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No Tav

Giuseppe Poliani
June 27, 2011 3:50 PM


Qui sotto il messaggio di don Ciotti e Zanotelli  ed altri sui lavori in Val di Susa. Mi sembra un messaggio molto equilibrato che, se non risolverà certo adesso il problema locale, mette molto bene a fuoco cosa dovrebbe fare e come si dovrebbe muovere un'opposizione seria ai governi di Berlusconi: cercare un modo di governo alternativo, senza invocare invece un altro leader di centro destra, o governi di emergenza, o folli dialoghi con Berlusconi o altre simili patacche e idiozie come stanno facendo molti leader di opposizione nazionale.
Solidarietà alle popolazioni della Val di Susa.


FERMATEVI !
Un appello alle istituzioni e alla politica
Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli su notav.info - 26 giugno 2011

I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell'attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l'obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.Di questa prospettiva c'è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull'inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente. Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell'area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l'opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.
Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l'inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell'opera e sulle eventuali alternati-ve. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.



Franco Isman
June 27, 2011 5:09 PM

Come al solito l'informazione è carente e chi, come me, non ha analizzato a fondo il problema è difficile possa esprimere giudizi ben motivati.
La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l'opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico.
Scrivono i firmatari dell'appello, e hanno certamente ragione.

Ma proprio perché non si tratta di una questione (solo) locale, ma di un problema che investe l'intera politica nazionale dei trasporti, non è accettabile che venga bloccata dalla popolazione locale vattalapesca ispirata da chi e per che fini. A me personalmente togliere i TIR dalle tortuose strade di fondovalle per caricarli sui treni sembra cosa degna e giusta, anche se questo può danneggiare il commercio strettamente locale: distributori, bar, ristoranti, locande.

E' anche vero che non è un semplice problema di ordine pubblico e probabilmente l'informazione è stata carente. Nella vicina Svizzera “nel 1998 è stato fatto un referendum per ottenere la conferma sulla scelta strategica di procedere alla realizzazione di linee ferroviarie ad alta velocità, con lunghissimi trafori, allo scopo di migliorare i collegamenti ma, soprattutto, di diminuire al massimo il transito dei mastodontici e inquinanti TIR che in futuro troveranno più conveniente (con una politica di tariffe e di corrispondenti disincentivi) essere caricati sui treni in appositi centri (ne è previsto uno a Busto Arsizio) e liberare quindi strade e autostrade. Gli svizzeri, pur sapendo che la scelta avrebbe comportato maggiori tasse, hanno detto sì.
Da quel momento tutte le energie e le risorse sono state impiegate per questo progetto, sono state bloccate le ipotesi di raddoppio di autostrade e gallerie autostradali, è stata avviata una massiccia campagna di informazione e di confronto con la popolazione locale garantendo ogni possibile intervento per ottimizzare sicurezza ed impatto ambientale” ho scritto nel febbraio del 2006, più di cinque anni fa http://arengario.net/poli/poli257.html. Sono passati cinque anni e passa e si chiede ancora che si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell'opera e sulle eventuali alternative !

Di mancanza di decisioni l'economia di una nazione muore e non dimentichiamo che abbiamo sostenuto una grossa battaglia per evitare che il corridoio ferroviario veloce venisse spostato dal percorso più logico e breve attraverso il nostro Paese al Nord delle Alpi attraverso Austria e Svizzera.

Franco Isman



Salvatore Iannazzo
June 27, 2011 7:23 PM

Sono d'accordo con Franco Isman. Aggiungo che il federalismo applicato all'Italia avrà forse dei vantaggi, che però ancora non si vedono. Mentre se ne vedono molti lati negativi, il primo e più sgradevole dei quali è l'esplosione degli egoismi regionali, per effetto dei quali i problemi di Napoli se li deve risolvere Napoli, la mafia è un problema siciliano - tranne quando si infiltra anche altrove, ché allora diventa anche problema di quel luogo, ma la colpa originaria sembra comunque ricadere sulla Sicilia che è, diciamo così, proprietaria del marchio -  e la Val di Susa non vuole la TAV. Ed avrà probabilmente mille argomenti per sostenerlo, nessuno dei quali - ne sono certo - tiene conto dei vantaggi che la TAV produrrebbe all'intero paese (e forse anche, come dice Franco, alla Val di Susa medesima).
Il fatto è che con l'aumentare del potere locale dovrebbe contemporaneamente crescere il potere centrale fino a controbilanciarlo. Ma ciò non sta succedendo.

Mi chiedo come vivremmo oggi se nell'ottocento e nel novecento - ed allora non c'era l'Unione Europea - alcuni illuminati Paesi, tra cui anche l'Italia, non avessero considerato importante la costruzione dei grandi tunnel ferroviari e stradali che attraversano ancora oggi le Alpi, e che facilitarono enormemente, e continuano ancora a facilitare, i commerci e gli scambi fra popoli europei. Che, alla fin dei conti, assicurarono lo sviluppo dell'Europa, fino a farne il più avanzato continente mondiale, quello in cui ebbero luogo le più importanti invenzioni sia industriali, che filosofiche che culturali - poi travolte, in gran parte, dalle sciagurate guerre mondiali. Quei tunnel così importanti riusciremmo a farli oggi? Probabilmente, nel migliore dei casi, finirebbe come in Val di Susa. Vogliamo dunque assumerci la responsabilità di condizionare negativamente la vita delle generazioni che ci seguiranno? Ma anche in questo settore dominano gli egoismi. Non abbiamo forse già scaricato sul gobbo delle future generazioni il carico dei debiti che noi abbiamo prodotto?

Toti Iannazzo


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