
Ma gli affamati non fanno paura
Dopo il fallimento del vertice Fao
Franco Venturini sul Corriere della Sera
Chiudendo un vertice Fao che rischia di passare alla storia soltanto per la crudele assenza dei ricchi e dei potenti, Silvio Berlusconi ha detto due cose sulle quali sarebbe altrettanto crudele evitare una riflessione: chi ha fame «non è un uomo libero», e potrebbe risultare anche «pericoloso» in un mondo segnato dalla paura del terrorismo. Il primo assunto ci trova pienamente concordi. Per la filosofia e per la religione un essere umano conserva sempre la libertà del suo spirito, ma esistono condizioni di fatto capaci di violentare un dono tanto prezioso. Chi soffre la fame e di fame muore ci riporta alle schiavitù descritte da Solgenitsin e da Salamov, ci fa ripiombare nelle pagine di Primo Levi che oggi si chiederebbe con noi «se questi sono uomini». Nel mondo d'oggi che pretende di essersi lasciato alle spalle i lager e i campi di sterminio, un fardello tanto pesante dovrebbe turbarci più di quanto sia riuscito a fare il vertice della Fao. Ma evitiamo almeno di considerare banale la perdita della libertà in ampie zone del pianeta soltanto perché da tempo ne abbiamo contezza.
Non siamo invece d'accordo, purtroppo, con la seconda argomentazione di Berlusconi. «Pericolosi»? Se gli affamati davvero lo fossero, la loro sorte diventerebbe allora una priorità, il mondo intero si mobiliterebbe in nome della sicurezza, e alla Fao nemmeno uno strapuntino sarebbe rimasto libero.
La realtà è diversa. Chi patisce una fame omicida lo fa in silenzio proprio perché è stato espulso dal suo diritto di libertà. Chi sopravvive con un simbolico dollaro al giorno o con poche gocce d'acqua è vittima della violenza suprema e non può concepire altre violenze, non pensa al terrorismo, non concepisce bombe «sporche» o «pulite». Chi muore di fame non conosce la politica, non ha più una religione diversa dal vedere una nuova alba, non possiede nulla oltre alla sua sofferenza. Se non fosse per alcune televisioni (troppo poche) non conosceremmo nemmeno quei volti scavati, quelle mammelle rinsecchite, quei ventri di bimbi orribilmente gonfi per un atroce paradosso che annuncia la fine.
Per questo, perché i moribondi di fame non trovano rappresentanza nemmeno nella pericolosità, il vertice della Fao e i suoi simili ci paiono tanto inadeguati. Li vorremmo più austeri e meno inutilmente ripetitivi, li vorremmo più decisionisti e meno declamatori, li vorremmo meno ipocriti e più generosi. Ma nessuna correzione di rotta potrà risultare valida, se il Nord del mondo non si rassegnerà prima a una diversa distribuzione delle risorse e ad un parallelo sistema multilaterale capace di vegliare sull'efficacia degli interventi. L'Onu fa quello che può, e non basta. Il Fondo Monetario e la Banca mondiale hanno urgente bisogno di riforma. Soprattutto, sono i Potenti della Terra a dover compiere un salto culturale, sono i Grandi del benessere a dover raccogliere una sfida trattata sinora con colpevoli mezze misure.
Eccola, una missione per quel G8 troppo precocemente definito «inutile» e che torna a riunirsi in Canada alla fine del mese. Ecco una occasione perché l'Italia che ha visto da vicino le sedie vuote della Fao eserciti un ruolo propulsivo. Facendosi paladina del diritto di tutti alla libertà. Comportandosi come se la moltitudine degli affamati terminali fosse davvero quello che purtroppo non è: pericolosa.
Ciampi scrive a Berlusconi: no alla svendita del patrimonio italiano
sommari de l'Unità
Carlo Azeglio Ciampi ha promulgato la legge cosiddetta salva-deficit (che prevede la svendita del patrimonio pubblico) approvata definitivamente dal Senato giovedì scorso. Ma contemporaneamente ha spedito a Silvio Berlusconi una lettera severa, chiedendo una migliore «puntualizzazione» dei beni patrimoniali attribuiti dalla legge a Patrimonio spa e Infrastrutture spa in modo da considerare «indisponibili» i principali beni pubblici e garantire tutti i beni di interesse culturale e ambientale.
G8, presentato in Procura dossier sui lacrimogeni "illegali"
sommari de l'Unità
Sequestro su tutto il territorio nazionale del gas CS adoperato per i lacrimogeni, perizia sui candelotti inesplosi e chiusura delle fabbriche che lo producono. Sono queste le richieste contenute nell' esposto-denuncia presentato sabato mattina nella Procura genovese dai legali del Genoa Legal Forum per l' uso «illegittimo» del gas durante il G8. I reati ipotizzati sono getto di cose pericolose, lesioni personali gravi e gravissime e abuso d'ufficio. «Di fatto questa è una battaglia per i diritti civili, di giustizia», ha commentato il senatore Francesco Martone (Verdi).
In odor di sanità
su il Manifesto
Suona l'allarme, arrivano i tagli. Il governo studia per l'anno prossimo una manovra da 10-12 miliardi di euro. Nel mirino la spesa sanitaria: incentivi alle polizze-mutua al posto del sistema pubblico. Scontro Tremonti-regioni, mentre parte il federalismo
La spesa sanitaria rientra «certamente» nelle linee programmatiche del Dpef. Parola del viceministro dell'Economia, Mario Baldassarri. L'annuncio segue di 24 ore l'allarme lanciato dal ministro-capo Giulio Tremonti sugli sforamenti della spesa sanitaria operati dalle regioni, e individua il primo settore-vittima delle ipotesi di taglio alle quali i tecnici del ministero stanno lavorando. Per far quadrare i conti e rispettare il patto di stabilità europeo - dunque tendere al pareggio di bilancio - cominciando nel contempo a far partire la prima tranche delle nuove aliquote Irpef (quella al 23%) si pensa a una manovra dell'ordine di 10-12 miliardi di euro.
E allora: privatizzazioni per 20 miliardi di euro (sul mercato arriveranno Enel, Eti, Tirrenia e Telecom). E soprattutto tagli agli enti locali (che saranno obbligati a ricorrere all'asta telematica per le loro spese), ai ministeri e alla sanità. Le regioni dovranno contenere le spese per la salute - materia che il ddl di attuazione della riforma federalista varato ieri attribuisce alla loro competenza esclusiva; per farlo, la strada maestra indicata dal governo sarà la privatizzazione: si pensa all'introduzione di polizze-mutua, da incentivare con sgravi fiscali.
Che la sanità fosse nel mirino, era stato anticipato l'altroieri dal fronte aperto da Tremonti contro le regioni, accusate di ricorrere disinvoltamente al debito per coprire i buchi sanitari. Ieri i governatori delle regioni hanno tuonato contro il superministro. Tra i più infuriati, proprio i governatori del Polo, Formigoni e Ghigo in testa: «L'accusa non ci riguarda, abbiamo i conti in ordine». E la Cgil denuncia: «L'obiettivo del governo è dimostrare l'insostenibilità del sistema pubblico per passare al sistema assicurativo privato».
Fra' Pattoni e Pak Doo Ik
Massimo Granellini su La Stampa
In francese la disfatta si dice Waterloo, in italiano Corea. E' vero, ci sarebbe Caporetto, ma nessun soldato asburgico è entrato nell'immaginario collettivo come il finto dentista nordcoreano Pak Doo Ik, «il quale mulinando frenetiche gambette da sorcio tocca un bel destro che uccella Albertosi nel più mortificante dei modi» (dalla cronaca del magno Brera). Trentasei anni dopo, il marchio d'infamia torna a risplendere nel firmamento delle nostre paure e poco importa che stavolta sia quella del Sud. La grande novità è che una loro vittoria non farebbe più così scalpore, benché gli scommettitori ci diano favoriti e l'ineffabile Fra' Pattoni, con le sue ampolle benedette in bilico fra battesimo ed estrema unzione, esprima sollievo per aver evitato il Portogallo dei morti viventi.
Esiste
Roberto Zanini su il Manifesto
Dio esiste. Sul terreno dello stadio di Oita, nel quattordicesimo parlamento della Repubblica italiana, nei mille giornali e telecanali appaltati in esclusiva a padre Pio. Non c'è scampo, rassegnamoci. Dio è pervasivo. Dio esiste, ed è probabilmente ecuadoriano. Attribuirgli un tifo è tuttavia pericoloso. La Polonia fuori al primo turno mal si concilia con il concilio vaticano (primo) e il dogma dell'infallibilità del papa.
Dio esiste ed è probabilmente un deputato cattolico italiano. Milioni di embrioni titolari di diritti inalienabili come genitori sposati, benestanti e di sesso diverso, sentitamente ringraziano. Padre per definizione, dio è estremamente popolare, raccoglie i consensi dello stadio in Giappone e li trasforma in leggi dello stato in Italia. Il miracolo è la sua specialità. Suo figlio è in effetti un celebre esempio di fecondazione eterologa - vietatissima? Questo è sleale, ma anche lui non scherza. E' noto che le sue prime formazioni giocavano in dodici.
Dio esiste, ed è probabilmente un guardalinee plausibile. La boccetta magica di Trapattoni funziona, mezzo litro d'acqua benedetta vale un gol al Messico. Aspersione scaramantica, cattolica e romana, la boccetta e l'allenatore dell'Italia sono simpatici a tutti. Il corpacciuto allenatore del Sudafrica, autore di un paio di passi di danza sospetti a bordocampo, è stato sbeffeggiato in mondovisione e accusato di vodoo, magia nera e stregoneria, quel pagano idolatra. Dio è uno solo, si sa: chi se ne potrebbe sobbarcare due?
Dio esiste e funziona egregiamente, alleluja. Hallelù in lingua ebraica è l'imperativo di halal, lodare, esaltare. Innegabile l'analogia etimologica con Alé-o-o. Non sarà un Mondiale epico, ma un Mondiale etico. Bisogna giocare da dio.
15 giugno 2002