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Conti pubblici risanati: la svolta nel 1997
Su il Sole24ore

Positivo giudizio dell'Istat sul processo avviato nell'ultimo decennio. Con l'ingresso nell'euro adottata "una coerente politica di bilancio che ha accelerato la discesa dei tassi di interesse, con effetti rilevanti in termini di riduzione della spesa"
L'Istat promuove il processo di risanamento dei conti pubblici portato avanti in Italia negli ultimi anni. E a sostegno del giudizio cita l'andamento del risparmio, vale a dire la differenza fra risorse e impieghi di parte corrente: il dato, si legge nell'Approfondimento sugli aggregati economici delle Amministrazioni pubbliche 1990-2000, diventa positivo nell'ultimo biennio, a testimonianza della "robustezza" del processo portato avanti. Uno sforzo trainato innanzitutto dal contenimento delle spese correnti, visto che le uscite in conto capitale "non sono variate in maniera significativa" e soprattutto che la pressione fiscale (42,4% nel 2000) si mantiene inferiore dello 0,7% rispetto alla media di Eurolandia e dello 0,4% rispetto a quella di tutti e 15 i Paesi dell'Unione europea. Quanto allo scostamento tra indebitamento netto, parametro ufficiale per il rispetto dei criteri fissati dal Patto di stabilità europea, e fabbisogno, l'Istat sostiene che la divergenza continuerà anche nei
prossimi anni, senza che il primo finisca per scaricarsi sul secondo, come nei timori del ministero dell'Economia.

Il processo di risanamento

Nel trentennio precedente al 1998, il saldo corrente si era mantenuto costantemente negativo "generando una permanente necessità di ricorso al mercato per il finanziamento dell'attività corrente di esercizio, e costituendo, per questa via, il principale fattore di accumulazione del debito pubblico". Con l'inversione di rotta degli ultimi tre anni il risparmio diventa invece "una delle principali fonti di finanziamento degli interventi in conto capitale".

Le spese
Dal picco del 57% in rapporto al Pil toccato nel 1993, si sono ridotte costantemente fino al 46% del 2000.


Le entrate
Anche l'aumento delle entrate ha fatto la sua parte nel processo di rientro dal deficit. Il peso delle tasse ha raggiunto il picco del 44,5% del Pil nel 1997 con l'Eurotassa, per poi tornare a calare fino al 42,4% del 2000.

La pressione fiscale è comunque in Italia inferiore dello 0,7% rispetto alla media dei paesi di Eurolandia e dello 0,4% rispetto a quella delle 15 nazioni che compongono l'Unione europea. In particolare, tutti i paesi Uem dell'Europa centro-settentrionale, come la Germania e soprattutto la Francia, con la sola eccezione dell'Olanda, presentano un carico fiscale superiore a quello italiano.

Lo scostamento tra indebitamento e fabbisogno
L'andamento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche e quello del fabbisogno del settore pubblico non presenta scostamenti significativi fino al 1997.



  20 settembre