
Il sostenibile peso della verità
Susan Sontag su la Repubblica
A UN'AMERICANA, e newyorkese, come me, triste e sgomenta, l'America non è mai apparsa così lontana dal riconoscere la realtà come quando si è trovata di fronte alla mostruosa dose di realtà di martedì scorso. La sconnessione tra quel che è successo e i possibili modi di comprenderlo, da un lato, e le sciocchezze ipocrite, le falsità belle e buone che, dall'altro, vengono spacciate in America da quasi tutti i politici e i commentatori televisivi è allarmante, deprimente. Sembra che le voci autorizzate a seguire un evento di tale portata si siano coalizzate in una campagna mirata a infantilizzare il pubblico.
Dov'è chi riconosce che non si è trattato di un "vile" attacco alla "civiltà", o alla "libertà", o all'"umanità", o al "mondo libero", ma di un attacco all'autoproclamata superpotenza del mondo, sferrato in conseguenza di specifiche azioni e alleanze americane? Quanti americani sanno che l'America continua ancora a bombardare l'Iraq? E se la parola "vile" va proprio usata, forse sarebbe più pertinente riferirla a chi uccide dall'alto del cielo, al di fuori del raggio di possibili reazioni, piuttosto che a chi è pronto a morire per uccidere gli altri. Quanto al coraggio (una virtù moralmente neutra): qualunque cosa si possa dire di coloro che hanno perpetrato la carneficina di martedì, non erano vili.
I leader americani sono decisi a convincerci che tutto è ok. L'America non ha paura. Il nostro morale è intatto. "Loro" saranno stanati e puniti (chiunque siano questi "loro").
Certo, piangiamo tutti insieme. Ma cerchiamo di non essere stupidi tutti insieme. Qualche brandello di consapevolezza storica potrebbe aiutarci a capire cosa è appena successo, e cosa può ancora succedere. "Il nostro paese è forte", ci viene ripetuto continuamente. Io, per parte mia, non la trovo un'affermazione del tutto consolatoria. Chi dubita del fatto che l'America è forte? Ma l'America ha il dovere di non essere soltanto questo.
(traduzione di Paolo Dilonardo)
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Padre Benjamin, che «previde l'attentato»
Claudio Lazzaro sul Corriere della Sera del 16.09.2001
Padre Jean-Marie Benjamin, che si occupa dal 1997 dei problemi dell'Iraq e che lo scorso venerdì 7 settembre, a Todi, aveva ipotizzato attentati del tutto analoghi a quanto poi avvenuto, ha incontrato il ministro Ruggiero per spiegargli la sua "profezia".
«Gli ho spiegato che quella era solo una previsione, basata sulle informazioni che mi giungono dal mondo arabo»...
«Cosa ho detto al ministro? Che ogni giorno nei Paesi arabi la televisione trasmette le immagini dei bambini uccisi dai bombardamenti americani sull'Irak: che durano da dieci anni. Per le conseguenze dell'embargo e dei bombardamenti, secondo un rapporto Unicef del 29 agosto 1999, in Iraq muore un bambino ogni 8 minuti». Su questa strage padre Benjamin ha fatto sette interventi alle Nazioni Unite.
«Sia all'Onu che nei miei viaggi parlo con esponenti arabi. Anche nei Paesi più moderati come Egitto, Tunisia e Giordania, la popolazione si va schierando coi fondamentalisti. Quelli che stavano con l'America adesso dicono "Ogni volta che una bomba cade in Iraq, cade su di noi". Ci sono 30 Paesi, tra cui molti filo-occidentali, in cui le organizzazioni terroristiche sono radicate. I gruppi sono centinaia, collegati tra di loro e alle organizzazioni terroristiche occidentali»...
«Se la risposta militare degli Usa sarà indiscriminata e farà vittime innocenti, la reazione del terrorismo islamico sarà terribile. In tre giorni potrebbe cancellare l'Occidente. In Francia vivono 4 milioni di immigrati maghrebini. Pensate che se ne staranno tranquilli se qualcuno bombarderà le loro famiglie?».
Naomi Klein: è finita l'era della guerra in videogames
la Stampa
"La guerra non è un gioco. È vite reali spezzate in due. È figli, figli, madri, padri morti, tutti con una storia dignitosa.... Forse l'11 settembre 2001 segnerà la fine della vergognosa era della guerra videogame". Così Naomi Klein, l'autrice di "No Logo" diventato la "bibbià del movimento "no global' in tutto il mondo, sul sito della rivista della sinistra americana "The Nation"
"Sin dai tempi della Guerra del Golfo, la politica estera americana si è fondata su un'unica brutale finzione: che l'esercito americano potesse intervenire nei conflitti in tutto il mondo, Iraq, Kosovo Israele, senza riportare nessuna vittima - scrive la Klein - Questo è un paese che è arrivato a credere nel più perfetto ossimoro: una guerra sicura".
Nel suo articolo, la Klein, una delle voci più ascoltate del movimento anti-global nordamericano, ricerca proprio in questa ipocrisia le ragioni della tragedia di martedì: "Gli Stati Uniti si meritavano di essere attaccati? Certamente no - scrive ancora - una simile posizione è brutta e pericolosa. Ma c'è un'altra domanda che bisogna porsi: la politica estera americana ha creato le condizioni nelle quali queste logiche perverse possono attecchire, una guerra non tanto contro l'imperialismo degli Stati Uniti ma contro quella che appare come la sordità americana?"
"L'era delle guerre da videogame, in cui gli Stati Uniti sono sempre in vantaggio, ha prodotto una rabbia cieca in molte parti del mondo, una rabbia per la persistente asimmetria della sofferenza -spiega la Klein- È in questo contesto che persone perverse in cerca di vendetta non vogliono altro che gli americani condividano le sofferenze".
L'autocritica di molti intellettuali americani
Luca Landò su l'Unità
Accanto alla cronaca di quel che è accaduto e potrebbe accadere, i giornali americani stanno dando molto spazio a commenti ed editoriali. Tra questi, spicca con vigore una sorprendente critica, anzi autocritica ad opera di molti intellettuali d'oltreoceano. L'America, dicono personaggi come Saul Bellow, Francis Fukuyama, Arthur Miller, si è troppo isolata, ha perso il contatto con il mondo, ha trascurato i propri cittadini e quelli che soffrono in paesi lontani. E ancora: Bin Laden va punito, certo, ma il terrorismo va combattuto occupandosi anche delle tensioni da cui emerge.
Si spacca il comitato d'indagine sul G8
Mir
Si è spaccato il comitato parlamentare d'indagine sui fatti di Genova. Le opposizioni hanno respinto la seconda bozza di relazione presentata dal presidente forzista, Donato Bruno, e arricchita con gli emendamenti di An e del centrodestra. "A conclusione degli accertamenti svolti - si legge nel testo - il comitato rileva che non sorgono dubbi sulla positiva riuscita del vertice G8, sia per i contenuti che per la tutela dell'ordine pubblico". Tutt'al più ci sono state "inerzie" del governo Amato nella fase preparatoria, "carenze organizzative" e "singoli eccessi" in piazza, alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, ma sempre nel quadro di una condotta "legittima". Il Genoa social forum, invece, è accusato di doppio gioco, inaffidabilità e violenze. Durissimo il giudizio delle opposizioni: per Luciano Violante (Ds) e Marco Boato (Verdi) il documento è inaccettabile. L'Ulivo redigerà una relazione alternativa mentre Graziella Mascia (Prc) l'ha già presentato.
17 settembre