
sulla stampa
a cura di P.C. - 26 febbraio 2004
Restituire l'onore al Parlamento
Giuseppe D'Avanzo su la Repubblica
Per i lettori di Repubblica non sarà una sorpresa apprendere che la commissione d´inchiesta parlamentare Telekom Serbia è stata ingranaggio di una Grande Trappola contro il presidente della Commissione europea, il leader del maggior partito di opposizione, un ex presidente del Consiglio. Di quel disegno politico, perché di questo si tratta, Repubblica ha provato a indicare, fin da settembre scorso, gli attori, i comprimari e le mosse. Ora uno dei protagonisti dell´affare - Antonio Volpe - è in carcere, con Igor Marini, accusato di calunnia contro Prodi, Fassino e Dini. La magistratura farà il suo lavoro, accerterà e attribuirà le responsabilità, ma la decisione del giudice di Torino pone fin da ora una domanda e due questioni. La domanda interpella il governo. Antonio Volpe non è un uomo senza storia. È la muffa di un sistema che si immaginava seppellito per sempre.
La sua opaca biografia di frammassone, di manovale a cottimo dei servizi segreti, i contatti costanti e recenti con l´intelligence della Difesa, la rete di legami (Francesco Pazienza, Renato D´Andria) con circoli di depistaggio e diffamazione impongono di sapere se, dentro le strutture dello Stato, esiste ancora (organizzata da chi? controllata da chi? tollerata da chi?) un´area oscura che si mette in azione contro gli avversari politici armata di dossier falsi e false testimonianze. È una risposta che tocca al governo dare. Sono il sottosegretario con la delega ai servizi segreti, il ministro della Difesa e dell´Interno a dover spiegare che cosa è nascosto sotto il tappeto nelle "case" di cui hanno la responsabilità politica. A dover dire se qualcosa sanno; se qualcosa e che cosa faranno per sapere; se sono d´accordo che sia ragionevole e doveroso, a questo punto, che qualcosa si sappia.
Quel che è accaduto è sufficientemente chiaro a tutti. Una accolita di brutti ceffi, noti alla cronache fin dagli Anni Ottanta, si è stretta intorno a una commissione d´inchiesta parlamentare per annientare con la calunnia l´intera leadership dell´opposizione lanciando in aria, sospesa, addirittura una minaccia contro il presidente della Repubblica. Questi brutti ceffi, scrive il giudice di Torino, si sono mossi nel solco di "un unico disegno criminoso". Si incontra qui una prima questione politica: dove sono e chi sono i mandanti politici di quell´azione.
Neppure Candido crederebbe che, un giorno tra novembre e dicembre del 2002, una pattuglia di massoni piduisti, di spioni e di spiantati si propone al lavoro di una commissione d´inchiesta, così, tanto per ammazzare il tempo in mancanza di meglio. Per stare ai fatti, vediamo Antonio Volpe intorno alla commissione Telekom fin da dicembre del 2002 (i lavori non sono ancora entrati nel vivo). Lo ritroviamo, a sentir lui, nelle stanze di san Macuto (il palazzo dove la commissione si riunisce) nel gennaio 2003 quando il cacciaballe Igor Marini ancora fatica da facchino all´ortomercato di Brescia. Frammassone Antonio Volpe se ne va in giro da quel momento presentandosi come "consulente della commissione". Ne rintracciamo la presenza nello studio del presidente Trantino in luglio, in comunicazione via fax con il "commissario" di Forza Italia Alfredo Vito in agosto e ancora con Alfredo Vito in settembre. Che cosa e chi lo autorizza a muoversi con quell´autonomia e, diciamo così, autorevolezza? Quale ingaggio, quale incarico? Se fossimo in una situazione appena decente, o decentemente normale, dovrebbe essere la stessa commissione parlamentare d´inchiesta presieduta da Enzo Trantino a fare luce sulla manovra che l´ha condotta in un vicolo maleodorante di calunnie.
È la seconda questione che occorre affrontare. È una questione che chiama in causa il Parlamento e i presidenti di Camera e Senato. È in grado quella commissione di lavorare con serenità ed equilibrio? È in grado di raccogliere il rispetto dell´opinione pubblica, di onorare il qualificato compito che le è stato assegnato. Stiamo ancora i fatti. Anzi, a un fatto accaduto ieri.
Un "commissario", Giuseppe Consolo, senatore di Alleanza nazionale, tra i più entusiasti estimatori del cacciaballe Igor Marini, tra i più inflessibili accusatori di Prodi, Fassino e Dini, apprende la notizia dell´arresto di Volpe. Non viene sfiorato né dall´imbarazzo né dalla cautela. Dà alle agenzie una notizia: ho consegnato alla commissione un documento da cui "si evince l´obbligo per le società pubbliche come Telecom di informare preventivamente l´azionista". Consolo non pensa di chiedere scusa a chi è stato per mesi infangato dalla calunnie che la sua avventatezza ha contribuito a diffondere. Consolo rilancia. Sventola un documento sortito chi lo sa da dove e come (non lo spiega) e dice: l´azionista di Telecom, cioè il ministro del Tesoro, cioè Carlo Azeglio Ciampi, doveva sapere. Delle due, l´una: o ha saputo e ha taciuto; o non ha saputo perché ha chiuso gli occhi. Senza un´ombra di rossore nel volto, Consolo ripropone la tecnica che ha soffocato la credibilità della commissione in questi mesi. Una procedura costruita con "clamorose" dichiarazioni alla stampa, con messaggi oscuri e parole oblique. Non c´è da meravigliarsi: la commissione Telekom non è nata per accertare i modi dell´acquisizione dell´azienda telefonica serba (e fatti da accertare ce n´erano e ce ne sono, come i lettori di Repubblica sanno). Quella commissione è stata costruita per liquidare l´opposizione, per fare da "camera di scoppio" di una campagna di diffamazione e di violenza politica. È quel che è avvenuto con l´arrivo di Marini e di Volpe, con le lettere anonime, con falsi documenti inviati da malvissuti ricattati da vecchi arnesi della massoneria piduista. Sono Pera e Casini a dover interrompere questa spirale di strumentalizzazioni politiche. I presidenti di Camera e Senato non possono interferire nelle determinazioni della commissione né devono condizionare la sua autonomia. È scritto nei regolamenti, è giusto che sia così. Ma la seconda e la terza autorità dello Stato hanno anche l´obbligo di preservare la rispettabilità delle Camere, hanno il dovere di chiedere che si allontani spontaneamente dalla commissione chi per inettitudine non ha saputo difenderne la limpidezza. Dopo quanto accaduto a san Macuto, in un Paese civile sarebbero formulate scuse a chi è stato ingiustamente infangato e sarebbe restituito, perché interesse di tutti, l´onore al Parlamento.
Fassino non va in Commissione
Scontro tra i Poli
Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera
Piero Fassino non andrà in commissione Telekom Serbia il 3 marzo. Romano Prodi acconsentirà all'audizione solo se ci sarà un "profondo chiarimento" e intanto chiede le scuse del centrodestra. Sono queste le immediate conseguenze della svolta giudiziaria sul caso Telekom Serbia. Più un diluvio di polemiche incrociate tra i Poli.
"INTERVENGANO I PRESIDENTI" - L'opposizione torna a investire della questione i presidenti di Camera e Senato e a chiedere la chiusura della commissione. Ma la maggioranza non arretra di un passo. Anzi rilancia. Dice di non aver nulla a che fare con la grande calunnia e accusa centrosinistra di voler "rovesciare il tavolo" pur di non dover rispondere di quello "sciagurato affare in cui venne sperperato denaro pubblico". Quanto alle audizioni, insiste: si faranno.
Prodi, il "Mortadella" nelle accuse di tangenti formulate da Igor Marini e ripetute nel dossier Volpe, chiede conto di quella "colossale calunnia" ipotizzata dai pm torinesi. "I fatti hanno iniziato a chiedermi scusa, è tempo che lo facciano anche i responsabili" ha dichiarato ieri. Poi ha preso carta e penna e ha scritto che una sua "eventuale" audizione dovrà essere preceduta da "un chiarimento sui fatti che, per un lungo periodo, hanno accompagnato e segnato l'attività della Commissione". Destinatario della missiva il presidente della commissione ormai disertata dal centrosinistra Enzo Trantino (An).
Fassino, il "Cicogna" nella versione di Marini e del documento consegnato da Volpe, corregge la precedente lettera a Trantino in un "no". All'audizione del 3 marzo non si presenterà. Perché, dice, non intende essere ascoltato "in una sede così compromessa nella sua credibilità". Le diserzioni salgono a tre, dopo il rinvio di Lamberto Dini che ha posticipato i suoi chiarimenti a quelli che forniranno i vertici Telecom dell'epoca. Ma questi ultimi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
A Prodi e Fassino Trantino ribatte che il filone Marini è stato già "congelato" dalla commissione e "a Volpe "postino" non è mai stato dato credito". E ricorda ad entrambi l'obbligo morale, prima che giuridico, di rispondere di fronte ai cittadini del disastroso affare Telekom.
L'OFFENSIVA DEI DS - Ma i ds vanno all'attacco. Guido Calvi chiede che la Commissione interrompa immediatamente i suoi lavori. Per Marco Minniti "la Commissione risulta colpita al cuore nella sua credibilità istituzionale". E per Giovanni Kessler "Trantino e Vito dovrebbero trarre da soli le conseguenze". Massimo Brutti è ancora più duro: "I fatti dimostrano che c'è un gruppo di faccendieri di stampo piduista coinvolti in una manovra contro l'opposizione. La commissione non è più legittimata".
Pierluigi Castagnetti chiede ai media che hanno cavalcato le testimonianze farneticanti di Marini di chiedere scusa. Michele Lauria aggiunge: "la commissione, sul cui operato sarebbe opportuno un'inchiesta, ha ormai i giorni contati". Giovanni Russo Spena del Prc fa nuovamente appello ai presidenti delle Camere perché "facciano pulizia".
Gente da non frequentare
Antonio Padellaro su l'Unità
A questo punto, se le commissioni parlamentari d'inchiesta fossero ancora una cosa seria, bisognerebbe istituirne una apposita per indagare sulla commissione Telekom Serbia. Ma come si fa? Perché d'ora in avanti sarà difficile parlare di questo, diciamo così, strumento parlamentare senza mettersi a ridere. Perché una volta le commissioni erano istituzioni, forse a volte deludenti sul piano dei risultati ottenuti, ma comunque degne di rispetto. Presiedute da personaggi politici, forse decorativi, ma non incompetenti. O biechi. O fessi. Mai comunque tutte e tre le cose insieme. Poi venne l'onorevole Trantino. Poi venne l'onorevole Taormina. Poi venne l'onorevole Vito. Poi venne Igor Marini, detto il Conte. Poi venne il signor Volpe, faccendiere multiuso. Questi ultimi due, assicurati alle patrie galere in quanto accusati di essere calunniatori di professione, per un po', ci auguriamo, saranno messi nella condizione di non nuocere. Ma chi ci difenderà dai Trantino, dai Taormina, dai Vito? Chi ci salverà dall'onorevole Consolo di An, altra prestigiosa figura di giureconsulto?
Prendiamo Trantino, avvocato del foro di Catania. Lo definimmo una volta personaggio pirandelliano. Bizzarro e misterioso. Guardavamo affascinati il suo meraviglioso pizzetto alla Nabucodonosor. Lo immaginavamo, di buon mattino, davanti allo specchio, con un degno apparato di lime e cesoie, intento a dare forma e docoro alla cespugliosa peluria. Pensavamo che un uomo di tal fatta, ancorché afflitto da torrentizia e pomposa logorrea, poteva essere sì incompetente, forse non una cima, guidato da una stramba concezione della giustizia, ma senza malafede.
Poi, ieri sera, dopo l'arresto del calunniatore Volpe abbiamo letto una sua dichiarazione che le agenzie così titolavano: "Trantino, nessun contatto laico con Volpe". Una frase del tutto insensata. Poi, ne abbiamo letta un'altra: "Trantino, dimostrata nostra trasparenza". Poi, una terza: "Trantino, dov'è piano calunnioso?". E poi: "Trantino a Prodi, nessuna scusa da commissione". E ancora: "Trantino a Fassino, pretesto per non venire in commissione".
Ricapitoliamo. Trantino (An) è il presidente di una commissione parlamentare che non ha esitato a mettere alla gogna Prodi, Fassino e Dini. Avversari politici suoi e del suo principale Silvio Berlusconi, accusati di essere percettori di gigantesche tangenti. E tutto sulla base di quanto dichiarato da Igor Marini, falsario matricolato, inseguito da folle di creditori, compreso il macellaio sotto casa. Non pago, il Trantino decide di dare il più ampio credito all'onorevole Vito (Forza Italia), noto alla giustizia per ragioni di voto di scambio (da qui il soprannome di mister centomila preferenze).
Personaggio che solo con un'ardita iperbole si potrebbe definire galantuomo dall'immagine specchiata. È il Vito a mettere il Volpe, suo sodale in probità e rettitudine, a contatto con la commissione parlamentare Telekom Serbia. Il quartetto è completato dall'avvocato Taormina (e qui non c'è davvero bisogno di aggiungere altro), e dall'avvocato Consolo, equilibrato uomo di legge anche lui convinto che il Marini fosse attendibile, attendibilissimo: un Pico della Mirandola dalla memoria prodigiosa. Ora, uno si aspetta che dopo la tragicomica vicenda del conte Igor e davanti all'arresto del calunniatore Volpe per ordine della magistratura torinese, il Trantino prenda atto del definitivo sputtanamento della commissione da lui presieduta. Si renda conto del grave nocumento arrecato al Parlamento.
Porga pubblicamente le sue scuse a Prodi, a Fassino, a Dini. Si dimetta dal presidente della commissione. Si faccia ospitare in televisione in un "Porta a Porta" che Bruno Vespa dovrebbe dedicare al risarcimento morale di quanti vigliaccamente trascinati nel fango. Si ritiri a vita privata. Occupi d'ora in poi le sue giornate trastullando i nipotini e dedicandosi alla memorialistica oltre che alla cura del pizzetto. Certo che non lo farà. Certo che i compagni di merende cercheranno di completare il loro lavoro. Ma che importa? Tanto ormai la commissione Telekom Serbia è finita, screditata, travolta nel ridicolo. L'opposizione ne starà alla larga. Certi brutti posti è meglio non frequentarli.
Nell'Italia del Polo si vive peggio
Amedeo Cortese su Il Messaggero
ROMA - Da quando Berlusconi è entrato a palazzo Chigi in Italia si vive peggio: è il 2001, secondo i Ds, l'anno "spartiacque" che segna la negativa inversione di tendenza nei bilanci delle famiglie (specie di quelle con reddito medio-basso) e del potere d'acquisto di salari e pensioni. La denuncia del segretario Piero Fassino e del responsabile Lavoro, Cesare Damiano, coincide con la richiesta di dedicare una sessione parlamentare allo stato dei conti delle famiglie. Non solo per mettere fine alla prevedibile guerra delle cifre che il dossier preparato dai Ds potrebbe accendere, ma anche per illustrare le ricette che la Quercia intende mettere a disposizione per combattere l'abbassamento del tenore di vita.
Anzi, Fassino raddoppia l'offerta: "Visto che c'è questa difformità di visioni, io invito il presidente del Consiglio a un confronto pubblico sullo stato dell'economia. Scelga lui come e dove, io sono pronto. Decida lui se giocare a due o tre punte, io posso giocare con tutte e due i moduli". Ma l'invito del segretario Ds non si limita alla sfida: "Confrontiamoci e vedremo insieme cosa si può fare per uscire da questa situazione, noi siamo pronti a fornire il nostro contributo di idee e proposte".
Pensioni. Il dossier della Quercia parte dalle pensioni che non solo non si sono rivalutate, ma restano ancora troppo basse per consentire un "livello di vita dignitoso". Il 65% degli italiani che hanno smesso di lavorare, prende meno di mille euro al mese e la media di quelle corrisposte dall'Inps si ferma a 629 euro. Dal casellario dell'Istituto di previdenza sociale (fonte dei dati utilizzati dai Ds) si evince che solo il 20% dei pensionati a cui Berlusconi aveva promesso una pensione minima di 516 euro al mese, hanno finora ottenuto l'adeguamento. Lo squilibrio si conferma anche per aree geografiche: al Nord l'Inps versa il 53% delle pensioni, a Sud e isole il 28, al Centro il 19%.
Occupazione. Non è vero che aumentata. Secondo i dati dell'Ocse, dal 2001 ad oggi c'è stata una contrazione della crescita dal 2 all'uno per cento. La progressione sottolineata dal governo è dovuta, a parere di Cesare Damiano, solo all'emersione dei lavoratori in nero dovuta alla regolarizzazione dei cittadini extracomunitari. Intanto è esplosa la cassa integrazione straordinaria. Fatta base 100 nel 2001, in soli due anni è lievitata fino al 182%.
Retribuzioni. Dal 2001 non solo, secondo i Ds, non si sono rivalutate, ma hanno perso lo 0,2% del potere di acquisto. Dai risultati dell'inchiesta Il lavoro che cambia elaborata dalla Quercia, il 47% dei lavoratori salariati sostiene di riuscire a vivere "facendo sacrifici" con i soldi dello stipendio; il 21% no e solo il 32% afferma di non avere problemi di bilancio a fine mese.
Pressione fiscale. Non è vero che è diminuita, denunciano Fassino e Damiano. Secondo le elaborazioni del Cnel, le ritenute totali sul lavoro dipendente e sui pensionati (dato base 100 nell'anno 1999) sono salite dal 106% del 2001, alla previsione del 118% dell'anno in corso. L'effetto dei condoni e delle sanatorie varate dalla Cdl, ha determinato un calo delle entrate tributarie: si raggiunge la previsione del 902% del 2003 ad un calo previsto nel 2004 fino al 584%. Regrediscono in parallelo i controlli fiscali e, di conseguenza, gli introiti per lo Stato. Sempre considerando 100 il valore di riferimento, si va dal 196% del 2001 alla previsione dell'87% nell'anno in corso.
Consumi. Le cose non vanno meglio sul fronte dei consumi. Certamente peggio, assicurano Fassino e Damiano, di quanto lascino intendere i dati dell'Istat. Secondo l'Istituto centrale di statistica, gli italiani spendono mediamente per la casa e gli alimenti il 24% dello stipendio. Molto di più secondo i dati elaborati invece dalla Federconsumatori, secondo la quale una famiglia-tipo (una coppia con due figli a carico con un reddito di 2200 euro) spende il 41% per la casa e la spesa.
Le 5 proposte. Da qui la prima delle proposte formulate dal segretario dei Ds. "Occorre riformare il paniere dei prodotti e delle spese che viene utilizzato anche per determinare l'andamento dell'inflazione e il ricalcolo della dinamica salariale. Le modifiche - sottolinea - vanno fatte tenendo conto delle fasce di reddito, perchè così com'è ora è iniquo". Ma Fassino ha anche proposto di adottare "l'inflazione attesa e non quella programmata, per determinare la rivalutazione di pensioni e stipendi", di "elevare la quota esente dell'imposizione fiscale", di "ripristinare i meccanismo per la restituzione del fiscal drag" e invita infine il governo a provvedere all'aumento delle pensioni minime.
Bar Mandara, nessun complotto
Gli ispettori hanno detto la verità
Marco Travaglio su la Repubblica
L´intercettazione del colloquio fra i giudici Squillante e Misiani al bar Mandara, il 2 marzo 1996, fu "regolare". E gli ispettori dello Sco (Polizia) che la effettuarono non manipolarono la bobina. Insomma, all´origine dell´inchiesta "toghe sporche", nata nel 1995 dalle dichiarazioni di Stefania Ariosto, non ci fu alcun complotto. L´ha stabilito la Procura di Perugia, che ieri, dopo tre anni di indagini, ha chiesto l´archiviazione delle denunce di Previti, Berlusconi e Squillante contro gli ispettori Dario Vardeu e Stefano Ragone per falso ideologico e materiale. Il procuratore aggiunto Silvia Della Monica ha depositato al Gip un documento di 60 pagine che smentisce platealmente le tesi del premier e dei suoi coimputati, rilanciate per anni in denunce, esposti, interviste, istanze di ricusazione, astensione, rimessione. E conferma la regolarità e la correttezza del lavoro del Pool di Milano. "Quella bobina ? aveva detto Berlusconi nelle dichiarazioni spontanee del 17 giugno 2003 ? è una copia manipolata per sottrazione, cioè sono stati tolti dei passi non conformi alle tesi dell´accusa". Poi contestò anche gli appunti presi da Vardeu nel bar Mandara: Erano frutto di una dettatura successiva". Infine accusò il braccio destro di Ilda Boccassini, il maresciallo Daniele Spello, di aver rotto volontariamente un Cd rom con una copia della bobina: "un inquinamento delle prove" per cui un altro "sarebbe da tempo nelle patrie galere". Tutte accuse che - scrive il pm Della Monica - si sono rivelate false e infondate. Primo. La "manipolazione" della cassetta di cui parlano i periti non fu "dolosa" e non comportò la "sottrazione" di nessuna parte del colloquio. I 5 minuti mancanti nell´incisione corrispondono ai tentativi di Ragone di captare con lo scanner, dall´automobile, il segnale della microspia piazzata nel bar da Vardeu. Gli sbalzi nel segnale sono frutto di un "filtraggio troppo approfondito" del consulente incaricato dal pm di "ripulire" il nastro dai rumori di fondo, identificare le voci e trascrivere le frasi. Al massimo si trattò di una "manovra inesatta di riversamento". Senza condotte dolose. Oltretutto le voci sono talmente incomprensibili che non dimostrano nulla a carico di nessuno. Le prove contro Squillante & C. - scrive il pm - sono quelle "ben più consistenti e gravi" emerse nei processi Imi-Sir, Mondadori e Sme. Cioè i miliardi ritrovati sui conti esteri di Squillante grazie alle rogatorie avviate proprio in base agli appunti presi da Vardeu su salviettine del bar, quando l´ispettore si accorse che il registratore e poi la cimice non funzionavano a dovere. Quel 2 marzo ´96 nessuno poteva sospettare che Squillante avesse miliardi in Svizzera: non essendo un indovino, l´ispettore annotò le sue frasi a proposito dei conti svizzeri intestati alla moglie e ai figli e gestiti con Pacifico, perché le aveva effettivamente sentite.
Fazio indagato
Alta tensione in Procura
Alessandro Barbano su Il Messaggero
TRANI - Potenza dei media, in 24 ore l'inchiesta su Antonio Fazio si fa in due. Da ieri mattina s'indaga anche sulla fuga di notizie. "L'iscrizione nel registro degli indagati del Governatore della Banca d'Italia doveva restare segreta": lo dice, non senza irritazione, il procuratore capo della Procura di Trani, Nicola Barbera, in una conferenza stampa. C'è un'aria pesante nel piccolo Palazzo di giustizia, un edificio medievale che proietta sul sagrato l'eleganza della maestosa cattedrale gotica. "Ho chiesto - dice il magistrato - una relazione al mio sostituto Antonio Savasta". Lo stesso che ha indagato Fazio per favoreggiamento sulla presunta truffa dei titoli ad alto rischio venduti dalla Banca 121. E che stranamente non è presente.
Il giovane pm ha lasciato trafelato le stanze della Procura poco prima che iniziasse l'incontro con i giornalisti. E la sua fuga ora si specchia nella velata censura del Procuratore. A cui proprio non deve piacere la piega che ha preso l'inchiesta. "Gli indagati non devono essere processati sulla stampa - dice -, tanto più se si tratta delle cariche più alte dello Stato. Riguardo al merito, al momento non è stato accertato nulla di concreto a carico del Governatore. Sarà mia cura che tutti i risvolti di questo presunto coinvolgimento vengano al più presto sviluppati al fine di garantire la piena legittimità della posizione del dott. Fazio".
Ma l'iscrizione di quest'ultimo era necessaria? "Purtroppo sì. Atto dovuto, ma secretato, e qui qualcosa non ha funzionato bene". Sarà interrogato? "Vedremo, e comunque rispetto l'autonomia del pm che procede". E se il ministro Giovanardi dice Dio ci scampi e liberi dalle Procure di Provincia? "E' una sua opinione".
Chi ha diffuso la notizia top secret? "Chiedetelo al procuratore", sorride beffardo l'avvocato Gaetano Scamarcio, autore dei cinque esposti che hanno mosso il pm a un passo così clamoroso. Settantadue anni, deputato socialista nei primi anni '80, ex sottosegretario alla giustizia con Spadolini, "craxiano nel cuore e berlusconiano per necessità", come lui stesso si definisce, il legale si concede alla stampa con la disinvoltura del politico di lungo corso. Difende le ragioni di un ragioniere e di un'insegnante di Andria, che hanno investito i propri risparmi nei titoli a rischio, ritrovandosi con le briciole. Ma punta più in alto: lui, il Governatore lo vorrebbe sospeso dall'incarico e indagato per concorso in truffa aggravata, "poiché - spiega - il suo omesso controllo sull'inganno che si compiva ai danni dei risparmiatori suona come un concorso omissivo".
Bankitalia: assalto mancato
Bruno Perini su il Manifesto
Il day after è un misto di cautela, imbarazzo e timore di collezionare un'altra brutta figura sulla scena internazionale. Dopo la clamorosa incriminazione del governatore della Banca d'Italia per favoreggiamento e truffa, nell'ambito dell'inchiesta sulla Banca 121, tutti frenano. Politici e magistrati. Il centro destra chiede moderazione, evitando di farsi prendere la mano nell'uso strumentale della vicenda giudiziaria, il procuratore di Trani assicura che su Antonio Fazio ancora non c'è nulla di concreto, che non si sa se verrà sentito e che comunque l'inchiesta sarà chiusa nel giro di qualche settimana. Francesco Cossiga solidarizza con il governatore. A 24 ore dalla notizia dell'iscrizione del governatore nel registro degli indagati, nessuno se la sente, come era avvenuto nelle battute a caldo da parte di esponenti della Lega, di chiedere la testa di Fazio. Evidentemente gli stessi esponenti della maggioranza hanno capito che la perdita di credibilità di un'istituzione come la Banca d'Italia si sarebbe ritorna sulla stessa immagine del governo.
Il più preoccupato è proprio Nicola Barbera, capo della procura di Trani. La fuga di notizie e il clamore con il quale tutta l'Europa ha accolto la notizia dell'incriminazione del numero uno di Bankitalia per una vicenda per nulla chiara, devono aver messo in allarme il magistrato. "A carico del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, nulla è stato ancora accertato in concreto". "Spero - ha aggiunto - di poter accertare tutti i risvolti relativi al presunto coinvolgimento del dottor Fazio in questa vicenda. Alla collettività deve essere chiaro, al più presto, qual è il coinvolgimento del governatore. Non si può tenere in sospeso per troppo tempo una situazione così delicata". Quindi "si vedrà se sarà il caso di ascoltare l' indagato". Il procuratore poi accusa il colpo a proposito della fuga di notizie: "Qualcosa non ha funzionato. Le iscrizioni nel registro degli indagati - ha aggiunto - sono atti riservatissimi che non dovrebbero diventare di pubblico dominio, sia nell'interesse della giustizia sia nell'interesse degli indagati che, a seguito della pubblicazione delle notizie, vengono processati sulla stampa come sta avvenendo per una delle cariche più alte dello Stato".
Il primo segnale di solidarietà con Fazio, arriva da Francesco Cossiga: "Solo la stima all'interno ed all'estero di cui gode Antonio Fazio e che rende assurda questa sua `incriminazione' - conclude Cossiga - potrà evitare che questo avventato provvedimento della procura di Trani possa causare seri e gravi danni al nostro sistema bancario e un offuscamento della nostra Banca d'Italia cui va, come al suo Governatore, la mia personale solidarietà".
Università, è muro contro muro
Giacomo Galeazzi su La Stampa
Riforma universitaria: a vuoto il confronto con i sindacati, confermato lo sciopero di sabato. "Il governo mantiene l'impostazione generale, la volontà di non ritirare la legge delega e quindi di far crescere la precarizzazione degli atenei italiani - protesta all'uscita dal vertice al ministero dell'Istruzione Nunzio Misaglia, segretario del Landu, il sindacato cui fanno capo tutte le principali sigle universitarie - a questo punto non possiamo che incrementare, le azioni di lotta già accolte dall'intero mondo accademico". Secondo i sindacati, dopo il "fallimento" del faccia a faccia di ieri ("un passo indietro rispetto a una settimana fa"), è sempre più evidente "la volontà del governo di acuire lo scontro e di imporre il progetto di distruzione dell'università pubblica". In realtà, ribattono al dicastero dell'Istruzione, sono emerse dal confronto due novità sostanziali: l'aumento della quota dal 15 al 30 per cento dei posti del concorso riservato per passare da ricercatore a professore associato e l'abolizione della forma di contratto di tipo coordinato e continuativo per i nuovi ricercatori. "Queste concessioni - dice Paolo Saraco della Cgil Università - sono un'inezia, peraltro su una questione già acquisita e superata".
Confermate tutte le azioni di protesta programmate, ad iniziare dallo sciopero di sabato fino all'occupazione simbolica dei rettorati del 4 marzo che culminerà in un'assemblea generale. Durante il vertice di ieri, che a giudizio dei sindacati è stato di tipo politico e non tecnico così come era stato preannunciato alla vigilia, si è fatto riferimento al panorama universitario internazionale. Il reclutamento stabile, infatti, non esiste in nessuna parte del mondo. "Il ministero dimentica la Germania e la Francia, dove esiste un quadro di garanzie - replicano le parti sociali - la riforma Moratti, invece, fa riferimento alla situazione americana dove però i contesti socio-economici sono molto diversi: negli Usa la brevissima fase di precariato che precede la docenza è caratterizzata da un'ampia autonomia didattica e scientifica. Una situazione del tutto assente in Italia".
Al termine dell'"incontro interlocutorio" al ministero dell'Istruzione evidenziano invece come siano state fatte nuove aperture che richiederanno ulteriori confronti con l'obiettivo di mettere a punto una proposta dettagliata. Intanto, però, Cgil, Cisl e Uil sabato prossimo manifestano a Roma, nel pomeriggio, "per difendere l'istruzione pubblica da una riforma che cancella l'autonomia scolastica e non dà risposte adeguate sugli organici, intervenendo legislativamente senza un collegamento con l'esercizio dell'autonomia né con la contrattazione". Inoltre, per i sindacati, la devolution comporterà lo smembramento del sistema scolastico, mettendo a rischio la garanzia di pari opportunità.
Colpi bassi dello Zar
Giulietto Chiesa su La Stampa
Anche Mikhail Kasianov, il premier russo, è stato liquidato da Vladimir Putin. Della "Famiglia", cioè dell'entourage di Boris Eltsin, resta soltanto Anatolij Ciubais, oligarca di stato, nominato da Boris alla testa del gigante elettrico. Ora si può scommettere che il suo destino politico ha i giorni contati. Le vittime precedenti sono note: l'oligarca Gusinskij, padrone di NTV (la rete 4); l'oligarca Berezovskij, padrone di ORT (la rete 1); l'oligarca Khodorkovskij, padrone del gigante petrolifero Yukos e della Banca Menatep; Voloshin, capo dell'Amministrazione presidenziale. Ma le modalità sono strane e sembrano indicare una grande lotta sotto il tappeto. Perché liquidarlo così all'improvviso, senza nemmeno avere un sostituto credibile (perché Viktor Krystenko non solo non lo è, ma è chiaramente definito "facente funzione", cioè provvisorio). Putin poteva aspettare la vigilia delle elezioni presidenziali che ha già vinto prima ancora di cominciarle: liquidare Kasianov e incassare i dividendi elettorali ancora "caldi". Invece l'ha fatto adesso, evidentemente sotto l'urgenza di qualcosa o di qualcuno. Kasianov sa troppe cose di Putin e poteva diventare pericoloso.
Ora non resta che attendere la nomina del nuovo capo del governo. Variante uno: un uomo di peso, magari connesso con l'opposizione, che condivida con Putin, per qualche anno, il peso dell'impopolarità per le disastrose condizioni di vita della gente. Oppure un fantoccio senza fisionomia, che gestisca il governo come l'ombra del presidente divenuto zar. Niente si vede sotto quel tappeto, salvo che i colpi bassi sono la regola. L'uscita della Russia dal tunnel non è in vista.
La Gran Bretagna scossa dalla rivolta fiscale
Orsola Casagrande su il Manifesto
Sorridente e tranquilla la signora Sylvia Hardy, 71 anni, pensionata, si è detta pronta per il carcere. La signora è l'ultima di una schiera di pensionati ribelli a comparire davanti ad un tribunale per non aver pagato la council tax, la tassa imposta dai consigli locali per pagare pulizia strade, raccolta rifiuti, polizia. La signora Hardy fa parte del Devon Pensioners Action Forum, un'associazione di più di 800 persone in lotta (come migliaia di altre in tutto il paese) contro gli aumenti di quella che già viene definita "la poll tax del new Labour", provocando sudori freddi nel partito laburista. Nel caso specifico l'agguerrita pensionata si è vista recapitare un conto salatissimo per la sua abitazione (un appartamentino di due stanze nella città di Exeter): 644 sterline l'anno, cioè 91 sterline al mese (il 18% in più rispetto all'anno scorso). Una cifra altissima per lei che vive con la sola pensione statale. "Ho pensato - ha detto lasciando il tribunale ieri mattina - che era arrivato il momento di far qualcosa perché così non si può andare avanti: ho venduto la macchina e ipotecato la casa. Vogliono mandarmi in prigione? Sono pronta".
Qui la council tax supera spesso le 100 sterline mensili: una mazzata per chi, come John, fa lavoretti saltuari e vive con la madre ed un altro ragazzotto (al quale affitta una stanza per pagare, nei fatti, proprio la council tax). John partecipa all'incontro di fondazione di Respect, la coalizione formata tra gli altri dall'ex deputato laburista George Galloway e dal regista Ken Loach. Che di council tax (e poll tax) se ne intende: i protagonisti dei suoi film (da "Riff Raff" a "Piovono pietre", a "Ladybird Ladybird") lottano per sopravvivere. Loach è durissimo nella sua denuncia del new Labour: "Un governo - dice all'affollata platea - che è una vergogna per questo paese, per le bugie e per le politiche di destra che sta imponendo sulla nostra testa". John, assieme ad altri cittadini di uno degli isolati popolari del quartiere di Haringey, ha organizzato un comitato di lotta. "Quest'anno - spiega - il council (consiglio di quartiere) vuole aumentare la tassa sulla casa del 5-6%. Il che vuol dire che ci ritroveremo a pagare più di 100 sterline al mese". Impossibile, per molti di quelli che sono intervenuti martedì al West Asian Centre. Spiega Liz: "Io vivo con mia madre in un monolocale. Lei dorme nella stanza da letto, io nel salottino. Abbiamo comprato questo appartamentino con i risparmi di una vita. Adesso, oltre ai soldi che paghiamo per il mutuo ci chiedono 100 sterline per la council tax".
Il comitato di lotta ha già organizzato manifestazioni davanti al council e alla "surgery" (l'ambulatorio, cioè l'ufficio dove il deputato locale riceve i membri del collegio elettorale) di Barbara Roche, parlamentare Labour di zona. Blair aveva lasciato intendere nei giorni scorsi che c'era spazio per una radicale riforma della council tax. Impresa ardua, si direbbe, vista la risposta del consiglio del West Oxfordshire (che pensa ad un aumento del 33% per quest'anno) che ha chiesto al governo "di starsene fuori dalla disputa perché non ha alcun diritto di intervenire nelle decisioni locali".
26 febbraio 2004