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Un condono fiscale mascherato
Vincenzo Visco su la Repubblica

Si dibatte circa gli effetti dell'annunciato provvedimento sul rientro dei capitali illecitamente detenuti all'estero, attualmente in discussione alla Camera. A parte l'utilità economica, piuttosto dubbia, anche l'efficacia dell'operazione veniva valutata con scetticismo. Infatti, si diceva, in un mondo globalizzato, caratterizzato dalla libertà dei movimenti dei capitali la denominazione in lire, anziché in euro, franchi svizzeri, dollari, appare ampiamente secondaria, se non irrilevante. Infatti ognuno può investire liberamente in Italia i suoi capitali esteri vestiti se lo desidera senza problemi, perché quindi dovrebbe pagare per poterlo fare? Inoltre, l'esportazione di capitali non è più reato da moltissimo tempo, gli stessi reati fiscali si prescrivono in cinque anni: dov'è la convenienza?

Ma una volta pubblicato il decreto tutto è risultato più chiaro: non si tratta di un provvedimento con valenza economica, ma esclusivamente di una gigantesca operazione di condono fiscale relativa non ai capitali detenuti all'estero, bensì agli imponibili eventualmente evasi in Italia (per qualsiasi imposta e contributo). Questo è il significato dello «scudo fiscale». In altre parole se io dichiaro di rimpatriare un miliardo pagando 25 milioni, mi metto al sicuro nei confronti degli eventuali accertamenti fiscali futuri fino a un miliardo quale che sia la natura dell'accertamento e della violazione compiuta: mancata contabilizzazione di ricavi, costi indeducibili, accertamento sintetico, e così via. La tutela inoltre non riguarda solo i cinque anni passati (quelli non ancora prescritti) ma anche il periodo di imposta in corso.

Si tratta di una decisione sbalorditiva, senza precedenti in Italia e all'estero e del tutto priva di motivazioni logiche e di razionalità: un vero e proprio favore alle peggiori forme di evasione, con l'unico obiettivo di realizzare un po' di gettito a breve termine. Il fatto che di fronte a misure di questo genere non si sia levato un moto di indignazione la dice lunga sulla situazione attuale di appannamento etico dell'opinione pubblica e di confusione in cui versa il sistema di informazione italiano.

Questo approccio è lo stesso seguito nel provvedimento relativo all'emersione dell'economia sommersa: in quel caso per ogni cento lire di costo del lavoro emerso e per 1 lira di maggior reddito dichiarato, qualsiasi datore di lavoro ottiene uno «scudo» ulteriore di 300 lire da far valere nei confronti di qualsiasi accertamento per qualsiasi imposta.

In verità l'originario testo del decreto sul rientro dei capitali era anche peggiore perché conteneva una esplicita amnistia per tutti i reati ancora in essere: in seguito all'intervento del Quirinale l'amnistia si è ridotta a non punibilità. Viceversa il tentativo del Quirinale medesimo di evitare che la sanatoria per i capitali si estendesse agli altri imponibili, è stato eluso attraverso la circolare contestualmente emanata. Ma ciò che è più inquietante e avvilente è che le norme sono state scritte con la collaborazione e l'impegno diretto di funzionari della Banca d'Italia specificatamente incaricati del compito senza che nessuno riflettesse sulla inevitabile perdita di prestigio per una istituzione coinvolta in una operazione del genere.



  22 ottobre