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In piazza per i diritti di tutti i cittadini
Nanni Moretti su
la Repubblica

Franco Cordero, uno dei massimi giuristi italiani, ha già spiegato ieri su la Repubblica perché la legge sul cosiddetto "legittimo sospetto" sia anticostituzionale. Nell'articolo 3 della Costituzione è scritto: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge". E nell'articolo 25: "Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge".
Alle spiegazioni di Cordero c'è ben poco da aggiungere. Di fronte a una così sfacciata volontà di calpestare alcuni diritti inviolabili, si può solo dire che è necessario l'impegno di ogni cittadino perché questa pazzia (lucida e consapevole) venga fermata. Qui non si tratta infatti di destra o sinistra, delle nostre tradizionali contrapposizioni politiche, ma di un elementare fondamento della vita democratica, che verrebbe meno se passasse il principio per cui alcuni imputati eccellenti possono scegliersi i giudici che preferiscono.
Una legge che renda vago, cioè arbitrario, il senso di "legittimo sospetto" (oggi invece definito con precisione e limitato ad alcune circostanze specifiche), sarebbe infatti utilizzabile solo da alcuni imputati che per gravità dei reati e loro peso pubblico, ricchezza o potere, capacità di pressione, squadre di avvocati, fossero in grado di ottenere interpretazioni a loro favorevoli. Per il cittadino comune, invece, non cambierebbe nulla, non avrebbe alcuna garanzia in più.
Ecco perché oggi alle 18 manifesteremo a Roma, di fronte al Senato.
La legge che il governo Berlusconi, con una frenesia mai vista, vuole a tutti i costi far passare, avrebbe come principale risultato quello di impedire che un processo (Lodo Mondadori e Imi-Sir) che ha già esaurito l'intera fase dibattimentale, che ha superato tutte le possibili manovre dilatorie, che attende solo le requisitorie del Pubblico Ministero e le arringhe della difesa, venga bloccato proprio quando sta per arrivare alla sentenza (quale che sia, ovviamente). L'invito a manifestare questo pomeriggio non è naturalmente rivolto solo ai cittadini che hanno votato per la sinistra o il centrosinistra, o che comunque sono contrari all'attuale governo, ma a tutti coloro che sanno che il rispetto dello Stato di diritto è una garanzia per il loro futuro.
Vorrei rivolgere solo una domanda a quei parlamentari di partiti alleati di Forza Italia, che in continuazione ribadiscono le loro convinzioni liberali. So bene che in Parlamento avete i numeri per imporre qualsiasi provvedimento (e infatti è quello che sta succedendo), ma siete proprio sicuri che appiattirvi sempre e comunque sulle esigenze personali di Berlusconi e dei suoi vecchi amici sia liberale, convenga ai vostri partiti e convinca il vostro elettorato?


Sgradevoli sensazioni
Le norme, i processi e il premier
Ferruccio De Bortoli sul
Corriere della Sera

Due o tre cose in margine all'indecoroso spettacolo di scena in questi giorni al Senato. La maggioranza tenta di far approvare, prima della pausa estiva, un provvedimento sul legittimo sospetto, ovvero sul diritto (sacrosanto) di ogni cittadino di essere giudicato da magistrati imparziali. Inutile girarci intorno: nonostante si tratti di un essenziale principio di legalità, è difficile, vista la fretta, dissolvere il sospetto, anche questo legittimo, che siano norme scritte su misura. Un'eventuale legge potrebbe influire, rendendo più agevole il trasferimento in altra sede, sul processo di Milano che vede imputati Berlusconi e Previti. Profonda tristezza e preoccupazione per la legalità e la fiducia nelle istituzioni del Paese suscitano in noi, come scriveva bene ieri Stefano Folli, le immagini del confronto (chiamiamolo così) fra gli ineffabili pretoriani della Casa delle Libertà e gli scatenati girotondisti dell'opposizione. Gli appelli e le mediazioni di Casini e Pera sono finiti, come carta straccia, nei cestini. Questa legge è veramente un'emergenza del Paese? Sì? Allora avremmo voluto vedere in tante altre occasioni sedute notturne, ferie saltate, lavoro supplementare di deputati e senatori sui tanti temi che toccano da vicino i cittadini, dalla scuola alla sanità all'ordine pubblico. Invece, è ancora vivo in noi il ricordo del desolante spettacolo, in aule semivuote, della discussione sul messaggio di Ciampi, il primo del suo settennato.

Siamo convinti che il processo di Milano si stia svolgendo in un clima tutt'altro che sereno e che alcune preoccupazioni della difesa (che farebbe bene a presentarsi alle udienze, anziché accampare ogni sorta di giustificazione) abbiano fondamento, così come riteniamo che Silvio Berlusconi, anche se condannato (non ce lo auguriamo), debba continuare a governare legittimamente, attuare il suo programma (che ha diverse cose buone, alcune già fatte) dicendo sinceramente agli italiani quali promesse si possono mantenere e quali no. Gli elettori poi giudicheranno. Proprio per questo ci aspetteremmo che il Cavaliere, come ha fatto già qualche giorno fa per un analogo e scandaloso provvedimento sull'immunità parlamentare, faccia sentire la sua voce autorevole. Richiami i suoi pretoriani che poco onore fanno, insieme ai giacobini da strapazzo, alle Camere; ascolti i suggerimenti di Pera e Casini e dei tanti moderati e liberali che militano nella Casa delle Libertà; tolga ai cittadini la sgradevole sensazione che il Parlamento venga usato come un maglio sulla magistratura e mandi in ferie, ne hanno bisogno, quegli onorevoli avvocaticchi preoccupati più per i loro onorari che per le sorti del Paese.


Giustizia, l´Ulivo attacca Pera: non è imparziale
Maria Teresa Meli su
La Stampa

Il centrodestra è determinato. In un modo o nell´altro, con qualsiasi escamotage procedurale, la legge Cirami ha da essere approvata: questa è la parola d´ordine a cui non si sottrae nessun partito della maggioranza. E se le cose stanno così, visti i numeri di cui dispone la Casa delle Libertà, il provvedimento, al Senato, passerà senz´altro prima della pausa estiva, salvo retromarce dell´ultim´ora. "Porterò la Cirami in aula giovedì (domani, ndr.) - assicura il capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama Renato Schifani - ormai abbiamo preso tanti schizzi di fango e non avrebbe senso tirarsi indietro per far cantare vittoria agli altri". I quali altri, ovvero i parlamentari del centrosinistra, gridano allo scandalo e sparano contro Marcello Pera, accusandolo di fare il gioco della maggioranza rinunciando al suo ruolo super partes. Nottetempo i capigruppo di Ds e Margherita, Angius e Bordon, chiamano il presidente per protestare contro la decisione della Commissione Giustizia di andare avanti sino alle sette e mezza di oggi. Pera spiega che non è compito suo intervenire in questa materia e i due parlamentari minacciano di sollevare il caso, oggi, durante la cerimonia del Ventaglio, a Palazzo Madama. Attacca il presidente del Senato anche Piero Fassino che pure, fino al giorno prima, aveva tentato di tenere un canale aperto con lui. La "credibilità" di Pera, per il segretario ds, è ormai messa "in discussione", perché non è stato "imparziale" e ha favorito la manovra "grave e inaccettabile" della Casa delle Libertà per impedire il processo di Milano in cui sono coinvolti Previti e Berlusconi. Ad aggiungere un altro tassello a un quadro già teso, in serata è arrivata la notizia che il senatore dell'Udc Leonzio Borea, relatore della legge, ha ricevuto minacce sulla sua casella di posta elettronica e ha presentato denuncia all'autorità giudiziaria. Il centrosinistra s´è subito detto solidale, negando qualsiasi nesso tra le intimidazioni via mail e "il duro confronto" parlamentare sulla legge. In effetti, maggioranza e opposizione sono al muro contro muro. In aula, quando passa la proposta della maggioranza di mettere in votazione la contestata legge Cirami domani, è tutto un urlare "vergogna, vergogna". I presidenti dei senatori dell´Ulivo si scagliano contro Pera perché la decisione della conferenza dei capigruppo era diversa: in quella sede si era stabilito che l´appuntamento con l´aula fosse mercoledì, ma siccome la maggioranza non riesce a rispettare i tempi tutto slitta di un giorno. Il presidente del Senato reagisce: replica che "non è elegante" riferire quello che si è detto in una riunione del genere e nega che sia mai stata presa quella decisione. Ma il capogruppo ds Gavino Angius e quello della Margherita Willer Bordon sono inarrestabili. Dentro e fuori dell´aula. "Ormai il Senato - attacca Angius - è stato trasformato in una succursale dello studio Previti. Si sta consumando uno scempio del ruolo e dell´autonomia della seconda Camera. Pera è scandaloso. A questo punto bisogna chiedersi quando arriverà una legge a difesa del sottosegretario Miccichè per controllare il traffico di droga al ministero". E´ scuro in volto, Angius. E stanco. Perché il centrosinistra sta continuando a fare ostruzionismo a tappe forzate in Commissione giustizia. "La convocano a oltranza - si lamenta - ma noi non assumiamo quelle sostanze per tirarsi su che invece prendono altri". Anche Bordon, in pratica, vive in pianta stabile a Palazzo Madama. E anche lui è arrabbiatissimo con Pera. "Il suo ruolo - afferma - è quello di fare il registratore della maggioranza. Mi sto domandando se partecipare ancora alle conferenze dei capigruppo. Mi sembra del tutto inutile: meglio fare una telefonata a Schifani che tanto decide tutto lui". L´offensiva contro il presidente del Senato punta a fare in modo che in questo muro contro muro che si gioca anche su complicatissimi cavilli procedurali, il presidente del Senato si senta vincolato e non offra nessuna sponda alla Casa delle Libertà. Angius e Bordon parlano con i giornalisti e controllano tutte le possibili contromosse per evitare che la maggioranza riesca ad accorciare i tempi. Nel frattempo, una quindicina di senatori dell´Ulivo, rigorosamente in fila indiana, inscenano una protesta o, meglio, un simil-girotondo, camminando attorno a Palazzo Madama. Portano un grande manifesto con su scritto: "Legge Cirami, se la conosci la (pr)eviti" e indossano dei cartelli con vari slogan: "Adotta un senatore, scamperai al tuo giudice", "Cocaina al ministero dell´Economia? Ho un legittimo sospetto". I girotondisti veri, invece, arriveranno oggi, e a loro si accoderà anche Antonio Di Pietro. Mentre il centrosinistra va avanti a caffè, cioccolata e dormite di mezz´ora sui divanetti di palazzo Madama, il centrodestra mantiene il punto. E di lì non sembra volersi muovere. Schifani continua a ripetere che la legge Cirami arriverà in aula domani. Anche a costo di non finire l´esame del provvedimento in commissione, dove sono previste ore e ore di interventi di esponenti dell´Ulivo, e di portarlo in aula? "Procediamo per gradi, poi vedremo", è la risposta del capogruppo azzurro. E il presidente dei senatori dell´Udc, Francesco D´Onofrio, assicura: "E´ una corsa contro il tempo, ma useremo i mezzi procedurali a nostra disposizione per impedire l´ostruzionismo del centrosinistra".


Fiat e Cisl, il Fronte rivoluzionario firma gli attentati
Paolo Biondani e Giuseppe Guastella sul
Corriere della Sera

MILANO - C'è almeno un sospettato per i falliti attentati alle sedi Fiat e Cisl di lunedì a Milano e a Monza. E' una persona la cui figura, catturata da una telecamera, è sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri di Milano che sembrano avere già un'idea del nome da abbinare a quell'immagine elettronica: quello di un milanese. E' lo sviluppo che emerge dall'assoluto riserbo che circonda l'inchiesta sugli attentati che hanno fatto tornare l'incubo del terrorismo in Lombardia. Ieri la prima rivendicazione, firmata dal "Fronte rivoluzionario per il comunismo", è arrivata al quotidiano Il Giorno e a "Radio Popolare". Undici pagine scritte fitte al computer e un volantino, stampato in caratteri diversi, che tributa "onore al compagno Carlo Giuliani, morto combattendo durante le giornate di Genova". Che i carabinieri del comando provinciale di Milano avessero già una buona pista lo si era capito subito dopo il ritrovamento dei due bidoni di vernice, pieni di gas e liquido infiammabile, davanti alla sede Fiat di viale De Gasperi a Milano e all'ingresso della Cisl Brianza a Monza. Una traccia che partiva da un episodio "sospetto" di pochi mesi fa alla periferia est di Milano e che troverebbe conferme nelle immagini registrate nella notte tra domenica e lunedì da alcune telecamere della Agfa di via Grosio, l'azienda proprio di fronte alla Fiat. Ma gli investigatori del colonnello Pasquale Muggeo ora punterebbero a un gruppo formato da più persone.

Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, non ha voluto commentare la rivendicazione degli attentati: "A questi non rispondo, non do loro - ha detto - dignità politica né altro: sono soltanto criminali che fanno azioni criminali". Agli attentati, il segretario della Cgil, Sergio Cofferati, ha chiesto una risposta "con il massimo di decisione e di unitarietà" perché "il terrorismo ha da sempre nel sindacato confederale uno dei suoi principali nemici".
Giuliano Giuliani, padre di Carlo, ucciso un anno fa negli scontri per il G8 a Genova, ha detto di provare "solo disgusto" per l'uso del nome di suo figlio. E Giuliano Pisapia, legale della famiglia, ha definito "vergognoso il tentativo di strumentalizzare il nome, la figura e la morte di Giuliani".


Cisl e Fiat, dopo un giorno arriva anche la firma
su
l'Unità

Un lungo documento di carattere politico, composto da 11 pagine, più un'altra pagina di premessa, nella quale si afferma che "il Fronte Rivoluzionario per il comunismo rivendica le azioni compiute nella notte tra domenica 28 luglio e lunedì 29 luglio contro la sede Cisl di Monza e la filiale Fiat di Milano". Il messaggio è giunto per posta prioritaria al quotidiano Il Giorno. La premessa, di 24 righe, si conclude con un riferimento a "Carlo Giuliani, morto combattendo durante le giornate di Genova", e la firma: “Per il comunismo! Fronte rivoluzionario”. Il documento ora è nelle mani degli investigatori, ma già sono arrivate le reazioni di Giuliano Giuliani: "Dopo le belle pagine scritte dieci giorni fa per ricordare mio figlio ecco arrivare di nuovo il fango". È amareggiato il padre di Carlo , per il nome di suo figlio strumentalizzato nel volantino. "Non posso che subire questa aggressione che mi da il voltastomaco".
Una copia della rivendicazione e del documento è giunta anche all'emittente Radio Popolare di Milano. "L'attacco compiuto - è scritto nel foglio - è una risposta all'arroganza con cui i padroni ed i loro servi proseguono la loro opera di demolizione delle condizioni di vita dei proletari". "La convinzione ancora così radicata tra le fila della borghesia - aggiunge la rivendicazione - di poter restare impuniti per i continui ladrocini e le continue malefatte compiute alle spalle dei lavoratori inizia ad incrinarsi e la paura inizia amontare". "Per questo - è infine scritto - il Fronte Rivoluzionario per il comunismo invita tutti i rivoluzionari, tutti gli antagonisti, tutti gli anti-capitalisti ad unirsi sul terreno dell'organizzazione combattente". Molti dubbi sull'autenticità della rivendicazione.
Intanto Sergio Cofferati, leader della Cgil, da Cagliari rilancia la denuncia a qualsiasi forma di terrorismo: "Qualunque sia l'organizzazione sindacale attaccata, la risposta deve essere ferma, decisa e unitaria".


Medio Oriente, l'ora del rimorso
Fiamma Nirenstein su
La Stampa

Alla fine degli anni 60 e nei 70 chi si avventurò nella professione di giornalista visse un'era meravigliosa: quella degli aggettivi e della libertà. Su un giornalismo di informazione e poche inchieste giunse in tutto il mondo un'ondata di letteratura, di colore, di desiderio di affascinare il lettore, mentre intanto il boom dei settimanali, giovandosene assai, tuttavia regolamentava con regole espressive l'afflusso di aggettivi. La tv impose nuovi standard, e anche la rivoluzione giovanile. La scrittura colorata servì soprattutto a portare al lettore i forti sentimenti rivoluzionari della generazione che ora domina nei media; sull'onda del Watergate e di Camilla Cederna, sulla spuma di inchieste nel Meridione d'Italia e del mondo, alla ricerca dei vizi e dei difetti della borghesia internazionale e italiana, un'intera generazione si mise a scovare, annusare, attaccare, ironizzare per il bene dell'umanità; a distinguere buoni da cattivi, oppressori da oppressi, con l'indice levato e la bella scrittura.
La copertura di cronaca e il commento dell'attuale Intifada è certo stato migliore da parte dei corrispondenti che degli inviati (esclusi gli abituée): almeno, in una situazione tanto intricata, avevano elementi di giudizio. E tuttavia, la strenua caccia al sentimento, e il desiderio di quella che è apparsa loro giustizia per un popolo povero, e comunque ritenuto oppresso più da Israele che dai suoi leader, ha travolto la stampa internazionale fino a poco tempo fa: i motivi sono tre o quattro di seguito enucleati rapidamente. Prima di tutto la parola Intifada ha risuonato pavlovianamente in chi, magari, l'aveva già coperta una volta; ha indicato cioè di nuovo lo schema dell'87, quando le città palestinesi erano, prima di Oslo, occupate.
Quindi è piaciuto immaginarsi di nuovo che ci si trovasse di fronte a una rivolta di popolo, i bambini con le pietre in mano contro carri armati che invece erano già usciti da due anni. Secondo punto: nelle città ormai in mano palestinesi e armate con le armi di Oslo consegnate a Arafat, uno strategico misto di miliziani e popolazioni, più una frangia (destinata a crescere enormemente fino a investire il cuore della società stessa) di terroristi davano vita a una guerra molto complicata, difficile da capire, in cui non funzionava l'eterno schema bellico esercito/civili; e soprattutto, la scelta religioso-autolesionista (poi palesatasi nel nome di Al Aqsa e nella miriade di attacchi suicidi) era così nuova da rendere difficile identificarla.
Terzo punto, un insistente e vuoto civettare con l'idea che forse non era proprio Arafat ad aver rifiutato le proposte di Barak, ma viceversa, ovvero l'ignoranza del background storico pure più volte testimoniato da Clinton oltre che da altri personaggi al di sopra di ogni sospetto. Questa che uno psicanalista francese chiamerebbe "sconoscenza" ha fornito l'alibi per ignorare le cause del conflitto. Infine: l'enorme difficoltà nell'accettare che i giornali e i discorsi degli uomini politici arabi, i libri di testo, le tv si riempissero di orribile antisemitismo classico (con la demonizzazione degli ebrei e l'invito a ucciderli ovunque si trovino, con la loro identificazione con gli assassini di Gesù, con la negazione della Shoah) hanno creato una cecità morale sulla gravità dell'odio che ha creato l'ondata di terrorismo suicida.



Con la crisi della Borsa gli italiani scelgono il mattone
Rosa Serrano su
la Repubblica

Delusi dalla Borsa, finiti i tempi della corsa all'oro, vale ancora la pena di puntare sull'immobile? Negli ultimi anni chi ha "comperato casa" ha sempre fatto un buon affare: i prezzi, dal '97 ad oggi, non hanno fatto altro che salire. Puntare sul mattone, dunque, ha pagato e continua a pagare anche se negli ultimissimi tempi ci sono segnali di una frenata in arrivo. L'onda lunga dell'immobiliare sembra infatti destinata a stemperarsi fino ad arrivare, entro la fine dell'anno, ad un fermo. Nei primi mesi dell'anno le quotazione sono sì salite, ma a ritmi più lenti rispetto al passato, scivolando da ritocchi del 7 per centro ad aumenti del 5. Per la fine del 2002 gli esperti prevedono che ci si attesterà attorno al livello dell'inflazione. Per quanto riguarda le compravendite, Scenari Immobiliari prevede che entro dicembre si attesteranno attorno a quota 820 mila, più 2 per cento rispetto allo scorso anno: sarà la prima volta che, dal 1998, ci si ferma a incrementi dei contratti ad una solo cifra (la media degli ultimi tre anni è dell'11,4). Dati che fanno pensare ad una calma in arrivo dopo anni di boom sfrenato.
Calma, comunque, non recessione: i prezzi la smetteranno di salire, ma non per questo caleranno. Di fatti gli esperti fanno notare che dietro l'angolo ci potrebbe essere il rischio di una "bolla specultiva": ovvero di un punto di non ritorno superato il quale, per via dei prezzi già molto alti - dal punto di vista dell'investimento - non resta più nulla da guadagnare. Lo fa intuire l'Ufficio studi di Nomisma: "per i prossimi sei mesi - commenta - gli operatori interpellati fanno presagire una riduzione del tono medio complessivo, con giudizi di stazionarietà preponderanti". Si starebbe avvicinando, dunque, il cosiddetto prezzo di "frizione": quando il livello delle quotazioni supera del 10/15 per cento una realistica stima immobiliare, il tempo per la conclusione della compravendita si allunga perché l'acquirente corre il rischio di comprare un bene "fuori mercato", difficilmente vendibile.

Più prudente, riguardo al fenomeno, il presidente di Scenari Immobiliari Mario Breaglia: "Incrementi annui dei prezzi intorno al 7 per cento sono lontani dal 70/80 per cento del 1990, quindi, risulta difficile parlare di bolla speculativa". La domanda, comunque, malgrado le quotazioni che in molti casi hanno raggiunto limiti "overprice" continua ad essere sostenuta, sia per l'overdose di liquidità disponibile, che per i bassi tassi di interesse sui mutui, la crisi della Borsa, i rientri di capitale a seguito dello "scudo fiscale". In questa situazione, è dunque consigliabile che l'acquirente adotti la tattica del "wait and see": aspetti, verificando con attenzione l'effettivo valore dell'immobile da acquistare.



   31 luglio 2002