
Mancuso lascia Forza Italia. "Berlusconi è un traditore"
L'ex guardasigilli infuriato per le candidature alla Consulta. A Previti dice: "La fama di bandito che hai è meritata"
su la Repubblica
ROMA - Doveva essere la giornata del sollievo, con l'elezione - dopo un anno e mezzo di inutili votazioni - dei due giudici costituzionali, e invece si trasforma nel giorno del terremoto Mancuso. Poco prima delle 15 lo scrutinio finale dà finalmente per eletti alla Consulta De Siervo e Vaccarella, ma fin da metà mattinata, quando viene reso noto l'accordo sulle candidature, Mancuso dà sfogo a tutta la sua ira e attacca frontalmente Forza Italia e il suo leader.
L'ex ministro si aggira furente per il Transatlantico di Montecitorio impallinando tutti i big della Casa delle libertà che gli capitano a tiro. Pallini verbali ma velenosissimi. Si sfoga contro quello che chiama "il tradimento di Berlusconi", annuncia che "abbandona con effetto immediato" il gruppo di Forza Italia e attacca Cesare Previti incontrato casualmente e affrontato con foga: "Siete dei banditi, la fama di bandito che hai è meritata ed è al di sotto della realtà".
L'ira dell'ex ministro della Giustizia si materializza quando si sparge la voce che Casa delle libertà e Ulivo hanno raggiunto l'accordo per eleggere come giudici costituzionali Vaccarella (apostrofato da Mancuso come "il collega di studio di Previti") e De Siervo. Mancuso legge quei due nomi e capisce che le promesse avute al momento del suo ritiro dalla contesa per la Consulta erano svanite: la candidatura di Mario Serio (nipote dello stesso Mancuso) era stato bocciata.
«Jospin, lezione ai leader dell'Ulivo»
brevissime del Corriere della Sera
Bravo Jospin! A esultare per la scelta di dimettersi dalla vita politica fatta dal premier francese dopo la batosta alle presidenziali è la Velina rossa , la pubblicazione di Pasquale Laurito considerata vicina a D'Alema. La «lezione» di Jospin «dovrebbe essere valutata da tutti i politici». In Italia «un episodio di questo genere» c'è stato solo «con la decisione di D'Alema di dimettersi dopo la sconfitta subita dal centrosinistra alle regionali». La Velina nota che «nessuno si è soffermato» sulla scelta di Jospin: «Eppure questo è un problema affiorato più volte nel centrosinistra, per essere poi regolarmente accantonato per salvaguardare questo o quel personaggio».
Giovani, un esercito silenzioso vota «Le Pen» contro gli immigrati
Claudio Lindner sul Corriere della Sera
PARIGI - Il giovane elettore lepenista non grida, esprime la sua rabbia in silenzio, lavora (se ha un lavoro), ha poca simpatia per gli immigrati che vede come concorrenti e ritiene siano spesso all'origine della crescente criminalità di strada, è un individualista e non partecipa ad alcuna forma di associazionismo politico o culturale. Tutto il contrario del coetaneo francese che scende in piazza a manifestare contro Jean-Marie Le Pen, respinge e urla slogan contro ogni forma di xenofobia e razzismo, si ritrova in corteo alla Bastiglia prendendo per mano il vicino sconosciuto, studia, concepisce solo la vita comunitaria.
Tra le tante sorprese regalate dalle elezioni presidenziali di domenica scorsa, la netta spaccatura nell'universo giovanile francese è forse quella destinata a far più discutere.
Nessuno se ne era accorto. Non Jacques Chirac e Lionel Jospin, «complici» nella coabitazione come presidente e primo ministro di Francia ma evidentemente ignari del malcontento che covava tra le nuove generazioni. Poco la sinistra antagonista, ideologica e un po' chiusa in se stessa. Non gli istituti demoscopici, sconfitti da ko tecnico al primo turno: avevano tutti previsto un ballottaggio Chirac-Jospin, ignorando il fattore «Lp» e ora si difendono dicendo che i lepenisti preferiscono nascondere la propria intenzione di voto, che molti francesi hanno deciso all'ultimo minuto, domenica pomeriggio o sera per chi votare, che la differenza tra Jospin e Le Pen (0,68%) è al di sotto del margine di errore e quindi non si può ritenere un insuccesso statistico. Meglio sarebbe andata agli istituti se il risultato francese avesse rispecchiato quello di Parigi, dove il leader nazionalista è rimasto al di sotto del 10%.
La maggioranza silenziosa giovanile è ora sottoposta ai raggi X da esperti e politologi in vista sia del secondo turno sia soprattutto delle elezioni legislative di giugno che si preannunciano infuocate.
Le Pen ha fatto il pieno tra i giovani sotto i 24 anni, dove ha raccolto il 20% dei consensi (è utile ricordare che domenica l'esponente del Fronte nazionale ha preso il 16,86% dei voti complessivi), con un aumento di cinque punti percentuali rispetto alle elezioni del 1995. Il suo avversario Chirac ha visto i consensi crollare in sette anni dal 28 al 10%, meglio di lui ha fatto il verde Noël Mamère, mentre Jospin è sceso dal 21 al 12%. Oltre il 10% c'è ancora solo il trotskista Oliver Besancenot, che a livello nazionale ha raccolto domenica il 4,25% dei consensi.
Picchiatori razzisti, teste rasate, tifosi che intonano la Marsigliese alla partita Francia-Algeria rappresentano ormai solo una goccia nella marea giovanile lepenista. Lo dimostra la distribuzione del voto di domenica in tutta la Francia. Finora il populismo nazionalista aveva sfondato solo nel Sud del Paese, a Marsiglia, Avignone, Nizza. Domenica è arrivato il successo a Est, in Alsazia, Lorena, e a sorpresa anche nel Nord, in zone operaie a forte immigrazione. La maggioranza silenziosa non cerca icone e non usa simboli. Chiede il pugno di ferro contro i suoi principali nemici quotidiani, la criminalità e l'immigrazione. Ritiene, per il 50%, che Chirac e Jospin siano la stessa cosa.
Staccò il respiratore della moglie assolto al processo d'appello
La nuova sentenza: "Il fatto non sussiste". Per i giudici la donna era già morta.
su la Repubblica
MILANO - Assolto dall'accusa di eutanasia. E' la sentenza - destinata a far discutere - pronunciata oggi dai giudici d'appello nei confronti di Ezio Forzatti, che nel giugno '98 staccò il respiratore che teneva in vita sua moglie. I giudici d'appello del Tribunale di Milano oggi hanno assolto l'uomo dall'accusa di omicidio colposo, "perché il fatto non sussiste". La signora, questa l'opinione del Tribunale, era da considerarsi già morta e quindi non si può parlare di omicidio.
Non era in aula questa mattina Forzatti, un uomo scosso prima nel privato e poi nel pubblico. Solo poche parole per commentare la sentenza. "Desidero rientrare nella vita di tutti i giorni - ha detto - tenendo il mio dolore nel privato. Questo è un dolore tutto mio". A tentare di esprimere il suo stato d'animo è il legale dell'uomo, Claudio Zerbini. "Dopo il breve periodo di detenzione - spiega l'avvocato - il mio cliente ha ripreso a insegnare, cercando per quanto possibile di tornare alla normalità di tutti i giorni".
Una vicenda iniziata tanti anni fa quella di Forzatti, Quel giorno di giugno del 1998 quando con una pistola, scarica, irruppe nell'ospedale di Monza e staccò il respiratore della moglie. La prima condanna a sei anni e sei mesi. Poi il ricorso in appello. E ieri l'udienza finale, con il suggerimento del procuratore generale, all'imputato, di chiedere la grazia. Stretto nel suo ruolo il procuratore, Gaetano Santamaria, ieri non aveva chiesto un inasprimento della condanna, nove anni e quattro mesi respingendo quell'ipotesi di infermità mentale che, nel processo di primo grado, aveva consentito una condanna più leggera, sei anni e mezzo. Ma alla fine della requisitoria il procuratore aveva espresso tutta la sua pena per la vicenda umana che aveva portato Forzatti alla condanna. "Io mi auguro fortemente - aveva detto - che in caso di condanna l'imputato voglia chiedere la grazia".
Tv e piazza, le vie al Potere
Luciano De Crescenzo sul Corriere della Sera
Questo articolo è pieno di maiuscole. Usare le maiuscole quando si scrive equivale ad alzare la voce quando si parla. Il massimo desiderio dell'uomo non è l'Eros come sosteneva Freud, ma il Potere come sosteneva Adler. Il Potere, in pratica, è una forma di libidine che solo alcuni esseri umani posseggono. Personalmente ignoro che cosa si provi a esercitarlo, ma sono convinto che dia luogo a dei veri e propri orgasmi. Berlusconi, Cofferati, Fini, Rutelli, Bossi, D'Alema, per non parlare di Sharon e di Arafat, sicuramente li hanno.
Due sono le strade per arrivare al Potere: o la Televisione o la Piazza.
Un tempo il Potere lo si conquistava occupando la Bastiglia o il Palazzo d'Inverno, oggi, invece, è più che sufficiente impadronirsi di Saxa Rubra: il primo che si affaccia dal video alle ore 20 precise ha vinto. L'altro mezzo è la Piazza. Non sono importanti gli slogan che si usano durante le manifestazioni ma il numero di persone che vi prendono parte.
Ovviamente è necessaria una Scusa per convincere le masse. L'articolo 18, ad esempio, è stata una buona Scusa. Le Scuse storiche sono da sempre la Religione, la Patria e la Giustizia. Dopo la guerra la Dc si accaparrò la Religione, il Msi la Patria e le sinistre la Giustizia.
A volte, poi, il Potere esagera. Ultimo esempio è stato il «delenda Biagi, Santoro e Luttazzi» annunciato da Berlusconi. Ora, però, non è giusto infierire contro di Lui. Anche il «premier» ha capito di aver sbagliato e ritornerebbe volentieri sui suoi passi se solo glielo concedessero. Se, non esternando, infatti, aveva qualche probabilità di far fuori quelli che gli stavano sulle scatole, oggi, dopo tutto quello che è stato scritto sull'episodio, non lo può più fare.
Personalmente non mi sento per nulla attratto dal Potere. Avendo vissuto, statisticamente parlando, il 90 per cento della vita, e trovandomi alquanto vicino alla Morte, che il Potere lo abbia il Polo o l'Ulivo non me ne può fregare di meno.
Il fascista eccolo là: uguale a sempre. A Roma
Arriva in parlamento l'azione squadrista di un gruppo di An al Teatro Vascello di Roma, lunedì
Serena Paolini su il Manifesto
ROMA. Lunedì sera, dopo essere stati dispersi dalla polizia, i giovani di An avevano annunciato: «non finisce qui». E infatti l'irruzione al Teatro Vascello è finita in Parlamento tra lo sdegno della sinistra (Paolo Cento dei Verdi parla di «gravissima intimidazione») e l'imbarazzo della maggioranza che invita, via Bontempo (An), «a predisporre un attentissimo servizio di prevenzione di tutte le sedi politiche e culturali». Intanto il presidente romano di Azione Giovani Luca Malcotti precisa: «la manifestazione non era stata preventivamente autorizzata ed è stata organizzata da uno di nostri circoli». Il tentativo di boicottaggio è stato un autogol per la destra al governo che ha convalidato la tesi della serata: i fascismi non sono Mai morti e riemergono pericolosamente sempre allo stesso modo, aggressivo e violento. Lo spettacolo era stato organizzato dal «Teatro civile in tempo di guerra», un gruppo di scrittori e autori di teatro che si definiscono «scrittori per la pace», costituito qualche mese fa per arginare l'avanzare della logica bellicista. Il loro è un atto di «resistenza» espresso con serate a tema, tra documenti storici, rappresentazioni teatrali e dibattito finale al teatro Vascello.
Lunedì, Bebo Storti ha messo in scena un monologo crudele vestendo i panni di un nostalgico generale della X Mas su testo di Renato Sarti, Mai morti, il nome di uno di più temuti battaglioni di Salò. L'attore per un'ora ha affabulato quasi delirando i ricordi un fascista mai pentito che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana a difesa «dell'ordine pubblico» contro extracomunitari, anarchici, sovversivi di ogni epoca. Rimbalza da un momento storico all'altro, piazza Fontana, l'omicidio Pinelli, le torture della X Mas, il «bel» ventennio delle camice nere: sulla scena solo una branda militare, due sedie e un tavolino. «Certo che se anche a Genova la polizia avesse usato i nostri metodi per le torture...».
Al Vascello non c'è stato bisogno di dibattito finale. L'aggressione prima, le parole e le immagini viste poi, sono state esaustive per dimostrare la pericolosità dell'onda nera, in prossimità del 25 aprile e a due giorni dalla scioccante vittoria di Le Pen in Francia. Quel gruppetto dell'Azione Giovani, sostenuto dal consigliere provinciale di An Barbara Saltamartini che sfilava in prima fila, ha usato modi intimidatori per boicottare la serata: minacce e saluti romani, bandiere nere con l'aquila, invocazioni «duce-duce» e urla: «via i comunisti dal quartiere». Gli organizzatori dell'iniziativa hanno commentato preoccupati: «Stasera abbiamo avuto la prova lampante di cosa significhi fascismo, quello che è stato e cosa rappresenta oggi. E' un clima che ricorda gli anni `70, aggressioni e intimidazioni nel tentativo di impedire il dibattito».
Così com'è la legge Lunardi piace alle cosche. Lo dice tutta la commissione antimafia
sommari de l'Unità
La legge Lunardi su infrastrutture e trasporti favorisce la mafia. Il giudizio, e la richiesta di modifiche, viene da tutta la Commissione parlamentare antimafia. Il presidente Centaro, Forza Italia, spiega che così come l'ha disegnato il ministro il sistema di appalti è troppo vulnerabile. Lumia, Ds: "Bene il parere della commissione ma bisogna andare ancora oltre".
L'Ue boccia i conti del governo e avverte: no a riduzioni delle tasse, serve una manovra
sommari de l'Unità
L'Italia, insieme a Germania, Francia e Portogallo, «deve intensificare gli sforzi per rispettare gli impegni che aveva assunto per giungere a un pareggio del bilancio entro il 2003». E' chiaro il senso del documento Ue approvato oggi: serve una manovra, e aggiunge "le riforme fiscali italiane devono essere 'coerenti' con l'obiettivo del pareggio", cioè niente riduzioni delle tasse annunciate
Israele convince l'Onu a rinviare la commissione su Jenin e prepara l'intervento a Gaza
sommari de l'Unità
Israele prende tempo, convince l'Onu a rinviare la partenza della commissione incaricata di far luce sui presunti massacri di Jenin e intanto pensa di estendere le operazioni militari alla Striscia di Gaza, dove già nella notte ci sono state le prime incursioni di carri armati. Sharon: «Non sarebbe saggio rivelare dove e quando vogliamo intervenire o non intervenire, ma non ci saranno santuari per i terroristi». Consentito il rinvio, l'Onu ha però ammonito Israele sulla sicurezza di Arafat: "Non deve essere fatto del male a lui né agli altri che si trovano insieme a lui, l'assedio deve terminare e il leader palestinese deve poter svolgere le sue funzioni". Nel primo pomeriggio di martedì otto rappresentanti comunitari, tra i quali Solana e Moratinos, incontreranno Arafat nel suo quartier generale a Ramallah
24 aprile 2002