà allo stesso presidente del consiglio o a un ministro «a ciò delegato» la possibilità di usare 3 milioni di euro per il 2005 e per il 2006 per le «attività di monitoraggoo delle politiche pubbliche». Si tratta in sostanza - ha spiegato ieri il senatore del Verdi, Natale Ripamonti - di un finanziamento diretto per i sondaggi elettorali del presidente del consiglio. Ancora una volta un uso privato di risorse pubbliche. Si tratta di una misura che fa a cazzotti con i tagli a tutte le attività scientifiche e perfino all'attività di monitoraggio statistico dell'Istat; c'è stata infatti una manifestazione dei ricercatori dell'Istat proprio durante il periodo di discussione parlamentare della finanziaria. Un governo che umilia la ricerca e che invece premia il sondaggismo ad personam.
Avrebbe dovuto essere anche la fine dei condoni e invece di prorogano e condonano perfino i contributi previdenziali non versati dai politici. E' lo stesso Berlusconi ad ammettere che l'assalto alla diligenza c'è stato anche questa volta. Anzi che tutto è peggiorato, nonostante il carattere «epocale» delle misure. La procedura della finanziaria, promette il relatore Crosetto, sarà cambiata. Tutti contro la finanziaria i sindacati e le organizzazioni della società civile. Cgil, Cisl, Uil e terzo settore saranno in piazza il 14 gennaio.
Ulivo, lo strappo di Mastella
"Nessun segnale da Prodi, andremo soli alle Regionali".
I vertici dell´alleanza invitano il leader dell´Udeur a riprendere il dialogo. Il centrodestra : ora deve tornare con noi
Giovanna Casadio su la Repubblica del 28.12.2004
ROMA - «Io sono come Venezia: Serenissimo». Il consiglio nazionale dell´Udeur decide all´unanimità di sganciarsi dal centrosinistra e Clemente Mastella il segretario che l´ha condotto «alla conclusione che noi stessi non immaginavamo» - rilancia su tutta la linea. Uscita dalla Grande alleanza democratica «per ora, poi si vedrà»; autonomia politica a tutti livelli con proprie liste alle regionali e candidatura di Mastella in Campania contro ; però riconferma dell´opposizione parlamentare al governo di Berlusconi giudicato «insufficiente e inefficace». Ancora, un congresso straordinario e il progetto di un partito di centro.
È lo strappo che tutti nel centrosinistra fino a quarantott´ore fa hanno cercato di scongiurare e che diventa, come nel gioco del cerino, un rimpallo di responsabilità: di chi la colpa per l´uscita di Mastella dal centrosinistra? Farà sul serio, o è solo l´ultima drammatizzazione nella Grande alleanza democratica, una specie di mina con il timer pronto per il disinnesco? Mastella non risparmia stoccate: «Nella Gad sono in quattro a decidere nel salotto buono e poi mediano con Bertinotti; e noi siamo stanchi di stare in cantina. La coalizione perde un alleato leale». Rivendica la dignità del suo partito: «C´è stata una trascuratezza politica nei nostri confronti, ci hanno trattato come quelli un po´ straccioni, un po´ mendicanti
». Accusa Ds e Margherita di volerla fare da padroni e di non avere i numeri al Sud per essere così «arroganti», però non risparmia Prodi: «Non ha potuto esercitare la sua leadership», non ha dato il segnale che l´Udeur si aspettava. E Prodi ieri non ha parlato, lasciando intendere che tocca ai partiti sbrogliare i nodi creati. Anche se continua la fibrillazione di telefonate, sms e dichiarazioni.
Piero Fassino, segretario dei Ds, in due giorni ha sentito Mastella cinque volte, e ieri pomeriggio ha chiamato Prodi. Al Botteghino dicono che «si sta lavorando per una via d´uscita che riconosca all´Udeur pari dignità politica». E Vannino Chiti, coordinatore della segreteria, aggiunge che ora tocca al Professore intervenire. Enrico , leader dello Sdi, accusa dello strappo «i partiti maggiori», Margherita e Ds. Avverte: «Bisogna cercare di rimediare, altrimenti l´alleanza perderà i pezzi e anche le Regionali». Nella Margherita, Rutelli chiama Mastella in serata.
Mastella ha smentito che lo strappo sia stato provocato dal no al suo candidato in Basilicata: «Non l´abbiamo mai considerata un totem». Ma dai prodiani l´uscita viene attribuita alla mancanza di offerte all´Udeur e alla voracità dei partiti: «Una ammuina negoziale». Arturo Parisi dice: «Sono sicuro che ora tutte le componenti che si sono spese in parole di comprensione verso l´Udeur tradurranno in disponibilità concreta la loro preoccupazione». La Cdl corteggia l´Udeur. Il ministro Gasparri (An) lo invita a scegliere il centrodestra e Rocco Buttuglione invita l´Udc a stare attento al nuovo corso di Mastella. Schifani (Fi): «L´Udeur è stata sempre un corpo estraneo nel centrosinistra».
«Il centrosinistra sia unito come nella Resistenza»
un appello dell'Anpi su l'Unità del 28.12.2004
ROMA - Un appello al centrosinistra perché abbandoni lepolemiche di questi giorni. «Sappiamo che in politica emergono, alle volte, posizioni e contrasti difficili da
superare - scrive il vicepresidente Tino Casali a .nome del Comitato nazionale dell'Anpi - ma riteniamo anche che far parte di una coalizione politica sia una scelta strategica e che, come nelle problematiche che si pongono oggi, nessun partito o suo singolo esponente può ritenere opportuno usare una, coalizione come quella del Centrosinistra per egemonizzare, secondo convenienze di parte, una posizione nell'ambito dell'alleanza».
Vincere le regionali prima, e poi le politiche, vuol dire far uscire il paese dalla sua crisi, economica e sociale che coinvolge particolarmente le giovani generazioni, continua l'Anpi e non è con tatticismi come quelli del centrodestra che si riuscirà a sopravanzare lo schieramento avverso. «Nella stagione della Resistenza - conclude l'Anpi - in montagna, nelle città, in pianura le forze antifasciste seppero unirsi, rimandando a tempi più utili la risoluzione delle loro diversità. Invitiamo pertanto i segretari dei partiti del centrosinistra a mettere da parte le polemiche e le problematiche che appaiono incomprensibili e pretestuose, e a recuperare un proficuo rapporto di alleanza e intesa in vista di un obiettivo ben preciso che si articola in alcune essenziali necessità, ossia battere il centrodestra, rifondare il paese per l'oggi e per il domani, ma soprattutto per le giovani generazioni».
Berlusconi: «Norme sul conflitto di interessi assurde e inutili»
«Entro tre mesi cambiamo la legge elettorale»
Discorso di fine anno del premier che attacca anche la par condicio e annuncia: «Io al Quirinale? C'è anche Letta»
sul Corriere della Sera del 30.12.2004
ROMA - «La legge sul conflitto d'interessi è assurda e inutile. Non mi opporrò a una legge ad personam apposta per me che mi consenta di ritornare alla presidenza del Milan». È uno dei passaggi della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Entro i prossimi tre mesi si pone l'obiettivo di modificare la legge elettorale «perché il proporzionale è più democratico anche se oggi non è possibile tornare indietro» e quella sulla par condicio («Bisogna che in televisione ogni partito abbia un tempo proporzionale alla sua forza elettorale»).
«2005, ANNO DELLA SVOLTA»
Secondo il premier il 2005 «può essere l'anno della svolta» per l'economia, ha detto Berlusconi, ricordando che l'anno si chiude con un pil in crescita dell'1,4%, «il triplo rispetto agli anni precedenti». A giudizio di Berlusconi, comunque, il 2004 dal punto di vista economico «è stato un anno di transizione».
AL QUIRINALE? C'E' LETTA - Della successione a Ciampi, Berlusconi rivela di averne brevemente fatto cenno in un vertice con Casini. Ma il premier resta intenzionalmente sul vago quando si parla dell'ipotesi di candidarsi al Quirinale. «Non mi sono ancora chiesto che cosa farò da vecchio», taglia corto.
PATTO - Berlusconi ha anche parlato di patto di stabilità: «Se riusciremo a cambiare il Patto, potremmo passare dal 2,7% attuale e 125 grandi opere a un'accelerazione di questo piano e a un aumento delle opere; potremo passare dal 2,7% al 6%-7% di punti Pil per le infrastrutture. Così riusciremo a trasformare l'Italia veramente in un grande cantiere».
CAROVITA - «Il governo farà di tutto per poter continuare l'attività di calmieramento dei prezzi», ha anche detto Berlusconi, ricordando gli accordi raggiunti con la grande distribuzione per porre un freno all'aumento dei prezzi. In merito ai calcoli dell'Intesa di consumatori, che prefigurano aumenti per l'anno prossimo di oltre mille euro, il premier ha detto che «i conti lasciano il tempo che trovano, perché sono molto diversi a seconda del posizionamento politico delle associazioni».
«ESCLUDO MANOVRA CORRETTIVA» - «Non ci sarà una manovra correttiva», ha detto il capo del governo. L'Italia resterà entro i parametri di Maastricht. anche se «è indispensabile modificarne i criteri applicativi».
TAGLIO TASSE: «ITALIANI PIÙ RICCHI E SODDISFATTI» - Gli italiani «si sono già accorti» dei tagli delle tasse «e i sondaggi ci dicono che se ne sono accorti con grande soddisfazione», ha detto il presidente del Consiglio. Per quanto riguarda l'aumento delle tariffe, ha aggiunto, «le abbiamo solo adeguate all'inflazione».
«SPERO MASTELLA E MUSSOLINI IN MAGGIORANZA» - Berlusconi inoltre auspica l'ingresso nella maggioranza dell'Udeur di Clemente Mastella, insieme ai radicali e alla formazione politica di Alessandra Mussolini. «La stabilità di governo è il fiore all'occhiello della Casa delle libertà». Per quanto riguarda Mediaset, Berlusconi ha detto che la sua vendita non è in previsione.
Andreotti e la mafia, capitolo chiuso
Depositate le motivazioni della Cassazione: prescrizione per i reati fino al 1980 e assoluzione per quelli successivi
sul Corriere della Sera del 28.12.2004
ROMA -La Cassazione ha confermato in pieno la sentenza del processo di appello nei confronti di Giulio Andreotti per il quale era stata dichiarata la prescrizione per il delitto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980 e l'assoluzione per il reato di associazione mafiosa dal 1980 in poi.
LA SENTENZA - In 217 pagine di motivazioni - appena depositate - la Suprema Corte afferma la «esaustività » e la «logicità» del ragionamento seguito dai giudici di merito nel dare credibilità alle dichiarazioni di numerosi pentiti. La Cassazione ha respinto la richiesta dei difensori di Andreotti di dichiarare l'assoluzione per l'accusa precedente al 1980.
La Turchia e l´Europa
Massimo Livi Bacci su la Repubblica
Islamica, povera e grande. Sono questi i tre difetti teologali della Turchia, sui quali incrociano le armi oppositori e partigiani della sua entrata in Europa. L´aspetto politico-religioso, com´è giusto, riceve la maggiore attenzione in un dibattito che attinge alla storia di mezzo millennio, da Lepanto all´assedio di Vienna, da Ataturk all´appartenenza alla Nato. Con 72 milioni di abitanti e una superficie due volte e mezzo quella dell´Italia, la Turchia (sarà, sarebbe) non solo il più vasto Paese dell´Europa, ma anche l´unico con una demografia in espansione e, tra meno di 15 anni, il più popoloso, con più abitanti della Germania. Nel 1950, con 22 milioni, i turchi erano meno della metà degli italiani; nel 1990, con 58 milioni, ne erano più numerosi; se dovessimo credere alle previsioni di lungo termine, nel 2040 il loro numero sarebbe il doppio del nostro. In un´ipotetica EU-26 comprendente la Turchia, quest´ultima conterebbe il 14 per cento della popolazione totale, ma i bambini turchi sarebbero circa il 24 per cento della popolazione infantile sotto i 5 anni: quasi uno su quattro.
Fino all´inizio degli anni ´70 la demografia della Turchia era da terzo mondo: quasi inesistente il controllo delle nascite se non in limitati ceti urbani, altissima la mortalità infantile, bassa la speranza di vita, veloce la crescita della popolazione, raddoppiata nel breve spazio del trentennio 1970-2000. Tuttavia lo Stato ha riconosciuto per tempo l´esistenza di un "problema demografico" di alta crescita, ostacolo allo sviluppo, introducendo una legislazione favorevole al controllo delle nascite fin dal 1965. In un Paese fondamentalmente laico, con forti processi di urbanizzazione, crescita economica, e vicinanza al mondo europeo, il mutamento dei costumi riproduttivi è stato rapido: il numero medio di figli per donna - superiore a 5 all´inizio degli anni ´70 - è diminuito a 2,4 nel 2003. Era, questo, il livello medio dell´Italia negli anni del boom economico. La discesa della natalità è perciò un fenomeno relativamente recente, ma testimonia della rapida modernizzazione dei comportamenti familiari; le donne, con scolarizzazione crescente, si sposano più tardi, sono al corrente dei metodi di controllo delle nascite e la maggior parte li utilizza, anche se nelle zone più interne del Paese, e particolarmente nella zona orientale, permangono diffuse situazioni di arretratezza. In Turchia, come nei Paesi del Maghreb, l´Islam non è stato di ostacolo al controllo delle nascite, non ha opposto quelle barriere che la Chiesa Cattolica aveva eretto nelle altre società mediterranee.
La discesa della natalità è però un fatto relativamente recente. Per questo la struttura per età è assai giovane - il 29 per cento della popolazione ha meno di 15 anni, contro appena il 14 per cento in Italia - e le generazioni che entrano nella vita attiva sono ancora molto numerose. Ed è questo uno dei principali motivi della diffidenza europea verso l´ingresso della Turchia. Si teme, infatti, che la relativa povertà e la forte crescita delle nuove leve producano forti movimenti migratori.
Oggi più di 3 milioni di nazionali turchi risiedono in Europa, due terzi in Germania, e il residuo milione sparso tra Francia, Austria, Olanda, Belgio, con presenze ridotte altrove. Saranno questi i Paesi che esprimeranno le maggiori cautele nelle trattative per l´accesso.
Ma sbaglierebbe chi pensasse che la Turchia sia un Paese votato all´emigrazione. Nell´epoca di massimo flusso verso l´estero - gli anni ´60 e ´70 - la Turchia ha perso popolazione in misura assai minore di quanto non sia avvenuto nell´Europa mediterranea tra il ´50 e il ´70. Durante gli anni ´80, una valanga di rifugiati dall´Iran, l´Iraq e la Bulgaria - stimati in circa 2 milioni - è transitata per la Turchia e molti di questi vi hanno messo radici. Più immigrati hanno raggiunto la Turchia di quanti l´abbiano lasciata dal 1990 ad oggi, e il Paese si configura come un potente scambiatore delle pressioni migratorie sul fronte sudorientale dell´Europa. Ci vorranno almeno dieci anni per valutare se e come ingoiare, digerire e metabolizzare un boccone così grosso, con un´economia parecchie volte più povera dell´Unione e potenzialità migratorie notevoli. Meglio dentro l´Europa ? soggetta a regole chiare e condivise ? o fuori di essa?
31 dicembre 2004