
Giustizia, la maggioranza tenta blitz anti ostruzionismo
Angius: "Il Senato è una succursale dello studio di Previti"
su la Repubblica
"Vergogna, vergogna". La protesta dell'Ulivo risuona nell'aula del Senato. Il Polo ha appena ottenuto di cambiare il calendario e di mettere al voto giovedì il disegno di legge sul legittimo sospetto e a Palazzo Madama scoppia la bagarre. Lo scontro - durissimo - è tra il centrodestra che vuole approvare subito la norma che consentirà di spostare i processi se l'imputato ritenesse i giudici prevenuti nei suoi confronti e il centrosinistra che parla di provvedimento "su misura" e afferma che la fretta della maggioranza ha lo scopo di fermare i processi milanesi contro Berlusconi e Previti.
Il livello di scontro si alza con il passare delle ore. Non viene risparmiato neanche in presidente del Senato Marcello Pera. "Ormai il Senato è stato trasformato in una succursale dello studio dell'onorevole Previti", dice il capogruppo dei Ds, Gavino Angius, dopo il voto che ha sancito l'inserimento del ddl Cirami nel calendario dell'aula.
"A questo punto - aggiunge - bisogna chiedersi quando arriverà una legge a difesa del sottosegretario Miccichè per controllare il traffico di droga al ministero delle Finanze". L'opposizione parla di "un colpo di mano" della maggioranza. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama Renato Schifani ribadisce: "Non arretreremo di un passo".
Il nodo è sì sulla giustizia, ma quello che sta facendo precipitare la situazione dando vita al muro contro muro è come ci si è arrivati. Tecnicamente il provvedimento Cerami è ancora in discussione in commissione, ma il centrodestra spera di sconfiggere rapidamente l'ostruzionismo dell'Ulivo e portare il disegno di legge in aula già da domani sera o da giovedì. E per questo, proprio per poter approvare le nuove regole prima della pausa estiva, il centrodestra ha chiesto e ottenuto il cambiamento di calendario. E sempre per questo stanotte la maggioranza ha tentato un blitz in commissione per sconfiggere l'ostruzionismo messo in atto dall'Ulivo che all'opposto vuole dilatare i tempi.
In nottata (in commissione Giustizia si è lavorato fino alle 2,30) il senatore Luigi Bobbio di An ha chiesto che fosse applicata anche in commissione una norma prevista per i lavori di aula e che consente di richiedere il blocco della discussione su un provvedimento quando i lavori si prolungano troppo. Il blitz va parzialmente a segno perché l'Ulivo, pur di non mettere al voto la proposta blocca-dibattito (su cui sarebbe inevitabilmente finito in minoranza) sceglie di rinunciare alla discussione dell'articolo 1 del disegno di legge. "Siamo stati costretti a farlo - spiega Massimo Brutti (Ds) - perché se avessero messo ai voti una proposta del genere tutte le regole sarebbero state stravolte. Avrebbero fatto carta straccia del regolamento. E questo non potevamo davvero permetterlo".
L'ostruzionismo, nonostante il tentativo di Bobbio, andrà comunque avanti. "Continueremo a illustrare - aggiunge Brutti - ogni singolo emendamento. Ne restano 50 e per ognuno di questi abbiamo a disposizione 10 minuti. Vogliono poi ritentare questo blitz? Continueremo a impedirglielo". E stamattina, mentre in aula scoppiava la bagarre, i lavori della commissione sono ripresi.
Al grido "mafiosi, mafiosi" il girotondo con Moretti
su la Repubblica
ROMA - Non si sono presi per mano, non hanno girato intorno a palazzo Madama, ma, nonostante le vacanze estive e la pioggia, i girotondisti sono tornati e, fermi davanti al Senato, hanno voluto manifestare contro il disegno di legge Cirami sul legittimo sospetto e contro "le leggi su misura".
"Mafiosi, mafiosi, mafiosi" è stato il grido dei girotondisti alla notizia, riferita dal senatore Brutti (Ds), che il pdl Cirami andrà in Aula mercoledì. I manifestanti erano rimasti in piazza in attesa della decisione della conferenza dei capigruppo e quando hanno saputo l'esito hanno scandito con le mani il grido "vergogna, vergogna".
Striscioni ("il legittimo sospetto è quello degli italiani", "un girotondo per la democrazia"), grida ("vergogna, vergogna") e, tra il migliaio di partecipanti ancora lui, Nanni Moretti, che non ha rinunciato a questo girotondo "stanziale".
"Questa maggioranza - ha detto il regista - è più incapace, arrogante, e sfacciata del previsto nel difendere gli interessi giudiziari di Berlusconi. Si vuole fare una legge apposta per un processo, quello di Previti, che è arrivato ormai alla fine. Sono molto sfacciati, e se stessero attenti ai sondaggi dovrebbero sapere che stanno perdendo moltissimo. Per quanto riguarda le leggi, noi dobbiamo vigilare". Moretti attacca il governo, ma non rinuncia -ancora una volta - a dare una stoccata all'opposizione: "La richiesta di unità che viene dall'elettorato non mi sembra che sia stata accolta in pieno - ha detto - mi sembra comunque che in primavera si sia riacceso l'entusiasmo presso l'elettorato".
Il presidio di fronte al Senato, cominciato a metà pomeriggio, continuerà fino a sera. "Chi ha pensato di introdurre questo provvedimento - afferma Marina Astrologo, coordinatrice dei girotondisti di Roma - lo faccia prendendosi la resposabilità. La gente dev'essere consapevole di come le leggi vengano utilizzate a mo' di atelier. Avvocati e sarti in modo uguale si prestano a cucire casacche su misura a chi ne ha bisogno". E Francesco 'Pancho' Pardi, il professore che guida la protesta fiorentina, rincara la dose: "Il governo da quando è al potere ha legalizzato l'illegalità, ha attaccato la magistratura e ora sta facendo leggi per garantire pochissimi imputati ben noti e scaricarsi di alcuni processi. Il testo sul legittimo sospetto, inoltre, viene a vantaggio di tutti gli imputati di mafia".
Imi-Sir e lodo Mondadori, in autunno la sentenza
Il pm Boccassini attacca la difesa: sembra "Scherzi a parte"
Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera
MILANO - L'istruttoria del processo "Imi-Sir" e "lodo Mondadori" è conclusa. Ieri il tribunale ha prima ritenuto non documentati i "legittimi impedimenti" per malattia accreditati dagli imputati Renato Squillante e Attilio Pacifico per chiedere il rinvio dell'udienza; poi ha depennato come "sovrabbondanti" gli ultimi due testi delle difese, nuovamente non presentatisi; e quindi ha dichiarato scaduto il tempo (già prorogato un anno fa sull'accordo tra le parti) a disposizione degli imputati che desiderassero farsi interrogare. Si riprenderà dopo l'estate, non il 16 settembre (gli avvocati scioperano il 16, 17 e 18) ma il 19: con le richieste di prove in extremis e con le eventuali "dichiarazioni spontanee" degli imputati. Poi requisitoria e arringhe, 12 udienze sino all'8 novembre.
MALATTIE - "C'è anche qualcun altro che ha un impedimento? Siccome da uno al giorno siamo passati a due al giorno, volevo vedere se fossero aumentati ulteriormente...", esordisce il presidente Paolo Carfì dopo che i legali di Squillante e Pacifico gli chiedono di differire l'udienza già rinviata il 20 luglio per una colica di Cesare Previti. Squillante, in day-hospital dal 18 luglio per "bronchite cronica", risulta ricoverato in ospedale dal 22 luglio e accusa "male asmatico" e "lombosciatalgia": ma per il tribunale, "alla stregua della documentazione" prodotta, "non si comprende la ragione" per la quale il day-hospital è stato "trasformato in ricovero ordinario". Pacifico lamenta "un nuovo episodio di ematuria macroscopica", postumo di un intervento alla vescica: ma per il tribunale "non viene evidenziata alcuna complicazione" rispetto all'ultima visita fiscale che stilava una prognosi di 15 giorni scaduta sabato scorso. Niente altre visite fiscali e niente rinvio.
LEGGE - Nel frattempo accusa e difese se ne dicono di tutti i colori. "Non so più se siamo su "Scherzi a parte" o se questo processo ha bisogno di una benedizione particolare - comincia il pm Ilda Boccassini -. Nelle ultime udienze si sono ammalati, e chiedono rinvii, tre imputati che, se in 2 anni si sono presentati in aula 5 volte, è un conteggio per eccesso. Il tutto, ovviamente, in concomitanza con il progetto di legge che si ritiene possa sospendere la sentenza. A questo punto mi sento davvero impotente". Insorge l'avvocato Sammarco per Previti: "Chiedo che il tribunale censuri il pm e adotti provvedimenti disciplinari: il pm non può permettersi di dire che siamo su "Scherzi a parte" o di dire implicitamente che i certificati medici sono falsi".
I terroristi invisibili che vogliono avvelenare la società
Gaspare Barbiellini Amidei sul Corriere della Sera
È nella mutazione genetica di questa criminalità politica. Essa si è fatta invisibile per scelta, non solo tattica ma strategica. Le vecchie Brigate rosse avevano l'ossessione di apparire. Queste si propongono di avvelenare silenziosamente la società. Non hanno la mania di militarizzare la loro lotta. Non ci sono comandi strategici né colonne. L'organizzazione complessa e megalomane di venti-trent'anni fa scopriva il fianco alle indagini, nel consapevole tentativo di ingigantire le ombre di una presenza esigua, qualche migliaio di cospiratori. Vantavano la possibilità di far saltare il sistema democratico ed elaboravano una antipedagogia sociale, fantasticando reclutamenti di massa e pretendendo legittimazioni.
Probabilmente acefalo, il nuovo terrorismo vive invece di telefonini e di Internet. Si comporta come un inquilino quieto della porta accanto. La virtualizzazione della società ha virtualizzato anche la criminalità politica. Tutta la trama è virtuale, tranne gli esiti mortali delle azioni.
La presenza dei nuovi brigatisti sfuma nella melassa elettronica. Fra i 500 miliardi di informazioni personali, custodite negli archivi delle società telefoniche, ci sono anche i loro intrighi telematici, ma sono quasi introvabili perché quando si schedano tutti è come se non si schedasse nessuno. Circolano in mezzo alla gente, piccoli impiegati, qualche professore di terza schiera, persone senza identità e senza qualità. Evitano i luoghi noti dell'estremismo politico e sociale, tanto è vero che hanno dato scarsissimi frutti le indagini che utilizzano infiltrati.
È necessaria contro di loro una tecnica investigatrice da guerra antisommergibili. Si tratta di indovinare a quale profondità si muovono e di costringerli a emergere. Ai sottomarini localizzati, nell'ultima guerra si rendeva impossibile restare acquattati, spaventando gli equipaggi a forza di bombe sganciate dai cacciatorpediniere. Di solito non colpivano il bersaglio, ma l'effetto psicologico era sufficiente.
Anche qui la partita è in larga porzione psicologica. Nella constatazione della sterilità politica dei crimini, a qualcuno salterebbero i nervi. Se la reazione al terrorismo diventasse ancora più omogenea, con una diffusa pace sociale, se la violenza fisica e verbale fosse espunta dal dibattito civile, qualche eversore spaventato uscirebbe dal sommergibile.
Nella mafia dissociazione, pentimento e delazione arrivano quando diventa senso comune l'orrore per i disvalori mafiosi. Così può avvenire per l'odio politico. Quando i nuovi brigatisti avranno la sensazione di essere rimasti razionalmente soli, sparirà l'omertà di gruppo e si potrà elaborare un modello didascalico generale per lo smantellamento delle singole bande. L'azione investigatrice e la sterilizzazione civile chiedono sincronia. La tentazione di strumentalizzare politicamente tanto il fenomeno quanto il suo contrasto producono invece effetti disastrosi. Certo non gioverebbe alla liquidazione del terrorismo interno un autunno incattivito che i due episodi di ieri sinistramente pretenderebbero di annunciare. Gli anni attuali non sono di piombo, ma le parole non sono leggere. Esse con facilità possono diventare (involontariamente) complici. Una sede della Fiat e una della Cisl: gli strateghi del terrorismo scelgono i bersagli dove si illudono di potere più facilmente calamitare odio.
Pezzotta: sindacati uniti contro gli atti criminali
Immediata solidarietà della Cgil
Roberto Giovannini su La Stampa
Volantini, minacce ai dirigenti, danneggiamenti alle sedi, ora una bomba... in casa Cisl la preoccupazione è alle stelle. Savino Pezzotta chiede - e riceve immediatamente - la solidarietà dell´intero movimento sindacale per il nuovo segnale di "attenzione" da parte delle organizzazioni eversive al suo sindacato, che giunge dopo la firma del "patto per l´Italia" e dell´accordo separato sugli esuberi alla Fiat. Il leader del sindacato di Via Po sta bene attento a distinguere dialettica sociale e azioni terroristiche, ribadisce che la Cisl non si farà intimidire, che firmerà gli accordi che ritiene giusti; ma dopo questo ennesimo episodio, chiede alle forze dell´ordine e alla magistratura - insieme - di assicurare più protezione a sedi e militanti, e di ottenere risultati dal punto di vista repressivo. Anche istituendo una commissione d´inchiesta. Pezzotta sceglie di convocare una conferenza stampa per lanciare il suo appello. Nel corso della mattinata, il leader della Cisl aveva incontrato il capo della polizia, cui aveva espresso la sua estrema preoccupazione per il ripetersi dei "messaggi". "Sono atti che ci preoccupano - ha spiegato Pezzotta - sapendo anche che in libertà ci sono ancora gli assassini di D'Antona e di Biagi. E noi siamo molto preoccupati, perché tutto questo coinvolge direttamente le nostre strutture, i nostri militanti. E non possiamo sminuire quest'ultimo episodio, perchè gli avvenimenti si stanno ripetendo in sequenze sempre più ravvicinate. Va alzata la guardia per non dare spazio e copertura a questi episodi". Successivamente, un incontro anche con il ministro dell'Interno Pisanu, cui ha chiesto una maggiore tutela dei dirigenti non solo a livello nazionale ma anche a livello periferico. Ma il messaggio che il leader della Cisl intende lanciare è soprattutto quello di una rinnovata unità sindacale contro gli "atti criminali". "A questi episodi - ha detto - occorre rispondere con il massimo impegno sindacale unitario, anche se in questi momenti i nostri rapporti sono delicati. Ma è impossibile non rispondere unitariamente su quanto sta accadendo". I "ripetuti gesti intimidatori" non faranno arretrare la Cisl: "continueremo a fare sindacato e a fare accordi quando sarà possibile. Non ci intimoriranno". Tuttavia, il sindacato di Via Po non ha nessuna intenzione di "collegare l'asprezza del confronto in atto e questi gesti". "Non faccio sovrapposizioni - ha detto - tra azioni intimidatorie e la dialettica sociale. Il sindacato, in questo momento, non può avere dubbi né tentennamenti. Poi litigheremo anche su Fiat e su altro, ma questi sono episodi interni ad una dialettica sociale. Gli attentati, invece, sono solo atti criminali. Sovrapporli - è la conclusione - fa male alla democrazia". Immediata la risposta della Cgil, affidata a una nota ufficiale della segreteria nazionale. "Proseguono gli atti intimidatori - si legge - verso le organizzazioni sindacali da parte di apprendisti del terrorismo. Si tratta di azioni mirate a creare tensione e ad alterare le normali dinamiche del conflitto sociale. Sono iniziative da condannare - si legge in una nota - con la massima fermezza e sostenendo nel contempo l'azione degli inquirenti chiamati a scoprire e punire i responsabili. Alla Cisl di Monza va la solidarietà della Cgil nazionale. Con la stessa determinazione la Cgil nazionale esprime la sua riprovazione e condanna per il tentativo incendiario verso la sede Fiat di Milano". Solidarietà alla Cisl e alla Fiat arriva anche dai metalmeccanici della Fiom-Cgil, che "condannano nel modo più netto i tentativi di creare un clima di allarme sociale allo scopo di alterare la normale dialettica democratica". E la Uil affida il commento al suo numero due Adriano Musi. "Assistiamo a una escalation della strategia della tensione, occorre che tutti i soggetti istituzionali e associativi sappiano ritrovare i toni giusti", spiega Musi, che raccoglie e rilancia l´invito all'unità contro una possibile ripresa della minaccia terroristica. "Si stanno assommando - sottolinea il sindacalista - lettere e ordigni per creare un clima di paura nel paese, con il tentativo di limitare l'espressione delle proprie idee senza condizionamenti". Se questa è l'intenzione, osserva Musi, "non potrà che fallire", anche se iniziative come queste "devono però servire come monito a tutti, perché tanti mitomani ed esaltati possono inserirsi in un'atmosfera di polemica e di divisioni. Davanti a simili fatti, è comunque doveroso esprimere il massimo della solidarietà verso i soggetti colpiti, in questo caso prima la Cisl e poi la Fiat". E solidarietà a Cisl e Fiat arriva dalla Cisal e dall´Ugl.
Due ordigni davanti alla Cisl e alla Fiat
Nessuna firma
Carlo Brambilla su l'Unità
Il ritrovamento quasi contemporaneo di due ordigni rudimentali, inesplosi, piazzati davanti a una concessionaria Fiat, in via Grosio a Milano, e davanti alla sede della Cisl di via Dante, a Monza, ha fatto scattare lunedì mattina l'allarme terrorismo. Le stesse "mani medio-dilettanti", come le hanno definite gli esperti artificieri, hanno confezionato due bombe, "più incendiarie che esplosive", formate da bidoni per vernici con all'interno bombolette di gas da campeggio e lattine contenenti petrolio. Tutto collegato da fili elettrici e timer. Secondo gli artificieri "il sistema era ben predisposto, ma meccanicamente realizzato male per poter funzionare". I due ordigni, salvo qualche insignificante differenza fra quello di Milano e di Monza, sono risultati del tutto identici. Nessuna rivendicazione scritta è stata ritrovata sul posto dei mancati attentati. Chi ha dunque piazzato quelle bombe rudimentali? Dal punto di vista tecnico, gli inquirenti sostengono che non deve trattarsi di gente alle prime armi. "Qualcosa di esplosivi ci capiscono", hanno confermato gli artificieri. Comunque entrambi gli ordigni avevano "una forza esplosiva scarsa: se fossero scoppiati avrebbero prodotto un piccolo botto, semmai potevano causare un principio d'incendio".
La sede della Cisl di via Dante a Monza, non è sorvegliata da alcuna telecamera. Il segretario degli alimentaristi brianzoli, Maurizio Beretta, che alle 8.45, ha trovato, insieme ad un collega, la bomba incendiaria ha raccontato subito la sua prima impressione: "Chi l'ha piazzata voleva che fosse trovata". L'obbiettivo era facile: per raggiungere l'ingresso della sede sindacale, costituita in pratica da una vetrina, basta scavalcare un cancello metallico alto un paio di metri, senza punte sulla sommità. Racconta Beretta: "La bomba, era contenuta in un secchio da vernice e sopra c'era un orologio collegato a dei fili che entravano nel secchio. Lo abbiamo trovato proprio di fianco all'ingresso, in bella evidenza". Beretta e il collega hanno subito chiamato i carabinieri, che sono arrivati in pochi minuti e hanno iniziato le operazioni di bonifica, non prima di aver fatto evacuare gli abitanti del palazzo in cui si trova la sede del sindacato brianzolo. Quasi un'ora prima era scattato il primo allarme a Milano quando, verso le 7,30, un impiegato della concessionaria Fiat ha visto un ordigno, nascosto dietro una fioriera e appoggiato alla vetrina. L'impiegato ha subito allertato una guardia giurata che ha poi chiamato il 112. Immediato l'intervento degli artificieri, Gli stessi che poi si catapulteranno a Monza.
Ferdinando Pomarici, capo della Dda e dell'antiterrorismo milanese, il magistrato che sta conducendo le indagini, dopo il ritrovamento delle due rudimentali bombe incendiarie ha dichiarato: "Ci si trova in una situazione di attenzione, ma non ancora di allarme". Sulla situazione del terrorismo in generale, il procuratore aggiunto ha detto: "La situazione è meno grave rispetto agli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta". Secondo il magistrato bisogna tenere conto che vi è "una quota di eversione endemica e fisiologica in tutte le società occidentali. Insomma il fenomeno è meno esteso e articolato rispetto al passato". I due ordigni che "non erano in condizione di esplodere", come hanno precisato ancora in serata gli inquirenti, sono stati inviati ai Ris di Parma per gli esami scientifici.
Molte le reazioni locali di partiti e istituzioni. Giovanni Panzeri, segretario generale della Cgil di Milano ha dichiarato: "Sono atti intimidatori che tentano di sfruttare le tensioni, le difficoltà e le divisioni di oggi. È necessaria una risposta ferma e unitaria da parte delle forze sociali, politiche e istituzionali. Mi auguro che gli inquirenti risalgano al più presto ai responsabili del gesto criminale".
Rifiuti di governo
Francesca Pilla su il Manifesto
Gli ecofurbi e le ecomafie si facciano avanti, arriva il decreto "omnibus" e il concetto di rifiuto diventa un'opinione. A lanciare l'allarme sui pericoli dell'articolo 14 del decreto, bocciato ieri dalla Conferenza Stato-Regioni ma che verrà presentato oggi al senato, sono le associazioni che raggruppano le principali imprese pubbliche e private e i tecnici ambientali. Per FiseAssoambiente, la Federambiente, l'Atia, la Iswa Italia e il Consorzio italiano compostatori, ma anche Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente e Wwf con il provvedimento la gestione dei rifiuti diventa "terra di nessuno" introducendo "un concetto -affermano - di rifiuto arbitrario e soggetto al rischio di interpretazioni discordanti e soggettive". Con l'articolo 14, infatti, cosa debba intendersi scarto diventa un valutazione soggettiva, rendendo di fatto vana la gestione integrata così come prevista dal decreto Ronchi del `97. I rifiuti, anche quelli pericolosi, potranno non essere trattati secondo le regole a patto che vengano "riutilizzati nel medesimo o in analogo ciclo produttivo" dopo aver subito magari un "trattamento preventivo" che non comporti "un'operazione di recupero". La legge è estremamente vaga e non definisce né il tipo di trattamento né quali siano le operazioni di recupero. Non potendo essere prescritto, inoltre, il tipo di ciclo produttivo, né il limite di tempo per l'utilizzo degli scarti, i controlli sulla movimentazione dei residui sul territorio nazionale sarebbero impossibili: il loro trasporto non avrebbe bisogno di alcuna documentazione.
Le associazioni, che sono sul piede di guerra, avvertono: "I rischi per l'ambiente e per la collettività sono incalcolabili". La strada alle misteriose sparizioni di rifiuti - che già nel `98, secondo il Rapporto rifiuti 2001, ammontavano al 7,8% del totale - è aperta. Lo smaltimento dei "rifiuti pericolosi", è oneroso, e farebbe gola a troppi poterli far circolare con la patente di rifiuti "riutilizzabili" grazie a procedimenti alternativi-abusivi meno costosi.
Tutto questo avviene proprio quando il traffico dei rifiuti e il loro smaltimento illegale rappresenta uno dei maggiori problemi ambientali del nostro paese, come del resto ha rilevato la commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse. La produzione di rifiuti industriali nel 1999 - ricorda il comunicato - "è stata di circa 44,5 milioni di tonnellate, di cui l'8% rappresentato dai rifiuti pericolosi". Le mafie della spazzatura, soprattutto al meridione, già ora sguazzano in un mare di regole blande grazie alle quali riescono a mettere mano anche su quei rifiuti classificati come pericolosi dalla Comunità europea se destinati a essere riutilizzati. La stessa camera, nell'ordine del giorno approvato il 19 luglio, ha rilevato - spiegano le organizzazioni - "che l'articolo 14 restringe fortemente, nel suo complesso, la nozione di rifiuto in contrasto con la normativa europea, e rischia di aprire la strada a tutte le possibili invenzioni di riutilizzo da parte delle industrie italiane che vogliano sottrarsi alle regolamentazioni e ai controlli". Le associazioni ci tengono anche a precisare che a essere maggiormente penalizzate saranno "proprio le imprese che finora si sono attrezzate (con costi non indifferenti) per stare in regola".
La soluzione? Trovare un'appropriata definizione di rifiuto e stralciare il decreto. "E' necessario - dicono gli ambientalisti - assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi".
30 luglio 2002