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La Memoria
Il mondo di oggi e la lezione della Shoah
Tullia Zevi su la Repubblica del 21 gennaio

IL PADIGLIONE Italiano ad Auschwitz reca inciso il seguente monito di Primo Levi: «Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque parte tu venga tu non sei un estraneo. Fa' che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli le ceneri di Auschwitz valgono di ammonimento: fa' che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani, né mai».

Scrive ancora Primo Levi: «Se la vigilanza degli storici, del pubblico e delle istituzioni democratiche dovesse allentarsi, tutta la mostruosa macchina nazista sarebbe scagionata, e il disprezzo che in tutta Europa perdura nei riguardi dei regimi totalitari tenderebbe a sparire. Per questo è importante compito nostro, di noi ebrei, di noi superstiti, di noi europei democratici e antifascisti, di non permettere a questa insolenza di prevalere. Se il mondo potesse essere convinto che Auschwitz non è esistito, costruire un secondo Auschwitz sarebbe più facile, e nulla assicura che divorerebbe solo ebrei» .
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E' questa l'ottica in cui dobbiamo guardare la Shoah. E questi sono i pilastri su cui si dovrebbe edificare quello che Agostino d'Ippona chiama «Il Palazzo della Memoria»:
I) Quello che è successo può succedere ancora. Vi sono analogie profonde e inquietanti fra la «Soluzione Finale del Problema Ebraico» (decisa nel 1942 dai capi nazisti alla Conferenza di Wannsee) e le «pulizie etniche» tuttora in atto in Europa, in Africa e in Asia. Se questi eventi dovessero perpetuarsi ed estendersi, verrebbe distrutto ogni progetto di integrazione e convivenza fra popoli, religioni, culture, etnie su cui si fondano le speranze per un'Europa unita, interetnica e multiculturale.
II) Non dobbiamo affidare il dovere di tramandare la memoria della Shoah soltanto ai sopravvissuti e a i discendenti delle vittime: ebrei, zingari, oppositori laici o credenti del nazismo. Siamo tutti coinvolti e dobbiamo lavorare insieme contro l'intolleranza, il razzismo, i nazionalismi esasperati e il fanatismo delle religioni, per la conoscenza e la memoria del passato, per la tutela dei diritti umani, e per il dovere di aiutare i più deboli.
III) E' necessario radicare nei giovani il principio della sostanziale uguaglianza di ogni essere umano: il sangue è ugualmente rosso, sotto qualsiasi colore della pelle. Uguali sono le lacrime di ogni madre che pianga il proprio figlio ucciso. Ma l'uguale rispetto dovuto alle vittime implica la necessità di mantenere netta la distinzione fra le cause che le vittime hanno servito in vita.
IV) Non bisogna illudersi che vi siano vasti consensi per il perpetuarsi della memoria, e che esistano solo poche frange di revisionisti, di negazionisti o di nostalgici. Ma anche se così fosse, una maggioranza di «indifferenti» mina comunque il nostro futuro.
V) Riconosciamo l'impegno e il contributo delle Comunità ebraiche europee e americane nel denunciare i segnali di pericolo e nel contribuire alla edificazione di una società fondata sul rispetto dei diritti umani. Tale impegno non scaturisce solo dalla memoria della Shoah. Gli ebrei d'Europa sono stati per secoli la «minoranza», la «diversità» per antonomasia. Bollati come perennemente colpevoli di «deicidio» per la morte di Gesù di Nazareth, hanno subito umiliazioni, emarginazioni, persecuzioni, eccidi. Ciononostante, sono riusciti a mantenere lungo i secoli la loro specifica identità, ma anche interagendo con la società circostante in un fecondo processo osmotico. La loro identità e la loro integrazione offrono un messaggio di speranza ai nuovi arrivati in Europa dai quattro angoli della Terra, in cerca di una vita migliore.

Viviamo in tempi di grandi mutazioni e turbamenti. Violenza, fanatismi di vario segno, nazionalismi esasperati proliferano in tutti i continenti, e minacciano la convivenza fra i popoli, convivenza che è possibile e necessaria alla nostra umana sopravvivenza. Possa la memoria di quei «lavoratori combattivi e laboriosi» e dei tempi terribili che abbiamo attraversato guidare il nostro operare quotidiano.


Dente per dente
Luigi Pintor su
il Manifesto del 20 gennaio

Le guerre sono feroci per loro natura e non ci sono regole che tengano. Ma questo non basta a spiegare perché gli americani e gli israeliani ostentino nella guerra al terrorismo comportamenti disumani, per così dire, che potrebbero risparmiare a sé e agli altri.
Se un soldato israeliano su un carro armato prende attentamente la mira e azzoppa con una fucilata un ragazzino che tira un sasso può essere un caso individuale. Ma se Sharon fa radere al suolo per rappresaglia le povere case di trenta disgraziate famiglie scelte a caso, non per errore ma con intenzione, fa sua una tecnica prettamente nazista. Non ha un'efficacia militare, semmai terroristica, ma mostra essenzialmente un sovrappiù di ferocia fine a se stessa.

Lo zoo americano a Guantanamo, su un altro piano, suscita gli stessi interrogativi. Che messaggio è, neppure in guerra ma in pace, rinchiudere in gabbie metalliche (negli zoo moderni sono in vetro) individui o esseri perché non sono prigionieri ma detenuti? Cos'è questa distinzione semantica? Non sono ariani ma alieni?
Quando appare su un televideo un kapò in divisa da marine che parla così mi mette paura e pazienza, ma quando ne parla il ministro della difesa del paese più avanzato del mondo non ci vedo una convenienza politica e una ragion di stato ma uno stile e una mentalità inconfondibili. Nel 1940, volere o no, il paese che sembrava più avanzato al mondo era la Germania. Über alles.



Taormina querela il Procuratore di Ginevra
su
l'Unità

«Sono stati i nostri colleghi italiani a sparare per primi contro la corruzione» ma «oggi il regime politico al potere cerca con ogni mezzo di impedire alla giustizia penale italiana di continuare su questa strada. Membri dell'attuale maggioranza politica italiana sono personalmente interessati alle inchieste in corso: è sorprendente vedere un esponente della maggioranza difendere, in quanto avvocato, dei mafiosi». Sono le durissime parole del procuratore di Ginevra, Bernard Bertossa, che ha descritto così la situazione della giustizia in Italia. Di più: Bertossa ha sottolineato che «con Berlusconi c'è una volontà politica evidente di far rigare dritta la giustizia italiana».

Per ultimo, il procuratore di Ginevra ha parlato delle rogatorie. «L'ultima parola spetta ai giudici italiani e non al parlamento e, fino ad oggi, i giudici italiani hanno avuto una reazione di cui ci rallegriamo».
Parole durissime, come si vede. Le reazioni? Una quella di Carlo Taormina, chiamato, come si sarà capito pesantemente in causa. L'ex sottosegretario e avvocato del premier ha annunciato una querela nei confronti del procuratore di Ginevra. Condita coi soliti commenti: «Il circuito delle toghe rosse è ampio, internazionale e coordinato in maniera sistematica contro
il ripristino della legalità processuale, alla cui violazione tante condiscendenza svizzere hanno contribuito».



Attenti alla tirannia della maggioranza
su
l'Unità

Sono ormai oltre cento i docenti dell'Università di Firenze che hanno sottoscritto l'appello con il quale invitano i fiorentini a manifestare “contro gli attacchi mossi alla democrazia e a costruire insieme l'opposizione a questo governo”, e a partecipare al corteo che giovedì prossimo alle 17 attraverserà il centro cittadino dall'Ateneo in piazza san Marco al Palazzo di Giustizia in piazza san Lorenzo. Un appello che esprime una preoccupazione e un malessere diffusi non solo negli ambienti culturali e dell'Università, viste le adesioni degli studenti, delle forze politiche, di parlamentari, dello stesso presidente della Regione Claudio Martini.
«Come non essere preoccupati quando sono in discussione l'autonomia della giustizia e dell'informazione, due pilastri della democrazia?», precisa Paul Ginsborg, docente di Storia moderna all'Università di Firenze…


Un vecchio forum, un nuovo sito
Luca Landò su
l'Unità

Niente botti, niente brindisi. Eppure siamo in linea con un nuovo sito. Certo, avremmo potuto annunciarlo con trombette e fanfare, ma dopo una breve discussione abbiamo preferito lanciarlo in silenzio. Per tanti motivi. Il primo è che il sito contiene molti dei vostri suggerimenti raccolti durante un forum lanciato a dicembre (ricordate "Uol, come vorresti che fosse?"). Bene, alcuni di quegli spunti, molti per la verità, sono diventati la base sulla quale abbiamo costruito il nuovo sito. Per questo, ci sembrava giusto, prima di dar fiato alle trombe, sentire il vostro parere e i vostri commenti.
La seconda ragione, è che quella che vedete è solo una parte del sito che verrà. Tra non molto, un paio di settimane crediamo, ci saranno sezioni monotematiche dedicate al cinema, alla musica, ai libri, alla scienza e all'ambiente. Tra un mese avremo finalmente ultimato il trasferimento in automatico dei testi del quotidiano (quello di carta) dal sistema editoriale del giornale al sistema editoriale dell'online: questo significa che, a partire da una certa ora del giorno, nel pomeriggio, sarà possibile "sfogliare" sul sito anche le pagine del giornale che si trova in edicola, sia come pdf (cioè immagine) sia come testo. Per quella data, inoltre, contiamo di aver ultimato il motore di ricerca che vi consentirà di girare per l'archivio dei testi, recuperare gli articoli usciti giorni prima, effettuare ricerche per argomento, firma o singole parole.



Internazionale
I titoli di apertura dei giornali di tutto il mondo

Martedì, 22 gennaio 2002

THE TIMES OF INDIA, India
India: attentato contro un edificio statunitense a Calcutta.

Nell'attacco di questa mattina sono morti quattro poliziotti
indiani e altre 17 persone sono rimaste ferite. Due uomini
armati, poi fuggiti, sono arrivati in motocicletta davanti
all'entrata dell'American Center e hanno cominciato a
sparare. Secondo Angelica Aggeler, addetta stampa
dell'ambasciata statunitense a New Delhi, "il palazzo che
ospita il centro americano si trova in una strada molto
affollata ed è difficile stabilire se l'attacco era
destinato proprio all'American Center".

HA'ARETZ, Israele
I blindati israeliani entrano a Nablus mentre l'esercito abbandona Tulkarem.

Uccisi quattro palestinesi durante l'operazione che ha
permesso all'esercito israeliano di entrare a Nablus, in
Cisgiordania. Intanto le forze israeliane si sono ritirate
da Tulkarem. Durante le trenta ore di occupazione sono
stati arrestati molti palestinesi.

ASAHI SHIMBUN, Giappone
Afghanistan: un miliardo di dollari per il primo anno.

Durante la prima giornata della conferenza, i paesi donatori
hanno deciso di stanziare oltre un miliardo di dollari per
la ricostruzione dell'Afghanistan. Il premier giapponese
Junichiro Koizumi, che ospita la conferenza, ha assicurato
che gli aiuti verranno erogati per tutta la durata del
governo provvisorio, il cui mandato scadrà con le elezioni
del 2004.

THE NEW YORK TIMES, Stati Uniti
Enron: continua la distruzione dei documenti.

Durante un'intervista alla rete televisiva Abc, Maureen
Castaneda, manager della Enron, ha dichiarato che la
settimana scorsa molti impiegati hanno ricevuto l'ordine di
distruggere i documenti relativi al fallimento dell'azienda.
I vertici del colosso dell'energia negano.

El País, Spagna
Saldi alla Fiat.

Per far fronte al pesante indebitamento di sei miliardi di
euro, la Fiat metterà in vendita beni per il valore di tre
miliardi di euro, invece dei due miliardi annunciati in un
primo tempo. La borsa di Milano non ha accolto con favore
la notizia: le azioni del gruppo torinese sono scese
dell'1,38 per cento.


  22 gennaio 2002