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Alte velocità
Luigi Pintor su il Manifesto del 18 gennaio

Non avrei niente contro l'alta velocità in autostrada se favorisse il suicidio volontario o involontario, premeditato o preterintenzionale, di proprietari e amatori di grosse cilindrate. Sono un liberale. E ammetto che uno sfracello tra un Tir e una mercedes, visto da un cavalcavia, è uno spettacolo meritevole. Se questo è l'intento del ministro Lunardi mi congratulo con lui.
Ma se un cretino ebbro di vento mi strombazza alle spalle e mi piomba addosso come un bolide sulla mia carreggiata mentre sono in gita domenicale con la famiglia e brilla il sole mi risento. Non mi sembra liberale e vorrei che al mio posto si trovasse il ministro e la sua parentela.
I predecessori dell'on. Fini amavano vivere pericolosamente e saltavano a torso nudo dentro cerchi di fuoco nei saggi ginnici. E' una questione di mentalità, come vivere un giorno da leoni. Gareggiare sulle autostrade come sulle piste di formula uno con un tigre nel motore, o sui videogiochi con un gatto nel cervello, risponde a questa mentalità che per di più è contagiosa. I motorini con o senza casco seguiranno il buon esempio in città, come quel ragazzetto che c'è morto ieri l'altro per arrivare primo. Le statistiche ne godranno, al pari del mercato. Però non fumate.
Contiamo ogni giorno i passi che il governo berlusconiano e i suoi variopinti ministri muovono in direzione di un regime che non è corretto definire fascista perché non è in divisa. Questi passi (in campo giudiziario, scolastico, sociale, istituzionale) hanno l'uniformità del passo dell'oca. Il tamburo che li guida è la legge del più forte. Non è un fascismo ideologico ma istintivo che può anche essere chiamato liberismo, due forme di capitalismo puro inteso come sublimazione del privilegio.
Corro quanto mi pare, non è abusiva l'edilizia costiera ma la valle dei Templi, a tre anni vado all'asilo dei preti perché pago le rette, ti licenzio e te ne vai alla prima che mi fai, nessuno mi può giudicare. Contro questa filosofia è anacronistico invocare la linea del Piave, oggi che anche il Po è un ruscello disseccato e che gli austropadani hanno da tempo varcato il Rubicone e bivaccano nei parchi buoi laziali e siciliani. Né mai si sono visti ermellini in trincea.
Dialoghiamo, l'opposizione è essenzialmente conversazione. Non è la notte della democrazia, è un'alba gioconda. Ricuciamo, questa è la parola d'ordine. Non siamo un popolo di santi ma di sarti.


E l'abuso non c'è più
Con un blitz notturno, la giunta regionale siciliana approva la legge che consentirà di sanare 40 anni di abusi edilizi lungo le coste dell'isola. Secondo il centrodestra, in questo modo oltre 15 mila edifici illegali che erano sfuggiti al condono Berlusconi del '94 avranno le fogne e pagheranno le tasse
su
il Manifesto del 17 gennaio

TERESA CAMPAGNA – PALERMO. E' noto che la notte porti consiglio. In genere questo detto risponde al vero, tranne quando si parla di governo regionale siciliano. Il governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, e i suoi assessori hanno infatti varato, l'altra notte, il disegno di legge sul riordino delle coste, o quello che il Wwf definisce "una devastante sanatoria generalizzata".

Ancora una volta, l'ennesima, divampano le polemiche fra Regione e ambientalisti. Legambiente ha già annunciato che impugnerà la legge sul riordino delle coste in Sicilia davanti alla Corte Costituzionale. Giuseppe Messina, segretario regionale di Legambiente, boccia senza appello il ddl, denunciando una "privatizzazione delle zone demaniali sulle coste e la costruzione di leggi puzzle per regalare ai siciliani una nuova sanatoria. Da una parte, infatti, si afferma che non si possono sanare le zone demaniali, dall'altra scopriamo che un collegato alla finanziaria regionale, il ddl 298, consente di risanare edifici abusivi ricadenti nel demanio".

Per il Wwf regionale si tratta di un provvedimento devastante e punta il dito sul ripescaggio degli abusivi, cioè di tutti coloro i quali avevano avuto rigettata la richiesta di condono nelle precedenti sanatorie dell'85 e del '94. Per ottenere il condono, infatti, basta oggi integrare la pratica che era stata precedentemente bocciata.


Clima, la Cina ha fatto miracoli
Gianfranco Bologna (Portavoce WWF Italia) su
l'Unità del 14/01/2002

La Cina cresce, ma i gas serra calano. Nel giro di cinque anni il paese più popolato del mondo è riuscito a ridurre del 7,3% le emissioni di anidride carbonica, principali responsabili di quel fenomeno chiamato «effetto serra». Un autentico record, ma soprattutto un autentico schiaffo a quei paesi - gli Stati Uniti - che utilizzavano l'inefficienza ecologica dei nuovi paesi industriali per giustificare il proprio no al protocollo di Kyoto. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista «Science» tolgono ogni alibi all'occidente e, soprattutto, all'amministrazione Bush. Ma non possono allentare l'attenzione che tutti i paesi devono porre alle condizioni di salute del pianeta.
Il 10 gennaio scorso gli amici ricercatori del Worldwatch Institute di Washington hanno presentato ufficialmente l'ultimo «State of the World 2002» (della cui edizione italiana che sarà pronta alla fine di marzo, edita dalle meritorie Edizioni Ambiente di Milano, sono il curatore da 15 anni). Dieci anni dopo il grande Earth Summit dell'Onu di Rio de Janeiro, gli ecosistemi del nostro pianeta si trovano in condizioni peggiori e la stragrande maggioranza degli esseri umani vive in una situazione di povertà insostenibile.
La popolazione umana continua a crescere (eravamo 1,6 miliardi di persone all'inizio del Novecento, abbiamo chiuso il secolo scorso con più di 6 miliardi e, secondo le più aggiornate previsioni Onu, saremo 7 miliardi nel 2012, 8 miliardi nel 2026 e ben 9 miliardi nel 2043), i consumi sia dei paesi ricchi che di quelli di nuova industrializzazione crescono, la richiesta di energia pure (e continua a basarsi drammaticamente sulle fonti fossili non rinnovabili che, inoltre, provocano situazioni di instabilità sociale e politica sempre più gravi), gli scarti ed i rifiuti del nostro sottosistema economico e produttivo continuano a crescere, mentre, a dispetto, della prosperità economica degli anni Novanta, il divario tra ricchi e poveri del mondo sta sempre più crescendo, minando la stabilità sociale ed economica in moltissime aree del mondo ed, in genere, nel pianeta intero.

Il tempo passa, l'umanità continua a crescere, ad inquinare, a consumare risorse, a dividersi sempre di più tra pochi ricchi-ricchi e tanti poveri-poveri. Non si vede all'orizzonte nessun governo che abbia veramente il coraggio di prendere la leadership per un autentico cambio di rotta che la realtà che ci circonda obbligherebbe come immediato e responsabile. In questo quadro generale il Summit di Johannesburg ha una sola probabilità di riuscire: concordare finalmente l' avvio concreto di una vera e propria economia ecologica dove i sistemi naturali entrino nei conti economici e dove gli indicatori che fanno la politica in tutti i paesi del mondo, come il Prodotto interno lordo, vengano riformulati con nuovi indicatori di vero ben-essere, ambientale, sociale ed economico.


Cucina estrema
sul
Corriere della Sera

Di gastronomia estrema, viaggiando, se ne può incontrare parecchia. Qualche esempio di menu: in Giappone, testicoli di toro bolliti. In Vietnam cuore di cobra ancora palpitante (gustato crudo in stile sushi, con bile e sangue). In Cambogia, tarantole fritte. In Corea e Cina, cane allo spiedo o in salmì. Sempre in Cina stufatino di topo con fagioli neri. Ancora in Corea, ecco in tavola uova sode d'anatra con embrione all'interno. In Zambia, libellule fritte. Armadillo alla griglia in Bolivia. In Messico, tortillas farcite d'iguana marinato.


A Bologna il cinema del futuro
A Bologna fino al 20 gennaio è in scena il «Future Film Festival» con l'anteprima del «Signore degli Anelli», il francese «Amelie» e tutti i nuovi trucchi tecnologici.
Uno speciale del
Corriere della Sera


Tutta la magia del «Signore degli anelli»
Venerdì è arrivato nei cinema italiani il film tratto dal romanzo di Tolkien
Uno speciale del
Corriere della Sera


  20 gennaio 2002