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Bilancio e art. 41
Giacomo Correale Santacroce August 06, 2011 9:47 AM Nelle dichiarazioni che dovrebbero rassicurare gli investitori internazionali sulla solidità della nostra economia, Berlusconi e Tremonti non hanno perso il vizio della propaganda indecente, basata sulla teoria marketistica secondo cui il popolo sia composto di minorenni con non più di 12 anni. Hanno promesso che modificheranno la Costituzione inserendovi l'obbligo del pareggio del bilancio, e modificando l'art. 41 sulla iniziativa economica. 1. Il pareggio. Il pareggio del bilancio si fa, non si proclama. Nel 1929 la crisi fu determinata dalla difesa strenua, da parte del governo americano, del pareggio di bilancio. Ci volle Keynes per far capire che, nella situazione di allora (il bilancio statale era abbondantemente in attivo) occorreva adottare una politica di "deficit spending", di disavanzo. Naturalmente temporaneo, perché Keynes era un amministratore rigoroso, non uno scialacquatore come ad esempio quelli, da Craxi in poi, che hanno chiamato "keynesismo" una politica permanente e sciagurata di deficit e di aumento del debito pubblico. Oggi, ovviamente, occorre assolutamente tornare a un pareggio del bilancio e anzi a un avanzo. Ma è una questione di politica economica, non di principi assoluti da mettere nella Costituzione. 2. Art.41. La cosa migliore da fare è che la gente sappia che cosa dice: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. La mia opinione è che non c'è nulla da cambiare, anzi, che l'articolo si dimostra quanto mai attuale (pensiamo alla corruzione e all'economia criminale). Forse, con quel riferimento ai "programmi", risente un po' dello spirito del tempo, quando stati e grandi imprese facevano programmi pluriennali tanto ambiziosi quanto falliti. Ma quel che è certo, è che non è l'art. 41 che limita la libertà economica in Italia. Sono piuttosto la rete di corporazioni, i monopoli, il "sistema delle conoscenze", la farragine burocratica a frustrare l'iniziativa economica e la spesa pubblica. Come volevasi dimostrare: pura propaganda. Giacomo Correale Santacroce Post scriptum. Una modifica costituzionale non serve per far fronte a situazioni di emergenza, perché richiede un impegno delle due Camere per almeno sei mesi. Ve l'immaginate le Camere che, invece di occuparsi dell'emergenza e di riforme costituzionali veramente essenziali come la riduzione del numero dei parlamentari e la differenziazione dei ruoli delle due Camere, a perdere il tempo per introdurre nella Costituzione il pareggio di bilancio e la modifica dell'art. 41! Follie! O piuttosto: cialtronerie! G.C.S. Giuseppe Pizzi August 06, 2011 3:18 PM Come se un ubriacone, per smettere di bere, aspettasse che il vino sia vietato per legge. Campa cavallo! E nel frattempo, avanti con le ciucche! G. Pizzi Ho anch'io un post scriptum. E' probabile che il pareggio di bilancio in Costituzione sia una condizione impostaci dalla Germania e dalla Bce per tirarci fuori dai guai (lo sanno che subito dopo ricascheremmo nel vizietto). Salvatore Iannazzo August 06, 2011 5:33 PM Sì, ma come ha ben detto il prof. Boeri, cosa succederà quando ci troveremo - com'è successo ad Obama proprio ora - nella necessità di violare questo limite senza disporre di regole che ci consentano di farlo? Perché noi quel vizietto non ce lo toglieremo così facilmente... Un'altra osservazione. Berlusconi, fino a qualche settimana fa, ci ha rassicurato più volte dicendoci che sì, è vero, noi abbiamo un enorme debito pubblico. Ma abbiamo il vantaggio che il nostro popolo ha una grande attitudine al risparmio, non siamo mica spendaccioni coma gli altri... Perciò abbiamo le risorse, anche se distribuite, per difenderci, se fosse necessario. Che questa fosse una panzana lo abbiamo visto quando la speculazione ha cominciato seriamente a bastonarci. Il nostro non si è ricordato di questo fatto, e le nostre ricchezze così rassicuranti - ammesso che davvero ci siano - sono rimaste dov'erano. Cioè nella disponibilità di chi le possiede. Finché qualcuno non li costringe a tirarle fuori, come fece - brutalmente - un certo Amato oltre vent'anni fa, esse sono come le famose monete d'oro dell'avaro di Esopo: rimangono sepolte nel giardino, e servono solo a rassicurare l'avaro che le disseppellisce di tanto in tanto e se le guarda. E a questo scopo possono ben essere sostituite da un sasso, come un saggio suggerisce all'avaro quando gliele rubano. T. Iannazzo Giacomo Correale August 06, 2011 8:37 PM Berlusconi trascura di dire che, se noi siamo più bravi perché abbiamo tanti risparmi, nel momento del bisogno dovremo svuotare le nostre tasche Ma c'è di più. Se non sbaglio, e se è vero che gli italiani sono abbastanza ricchi, la loro ricchezza è costituita principalmente dalle loro abitazioni. Quindi GCS EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |