
Il Cavaliere e l´immunità resuscitata
Franco Cordero su la Repubblica
ERA intuibile che vi saremmo arrivati: a mosse felpate, sotto banco (l´emendamento presentato da un N), degl´incursori tirano il colpo a disseppellire un arnese che 9 anni fa le Camere, punte da acuta vergogna, avevano sepolto riformulando l´art. 68 Cost. (l.cost. 29 ottobre 1993 n.3); e sono tecniche da ciurma piratesca. Ricapitoliamo i fatti affinché l´inesperto d´arti giuridiche sappia cos´avviene. L´attuale presidente del Consiglio ha punti deboli, notano gli eufemisti. Alludono ai giudizi milanesi su asseriti affari delittuosi white collar: avere comprato sentenze utili a quella sua vertiginosa scalata, quando non era ancora uomo politico; da uno è uscito sul misericordioso presupposto che, secondo le norme d´allora, i "privati corruttori" fossero indenni dall´aggravante in cui incappano magistrati corrotti ed eventuali intermediari; l´ipotetico delitto sarebbe estinto dal tempo se il reo fruisse delle attenuanti generiche; e la Corte d´appello milanese gliele aveva concesse, prosciogliendolo con una formula poco gloriosa.
A fortiori, appare dubbio statista chi forse comprava sentenze, tanto più quando, insediatosi una prima volta al vertice politico, vuol affidare la giustizia a quel suo avvocato forse intermediario dell´affare losco e accusato d´episodi analoghi. Se vuol purgarsi del sospetto, non bastano i giuramenti convalidati da servizievoli coniuratores (una regina longobarda accusata d´adulterio schierava non rammento quanti vescovi): l´unica via è il giudizio; l´affronti e se mancano prove sufficienti, nemmeno Satana può condannarlo.
Il modo poi in cui B. (Berlusconi ndr) lavora indirettamente nei processi, conferma quanta poco chiamato sia al mestiere dello statista (in tedesco, Beruf, vocazione: l´avevano, a esempio, D´Azeglio, Cavour, Depretis, anche Crispi, Giolitti e, a modo suo, calamitosamente, Mussolini). Anziché discutere le cause nel merito, spendendo quanti argomenti crede d´avere, allestisce spiegamenti da circo equestre, intesi alla fuga dal processo: le udienze preliminari sono fatiche erculee; estrosi incidenti; ostruzionismo sistematico; affermandosi impedito da impegni parlamentari, P. (Previti ndr) chiede rinvii ai quali non ha diritto (art. 420 ante l. 16 dicembre 1999 n. 479). Come Dio vuole, cominciano i dibattimenti: quello dove B. è ancora imputato, pende dall´8 marzo 2000; cronologie quasi bibliche. Le difese s´accaniscono sulle rogatorie bancarie. Quando poi B. riconquista Palazzo Chigi, Senato e Camera convertono in legge le chicanes avvocatesche, ma non è lavoro sopraffino e il committente rimane deluso: letti a regola d´arte, i nuovi testi non gli giovano; gli estratti bancari erano e sono ammissibili. Qui cominciano i pandemoni. Lo statista-imprenditore sfrena i media: gli addetti alla corvée d´urlo inveiscono contro quei giudici ribelli al parlamento, che s´inventano le norme, e altrettali slogan asinini; delitto flagrante, sbraita un´ugola, invocando l´arresto dell´intero collegio. Piovono ricusazioni, essendo nemico chiunque non accolga ogni più folle richiesta difensiva. Salta sulla scena il ministro, tentando d´allontanare un componente del collegio: così il dibattimenti ripartirebbe ab ovo (2 anni persi); ma tempestive contromosse lo salvano.
Allora dei notabili intavolano una diversione pro bono pacis, come se non fosse B. l´aggressore: quanto gli rincresce vedere l´Italia divisa; non converrebbe placare gli animi riesumando l´immunità processuale che l´art. 68 Cost., vecchio testo, garantiva ai parlamentari? Idea talmente vergognosa da cadere subito ma non è mai detta l´ultima parola. Dopo innumerevoli stratagemmi, sventati perché vigono ancora delle regole, gli esorcisti forzaitalioti tentano l´ultimo scongiuro, la rimessione dei processi, perché, dicono, l´ambiente ambrosiano li inquina: che colpo dilatorio sarebbe ricominciare ab ovo i dibattimenti a Brescia; e non vi riescono nemmeno stavolta.
B. rischia quella decisione nel merito che teme più della peste. Falliscono gli estremi tentativi milanesi d´imporre una sospensione.
Le cose sono a tal punto quando gli strateghi deliberano la mossa che, se riuscisse, liquiderebbe l´incubo berlusconiano: è affare improbo e lungo ripescare l´autorizzazione a procedere con una controriforma dell´art. 68 Cost.; meglio introdurre un meccanismo ancora più sicuro attraverso i soliti canali legislativi, nella forma meno visibile, attraverso un emendamento; padroni dei numeri, combinano quel che vogliono.
Ora, sulla piazza europea esiste l´ordigno ad hoc. Vediamolo questo "modello spagnolo" su cui farfugliano Tartufi italiani: l´eletto non è giudicabile; automaticamente sospesi i processi in corso; e resta nel limbo, invulnerabile, finché appartenga all´assemblea; rieletto, recupera l´immunità. Tale la meraviglia iberica scoperta da cervelli forzaitalioti. Dobbiamo mutuarla? Dimenticavo: B. non c´entra; solo anime nere sospettano che la proposta sia nel suo interesse; honny soit qui mal y pense.
Ma tornando alla domanda, ecco in breve le ragioni del no. Primo: avevamo qualcosa d´analogo nell´art. 68 Cost., comma 2 (meno funesto, essendo deliberata nei singoli casi l´immunità: presupposta un´assemblea moralmente sensibile, è sperabile che ai più gaglioffi sia negata
)
Anacronismo intollerabile e una legge costituzionale, 29 ottobre '93 n. 3, l´ha abolito, nel modo discreto in cui il governo austriaco aveva rimosso la colonna infame milanese. Secondo: sarebbe norma grossolanamente invalida; i cittadini non sono più «eguali davanti alla legge» (art. 3 Cost., comma 1) se chiunque riesca a sedersi sugli scranni schiva il processo, risultando de facto penalmente immune perché "nulla poena sine iudicio", né sarebbero operabili misure cautelari. I proponenti non se ne curano: tutto sta nello spacciare la legge; poi va applicata, salvi dubbi d´invalidità da sottoporre alla Corte competente; nel frattempo il processo ristagna. Terzo: è fiaba turpe che bisogni tutelare i parlamentari e, quindi, gli elettori dal pericolo della «malagiustizia» (parola icastica, cara a B.); nei giudizi italiani l´innocente corre sul velluto, siamone grati al Signore, e, cosa meno edificante, rischiano poco i colpevoli, ai quali viziosi pseudogarantismi aprono larghi spiragli. Quarto, i trapianti sono poco raccomandabili nelle materie giuridiche: può darsi che il "modello spagnolo" lavori benissimo là; qui siamo in Italia, dove allignano B. e i suoi.
Noto infine che fenomeno senza precedenti sia questo traffico legislativo da bricoleur: se una norma lo disturba, B. la cambia (falso in bilancio, a esempio); siccome le carte bancarie elvetiche costituiscono prove pericolose, attraverso laboriosi operai ritocca gli articoli sulle rogatorie, e via seguitando. Stavolta iberna i suoi processi, nonchalant della Carta: ha i numeri e vari soi-disants esperti; quando voglia, se la riscrive. Cose mai viste nell´Occidente europeo: le civiltà del diritto romano-germanica e anglosassone postulano una razionalità atemporale; lo sviluppo avviene organicamente, attraverso lunghe incubazioni. L´Italia 2002 sta emigrando nel New Brave World: né Roma, né Bisanzio; dovendo indicare un toponimo, direi Tortuga.
Il capitalismo giu' di morale
Scandali americani, una lezione
Sergio Romano sul Corriere della Sera
Dopo il caso Enron (un colosso dell'energia che ha vistosamente truccato i suoi bilanci), un economista, Paul Krugman, scrisse che lo scandalo sarebbe stato più grave, per gli Stati Uniti, degli attacchi terroristici dell'11 settembre. Ciò che è accaduto da allora sembra confermare questo giudizio. Il catalogo delle malefatte commesse dal capitalismo americano è impressionante. I conti delle aziende sono stati spudoratamente alterati. I revisori hanno nascosto al mercato il risultato dei loro controlli e lautamente approfittato del loro silenzio. Una grande impresa ha «gonfiato» con una vendita fittizia la colonna degli attivi. Alcuni consiglieri d'amministrazione (fra i quali l'attuale inquilino della Casa Bianca) hanno accettato prestiti, a condizioni di favore, dalle aziende su cui dovevano vigilare. Altri (fra cui lo stesso Bush) avrebbero sfruttato notizie riservate per sbarazzarsi tempestivamente di azioni che erano condannate a perdere, di lì a poco, una buona parte del loro valore. Pensavamo che in materia di insider trading , conflitto d'interessi e diritto societario vi fossero negli Stati Uniti le migliori leggi del mondo. Ci accorgiamo che non sono riuscite a evitare le peggiori manipolazioni contabili commesse sin dall'epoca in cui i «baroni con i denti di acciaio» costruivano le loro enormi fortune.
L'America ha dimostrato ancora una volta una straordinaria capacità di reazione. La stampa ha indagato, i risparmiatori si sono organizzati per meglio difendersi, alcuni dirigenti si sono immediatamente dimessi, gli uomini politici hanno riconosciuto l'esistenza del problema e garantito che si sarebbero impegnati a evitare la ripetizione di quanto era accaduto. Ciò che maggiormente colpisce, alla fine della giornata, è la prontezza con cui l'America si è messa immediatamente al lavoro. I mezzi d'informazione hanno avuto nella vicenda un ruolo decisivo. I giornalisti hanno aperto cassetti, svuotato armadi, ritrovato il filo di vecchie vicende, esposto panni sporchi. E non hanno esitato a chiamare in causa il passato del presidente e del vicepresidente.
A me sembra che questa storia americana contenga due lezioni, strettamente collegate. In primo luogo dimostra che la realtà, soprattutto in una fase di grandi mutamenti, «inventa» trasgressioni e deviazioni che nessuna legge aveva previsto. In secondo luogo conferma che la moralità di un Paese dipende, in ultima analisi, dalla rapidità delle sue reazioni e dall'indipendenza della sua stampa.
In ultima analisi l'America non sarà giudicata dai suoi scandali, ma dalla fermezza e dalla rapidità con cui avrà saputo affrontarli. Per un Paese come l'Italia, dove le reazioni sono lente, i responsabili inamovibili e le leggi oscure o tardive, questa, non gli scandali, è la notizia più importante che viene oggi dall'America.
«La Ue? Gigante economico, nano politico e verme militare»
Anche Fini sostiene l'allargamento dell'Unione alla Russia ma «fino agli Urali»
brevissime del Corriere
Definizione dell'Europa nel giorno della parità raggiunta dall'euro con il dollaro: «Un gigante economico, un nano politico e un verme militare». A firmarla è il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, intervenuto a Bologna a un convegno sul futuro dell'Unione Europea anche in qualità di rappresentante per l'Italia nella Convenzione europea. L'espressione «verme militare» sicuramente pesa, è una critica aperta all'Unione attuale, spesso assente nei momenti di emergenza internazionale. Ma il discorso di Fini è tutto orientato a una speranza nell'Europa del futuro e vi si può leggere anche un cenno di autocritica sulle proprie convinzioni passate: quella della parità euro-dollaro «è una data da segnarsi sul calendario, se ce lo avessero detto qualche tempo fa nessuno ci avrebbe creduto». E proprio perché «c'è effettiva parità ed è evidente il ruolo di potenza economica» dell'Unione Europea», secondo Fini occorre «essere ancora più convinti della necessità di costruire un'Europa altrettanto importante dal punto di vista politico e della sicurezza». A questo proposito, il leader di An si è detto favorevole all'allargamento dell'Ue alla Russia «fino agli Urali» , concetto ribadito ancora ieri anche dal premier Silvio Berlusconi.
Made in Italy: le difficoltà di competere
Rapporto Ice-Istat 2001-2002
su Il Sole 24 Ore
Il rallentamento dell'economia mondiale nel 2001 si è naturalmente riflesso sulle esportazioni italiane, il cui tasso di crescita per l'insieme dei beni e servizi è passato dal brillante 11,7% del 2000 allo 0,8% appena. Anche la dinamica delle importazioni ha subìto una sensibile frenata, dal 9,4% allo 0,2% di aumento dello scorso anno. Ne è risultata, nonostante la caduta delle importazioni, una significativa diminuzione del contributo della domanda estera netta all'incremento del Pil (0,2% rispetto allo 0,8% del 2000. Allo stesso modo, riflettendo il declino del commercio internazionale, la dinamica delle vendite all'estero è peggiorata in tutti i principali paesi dell'area dell'euro, a cominciare dalla Francia; la decelerazione è stata, invece, più contenuta in Germania e Spagna.
I dati mensili dell'Istat relativi all'interscambio commerciale mettono in evidenza la progressiva perdita di velocità dei flussi di import-export nel corso del 2001, effetto dell'indebolimento della congiuntura internazionale e interna. Il rallentamento è stato maggiore per le importazioni, perché alla contrazione dei volumi si è aggiunto il calo dei prezzi, che ha determinato un forte recupero delle ragioni di scambio dopo la flessione registrata nel 2000. Le esportazioni di merci, in particolare, sono diminuite dello 0,2% in quantità, a causa della caduta (-3,6%) verso i paesi dell'Unione europea, mentre sono continuate ad andare bene, anche se a ritmi molto più contenuti (+3,5%), nei confronti dei paesi extraeuropei.
Questi ultimi andamenti sono, nella gran parte, spiegati dalla debolezza dell'euro, che ha favorito le nostre esportazioni verso le aree geografiche extra Ue. Sui mercati europei, per contro, è sempre più evidente il problema della competitività del made in Italy. Il saldo commerciale complessivo, date le dinamiche divergenti (in valore) dei flussi di import-export, è risultato pertanto in notevole miglioramento (9,9 miliardi di euro, a fronte di 2,1 miliardi nel 2000). L'avanzo nei confronti dei paesi extra Ue è più che raddoppiato, soprattutto a causa del calo del prezzo del petrolio, mentre il deficit verso l'Unione europea è rimasto stazionario, risentendo della debolezza delle vendite sul mercato tedesco.
Il miglioramento dell'interscambio commerciale si è, poi, riflesso sul saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, tornato in equilibrio nel 2001 (dopo il disavanzo di oltre 6 miliardi di euro fatto segnare un anno prima), nonostante il contenuto peggioramento della componente dei servizi.
La collaborazione tra Ice e Istat nell'ambito del Sistema statistico nazionale ha dato luogo, per il quarto anno consecutivo, alla presentazione congiunta delle due principali pubblicazioni statistiche sul commercio estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane: L'Italia nell'economia internazionale-Rapporto Ice 2001-2002 e l'Annuario statistico del commercio estero e attività internazionali delle imprese Istat-Ice 2001.
La base informativa così resa disponibile è, quindi, molto ampia e articolata, in grado di meglio soddisfare le esigenze conoscitive degli operatori pubblici e privati. Una più approfondita utilizzazione dei dati sugli scambi con l'estero delle merci e dei servizi, e di quelli relativi agli investimenti diretti esteri consentono, infatti, un'analisi puntuale del sistema produttivo e commerciale dell'azienda Italia nel contesto dell'integrazione europea e della globalizzazione dei mercati.
Rapporto 2001-2002 sul commercio estero (sintesi)
Seggi vacanti, sventato il golpe della destra: deciso il congelamento
sommari de l'Unità
La maggioranza voleva attribuirseli tutti: si divide e viene sconfitta. Deciso il congelamento. Dopo oltre un anno si chiude la vicenda della mancata assegnazione degli scranni che FI reclamava. Approvato l'ordine del giorno di Mancuso. Pannella: ora attendo che la giunta sia convocata e metta la parola fine alla flagrante illegalità che si era installata alla Camera.
La storia, le storie
Ragazzi che digitalizzano i documenti. Hanno informatizzato le carte di Iri, Istituto Luce, parte della Camera e di 40 famiglie gentilizie
Francesco Grignetti su La Stampa
HANNO cominciato quasi per scherzo, pensando a come inventarsi un lavoro, essendo un gruppo di giovani storici che osservavano sgomenti le loro (grame) prospettive di carriera. Sono diventati un eccellente gruppo di lavoro, ormai indispensabili quando si pensa a modernizzare un archivio, a digitalizzarlo e portarlo su Internet.
Quei quattro amici al bar (della Sapienza) dopo non tanti anni di lavoro vantano al loro attivo l´informatizzazione dell´archivio dell´Iri, dell´istituto Luce (quasi ultimata la sezione cinegiornali, tocca ora alle fotografie), di un pezzo dell´archivio storico della Camera (è on-line la parte più antica, quella dall´Unità d´Italia al 1948), dell´Enel.
Ma tanti altri archivi potrebbero finire su Internet, a disposizione dei ricercatori italiani e di tutto il mondo. In qualche caso il più è stato fatto: è il caso, ad esempio, se venissero superati i problemi burocratici e legali che finora li hanno tenuti bloccati in un computer, degli archivi privati di quaranta famiglie gentilizie romane. «Eravamo davvero quattro amici quando è nata questa attività. Io studiavo l´archivio dell´Enel a Napoli. E lì è scoccata la scintilla», ricorda Giovanni Bruno, storico, che è un po´ il capocordata. «A volte ci si è persi per strada quando si parte con progetti troppo faraonici.
Abbiamo visto che è fondamentale unire le competenze degli storici e quelle degli informatici con lo spirito giusto, senza prevaricazioni», precisa Gabriele D´Autilia, che sta seguendo la digitalizzazione del Luce e che ha curato la recente mostra fotografica sugli sventramenti urbanistici al museo di piazza Sant´Egidio. Ormai sono una società, la «Regesti», ben conosciuta per le consulenze e la creazione di software. L´archivio digitale è davvero una piccola rivoluzione nel mondo degli studi storici. Quanto c´è di più polveroso, difficile, inaccessibile - ossia buste o faldoni stipati in chilometri di scaffali, con indici arcaici, orari impossibili a cui adattarsi, locali ostili in cui studiare e personale spesso scorbutico - nel momento in cui finiscono su Internet diventano magicamente liberi, facili, accessibili. Un esempio su tutti: il nuovissimo archivio della Camera. Dal 31 maggio sono disponibili on line gli inventari e le immagini di alcuni dei più importanti fondi conservati a Palazzo San Macuto: le Commissioni parlamentari d´inchiesta dell´Ottocento, la Consulta Nazionale e l´Assemblea Costituente. Per consultare le immagini delle carte custodite e gli inventari dei fondi già automatizzati, per sfogliare le sequenze dei fascicoli od effettuare una ricerca, basta entrare nelle pagine web di www.camera.it.(meglio ancora: http://archivio.camera.it).
Lo storico moderno, insomma, cambia pelle. Sono molti i ricercatori che lavorano di computer e di scanner. Per tanti studenti in vicinanza della laurea, la digitalizzazione è diventata una piccola fonte di introiti. Quest´americanizzazione di un nobile mestiere a qualcuno non piace. In un recente convegno, organizzato dal Cnr, Maria Carla Sotgiu, direttore della Discoteca di Stato, l´istituto di via Caetani, si è scagliata contro la nuova moda. «Non facciamo giocattoli», il suo monito. Un gioco? Mica tanto.
16 luglio 2002