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Piva, piva, l'oli d'uliva, l'è el Berlusca ch'el porta i dané. Il Cav Banana, per sollevare l'indice di gradimento del suo governo, da due mesi è fisso sul segno meno, punta disperatamente sull'effetto annuncio e butta sul piatto natalizio dei media tutto quello che ha: tagliamo le tasse, riduciamo le aliquote al 23% fino a 100mila Euro (194 milioni di lire circa) e al 33% per chi guadagna di più. I giornali hanno dato la notizia in modo apparentemente incomprensibile. Gli unici che non l'hanno messa in prima sono stati proprio i quotidiani economici, Il Sole-24 Ore e Italia Oggi, mentre gli altri hanno sparato il titolo con grande evidenza. Curioso no? Forse che la Confindustria e la stampa economica nutrono delle riserve su un annuncio che ha tutta l'aria di sembrare un ballon d'essai o più volgarmente l'ennesima presa per il culo? Basta guardare dentro la notizia per rendersi conto, infatti, che si tratta di una patacca e per comprendere il riserbo dei giornali specializzati in materia. Il progetto di ridurre le aliquote a due sole non è ancora chiaro perché parla di una non ben precisata “soglia di esenzione”, ma si qualifica d'amblé come un provvedimento fatto su misura per illudere i ricchi che hanno votato Forza Italia. Un manager che incassa 300 milioni l'anno, si vedrebbe ridurre le tasse di un terzo abbondante, mentre chi guadagna solo 30 milioni se le vedrebbe aumentare del 2% (23% contro l'attuale 21%). E dal momento che a guadagnare più di 100mila Euro l'anno sono in pochi si vede chiaramente che la nuova imposta sui redditi firmata Tremonti vorrebbe togliere ai molti poveri per dare ai soliti ricchi. Il che è bello e istruttivo. Ci sarebbe da scendere subito in piazza, ma non è il caso, la bufala è talmente evidente che non merita di sprecare tempo e fiato. Il mancato gettito legato alla scomparsa dell' Irpef è stato calcolato a regime in 45mila miliardi, l'anno ai quali bisognerebbe aggiungere i 50mila relativi alla cancellazione dell'Irap. Con quali risorse il governo pensa di colmare questo deficit? Mistero gaudioso. Non contenti di averla sparata grossa i collaboratori di Tremonti non hanno rinunciato a tirare ancora in ballo il famoso “buco” per affermare che, non ci fosse stato, avrebbero già potuto ridurre le tasse dall'anno prossimo e invece bisognerà aspettare. Quanto? Almeno fino alla vigilia delle prossime elezioni. Buon Natale.
IRPEF, LA RIVOLUZIONE ANNUNCIATA
repubblica.it
Diremo addio all'Irap, l'attuale imposta regionale sulle attività produttive. E ci scorderemo dell'Irpef. Al suo posto arriverà la nuova imposta sul reddito che si applicherà non solo ai contribuenti persone fisiche ma anche agli enti non commerciali. E' questo uno dei punti fondamentali della bozza di delega della riforma fiscale messa a punto dal ministero dell'Economia e che sarà portata giovedì in consiglio dei ministri. Che prevede la riforma? Due sole aliquote: al 23 per cento fino a 100 mila euro e al 33 per cento oltre questa cifra. Secondo le valutazioni del governo, la "nuova" imposta sul reddito, con l'aliquota del 23%, si applicherà sul 99,5% degli attuali contribuenti Irpef.
Unico dubbio, la data di entrata in vigore della riforma: il 2002, il 2003 o addirittura oltre. "Dipenderà dall'andamento dell'economia", spiegano al ministero.
FISCO DI CLASSE
affaritaliani.it
La riforma fiscale di Giulio Tremonti farà risparmiare più del 30% ai manager.
Con l'operazione fisco leggero, ci sarà un risparmio ancora più consistente per i redditi superiori ai 100.000 euro (193 milioni e 627 mila lire). L'aliquota prevista dalla delega sarebbe infatti del 33%.
In pratica, un manager con un reddito annuo di 250 milioni, oggi versa al fisco 98.250.000 lire di Irpef, mentre con la nuova aliquota (del 33% appunto) contribuirebbe per poco più di 61 milioni: un calo di oltre un terzo. Non solo, ma il carico potrebbe essere ulteriormente ridotto a seconda della soglia di esenzione.
Ancora maggiore potrebbe essere l'effetto di un'altra trasformazione, soprattutto per redditi superiori. Attualmente le spese detraibili danno diritto a uno sconto massimo del 19%, mentre con la trasformazione in voci deducibili ci saranno maggiori risparmi. Se infatti spese mediche, interessi passivi per mutui casa, offerte in beneficenza e anche tasse scolastiche diventeranno deducibili dal reddito, ogni milione speso azzererà la forchetta tra imposta e detrazione che, oltre i 135 milioni di reddito, è davvero consistente.
In più, i contribuenti delle fasce alte di reddito potranno beneficiare in misura maggiore (poiché si presume che abbiano maggiori investimenti e attività finanziarie rispetto agli altri contribuenti) anche delle altre innovazioni previste dalla riforma fiscale che dovrebbe essere approvata domani dal Consiglio dei ministri. E che andrà completamente a regime nel 2006.
IRPEF ADDIO?
ansa.it
Irpef addio. Arriva la nuova imposta sul reddito che si applichera' non solo ai contribuenti persone fisiche ma anche agli enti non commerciali. Le aliquote saranno solamente due: al 23% fino a 100 mila euro, e al 33% oltre. E' questo uno dei punti fondamentali della bozza di delega della riforma fiscale che sara' portata giovedi' all'esame del Consiglio dei Ministri. L'aliquota al 23% si applichera' sul 99,5% degli attuali contribuenti Irpef.
IL PASSO PIU' LUNGO (DELLA GAMBA)
corriere.it
Chi si aspetta tagli delle tasse già dal 2002 come ipotizzato ieri dal viceministro dell'Economia Mario Baldassarri quasi certamente resterà deluso. Del resto lo stesso «numero due» del dicastero guidato da Giulio Tremonti ha precisato che questi sgravi arriveranno solo se l'anno prossimo l'economia «crescerà a ritmi sostenuti». Cosa che, al momento, gli analisti più accreditati tendono a escludere. La delega per la riforma fiscale presentata ieri dal governo alle parti sociali disegna allora solo uno scenario futuribile? Le cose non stanno così. Qualunque sia il giudizio di merito che se ne vuole dare, il progetto Tremonti porta sul terreno legislativo le corpose promesse elettorali di Berlusconi in materia fiscale: dai fogli di carta protocollo del «Contratto con gli italiani» firmato sui tavolini di Porta a porta alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
CALA L'INFLAZIONE NELLA UE
cnnitalia.it
Inflazione in netto calo a quota 2,1 per cento a novembre nella zona dell'euro rispetto al 2,4 di ottobre e al 2,9 di un anno prima. Nell'intera Unione Europea, il tasso di aumento dei prezzi è tornato il mese scorso sotto la soglia del due per cento: 1,8 rispetto al 2,2 di ottobre e al 2,6 del novembre 2000.
PENSIONI DIMENTICATE
italia-invest.it
Disco rosso dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil alla manovra del governo sulle pensioni minime ad un milione al mese. Secondo le organizzazioni sindacali, anche con la nuova formulazione della misura, il governo ignora circa 4 milioni di trattamenti previdenziali sotto il milione. L'intervento dell'esecutivo, si legge in un comunicato, sarebbe infatti limitato a 450.000 (su 493.000) titolari di maggiorazione sociale della pensione, ad un milione (su 4.400.000) titolari di pensione al minimo senza diritto alla maggiorazione sociale, a 330.000 (su 954.000) titolari di pensioni di importo compreso tra il minimo ed il milione, a 483.000 (su 714.000) titolari di pensione o assegno sociale.
DON'T CRAY FOR ME ARGENTINA
miaeconomia.it
"I titoli di Stato sono sicuri: lo Stato mica può fallire".
Quanti risparmiatori hanno fatto questo ragionamento o se lo sono sentiti fare da chi proponeva loro un investimento?
Finchè si parla di titoli americani, tedeschi , italiani etc..., la cosa può filare. Comprare un 'bond' decennale americano è meglio che mettere i soldi in cassaforte (e infatti è usato come riferimento per calcolare il rischio delle varie emissioni governative).
Ma quando si comincia a prestare dei soldi a paesi più 'esotici' (perchè questo vuol dire comprare titoli di Stato) , bisogna avere ben chiaro a chi li si presta e a quali potenziali rischi si va incontro.
Il caso dell'Argentina, che si sta consumando in questi giorni sotto gli occhi preoccupati di tutto il mondo è esemplare.
L'Argentina, detto in parole povere, è sull'orlo della bancarotta.
Non è un modo di dire: lo stato sudamericano non ha la possibilità di pagare i suoi debiti, cioè di restituire i soldi a chi ha comprato i suoi titoli.
Come questo sia potuto avvenire e di chi siano le responsabilità, è troppo complicato spiegarlo qui. Il fatto fondamentale è che l'economia argentina va come i gamberi, non si crea ricchezza e allo Stato arrivano i soldi con contagocce. Un vero dramma: tanto per dare un'idea, ieri la gente ha dato l'assalto ai supermercati, e non è ancora per niente chiara la via d'uscita.
L'unica certezza è che molti investitori (anche qui in Italia) rimarranno probabilmente col cerino in mano: si vedranno costretti ad accettare interessi assai più bassi di quelli inizialmente prospettati o preferiranno vendere quei titoli anche rimettendoci dei soldi.
Chi negli anni o nei mesi scorsi ha comprato dei titoli argentini attratto dagli alti rendimenti, aveva ben chiaro il rischio cui andava incontro? Sapeva che l'economia argentina era in recessione da anni? Era al corrente della spirale terribile che stava facendo colare a picco la ricchezza nazionale?
Il sospetto è che per molti la risposta sia 'no'.
ARGENTINA, CRISI SUPERATA PER IL FMI
wallstreetitalia.it
Laurence Meyer, membro del consiglio della Fed, ha dichiarato di essere ottimista sulla situazione economica in cui versa l'Argentina, puntualizzando che il rischio di contagio degli altri Paesi si sta riducendo.
La stessa natura piu' flessibile del sistema globale finanziario eviterebbe, secondo Meyer, il rischio di propagazione nelle altre aree, ridotto anche dalla maggiore diversificazione degli investimenti.
"Gli investitori internazionali stanno differenziando le proprie posizioni all'interno dei vari Paesi emergenti", ha aggiunto Meyer, "i flussi di capitali si stanno spostando piu' sugli investimenti diretti e a lungo termine che su quelli a breve". "La chiave per prevenire in futuro altre crisi e' di dare avvio a politiche economiche robuste capaci di dar vita a istituzioni finanzarie solide", ha detto Meyer.
FIAT: NEL 2003 LA RIPRESA
ilnuovo.it.it
Il 2002 sarà un anno difficile. Probabilmente peggiore rispetto a quello che si sta concludendo. Ma secondo la Fiat la scommessa, tutta da giocare, è ancora rappresentata dal mercato dell'automobile. Nel quale il Gruppo di Torino dimostra di credere, ancora. Parola di Giovanni Agnelli, presidente onorario della Fiat.
Che, parlando ai top manager del Gruppo torinese riuniti al Lingotto, ha ricordato che "tutte le operazioni che abbiamo messo in cantiere sono la dimostrazione di quanto crediamo ancora nel mercato dell'automobile". Agnelli fa riferimento al piano finanziario e industriale varato il 10 dicembre e supporto in quello che viene definito come "un alleato forte, la General Motors, che non tende in alcun modo a sopraffarci".
Intanto il prossimo sarà un anno di stasi. “Anche il 2002 sarà un anno difficile – ha detto Agnelli - ma se sapremo lavorare bene metteremo le basi per ripartire nel 2003”.
CACCIA ALL'EURO
ilsole24ore.com
I dati dell'Abi: distribuiti in un giorno 5 milioni di "confezioni". Le considerazioni del Comitato Euro sulla conversione del capitale sociale. Speciale sulla moneta unica.
20 dicembre