
Rassegna stampa del 29 novembre 2002
foto Franco Isman - arengario.net
Il Lambro fa meno paura, ma torna a piovere
R.M. sul Corriere della Sera
Il livello dell'acqua cala e fanno meno paura Lambro, Seveso, Ticino e Adda che, tra lunedì e mercoledì, hanno allagato strade e abitazioni di 34 comuni dell'hinterland. La situazione sta lentamente tornando alla normalità, anche se le previsioni non promettono nulla di buono e annunciano nuove abbondanti piogge. Gli sfollati un po' alla volta tornano a casa: fino a ieri sera, nei centri di accoglienza c'erano ancora 396 persone che comunque già dalle prossime ore dovrebbero tornare negli appartamenti, abbandonati in tutta fretta sotto la minaccia dei fiumi in piena. La circolazione su statali, provinciali e tangenziali è quasi ovunque regolare. Ci sono ancora problemi sulla tangenziale Est dove è chiuso lo svincolo di Concorezzo in direzione nord e sulla Biassono-Carate dove si è formato un cratere nell'asfalto.
MONZA - La città, messa a dura prova dalla furia del Lambro, si sta riprendendo a fatica. Risulta sempre disperso Walter Ros, 41 anni, scivolato nel fiume martedì sera e portato via dalle onde: ormai si sono perse del tutto le speranze di trovarlo vivo. In centro, ieri mattina, le squadre della nettezza urbana hanno sgomberato i detriti e lavato via il fango da marciapiedi e strade. Oggi le lezioni riprenderanno regolarmente in tutte le scuole. Ha ripreso a funzionare anche l'ufficio igiene di via De Amicis, mentre il centro psicosociale di via Aliprandi è stato dichiarato inagibile. Restano bloccate al traffico le vie Boccaccio, Aliprandi e Villa.
L'elenco provvisorio degli edifici pubblici danneggiati comprende 4 asili nido, 5 scuole materne, 11 elementari, 5 medie, 1 superiore. E ancora: il tribunale, le due sedi principali della polizia municipale, il centro sportivo di via Rosmini, i magazzini di via De Amicis e l'ufficio Ecologia in via Annoni. I palazzi privati colpiti dall'alluvione sarebbero almeno settanta, ma non c'è ancora una stima precisa. Circa 40, invece, i negozi inondati. Il totale dei danni ammonta a 28 milioni di euro, come ha scritto il sindaco nella richiesta di risarcimenti inviata alla Regione.
Chiusi i centri di raccolta degli sfollati, restano nell'ostello di Costa Alta soltanto quattro abitanti del palazzo di via Moriggia 8, che ha problemi di staticità. Il Comune (numero verde: 800085998) ha attivato la procedura per la richiesta di rimborso. I moduli si possono ritirare all'ufficio relazioni con il pubblico in piazza Carducci (dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18 e sabato dalle 8 alle 13; telefono: 039.2372255-256-257-240).
Nel Parco, che assieme all'area agricola della Cascinazza ha funzionato da valvola di sfogo e ha salvato la città, il Lambro ha coperto circa 250 dei 700 ettari complessivi. L'acqua ha invaso le cascine Mulini Asciutti e San Fedele, ha abbattuto trenta metri di muro di cinta dei giardini reali, ha abbattuto due platani secolari su viale Cavriga e ne ha fatti cadere a decine nella valle dei Sospiri.
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"Fiumi da pulire e argini da rifare"
Giuseppina Piano su la Repubblica
"Il problema è che le competenze sui corsi d´acqua sono spezzettate in tanti enti diversi. Che non si coordinano tra loro". Almeno quattro enti diversi dovrebbero occuparsi dei fiumi di Milano. Il risultato di questo spezzatino si è visto in questi giorni. Salvatore Cinquemani, capo della protezione civile del Comune di Milano, giura che sui corsi d´acqua l´unico a non avere responsabilità è proprio il Comune.
Dottor Cinquemani, è prevista nuova pioggia. Nuova emergenza?
"Pioverà molto meno rispetto ai giorni scorsi, niente a che vedere con quanto è successo. Diciamo che il peggio è passato".
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Lei dal 1992 è il responsabile della protezione civile comunale. L´aveva mai visto un disastro del genere?
"No, a Milano città no. È stato un evento eccezionale per l´intensità della pioggia caduta in così poco tempo".
Solo colpa del cielo? Nessun´altra causa?
"Diciamo subito che sui corsi d´acqua la competenza non è del Comune di Milano. Il Comune pur volendo per legge non può fare nulla".
Chi dovrebbe?
"Le competenze sono per un pezzo della Regione, per un pezzo della Provincia, per un pezzo dell´ormai ex Magistrato del Po, e ancora ci sono i vari consorzi penso ad esempio al Consorzio del canale Villoresi".
Cosa si dovrebbe fare per i nostri fiumi?
"Va rivisto il deflusso delle acque a monte. Vanno rifatti gli argini anche nel percorso cittadino, vanno ripuliti i letti dei corsi d´acqua. Il danno vero ormai comunque è stato fatto e non si può più rimediare, parlo dell´urbanizzazione selvaggia a Nord di Milano. Ormai i fiumi sono stati intubati, ma quando piove molto e arriva la piena è ovvio che da qualche parte alla fine l´acqua deve uscire".
È uscita a Niguarda e a Lambrate
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"Sì, e con una violenza inaudita. Sono saltati tombini, c´erano colonne d´acqua davvero violente".
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Il controllo dei corsi d´acqua comunque deve essere fatto a monte. E vanno sistemati gli argini, prenda il Lambro ad esempio: in questi ultimi anni è stato rinforzato, ma ci sono ancora troppi punti dove le arginature sono carenti. E guarda caso proprio in quei punti il fiume è esondato: non nelle vie a rischio, ma nel parco dove mancano gli argini".
Chi deve rifare gli argini?
"La competenza è dell´ex magistrato del Po".
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"Nessuno può fermare piene di questa portata"
Monica Guzzi su Il Giorno
MONZA "Questa piena ha superato quella del '76. Eppure i danni sono stati minori perché siamo riusciti a gestire l'emergenza. E' chiaro però che piene di questo genere, con 200 metri cubi al secondo caduti per otto ore consecutive, non le contieni".
L'ingegner Mario Stevanin, "disaster manager" della Regione, aveva previsto tutto negli anni scorsi, quando ha predisposto il piano di protezione civile del Comune per l'emergenza Lambro. Il suo piano è stato applicato alla lettera, dall'utilizzo del Parco come valvola di sfogo a quello della sede stradale di via Aliprandi per creare un doppio letto al fiume. Di più non si poteva fare.
"Abbiamo difeso la città per otto ore e abbiamo dimostrato che il piano funziona - dice Stevanin -. Abbiamo attuato il piano alla lettera nonostante ci fosse tanta gente che non era contenta di allagare via Aliprandi. Ma se non l'avessimo fatto, le case danneggiate dall'esondazione sarebbero state molte di più. In queste otto ore la gente è riuscita a fare tutto quello che abbiamo detto di fare. Sono stati tutti bravissimi".
Anche al Parco non si può chiedere di più, sostiene Stevanin. "Il Parco sta lavorando tantissimo. Questa è una piena che ha carattere di straordinarietà. Lo stesso "Magistrato del Po non si aspettava un evento di queste dimensioni".
La città si asciuga e le scuole riaprono
Monica Guzzi su Il Giorno
MONZA Le scuole riaprono, la gente torna a casa e le strade tornano ad essere percorribili, con le eccezioni di via Boccaccio, Aliprandi e Villa.
Ieri in città sono arrivati i rinforzi, organizzati in tre gruppi di volontari: 10 uomini della Prefettura, 10 della comunità montana Basso Sebino e 15 scout. Hanno aiutato i monzesi ad asciugare case, cantine, negozi. L'attività di recupero dei detriti e dei rottami procede senza interruzioni, con la sola sospensione notturna. L'impresa che ha in appalto il servizio ha messo a disposizione dei cittadini un numero verde per informazioni e segnalazioni: 800774999.
Anche l'Agam ha istituito un centro operativo di emergenza al numero 039.2385209 (e-mail emergenza@agammonza.it). Sono stati chiusi quattro pozzi e a scopo precauzionale si stanno attuando interventi di clorazione dell'acqua a sud della città. Le tre centrali termiche chiuse per allagamento (Mentana, Turati, Rosmini) saranno ripristinate entro 48 ore.
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Intanto sono stati resi disponibili i moduli per la richiesta di rimborso dei danni. I cittadini, le imprese e le attività commerciali possono ritirarli all'Ufficio relazioni col pubblico sotto i portici del Comune in piazza Carducci (aperto dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 18 e il sabato dalle 8 alle 13, numero di telefono 039.2372255-256-257-240).
I moduli, scaricabili anche da Internet, vanno riconsegnati entro 7 giorni. Il Comune mette a disposizione dei cittadini i suoi tecnici specializzati e raccomanda di fotografare locali e case danneggiate.
Molti sono gli edifici pubblici danneggiati dal Lambro o dal reflusso delle acque delle fognature. Si tratta dei nidi Cazzaniga, Centro, San Rocco, Triante; delle materne Sant'Alessandro, Cederna, via Ferrari, Cazzaniga e Triante; di 11 elementari (De Amicis, San Fruttuoso, via Amundsen, Birona, Paganini, due scuole di Cederna, via Lecco, via Omero, via Zara, cascina San Fedele); di 5 medie (sede e succursale della Confalonieri, Pertini, Sala, media IX). Gli altri edifici pubblici colpiti sono le due sedi della polizia municipale di via Mentana e Guarenti, i magazzini di via De Amicis, gli uffici di via Annoni, il tribunale, il centro sportivo Rosmini, la succursale delle magistrali in via Poliziano.
E il Parco, dove l'esondazione ha colpito 250 ettari di verde, piange.
"Già domenica notte sono stati aperti in due punti gli argini del Lambro nella Valle dei Sospiri. Lo stesso è accaduto lunedì in zona San Giorgio - ricorda l'assessore al Parco Giampietro Mosca -. Questo intervento ha salvato la città da un'esondazione che poteva arrivare anche prima. Il Parco è stato una valvola di sicurezza, la stessa cosa è stata la Cascinazza". Ma il sacrificio necessario del Parco Reale avrà i suoi costi. Il polmone verde ad un certo punto non ha retto più e l'acqua ha addirittura buttato giù 30 metri del muro che separa i Giardini dal resto del Parco.
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Dopo il Ponte delle Catene l'acqua ha abbattuto molti alberi - conclude Mosca -. Martedì sera nei pressi di viale Cavriga si sono schiantati due platani secolari. Questo ci preoccupa molto sulla stabilità degli alberi rimasti in piedi. Spesso si tratta di alberi apparentemente sani che si schiantano al suolo: basta un po' di pioggia e si scarnificano le radici. E poi c'è il problema dei rifiuti trasportati dal fiume nel Parco. Bisognerà pulire e mettere tutto in sicurezza".
In centro grandi pulizie
Dario Crippa su Il Giorno
MONZA Le operazioni di pulizia, nel centro storico, hanno impegnato anche ieri mattina e pomeriggio diverse decine di uomini. Con il Lambro ormai sceso al di sotto dei livelli di guardia, quella di ieri è stata infatti una giornata dedicata soprattutto a sgomberare le strade del centro, via Vittorio Emanuele in particolare, dagli ultimi detriti, mentre i commercianti tentavano di ripulire i propri negozi. Molti di loro, però, ancora non si fidavano a eliminare paratie e sacchi di sabbia dagli ingressi. Intanto, dopo la chiusura a sorpresa che aveva scatenato le ire degli avvocati ignari della serrata, il Tribunale ha ripreso la propria attività, dopo che i tecnici hanno riattivato le centraline elettriche. A destare qualche polemica, anche fra le centinaia di cittadini incuriositi che ieri mattina hanno continuato a riversarsi attorno ai principali ponti sul Lambro per toccare con mano gli effetti del disastro, i metodi adottati dalle squadre addette alla pulizia delle strade e da alcuni negozianti. Oltre ad acqua e terriccio, infatti, a causa della fretta nell'alveo del Lambro sono stati scaricati ieri rifiuti di ogni sorta: sacchi di plastica, materiale plastico, cellophane, detriti dell'alluvione. "Se il letto del fiume sarà riempito di rifiuti, in caso di nuove esondazioni gli effetti della piena potrebbero essere peggiori e più rapidi", tentava di avvertire qualcuno. Spesso inutilmente.
Dopo l'acqua del Lambro, il fuoco delle polemiche
Ilaria Chellini su Il Giorno
MONZA Dopo l'acqua del Lambro, il fuoco delle polemiche. Confronto agitatissimo, quello di ieri sera, nella sala conferenze del teatrino della Villa reale, tra l'assessore al commercio Alberto Palma e i residenti e i negozianti del centro, una quarantina di persone in totale residenti soprattutto tra le via Carlo Porta, Massimo d'Azeglio e via Vittorio Emanuele, tra le strade più colpite dalla calamità. Con il portavoce della giunta che difendeva l'operato del Comune e i cittadini che, inviperiti, contestavano, una ad una, tutte le sue dichiarazioni in merito a informazioni date, aiuti prestati e coordinamento dei lavori durante l'esondazione.
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Tutti i presenti hanno raccontato le proprie traversie: c'è chi ha sollecitato senza ricevere risposta la consegna di sacchi di sabbia, chi si è sentito buttare giù la cornetta del telefono dagli addetti alla sicurezza ma anche dagli uffici comunali, e c'è chi ha di nuovo lamentato la mancata pulizia dei rami del Lambretto.
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A sostenere l'incontro, i rappresentanti della circoscrizione Uno: il presidente del parlamentino di quartiere Fabio Ferranti non ha esitato un secondo ha dare il proprio placet all'assemblea. "A fronte di quanto accaduto - ha precisato Grossi, presidente pro tempore del comitato - vi sono chiari elementi che fanno pensare a responsabilità gravi da parte degli enti e degli organismi preposti a far fronte alla situazione di allarme ambientale che da giorni si andava profilando.
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Ma le contestazioni dei cittadini hanno trovato, dall'altra parte, pronte repliche e smentite secche dell'assessore che le ha bollate come richieste esagerate: "Il Comune ha fatto quello che doveva fare". Morale: voci sempre più agitate e un lapidario giudizio del presidente Ferranti: "Forse era meglio che l'assessore non fosse venuto". La circoscrizione Uno, intanto, si è data appuntamento per martedì prossimo, per discutere e affrontare in modo più ampio il problema alluvione, e ha fornito agli interessati dettagli su come e con quali tempi richiedere all'Urp la modulistica per il rimborso dei danni, sia subiti da privati che da attività produttive.
Per una circoscrizione colpita al cuore, un'altra che si muove nel nome della solidarietà: il parlamentino della Cinque (San Biagio e Cazzaniga), infatti, riunito la scorsa sera, ha deliberato all'unanimità una richiesta da hoc da girare al Comune: i consiglieri hanno infatti chiesto che quanto avanzato dall'esercizio di bilanciorelativo al quartiere venga utilizzato dall'amministrazione per la sistemazione e la riqualificazione delle sponde del Lambro danneggiate.
29 novembre 2002