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L'economia della settimana
I piccoli imprenditori non crescono
Rassegna stampa delle notizie economiche su Internet
a cura di Carlo Arcari - 18 febbraio 2002

Piccoli imprenditorelli sono e piccoli imprenditorelli moriranno. E' l'incapacità di essere normali, cioè capitalizzati in modo adeguato e organizzati in modo manageriale, che li condanna all'eterna incertezza di chi non riesce a crescere perché non vuol cambiare. L'analisi non è nuova. Noi come molti osservatori di sinistra lo diciamo da tempo, ma adesso lo dice anche Alan Friedman, un giornalista economico americano, sicuramente liberista, che ha sempre visto nel familismo imprenditoriale tipico del nostro sistema produttivo la palla al piede del nostro originale modello di sviluppo. Il modello, che permea tutta la cultura del governo Berlusconi, è ormai in evidente crisi di sopravvivenza e non basteranno i tentativi di rivitalizzarlo alleggerendo le piccole imprese con il ricorso al welfare nero delle decontribuzioni e dei regali fiscali. Ciò nonostante, il ministro Maroni e Confindustria restano, come falene ipnotizzate dalla luce, bloccati davanti alla trincea dell'art. 18, alla cui modifica attribuiscono evidentemente decisive virtù taumaturgiche. I sinistri scricchiolii che annunciano un anno di lacrime e sangue per i subfornitori dell'Azienda Italia sono diventati delle sirene di pompieri: Torino rinuncia, per la prima volta in più di 100 anni, a fare il Salone dell'Auto in casa Fiat per mancanza di espositori, ma loro "tirano diritto". E' proprio vero, gli dei accecano coloro che vogliono perdere.

IMPRENDITORI DROGATI DA BERLUSCONI
repubblica.it

E' possibile che questo corrente anno 2002 venga ricordato, nei secoli, come l'anno delle disgrazie. Con una particolare attenzione per gli imprenditori. A proposito dei quali non si sa più che cosa dire. Mentre la malasorte si abbatte su di loro, e lo spiegano anche, come vedremo, se ne stanno, come drogati, in attesa della mitica libertà di licenziare chi vogliono (attraverso la riforma del famoso articolo 18). Insomma, se ne stanno nei loro uffici, mentre l'uragano si avvicina, e sognano, forse, di poter finalmente cacciare il portiere maleducato, con un semplice: "Vada via, mascalzone", come vedono nei telefilm americani. Senza sapere, peraltro, che il portiere maleducato lo potranno licenziare solo se fino a ieri erano aziende sommerse. Se invece erano emerse, regolarmente iscritte alla Confindustria e all'Assonime, il portiere se lo dovranno comunque tenere

MARONI: "TIREREMO DIRITTO"
unita.it

Nessuna tregua per Maroni sull'articolo 18. Il ministro del Welfare, a Milano per partecipare a un convegno sul no profit, dice chiaramente: "non ci sto" agli scavalcamenti da parte di membri della maggioranza che propongono il congelamento dell'articolo 18 sui licenziamenti o altre strade per rivederlo in maniera più indolore. "Ieri ne ho parlato con Berlusconi e, per quanto riguarda il mio ministero, prenderò dei provvedimenti già oggi e spero che lo stesso succeda all'interno del governo" ha dichiarato

PICCOLO E' BELLO, UN MODELLO IN CRISI
miaeconomia.it

Cominciamo dalla buona notizia: l'Italia è il paese europeo in cui nascono più imprese.
E veniamo a quella cattiva: l'Italia è il paese in cui le nuove imprese fanno più fatica a crescere, tanto da essere tra i meno rappresentati nella lista delle società più importanti su scala internazionale.
A rivelarlo (o meglio, a confermare con i numeri una percezione evidente a chi conosca le economie europee) è uno studio della McKinsey che, sebbene pubblicato dal 'Sole 24 Ore' (il giornale degli industriali) lancia accuse precise al mondo imprenditoriale di questo paese e getta un'ombra sulla filosofia del 'piccolo è bello' che ha costituito la spina dorsale della crescita italiana nel dopoguerra.
Il problema, stando all'analisi della McKinsey, è la scarsa propensione delle piccole imprese italiane a attivare serie strategie di espansione e di crescita, preferendo rimanere concentrate sul business originario gestito in modo familiare.
Sarebbe assurdo, naturalmente, muovere accuse di immobilismo a quel ceto produttivo che ha contribuito in larga misura a fare di questo paese uno dei più industrializzati del mondo.
Ma riusciranno le piccole e gloriose imprese italiane ad affrontare le nuove sfide del 'mercato globale'?
Non è domanda da poco. E la risposta, purtroppo, potrebbe non essere positiva.

CRISI DELL'AUTO, SALTA IL SALONE DI TORINO
ilnuovo.it

L'auto è in crisi, crisi nera, al punto da far saltare un appuntamento storico: il Salone dell'automobile di Torino. Mai - dalla prima edizione del 1900 - era accaduto prima. Promotor International, organizzatore della manifestazione, ha ufficializzato oggi con una nota amara che la 69 esima edizione del Salone non si terrà: "La motivazione di questa sofferta decisione, giunta in una fase organizzativa molto avanzata, è la rinuncia - sottolineano gli organizzatori - della quasi totalità delle Case automobilistiche operanti nel nostro paese a partecipare allo storico appuntamento internazionale. La causa principale dichiarata dalle Case automobilistiche per detta rinuncia è la difficile situazione del mercato''. Il Salone era in programma al Lingotto Fiere dal 25 aprile al 5 maggio.

EURO, 1 MILIONE L'ANNO DI AUMENTO DEI PREZZI
ansa.it

La perdita del potere d'acquisto, causa gli aumenti diffusi legati al changeover, e' pari a 500 euro annui per ogni famiglia. Secondo Adiconsum, Codacons e Unione consumatori, la crescita dell'inflazione potrebbe arrivare a +3% a fine 2002 e su un nucleo familiare monoreddito l'erosione del potere d'acquisto arriva al 2%. Le associazioni attaccano l'Istat e annunciano un ricorso al Tar contro la composizione del paniere e le metodologie di rilevazione dei prezzi.

EURO, SCOMPARE IL FRANCO
cnnitalia.it

Addio al franco. Dopo 750 anni la moneta francese scompare, terza in Europa a perdere corso legale per essere sostituita completamente dall'euro. Il fiorino olandese e la sterlina della Repubblica d'Irlanda sono già spariti completamente dalla circolazione. Domenica a mezzanotte è il turno dei francesi.

LA DURA VITA DELLA DONNA MANAGER
corriere.it

Sono poche (4,7%) e meno pagate degli uomini le donne manager in Italia. Un dirigente guadagna infatti mediamente circa 83 mila euro lordi l'anno per ricoprire l'incarico di maggior responsabilità in un'azienda industriale di dimensioni medio-piccole. Ma quando il manager è donna, la retribuzione media scende a 69 mila euro di stipendio fisso lordo: quasi il 17% meno dei colleghi maschi. E le donne - che toccano la quota massima dell'8% nelle funzioni amministrative - non riescono a recuperare neppure con i bonus, 9.900 euro di media, quasi il 24% in meno degli uomini.

ENRON, COME TI AFFONDO IL FONDO PENSIONI
ilsole24ore.com

Il crack del gruppo ha travolto i dipendenti che avevano investito nei piani 401(k), che includevano azioni della società. Un caso che rischia di ripetersi: negli Usa sono oltre 265 mila le aziende che hanno proposto piani previdenziali identici

BINGO CONDANNATO DALL'ANTITRUST
tgcom.it

E' appena nato e già comincia ad avere guai con la giustizia. A condannare l'Associazione nazionale Bingo è stata l'Antitrust, che ha rinvenuto nel messaggio pubblicitario destinato a pomuovere corsi di formazione del personale dettagli poco corretti sulle opportunità di lavoro offerte dai corsi stessi


   18 febbraio 2002