
Nuovo attentato a Gerusalemme: otto i morti. Missili israeliani su Ramallah
sommari de l'Unità
Un kamikaze palestinese si è fatto saltare in aria a una fermata d'autobus nel quartiere della Collina Francese, a Gerusalemme. Il bilancio, fatto dal capo della polizia, Mickey Levy, conta otto morti e decine di feriti. Immediata è scattata la rappresaglia: gli elicotteri israeliana hanno sparato cinque missili contro Ramallah. Il tutto mentre la diplomazia latita: Bush ha rinviato il suo discorso su uno Stato palestinese.
Lo stato di rovescio
sommario de il Manifesto
Magistratura chiusa per sciopero. Oggi i giudici italiani incrociano le braccia contro l'assalto di Berlusconi e Castelli all'ordinamento giudiziario e allo stato di diritto. Scontro in aula al senato, protagonista Francesco Cossiga: «Uno sciopero eversivo» Lo scontro istituzionale a un anno esatto dall'insediamento del governo. Un anno inaugurato dalle illegalità di stato compiute a Genova: oltre all'uso di armi e manganelli, anche la manipolazione delle prove. La Barbera incriminato per falso e calunnia per le molotov «trovate» alla Diaz.
«G8, le prove falsificate dalla polizia»
I pm: molotov finte
brevissime del Corriere della Sera
GENOVA - I funzionari di polizia che parteciparono al blitz della scuola Diaz, già indagati per le violenze sui no-global, si sono visti arrivare una nuova accusa dalla procura di Genova: quella di aver creato prove false per giustificare l'irruzione. Secondo i pm Francesco Pinto e Enrico Zucca, la polizia dopo il blitz avrebbe trasformato bottiglie di vino in molotov e avrebbe preso degli attrezzi da un cantiere all'interno della scuola facendoli poi passare per armi dei black bloc. I reati contestati sono falso e calunnia. Fra gli indagati c'è l'ex vicecapo della polizia Arnaldo La Barbera, che ieri è stato interrogato in procura proprio per la Diaz.
Beni culturali il governo licenzia Sgarbi
Sui monumenti ai privati passa la linea Urbani-Tremonti
su la Repubblica
ROMA - Vittorio Sgarbi è stato licenziato dal governo. Il consiglio dei ministri, nella riunione di oggi, ha dato parere favorevole sulla revoca al critico d'arte dalla carica di sottosegretario ai Beni culturali. "Il consiglio dei ministri, sentito dal presidente Berlusconi in ordine alla proposta di revoca di nomina dell'onorevole Vittorio Sgarbi a sottosegretario di Stato ai Beni e attività culturali - dice il comunicato della Presidenza del Consiglio - ha espresso unanime avviso favorevole, avendo collegialmente ritenuto che sono venute meno le condizioni per la permanenza dell'onorevole Sgarbi nella carica e nelle funzioni di Sottosegretario di Stato".
Il grande dibattito sull'alienabilità dei beni culturali italiani si conclude con la vittoria assoluta della linea dura del ministro Giuliano Urbani che già aveva avocato a sé le deleghe che Sgarbi aveva rimesso in aperto disaccordo con la linea del suo superiore.
Urbani nei giorni scorsi ha sostenuto la possibilità di vendere i beni demaniali "anche se hanno qualche rilevanza artistica", attirandosi le critiche dell'opposizione e dello stesso Sgarbi. Ma d'accordo con lui è il ministro dell'Economia Giulio Tremonti che ha detto che l'obiettivo non sia "svendere, ma piuttosto evitare gli sprechi" fondando un'apposita società di gestione del patrimonio artistico.
Anche il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi è intervenuto sulla vicenda cercando di arginare questa tendenza. Il presidente della Repubblica ha scritto qualche giorno fa una lettera a Silvio Berlusconi sottolineando che i beni culturali sono "un patrimonio comune a tutto il Paese". Ma con la revoca del mandato a Sgarbi per il momento passa la linea Urbani-Tremonti.
Scalfaro e lo «Sciamano», in Aula va in scena il duello dei presidenti
Maria Latella sul Corriere della Sera
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Staino su l'Unità
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ROMA - Tre democristiani. Due ex presidenti della Repubblica, uno che il Quirinale l'ha mancato per un soffio. Pallidi, tutti e tre, di quel pallore diafano che arriva con la vecchiaia. Oscar Luigi Scalfaro siede nel primo dei banchi della Margherita, immobile, le mani quasi sempre giunte. Giulio Andreotti siede sul lato opposto: sfoglia, come da iconografia, alcune carte. Il terzo li sovrasta, e non soltanto perché si trova più in alto. Quella di oggi, nell'aula del Senato, è la giornata di Francesco Cossiga, Francesco Cossiga contro i giudici che l'hanno intercettato e il presidente emerito, già senatore a vita ora dimissionario, intende assaporare, goccia a goccia, il gusto amaro dello scandalo. Perché lo scandalo, dirà, «può essere utile». «Opportuno», perfino. A capo eretto e mani giunte, lo ascolta Oscar Luigi Scalfaro, suo successore al Quirinale, l'ex magistrato dai magistrati riamato, l'uomo che, invece, gli scandali li ha sempre massimamente detestati, evitati, negati con sdegno, lui che della discrezione ha fatto il perno centrale di una vita. A capo chino sulle carte, come faceva, udienza dopo udienza, nei suoi processi durati anni, ascolta pure Giulio Andreotti, dei tre il più potente, potente più a lungo, almeno, l'unico che i giudici hanno portato in aula. Legge, Andreotti, e forse condivide, i più scandalosi passaggi dello «scandaloso» Cossiga, di sicuro apprezza l'orgogliosa rivendicazione del primato della politica, e quel riferimento al procuratore di Milano, D'Ambrosio: «Ricordi che tra lui e un parlamentare vi è un abisso». «Lui» ha vinto un concorso, dice Cossiga, «noi» siamo stati eletti. E in un tripudio di evviva del centrodestra e di silenzi dissensi del centrosinistra, mentre «di là» solo Ottaviano Del Turco e Franco Debenedetti applaudono, mentre i parlamentari della Margherita lasciano l'aula, si consuma la frattura finale tra i tre democristiani vecchi e pallidi: di qua Cossiga e Andreotti, di là Scalfaro, col suo disagio per niente dissimulato, proclamato anzi. Il discorso di Cossiga, Scalfaro lo dice con tagliente nettezza, è stato «una requisitoria», prima di definire «atto eversivo» lo sciopero dei magistrati «bisognerebbe pensarci su» E ancora: «Pur essendo contrario allo sciopero non posso accettare che si mettano i magistrati che difendono autonomia e indipendenza sul banco degli imputati». E poi una polemica con Pera: «La rinuncia al ruolo di senatore a vita non può essere sottoposta ad alcun voto, il Senato può rivolgere un invito, che faccio mio, al presidente Cossiga perché ci ripensi, ma nient'altro. Forzare il dettato costituzionale è sempre negativo». Pera replica: «Il Senato è un ramo del Parlamento libero e sovrano».
Prime pagine
Luigi Pintor su il Manifesto
La prima pagina di un quotidiano che comprate in edicola e che cola inchiostro come sangue sulla tragica sconfitta della nazionale azzurra contro la tigre di carta asiatica è giornalisticamente corretta e va incontro ai vostri sentimenti. Ma le prime pagine di tutti i quotidiani italiani (con due eccezioni) che fanno la stessa cosa e avete la sventura professionale di vederle tutte insieme sul vostro tavolo vi sopraffanno. Una sintonia così piena si raggiunge di rado, per eventi più o meno epocali (l'invasione della Polonia nel 1939, l'idraulica difettosa di Cernobyl, le percentuali elettorali del 2001). Neppure il fungo di Hiroshima ebbe questo effetto e un giornale distratto gli dedicò una notizia con titolo su una colonna. Per raggiungere l'unanimità sono necessari non solo una comune passione ma un pensiero unico: arbitro cornuto, di cui un commentatore ha detto di voler conoscere non solo la moglie ma anche la madre.
Questo punto di vista, che ha sempre unificato gli stadi, finalmente cementa anche le istituzioni aspramente divise su qualsiasi altro argomento e le salda per una volta alla pubblica opinione. Non è folklore e non faccio dell'ironia pur confessando che le partite di calcio non mi appassionano più dai tempi di Rosetta e Calligaris. Sono cose serie e ricordo che Palmiro Togliatti spedì un telegramma di cordoglio quando il grande Torino precipitò con l'aereo. Bisogna riconoscere che l'occasione era un po' diversa ma è un dettaglio, fu giusto il cordoglio universale allora come è giusto il rammarico casalingo oggi.
C'è stata però questa volta una maligna coincidenza, che mentre i nostri undici ragazzi tornavano a casa mortificati ma sempre in forma una ventina di studenti ebrei saltavano in aria insieme a un giovane suicida palestinese. E che sulle prime pagine in lutto di tutti i quotidiani nazionali (con due eccezioni) e sui telegiornali di ogni canale questo evento è finito in terza posizione. Essendo bene o male del mestiere immagino che un dilemma deve aver attanagliato per qualche minuto gli impaginatori, circa la gerarchia del notiziario, ma non più di qualche minuto trattandosi in definitiva di due fatti di cronaca nera.
Lettera al Padreterno
Stefano Benni su la Repubblica
Dopo l'eliminazione della virginale Italia da parte dei corrotti coreani, il premier Silvio Berlusconi, garante dell'indignazione patria finalmente unita, coesa e bipolare, ha inviato le seguenti lettere che partecipi e furenti pubblichiamo. Lettera uno: "Caro Trap, mi consenta di dirti che ci son rimasto proprio di merda".
Il mio regimuccio aveva un forsennato bisogno di trionfi sportivi, e tu ti fai sbattere fuori come un extracomunitario qualsiasi. Beffa e disdoro! Io, il re dei pataccari, eliminato da un guappo di mezza tacca come Blatter, uno che contrabbanda qualche soldo in Svizzera, con un conflittino d'interesse ridicolo, da amministratore condominiale. E io, che do dell'you a Bush e faccio tremare le magistrature europee, dopo aver superato avvisi di garanzia, cassazioni, rogatorie e toghe rosse, mi trovo fregato da tale Ciccio Biròn Moreno, un arbitro ecuadoriano che sembra Mastella alle elementari, e da una banda di segnalinee che tutti insieme non prendono il rimborso spese di un inviato Rai".
"Sì, lo so, ho anch'io le mie responsabilità. Quando mi hai avvertito che bisognava comperare l'arbitro e che il segreto della Corea era il Ginseng, mi son dato da fare. Ho mandato subito Previti, il mio specialista in shopping di arbitrati.
È stato allora che ti ho suggerito l'operazione Dio è con noi. Col Messico è andata bene, ma hai commesso un errore. Non dovevi consumare subito tutta la damigiana di acqua benedetta, dovevi centellinarla, non annaffiare il campo e farci il caffè per la squadra. Purtroppo non siamo riusciti a procurarci una seconda damigiana. Era acqua benedetta di Santa Maria Novella e abbiamo già venduto la chiesa agli americani, che han riempito l'acquasantiera di sangrilla
Lettera due. "Caro Bush, tu sì che sei un grande diplomatico, altroché quella mezza sega di Carraro. Appena hai sentito aria di truffa, hai subito orientato i tuoi missili contro il Messico e il Brasile. E gli Usa si sono qualificati. Ora ho bisogno del tuo aiuto. Devo vendicarmi della Corea di Ginseng e dell'Ecuador di Ciccio Biròn. Ho guardato sulla carta e sono troppo distanti. Potrei attaccare l'Ecuador con la mia indomita aviazione, ma alla Corea devi pensarci nuovamente tu. Salvatore o' saracino e Pasquale o' motociclista, i due attori napoletani che tu ben conosci, sono pronti a impersonare Bin Laden e il mullah Omar in ogni parte del mondo. Potrebbero farsi vedere in Corea, magari con la maglietta rossa mentre tifano sugli spalti. A questo punto bombardare lo stadio sarebbe giusto e umanitario. Vendicami, ti prego. In cambio farò qualsiasi cosa.
Lettera quattro. "Caro Dio, questa non me la dovevi fare.
Ho trasformato la televisioni italiane in un catechismo, in una processione di ex-voto, santi santini e santoni. Dal suolo patrio stremato dalla canicola, sale al cielo una nuvola di smog e incenso. La curia è l'unica istituzione a cui do retta quasi più della Confindustria e della Pidue. E tu cosa mi fai? Preferisci la Corea pagana e idolatra dei Ginseng, dei Confuci e dei Buddha Shiva e Vismara (ho preso lezioni di teologia orientale da Pera). Cosa hanno i coreani che io non ho? Va bene, il loro presidente intesta tutto ai figli e a io a mio fratello, ma che differenza fa? Non sono più il tuo pataccaro preferito, il moltiplicatore di pani e pesci, l'uomo della Provvidenza, il tuo high-range sponsor? I casi sono due: o non esisti, e allora mi trovo subito un altro alleato di maggioranza. Oppure esisti e mi hai fregato. Ma stai attento: come ho detto a Bossi, nessuno mi frega due volte. Perciò scendi, mostrati e parliamo da pari a pari. E non dire che sono un megalomane e che gli insuccessi mi stanno dando alla testa. Ti aspetto. Il tuo interim in terra, Silvio"
20 giugno 2002