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sulla stampa
a cura di P.C. - 15 agosto 2003


New York, mistero sul black out
E' stato un incidente nucleare?
Vittorio Zucconi su
la Repubblica

WASHINGTON
- La lezione orrenda dell'11 settembre ha salvato New York, e con essa le città inghiottite dalla lunga ombra del black out elettrico, tra le coste dell'Atlantico e le praterie del grande Nord, in Canada. E' servita alle gente, ai 50 milioni di persone che nel primo pomeriggio di ieri, si sono scoperti naufraghi in casa propria, nei propri uffici, nelle fabbriche, nelle strade di New York, di Ottawa, di Eirie in Pennsylvania, di Toledo, di Detroit e hanno finora saputo rispondere al disastro con calma rassegnata, con dignità, a volte con allegria, come le migliaia di newyorkesi che hanno passato la notte svuotando i bar a lume di candela e poi dormendo sui pavimenti di marmo di banche e lobby di grattacieli ancora rinfrescati dai generatori.
Finora, il "Miracolo a Manhattan" ha resistito. Gli ospedali hanno funzionato. La polizia, scesa in forze a pattugliare tutti gli incroci, ha tenuto a freno le bande di saccheggiatori. Se casi di saccheggio ci sono stati, sono stati sparsi e sporadici, nulla certamente che avvicinasse il ricordo del "sacco di Manhattan", nell'oscuramento del 1997. Ma se l'esperienza del settembre orribile è servito a calmare i profughi della vita quotidiana, non è servito affatto a coloro che quella gente dovrebbero governare. All'alba del primo giorno dopo il grande buio provocato da una griglia elettrica che si è dimostrata, ancora una volta, come nel 65 e nel 77, inadeguata, il Presidente Bush, il governatore dello stato di New York, il sindaco della città, gli amministratori della Con-Ed, la società distributrice di energia, ancora non avevano la più vaga idea di che cosa, e dove, e come, avesse fatto scattare la reazione a catena che ha paralizzato il cuore industriale e demografico degli Stati Uniti e del Canada.
Tutto quella che sanno, o che dicono di sapere, è "che non si tratta di terrorismo" come ha detto Bush. Ma se non conoscono la causa del disastro, come possono escluderlo?
Il giorno che si è alzato ha visto ancora milioni di naufraghi in cammino per le strade, a elemosinare un passaggio verso le proprie case o a bisticciare, fino alla rissa, davanti al telefoni pubblici, improvvisamente tornati indispensabili, ora che i super telefonini erano diventati inutili fermacarte, per la mancanza di corrente ai ripetitori cellulari. E se la rissa è arrivata agli spintoni, come ha constatato una reporter della Cnn portata via di peso dalla colonnina di un telefono a Times Square dal quale stava dettando il proprio servizio, è rimasta per ora soltanto politica tra il governo canadese e le autorità americane che si palleggiano colpe senza sapere di che parlano.
La teoria della centrale idroelettrica alimentata dalle cascate del Niagara, la "Mohwak", bloccata da un sovraccarico di linea è miseramente crollata, quando ci si è accorti, dopo ore di chiacchiere, che quella centrale aveva tutte le luci accese e aveva continuato tranquillamente a produrre. La tesi del "fulmine", avanzata da un portavoce del premier Chretien, e rilanciata da Bush nel suo primo, balbettante discorsetto a braccio fatto per tranquillizzare la nazione, è stata ridicolizzata appena i meteorologhi hanno fatto notare che il cielo sui Grandi Laghi e sulle cascate era perfetto, e il temporale più vicino era sullo stato del Maryland, 1.500 chilometri a sud est del Niagara.
E quando il ministro della Difesa Canadese ha annunciato da Ottawa che il disastro era cominciato in una centrale nucleare americana, e proprio in quello stato della Pennsylvania che vide il più grave incidente nella storia del nucleare commerciale americano, quello di Three Mile Island, la reazione delle compagnie americane e delle autorita Usa è stata immediata. Non è vero, non è stata colpa nostra.
Ma nell'alba che cominciava a illuminare aereoporti che stanno faticosamente ricominciando a funzionare tra immensi ritardi, aerei sparpagliati su tutte le piste del nord est americano, ritardi massicci e compagnie aeree che sconsigliano ai viaggiatori di volare, su una New York che tenta di rimettere in attività quella Metropolitana che avrà bisogno di almeno otto ore dopo il ritorno della corrente per riordinare i convogli ora sparsi su 50 chilometri di binari, l'annuncio dei canadesi e la smentita degli americani sono serviti soltanto ad allungare un'altra ombra di ansia su città e su cittadini esausti: l'ombra di un disastro nucleare, non più quella del terrorista islamico.
"Credo proprio che sia ora di modernizzare la nostra industria dell'energia elettrica" aveva detto Bush nel discorsetto alla nazione, dove 50 milioni di persone neppure sono riuscite a vederlo, senza elettricità e dunque senza televisione, ma era proprio necessario aspettare una catastrofe prevista e annunciata da tempo, per vederlo? E se dietro il buio ci fosse stata davvero una crisi a una centrale nucleare, quale sarebbe la soluzione alla crisi, forse una soluzione peggiore degli incubi del terrorismo?


"Vi assicuro: New York non è sotto attacco"
L'appello del sindaco Bloomberg
Luigi Ippolito sul
Corriere della Sera

Ore 16.10 di ieri pomeriggio, New York City si ferma, come paralizzata: niente corrente elettrica, metropolitana bloccata, semafori spenti, traffico fermo, computer che saltano. Nelle menti della città ancora ferita dall'11 settembre corre un solo pensiero: è il segnale di qualcosa di tremendo che sta per abbattersi, no, forse si è già abbattuto sulle vite di milioni di persone. Trascorrono novanta minuti che paiono eterni, poi il sindaco Michael Bloomberg compare in diretta tv. Come l'11 settembre con Rudolph Giuliani, la città si aggrappa al suo sindaco. E la tensione si scioglie: "Non c'è nessuna prova che si tratti di un attentato terroristico", afferma il primo cittadino.
Il sindaco invita alla calma le persone che a centinaia di migliaia si sono riversate per strada dopo il gigantesco blackout che ha colpito diverse città degli Stati Uniti. "Ci vorranno ore per tornare alla normalità" dice Bloomberg durante la conferenza stampa, "il processo è lungo e complesso ma entro qualche ora, con un po' di fortuna, si dovrebbe tornare alla normalità".
"Non trasformate un incidente in una tragedia", ammonisce Bloomberg, lodando la cooperazione e la calma della popolazione della città. Non ci sono feriti, nessuno è in pericolo di vita, le persone intrappolate nella metropolitana vengono fatte uscire poco per volta. Il sindaco si dice preoccupato per il caldo, invita i newyorchesi a restare a casa, a trovare rifugio in ristoranti o bar e a bere molta acqua per affrontare l'emergenza. Chiede a tutti di spegnere gli elettrodomestici man mano che tornano a casa.

"A due ore dall'inizio del blackout c'erano ancora molte persone intrappolate nella metropolitana, ma per fortuna tutti sono rimasti calmi", fa sapere Bloomberg.
"La buona notizia - commenta il sindaco, che fa ogni sforzo per mostrare di avere il pieno controllo della situazione - è che a New York City la centrale di Con Ed si è spenta automaticamente, perché è programmata per fare in questo modo (in caso di guasto alla rete nazionale, ndr ). E per quanto riguarda il fumo nero che molti hanno visto venir fuori dalle ciminiere sulla 14esima strada, è una cosa naturale che sarebbe dovuta succedere, ed è accaduto esattamente come pianificato in modo che nessun danno venisse arrecato alla centrale".
Poi le preoccupazioni per l'ordine pubblico: "La polizia è dispiegata in ogni angolo della città per dirigere il traffico, poiché non abbiamo più semafori in funzione. La metropolitana viene evacuata con calma e sicurezza. Ma ci troveremo di fronte a una situazione in cui molte persone saranno costrette a camminare a lungo sotto il caldo, per questo raccomando di fare particolare attenzione".
Per quanto riguarda le cause del blackout, ossia il probabile sovraccarico della centrale sulle cascate del Niagara, Bloomberg non si sbilancia: "Abbiamo sentito dire qualcosa, ma dovremo parlare direttamente con i responsabili di quella centrale. Ciò che sappiamo qui in città è che tutto è calmo, la rete elettrica di New York non è stata danneggiata quando si è spenta come doveva. Non può funzionare senza energia esterna e quindi ha fatto esattamente ciò che si suppone che faccia".
Poi quelle che definisce "le cattive notizie": "Al momento siamo senza energia, quindi tutti dovrebbero andare a casa o dagli amici se vivono fuori città".
E di fronte ai giornalisti che si meravigliano della sua calma, lo scatto d'orgoglio: "State vedendo ciò che accade ogni volta che c'è una crisi a New York. Le persone si stringono l'una all'altra. Si aiutano a vicenda. Si stanno comportando in maniera calma e matura mentre hanno a che fare con qualcosa che, speriamo e preghiamo, non danneggerà nessuno". "I disagi sono una cosa - conclude Bloomberg - mentre la perdita di vite umane è ciò che cerchiamo di prevenire a ogni costo. "


Ferragosto con la pioggia al Nord
Ma nel resto d'Italia è sempre afa
Mario Reggio su
la Repubblica

ROMA
- Le preghiere hanno dato i loro frutti: l'anticiclone ha ceduto sulla Spagna e ieri le prime piogge sono cominciate a cadere sul Nord, specie nelle regioni orientali, e continueranno per i prossimi tre giorni. A Cortina d'Ampezzo la temperatura dai 25 gradi registrati alle 16 è crollata a 17 in serata. Nelle stesse ore temporale con fulmini e vento a Torino e prime gocce di pioggia a Milano. Una tromba d'aria si è abbattuta sulla provincia di Pordenone, scoperchiate case e capannoni, assieme ad una polveriera per fortuna vuota.
Sole splendente e qualche nuvola invece sul Centro-Sud. Una situazione che rimarrà costante per tutto il weekend. Mentre si allunga il bilancio delle vittime tra gli over 65 deceduti per il gran caldo.
Ventidue gli anziani trovati morti nelle loro abitazioni a Milano dagli uomini del 118, allertati dai parenti e dai vicini di casa delle vittime. Gli anziani, tutti in età compresa tra i 60 e i 93 anni, erano affetti da malattie cardiocircolatorie e polmonari di questi giorni.
Tra i cinque decessi, c'è quello di una donna di 60 anni che ieri aveva avvertito un malore per cui aveva chiamato il 118. Dopo la visita aveva però rifiutato il ricovero in ospedale. Ieri mattina è stata trovata morta. Al 118 di Torino risultano deceduti due anziani con patologie respiratorie contro i 16 di due giorni fa. In serata si è appreso anche della morte di un'astigiana di 47 anni trovata morta per infarto nella sua abitazione, a Mombercelli d'Asti, per complicanze dovute al caldo.
Il numero di decessi registrati nelle ultime settimane negli ospedali del Veneto è stato significativamente superiore al dato registrato nello stesso periodo dello scorso anno. L'Azienda ospedaliera di Verona ha reso noto che da luglio al 13 agosto sono morte 272 persone, a fronte delle 222 del 2002. Non diversa la situazione di Padova: l'ospedale geriatrico Sant'Antonio ha registrato 78 decessi, contro i 64 dello stesso periodo dello scorso anno, mentre il nosocomio cittadino ha avuto 188 morti, contro i 184 del 2002.
A Firenze cinque i decessi di anziani soli e malati che non hanno retto alla calura. Durante la notte, nel capoluogo toscano, la temperatura si è fermata a 25 gradi con un'umidità dell'85 per cento.
Le temperature elevate hanno spinto la Regione Campania ad allertare i presidi ospedalieri e territoriali delle Aziende sanitarie e dei policlinici universitari della Regione affinché assicurino, in relazione alla particolare emergenza, servizi adeguati e tempestivi.
Al Nord, invece, i temporali hanno investito l'alto bellunese e sulle Prealpi vicentine, sull'Altopiano di Asiago. Pioggia battente anche in Trentino e in Alto Adige, alberi abbattuti dal forte vento e cantine allagate. Tutt'altra musica nel resto d'Italia: 40 gradi alle 14 di ieri a Cagliari, 37 a Bologna e Alghero. Ventisette durante la notte a Reggio Calabria e Messina.
E non si fermano gli incendi: ieri trenta le richieste d'intervento dei Canadair giunte alla Protezione Civile. Il maggior numero di allarmi nel Lazio, dove i mezzi hanno operato su nove incendi nella provincia di Roma e Frosinone. Roghi e fiamme anche in Piemonte, Abruzzo, Calabria, Liguria e Sicilia.


3000 morts liées à la chaleur
Jean-Yves Nau su
Le Monde

"L'ampleur des chiffres peut surprendre, elle s'explique par une canicule exceptionnelle, à la fois dans le niveau des températures et dans la durée, et par un phénomène récent qui est l'allongement de l'espérance de vie, a déclaré dans la matinée du 14 août sur France Inter Jean-François Mattei, ministre de la santé. On peut qualifier désormais ce qui nous arrive de véritable épidémie, avec tout ce que cela comporte en nombre de victimes." Pour M. Mattei, le phénomène actuel peut être comparé à la canicule qui, en trois jours, avait fait 700 morts à Chicago au cours de l'été 1995. Un changement de discours chez le ministre qui, jusqu'ici, avait paru minimiser l'ampleur de l'épidémie. Lundi encore, le ministère estimait que les difficultés rencontrées étaient "comparables aux années antérieures, en dehors de cas ponctuels".
"AMPLEUR DES CONSÉQUENCES"
Ce premier bilan officiel résulte du travail mené par les épidémiologistes de l'Institut national de veille sanitaire (Invs), qui ont commencé par analyser de manière quasi-exhaustive les dossiers médicaux correspondant à un syndrome dit d'"hyperthermie des victimes". "Nous avons mis en place un système de collecte de données médicales qui nous permettra de préciser l'ampleur des conséquences sanitaires de l'actuelle canicule", a expliqué au Monde Martine Ledrans, spécialiste d'épidémiologie et responsable du département santé-environnement de l'Invs. Pour les épidémiologistes, le décès "par coup de chaleur" concerne les personnes qui trouvent la mort après avoir été exposées à une température ambiante élevée du fait de conditions climatiques et ayant présenté une température du corps au moment du décès au moins égale à 40,6 °C. Il faut en outre que les autres causes d'hyperthermie (hémorragies cérébrales, infections, cancers) aient pu être exclues.
Un constat plus exhaustif des conséquences sanitaires, mortelles ou non, de l'actuel épisode caniculaire, ne pourra pas être fait avant plusieurs mois au vu des résultats du système de collecte géré par le centre d'épidémiologie sur les causes médicales de décès de l'Inserm. "Pour l'heure le travail le plus urgent concerne les décès dus à la canicule enregistrés en milieu hospitalier et ce à compter du 8 août", précise Mme Ledrans.
Les premières estimations officielles viennent amplement confirmer les inquiétudes exprimées par plusieurs médecins urgentistes parisiens qui, à partir du 10 août, faisaient état d'une cinquantaine de morts dans les hôpitaux d'Ile-de-France. Le 13 août, la direction de l'Assistance Publique-Hôpitaux de Paris précisait que 800 personnes souffrant gravement de la chaleur avaient été hospitalisées à Paris et dans la région parisienne entre le 8 et le 12 août et que le nombre des victimes était de l'ordre d'une centaine. Plusieurs spécialistes des urgences de différentes régions avaient aussi, ces derniers jours, fait état d'une augmentation de leurs activités ainsi que d'une augmentation des chiffres de mortalité.



Sharon: "Avanti per la pace"
Ma Abu fermi i terroristi
Vincenzo Nigro su
la Repubblica

TEL AVIV -
"Se l'Autorità palestinese non si occuperà dei terroristi dovremo continuare a farlo noi, ma la mia volontà politica è una soltanto: andare avanti sul tracciato della road map. Abu Mazen? Mi chiedete se ha la forza per sconfiggere il terrorismo, ma io mi chiedo se questa generazione di leader palestinesi ha davvero la volontà di rischiare per fare la pace, di negoziare e rispettare accordi con Israele. Io ho questa forza, credo che il popolo di Israele abbia fiducia in me e possa seguirmi su un percorso di pace in cui, confermo, siamo pronti a fare concessioni dolorose.
Ma una cosa deve essere chiara a tutto il mondo: il governo di Israele non rinuncerà in nessun momento a mettere al primo posto nelle sue scelte la sicurezza della sua gente" .
Ariel Sharon, lo spregiudicato comandante militare, il nemico giurato dei terroristi palestinesi che oggi è entrato anche nel mirino degli estremisti religiosi ebraici, è un uomo che continua ad avere due volti. Quello del militare e quello del capo politico. Ci riceve alle 15,30 di ieri, nel piccolo ufficio di Kaplan Street, all'interno dello stato maggiore delle forze armate israeliane. Sono giorni delicatissimi per la tregua.
Signor primo ministro, com'è andata la giornata?
"Stamattina abbiamo provato a catturare un importante capo terrorista: era circondato, non s'è arreso, siamo dovuti andare avanti".
Verrà accusato di aver dato un altro colpo alla hudna, alla tregua. Tanto che ci sono indiscrezioni sul fatto che Israele si prepari a congelare la stessa road map.
"Sbagliato, rimaniamo totalmente impegnati nella road map. Badi bene, la hudna è frutto di un accordo fra l'Autorità palestinese e i gruppi terroristi, e noi abbiamo accolto con soddisfazione la riduzione degli attacchi terroristici: quando però sappiamo che nuovi attacchi sono in preparazione, che nuovi capi terroristi lavorano per colpire i civili israeliani, noi agiamo. Visto che non lo fa l'Autorità palestinese".
Ma l'Anp non lo fa anche perché Abu Mazen è debole, non ha forza militare, e lamenta che Israele non gli stia offrendo nessuna apertura, nessun gesto di buona volontà come la liberazione dei prigionieri.
"Io non so se Abu Mazen abbia la forza di rispettare l'impegno a smantellare i gruppi terroristi. Ma devo dire che non so neppure se la dirigenza palestinese ha fatto fino in fondo la scelta di rinunciare al terrorismo per ottenere i suoi scopi politici...".
Intende lo stesso Abu Mazen?
"Voglio parlare della dirigenza palestinese".
Lei stesso ha ricordato che Abu Mazen ha ammesso chiaramente di sapere che Israele non può essere sconfitto col terrorismo.
"Ma allora perché la dirigenza palestinese che si è impegnata con la road map a bloccare i terroristi, a smantellare sistematicamente le loro organizzazioni non fa nulla? Io ripeto quello che Abu Mazen sa benissimo: nessun accordo politico può essere imposto continuando a tollerare il terrorismo. E al momento gli impegni presi non vengono ancora rispettati".
Con le vostre azioni e le vendette dei terroristi rischiano di far saltare una tregua che sta dando respiro innanzitutto al popolo israeliano.
"Io Ariel Sharon ho deciso di prendermi le mie responsabilità. Credo d'essere l'uomo politico che il popolo israeliano sia disposto a seguire anche nel momento di concessioni dolorose. Guardi qui, ho la Bibbia, legga questi nomi: il negoziato con i palestinesi ci porterà a rinunciare ai luoghi storici del popolo ebraico. Sa cosa mi ha detto il Papa quando lo incontrai per invitarlo in Israele nel Duemila? Mi ha parlato di questa terra, "Terra santa per tre religioni, Terra promessa per gli ebrei". Io ho accettato l'esistenza d'uno Stato palestinese, non militare, demilitarizzato. Uno Stato che nascerà dal negoziato. Ma la road map è un "perfomance based plan", un percorso basato sui risultati che passo dopo passo devono essere garantiti al 100 per 100. Ripeto: questa generazione di leader palestinesi sarà in grado di rispettare questo percorso? Hanno scelto davvero la via della pace?".

Siria ed Hezbollah hanno ripreso le attività ai vostri confini.
"Sì, e io parlerei anche di Iran: innanzitutto per precisare una cosa importante. Israele non ha nelle sue intenzioni un azione contro le installazioni nucleari iraniane. Noi crediamo che questa sia ormai una questione che coinvolge la sicurezza del mondo intero. Chiediamo alla comunità internazionale di aprire gli occhi: la situazione in Iran sta diventando pericolosissima, quel paese sta puntando rapidamente verso la bomba atomica. È una preoccupazione diretta per noi, ma credo ormai debba esserlo anche per la stessa Europa. Noi abbiamo le prove che l'Iran invia i suoi Guardiani della rivoluzione in Libano ad addestrare gli uomini di Hezbollah. Forniscono le armi, per esempio i missili capaci di colpire città come Haifa. Armi iraniane sono state fatte sbarcare negli aeroporti siriani, oppure arrivano nei porti siriani circumnavigando l'Africa da quando abbiamo intercettato la Karin A (una nave carica d'armi per i palestinesi bloccata da Israele nel Mar Rosso in rotta per il canale di Suez, ndr)".
Ma perché parla di pericolo globale?
"Perché il carattere stesso del regime iraniano lo porta ad applicare con la violenza le sue teorie. In Iran gli uomini della leadership continuano ad inneggiare alla distruzione di Israele, invitano a distruggere lo Stato ebraico. Cosa potrebbe essere un regime del genere con in più la bomba atomica? L'Europa è molto vicina all'Iran, ha grandi rapporti commerciali. L'Italia conosce benissimo la situazione: non si può più far finta di nulla. La minaccia iraniana è la più pericolosa in tutto il Medio Oriente, e forse anche al di là".
Il tempo è scaduto, l'uomo è già circondato dai suoi collaboratori e l'ufficio è piccolo. Fuori c'è Mofaz, il ministro della Difesa. Sharon risponde solo a poche battute finali sul rapporto con l'Italia ("vogliamo consolidare la nostra amicizia, con il governo e con tutto il paese") e si ferma a cercare le parole sulla richiesta di notizie sulla visita di Gianfranco Fini: "Non voglio entrare nelle questioni della politica italiana, ma il nostro desiderio è di rafforzare i nostri rapporti in ogni campo, in quello economico, commerciale, culturale, ma naturalmente politico. I leader italiani sono benvenuti nel nostro paese, e di questa visita si sta occupando il nostro ministero degli Esteri".


Gli Usa all'Onu: l'Iraq è roba nostra
Bruno Marolo su
l'Unità

WASHINGTON.
Gli Stati Uniti hanno rinunciato all'idea di chiedere all'Onu un mandato per la forza multinazionale in Iraq. Hanno invece presentato al Consiglio di sicurezza una bozza di risoluzione, subito approvata, che riconosce il Consiglio di governo insediato da loro e assegna alle Nazioni Unite soltanto una "missione di assistenza" per gli interventi umanitari. Il potere politico e militare rimarrà interamente nelle mani delle forze di occupazione. Dopo settimane di battaglia all'interno dell'amministrazione Bush la linea dura del ministro della difesa Donald Rumsfeld è prevalsa su quella del segretario di stato Colin Powell. Il governo americano ha deciso di fare a meno del contributo militare di paesi come Francia ed India, disposti a mandare truppe in Iraq soltanto con un mandato dell'Onu. "Questa amministrazione - ha spiegato al New York Times un funzionario della Casa Bianca - non è disposta a presentarsi al Consiglio di sicurezza e ad ammettere la necessità di una operazione internazionale in Iraq. La situazione non è così terribile".
In Iraq si trovano 140 mila soldati americani, 11 mila britannici e 10 mila di 18 altri paesi tra cui l'Italia. L'operazione impegna metà delle forze armate americane, comprese quelle dislocate in altri paesi della regione o addette a compiti di appoggio negli Stati Uniti. Per dare il cambio ai militari che chiedono di tornare a casa è necessario l'aiuto di altri paesi. Di fronte a questa situazione il Dipartimento di Stato aveva preparato due bozze di risoluzione da proporre contemporaneamente all'Onu. La prima prevedeva una forza multinazionale autorizzata dal Consiglio di sicurezza, di cui avrebbero fatto parte anche truppe tedesche, francesi e indiane. La seconda riconosceva l'autorità del Consiglio di governo nominato dagli americani in Iraq ed istituiva una missione dell'Onu a Baghdad per l'assistenza umanitaria.
Il ministro della difesa Rumsfeld si è opposto con veemenza all'idea di coinvolgere l'Onu nelle operazioni militari. I generali americani vogliono assoluta libertà di azione per fare piazza pulita dei residui del regime di Saddam Hussein. La prima bozza di risoluzione è stata scartata ed è stata proposta soltanto la seconda. Il governo americano ha dato per scontata l'opposizione della Siria, unico paese arabo tra i 15 del consiglio di sicurezza, ma era sicuro di superare le obiezioni dei tre paesi con diritto di veto che avevano qualcosa da ridire: Francia, Russia e Cina. Nessuno dei tre era in condizioni di sostenere una prova di forza con gli Stati Uniti simile a quella che ha proceduto l'invasione dell'Iraq.



Europa ferma. Ripresa a fine anno
Prodi: Francia e Germania, passi nella direzione giusta
Claudio Lindner sul
Corriere della Sera

BRUXELLES - 0,0%: non è difficile interpretare questo dato. Crescita zero, economia in stallo, Europa al palo, rivelano i dati sul prodotto interno lordo del secondo trimestre diffusi ieri. Un destino di immobilità che accomuna i Quindici ai dodici Paesi dell'euro-zona. Quando, per la seconda volta, davanti c'è un segno meno, come nel caso di Germania, Italia e Olanda, allora politici ed economisti disquisiscono se si tratti di "stagnazione", "recessione tecnica" o "recessione". La sostanza è che l'economia va addirittura indietro. Il campanello d'allarme è suonato ieri a Berlino, dove si segnala un arretramento del Pil pari allo 0,2%, secondo l'arrotondamento di Eurostat (contro un valore di 0,1% dell'ufficio federale tedesco). Il cancelliere Gerhard Schröder lo legge come un sintomo di "stagnazione, non recessione". In Italia, per due trimestri consecutivi, la flessione è stata dello 0,1%. Gioisce solo la Grecia ("2,9% e "0,4%), il Regno Unito tira quanto meno un sospiro di sollievo ("0,1% e "0,3%).
Fin qui i numeri. La delusione è relativa, perché l'andamento negativo era ampiamente previsto, nessuno aveva scommesso su una ripresa già nella prima parte del 2003 mentre qualche pessimismo si scioglie nel formulare le previsioni per la fine dell'anno e soprattutto per l'inizio del 2004 anche guardando ai segni incoraggianti che arrivano dalla congiuntura americana. Tra poco meno di un mese, a Stresa, i ministri finanziari si ritroveranno per parlarne, cercheranno di incoraggiarsi a vicenda e di indicare terapie. Se ne discute continuamente, ma quella sarà l'occasione per un confronto collegiale dopo la difficile pausa estiva.

Dopo aver negato che i fondamentali dell'economia americana siano più sani di quelli europei, Prodi ha detto che i Paesi "debbono tenersi in un quadro di equilibrio e che le decisioni francesi e tedesche si avvicinano al mantenimento dell'equilibrio di lungo periodo che è necessario per avere un'economia sana". Il giudizio positivo sulle riforme è al netto di come le stesse usciranno dai dibattiti parlamentari.
La Germania, si sottolinea ancora a Bruxelles, deve ora rivedere il sistema pensionistico. Per la Francia si insiste sul consolidamento fiscale: Parigi ha tempo fino al 3 ottobre per spiegare come farà a correggere il deficit eccessivo. E l'Italia? "Si aspetta di vedere la Finanziaria - dice Thomas -, il Dpef è molto cauto sui dettagli, le ipotesi economiche sembrano anche un po' ottimistiche". E le una tantum? "A noi va bene se vengono eliminate in tre anni".


Non si baratta la Costituzione
Antonio Padellaro su
l'Unità

Sempre più spesso, gli artefici e i tifosi delle commissioni parlamentari scagliate contro i leader dell'opposizione (questo sono, in sostanza, la Telekom Serbia, la Mitrokhin e quella nascente sui processi di Tangentopoli), si richiamano a una sorta di moderna legge del taglione. L'argomento è questo: non è affatto un male che i capi dell'Ulivo provino sulla loro pelle quell'accanimento giudiziario che essi stessi hanno voluto (o non hanno impedito) fosse inflitto ai partiti della prima repubblica e, successivamente, a Berlusconi. Dopo l'ennesima calunniosa esternazione del signor Igor Marini contro Prodi, Fassino e Dini, il presidente della Commissione europea ha espresso parole di sdegno contro chi accusa gli innocenti sapendo che sono innocenti (e non si riferiva soltanto al farsesco "testimone chiave"). Subito, però, Enzo Trantino, che si comporta come un passante ma è pur sempre il presidente della suddetta commissione Telekom Serbia, se ne è uscito con queste illuminanti parole: "Prodi si è accorto oggi di cosa significa finire nel tritacarne mediatico o nelle edicole giudiziarie". Ha aggiunto: "Né da parte sua né da parte di altri è stata impiegata la stessa sensibilità quando sono finiti alla berlina personaggi di rango e cittadini comuni".
Cosa dire di una cosiddetta autorità istituzionale che, prima attiva la massima pubblicità sulle accuse senza straccio di prova di un personaggio inattendibile; e poi si compiace pubblicamente che le persone chiamate in causa siano finite nel tritacarne mediatico e nelle edicole giudiziarie? Ma è la legge del taglione, il cuore pulsante, diciamo così, del Trantino pensiero.
Quell'"adesso Prodi si è accorto cosa significa" resterebbe una ritorsione ammantata di ipocrisia, se pensatori più addestrati (e più cinici) non intervenissero a dargli forma compiuta di baratto politico. Sull'ultimo numero del berlusconiano Panorama, per esempio, Augusto Minzolini, giornalista sempre molto bene informato sulla Casa delle libertà, a proposito della innocenza di Prodi, sostiene che: "O il professore, insieme all'intera nomenklatura dell'Ulivo gode di una particolare guarentigia" per cui su di lui non si può indagare; oppure "bisogna scrivere una volta per tutte la parole basta su un meccanismo infernale che da più di dieci anni condiziona o tenta di condizionare le vicende politiche italiane". In altre parole, ci vuole un "armistizio"; e "la particolare guarentigia dovrebbe essere estesa a tutti, si chiami immunità parlamentare o in altro modo".
Ora il quadro è più chiaro. Ciò che Minzolini scrive sembra essere, infatti, il vero obiettivo politico del partito-azienda, ogni giorno rappresentato dalle intemerate mediatiche dei Bondi e dei Cicchitto. Ma il cui motore, come tutti sanno, è a palazzo Chigi. Insomma, il messaggio del partito-azienda ai capi dell'Ulivo è più o meno quello che segue. Come avrete capito, con le commissioni su Telekom e contro magistrati eversori possiamo tenervi sulla corda finché ci conviene. Sappiamo anche noi che Marini è un cacciaballe, ma intanto con le sue balle vi riempie di fango, vi mette alla gogna sui giornali e nei tg diretti dai nostri uomini, vi delegittima davanti all'opinione pubblica e, probabilmente, vi farà perdere voti. Il baratto è questo. Noi la piantiamo con le commissioni canaglia e con la legge del taglione se voi accettate di ripristinare l'immunità per tutti i politici e chiudete definitivamente la stagione delle indagini su Berlusconi (anche se lui gode, ormai, dell'immunità perpetua grazie al Lodo). In conclusione: voi tenete a freno i vostri giudici, e noi mettiamo il guinzaglio ai Bondi, ai Cicchitto e ai Trantino. Chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, ha avuto...
Sicuramente ben congegnata, l'operazione baratto mostra tuttavia due gravi pecche. Nella vita, e a maggior ragione in politica, ciò che si scambia deve essere di valore equivalente. Altrimenti, si chiama estorsione. Ebbene: Prodi e Berlusconi non sono sullo stesso piano. Tentano di metterceli, ma è un'operazione disperata prima ancora che indecente. Sotto l'aspetto giudiziario, Prodi non deve difendersi proprio da nulla, poiché le affermazioni di Marini sono nulla. Ripugnanti. Maleodoranti. Ma nulla. Quanto a Berlusconi, sarà anche perseguitato come dice lui dalle toghe rosse, ma per contenere l'indice della sua storia giudiziaria ci vorrebbe un'edizione speciale della garzantina. Berlusconi, infine, deve pagare un esercito di avvocati. Prodi no.



Il Csm ha ragione
Ma non basta aver ragione
Emanuele Macaluso su
il Riformista

La risoluzione del Csm sulla minaccia di Fi di costituire una commissione d'inchiesta sull'operato "eversivo" dei magistrati, è giusta nei contenuti, ma sbagliata per il momento scelto. Non c'è dubbio che la proposta di Berlusconi lanciata da Bondi, "mette in pericolo gli equilibri istituzionali previsti dalla Costituzione" come sostiene il Csm. Va sottolineato il fatto che tutti i suoi componenti togati, anche quelli di destra, sono concordi nel respingere l'attacco. Tuttavia il Csm sottovaluta che dopo la proposta Bondi è maturato un clima politico sfavorevole ai sostenitori della commissione. Infatti c'era una divisione in seno alla maggioranza ed il presidente della Camera aveva autorevolmente chiesto di non istituirne altre. Perché, proprio nel momento in cui si vuole colpire l'autonomia della magistratura, si dà ai pasdaran berlusconiani e leghisti la possibilità di cambiare discorso e rivendicare l'autonomia del Parlamento rispetto alla magistratura? Non basta avere ragione, occorre farla prevalere ed a tale scopo non serve contrapporre ad un radicalismo anticostituzionale una radicalismo di segno opposto. Il radicalismo è la negazione del possibile e porta sempre alla sconfitta.


Veduggio con Colzano: tutti 007
Per smascherare il vincitore
Laura Accordino su
Il Giorno

VEDUGGIO CON COLZANO — Ieri mattina la via Verdi, che attraversa il paese collegando Veduggio a Colzano, era sbarrata da transenne e piantonata dai vigili urbani. E le auto non potevano circolare. Quel pezzo di strada davanti alla ricevitoria del bar Corona era già abbastanza congestionato dalle macchine di cronisti e fotografi e dai furgoncini delle troupe televisive, tra cui alcune straniere.
Davanti alla ricevitoria baciata dalla fortuna hanno sostato per tutta la giornata centinaia di persone, residenti ma anche molti curiosi arrivati dai centri vicini, pronti a mettersi in posa davanti alla telecamere e agli obiettivi dei fotografi per vivere il proprio personale momento di notorietà.
Verso le 13 è arrivato anche il titolare del locale, Domenico Ieranò, che si trovava a Reggio Calabria in vacanza con moglie e figlia, mentre i due ragazzi erano rimasti per tenere aperto. "Cinque anni fa in questo locale, che gestisco dal 1981 con i miei figli - ha detto - furono vinti due miliardi e 350 milioni al Totogol: oggi non potevo proprio mancare".
A mezzogiorno entra in scena finalmente il sindaco, Fiorenzo Maiocchi che abitando a Briosco non era al corrente di questa vincita: "L'ho saputo solo stamattina - ha detto -. Questo è un paese di gente che lavora: tre aziende, la Fontana, la Agrati e la Formenti, danno lavoro a circa mille operai, e ci sono pure molte aziende artigiane. Sono contento: finalmente anche Veduggio ha il suo momento di celebrità in tutto il mondo".
"Meglio essere "in prima pagina" per la vincita al superenalotto che per le rapine", commenta filosoficamente il signor Alessandro mentre si fuma una sigaretta seduto al bar. "Lo chieda a questa signora qui, che di rapine ne ha subite tre". La signora Lina Irma, "prestinaia" da vent'anni a Veduggio, sorride e poi racconta. Della prima volta, anni fa, quando sorprese i ladri mentre trafficavano intorno all'auto. Li "convinse" sgridandoli: "Non vi vergognate di rubare l'auto a me che ho solo questa?". La seconda volta mise in fuga l'aspirante rapinatore, con tanto di pistola e passamontagna, che voleva l'incasso della giornata mettendosi a urlare come un'aquila". E la terza? "L'ho inseguito col mocio Vileda". E ha funzionato. Quindi, il barista Christian, che mercoledì ha giocato con la Lina (e altri 4 soci) la schedina al Corona, e che ieri mattina diceva di non averla ancora controllata, stia attento ai passi falsi.
"E voi giornalisti - dice il signor Mario, 70 anni splendidamente portati - state attenti quando scrivete. La ricevitoria Corona non è a Veduggio ma a Colzano". Che con il primo coabita solo dagli anni Cinquanta.


   15 agosto 2003