
AMERICA AMERICA
Usa: marcia indietro anche sul trattato anti-mine ?
L'amministrazione Bush è pronta fare un passo indietro su un altro dei fascicoli che il cambio di inquilino alla Casa Bianca ha lasciato aperti, quello delle mine anti-uomo.
La posizione Usa sul tema è controversa: nel 1997, quando in sede Onu fu raggiunto l'accordo sulle mine antiuomo, gli Stati Uniti si tirarono indietro. Nel 1998, tuttavia, Bill Clinton emanò una direttiva impegnando l'America a obbedire al bando entro il 2003 ovunque, tranne la penisola coreana, e in tutto il mondo entro il 2006. Nella lettera, Kelly non fa nessun accenno agli impegni della precedente amministrazione, ma i passi indietro compiuti dai repubblicani su questioni lasciate aperte dai democratici (trattato di Kyoto e trattato sulle armi batteriologiche), non fa sperare in passi avanti.
La riluttanza dell'amministrazione Bush ad abbracciare il trattato, che è stato firmato da 140 Paesi e ratificato da 177, tra cui tutti gli alleati Nato, è stato giudicata dai democratici l'ennesimo esempio della tendenza Usa a svincolarsi dai trattati internazionali.
cnn.italia
Usa: sì alle trivellazione in Alaska in una delle maggiori riserve naturali del mondo
Dopo ore e ore di acceso dibattito, nella notte fra mercoledì e giovedì la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di provvedimenti - parte del piano energetico voluto dal presidente George Bush - che permette di sfruttare giacimenti petroliferi e di gas in Alaska, trivellando anche all'interno delle aree naturali protette.
"Possono anche non piacervi le società petrolifere, ma è meglio averle piuttosto che comprare il petrolio da Saddam Hussein", ha detto il repubblicano Billy Tauzin.
Ma chi critica il piano energetico sostiene che questi provvedimenti danneggerebbero una delle maggiori aree selvagge del continente, per ottenere scorte petrolifere che basterebbero per appena sei mesi, e che sarebbero disponibili soltanto tra dieci anni
cnn.italia
Bush compie sei mesi: "Stiamo lavorando bene"
La presidenza Bush compie sei mesi di vita, e il successore di Clinton approfitta dell'occasione per vantare i successi fin qui ottenuti. Successi che, viceversa, vengono contestati dall'opposizione democratica.
Esprimendo gratitudine verso I suoi ministri "e la buona volontà del Congresso", il presidente degli Stati Uniti ha enumerato quelli che ritiene i principali risultati ottenuti dalla sua amministrazione: i primi passi della riforma dell'Istruzione e nella stesura di una carta dei diritti del malato (quest'ultima criticatissima dai Democratici, secondo i quali il presidente avrebbe privilegiato le assicurazioni sanitarie assai più che i pazienti), gli aiuti ai senza casa e "il primo grosso taglio delle tasse da una generazione a questa parte".
Quest'ultimo è il solo provvedimento che sia già arrivato in porto, mentre per tutti gli altri i risultati li si vedranno dopo la ripresa dei lavori parlamentari, a settembre.
cnn.italia
I tre pilastri dell'egemonia di Washington
Con l'arrivo al potere di George W. Bush, stiamo assistendo ad una vera e propria svolta nel pensiero strategico americano. D'ora in poi verrà data priorità allo sviluppo e allo spiegamento di forze «high-tech» flessibili, capaci di intervenire ovunque nel mondo, e alla corsa tecnologica.
Obiettivo: garantire in modo permanente il primato delle forze armate americane.
ilmanifesto.it
La nuova strategia imperiale degli Usa
Nel giugno scorso, il presidente americano George W. Bush, in Europa per la sua prima visita ufficiale all'estero, ha deliberatamente scelto di non fermarsi a Londra, né a Parigi, né a Berlino. Da qualche mese, le relazioni tra le due sponde dell'Atlantico si sono raffreddate: marcato disaccordo sulla pena di morte e sulla politica ambientale (protocollo di Kyoto),
tiepido disaccordo sul rilancio da parte dell'amministrazione repubblicana di una iniziativa di «difesa» strategica che rimetterebbe in causa i trattati di disarmo conclusi con Mosca. Ma la defezione di un senatore ha fatto perdere ai repubblicani la strettissima maggioranza di cui potevano disporre in questa assemblea, che svolge un ruolo importante nella definizione della politica estera. Su un punto, tuttavia, tutti sembrano d'accordo: mentre le spese pubbliche americane subiranno presto il contraccolpo del rallentamento della crescita e del gigantesco taglio fiscale approvato a giugno, il bilancio militare continuerà inesorabilmente ad aumentare.
ilmanifesto.it
5 agosto