prima pagina pagina precedente salva il testo



Pulizia etnica in stile afgano
Paolo Garimberti su la Repubblica

Ora che i primi testimoni oculari hanno potuto ricostruire e documentare con le telecamere e le macchine fotografiche il massacro nella fortezza di QalaiJhangi, alle porte di MazariSharif, appare sempre più chiaro che l'Afghanistan «liberato» rischia di precipitare nel baratro di una guerra di bande e di tribù, rinnovando la tragedia di una lotta di potere tra le fazioni mujahiddin, che all'inizio degli Anni 90 fece cinquantamila morti e spianò la strada ai Taliban. Gli interessi dei feudatari afgani e degli americani si saldano nell'obiettivo di «privatizzare» il conflitto sottraendolo ad ogni controllo internazionale. I primi vogliono fare piazza pulita del vecchio regime, consumando rivincite e vendette, senza troppi riguardi per i diritti dei prigionieri.

E gli Stati Uniti pensano soprattutto a chiudere il più in fretta possibile la partita con i Taliban per dedicarsi alla caccia a Bin Laden e concentrarsi già sull'Iraq e gli altri «Stati canaglia», prossimi bersagli della lotta al terrorismo. L'Onu e l'Europa sono spettatori silenti di questa partita a due, emarginati sul piano militare dal rifiuto americano di una forza multinazionale di pace e impotenti sul piano diplomatico perfino in pendenza di quella conferenza di Bonn, che dovrebbe porre la basi per una transizione pacifica ed etnicamente equa a Kabul.
La lotta al terrorismo è un obiettivo condiviso non solo dall'Occidente, ma anche dalla Russia, dalla Cina e da tutti gli Stati che hanno aderito all'eterogenea coalizione internazionale formatasi dopo l'attacco alle Torri gemelle di New York. E i covi di Al Qaeda scoperti nelle principali città afgane abbandonate dai Taliban hanno provato in modo inequivocabile la complicità del regime del mullah Omar con Osama Bin Laden e la sua rete terroristica. Queste prove hanno dimostrato l'infondatezza di quanti si opponevano alla guerra in Afghanistan sulla base di una presunta distinzione di responsabilità tra lo sceicco terrorista e chi gli dava ospitalità e sostegno logistico in territorio afgano. Ma l'obiettivo finale della guerra ai Taliban, sul quale si fondava il consenso degli alleati europei degli Stati Uniti e anche dell'Onu, era di creare in Afghanistan le condizioni per una ricostruzione politica, economica e civile, che garantisse il rispetto dei diritti umani, la modernizzazione e l'eguaglianza soprattutto per la parte più oppressa della popolazione, le donne in primo luogo.



E i papaveri sbocceranno a marzo
su
il Manifesto

La caduta dei taliban, il vuoto di potere che in molte regioni dell'Afghanistan precederà la difficile "normalità", produrrà un primo fatto certo. La ripresa della coltivazione del papavero da oppio, già semonato in molti paesi afghani. A Kherabad, ad esempio, ai piedi della Montagna Nera, un'ora di pista a ovesti di Jalalabad. Dicono i contadini: perché seminare legumi e verdure, se poi non possiamo portarli al mercato visto che le strade sono insicure? E poi: se seminassimo un ettaro di grano, ne ricaveremmo 6000 rupie per tutto l'anno. Appena quel che basta per non morire di fame. Ma se quell'ettaro lo seminassimo a papavero, raccoglieremmo 14 chili di oppio grezzo, a 20.000 rupie al chilo.
Innegabile il vantaggio. Il risultato è una seminagione straordinaria, appena prima delle gelate invernali. Negli anni scorsi - dopo un raccolto record nel 1999, che ha portato l'Afghanistan ad essere il primo produttore mondiale di pasta base - le promesse degli operatori del programma internazionale contro la droga dell'Onu e la convinzione del mullah Omar che la coltivazione dell'oppio fosse antimusulmana, rafforzata con una fatwa, avevano quasi persuaso i contadini ad abbandonare gli sfavillanti papaveri e la loro promessa di sicurezza economica. Ora l'arrivo dei mujaheddin riapre i giochi. E i semi, accuratamente conservati, tornano alla terra.
Già da ora i prezzi scendono. Non solo perché i taleban hanno svuotato i magazzini per finanziarsi la guerra, abbattendo il mercato, ma anche per la promessa del nuovo raccolto. Prima dell'11 settembre un chilo di pasta di oppio costava 50.000 rupie, nei giorni scorsi lo si comprava a 20.000. Ma oggi c'è chi la vende a 18.000, e il prezzo potrebbe abbassarsi ancora. Intanto i magazzini si svuotano, le grandi pizze brune vengono caricate sui camion multicolori che caracollano verso il confine con il Pakistan, diretti alle aree tribali filoislamiche. Lì, dove la sorveglianza statale è molto più debole, i laboratori artigianali estraggono l'eroina. Nove chili di pasta base bastano per ottenere un chilo di polvere raffinata. Pronta da vendere sui mercati occidentali.
Per bloccare il mercato, ragiona qualcuno, basterebbe spendere l'equivalente del prezzo di una cinquantina di missili Cruise: migliaia dei quali sono stati buttati nelle operazioni di guerra. L'oppio, invece, può aspettare: c'è tempo. Almeno fino a marzo.


Fase due della guerra, raid etiopici in Somalia su mandato americano
Maurizio Molinari su
La Stampa

NEW YORK. Forze etiopiche all'attacco dei guerriglieri fondamentalisti del Puntland somalo, minacce militari e pressioni politiche americane all'Iraq, ribelli filippini costretti dalle forze antiterrorismo di Manila a liberare 89 ostaggi. I fronti della guerra al terrorismo lontano dall'Afghanistan aumentano. Il premier britannico, Tony Blair, intervenendo ieri di fronte alla Camera dei Comuni, ha annunciato l'inizio della «seconda fase della guerra al terrorismo».
«Abbiamo sempre detto che l'Afghanistan era solamente la prima fase, su questo c'è pieno accordo con Washington e gli altri Paesi impegnati» ha spiegato Blair, facendo i nomi di tre nazioni nel mirino: Somalia, Iraq e Yemen. In Somalia la guerra sarebbe già iniziata. Il «Wall Street Journal» ha rivelato che negli ultimi sette giorni contingenti militari etiopici, in coincidenza con una visita di consiglieri militari americani a Addis Abeba, hanno varcato la frontiera effettuando ripetuti blitz nella regione del Puntland contro le basi di «Al Itihaad al-Islamiya», un'organizzazione fondamentalista islamica venuta alla luce dopo la cacciata di Siad Barre nel 1991, protagonista della guerriglia contro i marines nel 1992-3 e considerata dal Pentagono legata a doppio filo ad Al Qaeda di Osama bin Laden.



Giustizia, in Europa scoppia il caso Italia
Mandato di arresto e rogatorie dividono il Parlamento dell'Unione, oggi si vota
Andrea Bonanni sul
Corriere della Sera

BRUXELLES - Rogatorie, mandato di arresto europeo, veto del governo contro il distacco dei magistrati all'ufficio antifrode di Bruxelles: sulla giustizia scoppia un nuovo caso Italia al Parlamento europeo, che oggi sarà chiamato a votare in assemblea plenaria due documenti fortemente critici delle posizioni assunte dal governo italiano.
Il primo rapporto, presentato ieri, è quello preparato dalla Commissione controllo di bilancio del Parlamento «sulla protezione degli interessi finanziari della Comunità e la lotta contro le frodi».
Al punto 32, che riguarda i rapporti con la Svizzera, c'è una dura critica al governo italiano per la questione delle rogatorie. Il Parlamento, è scritto nel rapporto, «osserva che nella lotta alla criminalità organizzata è in gioco anche la credibilità degli Stati membri dell'Unione europea; in tale contesto richiama fra l'altro l'attenzione sulle modifiche di atti legislativi recentemente adottate in Italia, che a seguito dell'introduzione di nuovi requisiti procedurali formali rendono difficili se non addirittura impossibili le rogatorie internazionali con la Svizzera per reati quali il riciclaggio di denaro sporco e il contrabbando di armi, stupefacenti e sigarette».



Lazio, contributi ai figli appena concepiti
Il centrosinistra contro la legge regionale voluta da Storace: «Sono misure talebane»
C. Rimini e Zuccolini sul
Corriere della Sera

ROMA - Dopo una maratona notturna in consiglio regionale il governatore del Lazio, Francesco Storace, vince la sua battaglia e fa approvare la nuova legge sulla famiglia. Il centrosinistra insorge: «Si tratta di un provvedimento talebano da cancellare». Le nuove norme promettono incentivi solo per la famiglia fondata sul matrimonio. Nessun intervento quindi per le coppie di fatto, ma anche per quei nuclei anomali costituiti da anziani o disabili conviventi per esigenze di reciproco sostegno. Per la prima volta viene considerato, quale elemento di accesso ai contributi, anche il figlio concepito. Per gli altri bambini - quelli figli di coppie non sposate - niente da fare, come anche per chi non consegnerà entro un anno il certificato di matrimonio. A pagina 18


«Non ha vinto? Con 4 milioni leviamo il malocchio»
La figlia di Vanna Marchi vende in tv i «numeri fortunati» del Lotto. Poi propone sortilegi a pagamento
Alessandro Trocino sul
Corriere della Sera

MILANO - La voce di Stefania Marchi è meno stridula del solito. E' secca, tagliente, mentre sibila al telefono a una pensionata incredula: «Lei si merita tutto il male del mondo». Con la stessa intonazione, alla signora che si lamenta non avere dormito per la paura, profetizza cupa: «Lei non dormirà mai più». E' l'epilogo di una vicenda grottesca, che vede protagonisti Fosca Marcon, una pensionata di 71 anni, spalleggiata segretamente dalla troupe di Striscia la notizia , e Asciè, una società che organizza televendite e che fa capo tra gli altri alla figlia di Vanna Marchi, Stefania, e all'inseparabile «maestro» brasiliano Mario Pacheco Do Naisimento. Tutto comincia con la vendita di numeri «vincenti» per il lotto a 300 mila lire. Finisce con una diagnosi di «influssi negativi» per la signora e con la richiesta di quattro milioni come rimedio anti-malocchio. La trattativa naufraga tra le minacce di una furibonda Stefania Marchi, l'incredulità del presunto fiduciario del «maestro», sorpreso dalle telecamere, il sorriso un po' impensierito della signora Fosca e il trionfo della premiata coppia Greggio & Iacchetti, che nella prima puntata hanno radunato oltre 12 milioni di telespettatori davanti al video di Canale 5.



Gran Bretagna: aumentare le tasse per migliorare il Servizio sanitario nazionale.
su
FINANCIAL TIMES

Secondo il ministro delle Finanze, Gordon Brown, l'unico modo per migliorare il servizio sanitario britannico è quello di aumentare le tasse. Presentando la sua proposta di budget alla Camera dei comuni Brown ha detto: "Se riusciremo a ottenere il consenso dei partiti e dei cittadini garantiremo un futuro al servizio sanitario e cambieremo il carattere del paese".


  29 novembre