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sulla stampa
a cura di Fr.I. - 31 gennaio 2004


Iraq, sabato di sangue: dodici morti in due attacchi
sommari de
l'Unità

Sabato sanguinoso, in Iraq: nella mattinata ci sono stati nove morti in un attentato contro una stazione della polizia, mentre tre soldati americani sono rimasti uccisi in un attacco ad un convoglio Usa. Iraq, sabato di sangue: dodici morti in due attacchi. Si è probabilmente trattato di un attacco suicida: testimoni dicono di aver visto un'auto superare la barriera di protezione posta a distanza di sicurezza dall'edificio che ospita un reparto della polizia irachena, e subito dopo esplodere.


GUANTANAMO
Le organizzazioni umanitarie accusano : ancora bambini nel carcere «antiterrorismo» americano
apertura seconda de
il Manifesto

I tre ragazzi - tra i 13 e 15 anni - liberati due giorni fa dal carcere speciale di Guantanamo non erano gli unici minorenni rinchiusi dentro le gabbie della base navale Usa di Cuba. Ce ne sono altri, tra i 650 prigionieri catturati in Afghanistan dopo l'11 settembre e ancora detenuti. A denunciarlo sono il Comitato internazionale della Croce rossa e l'organizzazione umanitaria americana Human rights watch (Hrw). Anche il dipartimento alla difesa Usa ha ammesso la presenza di sedicenni e diciassettenni, senza precisarne il numero. La detenzione di quelli che vengono definiti «bambini-soldato» è contraria alla Convenzione di Ginevra. E anche all'Optional protocol to che convention on the rights of children, firmato dagli Stati uniti nel 2002, che vieta il reclutamento di ragazzi inferiori ai 18 anni e impone misure (separazione degli adulti, contatti con le famiglie) assolutamente ignorate nel carcere speciale di Guantanamo. La Croce rossa ritiene inoltre che le condizioni di Guantanamo «non possano essere considerate un luogo appropriato dove detenere ragazzi» lontani dalle famiglie ed è particolarmente preoccupata per il «possibile impatto psicologico». Preoccupazioni comunicate in più occasioni, secondo la Croce rossa, anche a Washington senza che abbiano provocato «cambiamenti sostanziali».


Il «Rapporto Italia 2004» dell'Istituto di studi politici ed economici
Eurispes: 2 milioni di famiglie a rischio povertà
A rischio di «estinzione» la classe media. Il 48% dei cittadini pessimista sull'anno in corso: sarà peggiore del precedente
sul
Corriere della Sera

ROMA - Dal ceto medio alla povertà: un rischio che per 2 milioni 400 mila nuclei familiari è diventato concreto nel biennio 2001-2003. Le retribuzioni al palo ed i contemporanei rincari hanno abbattuto il potere d'acquisto per tutti, in misura particolare per gli impiegati che lo hanno visto sgretolarsi del 19,7% nell'arco di due anni. Lo afferma l'Eurispes nel «Rapporto Italia 2004»: secondo i parametri riferiti alle fasce di reddito, le famiglie che rischiano di scivolare nella povertà sono il 10% dei nuclei italiani. Quelle già povere sono 2 milioni e mezzo (8 milioni di persone). È «a rischio estinzione» la classe media: «Anche i ceti che si ritenevano (o si ritengono) esenti - spiega il Rapporto Eurispes - da improvvisi rovesci di fortuna possono precipitare improvvisamente, nonostante le reti di protezione welfaristica e assistenziale, al di sotto della soglia di povertà».

PROSPETTIVE - Quali le prospettive economiche del paese per i prossimi 12 mesi? Per l'Eurispes se nel 2003 la maggioranza degli intervistati avvertiva un lieve peggioramento dell'economia italiana (32,5%), nel 2004 la situazione si aggrava ulteriormente: infatti il 48,2% degli intervistati percepisce un netto peggioramento.

POCA FIDUCIA NEL GOVERNO - L'Unione europea risulta l'istituzione nella quale ripone fiducia la più alta percentuale di intervistati: il 58,5% afferma di fidarsi molto o abbastanza, il 36,1% poco o per niente. Di segno opposto la considerazione per lo Stato, che registra un maggior grado di sfiducia (44,1%), poiché in esso si identificano in buona parte il governo ed i politici. Ma anche la burocrazia e l'inefficienza, l'incapacità di cambiare le cose ed apportare miglioramenti. a fronte di una fiducia ridotta nello stato, la presidenza della Repubblica, nella persona di Carlo Azeglio Ciampi, raccoglie la fiducia della larghissima maggioranza del campione (80%). in riferimento al titolo di studio sono i laureati con l'86,3% ad esprimere il maggior grado di fiducia nei confronti del capo dello Stato. Seppur con un consenso molto meno netto, la magistratura ottiene la fiducia della maggioranza degli intervistati (52,4%) .


Fini: rapporto Eurispes disegna disagio vero
Il leader di An: «Lo studio conferma che l'assoluta priorità del governo deve essere la questione economico-sociale». «Occorre giungere ad una nuova politica dei redditi»
brevissime del
Corriere

ROMA - Il grido d'allarme lanciato dal rapporto Eurispes sul disagio del ceto medio, suscita le prime reazioni all'interno del mondo politico.
LA TESI DI FINI - «Il malessere del ceto medio e la diffusa insicurezza delle famiglie sono dati che l'Eurispes forse enfatizza, ma che erano già emersi in altre indagini sociologiche e che derivano dalla grave crisi economica internazionale». Lo afferma, in una nota, il vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini. «Lo studio - prosegue Fini - conferma che l'assoluta priorità nell'agenda dell'esecutivo deve essere la questione economico-sociale, la necessità di una forte politica per lo sviluppo, la ripresa del confronto con le parti sociali per giungere ad una nuova politica dei redditi in grado di tutelare il potere d'acquisto di salari, stipendi e pensioni».


«Raiot non diffamò Mediaset, i fatti erano veri»
La Procura di Milano chiede di archiviare la querela
Luigi Ferrarella sul
Corriere della Sera

MILANO - Non è solo in nome del «diritto alla satira» che va archiviata la querela per diffamazione sporta dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, contro l'attrice Sabina Guzzanti, il direttore di Raitre Paolo Ruffini e altri 5 coautori della trasmissione Raiot - Armi di distrazione di massa, prima sospesa e poi cancellata dalla Rai all'indomani della prima e unica puntata del 16 novembre 2003. E' anche perché quelle battute sulla legge Gasparri «scritta da qualcuno molto vicino a Confalonieri», su «Retequattro abusiva», o sul ministro Gasparri («Tutte le volte che si critica la sua legge risponde l'ufficio stampa di Mediaset anziché il suo»), per la Procura di Milano «trovano un riscontro nei contenuti delle due sentenze della Corte Costituzionale e nella memoria dell'Antitrust», nonché in «fatti, avvenimenti e circostanze» non soltanto «socialmente rilevanti» ma anche «obiettivamente veri nei loro elementi essenziali». Nella sua querela (rivolta anche contro i coautori della trasmissione Curzio Maltese, Marco Travaglio, Emanuela Imparato, Paolo Santolini, e contro il produttore Ferdinando Salzano) Confalonieri lamentava che lo show della Guzzanti, specie nel preambolo alla parodia di intervista al ministro Gasparri interpretato da Neri Marcorè, non fosse stata satira, ma «cronaca falsa al fine di screditare» Berlusconi e Mediaset.

Ora il procuratore aggiunto Giuliano Turone, in 28 pagine di esame delle fonti normative sull'emittenza tv (legge Maccanico, Consulta, Tar del Lazio, Autorità per le Telecomunicazioni), chiede l'archiviazione della querela. Turone premette che «certamente» dire: «Dal 1994 Retequattro è abusiva» è «frase particolarmente forte». Ma, a parte il diritto di satira, il pm rimarca che «la stessa sentenza della Corte Costituzionale n.466 del 2002», nel sottolineare che il sistema televisivo italiano «trae origine da situazioni di mera occupazione di fatto delle frequenze al di fuori di ogni logica di incremento del pluralismo» e che tale occupazione di fatto è stata poi continuamente «legittimata e sanata ex post» per consentire alle emittenti private di continuare le trasmissioni, «ha finito con il riconoscere l'esistenza di una illegittimità di fondo risalente al 1994, e quindi in sostanza di una situazione fattuale di abuso».



Berlusconi: «I prezzi impazzano? Colpa delle massaie»
sommari de
l'Unità

Staino sull'Unità
  

Berlusconi in Slovenia per correggersi sull'euro insulta le donne: il carovita? il governo non può far niente, le massaie imparino a fare la spesa e controllino i costi. Poi aggredisce l'inviata del Tg3: si vesta meglio, lei che lavora nel soviet della Rai. «A me viene attribuita la proprietà di sette televisioni in Italia» - dice - mentre invece «sappiamo bene che sono dei veri soviet», tutte le tv, compreso quelle Mediaset e la7, non solo quelle pubbliche. Ma intanto la giornalista del Tg3 viene ribattezzata «la signora del soviet».


Berlusconi all'inviata del TG3 "Prego, signora del soviet"
Poi in serata si corregge: "La mia era solo un'attenzione affettuosa."

su
la Repubblica

BRDO (Slovenia) - Quel "puffone" datogli al Tribunale di Milano e che lei riportò nel servizio per il Tg3, al presidente del Consiglio non è andato proprio giù. "Prego, signora del soviet..." è l'ultimo appellativo con cui il premier, rivolgendosi alla giornalista della terza rete Mariella Venditti, l'ha invitata a rivolgergli una domanda durante la conferenza stampa svoltasi oggi in Slovenia in occasione del vertice della Quadrilaterale. Quale la colpa odierna della sempre presente Venditti nelle occasioni in cui c'è anche il Cavaliere? Di indossare, causa temperature polari, un pantalone, un golfino grigio e una sciarpa.

"Ho appena parlato di design italiano e di moda e lei si presenta così? Mi scusi, ma quando viene all'estero si vesta un po' meglio!" sorride Berlusconi in direzione della Venditti che si sta alzando in piedi nell'affollata sala conferenze del castello a nordovest di Lubiana per porre la sua domanda. La battuta preventiva di Berlusconi come la guerra di Bush: farla per scoraggiare che scoppi. E infatti la Venditti non ha il tempo di aprire neanche bocca.

Di fronte allo stupore dei giornalisti stranieri e ai premier di Slovenia, Croazia e Ungheria che non capiscono cosa stia succedendo il presidente del Consiglio spiega che tra lui e la Venditti "c'è un vecchio problema: Lei è una famosa giornalista italiana e lavora in una di quelle televisioni che sono mie perché mi viene attribuita la proprietà anche delle tv di Stato, in tutto di sette televisioni in Italia: invece sappiamo bene che sono dei veri soviet, quindi, 'prego, signora del soviet'".

Ma in serata il premier si corregge e usa parole di stima per Mariella Venditti. "Come avete capito era solo un'attenzione affettuosa e non altro - ha detto il premier - mentre invece ho letto di una guerra tra Berlusconi e una rappresentante dell'informazione. Non era vero e confermiamo che la signora Venditti era elegantissima".


Non è la Bbc
Norma Rangeri su
il Manifesto

La Bbc ha combattuto sul fronte della libertà di informazione, resistendo a fortissime pressioni, del partito al governo e dei media di mister Murdoch. Avendo con se l'opinione pubblica inglese niente affatto convinta delle verità di Lord Hutton. I sondaggi pubblicati in queste ore confermano che la maggioranza degli inglesi ha fiducia nei giornalisti del servizio pubblico e crede assai poco alle verità di Tony Blair. E seppure la Bbc ha sbagliato su una cosa possiamo essere tutti d'accordo: lo ha fatto in proprio. Gavyn Davies e Greg Dyke, presidente e direttore della televisione pubblica più rispettata e, purtroppo, meno imitata del mondo, sono dei laburisti di ferro. Ciononostante hanno dato battaglia al governo amico, martellando sul «caso Kelly», con una guerra senza quartiere. Ora, dopo la sentenza del giudice, i vertici della televisione pubblica, accusati di «omesso controllo», fanno le valigie. In attesa della verità sul suicidio del dottor Kelly, a noi resta la forte lezione di autonomia della British Broadcasting Corporation. Inimmaginabile alle nostre latitudini, dove i consigli di amministrazione in genere restano incollati alle poltrone di viale Mazzini, dove i presidenti sono gli ultimi a dimettersi (vedi il caso patetico di Antonio Baldassarre, ma anche il braccio di ferro di Roberto Zaccaria contro i berlusconiani).

Per la Bbc si apre ora un momento molto delicato e importantissimo per le televisioni pubbliche di tutta Europa. Tra due anni deve rinnovare il Bbc-Charter (equivalente al nostro contratto di servizio) che gli ha sempre garantito risorse e lo status di servizio pubblico (Bbc1 e Bbc2 sono prive di pubblicità: anche questo impensabile dalle nostre parti).

Il partito dei privatizzatori è pronto all'attacco, come succede da noi con la lobby che vorrebbe ridurre la Rai una Pbs piccola piccola, la stessa lobby mediatica che in questi giorni non riesce a contenere la soddisfazione per la sentenza di Lord Hutton. Se cade la «zietta», o se viene intaccata la sua autonomia economica, l'effetto riverbererà sugli altri servizi pubblici europei.



Due taglie sull'untore di Internet
La mafia russa dietro Mydoom?
Microsoft offre 250mila dollari per l'hacker del virus che sta infettando la posta elettronica di tutto il mondo. L'altra l'ha messa la Sco Group, società quotata al Nasdaq. Secondo gli esperti i danni superano i 400 milioni di dollari.
Giampaolo Visetti su
la Repubblica

MOSCA - Si chiama Mydoom, "la mia rovina", e sta rovinando davvero sia i colossi dell'informatica che le persone comuni. Colpisce le e-mail, messaggi personali o di lavoro. Dalla riproduzione all'infinito della posta elettronica arriva a bloccare il computer di casa o dell'ufficio, fino a paralizzare interi sistemi. Per una società fondata sul pc, è un cataclisma. In cinque giorni il virus che viaggia on-line ha fatto più danni di un terremoto.

Il suo attacco invisibile ha distrutto due milioni di computer di 168 Paesi e ha infettato il 40 per cento dei messaggi di posta elettronica di tutto il mondo. Secondo gli esperti di anti virus i danni superano i 400 milioni di dollari. Oltre a non saperlo combattere, nessuno ancora ha capito da dove venga questo implacabile nemico. Le indagini dei servizi segreti, guidati dai tecnici delle più potenti società di sofware, portano però in Russia. Qui, in una zona ancora imprecisata, lunedì scorso si è ammalato il primo computer.

E sempre nell'ex Urss il virus si è poi diffuso con una velocità mai registrata prima. In poche ore ha raggiunto i Paesi baltici e quelli scandinavi, precipitandosi infine sul resto d'Europa e sugli Usa.
Finora la società informatica maggiormente presa di mira è la Sco Group, quotata al Nasdaq di New York e titolare del sistema Unix. Il presidente Darl McBride, ha messo sul virus una taglia da 250 mila dollari: la incasserà chi fornirà informazioni utili all'arresto dell'hacker ideatore del virus.

Ma mentre le multinazionali si accusano, il virus ha già elaborato una variante. Gli esperti della F-Secure, compagnia finlandese esperta in sicurezza dei sistemi, hanno individuato Mydoom-B. Ancora più raffinato, Mydoom-B infetta i pc alla sola selezione dell'e-mail.
Non c'è bisogno di aprire l'allegato: sposti il cursore ed è fatta. Per il guru dei computer Jose Maria Crespo, "potremmo trovarci di fronte all'epidemia più grave della storia".

Il direttore del "Laboratorio Kasperskij" di Mosca, tra i più grandi produttori di sofware anti-virus, ha dichiarato che l'origine russa di Mydoom è certa all'80%. Su sollecitazione della procura si è già buttato sulle tracce degli hacker lo stesso Fsb, erede del Kgb.

Mydoom non sarebbe la creatura di teppisti informatici, ma l'arma micidiale della nuova mafia russa. Il virus è infatti capace di aprire la porta di accesso ai computer, consentendo il controllo della macchina. Le organizzazzioni criminali ottengono così informazioni riservate che valgono una fortuna. Codici di carte di credito, segreti industriali e militari, documenti, accessi gratuiti ad internet, dati personali: ma anche indirizzi a cui inviare poi, a pagamento, messaggi pubblicitari on-line. Il cyberterrorismo, secondo l'Fsb, è l'ultima frontiera della mafia insediata attorno a Mosca: e il riscatto dei furti on-line, le "spam", l'uso o la vendita di informazioni rubate, varrebbero ormai poco meno del traffico della droga.


Rieti, la montagna del duce è un monumento da restaurare
Ad Antrodoco, sul monte Giano "resiste" una scritta grazie a un bosco piantato nel ventennio
Cristina Nadotti su
la Repubblica


DUX
  
ROMA - Un omaggio a Mussolini sul fianco di una montagna, fatto all'epoca del fascio, diventa un monumento da restaurare. Vicino ad Antrodoco, un comune in provincia di Rieti, sul Monte Giano campeggia la scritta "dux", ottenuta con l'impianto ad arte di alberi.

Niente paura, l'omaggio al duce risale agli anni tra il 1938 e il 1939 e fu fatto con un rimboschimento dalla locale sezione del Corpo forestale dello Stato. Nel comune del reatino quel dux arboreo è ormai parte integrante del paesaggio, tanto che è un bene da preservare. "Non abbiamo alcuna intenzione di far sparire la scritta - spiega l'assessore al turismo di Antrodoco, Clarice Serani - Per noi è un simbolo, non legato al significato del regime, anzi, stiamo provvedendo al restauro".

Le proteste su un presunto reato di apologia ci sono state, anche da fonti istituzionali, ma Antrodoco ha vinto la sua battaglia. "Il restauro è stato bloccato per anni - spiega l'assessore - perché qualcuno estraneo al paese voleva dare alla scritta un significato ideologico. Adesso però abbiamo ottenuto i finanziamenti dalla Regione Lazio".


  31 gennaio 2004