
Bankitalia: salariati ma poveri
La busta non paga. Crescono i lavoratori dipendenti, in tuta e in camice, che non arrivano alla fine del mese. E la troppa flessibilità ammazza l'economia. Non lo dice la Cgil ma la Banca centrale.
Un mercato del lavoro segmentato, nel quale cresce il numero di lavoratori "poveri" che percepiscono un basso salario e hanno un lavoro poco sicuro e con scarse posibilità di carriera. Indossano tuta e camice i nuovi poveri italiani. Questa istantanea del mercato del lavoro non è stata scattata da Sergio Cofferati, ma emerge da uno studio di Bankitalia pubblicato ieri. La conferma della denuncia dell'impoverimento dei salari tra i lavoratori dipendenti, avanzata dalla Cgil, ha dunque una conferma "eccellente". Dall'analisi (Is the italian labour market segmented?) pubblicata sulla collana "Temi di discussione", emerge che "negli anni Novanta si è assistito, in Italia e in altri paesi dell'Ocse, a una crescita del numero di lavoratori a bassa retribuzione e a una diffusione della povertà anche tra persone pienamente inserite nel mercato del lavoro".
Vedi: il Manifesto del 24.04.2001
Inflazione pesante salari leggeri
Serve una nuova scala mobile
Mentre l'inflazione sale al 3,1% per effetto del rincaro delle tariffe la Banca d'Italia rende noto che il 30% dei lavori italiani «è poco pagato, dequalificato e senza possibilità di carriera». Da Bruxelles invece l'ennesima conferma: gli stipendi italiani sono i più bassi d'Europa.
Vedi: Liberazione del 24.04.2001
26 aprile 2001