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«Non serviranno truppe straniere in Afghanistan»
Svolta Usa: no all'ipotesi di una forza di pace – sul Corriere della Sera

WASHINGTON - A quasi otto settimane dall'inizio della guerra, svanisce l'ipotesi di una forza internazionale di pace in Afghanistan. Gli Stati Uniti si dicono pronti a ritirare le loro truppe non appena distrutti Al Qaeda e il regime talebano, e catturati o uccisi i loro leader, dimostrandosi certi che gli afghani «terranno ordine in casa da soli», come dichiara il ministro della Difesa, Donald Rumsfeld. Intendono inoltre limitare la partecipazione alleata a un'unica operazione militare: il blocco navale del Pakistan, per impedire la fuga a Bin Laden, al mullah Omar e ai loro luogotenenti. In rotta verso l'area è la squadra navale italiana guidata dal Garibaldi, che ieri ha passato il canale di Suez.
E' una svolta cruciale: senza dirlo espressamente, la superpotenza si accinge a rinunciare al contributo di terra italiano, francese, tedesco, in parte persino inglese, e a bocciare il progetto dell'Onu di schierare i caschi blu per facilitare gli aiuti umanitari. Soltanto un rovescio improvviso dell'Alleanza del Nord o lo scoppio di un conflitto civile potrebbe rilanciare il piano originario americano di fare dell'Afghanistan un altro Kosovo.

L'improvviso cambio di strategia degli Stati Uniti è dovuto a più fattori: il successo dell'Alleanza del Nord; il passaggio dalla guerra alla guerriglia in Afghanistan; la determinazione di eliminare i leader terroristi o, qualora venissero catturati, di giustiziarli sommariamente senza interferenze alleate (uno, Juma Namagami, il capo di Al Qaeda nell'Uzbekistan, sarebbe perito martedì sotto i bombardamenti) e «l'avversione degli afghani», come ammonisce ancora Rumsfeld, «a una presenza militare straniera nel loro Paese».


Ultimo assalto a Kunduz
L'Onu: "Niente stragi" – su
la Repubblica

ISLAMABAD - Bombe dal cielo e missili da terra. L'Alleanza del Nord, con l'appoggio dell'aviazioni anglo-americana, lancia l'offensiva contro Kunduz. L'offensiva finale. Saltato l'accordo per la resa della città, faticosamente raggiunto ieri a Mazar-i-Sharif, la guerra ha di nuovo preso il sopravvento. Ed è sempre peggio, tanto che l'Onu ha lanciato questa mattina l'allarme per la situazione nella zona. "Siamo profondamente preoccupati", dicono al Palazzo di vetro.

Stephanie Bunker, portavoce dell'Onu ad Islamabad, aggiunge: "Chiunque depone le armi e si arrende ha diritto ad essere trattato con umanità, nel rispetto delle Convenzioni internazionali. La presa di ostaggi e il trattamento disumano, possibili nella sete di vendetta per una storia di atrocità, non sono ammissibili".

Kunduz rimane occupata da quindicimila combattenti, secondo le stime dell'Alleanza, di cui almeno quattromila "legionari stranieri". L'accordo per la resa raggiunto ieri pomeriggio a Mazar-i-Sharif, annunciato dal generale Rasheed Dostum, sarebbe così naufragato.



Terroristi, la Cia ispira la grande retata globale
sul
Corriere della Sera

WASHINGTON - Su richiesta della Cia, il servizio segreto americano, una cinquantina di Paesi tra cui l'Italia hanno sinora arrestato 360 terroristi collegati ad Al Qaeda, l'organizzazione di Bin Laden. L'arresto più importante è stato quello di «Abu Ahmed» (nome di guerra), considerato uno dei luogotenenti del nemico numero uno dell'America, sospettato di avere partecipato alla pianificazione delle stragi dell'11 settembre. Ma secondo Bob Woodward, il vice direttore del Washington Post , che ha dato la notizia, gli arresti dei terroristi in tutto il mondo ammonterebbero non a 360 ma a parecchie centinaia. Molti altri sarebbero stati effettuati dai servizi segreti e dalle polizie alleati su richiesta dell'Fbi e del Pentagono. E ai servizi segreti forse potrà tornare utile anche la scoperta fatta da un inviato della Rai in un campo di Al Qaeda alla periferia d Kabul: l'elenco dettagliato con nomi e foto degli iscritti alla rete terroristica dal '95.

Ma in genere le pressioni dell'amministrazione Bush hanno reso zelanti anche i non allineati. In Europa ci sono stati un centinaio di arresti, ma in Medio Oriente, dove l'entusiasmo per la caccia a Bin Laden è scarso, ce ne sono stati altrettanti, un risultato inaspettato. Il resto dei terroristi è stato scoperto in Africa e in America latina. «Il 21 ottobre - ha notato Woodward - Bush aveva parlato solo di 200, e dai nostri calcoli ne risultavano 75». Il colpo grosso dei James Bond della «coalizione intelligence» è stata la cattura di «Abu Ahmed» e di altri cinque membri di Al Qaeda in Arabia Saudita, mentre tentavano la fuga all'estero. Imprigionati a Riad, i sei avrebbero fornito alla polizia saudita importanti informazioni. Non si sa se pentito o malmenato, il luogotenente di Bin Laden avrebbe rivelato che l'attentato di un anno fa contro l'incrociatore americano Cole ad Aden fu compiuto con la complicità di un agente segreto yemenita. «Abu Ahmed» sarebbe stato anche trovato in possesso dei piani d'attacco, fortunatamente sventati, contro le città di Los Angeles e Seattle nel Capodanno 2000, e di alcuni nomi e indirizzi degli autori delle stragi dell'11 settembre.



Milosevic incriminato per genocidio
red su
l'Unità

Per Slobodan Milosevic scatta la terza incriminazione, la più grave, quella per 'genocidio'. Il Tribunale penale delle Nazioni Unite per l'ex Jugoslavia ha ufficialmente accusato l'ex dittatore serbo per il genocidio in Bosnia. Ne ha dato oggi notizia la stessa corte. L'incriminazione del tribunale dell'Aja si riferisce al suo ruolo nella guerra in Bosnia dal 1992 al 1995. Quella di genocidio è l'incriminazione più grave prevista dal regolamento del Tpi. Per Milosevic si tratta del terzo capo di imputazione, il più grave, per cui dovrà difendersi in aula. I giudici hanno spiegato che i documenti riguardanti le atrocità commesse dalle forze serbe contro croati e musulmani durante la guerra del 1992-1995, raccolti dalla procura guidata da Carla Del Ponte, contenevano prove sufficienti per andare a processo. «Milosevic ha partecipato a un'organizzazione criminale il cui scopo era il trasferimento forzato e permanente fuori dalla Bonsia Erzegovina dei non serbi», si legge in sunto della nuova incriminazione. Il testo ricorda che migliaia di musulmani e
croati furono uccisi, mentre a migliaia vennero rinchiusi in condizioni disumane in una cinquantina di campi di concentramento.


Imi-Sir: Previti ricusa i giudici
"Questo processo è un'esecuzione di piazza" – su
la Repubblica

MILANO - "Il processo in corso è un'esecuzione in piazza, dove la legge è calpestata". E' frontale l'attacco che Cesae Previti sferra ai giudici di Milano impegnati nel processo Imi-sir che vede coinvoltro il senatore forzista. In una lettera inviata al Collegio della quarta sezione penale del tribunale di Milano,Previti revoca il mandato ai suoi legali e ricusa gli stessi giudici del processo Imi-Sir.

Previti motiva la ricusazione e la revoca in una lettera consegnata dai suoi difensori al presidente del collegio Paolo Carsì. Previti individua il cuore della sua decisione nella decisione di mercoledì scorso del tribunale di proseguire il processo nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia annullato tre ordinanze del Gup Alessandro Rossato. "Si tratta di un "abominio compiuto" scrive il senatore forzista. Un atto talmente grave che, a giudizio di Previti, si può dire che "nel corso di questo processo sia stata "calpestata la legge" poiché il tribunale "ha rifiutato di applicare la sentenza della Corte Costituzionale".



Alitalia, 3500 miliardi per evitare il crack
Parte la cura-Mengozzi: a casa in 3400 - dipendenti in sciopero a dicembre
su
La Stampa

ROMA Le sorti dell´Alitalia, non più in grado di camminare sulle proprie gambe, sono nelle mani del governo. Ieri il consiglio di amministrazione della compagnia aerea, controllata dal Tesoro al 53%, ha approvato il nuovo piano industriale 2002-2003: per garantire l´operatività e tornare in utile alla fine del periodo (quest´anno la perdita di gestione sarà di 700 miliardi) servono 3.500 miliardi di mezzi freschi entro pochi mesi, oltre a dismissioni, licenziamenti e alla riduzione del numero dei collegamenti. Una brutta gatta da pelare per Silvio Berlusconi, che ha deciso di occuparsi personalmente del problema, e i suoi ministri, stretti tra i vincoli europei, che vietano gli aiuti pubblici, e quelli del bilancio dello stato, dove non c´è un grande margine di manovra.




  23 novembre