
Pil, la crescita più bassa dal '97 Nel primo trimestre l'aumento è solo dello 0,1% Rischiano di saltare le previsioni dell'esecutivo su la Repubblica http://www.repubblica.it/online/economia/dati/dati/dati.html ROMA - Per ricordare un dato così basso bisogna risalire con la memoria al primo trimestre del '97. E oggi, a distanza di cinque anni, quei numeri si ripetono. Nel primo trimestre del 2002 il Pil è aumentato dello 0,1% rispetto al primo trimestre 2001 e dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Crescita tendenziale che, spiega l'Istat, è la più bassa dal primo trimestre '97. Un dato in controtendenza con la decisione di Moody's ha alzato a Aa2 rispetto al precedente Aa3 il rating sul debito della Repubblica italiana. Una decisione presa sulla base in particolare del miglioramento del rapporto fra debito e prodotto interno lordo, sceso nel 2001 al 107,5% contro il 123,2% del 1995. Ma la promozione di Moody's non influenza i dati dell'Istat. Secondo gli analisi infatti il dato del Pil è stato condizionato dal cattivo andamento della produzione industriale a marzo che ha segnato un calo sul mese dello 0,7% e su base annua del 7,6%. "In generale l'impressione è che sia tutto abbastanza piatto" spiegano i tecnici dell'Istat commentando sia dati del pil del primo trimestre, sia quelli della produzione industriale. "La crescita acquisita finora - sottolineano all'Istat - "è pari a zero". Dati che cozzano contro gli obiettivi che si è dato il governo, che aveva previsto una crescita del 2,3% a fine anno. Visti i dati di oggi per ottenere quel risultato, nei restanti tre trimestri l'aumento tendenziale del Pil dovrebbe attestarsi oltre il 3%. Nei primi tre mesi di quest'anno però, spiegano ancora i tecnici dell'Istat, è stato "tutto abbastanza debole", comprese importazioni ed esportazioni che hanno mostrato un andamento "fiacco". Tutt'altra cosa rispetto a chi aveva previsto per il primo trimestre 2001 una variazione pari a +0,4% rispetto al trimestre precedente e a +0,3% rispetto allo stesso periodo del 2000. Precisato che si tratta di stime preliminari e che per avere il dato ufficiale si dovrà attendere giugno, l'Istat spiega che l'aumento congiunturale del Pil nel primo trimestre di quest'anno è la sintesi di un lieve incremento del valore aggiunto dell'industria e dei servizi e di una crescita più sostenuta dell'agricoltura, il cui peso è tuttavia abbastanza limitato.
Arafat ammette gli errori "Rifonderemo l'Anp" su la Repubblica http://www.repubblica.it/online/esteri/terridue/discorso/discorso.html RAMALLAH - Rispondendo alle pressioni arrivate da tutto il mondo e dalla sua stessa gente, Yasser Arafat ha promesso oggi una "rifondazione totale" dell'Autorità nazionale palestinese, una sua maggiore apertura e trasparenza e la convocazione di elezioni "quanto prima". "Sono stati commessi degli errori - ha detto con un inedito mea culpa - ne sono interamente responsabile". "Ora però è il tempo del cambiamento e delle riforme ci sarà una revisione dell'intera amministrazione, dei ministeri e delle forze di sicurezza". Arafat non ha fissato una scadenza per le elezioni, ma ha promesso che si terranno "il più presto possibile": i palestinesi hanno votato per la prima e unica volta nel gennaio 1996. Il presidente palestinese ha poi ribadito che lo scopo dei palestinesi è la creazione di uno stato autonomo, con capitale Gerusalemme, e che su questo punto nessuno è disposto a tornare indietro. "La pace - ha spiegato - era e sarà la nostra scelta strategica per il futuro: non la cambieremo". "Il nostro sogno - ha proseguito - è una vera libertà e una reale indipendenza, uno stato palestinese con capitale Gerusalemme: piaccia o no agli altri, questo è quello che noi vogliamo". Il leader palestinese ha poi condannato la rioccupazione dei Territori portata avanti dagli israeliani nelle ultime settimane, ma anche gli attacchi contro i civili israeliani. Il discorso di Arafat era molto atteso: ad ascoltare il presidente nella sua più importante uscita politica da quando ha lasciato il bunker di Ramallah, i membri del Parlamento autonomo dell'Anp, riuniti per ricordare la cosiddetta "Nakba", la "Giornata della Grande Catastrofe" che nel 1948 vide almeno 700mila palestinesi lasciare da profughi le proprie case mentre nasceva lo Stato d'Israele. 3333I deputati di Gaza hanno seguito l'assemblea in videoconferenza: erano impossibilitati a raggiungere Ramallah a causa dei blocchi imposti dagli israeliani.
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Fiat, tagli e sacrifici per il rilancio
L'assemblea a Torino con Fresco e Cantarella, Giovanni Agnelli collegato da New York
su il Corriere della Sera
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=PRIMA_PAGINA&doc=FIAT
TORINO - Per affrontare la profonda crisi dell'auto la Fiat si prepara a tagli e sacrifici. E' quanto è emerso ieri dall'assemblea torinese, la prima senza Giovanni Agnelli, che l'ha seguita telefonicamente da New York. "Non c'è alcun dubbio - ha dichiarato il presidente Paolo Fresco - che i risultati economici siano del tutto deludenti". Sono state annunciate dismissioni e una riorganizzazione del gruppo. L'azienda parla di almeno tremila esuberi immediati: "Utilizzeremo tutti gli strumenti di flessibilità disponibili - ha detto l'amministratore delegato Paolo Cantarella - e che siano complessivamente i più indolori". Il Consiglio dei ministri domani studierà misure di sostegno al settore. Entro l'anno la Ferrari dovrebbe venire quotata in Borsa.
Manca l'acqua Scontri e arresti a Palermo
A secco da 6 giorni
su il Corriere della Sera
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=PRIMA_PAGINA&doc=ART_18
PALERMO - Nella Sicilia assetata la guerra per l'acqua sfocia in scontri fra gli abitanti dei quartieri dormitorio di Palermo e la polizia. E' accaduto la notte fra lunedì e martedì a Borgo Nuovo (dove i rubinetti sono a secco da sei giorni), con donne e bambini che invocavano "acqua, acqua" mentre gli uomini bloccavano il transito dei camion della nettezza urbana. Tre arresti e quindici feriti sono il bilancio della battaglia. Un appello dei dirigenti dell'acquedotto è stato lanciato al prefetto perché polizia e carabinieri presidino le saracinesche delle condotte per evitare furti e deviazioni. Affari d'oro per i padroni delle autobotti, che vendono un carico a 120 euro.
"Regolarizzare gli immigrati che lavorano in nero"
Scontro nel centrodestra. Tabacci: anche gli industriali lo chiedono
Giacomo Galeazzi su La Stampa
http://www.lastampa.it/EDICOLA/sitoweb/interni/art7.htm
ROMA
La Lega e An puntano i piedi e difendono il no all´allargamento della sanatoria reclamato dai centristi. "Avevamo proposto una via d´uscita ragionevole che era quella della chiamata nominale. Il lavoratore clandestino avrebbe dovuto abbandonare il nostro paese per poi farvi ritorno se richiamato dal datore di lavoro. Ora, se cambiano le carte in tavola, noi ci tiriamo fuori". Il Biancofiore, invece di controbattere alla linea dura leghista, preferisce il basso profilo: "Sull´immigrazione c´è tempo per ricucire". Dopo una giornata di bufera nella maggioranza il capogruppo dell´Udc alla Camera, Luca Volonté, getta acqua sul fuoco. Intanto il braccio di ferro in atto nel centrodestra ha già sortito l´effetto di ritardare ulteriormente l´esame del disegno di legge Bossi-Fini e rinviando il duello tra Biancofiore e Carroccio a dopo le elezioni amministrative del 26 maggio. La commissione Affari costituzionali, infatti, dovrebbe terminare oggi l´esame del testo e l´assemblea inizierà domani i suoi lavori. Il voto sugli articoli, quindi, slitterà necessariamente a giugno. Le nuove tensioni nelle forze di governo in materia di immigrazione hanno infiammato la giornata politica, poi in serata, come confermano Roberto Rosso e Teodoro Buontempo, sono riprese le mediazioni di Forza Italia e An. Eppure i toni non sembravano proprio da riconciliazione imminente, con la Lega sul piede di guerra ("faremo saltare ogni intesa") e il vicepremier Fini intervenuto per bocciare l´emendamento del centrista Tabacci che prevede un ampliamento delle regolarizzazioni degli extracomunitari ("è estraneo agli accordi raggiunti nella Casa delle libertà"). Anche se a Montecitorio sembra prevalere il muro contro muro tra l´anima cattolico-solidaristica e quella intransigente della maggioranza, nessuno si rammarica che il voto finale sia slittato di almeno due settimane. "Poi le cose si aggiustano - assicura il capogruppo forzista Elio Vito -, a rallentare i tempi sono gli emendamenti a pioggia dell´opposizione. Da noi il confronto è costruttivo, non vedo all´orizzonte alcuna difficoltà". Il Biancofiore non dovrebbe fare barricate sulla proposta di modifica presentata dal presidente della commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, e criticata duramente da Fini "perché si traduce in una sanatoria vera e propria". D´altronde se i centristi non tornano indietro, il Carroccio è pronto a gettare in aria il cruciale accordo raggiunto su colf e badanti. "Voi volete regolarizzare più extracomunitari - minaccia il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Cé - allora a noi non vanno bene le colf, visto che l´unica regolarizzazione da autorizzare doveva riguardare le badanti. L´emendamento Tabacci è inaccettabile. Sarebbe un segnale negativo, un allargamento della sanatoria. E´ come far pensare che l´Italia per i clandestini è ancora il paese di Bengodi". Giovedì scorso la commissione attività produttive, replica Tabacci, ha votato a larghissima maggioranza e con i soli due voti contrari della Lega un parere al ddl Fini-Bossi nel quale si fa rilevare che la sanatoria dovrebbe essere estesa a tutti i dipendenti in nero delle aziende: "È una spinta che ci viene dalle stesse aziende, come dimostra la presa di posizione del vicepresidente della Confindustria, Nicola Tognana". La proposta ha già ricevuto i consensi dei centristi della maggioranza e dell´Ulivo
Vespa legge un testo senza firma che scredita l'inchiesta sulle violenze a Napoli
Maria Annunziata Zegarelli su l'Unità
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=15932
"Poliziotti liberi, e adesso?". Bella domanda, soprattutto se a porsela è la Rai, attraverso "Porta a Porta". Soprattutto se alternata ad un'altra - reggono le accuse di violenze? - che la dice lunga su dove si voleva andare a parare. Bruno Vespa ce la mette tutta per sembrare imparziale, ma - non ce ne voglia - non ci riesce neanche stavolta. Soprattutto quando, un grande giornalista come lui, inizia a sventolare un foglio, in trasmissione, che - dice - riporta una e-mail ricevuta dalla sua redazione. Una e-mail , anonima, che fornisce un'altra versione dei fatti su come sarebbe andata a Napoli, il 17 marzo di un anno fa. Racconta di manifestanti violenti, armati, di una caserma, quella caserma, la Ranieri, dove tutto era tranquillo, dove nessuno è stato picchiato. Lui c'era, può testimoniarlo. Gli unici agitati erano i manifestanti portati in caserma per l'identificazione. Le uniche minacce le avrebbero fatte i no global a lui, l'anomino, se avesse raccontato tutto quello che aveva visto. E così su una lettera anonima, Bruno Vespa, il conduttore giornalista - che premette, "la prendo con le molle" - pone un interrogativo. "C'è la possibilità che le cose siano andate così?". Il ministro Maurizio Gasparri non ha dubbi, la verità dice lui, sa qual è, l'ha sempre saputa per questo è d'accordo con il procuratore di Napoli Agostino Cordova e non quel gruppo di pm che ha chiesto gli arresti per i poliziotti. La verità di Gasparri è poi quella di tutta la destra: i no global sono dei violenti. tutti. In studio lunedì sera c'erano anche Dario Franceschini, coordinatore della Margherita, Mara Maravenda dello Slai Cobas, e l'avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia al Senato. Mara Maravenda dopo aver ascoltato il contenuto della e-mail allarga le braccia. "Qui si può dire tutto e il contrario di tutto. ma noi abbiamo visto e rivisto le immagini e raccontano un'altra storia". Inutile il tentativo di Dario Franceschini di riportare la discussione sul vero tema: le accuse, quelle di violenza e di percosse, può stabilirlo solo un processo se ci sono state oppure no. Non spetta né ai politici, né ai penalisti - e il riferimento è a Pecorella - che pur non concoscendo il contenuto delle motivazioni a base della sentenza del Tribunale del riesame sanno già qual è la verità, fare i processi.
15 maggio 2002