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Genova 20, 21, 22 luglio, lo speciale di Diario

Da oggi in edicola il nuovo speciale di Diario sui fatti di Genova. E' un numero essenzialmente fotografico, non ci sono articoli e saggi, ma solo le testimonianze di chi c'era, di era di fianco a Carlo Giuliani poco prima che venisse ucciso e di chi ha incontrato il padre di Carlo Giuliani in un'altra zona mezz'ora prima che morisse, di chi è stato picchiato e di chi è tornato a casa incolume, sapendo però che dopo Genova molto è cambiato.
Le pagine di questo numero sono pesanti, non solo perché la carta è più spessa e lucida, ma perché le immagini di quello che è successo nei giorni del G8, viste tutte insieme, sono difficili da guardare senza emozione e rabbia.
Forse si tratta del lavoro migliore di Diario. Anche perché è il lavoro di tutte le persone che hanno mandato fotografie e racconti, è il lavoro dei lettori...

G8, l'intervista a Cossutta del Corriere

«... sulla responsabilità politica di Scajola non c'è nulla da accertare. Ha commesso errori gravissimi, si è messo a trattare con chi non gli poteva garantire nulla: Agnoletto e il suo amico Bertinotti».
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«Non ha saputo governare la situazione. Non è stato capace do predisporre misure idonee per far fronte a una situazione, certamente difficile, ma che andava gestita. Invece ci sono stati atteggiamenti schizofrenici: permissivi con i violenti, feroci con gli innocenti».
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«Quindi il governo doveva sapere che Agnoletto e Bertinotti non potevano essere interlocutori. Era chiaro che non avevano alcuna capacità e nemmeno la volontà di rompere ogni rapporto con i violenti, di isolare le frange più pericolose. E non intendo solo le Tute nere, tra cui si annidavano delinquenti e neonazisti, parlo anche di Luca Casarini, il leader della contestazione delle Tute bianche, che lanciava parole d'ordine dichiaratamente violente».
corriere.it

G8, la replica di Agnoletto a Cossutta

Cossutta, presidente dei Comunisti italiani, in un'intervista al Corriere, ha accusato il Gsf di non aver saputo isolarle (le frange violente) . Di più: ha chiamato in causa Casarini, leader delle Tute bianche, per le sue parole d'ordine non propriamente pacifiste.
«Piano. Toccava alle forze dell'ordine fermare e isolare i violenti del Black Bloc. Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto la nostra parte: li abbiamo cacciati, e "disarmati". Uno dei nostri è pure finito all'ospedale con la testa rotta, per mano di una Tuta nera».

E Casarini con i suoi proclami di guerra?
«Un po' di chiarezza, per cominciare: è stato lungo, faticoso, ma anche costruttivo, tenere insieme tante anime, idee, pratiche di piazza. Non è un mistero che certe dichiarazioni ad alto effetto mediatico delle Tute bianche a me e a molti non piacevano. Ciò premesso, il risultato finale è stato che nessuno è andato in corteo con armi improprie di alcun genere. Erano ammesse solo le protezioni corporali: i patti sono stati rispettati anche dal gruppo che voleva invadere la zona rossa. Ingenuità? Non abbiamo messo in conto l'azione fortemente repressiva, inaudita, di poliziotti e carabinieri».
corriere.it

G8, rimossi Andreassi, La Barbera e Colucci

I prefetti Ansoino Andreassi e Arnaldo La Barbera e il questore di Genova Francesco Colucci sono stati rimossi e destinati ad altri incarichi. Lo ha deciso il ministro dell'Interno Claudio Scajola.
unita.it

Scajola a Taormina: "Incompatibile con attività di governo"

Il ministro dell'Interno Scajola ritiene che i comportamenti posti in essere dal sottosegretario Taormina sembrano andare nella direzione di una incompatibilità di fatto tra l'incarico di Governo e l'esercizio della professione di avvocato». Lo riferisce una nota del Viminale. L'incontenibile avvocato sottosegretario recepisce il messaggio e dichiara: «mi pare di capire che, alla luce delle reazioni suscitate dall'annuncio della possibile assunzione della tutela giudiziaria di Canterini - spiega Taormina - la riflessione sul mio ruolo istituzionale debba prevalere su ogni altra cosa».
Carlo Taormina in mattinata aveva assunto, sia pure «con riserva», la difesa di Vincenzo Canterini, il capo del Primo Reparto Mobile della Polizia di Stato di Roma per il quale, nella relazione degli ispettori ministeriali, viene chiesta addirittura la destituzione.
unita.it

Gli interessi del padrone
L'abolizione del falso in bilancio
Curzio Maltese su la Repubblica

In poche settimane la maggioranza ha messo in soffitta la riforma fiscale e in frigorifero la devolution, due capisaldi della campagna elettorale. La prima operazione era la più difficile perché la promessa «meno tasse per tutti» è stata la chiave del successo di Berlusconi e di Forza Italia. Eppure sembra riuscita bene. E' bastato mandare al telegiornale il ministro Tremonti a urlare di «buco» e maledire la solita sinistra per legittimare la totale retromarcia della destra. Le tasse rimarranno almeno per due anni quelle di prima.
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Senza contare che quel «buco» forse non c'è e comunque non è la «voragine» di cui si favoleggiava, almeno secondo le stime del Fondo monetario internazionale...
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Sorprende che con tanti «uomini del fare» all'opera, il governo non riesca a fare nulla. Se non difendere gli interessi del padrone, come testimonia l'unica vera battaglia che infuria in Parlamento, sulla riforma de codice societario e soprattutto per l'abolizione del falso in bilancio. Un provvedimento chje, guarda caso, permetterebbe a Silvio Berlusconi di liquidare d'un colpo le ultime pendenze giudiziarie del suo gruppo, come si sforzano di ripetere in un trormentone in queste ore tutti i deputati dell'opposizione.
repubblica.it

«Il Paese deve sapere che Silvio Berlusconi»... «Il Paese deve sapere che...». E così via. Uno per uno, i deputati della Margherita ieri in aula alla Camera hanno inventato una forma di opposizione creativa, ripetendo per ore un vero «tormentone»: un testo identico di quindici righe nel quale il nome di Berlusconi ricorre otto volte e si fa notare come il provvedimento che cancella il reato di falso in bilancio sia, in realtà, fatto ad uso e consumo del presidente del consiglio.
unita.it

Da Bologna sempre la stessa richiesta: verità

A Bologna si ricordano i morti della strage di ventuno anni fa e, dopo ventuno anni, si chiede ancora giustizia. Ovviamente tutto è politica e ogni occasione è buona per le polemiche. Naturalmente sono i giottini, gli antiglobalisti, i social forum, quelli che secondo Berlusconi riportano in giro per l'Europa lo spettro del comunismo, il bersaglio. S'era già seminato il panico per la loro partecipazione alla manifestazione. C'erano stati anche negli anni passati, un anno fa recando sul volto in ottantacinque altrettante maschere bianche, protesta scenografica per rappresentare il dolore e insieme l'ingiustizia di una morte senza ragione e con pochi colpevoli (solo due, Mambro e Fioravanti, all'ergastolo). Non era successo nulla. C'erano anche ieri, dopo Genova, in alcune migliaia (più di mille, per la questura), con i cartelli, con le loro voci, preceduti dal gruppetto dei podisti che ogni principio d'agosto raggiungono Bologna in staffetta, rigorosamente in pantaloncini corti e maglietta bianca, età non proprio fresca, innocenti cartelli per indicare la città di provenienza (da tutta Italia, ma anche dalla Germania). In coda un paio di bandiere sventolanti con i colori dell'anarchia, che, raggiunta piazza Medaglie d'oro, stazionavano in un angolo, alla destra, dalla parte opposta del palco, fuori mano.
unita.it


3 agosto