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Veltroni: Roma pronta ad accogliere il summit
L'Ulivo: spostarlo è cedere ai violenti. Il Polo: allora rinunciate a manifestare

Mentre il centrodestra si chiude a testuggine, il centrosinistra va all'attacco: scandalosa l'idea di spostare il summit mondiale sull'alimentazione proprio da Roma che è sede della Fao, un errore gravissimo, una resa ai violenti, comunque un'ammissione di incapacità da parte del governo Berlusconi. Peggio, "una mattana estiva".
lastampa.it

Schily sul vertice: uno Stato non si tira indietro
Replica Frattini: il governo non fugge, non vuole che Genova si ripeta

Sul ventilato spostamento da Roma del vertice della Fao, e sulla gestione dell'ordine pubblico a Genova, la Germania tira le orecchie al governo italiano. "Uno Stato non deve mai tirarsi indietro, mai perdere il monopolio della forza e la legittimità di garantire un vertice".
Arriva da Otto Schily, dal ministro dell'Interno tedesco, la prima risposta di peso internazionale alla proposta di Silvio Berlusconi di spostare in Africa, forse a Nairobi, il vertice della Fao già in agenda per novembre a Roma. Schily, che ha premesso al proprio discorso che "naturalmente spetta allo Stato italiano decidere" e chiosato che però "c'è un principio fondamentale: non lasciare ai manifestanti la possibilità di decidere se, come e quando una conferenza deve avvenire", parlava alla stampa a margine del suo incontro con l'omologo italiano Claudio Scajola.
Antonella Rampino su lastampa.it

"Al G8 la polizia si vendicava"
Un magistrato: colpivano i disarmati non le Tute nere

"Nelle riprese tv non si è mai visto un poliziotto o un carabiniere affrontare un black block armato di spranga, se la prendevano sempre con gente disarmata". L'inquirente precisa: "Poliziotti, carabinieri, magistrati, non possiamo comportarci come uomini normali, abbiamo meno diritti proprio per il ruolo che svolgiamo. Non è possibile lasciarsi andare a una vendetta. E' vero, anche il vicecapo della Digos era stato picchiato in precedenza, ma non è ammissibile che arrivi a sferrare un calcio a un ragazzo".
Alessandra Pieracci su lastampa.it

Nessuna resistenza durante l'irruzione alla Diaz

Si aggiungono nuove versioni dei fatti su quanto avvenuto la notte del blitz nella scuola Diaz a Genova. L'ultima novità è quella contenuta in due filmati - due dei tanti che la questura sequestrò ai manifestanti durante la perquisizione - che sembrano smentire clamorosamente il capo dell'Ucigos Arnaldo La Barbera. Avrebbe mentito l'alto dirigente quando ha fornito la sua versione dei fatti. Non ci fu alcun lancio di vetri, bottiglie e oggetti contundenti dalle finestre dell'edificio. Non è vero, dunque, che i ragazzi opposero resistenza.

Il primo: una telecamera inquadra la scena dall'alto, dall'edificio di fronte, che ospitava il centro stampa del Genoa Social Forum. Ci sono i poliziotti, ripresi di spalle, schierati - manganelli in mano - davanti al cancello chiuso della Diaz. In prima fila ci sono uomini in borghese, con il volto coperto dai fazzoletti, il giubbotto con su scritto Polizia. Subito dopo gli agenti in divisa. Un furgone, un Ducato, sfonda il cancello. Gli agenti si accalcano e si fermano davanti al portone, che viene sfondato in pochi istanti. Le luci dentro la Diaz sono accese, tanto che quando si apre il portone si distingue una panca messa di traverso. C'è qualche ragazzo.
Ma dall'alto, dalle finestre, non si vede volare nessuno oggetto. Ci sono dei vetri che vanno i frantumi.
Il secondo: sono gli stessi poliziotti a sfondare i vetri del pian terreno per entrare. La telecamera rimanda l'immagine di decine e decine di poliziotti in borghese e in divisa, che entrano anche da un portone laterale. Cadono altri vetri, sotto i colpi die manganelli. Non c'è traccia di alcuna resistenza nel giardino della scuola.
unita.it

Agnoletto: "Sinistra, non lasciare solo questo movimento"

"Questo è un movimento che non ha vocazione minoritaria. Capisci? Può diventare maggioranza, nel senso che può influenzare, può coinvolgere una grandissima parte del paese sulle sue idee, sulle sue denunce, sulle sue proposte. A una condizione: che si evitino gli errori del passato.
Quali? Per quel che ci riguarda dobbiamo uscire dalla spirale repressione-violenza, e non cadere nella tentazione di litigare tra di noi, come si faceva una volta, quando si pensava che il peggior nemico fosse chi la pensava quasi come te ma non proprio come te. Poi ci sono altri errori che vanno evitati, e non da parte nostra ma da parte delle organizzazioni tradizionali della sinistra. Un pezzo della sinistra deve smetterla di elevare barriere per dividersi da noi, per proteggersi, e deve smetterla di avere paura di tutti i fenomeni nuovi che crescono nella società.
unita.it

Cinquantasei anni fa l'atomica su Hiroshima

Quattro superstiti del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, due uomini e delle due donne, sono arrivati a Washington per partecipare alle cerimonie indette da organizzazioni pacifiste per commemorare la tragedia che mise fine alla seconda guerra mondiale, il 6 agosto 1945.
Ieri sera si è svolta la prima manifestazione nel parco del Lincoln Memorial con la partecipazione dei sopravvissuti. Oggi i quattro terranno una conferenza stampa a bordo della nave del gruppo ambientalista Greenpeace 'Rainbow Warrior'.
lastampa.it

Immigrazione, giovedì la legge Bossi-Fini
Il ministro leghista: "Potrà entrare in Italia solo chi ha un lavoro"

Umberto Bossi ha annunciato che il Consiglio dei ministri previsto per giovedì prossimo esaminerà il disegno di legge sull'immigrazione. Il testo di questo provvedimento, che nasce dalla collaborazione tra il titolare del dicastero per le Riforme e il vice premier Gianfranco Fini, è pronto ed è stato già inviato agli alleati. Il leader della Lega Nord ci tiene moltissimo, e altrettanto dicasi per il presidente di Alleanza nazionale. Tant'è vero che il primo ha fatto sapere che con grande probabilità il ddl prenderà il nome di "legge Bossi-Fini.

"C'erano due o tre punti di difficoltà con il vice presidente del Consiglio - ha spiegato Bossi - ma poi abbiamo risolto, e perciò penso che questa legge porterà i nostri due nomi". Quindi il ministro per le Riforme ha riassunto a modo suo la sostanza del provvedimento: "I clandestini - ha detto - a casa loro. Chi entra può farlo solo per lavoro, e deve entrare con un contratto in mano perché questa è casa nostra: abbiamo una sola casa, noi, e non possiamo lasciar distruggere tutto…"
Maria Teresa Meli su lastampa.it

Clandestini, un rimedio c'è

Il ministro delle Politiche sociali Maroni ha fretta di varare una nuova legge sull'immigrazione. La vorrebbe entro il 10 agosto. Forse è troppo presto. Perché il problema di rivedere la legge Turco-Napolitano esiste, ma il dibattito su come rivederla è confuso. Comincio dalle intenzioni. La prima domanda è: vogliamo un'immigrazione "facile" a maglie larghe, oppure una immigrazione "difficile" a maglie strette? La differenza tra le due non è solo di quantità ma anche di qualità. L'immigrazione facile non solo aumenta il numero degli immigrati, ma lascia largamente entrare chi capita e quindi l'immigrato cattivo o che non serve. L'immigrazione difficile è invece una immigrazione controllata non solo nei numeri ma anche in chiave di inseribilità.
La seconda domanda è: a quale titolo vogliamo accogliere nuovi potenziali cittadini? I "buonisti" ne fanno una questione di solidarietà umana. Dobbiamo accogliere i poveri del mondo. I buonisti sono anche, per forza, ottimisti. Per loro non ci sono problemi di integrazione, e la società multiculturale (che spesso confondono con la società multietnica) è anche buona, è una società desiderabile. All'altro estremo ci sono gli "utilitaristi", capeggiati dagli imprenditori, che hanno bisogno di manodopera. A loro non importa niente di nient'altro. A loro importa solo l'azienda. E se arriva una recessione che li costringe a licenziare? In tal caso i loro immigrati, gettati sul lastrico, passano a carico di chi? La domanda è sgradita e non viene accolta.
Giovanni Sartori sul Corriere della Sera


  6 agosto