prima pagina pagina precedente salva il testo



Strage di cristiani in Pakistan, 20 morti
su Corriere della Sera

In una città del Pakistan orientale, miliziani islamici fondamentalisti hanno fatto irruzione ieri in una chiesa che ospitava a turno cattolici e protestanti. Venti persone, tra cui 4 bambini, sono state massacrate durante una celebrazione protestante. In Afghanistan continuano i raid americani, ma bombe hanno colpito obiettivi civili: ci sono stati bambini tra le vittime. Il leader dei talebani, il mullah Omar, minaccia: "La guerra vera agli Usa deve ancora incominciare". Ed è allarme per 200 terroristi che nelle scorse settimane si sarebbero spostati da Kabul all'Europa. A New York veglia di preghiera sulle rovine delle Torri gemelle. In Medio Oriente, quattro donne israeliane sono state uccise in un attentato condotto da due poliziotti palestinesi. Ma il premier Sharon ha confermato lo stesso il ritiro dei carri armati da Betlemme, completato nella notte.



Internazionale - P R I M A P A G I N A - I titoli di apertura dei giornali di tutto il mondo

FINANCIAL TIMES, Gran Bretagna
Financial Times
Stati Uniti e Gran Bretagna difendono l'azione militare in Afghanistan.
Aumentano le critiche sull'efficacia dell'azione militare in Afghanistan. Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha dichiarato che gli attacchi contro le posizioni dei taliban stanno portando a dei progressi. Nel discorso che farà domani, il premier britannico Tony Blair dirà che per raggiungere gli obbiettivi prefissati bisogna aspettare ancora. Il senatore repubblicano, John McCain, esperto di questioni militari, chiede bombardamenti più intensi e molti uomini per l'offensiva terrestre.

DAWN, Pakistan Dawn
Afghanistan: Germania e Pakistan chiedono di fermare i bombardamenti.
Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e il generale pachistano Pervez Musharraf propongono una sospensione dei bombardamenti durante il ramadan. Secondo Schroeder "una
sospensione permetterebbe di cercare una soluzione politica e di affrontare l'urgenza umanitaria".

HA'ARETZ, Israele Ha'aretz
Israele si ritira da Betlemme e Beit Jala.
L'esercito di Tel Aviv si è ritirato questa mattina dalle città palestinesi di Betlemme e Beit Jala. Vista la difficile situazione interna, il premier israeliano Ariel Sharon probabilmente rimanderà il viaggio negli Stati Uniti.

Prima pagina è una newsletter di Internazionale distribuita a chi ne fa richiesta. Dal lunedì al venerdì Prima pagina presenta i titoli di apertura dei principali quotidiani stranieri.
Per ricevere Prima pagina:
Internazionale



Terrorismo: Usa trattavano da 3 anni con Talebani per bin Laden
Su
agi

(AGI/REUTERS) - Washington, 29 ott. - Inviati statunitensi hanno incontrato almeno venti volte negli ultimi tre anni rappresentanti dei Talebani per convincerli a consegnare Osama bin Laden. Lo rivela oggi il Washington Post, sulla base di informazioni raccolte da fonti molto vicine alle trattative. I colloqui, afferma il quotidiano della capitale Usa, continuarono fino a pochi giorni prima degli attentati dell'11 settembre a New York e Washington. Piu' volte i Talebani avrebbero lasciato trasparire l'intenzione di liberarsi dello scomodo ospite, ma non convinsero gli inviati Usa. Gli incontri si tennero in Afghanistan, Pakistan, Germania e negli Stati Uniti e a un certo punto vi fu una conversazione telefonica tra un funzionario di medio livello del Dipartimento di Stato e il mullah Mohammed Omar, guida spirituale del regime fondamentalista. (AGI)



Siamo capaci di chiedere scusa
Lettera di Gad Lerner su
la Stampa

Caro Direttore, su "La Stampa" di ieri la mia amica Barbara Spinelli invoca "un profondo ravvedimento dell'ebraismo: ravvedimento religioso e terreno". E prima ancora attribuisce alla "religione di Mosè" un'attitudine superba, indifferente ai diritti storici; addirittura la pretesa esclusiva di "vivere una condizione di libertà assoluta, mentre il resto dei mortali perdurerebbe nel duro regno della necessità".
Come molti ebrei israeliani e della diaspora, condivido da tempo l'intento della Spinelli: sappiamo di dover riconoscere i torti inflitti al popolo palestinese da politiche sbagliate e dalla stessa nascita dello Stato d'Israele. Già nel 1982, cara Barbara, Primo Levi faceva udire su questo giornale la sua voce trepidante contro Begin e Sharon. Nessuno davvero, neppure tu, può sostenere che l'ebraismo sia incapace di "mea culpa". "Sì, fummo colpevoli, commettemmo infedeltà, usurpammo, pronunziammo maldicenza, fummo iniqui, empi, insolenti, violenti, calunniatori, rei di macchinazioni, menzogneri, motteggiatori, ribelli, blasfemi, perversi, depravati, prevaricatori...", recitiamo più volte digiunando nel giorno di Kippur. Non a caso, nella catechesi preparatoria del Giubileo cristiano, Giovanni Paolo II invitava la Chiesa a imitare l'esempio degli ebrei che si fanno carico anche delle colpe commesse dai loro padri.




Non possiamo chiedere scusa
Lettera di Tullia Zevi su
la Stampa

Caro Direttore, con l'editoriale ne "La Stampa" dal titolo "Ebraismo senza mea culpa" Barbara Spinelli ha eretto un monumento alla delusione e all'amarezza, e ha pronunciato un severo atto d'accusa contro un intero Paese e contro l'intera Diaspora ebraica. Pur consapevole dei motivi e della passione che l'hanno ispirato, desidero fare alcune osservazioni.
Penso che sia nello Stato d'Israele, sia nella Diaspora ebraica si partecipi della generale consapevolezza del baratro che, apertosi l'11 settembre negli Stati Uniti, minaccia di inghiottire l'intero pianeta Terra. Israele reagisce a livello ufficiale come un Paese governato da una maggioranza di destra democraticamente eletta. La violenza delle invettive rivolte contro Israele e contro tutti gli ebrei della Diaspora sembra ignorare il travaglio e l'opera di quanti avvertono e proclamano la necessità e l'urgenza di una soluzione negoziata del conflitto medio-orientale, e ricordano con rammarico e nostalgia quanto ebbe a dire l'allora primo ministro David Ben Gurion nel 1967 alla fine della Guerra dei Sei Giorni: "Restituiamo tutti i territori in cambio della pace". Sarebbero stato più facile allora, ma penso che sia ancora possibile trovare una soluzione negoziabile. O quanto ebbe a scrivere Primo Levi in un appello firmato anche da un gruppo di intellettuali ebrei italiani all'indomani dell'invasione del Libano, e pubblicato ne "La Repubblica" il 16 giugno 1982 sotto il titolo "Perché Israele si ritiri".




Palestina: oltre 50 morti negli ultimi giorni. Chi si indigna?
Dalla Conferenza stampa di Mustafa Barghouthi, presidente del Palestinian Medical ReliefCommittee:

Gli attacchi militari israeliani degli ultimi sette giorni hanno colpito particolarmentela popolazione civile, direttamente o colpendo servizi vitali come l'assistenza medica. L'attacco di mercoledi a Beit Rima e' stato un vasto e violento assalto alla comunità civile. Siamo preoccupati che quell'attacco sia un'esercitazione per altri e più larghi attacchi. Durante l'attacco l'esercito ha bloccato le autoambulanze fuori del villaggioper dodici ore e ai medici presenti nel villaggio è stato vietato di svolgere i soccorsi, causando almeno 5 morti dissanguati. L'esercito ha arrestato e legato persone ferite perla notte intera. Durante l'ultima settimana l'esercito ha constantemente attaccato iservizi medici, colpendo ospedali e ambulanze, uccidendo un palestinese e ferendone tre. Da giovedi 18 ottobre 42 uccisi. 29 erano civili e 13 poliziotti. Tutti colpiti nella parte superiore del corpo. Circa 317 sono stati feriti. Voglio sottolineare che i palestinesi avevano predetto che qualche attacco ci sarebbe stato, il governo israeliano ha provocato volutamente per una rioccupazione delle aree palestinesi. Gli atti di Israele sono quelli di un governo di guerra, con una indiscriminata violenza e distruzione diservizi vitali. Sharon sta distruggendo la possibilità di uno stato palestinese e con essa la possibilità di una coesistenza pacifica tra israeliani e palestinesi. Chiediamo ancora una volta alla comunità internazionale di premere su Sharon perché cessi questa politica di terrorismo di stato e di riconoscere la fondamentale causa dela violenza: l'occupazione illegale della Cisgiordania e Gaza. E' necessaria una protezione internazionale per il popolo palestinese. Il numero totale di morti da settembre 2000 e' di 795.


Rapporto B'Tselem
B'Tselem, l'associazione israeliana per i diritti umani ha già stilato un rapporto sulle violenze dell'esercito israeliano negli ultimi giorni (…Franceschini di Repubblica lo cita solamente ma non entra nei particolari, chissà perché?! ). Noi invece diamo i particolari di quanto scrive l'associazione (il testo inglese nel sito
btselem ) iniziando la traduzione di una parte: "giovedi 19 ottobre l'esercito israeliano ha iniziato estese operazioni in West Bank occupando territori in aree A e imponendo un assedio alle città. Fino a mercoledi 24 mattina 21 civili palestinesi e 10 poliziotti palestinesi sono stati uccisi. Tra i civili uccisi ci sono 5 minori e 4 donne. Per 5 civili si è trattato di "esecuzioni extragiudiziarie" da parte di Israele. Infine a Beit Rima e in altri luoghi altri 10 sonostati uccisi nelle ultime ore. Durante questo periodo un israeliano è stato ucciso.
Appare chiaro che le azioni militari hanno violato i diritti umani di un'intera popolazione civile. Molti civili compresi bambini che non avevano parte nelle ostilità sono stati uccisi e feriti dal fuoco dell'esercito israeliano. L'ermetica chiusura, senza precedenti per la severità, ha impedito l'accesso ai servizi medici e ridotto gli alimenti in numerosi luoghi. Diversi ospedali sono stati colpiti e l'attività medica bloccata. Per la prima volta dal 1996 Israele ha ripreso la pratica della demolizione delle case dei familiari dei sospettati. Queste demolizioni sono avvenute senza processo e chiaramente costituiscono una punizione collettiva. Le operazioni sono state effettuate con l'obiettivo di trovare i sospettati di atti violenti contro israeliani ma la scelta del momento, le caratteristiche e i risultati, lasciano fortemente intendere che fosse un atto di vendetta e di pressione sull'intera popolazione palestinese. Inoltre giustificazioni di sicurezza non possono essere una scusa per l'assalto a centinaia di migliaia di civili. Un assalto indiscriminato come questo costituisce una punizione collettiva, vietata dalla legge internazionale. Un primo esame degli eventi degli ultimi giorni suggerisce che l'esercito continua ad usare una politica del "grilletto facile" e dimostra un disprezzo della vita umana. Il ministro della difesa israeliano ha detto che "il danno ai civili è stato minimo...". Ma testimonianze raccolte da Btselem dicono che non solo il danno non e' stato minimo ma che, in molti casi, civili sono stati feriti in luoghi dove non c'erano scontri. Btselem chiede a Israele di evitare il fuoco nei centri abitati; rimuovere gli assedi e garantire comunque il movimento dei malati, dei medici, delle medicine e del cibo; evitare di colpire gli ospedali; cessare le demolizioni delle case dei familiari dei sospetti; condurre veloci e efficienti indagini nei casi diferimento di innocenti civili e denunciare penalmente i responsabili."

Morte sospetta
Abbiamo già ricordato che Arafat è in una situazione difficilissima. Ciò non ci esime dal sottolineare che anche l'Autorità palestinese può avere le sue colpe. In questi giorni il Gaza Community Health Program ci fa sapere di una morte sospetta nelle carceri palestinesi. Un uomo di 41 anni di Khan Younis è morto in carcere dopo 3 giorni di detenzione. Arrestato per motivi di sicurezza nazionale dicono i servizi di polizia palestinese, che attribuiscono la morte al suicidio. Un fratello ha però testimoniato di aver visto segni di violenza sul corpo.


Le lettere precedenti del mese
(24 OTTOBRE/13 OTTOBRE/10 OTTOBRE/ 5 OTTOBRE/1 OTTOBRE)
Le troverete nel sito
intifada2000
L'indirizzo per iscriversi o cancellarsi dalla lista di invio oppure per
inviare scritti è letterapalestina@inwind.it



Gennaro: un piano raffinato per delegittimare i magistrati
su
l'Unità

È in atto un "disegno di delegittimazione della magistratura", compiuto da "menti finissime e raffinatissime" attraverso "accuse ingiuste e sommarie" contro l'operato delle toghe. Il presidente dell'Anm Giuseppe Gennaro non usa mezzi termini per denunciare gli attacchi di cui sono vittime i magistrati negli ultimi tempi. Parole che il leader del "sindacato delle toghe" pronuncia anche dal palco del congresso dell'avvocatura, a Firenze. "Si ha proprio l'impressione -sostiene Gennaro- che ciò che avviene corrisponda ad un disegno di delegittimazione. È un'attività che intercetta il bisogno di giustizia dei cittadini, la insoddisfazione dei cittadini per il livello di efficienza che il sistema giudiziario oggi offre. Si tratta di accuse ingiuste e sommarie -denuncia il presidente dell'Anm- che si inseriscono in un contesto di delegittimazione dell'operato complessivo della magistratura".



Chi umilia la giustizia
Giorgio Bocca su
la Repubblica

Il dottor Gennaro, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, si è accorto che è in atto un piano di delegittimazione della magistratura e che "scienziati della comunicazione, menti finissime e raffinatissime stanno orchestrando una campagna che la processa in maniera sommaria e ingiusta". Alla buonora. E' dal 1980 - il caso Calvi, ricordate? - che ci sono uomini di politica e di governo che accusano la magistratura di "lotte di potere condotte con spregiudicatezza e con violenza intimidatoria": parole di Bettino Craxi che tre anni dopo, essendo capo del governo, accusava il giudice Carlo Palermo per aver osato indagare su un contrabbando di armi in cui era implicato un dirigente del Partito socialista.
Era l'inizio della campagna "per la giustizia giusta" in cui magistrati come il procuratore Cordova (che indagava sui legami fra mafiosi e politici in Calabria) venivano chiamati da un Guardasigilli craxiano "quei mascalzoni di giudici" . Sono quasi venti anni, dottor Gennaro, che da noi gioca a carte scoperte una specie politica ed economica che non sopporta che i suoi sporchi commerci vengano scoperchiati dalla magistratura. E l'offensiva è ripresa in modo violento con Tangentopoli. Non subito intendiamoci, non quando Silvio Berlusconi e altri re di denari si dicevano ammiratori di Di Pietro e pronti a collaborare con la procura di Milano, ma non appena un'indagine li ha toccati personalmente. E' da quasi venti anni, dunque, che è in corso una campagna di diffamazione non solo dei magistrati ma della società civile che li sostiene, descritta quasi come una setta chiamata "giustizialista" con richiamo non alla giustizia ma al giustiziere, e che li accusa di essere persecutori e boia degli onesti cittadini.
L'attuale ministro della Giustizia il leghista Roberto Castelli, un ometto di ferrei pregiudizi ancora la ignora: "Se c'è un piano per delegittimare i magistrati io non lo conosco", dice. E probabilmente non lo conosce neppure il ministro degli Interni Scajola che ha tolto la scorta anche alla Boccassini, magistrato di primissima linea, odiatissima da mafiosi e criminali. Un piano contro i magistrati inquirenti? Macché, dice il senatore Antonino Caruso, presidente della Commissione giustizia: "E' stata una minoranza dei giudici (quella "giustizialista"?) a delegittimare la maggioranza che ha continuato a lavorare in maniera tersa, laboriosa e proba".
Tutti "cani da pagliaio" della maggioranza pronti a latrare contro i giudici coraggiosi con il supporto delle televisioni private e pubbliche.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il confronto delle idee sostituito dal latrato dei cani da pagliaio che secondo una tecnica mediatica impediscono agli avversari di parlare - ma che razza di forza politica è questa che ha scelto come capigruppo al Senato e alla Camera degli urlatori comandati? -, l'informazione ridotta agli spettacolini dei piaggiatori e dei finti oppositori, una politica e una informazione da bassa cucina romana dove tutti alla fine sono pappa e ciccia. E un sentimento generale di umiliazione in cui maggioranza e opposizione si puntellano l'un l'altra. E come se non bastasse ora i cervelli finissimi si atteggiano pure a frondisti, a critici del padrone. Ma cari signori, la frittata è fatta. Anche per voi



Palermo al voto, corsa a tre nel segno del trasformismo
Attilio Bolzoni su
la Repubblica

Comunque finirà è già stato cucinato un bel pasticcio in salsa siciliana. Dicono che le cose dovevano andare più o meno come sono andate, dicono pure che quella finta "normalità" che da troppo tempo si respirava sull'isola non poteva durare in eterno. E così, in questo caldissimo ottobre che profuma ancora d'estate, Palermo torna Palermo. Che si spacca, che si infiamma, si sfida, si tormenta, che si insulta e va alla guerra. Tra meno di un mese sceglierà il suo sindaco e lo scirocco politico già stona e confonde, cambia uomini e scompagina schieramenti, disorienta clan imprenditoriali, ubriaca la società civile. Non c'è più destra e non c'è più sinistra quaggiù in fondo a un'Italia che non vuole essere Italia, ribelle, obliqua, lontana. E avida di soldi e di appalti, quelli che da Bruxelles arriveranno a migliaia e migliaia tra qualche mese. La posta in palio è la poltrona di sindaco, ma soprattutto in palio c'è il controllo assoluto di Palermo: le mani sulla città per i prossimi cinque anni.
Giochi di potere tra palme e cupole arabe, trasformismi, tradimenti, spericolata campagna elettorale dove nulla appare scontato e dove tutti si travestono. Si voterà il 25 novembre. Ma a Palermo la febbre è già alta, altissima. I candidati veri sono tre, curiososamente tutti e tre avvocati.
Molto siciliano anche questo. Quello del Polo si chiama Diego Cammarata ed è un amico d'infanzia di Gianfranco Miccichè, il "dittatore" di Forza Italia da queste parti. Quello dell'Ulivo è Francesco Crescimanno, galantuomo, uno di quei penalisti che anche in tempi assai difficili sapeva con chi stare e cosa fare. Il terzo avvocato è Francesco "Ciccio" Musotto, ex pupillo del Cavaliere che ha lasciato il partito granaio di voti (Forza Italia ha più del 40 per cento in città) per correre da solo con una sua lista, per dare battaglia al mai amato Miccichè e ai suoi "colonnelli" sempre reclutati tra gli intimi e qualche volta anche tra gli intimissimi (come ex autisti che per grazia ricevuta diventano parlamentari), per far rivivere addirittura un'altra "primavera" a Palermo dopo la felicissima èra di Orlando. E' lui, è Francesco "Ciccio" Musotto il personaggio chiave di queste elezioni che si annunciano come una svolta storica dopo anni di silenzio e di illusoria quiete, gli anni di un grande patto che adesso questa specie di Masaniello palermitano dal passato tanto contraddittorio e ambiguo tenta di rompere.

In questo clima di battaglia dove Palermo riscopre la sua voglia di essere diversa, gli altri due candidati si scontrano con la nuova "anomalia" cercando di abbassare i toni e perdere il meno possibile. E arrivare subito al 25 novembre. Il candidato del Polo riconosce come suo avversario solo il candidato dell'Ulivo. Il candidato dell'Ulivo di candidati del Polo non ne vede uno solo ma due, Diego Cammarata e Ciccio Musotto.
A rimescolare tutto e a rimescolare Palermo e la sua anima inquieta ci pensa Leoluca Orlando, compagno di scuola al "Gonzaga" di Ciccio Musotto e lontano parente di Francesco Crescimanno. Dice: "La sinistra è troppo scontenta e sceglierà Musotto" .




Raiway, difficile l'azione legale contro il governo
Oggi il Cda. Zaccaria, sconsigliato dagli avvocati, non vuole però arrendersi pur di rispettare l'accordo di vendita
Alberto Guarnieri su
il Messaggero

Oggi pomeriggio si riunisce il CdA della Rai. Il presidente Roberto Zaccaria cercherà assieme ai colleghi di maggioranza (Vittorio Emiliani e Stefano Balassone) di esplorare la possibilità di reagire legalmente al "no" del ministro delle Comunicazioni alla vendita del 49 per cento di Rayway agli americani della Crown Castle.
Senz'altro si opporrà all'iniziativa il consigliere Alberto Contri. Sembra anche che il responsabile dell'ufficio legale, Rubens Esposito, abbia già espresso informalmente un parere negativo sulla praticabilità di opposizione legale. E' per questo che Zaccaria ne ha solo accennato in un documento senza fare dichiarazioni in proposito. Ma è altrettanto certo che il presidente della Rai non lascerà nulla di intentato per tenere in piedi un "affare" che porterebbe nelle casse della Rai (anzi, ha già portato) 800 miliardi.

Per il capogruppo dei Ds alla Camera, Luciano Violante, la decisione di Gasparri di bloccare l'accordo per la vendita del 49% di Raiway è una questione di "libertà violata. Se noi, nella scorsa legislatura - ha detto Violante - avessimo bloccato l'introito di 800 miliardi a Mediaset, ci sarebbe stata una rivoluzione. Ma questo governo si permette comportamenti difficilmente difendibili".
An invece chiede a Zaccaria di desistere dalla "ventilata azione legale che avrebbe intenzione di avviare contro il governo" a proposito del caso Raiway, e di prendere atto, invece, di quella decisione, altrimenti potrebbero esserci ripercussioni "anche personali per i danni che dovessero essere arrecati all'azienda" affermano in una dichiarazione congiunta, Ignazio La Russa e Domenico Nania, capigruppo di An alla Camera e al Senato.




"Con due leggi riscrivo la riforma"
La Loggia: il federalismo ulivista va aggiustato, costa troppo e crea caos
Marco Conti su
il Messaggero

"Occorre approvare entro breve tempo le leggi ordinarie che fissano i limiti dello Stato sulle materie di competenza delle regioni introdotte dalla riforma costituzionale. Altrimenti si aprirà un contenzioso senza fine che paralizzerà le nostre istituzioni". Enrico La Loggia, ministro degli Affari regionali, è al lavoro per rendere applicabile la riforma costituzionale votata dal centrosinistra e approvata con il referendum del 7 ottobre. Da buon conoscitore dell'autonomismo siciliano, La Loggia sembra avere presente i rischi derivanti dalla maggiore autonomia che la nuova riforma assegna a tutte le regioni italiane. Nel mirino del governo non c'è però solo la riscrittura dei principi che regolano la competenza concorrente tra Stato e regioni, ma anche le norme che rendono immediatamente esecutivi gli accordi internazionali "perchè sono un limite alla sovranità nazionale".
Non trova normale che l'ampliamento delle competenze delle regioni richieda un minimo di rodaggio?
"L'errore del centrosinistra è non aver dato quelle materie in via esclusiva. Lo Stato doveva essere spogliato completamente delle materie, delle funzioni, delle strutture, del personale, nonché delle spese. Ora invece rischiamo di avere duplicazioni e una pioggia di ricorsi alla corte Costituzionale".
Quindi tutta colpa di una riforma federalista un po' troppo timida?
"Non è neanche federalismo. Solo se si danno competenze in via esclusiva si può parlare di federalismo. Questo al massimo è autonomismo".

Sull'obbligo da parte delle regioni di ricezione degli accordi internazionali, tanto contrastato da Bossi, che cosa intendete fare?
"Questa è una novità assoluta per il nostro ordinamento costituzionale. I trattati internazionali devono passare al vaglio del parlamento. Le direttive, in genere, sono immediatamente applicabili. Ci sono poi una serie di accordi internazionali, che vengono presi dai singoli ministri, che non passerebbero più per il parlamento. E' un altro dei temi che occorre definire con un disegno di legge per riportare sotto il controllo del parlamento anche gli accordi internazionali. Altrimenti ci sarebbe una parte di sovranità che sfuggirebbe al popolo italiano".

E' vero che la vostra riforma partirà proprio da un forte federalismo fiscale?
"Intanto c'è il problema di come attuare l'articolo 119 che, seppur tra virgolette, ha già introdotto un embrione di federalismo fiscale. Il problema della riforma voluta dal centrosinistra è che le regioni possono esercitare certe competenze, ma se poi non gli bastano i soldi possono andare dallo Stato e chiedere il saldo. Questa è la conferma che non si tratta di federalismo".



  29 ottobre