
sulla stampa
a cura di G.C. - 21 febbraio 2004
Casini richiama Berlusconi "La demagogia non serve"
Silvio Buzzanca su la Repubblica
ROMA - "Bisogna operare con serietà nelle istituzioni rigettando i veleni nel bagagliaio del passato perché con la demagogia non si costruirà nulla di buono". Pier Ferdinando Casini bacchetta Silvio Berlusconi per le sue esternazioni ateniesi sui politici ladri. Ma nella Cdl solo qualche leghista segue il premier. Gli altri no. Anche i suoi hanno lasciato l´aula dove le opposizioni chiedevano al premier conto delle sue parole, considerate, l´ha detto Francesco Rutelli, il "massimo del qualunquismo". Ha preso le distanze il segretario dell´Udc Marco Follini che gli ricorda di essere cresciuto a pane e politica e di avere visto "dirigenti politici come De Gasperi vivere in povertà e dirigenti politici come Moro morire per le proprie idee: io non conosco onestà più grande di questa". Grida Follini che "se si pensa che sia in forse l´onestà della stessa politica e dei suoi dirigenti, allora dico "no" e lo dico con tutta la forza che ho". Non soccorre il Cavaliere neanche Gianfranco Fini che dice solo: "Io sono giornalista professionista. Iscritto all´albo dal 1974. E sono anche un politico".
Troppa la rabbia dei deputati di An per spendere qualche parola in più. In aula parla Gustavo Selva che legge l´articolo critico che ha dedicato al premier "Il Foglio" di Giuliano Ferrara e lo invita ad "usare un linguaggio più consono con i doveri e le responsabilità che ha di guidare la coalizione e il governo". Il solo che scende nell´agone a cercare di difendere il premier è il ministro Carlo Giovanardi. Ma appunta la sua attenzione sulla definizione, scritta dal Foglio e ripresa da Pierluigi Castagnetti, di Berlusconi come "estremista mattoide". Da lì il ministro risale a Tangentopoli e condanna gli eccessi giustizialisti, ricorda le monetine contro Craxi, il cappio sventolato in aula. "E da lì, dice, che vengono i veleni". E nella sinistra vede "solo umori barricaderi". Il centrosinistra si agita. A Giovanardi chiedono se parla a nome del governo. Sì, risponde il ministro. Ma fra le argomentazioni e le conclusioni qualcosa non quadra. "In tanti anni di professione politica è la prima volta che vedo un ministro prendere la parola a nome del governo per contestare le dichiarazioni del capo del governo" dice il leader dello Sdi Enrico Boselli.
I banchi del centrosinistra ribollono. Si agita Gerardo Bianco. Parlano dopo Castagnetti, Violante, Giordano e Zanella. Rosy Bindi annuncia una querela perché ha una piccola casa in montagna. Casini le toglie la parola. L´ex ministro ha un battibecco in Transatlantico con Selva e ipotizza una raccolta di firme fra i parlamentari che hanno una doppia casa: "Perché dobbiamo fargliela passare liscia?", chiede. Già perché?
Piero Fassino sfida il premier: "Ormai è un uomo disperato, che come le tigri ferite dà zampate all´impazzata. Se è un uomo d´onore faccia nomi e cognomi".
A lezione da Antonio La Trippa
Mario Ajello su il Messaggero
"I politici sono persone che non sanno fare niente, tranne che mangiare. Mangiano da professionisti!". Chi lo ha detto: Berlusconi o Totò? Lo ha detto Totò, in un film nel quale interpreta il Cavaliere Antonio Vignarello.
"In Italia, chi amministra... ammenestra e c'è chi si pappa tutto il minestrone". Chi lo ha detto: il cavalier Berlusconi o il principe de Curtis? Lo ha detto Lo smemorato di Collegno, ossia Totò in una delle sue più celebri interpretazioni.
Ecco, infuria la caccia al suggeritore occulto di Berlusconi in lotta contro i "politici ladri", e adesso ognuno dice la sua. Il premier, nella sua nuova crociata, si sta ispirando al populismo di Peron? Al qualunquismo di Guglielmo Giannini e di Pujade? Al celodurismo di Bossi? Allo sbirrismo di Di Pietro? Al girotondismo di Nanni Moretti? Forse sì, forse no. Di sicuro si sta facendo strada un'ipotesi più simpaticamente fondata e molto più adatta alla geniale inventiva dello sparigliatore di Palazzo Chigi. E se il nuovo guru di Silvio fosse proprio Totò? Se il presidente, per bucare lo schermo dell'informazione e imporsi in campagna elettorale, avesse deciso di puntare sul format De Curtis, che gode da sempre di sicura popolarità?
Nelle sue notti insonni a palazzo Grazioli, da politico non professionista che fa l'alba a occuparsi degli affari di Stato, Berlusconi con un occhio studia le cartine del Ponte sullo Stretto, dei raddoppi autostradali, dei tanti cantieri già aperti e dei molti altri ancora da inaugurare, e con l'altra pupilla si starà ripassando l'intera filmografia di Antonio La Trippa, di Felice Sciosciammocca e di Nicolino Capace (sempre Totò). In modo da imparare a memoria, e poi da scaricare addosso ai politici muniti di ville da ricchi e scarpe da ladri, questa battuta proverbiale: "A proposito di politica, ci sarebbe qualche coserellina da mangiare?". Oppure, loro spendono (i soldi guadagnati chissà come) e "io paaaago...".
C'è un film intitolato Totò contro i quattro. Chi saranno questi quattro: Follini e Volontè moltiplicati per due? O D'Alema, Fini, Fassino e Rutelli? Chissà. In questa pellicola si vede comunque una scena esilarante, nella sua assurdità da non-sense: "Cose dell'altro mondo! Hai capito?", dice Totò. E racconta: "Un integerrimo amministratore pubblico, a centocinquantamila lire al mese, ha un appartamento, attico, superattico, dieci stanze, argenteria, mobili antichi, due cameriere, quattro boutique, tre per la moglie e una per l'amica che lo chiama Pipì!". Ma quel politico che scandalizza Totò è uno. Quelli che scandalizzano Berlusconi sono molti di più, a giudicare dalle sofferte parole dell'altro giorno: "In tanti hanno la casa in città e ai monti, e la barca. Come le hanno acquistate?".
Altra scena. Altro film. Qui Felice Sciosciammocca, a un certo punto, incontra un tipo strano, presumibilmente gonfio di ricchezze occulte: "Ho paura", grida, "quello è un deputato!". Ma a Berlusconi, o a Sciosciammocca, ora Totò dovrebbe affettuosamente ricordare uno dei suoi motti più scherzosi: "Ah, se ognuno pensasse agli incassi suoi...".
Disastri
Antonio Tabucchi su il Manifesto
Le parole di Berlusconi sono chiare: i parlamentari italiani sono dei ladri (Berlusconi è onorevole da 10 anni: prima si guadagnava il pane col sudore della fronte). I presidenti di questa accolita di ladri, cioè il presidente della Camera e il presidente del Senato, per il ruolo che ricoprono nel clan (stavo per dire nelle istituzioni) sono dunque i ladri più eccellenti. Infatti non hanno obiettato nulla a Berlusconi, e questo è un segno chiaro. Con ciò non si vuol dire che rubino davvero. Non si è ladri solo rubando. Si è ladri soprattutto quando si acconsente che qualcuno ci rubi l'onore e la dignità e la butti nella spazzatura. Chi nella spazzatura ce l'ha già buttata da solo, non può temere di esserne derubato. Giuliano Ferrara, visibilmente soddisfatto che Berlusconi abbia imparato la parte, lo ha rimproverato con tenerezza. Lui può permetterselo: è stato troppo poco tempo ministro per farsi la barca. I soldi, come ebbe a dire orgogliosamente nella sua trasmissione televisiva a un ospite di passaggio, se li guadagnava onestamente facendo il delatore della Cia. Che certo non lavorava in Italia a beneficio dell'Italia.
In Italia tira un'aria lugubre. C'è al comando uno disposto a tutto che ha per consigliere un traditore del suo paese. Ci si può aspettare qualcosa di molto brutto. Ma sarà un già visto, perché poi le scelte non possono essere che quelle.
Il mio cordoglio ai democratici di sinistra per la perdita simultanea di Nicola Tranfaglia, Alberto Asor Rosa e Gianni Vattimo. Felicitazioni ai fuoriusciti: sono rinati a nuova vita, anche se capisco il loro rammarico o la loro nostalgia. Succede i primi giorni che si smette di fumare. I Ds hanno perso tre cervelli che in cinque minuti pensavano quello che tutta la segreteria messa insieme riesce a "elaborare" in una legislatura; tre intellettuali che l'Europa ci invidia, tre studiosi senza i quali la cultura italiana non sarebbe quello che è. Ma "a quelli là" non importa. Ciò che gli importa è stare fra di loro, un migliaio nel grande acquario azzurrino, ad applaudirsi, a lodarsi, a cantarsi. Un giorno resteranno solo loro, finalmente, e le famiglie la domenica porteranno i bambini a guardarli, attraverso le pareti di vetro, come si guardano le specie rare in via di estinzione. E loro saranno tutti felici, soprattutto perché finalmente potranno votarsi fra di loro, eleggersi fra di loro, governare fra di loro. Finalmente soli.
Il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno ha detto che i soldati italiani massacrati a Nassyria sono dei patrioti. Che hanno dato la vita per la patria. Nessuno ha protestato. Il presidente della Repubblica non ha letto la Costituzione. O se l'ha letta con le sue parole l'ha tradita. I nostri soldati sono stati inviati a morire da un governo cinico e irresponsabile che ha agito senza mandato internazionale, al servizio dell'amministrazione Bush, di un paese in cui perfino il segretario di stato Powell riconosce che gli Stati uniti hanno fatto una guerra senza giustificazioni e dice: "non so perché".
Pezzotta: "Così si taglia la spesa sociale"
Luisa Grion su la Repubblica
ROMA - Meglio di prima, ma non va per niente bene. Non piace l´innalzamento dell´età pensionabile, il taglio della spesa sociale, "l´intoccabilità" dei contributi a carico degli autonomi. Ma soprattutto non piace "l´ostinazione del governo a credere che l´unica emergenza di questo paese sia la riforma delle pensioni". Per l´insieme di tutti questi motivi - dunque - "è molto probabile" che il sindacato arrivi allo sciopero generale. Così prevede Savino Pezzotta, leader della Cisl, precisando però che la protesta non scoppierà solo sul "no" alla riforma delle pensioni, ma che sarà legata ad una proposta unitaria su welfare, crisi industriale, riconquista del potere d´acquisto. "Le vere emergenze del paese".
Pezzotta parliamo prima di pensioni. Com´è la nuova proposta del governo?
"Iniqua, quindi da correggere, anche se rispetto alla prima versione - grazie all´azione del sindacato - sono stati fatti due importanti passi avanti: non c´è più la decontribuzione per i nuovi assunti e non c´è più l´obbligatorietà del passaggio del Tfr nei fondi previdenziali. Sono due nostre vittorie".
Su cosa avete perso invece?
"Non parlerei di sconfitta, semmai di necessità - ora - di cambiare l´agenda del governo sui temi da affrontare. E certo, per quanto riguarda la previdenza, c´è l´esigenza di rivedere almeno un paio di punti che così come sono risultano improponibili".
A cosa si riferisce?
"All´innalzamento della età pensionabile: la proposta del governo è rigida, prevede un innalzamento secco di tre-quattro anni. Non c´è la famosa quota 95 di cui si era parlato, c´è semmai una mancanza assoluta di flessibilità. E questo, per il sindacato intero, è inaccettabile: è un punto sul quale non si tratta. Ma non solo: è l´impostazione di fondo che non va bene. In questa riforma il vero obiettivo del governo è quello di tagliare la spesa sociale. E´ già fra le più basse e in situazioni di crisi come questa gli effetti di un ulteriore livellamento verso il basso saranno dirompenti".
Perché ?
"Perché ci troviamo di fronte al decadimento industriale e occupazionale, alla caduta del welfare e del potere d´acquisto delle famiglie. Bisognerebbe investire, invece si taglia. Bisognerebbe ricostruire, invece si distrugge. Forse il governo non ha capito che - per uscire da questa situazione - serve uno sforzo collettivo pari solo a quello realizzato nel dopoguerra. E qui invece di coinvolgere tutta la popolazione nello sforzo si fa cadere tutto il peso della riforma su una sola fascia sociale. E non si toccano le altre".
La bocciatura della riforma previdenziale, viste anche le aperture fatte, è tale da richiedere uno sciopero generale?
"Non lo escludo, anzi penso che si farà. Ma sia chiaro: la mobilitazione non riguarderà solo le pensioni. Il sindacato non si chiuderà sulla previdenza. Abbiamo progetti più grandi: è l´assetto sociale del paese che va cambiato. Faremo una proposta unitaria che tocchi la previdenza, il welfare, lo sviluppo, l´industria, la salvaguardia dei redditi perché è il complesso delle emergenze che questo paese deve decidersi ad affrontare. Il quadro non cambia toccando solo le pensioni".
In un progetto così complesso il sindacato riuscirà a mantenere l´unità appena ritrovata?
"I segnali di cambiamento rispetto al passato sono evidenti. Il 10 marzo si farà un´assemblea unitaria dei delegati alla quale sottoporre la piattaforma delle iniziative da adottare. Non accadeva da 15 anni e il fatto ha una valenza politica innegabile. Andremo insieme nelle fabbriche - anche perché in televisione non ci danno spazio - spiegheremo insieme le nostre ragioni. Solo qualche mese fa nessuno ci avrebbe scommesso".
Cirio, indagato Masera
Elsa Vinci su la Repubblica
ROMA - Crac Cirio, è scoccata l´ora dei banchieri. Dopo Cesare Geronzi di Capitalia, la Procura di Roma iscrive sul registro degli indagati Rainer Masera e Luigi Maranzana, presidente e amministratore delegato del San Paolo Imi, Giovanni Benvenuto e Giampiero Fiorani, presidente e amministratore delegato della Popolare di Lodi. Ipotesi di reato: truffa e bancarotta in concorso con Sergio Cragnotti.
La Popolare di Lodi e il Banco di Napoli, poi assorbito dal San Paolo Imi, compaiono nell´ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Andrea Vardaro contro l´ex patron della Lazio e della Cirio. Scrive il giudice: "Tra il 2000 e il 2002, quando il gruppo si trovava in stato di insolvenza, venivano eseguiti pagamenti preferenziali per importi ingenti - pari almeno a 595 milioni di euro - in favore di sei istituti di credito, Banca di Roma, Popolare di Lodi, Mediocredito centrale, Bnl, Ubs e Banco di Napoli, a parziale pagamento dei debiti accumulati dalla Cirio Finanziaria spa e dalla Cirio Holdin spa". Ma fino ad ora sono 14 i decreti di accertamento nei confronti di istituti di credito firmati dalla procura romana. Indaga la guardia di finanza.
Il San Paolo Imi è sotto lente d´ingrandimento perché il Banco di Napoli, poi confluito nell´istituto torinese, "deteneva quote di partecipazione di Cragnotti & Partners". Immediata la reazione di Masera: "Sono assolutamente sorpreso, il riferimento all´operatività del Banco di Napoli suscita stupore dal momento che tale banca è stata acquisita dal San Paolo Imi a fine 2000. Non ho mai ricoperto cariche di rappresentanza o operative, meno che mai in Cirio".
Venerdì prossimo sarà ascoltato come testimone Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia.
Intanto altri nomi tra gli indagati per il crac Cirio a Milano. Ipotesi di riciclaggio contro l´avvocato Paolo Sciumè e Roberto Gerosa, consulenti della cordata - guidata da Carlo Ronchi, già inquisito - che puntava a rilevare dal fallimento parte della Cirio. Dietro la cordata, secondo il pm, Cragnotti e il figlio Andrea. Accusa di truffa e associazione per delinquere per l´avvocato civilista dell´ex patron, Riccardo Bianchini. Mentre si profila un conflitto di competenza tra le varie procure, i magistrati della capitale lunedì saranno a Parma e a Milano per interrogare Calisto Tanzi e Fausto Tonna che, nell´ambito dell´indagine sulla Parmalat, hanno chiamato in causa Geronzi in particolare nella vendita di Eurolat. Ma il ciclone Cirio sta per abbattersi anche sulla Lazio, un decreto di accertamento è stato appena consegnato alla Finanza.
Guerra e pace turbano i Ds
Redazione de l'Unità
Non si placano le polemiche sul rifinanziamento della missione italiana in Iraq. E il partito che sta attraversando il travaglio più profondo, dopo il non voto della lista unitaria, sono i Democratici di Sinistra. Il malessere per le decisioni di politica estera si associa infatti al crescente disagio della minoranza del partito dopo il varo della lista comune con Margherita e Sdi. Intanto Bertinotti rilancia la proposta avanzata nei giorni scorsi da Diliberto: avviare subito il "processo di costruzione di una nuova soggettività politica, di una sinistra unita e plurale". Una nuova formazione che dovrebbe raccogliere anche gli scontenti della sinistra Ds.
La dirigenza della Quercia reagisce con fermezza, usando anche espressioni molto dure. Secondo Fassino, "quello che sta accadendo è un colossale imbroglio. È in atto da parte di alcuni un'operazione cinica e immorale: facendo credere che si stia votando per la guerra o per la pace, si vuole colpire la lista unitaria". L'accusa del segretario dei Ds è molto netta: "È un can-can esploso dopo la Convenzione di sabato, e io sono convinto che a una parte di coloro che stanno montando questa panna il problema Iraq non interessa per niente". Poi Fassino annuncia che alla Camera non si cambierà linea: "Se si cambia o no si decide nelle sedi opportune, e il segretario del partito sono io. Come segretario dico che alla Camera faremo la stessa battaglia che abbiamo fatto al Senato". Quindi: "Chiederemo di dividere il decreto perché contiene 10 rifinanziamenti per 10 missioni differenti. Nove sono missioni di pace e noi le appoggiamo. Non condividiamo la missione in Iraq. Di fronte al fatto che il governo non ha voluto dividerle per impedirci di votare in modo chiaro, abbiamo detto: non partecipiamo al voto". Infine, ribadisce ancora una volta il segretario della Quercia, chiedere il ritiro "è una posizione più che responsabile. Non abbiamo mai chiesto il ritiro perché sarebbe irresponsabile dire: veniamo via".
In questo contesto di tensione si inserisce la proposta del segretario di Rifondazione Comunista. Bertinotti sottolinea che la nascita della lista Prodi, cioè "di una forza riformista su base moderata apre un problema di collocazione ad una parte importante degli stessi riformisti. È evidente - aggiunge - che il problema della costruzione di una sinistra alternativa, radicale e plurale diventa non più rinviabile".E "in questa costruzione aggiunge - oltre le forze comuniste e verdi, assume un ruolo obiettivamente importante la sinistra Ds. Siamo rispettosi del travaglio che questa realtà politica vive e non tocca a noi - osserva - porre problemi riguardanti la sua collocazione partitica. Ma ci sentiamo di chiedere loro di mettersi fin d'ora a disposizione. C'è un popolo della sinistra in attesa".
Replica per i Ds Giuseppe Caldarola: "Le affermazioni di Fausto Bertinotti che invita la sinistra Ds a rendersi disponibile per un'altra formazione politica, le analoghe iniziative prese dal partito di Diliberto, la terribile falsificazione sul tema della pace e della guerra dopo il voto del Senato condotta dalla lista Occhetto-Di Pietro dicono che si sta svolgendo una vigorosa iniziativa per dividere e indebolire il più forte partito della sinistra. Spero che i neo-pacifisti Mussi e Folena aggiunge ironicamente - abbiano qualcosa da dire. In nome del rivoluzionarismo si vuol fare un grande regalo a Berlusconi. È un film che si ripete".
Ma nella sinistra diessina c'è chi gradice le avances del leader di Rifondazione: "Bertinotti tocca un problema vero: la necessità di una sinistra nel nostro paese e che questa sinistra non svolga un ruolo né marginale, né residuale commenta Luciano Pettinari - è del tutto evidente che se il gruppo dirigente Ds porterà fino in fondo questa trasformazione, il problema della sinistra in Italia emergerà in tutta la sua portata e la sinistra Ds dovrà affrontarlo".
Il coordinatore del correntone Fabio Mussi, però, è molto meno drastico: "A Bertinotti rispondo che noi stiamo nei Ds e che lavoriamo perchè la sinistra pesi di più nella situazione italiana, e perchè tutte le sinistre dialoghino per la costruzione di un progetto alternativo e di una nuova coalizione di Governo. Sull'Iraq non abbiamo dubbi: al Senato i due terzi del centrosinistra che si sono astenuti hanno commesso un errore. Alla Camera ci impegneremo a correggerlo". E Folena, anche lui tirato in ballo da Caldarola, aggiunge: È ì un grave errore - lo dico a Caldarola, a Bertinotti, ai Comunisti italiani - mescolare la questione del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq con quella del futuro della sinistra".
Nasce il partito verde europeo
"Né comunista né riformista"
Carla Casalini su il Manifesto
Due maxischermi fluttuanti di girasoli, nella sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma gremita da più di mille partecipanti per la presentazione ufficiale del partito verde europeo. Ha aperto il congresso la presidente Grazia Francescato, presentando il filmato sui temi della pace e dell'ambiente, con la colonna sonora di "Echi", la musica regalata per l'occasione da Ennio Morricone. Da Carlo Azeglio Ciampi, salutato in apertura dei lavori, sono arrivate parole di augurio alla nascita della nuova forza ecologista: "La confluenza in unico soggetto politico europeo di 32 partiti verdi del nostro continente rappresenta un evento di grande significato". Dal leader dei Verdi italiani Alfonso Pecoraro Scanio la prima giornata del congresso si è fatta subito stringente anche sul dibattito nella sinistra nostrana. Pecoraro Scanio, confermato il suo no all'ipotesi di un'aggregazione di sinistra alternativa in vista delle elezioni europee - " noi non vi partecipiamo, né in Italia né nel resto del mondo" - nell'intervento ha spiegato che il percorso dei Verdi va in tutt'altra direzione: "Noi stiamo per fondare una terza sinistra, che non è né quella comunista né quella riformista, bensì quella verde, ecologista, no global, che esiste in Europa e nel mondo".
Certo, ben venga l'eventuale "evoluzione di alcuni partiti, anche comunisti" a questo approdo, siano comunque le elezioni europee una sorta di "primarie" in cui i "cittadini" scelgano in base ai "programmi" delle diverse forze politiche: "i Verdi sono un'alleanza per la pace, l'ambiente, i nuovi diritti, e non solo contro qualcuno". Sono i temi ripresi anche dal ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer - "io non mi candido alle europee ma mi impegnerò per il mio partito" - che ha invitato però il congresso a una nota di realismo: "E' bello stare all'opposizione, avere bei programmi, è bello stare dalla parte giusta della storia, ma se la storia va dalla parte sbagliata è un bel guaio...". Conclusione: "Dobbiamo entrare nei governi".
Ma a molti partecipanti la nota non è piaciuta quando Fischer l'ha intonata sull'Iraq. Ha ribadito, sia chiaro, che la scelta di inviare truppe in Iraq è stata assolutamente sbagliata. Ma come fare contro il terrorismo? C'è la "necessità" di un intervento dell'Unione, l'Europa "si deve attrezzare per contrastarlo" - e questo passaggio ha creato discussioni e dissensi tra i partecipanti. "Attrezzarsi? e cioè?, ma comunque per noi Verdi fa fede il programma del partito", taglia corto il commento a margine del congresso di un parlamentare italiano.
21 febbraio 2004