prima pagina pagina precedente salva il testo



"Moderati" e propaganda non c'è limite al peggio
Giorgio Bocca su la Repubblica

L'idea è questa: se il governo è saldamente e democraticamente al potere, sostenuto dal voto dei cittadini, se questi cittadini, nonostante l'evidenza, continuano a crederlo composto da galantuomini perseguitati, se i giochi sono fatti per un ragionevole numero di anni a venire, che senso ha continuare a cercare cadaveri nei suoi armadi e a impedire la grande riconciliazione. Una invocazione che prelude alla minaccia giunge da ogni parte, ed è la tradizionale saggezza della rassegnazione: «Calati junco che passa la piena». È già accaduto altre volte nel nostro paese, alla nascita del fascismo e alla sua fine, per dire, con punte di odio incontenibile verso l'azionismo cioè verso la minoranza che non accettava la dittatura e poi il fallimento della rivoluzione democratica, il ritorno al regime delle grandi coalizioni.
Il procuratore Francesco Saverio Borrelli non è un azionista e neppure il comunista attaccato in Galleria a Milano dalla claque di Forza Italia. È un borghese che insiste a coltivare i piaceri e i doveri della buona borghesia di cui si va perdendo il ricordo: suona il piano, va a cavallo, è socio del Giardino, bacia le mani alle signore ma non si è ancora liberato dal fastidioso pregiudizio di credere nella obbligatorietà della azione penale, cioè pensa che i delinquenti vanno perseguiti.
Una pessima e non più sopportabile abitudine secondo i nostri moderati che da ogni parte, in coro, con tutti i mezzi — questo sì che è un complotto, un concerto, una offensiva bene orchestrata — raccomandano: ma facciamola finita con questa fissazione della giustizia eguale per tutti. «L'indignazione non serve», gli fa eco Massimo D'Alema che scambia per lungimiranza politica il calamento di brache. Siate ragionevoli esortano i moderati, trovate un modo per dire che la stagione feroce dei processi è finita, ce ne sono tanti di modi, quello spagnolo di rinviarli finché si consumano da soli come una candela, quello di impedirli con i veti parlamentari, quello di accompagnarli alla scadenza termini.

L'attuale capo del governo o chi per lui conosce i miracoli della perseveranza pubblicitaria: una menzogna ripetuta diecimila volte diventa una verità. Così la campagna di riabilitazione della corruzione politica continua martellante. E' in corso la grande riabilitazione di Bettino Craxi. Albino Longhi, il direttore del telegiornale di RaiUno, passa una intervista a Stefania Craxi, in cui la figlia prediletta e combattiva fa, senza contraddittori, l'elogio del padre e condanna con infamia i suoi giudici.

… ma quale è lo Stato che ne verrà fuori, quale l'Italia cambiata dal nostro demiurgo dai piedi alla testa? Un paese senza giustizia se si decide che i potenti devono essere impuniti? Un paese senza libertà di discussione se, come già avviene, tutti i mezzi sono dalla parte del padrone e dove lo servono anche coloro che inscenano delle false proteste? Un paese dove il leader della sinistra si lascia amichevolmente rimproverare da Cirino Pomicino? Dio buono ma qui non c'è limite al peggio.


Il testo integrale della relazione di Borrelli
”bisogna resistere come sul Piave”
su “cittadinolex” di
la Repubblica

Parole durissime del procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli nella sua ultima relazione all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2002: contro il naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto occorre 'resistere, resistere, resistere', come sul Piave.
L'intervento ha dapprima analizzato la situazione della macchina processuale, spesso lenta anche a causa di 'fattori esterni', ma che registra anche novità di rilievo come l'introduzione del Giudice Unico, dei Giudici Onorari Aggregati civili e del Giudice di Pace penale. Si è soffermato poi sulla situazione che caratterizza la giustizia civile, nella quale sono in aumento le controversie in materia di lavoro, previdenza e pubblico impiego, e quelle in materia di separazione e divorzio; e quella penale, nella quale deve registrarsi l'aumento della criminalità minorile, ad opera di 'rampolli delle classi abbienti totalmente insensibili al problema della legalità', e il dilagare dei reati contro la pubblica amministrazione, come la corruzione a l'abuso d'ufficio. Ma il punto più significativo dell'accorata relazione del Procuratore di Milano è certamente rappresentato dalla parte finale dell'intervento, nella quale l'alto magistrato ha criticato la separazione delle carriere - definita separazione di funzioni - quando abbia come unico scopo quello di sottoporre i pubblici ministeri all'esecutivo, ha lanciato un monito a non far scivolare la giustizia, come la sanità e l'insegnamento, versi 'concezioni aziendalistiche', ha criticato la legge sulle rogatorie e tutti i recenti provvedimenti miranti ad ostacolare con ogni mezzo il lavoro dei giudici - compresa la riduzione delle scorte ai magistrati vittime di 'rancori politici sapientemente attizzati'. Il Pg di Milano, ricordando anche il suo maestro Piero Calamandrei, ha richiamato infine non solo i giudici ma la collettività a resistere allo sgretolamento della coscienza civile e alla perdita del senso del diritto, come i combattenti sulla linea del Piave.



Guantanamo, la legge dei vincitori
Amnesty International: «E' la degradazione della condizione umana».
Gli americani: «Il trattamento dei detenuti? E' una prigione, non un circolo ricreativo»
Goffredo Buccini sul
Corriere della Sera

NEW YORK - Inginocchiati durante un'ispezione, incatenati nelle loro tute arancioni. Con mascherine azzurre sulla bocca, cuffie sulle orecchie, occhiali schermati con nastro adesivo. Davanti alle gabbie, quelle loro gabbie da nemmeno due metri per tre - che viste nell'insieme sembrano un pollaio gestito da un sadico - fatte di travi e lamiere, cemento e filo spinato, esposte alla pioggia e al vento dei Tropici. Le barbe rasate a zero: per igiene, dicono i comandanti militari del campo; per umiliarli nella loro religione, replicano i difensori dei diritti umani di mezzo mondo. Quel mondo che aveva guardato in lacrime le foto e le immagini dell'11 settembre, delle Torri che crollavano, dell'infamia contro la civiltà, e che adesso scopre queste altre foto, le prime uscite da Camp X-Ray, Campo raggi x, la galera a cielo aperto che gli Stati Uniti hanno attrezzato nella base di Guantanamo, il loro storico avamposto nell'isola di Cuba. Sono 144, per ora, i prigionieri catturati nei cento giorni della guerra d'Afghanistan e trasportati qui dalla base aerea di Kandahar con un volo di 27 ore, bendati, imbavagliati, legati e imbottiti di sedativi sui cargo C-17 dell'aviazione a stelle e strisce. Sono talebani, e forse militanti di Al Qaeda, ma nessuno può dirlo con certezza perché non se ne conoscono i nomi e non esistono accuse formali.
Diventeranno almeno mille nei prossimi tre mesi. Il governo ha pronti 30 milioni di dollari per costruire a Guantanamo («Gitmo» per generazioni e generazioni di Marines) nuove carceri di massima sicurezza solo per loro: ma fino ad allora li terrà nelle gabbie. «Potremmo trattenerne alcuni a tempo indeterminato, sono individui pericolosi», ha annunciato il ministro della Difesa, Donald Rumsfeld. Senza processo, senza avvocati. Perché sono prigionieri, sì, ma per gli americani non hanno lo status di prigionieri di guerra, non vale per loro la Convenzione di Ginevra:

E' difficile non vedere la voglia di vendetta in gabbie che ricordano l'«hotel Hanoi» allestito dai nordvietnamiti o le celle di punizione dei lager giapponesi nel «Ponte sul fiume Kway».
Persino l'alleato più fedele, la Gran Bretagna, manifesta segni di inquietudine nelle dichiarazioni dei suoi parlamentari, nei reportage dei suoi media. La Bbc si interroga su quelle foto che «sollevano proteste» e molti ritengono «uno scandalo»: foto scattate in parte all'atterraggio dei C-17 dopo il viaggio dall'Afghanistan, che già mostravano i prigionieri ridotti a oggetti, con bavagli, occhiali schermati e paraorecchie. «Quelli erano pronti a rosicchiare i cavi del C-17 per farlo precipitare», ha detto Richard Myers, il capo di Stato Maggiore. «Sono immagini che non rappresentano la vita di ogni giorno al campo. Le cuffie e gli occhiali li portavano durante il viaggio. E le mascherine servono a evitare che si diffonda la tubercolosi», assicura il comandante di X-Ray, generale di brigata Mike Lehnert.

Ma il direttore dello staff medico di Amnesty International, Jim West, sostiene che «non esiste altra spiegazione di queste misure se non il tentativo di degradare la condizione umana».
«Sono sconvolto - dice - perché le cuffie e gli occhiali li portano ancora nel campo. Quanto alle mascherine da ospedale, è molto improbabile che la tubercolosi possa diffondersi in luoghi aperti».
Altri gruppi umanitari parlano di «segregazione sensoriale»: «In quelle condizioni si soffre di allucinazioni», dichiara in tv Helen Bamber, della Fondazione medica per la tutela delle vittime della tortura. Quattro inviati della Croce Rossa sono arrivati sabato e parleranno con i prigionieri. Ma «tortura» è una parola che ormai filtra insidiosa.

I detenuti di «Gitmo» devono confessare e servire da monito per i loro compagni ancora liberi: questa è la scomoda verità. Lo status di prigionieri di guerra (che, per legge, dovrebbe essere stabilito non da Rumsfeld ma da un tribunale) li metterebbe al riparo dagli interrogatori e garantirebbe loro un giudizio, davanti alla corte marziale, ben più equo di quello dei tribunali militari segreti che Bush sta cercando di allestire

E' molte cose il campo di «Gitmo». E' scontro di civiltà e sta forse per diventare la prima galera globale del nuovo mondo: ieri Stoccolma ha annunciato che in una gabbia di Guantanamo c'è un cittadino svedese, i prossimi ad arrivare dovrebbero essere sei algerini, che non c'entrano nulla con la guerra in Afghanistan e sono stati arrestati in Bosnia su indicazione dei servizi americani, perché sospettati di preparare un attentato all'ambasciata Usa di Sarajevo (uno di loro avrebbe telefonato a un membro di Al Qaeda). Un giudice bosniaco ne aveva ordinato la liberazione per mancanza di prove, ma i militari americani se li sono fatti consegnare e presto li porteranno qui. La vicenda pone grosse questioni di diritto internazionale. Morton Haplerin, del Consiglio per le Relazioni estere, dice: «E' evidente che gli Stati Uniti vedono Guantanamo come un posto dove raccogliere persone catturate in tutte le parti del mondo. Ma non è chiaro cosa pensino di fare con questa gente». Kenneth Roth, di Human Rights Watch, sostiene che questa politica potrebbe offrire il pretesto, ai Paesi meno democratici tra quelli alleati agli americani, «per reprimere qualsiasi dissenso interno». Se davvero basta una soffiata per finire in una gabbia dall'altra parte dell'oceano, la nuova storia di «Gitmo» è appena incominciata.


Oggi sul corriere.it

Smog, tornano le targhe alterne a Milano
La concentrazione delle polveri sottili nelle zone critiche di Milano e del Sempione è scesa dopo la domenica a piedi, ma non abbastanza. Il presidente della Regione Roberto Formigoni ha deciso: targhe alterne a oltranza, dalle 8 alle 20, a partire da domani. Situazioni difficile e provvedimenti anti-traffico anche a Torino e in Emilia-Romagna.
Vai all'
articolo:

Caro-verdura: Alemanno accusa i grossisti
Sono i grossisti ad essere nel mirino del ministro delle Politiche agricole e forestali Giovanni Alemanno per i rincari dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli dei giorni scorsi.
«Per una serie numerosa di aumenti tra i prodotti ortofrutticoli - ha detto Alemanno - , il dato della siccità non c'entra, infatti molti prodotti pochi giorni fa risultavano essere stoccati da mesi nei magazzini».
Vai all'articolo:

Afghanistan: stanziati i primi 3 miliardi di dollari
Nonostante un accorato appello, il primo ministro ad interim dell'Afghanistan, Hamid Karzai, è riuscito a ottenere meno di quanto richiesto alla Conferenza internazionale dei donatori (57 nazioni e 22 organizzazioni internazionali) a Tokyo. Tre miliardi di dollari in tre anni non sono pochi, ma sono poca cosa in considerazione che l'Afghanistan va ricostruito da zero.
Vai all'articolo:

Congo, esplode un deposito di benzina: 60 morti
Una stazione di rifornimento di benzina invasa dalla lava è esplosa, a Goma, nella Repubblica democratica del Congo, mentre decine di persone la stavano saccheggiando: i morti sarebbero fra i 50 e i 60.
Vai all'articolo:

Poligrafici in sciopero, martedì niente quotidiani
Dalle 7 di oggi alla stessa ora di domani scioperano i lavoratori del settore poligrafico nell'ambito dello sciopero generale nazionale. Quindi martedì 22 gennaio anche il Corriere della Sera non sarà in edicola. Regolarmente aggiornato, invece, il sito del Corriere online.
Vai all'articolo:

Golden Globe: vincono Kidman e Crowe
Trionfo australiano al Golden Globe, i premi assegnati dall'associazione della stampa estera a Hollywood, considerati al prova generale per l'Oscar. «A Beautiful Mind» di Ron Howard ha vinto quale miglior film drammatico e «Moulin Rouge»di Baz Luhrman per la migliore commedia. Il premio per il miglior film straniero è andato al bosniaco «No Man's Land». Ma i grandi vincitori sono i due australiani Russel Crowe, protagonista di «A beautiful mind», e Nicole Kidman per il suo ruolo in «Moulin Rouge.»
Vai all'articolo:


  21 gennaio 2002