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Migliaia di fiaccole contro il terrorismo
su la Repubblica

ROMA - "Siamo oltre centomila". Il segretario della Uil, Luigi Angeletti guarda piazza Navona piena di bandiere e scandisce un numero che significa che la manifestazione è riuscita. L'appuntamento contro il terrorismo era stato dato da Cgil, Cisl e Uil. Un'iniziativa decisa dopo l'omicidio del professor Marco Biagi per mano delle Br e ripetuta in decine e decine di altre città italiane.

"Siamo il primo dei bersagli di tutti i terrorismi - dice Angeletti - Quando un paese perde la democrazia le prime vittime sono le organizzazioni sindacali indipendenti, per questo ci battiamo contro il terrorismo". A Roma, in piazza del Campidoglio, sventolano le bandiere rosse della Cgil, ma anche quelle a strisce bianche e verdi della Cisl e quelle della Uil. Ai piedi della scalinata gli organizzatori distribuiscono ceri e candele, le uniche "armi" dei sindacati contro il terrorismo. In testa al corteo un solo striscione: "No al terrorismo".

A Bologna migliaia di fiori sono stati deposti sotto casa di di Marco Biagi. Li hanno portati le migliaia di bolognesi che hanno raccolto l'invito di Cgil, Cisl e Uil a marciare uniti nel suo ricordo, nella manifestazione "un fiore per la democrazia". Un corteo partito dal Sacrario dei caduti e che si è infilato nella cittadella universitaria, ma ha evitato di entrare in Via Valdonica, sotto l'abitazione del docente, per rispetto del desiderio di riservatezza dei suoi familiari.

A Palermo, i partecipanti alla fiaccolata sono stati 5 mila. Dietro al gonfalone del comune ha sfilato l'assessore alla legalità, Michele Costa, figlio del procuratore ucciso dalla mafia nel 1980. Erano in 5 mila anche a Napoli in piazza San Domenico Maggiore, nel cuore del centro storico della città, dove si sono radunati lavoratori, giovani e pensionati provenienti da tutta la provincia. In migliaia (4 mila per gli organizzatori, 2 mila per la politizia) anche alla fiaccolata silenziosa che si è svolta a Genova dove è stata deposta una corona di garofani davanti al monumento che ricorda Guido Rossa, il sindacalista ucciso dalle Br nel 1979. Contro il terrorismo nel Veneto si sono svolti oggi sei fiaccolate. La fiaccolata di Venezia si svolgerà, invece, domani. Oltre quattromila persone hanno partecipato questa sera alla fiaccolata a Torino. Almeno diecimila invece i partecipanti alla manifestazione di Milano: a riprova che la manifestazione di questa sera voleva essere una manifestazione "della gente", è stato un cittadino a leggere l' appello che i sindacati hanno rivolto "a tutti", istituzioni, partiti, associazioni, per essere uniti nella comune lotta contro il terrorismo.


La vecchia guardia Br rivendica l'omicidio di Biagi
Al processo per la strage di via Prati di Papa i terroristi imputati leggono un documento
su
la Repubblica

ROMA - Con due distinti documenti letti in aula davanti alla seconda Corte d'assise di Roma dove si svolgeva il processo per la strage di via Prati di Papa in cui, quindici anni fa, dopo una rapina ed un conflitto a fuoco persero la vita due agenti di polizia ed un terzo fu gravemente ferito, alcuni brigatisti della vecchia guardia hanno rivendicato oggi l'omicidio di Marco Biagi.

"Rivendichiamo l'attacco contro Marco Biagi": hanno iniziato a dire dalle gabbie cominciando a leggere un foglio scritto a penna i brigatisti rossi imputati per l'eccidio di via Prati di Papa. Nelle gabbie c'erano Vincenza Vaccaro, Tiziana Cherubini, Maria Cappello, Fabio Ravalli, Stefano Minguzzi, Michele Mazzei, Antonino Fosso, Flavio Lori. Gli stessi che il 12 dicembre scorso consegnarono un documento ai giudici in cui rivendicavano anche l'uccisione di Massimo D'antona.



Gli auguri (un po' speciali) all'Unità
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l'Unità

Ne valeva la pena
Romano Prodi, Presidente della Commissione Europea
Al direttore Furio Colombo
È con estremo piacere che posso festeggiare insieme a voi il primo anno di vita della nuova Unità, giornale che è stato un pezzo di storia della società italiana del Novecento.
So quanto è stato difficile il vostro lavoro e con quale intelligenza e capacità di sacrificio lo avete affrontato. Ma so anche che valeva la pena di fare tutto ciò per contribuire a mantenere quel minimo di pluralismo nei mass-media che è necessario in ogni democrazia. Sperando che il vostro sforzo sia imitato da altri, vi invio i miei più caldi auguri per il futuro.

Seguono messaggi di tutti i principali esponenti del centrosinistra


Csm, riforma fatta e bocciata
«Lede l'indipendenza della magistratura». Pioggia di critiche delle toghe alla legge varata dal centrodestra
Bruno Perini su
il Manifesto

Mentre l'avvocato Carlo Taormina si complimenta con l'ingegner Castelli per la legge sul Csm passata al Senato con il plauso del centrodestra, l'Associazione nazionale magistrati e l'opposizione bocciano senza appello l'ultima perla del governo Berlusconi in materia di giustizia. I toni usati dall'Anm questa volta sono pacati ma la sostanza delle critiche non cambia. La giunta dell'associazione sostiene che «il nuovo sistema elettorale mortificherà l'apporto della magistratura associata e delle sue articolazioni ideali alla formazione dell'organo di autogoverno. La riduzione del numero dei componenti del consiglio, pur se attenuata rispetto alla proposta iniziale, non ha alcuna giustificazione razionale perché ostacolerà l'adempimento di molteplici compiti attribuiti dalla Costituzione al Csm e da ciò deriverà inevitabilmente una maggiore difficoltà per il Csm nella sua funzione di tutela della autonomia ed indipendenza della magistratura». Se Armando Spataro parla di «controriforma», Guido Calvi, senatore Ds accusa il governo di incapacità: «Il disegno di riforma del Csm, non soltanto è un segno della incapacità di governo e maggioranza di costruire un progetto di riforma solido, seppure di stampo conservatore, ma costituisce un tentativo di indebolire l'organo di autotutela dei giudici e dunque di attentare il principio costituzionale dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura».

La parte più insidiosa della riforma sulla giustizia messa punto dal governo Berlusconi, tuttavia, deve ancora arrivare. In programma c'è il tema della separazione delle carriere, sulla quale Forza Italia è intenzionata a procedere spedita con la tecnica della delega parlamentare, la separazione tra polizia giudiziaria e magistratura, già parzialmente attuata nei casi di terrorismo, e, dulcis in fundo, l'obbligatorietà dell'azione penale. Su questo punto l'esecutivo ha intenzione di aggirare la norma costituzionale proponendo che sia il parlamento a decidere in materia di azioni giudiziarie. Quando si toccheranno questi temi sarà difficile che i toni possano rimanere pacati come quelli di ieri a proposito del Csm. Rimane poi il terreno di socntro relativo ai processi a Berlusconi e Cesare Previti. Per il momento il partito del presidente del consiglio attende le decisioni della Cassazione sulla legittima suspicione ma se la suprema corte desse torto ai legali di Berlusconi la bagarre ricomincerebbe.


Occupati: +1,7% a gennaio
Prosegue la positiva dinamica del mercato del lavoro: 371mila nuovi posti all'inizio del 2002 rispetto a un anno prima. Disoccupati in calo al 9,2% dal 10,1% del 2001.
su
Il Sole 24 Ore

Nota: il tasso di occupazione (la percentuale di occupati sulla popolazione in età lavorativa, 15-64 anni) è pari in Italia al 55%, a fronte del 65% in Germania, del 60% in Francia, del 70% in Gran Bretagna e del 75% negli Stati Uniti.

Con la rilevazione di gennaio 2002, insieme alle tre precedenti dello scorso anno (aprile, luglio e ottobre), le periodiche indagini Istat sulle forze di lavoro, condotte a cadenza trimestrale, offrono il quadro completo dei risultati 2001, oltre che delle tendenze in atto negli ultimi mesi. La dinamica degli occupati, innanzitutto, continua a essere molto significativa in rapporto alla sensibile decelerazione dell'attività economica: la variazione tendenziale annua (+1,7%) rallenta solo moderatamente, ma mette in evidenza un'elasticità rispetto al Pil pur sempre rilevante.
A differenza di quanto avvenuto nel recente passato, la crescita sta interessando nella gran parte l'occupazione dipendente a tempo indeterminato, mentre quella temporanea sembra ridursi o rimanere stazionaria, sia in termini relativi che assoluti. Siamo in presenza, in altre parole, di un processo di "ricomposizione" delle forme contrattuali nei rapporti di lavoro, spiegabile in primo luogo con situazioni di pieno impiego ormai raggiunte nelle regioni settentrionali e in alcune aree del centro.
Nel corso del 1998-2000 la diffusione di forme contrattuali flessibili ha, infatti, contribuito in maniera rilevante alla crescita dell'occupazione complessiva, mentre è proseguito il calo del tasso di disoccupazione a un ritmo abbastanza spedito nel suo più recente andamento (quasi un punto percentuale all'anno a partire dall'inizio del 1999). Secondo le ultime quattro rilevazioni trimestrali Istat, inoltre, l'aumento medio del numero di persone occupate è pari all'1,7% in termini annui, che equivale a circa 370mila unità nei valori assoluti.

L'occupazione italiana, in particolare, incomincia ad allungare il passo a partire dalla fine del 1997 con l'adozione del pacchetto Treu, che favoriva l'utilizzo di forme di lavoro a termine e a tempo parziale. Da allora, infatti, la quota dei lavoratori impiegati a part time sul totale dei dipendenti è passata dal 7% al 9% circa nell'intera economia, arrivando a quasi il 12% nel settore terziario privato. L'incidenza del lavoro a tempo ridotto è ovviamente maggiore tra le donne, dove raggiunge il 17% dei dipendenti, quattro volte la quota degli uomini. Ed è proprio la componente femminile che spiega gran parte della nuova crescita dell'occupazione, una tendenza del resto in linea con quella delle economie avanzate.

La ripresa, ormai a un passo spedito anche se si esclude la componente di lavoro più o meno sussidiato con fondi pubblici, è costante e lo si rileva anche nei valori destagionalizzati a confronto con i trimestri precedenti. Si tratta, dunque, di un buon risveglio, trainato dal settore terziario, in particolare dai servizi alle imprese e alle famiglie, ma anche dal commercio e dalle comunicazioni, che compensano ampiamente il declino sempre in atto dell'agricoltura e la sostanziale stagnazione dell'industria.
La progressiva diffusione dei contratti cosiddetti "atipici" (a tempo determinato, part time, collaborazioni continuative, formazione lavoro e così via) ha incominciato, dunque, ad assumere un ruolo di rilievo nella dinamica dell'occupazione, pur avendo un peso ancora piuttosto ridotto nella sua struttura. Se i rapporti di lavoro in essere sono, infatti, nella larga maggioranza regolati dai vecchi contratti a tempo determinato, una quota importante dei nuovi entrati nelle imprese (pari ormai a oltre la metà) passa attraverso le assunzioni atipiche.

Non tutta questa nuova occupazione - va peraltro precisato - è stata effettivamente realizzata, perché comprende certo una parte di lavoratori del sommerso regolarizzati grazie alle agevolazioni introdotte a partire dal '97. Un approfondimento con specifiche indagini Istat, al fine di meglio conoscere nei dettagli le caratteristiche di stabilità dei nuovi lavori, è quindi molto utile.

La strada imboccata negli ultimi anni, con l'avvio di politiche di flessibilità nel mercato del lavoro, va dunque nella giusta direzione di marcia. La risposta delle imprese è positiva e può ancora migliorare in uno scenario di consolidamento della crescita economica; segno che l'abbattimento della disoccupazione è possibile e la flessibilità, attraverso la diffusione di tipologie contrattuali meno vincolanti per le imprese, può esserne lo strumento determinante. E' bastato, infatti, l'inizio di una riforma del mercato del lavoro, volta a liberalizzare i contratti a tempo determinato o parziale, per far risalire l'elasticità dell'occupazione rispetto alla dinamica del Pil ai valori più alti degli ultimi tre decenni.


Occupati con l'articolo
Galapagos su
il Manifesto

In Italia aumenta il numero delle persone che lavorano e diminuiscono i disoccupati. Il risultato è la discesa - in gennaio - del tasso di disoccupazione al 9,1%, il livello più basso dal 1993. Un dato positivo quello diffuso ieri dall'Istat, sul quale il governo ha, immediatamente, tentato di mettere le mani, alzando il tiro con la promessa che, grazie all'approvazione del Libro bianco (con l'aggiunta dello spappolamento dell'articolo 18), la creazione di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro nel corso della legislatura è un obiettivo possibile. Anzi, certo. I dati Istat, però, non dicono proprio quel che tentano di dimostrare i seguaci di Berlusconi (Maroni, Tajani, Tabacci, tanto per fare qualche nome). Dicono, invece, che nei cinque anni di centro sinistra un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro sono stati creati davvero, non solo promessi, e in una fase di politica economica non particolarmente espansiva, visto l'impegno di Maastricht. La verità è che l'occupazione ha ricominciato a crescere più rapidamente quando l'economia ha registrato tassi meno compressi. E i provvedimenti di rilancio varati dal governo Berlusconi non c'entrano nulla con la crescita, anche perché, finora, sono stati un autentico fiasco. L'emersione del sommerso è stata richiesta da appena un centinaio di imprese; la Tremonti-bis ha prodotto addirittura risultati negativi, avendo bloccato gli investimenti in attesa della sua approvazione e gli investimenti stanno diminuendo e gli industriali (come risulta da una inchiesta di Bankitalia) non sembrano assolutamente disposti a impegnarsi. E ancora: lo scudo fiscale non sta riportando in Italia quei capitali che avrebbero dovuto alimentare il processo di accumulazione, mettendo a disposizione del sistema produttivo enormi risorse.



   28 marzo 2002