
sulla stampa
a cura di G.C. - 22 maggio 2003
Rutelli a Porta a Porta "Tre domande per Berlusconi"
Redazione de la Repubblica
ROMA - Tre domande su sicurezza, tasse e pensioni. Francesco Rutelli avrebbe voluto rivolgerle direttamente al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un faccia a faccia televisivo che però non ci sarà. Il leader della Margherita, ospite da Bruno Vespa a Porta a Porta insieme al segretario Ds Piero Fassino (domani sarà il turno del premier), sottolinea di non aver "mai avuto la possibilità di porre delle domande al presidente del Consiglio, cosa che in un paese democratico normale le opposizioni possono fare". E, polemicamente, prega quindi Vespa di "girare" lui le domande a Berlusconi.
La prima, sulla sicurezza: Rutelli cita gli ultimi dati Istat sul crimine e sottolinea che nel 2002 sono cresciute le rapine e all'inizio del 2003 sono aumentati rapine, borseggi e scippi. "Perché Berlusconi - chiede Rutelli - annuncia che diminuisce il crimine, mentre invece aumenta?".
La seconda domanda, sulle tasse: "Berlusconi è d'accordo con Tremonti che ha annunciato con la trimestrale che la pressione fiscale cresce nel 2003? Io non credo molto a Tremonti ma forse su questo ci si può fidare".
Infine, la terza domanda sulle pensioni: "Quanti italiani non hanno ancora avuto il fantomatico aumento della pensione a un milione delle vecchie lire? Io credo almeno 4 milioni di persone". "Queste domande - conclude Rutelli - le avrei volute fare direttamente a Berlusconi. Gliele farà lei, Vespa, per noi...".
La polemica sul mancato confronto tra il premier e i leader dell'opposizione ha tenuto banco per il secondo giorno consecutivo. Se il direttore di Raiuno Del Noce difende il giornalista e lo stesso Vespa ribadisce che il no è arrivato da Palazzo Chigi, l'opposizione e il presidente della Vigilanza Claudio Petruccioli chiedono un segnale da parte dei vertici Rai. E Falomi va oltre: Vespa annulli la puntata con Berlusconi.
Una presa di posizione che sollecita la replica dello stesso Vespa: il "parere contrario" al confronto, puntualizza il conduttore di Porta a porta, è arrivato da Palazzo Chigi, cui era stata girata la proposta arrivata ieri da Rutelli e Fassino. Da parte sua, il presidente della Vigilanza Petruccioli sollecita una presa di posizione da parte dei vertici dell'azienda: "Se Vespa sostiene che l'attuale grado di tensione raggiunto dalla polemica politica non consente il confronto", Petruccioli chiede di sapere "se danno lo stesso giudizio gli organi responsabili della concessionaria del servizio pubblico". Ma anche "quali siano le conseguenze sulla programmazione complessiva della Rai" e "da parte di chi e in quale forma verrà valutato e annunciato il ritorno alla normalità".
Il brodo Maccanico
Sommario de il Manifesto
L'immunità s'ha da fare. Alla ricerca della via per sfuggire ai giudici, Berlusconi accelera sul lodo Maccanico. La maggioranza: pronti al decreto. Siamo in emergenza, si avvicina il semestre di presidenza europea. Bisogna salvare il premier dal processo Sme. Gran consulto da Ciampi Il Colle blocca il blitz, ma la destra insiste: il salvacondotto per le alte cariche dello stato dev'essere esteso anche ai coimputati. Cioè a Cesare Previti. Si farà subito dopo le amministrative. Intanto l'associazione magistrati protesta contro le ispezioni a Milano e Berlusconi va in tv. Da solo
Lodo Maccanico, tramonta l'ipotesi del decreto
Guido Ruotolo su La Stampa
"Una provocazione", tuona l'opposizione contro l'ipotesi del decreto legge per garantire la sospensione del processo milanese accarezzata, l'altra sera, nel vertice di Berlusconi con i suoi consiglieri. E anche dalla maggioranza questa ipotesi viene data come impraticabile. In realtà, ieri, lo scossone provocato dalla notizia dell'ipotetico decreto legge ha rimesso in movimento la macchina che porterà, già la prossima settimana, a "materializzare" l'emendamento sul cosiddetto lodo Maccanico da presentare in aula a palazzo Madama, dove si discuterà la legge attuativa di riforma dell'articolo 68 della Costituzione. "La partita è ancora aperta, davvero il presidente Berlusconi non ha ancora deciso - fa sapere un autorevole rappresentante di Forza Italia, Giuseppe Gargani -. Se l'opposizione non è disponibile a recedere dall'annunciato ostruzionismo su qualsiasi proposta, anche quella di rendere efficace da subito la sospensione dei processi per le cinque cariche istituzionali, allora il lodo, che vuol dire punto di mediazione, potrebbe trasformarsi in una proposta diversa". Partita complicata che vede, come è già accaduto con la legge Cirami sulla rimessione dei processi, protagonista discreto anche il Capo dello Stato. Che ieri ha ricevuto al Colle, tra gli altri, il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, Udc, e Luciano Violante, presidente del gruppo dei Ds alla Camera. Spiega Vietti: "L'importante, a questo punto, è fare presto, passare dalle parole ai fatti. E, soprattutto, fare bene e questo significa verificare accuratamente la concreta agibilità dell'intero percorso normativo della soluzione adottata". Luciano Violante, dopo aver bocciato l'ipotesi del decreto legge, annuncia: "Noi siamo disponibili a discutere, senza per questo dare assensi preventivi, attorno a ipotesi molto rigorose, selettive, che non interferiscano con i procedimenti in corso e che trattino l'assetto costituzionale del problema, non l'assetto personale del presidente del Consiglio. Per quanto riguarda l'estensione ai coimputati, sono del tutto contrario". Se l'opposizione continua a sostenere che il lodo Maccanico non può essere applicato al processo di Milano (ieri, i suoi difensori hanno invocato il legittimo impedimento del presidente Berlusconi per l'udienza di sabato), se è questo il "segnale" di apertura che si aspetta Berlusconi come dice Gargani, allora il lodo è tramontato. Ma anche la proposta estensiva del lodo originario, e cioè la garanzia che la sospensione dei processi riguardi non soltanto le cinque cariche istituzionali ma anche i coimputati (sarebbe tramontata l'ipotesi di inserire nell'emendamento anche i ministri e i parlamentari), potrebbe trovare ostacoli non facilmente superabili. Il padre del lodo, Antonio Maccanico, che - non è un mistero - è stato incoraggiato a suo tempo dal presidente Ciampi a lanciare la sua proposta, cestina l'ipotesi del decreto legge: "Voglio vedere poi come cercheranno di convincere il capo dello Stato a firmare un simile atto. Figuriamoci poi se si trattasse di estendere questo lodo anche ai coimputati. Sarebbe ancora più improprio e inopportuno".
Berlusconi annuncia la separazione delle carriere
Marco Galluzzo sul Corriere della Sera
ROMA - "Ho dovuto fare delle battaglie anche dentro la mia maggioranza, ma ora vi assicuro che ci sono le condizioni. Entro 15 giorni presenteremo un emendamento al disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario e l'emendamento conterrà la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri". Con queste parole, al termine di un incontro durato poco più di mezz'ora, Silvio Berlusconi ha congedato ieri pomeriggio i rappresentanti dei penalisti italiani. Una promessa arrivata nel mezzo di una giornata in cui ha tenuto banco ancora un volta il lodo Maccanico (la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato) e la possibilità di vararlo attraverso un decreto legge. Ipotesi esclusa solo in serata dalla maggioranza, al termine dell'ennesimo scontro politico con il centrosinistra.
L'incontro con gli avvocati è stato molto cordiale ("sono amico della categoria - ha scherzato il premier - anche per tutti i soldi che spendo"). Erano presenti il difensore del premier Niccolò Ghedini e il sottosegretario Gianni Letta. Scambio di opinioni incentrato sui motivi dello sciopero dei penalisti (terminato ieri dopo tre giorni di astensione dalle udienze): fra questi la rivendicazione di una completa attuazione dei principi del giusto processo, "quindi una separazione delle carriere autentica, vera, così come la vogliamo noi e non come è attualmente all'attenzione della commissione Giustizia del Senato", ha riassunto il presidente dell'Unione delle Camere Penali, Ettore Randazzo.
"Musica per le mie orecchie", ama rispondere il presidente del Consiglio quando si tocca il tema, che ieri ha fornito scadenze precise ai penalisti. Berlusconi ha assicurato anche una revisione del codice di procedura penale, "ma poiché si tratta di promesse e non ancora di fatti - ha dichiarato Randazzo all'uscita da Palazzo Chigi - confermiamo i cinque giorni di sciopero previsti per giugno".
Poco prima di incontrare gli avvocati Berlusconi ha avuto un incontro di un'ora con il vicepremier Gianfranco Fini. Con il leader di An Berlusconi ha concordato il via libera definitivo al lodo Maccanico e una sorta di delega ai cosiddetti quattro "saggi" della Casa delle Libertà (Roberto Castelli, Michele Vietti, Ignazio La Russa e Giuseppe Gargani). A loro toccherà mettere nero su bianco l'emendamento alla legge di attuazione della riforma dell'articolo 68 della Costituzione e soprattutto studiare la possibilità tecnica di estendere il "congelamento" dei processi anche ai coimputati. Un'ipotesi su cui ormai nessuno nella coalizione manifesta riserve ma che il Quirinale non è disposto ad avallare. Al di là del contenuto definitivo l'obiettivo dichiarato dalla maggioranza è quello di avere un testo vigente, dunque approvato da entrambi i rami del Parlamento, prima della pausa estiva.
Dopo la Procura, ispezione anche al Tribunale di Milano
Redazione de l'Unità
Anche al Tribunale. Non solo alla Procura, insomma, è in corso un'ispezione della Ragioneria Generale dello Stato. La notizia viene dal presidente del Tribunale, Vittorio Cardaci. Il giudice ha spiegato che "l'ispezione è cominciata una settimana fa e che riguarda esclusivamente il deposito presso terzi degli autoveicoli di provenienza sospetta o furtiva". Anche in questo caso, si tratta di una "prima volta". "No, ha aggiunto Cardaci - non ricordo mai di ispezioni di questo tipo". Anche se, ha aggiunto, d'aver ricevuto spiegazioni - come dire? - "rassicuranti": "Si tratta di una verifica contabile, che parte dal tentativo di razionalizzare le spese per la giustizia evitando sprechi".
Rassicurazioni a parte resta il valore simbolico di queste due ispezioni che sanno molto di rappresaglia. Insomma, per dirla con l'Associazione Nazionale Magistrati, la sovrapposizione di due ispezioni pone un rischio di "oggettiva interferenza sul sereno svolgimento dell'attività giudiziaria". A sostenerlo sono il presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati, il vicepresidente, Piero Martello e il segretario generale, Carlo Fucci. "Un'ispezione, di per sè del tutto legittima come mera verifica di regolarità contabile - scrivono i vertici dell'Anm -, è stata avviata dal ministero dell'Economia alla procura di Milano mentre è ancora in corso nello stesso ufficio la ispezione ordinaria del ministero della Giustizia. La Costituzione impone che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. La sovrapposizione, in difformità dalla prassi, delle due ispezioni, che per di più si verifica in un contesto di attacchi ed aggressioni alla magistratura, mette in crisi il principio costituzionale di imparzialità della attività amministrativa e pone un rischio di oggettiva interferenza sul sereno svolgimento della attività giudiziaria".
Già, ma chi le ha decise queste ispezioni? Il ministro Tremonti dice di non saperne nulla. "No, non ne ero a concoscenza", ha detto Tremonti. "Credo che fosse un piano partito nel 2001, debbo verificarlo, non credo di essere stato io a pianificarlo".
Il momento economico in Italia
Varie dal Corriere della Sera
Istat: economia italiana vicina a recessione
Calo dello 0,1% del Pil nel primo trimestre del 2003 rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno
ROMA - L'economia italiana è vicina alla recessione. Nel primo trimestre 2003 infatti il Pil è aumentato dello 0,8% rispetto al primo trimestre 2002 ma è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Tecnicamente un Paese è in recessione quando il Pil cala per due trimestri consecutivi. Lo comunica l'Istat, precisando che si tratta di una stima preliminare. L'Istat ha anche rivisto il dato tendenziale del secondo trimestre 2002 (da 0,1% a 0,2%) e del quarto trimestre 2002 (da 1,0% a 0,9%).
IN FLESSIONE L'INDUSTRIA - Il calo dello 0,1% del Pil, il peggiore dal'ultimo trimestre 2001, per l'analisi dell'Istat è da attribuire ad una diminuzione del valore aggiunto dell'industria, ad un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura e ad una sostanziale stazionarietá dei servizi. Inoltre c'è da considerare che nel primo trimestre 2003 si è avuta una giornata lavorativa in meno sia rispetto al quarto trimestre del 2002 sia rispetto al primo trimestre del 2002.
Maggio, crolla la fiducia dei consumatori
L'Istituto di studi e analisi economica presenta il suo rapporto mensile: l'indice della fiducia ai minimi del marzo '94
ROMA - La fiducia dei consumatori italiani crolla, tanto da tornare al livello del marzo 1994. Lo dice l'Isae, Istituto di studi e analisi economica. L'indice grezzo del mese (cioè l'indicatore della fiducia verso il consumo corretto sia dai fattori stagionali sia da fattori erratici), è oggi pari a 107,3 (107,6 ad aprile). Secondo l'Isae l'indice "conferma il forte clima di incertezza che caratterizza l'attuale fase". Il peggioramento riguarda in particolare giudizi e previsioni sulla situazione personale degli intervistati: diminuiscono le intenzioni di acquisto di beni durevoli, si deteriorano i giudizi sul bilancio familiare (il saldo passa da 35 ad aprile a 37 di maggio), flettono i giudizi sulla situazione economica della famiglia e la convenienza e possibilità di risparmio.
OPINIONI DELLE FAMIGLIE - L'indice che sintetizza le opinioni delle famiglie italiane riguardo al quadro economico generale del paese continua invece a mostrare modesti segni di miglioramento: i giudizi sulla situazione economica dell'Italia si deteriorano leggermente, ma migliorano le previsioni a breve termine, in un quadro caratterizzato però da un minore ottimismo sulle prospettive del mercato del lavoro. Per quanto riguarda i prezzi si consolidano le attese di stabilizzazione dell'inflazione nei prossimi 12 mesi. Ad aprile il clima di fiducia dei consumatori mostra qualche segno di recupero nella media dei paesi dell'area dell'euro e risale invece in modo marcato negli Stati Uniti. La ripresa della fiducia delle famiglie americane prosegue, secondo le prime indicazioni, anche nel mese di maggio.
Istat: a maggio inflazione in calo a +2,6%
E' il dato delle città campione su base annua. Nel mese in corso i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,2%
ROMA - Inflazione in calo nel mese di maggio secondo i dati Istat.
In base alle indicazioni provenienti dalle città campione i prezzi al consumo hanno registrato una variazione dello 0,2% rispetto al mese di aprile che, in termini tendenziali, porta il dato nazionale al +2,6%. Ad aprile l'inflazione aveva registrato una crescita dello 0,2% su base mensile e del 2,7% su base annua.
EURO TROPPO FORTE - Intanto sul fronte monetario l'euro si stabilizza oggi su quota 1,17 dollari, dopo aver perso terreno rispetto al massimo di seduta raggiunto nella notte di 1,1744 (in concomitanza con il pericolo terrorismo segnalato al secondo maggior livello), in attesa del discorso del presidente della Fed Alan Greenspan davanti alla Commissione Economica congiunta del Congresso. Gli investitori attendono il pronunciamento del presidente Fed sulle prospettive dell'economia Usa. Secondo molti addetti ai lavori, Greenspan dovrebbe ribadire il suo ottimismo su un risveglio della ripresa economica nella seconda parte dell'anno. Ma anche dalla Germania arrivano preoccupazioni riguardo il deciso apprezzamento della valuta europea nei confronti del biglietto verde. Secondo la Banca centrale tedesca infatti l'apprezzamento rapido dell'euro potrebbe aggravare la già debole situazione congiunturale dell'economia tedesca ed europea.
Il vice di Osama "Kamikaze attaccate l'Occidente"
Redazione de la Repubblica
DUBAI - Torna il terrore di nuovi attacchi terroristici. In America e in tutto l'Occidente. Questa volta la paura arriva con la voce del vice di Osama Bin Laden, Ayman al-Zawahiri, medico egiziano, che con un messaggio preregistrato e mandato in onda dalla tv panaraba Al Jazeera invita i musulmani ad aumentare gli attacchi suicidi ai danni degli occidentali. E' un appello ai kamikaze. Un minuto e quaranta minuti di registrazione. "I crociati e gli ebrei comprendono solo il linguaggio dell'assassinio, del bagno di sangue e delle Torri in fiamme. Puntate le armi contro i vostri nemici, gli americani e gli ebrei", recita il presunto al Zawahri nella registrazione prima annunciata e poi mandata in onda dalla tv panaraba.
"Aumentare gli attacchi suicidi contro gli obiettivi occidentali", dice così il vice di Bin Laden che indica anche gli obiettivi. Le ambasciate prima di tutto e il loro personale, ma anche gli interessi all'estero di Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Norvegia. Il risultato da raggiungere, indicato dal vice di Osama nel suo messaggio, è allontanare gli occidentali "dalla terra dell'Islam", vale a dire dalla penisola araba. "Fategli diventare la terra sotto i piedi un inferno", dice Zawahri o chi per lui nel messaggio aggiungendo di essere in "attesa di buone notizie".
Il medico egiziano ha esortato anche i musulmani a imparare dai kamikaze dell'11 settembre che si schiantarono con gli aerei sulle Torri gemelle e sul Pentagono. "Imparate la lezione dei vostri 19 fratelli che hanno attaccato l'America con i loro aerei, a New York e Washington e le hanno causato una devastazione senza precedenti da cui si sta ancora riprendendo", ha detto Zawahri.
Il proclama del numero due della rete terroristica al Qaeda riguarda non solo i paesi occidentali, ma anche gli stati arabi o musulmani che hanno aiutato gli Stati Uniti nella campagna militare per rovesciare Saddam Hussein: Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrain, Yemen e Giordania.
Il laboratorio armeno
Augusto Illuminati su il Manifesto
Il 24 aprile, come ogni anno, gli Armeni hanno celebrato la data iniziale del genocidio del 1915. Stavolta in concomitanza con l'uscita in Italia del film Ararat di Atom Egoyan e di due libri di buon livello. Il primo, La vera storia del Mussa Dagh (Guerini e Associati, pp. 158, 14) ricostruisce con documenti inediti la celebre resistenza - già oggetto del romanzo di Franz Werfel -, a cura di Flavia Amabile e Marco Tosatti, che già un paio d'anni fa avevano tracciato nei Baroni di Aleppo la storia di una famiglia armena, proprietaria del mitico e ahimè decaduto albergo Baron; il secondo, più generale, è la traduzione di Yves Ternon Gli Armeni. 1915-1916: il genocidio dimenticato (Rizzoli, pp. 430, 20). Quest'ultimo lavoro offre una panoramica completa del genocidio, inquadrato in una prospettiva della questione armena dalle origini fino alla crisi ottocentesca dell'impero ottomano. Il resoconto dei tragici eventi e il rinvio all'incontestabile documentazione (consultabile, aggiungiamo, presso l'eccellente sito www.armenian-genocide.org) hanno indubbi meriti divulgativi, malgrado il tono troppo passionale. La ricostruzione dello stato attuale del problema storiografico e la polemica contro il persistente negazionismo turco avrebbe potuto avvalersi di un maggior approfondimento, per esempio contestualizzandolo alla discussione sull'unicità dell'Olocausto e all'uso politico della storia fatto, in singolare accordo, dagli alleati Turchia e Israele, interessati per diversi motivi a minimizzare l'esemplarità e l'ampiezza dello sterminio degli Armeni, che pure fu incontestabilmente il modello tecnico-organizzativo di quello ebraico. Sarebbe così apparso più chiaro il ruolo chiave in tale operazione di Bernard Lewis, arabista d'assalto, turcofilo e assai presente sulla scena (parlata e segreta) della guerra infinita al terrorismo.
L'eccidio degli Armeni cominciò alla grande nella seconda metà del XIX secolo, come risposta identitaria e geopolitica alla dissoluzione dell'impero ottomano e alle manovre delle grandi potenze imperialistiche europee che miravano a dividersene le spoglie, proponendosi a protettori delle minoranze cristiane (in primo luogo Greci, Bulgari e Armeni), con il solo effetto di farne le prime facili vittime della resistenza ottomana. Il colpo di stato con cui il sultano Abd-ül-Hamid annullò le concessioni costituzionali bloccando le riforme fu il tentativo di contrastare la galoppante erosione dei possedimenti europei ed egei da parte dei movimenti indipendentisti greci e balcanici, supportati, in fraterna concorrenza, da francesi e inglesi, e l'avanzata della Russia zarista nel Caucaso. Nella misura in cui tale resistenza è fallimentare, il dispotismo del Sultano si sfoga contro i sudditi cristiani, fino allora tollerati e integrati, tanto più che una massa crescente di profughi turchi si riversa in Anatolia in seguito alla liberazione dei Balcani e di Creta. Nella perversa relazione fra colonialismo europeo e repressione turca delle minoranze svolse il suo ruolo anche l'Italia: infatti la resistenza turca alla conquista della Libia (1911) fu organizzata da Enver, che diventerà successivamente il fautore dell'alleanza turco-tedesca nella I Guerra mondiale, il principale massacratore (insieme a Talaat e Nazim) degli Armeni e infine il profeta del movimento pan-turanico, prima alleato poi nemico dei bolscevichi nell'Asia centrale.
Tuttavia le stragi del 1895-1896, che sembrano costituire il primo atto del genocidio (200-300.000 uccisi), si svolgono con un meccanismo diverso: Abd-ül-Hamid, infatti, mira a preservare con il terrore una struttura statale in cui gli Armeni restino sottomessi e utilizzabili (secondo la logica islamica del millet, della comunità ebraica o cristiana tollerata e subalterna), mentre i suoi antagonisti e successori, i "Giovani Turchi" che prendono il potere nel 1908 e gestiranno lo sterminio del 1915-1916, impiegano le stesse tattiche omicide su scala assai maggiore e allo scopo di creare un nuovo sistema, in cui tali minoranze non abbiano più spazio. Insomma, il salto dalla strage esemplare al genocidio moderno, legittimato da una mistica nazionalista e razziale. Un passaggio per molti versi analogo a quello dalla giudeofobia religiosa, bilanciata dalla scambio politico e dalla conversione, al "moderno" antisemitismo laico. Ternon rileva come i massacri in Cilicia del 1909 (40.000 morti) segnino lo spartiacque fra il vecchio e il nuovo metodo, in coincidenza con la deposizione del sultano ad opera dei "Giovani Turchi", temporaneamente alleati con i socialdemocratici armeni del Dashnak, ma gli sfugge l'applicazione più generale dei due stadi della strategia alle minoranze, se non per la deliberata esclusione dei Greci dalle persecuzioni, al fine di dividere il fronte cristiano.
Il caso più tipico è quello dei Curdi, oggetto di persecuzioni ancor prima degli Armeni e poi utilizzati da Abd-ül-Hamid come esecutori del genocidio del 1895-1896 (i famosi reggimenti a cavallo, che da lui prendono nome, gli hamidyie), al fine di creare un equilibrio che paralizzi entrambi i gruppi e li sottometta al potere centrale nei ruoli di vittima e boia autorizzato. Il partito "Unione e Progresso" (Ittihad) riprende tale politica, ma con l'obbiettivo della liquidazione integrale degli Armeni, senza un chiaro progetto di cosa fare di Greci e Curdi. L'ingresso nella I guerra mondiale favorisce la soluzione del problema, dal momento che le popolazioni armene dell'Anatolia orientale si trovano in mezzo fra turchi e russi ed è agevole invocare la necessità militare di deportare un potenziale alleato dei russi (nelle cui file militavano gli Armeni del Caucaso) lontano dal fronte. Eccellente occasione per sradicarle dai loro villaggi e dalle grandi città, separare gli uomini validi (subito uccisi) dalle donne e adolescenti, avviati in lunghe carovane verso il deserto mesopotamico, preda delle bande irregolari durante tutto il percorso e infine destinati alla morte per fame e per sete nei luoghi di arrivo.
In tale modo circa 1.200.00 sventurati (i 2/3 della popolazione) furono sterminati. Chi può fugge nelle zone occupate dai Russi, molte donne e bambini vengono rapiti o salvati dai Turchi e forzosamente convertiti.
22 maggio 2003