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Suffragio popolare?

Dario Chiarino
February 22, 2011 10:26 AM


Piergiorgio Odifreddi scrive su "la Repubblica" paragonando Berlusconi a Mubarak e a Gheddafi:

Berlusconi, invece, deriva il suo potere da un voto popolare. In questo caso, il gioco dela democrazia rivela tutta la sua debolezza intrinseca. Non ci si puó appellare al malcontento popolare, perché questo si puó appunto esprimere soltanto attraverso i voti diretti, nelle elezioni, e indiretti, nel parlamento. E la destra ha facile gioco a ricordare che la fiducia a Berlusconi é stata rinnovate sia nelle elezioni europee e amministrative tenute dopo le politiche, sia nei ripetuti voti di fiducia che il governo ha ottenuto alla Camera e al Senato.
Coloro, dunque, che vorrebbero far cadere il governo sulla base delle manifestazioni di piazza, rivelano una scarso spirito democratico.  Ed é paradossale che sia la destra a rivendicare i principi della democrazia formale, mentre é la sinistra a invocare l'appello alla democrazia sostanziale, alla maniera di Cossiga.

In realtà il voto popolare non coincide con una maggioranza reale degli elettori, bensì rappresenta il frutto di un artefatto legislativo ad "usum delphini" di Berlusconi e della sua gente, approfittando della debolezza di avversari sprovveduti.
Infatti, una legge elettorale premia la ferrea alleanza Berlusconi - Bossi che, con poco più del 30% dei consensi elettorali, si prende una maggioranza parlamentare che i recenti avvenimenti hanno dimostrato essere praticamente inattaccabile.
Inoltre, le liste boccate dei candidati consentono all'oligarchia berlusconiana di predeterminare l'elezione al parlamento di "yes men" ricattabili.
Ritengo quindi che voler far cadere il governo sulla base delle manifestazioni di piazza non sia certo manifestazione di scarso spirito democratico, bensì di semplice velleità politica e che la rivendicazione da parte della destra dei principi della democrazia formale sia un'ennesima dimostrazione di ipocrisia.
Penso comunque che per sconfiggere Berlusconi e le sue clientele non bastino gli appelli alla democrazia sostanziale, ma piuttosto convincere gli elettori di poterla attuare.... ammesso che siamo tutti d'accordo nella definizione di "democrazia sostanziale".



Salvatore Iannazzo
February 22, 2011 4:52 PM

E' certamente vero che pensare di far cadere Berlusconi sulla base delle manifestazioni di piazza sia velleitario, come scrive Dario Chiarino. A meno che, naturalmente, le "manifestazioni di piazza" non raggiungano i livelli recentemente visti in Tunisia, Egitto e Libia, dove infatti hanno ottenuto l'obiettivo di far cadere i rispettivi Berlusconi. E, naturalmente, io sono ben lungi dall'auspicarlo.
Il problema delle manifestazioni di piazza è che non si prestano a regole che permettano di stabilire in modo inequivocabile quale delle parti in causa abbia il consenso maggiore. Ed è proprio per questo che esse raggiungono l'obiettivo solo quando usano la violenza, cioè quando non sono democratiche. E tuttavia le manifestazioni di piazza hanno il loro peso, perché se sono sentite e ricevono un gran numero di consensi, - come quella recente "Se non ora quando" delle donne -  possono risultare efficaci nel far cambiare idea agli indecisi che sempre ci sono in occasione di tutte le elezioni; e, quando il Parlamento discute di leggi controverse, possono influenzare il voto dei parlamentari.
Per far cadere Berlusconi bisogna allora farlo secondo le regole vigenti, anche se, come nel caso attuale, sono costruite proprio per render difficile l'azione delle opposizioni. (E forse fu proprio quando furono stabilite queste regole che avremmo dovuto, anche con manifestazioni di piazza, ribellarci contro di esse; come avvenne peraltro anche ai tempi della famosa "legge truffa", che pure era molto meno "pesante" di quella attuale). E contemporaneamente prospettando ai cittadini programmi ed interventi legislativi che sicuramente sarebbero accolti con favore da gran parte degli elettori, purché proposti in maniera credibile da un candidato credibile. Cito a questo riguardo una lista che qualche settimana fa un lettore, nel corso della rubrica "Prima Pagina" su Radio 3, prospettò al giornalista (Aldo Cazzullo del Corriere) che la conduceva. Eccola:

- riduzione del numero dei parlamentari
- riduzione degli stipendi e delle prebende dei parlamentari (portaborse, vantaggi pensionistici, etc.)
- eliminazione del bicameralismo perfetto
- proibizione degli incarichi multipli per tutte le cariche politiche ed amministrative
- riduzione drastica dei cosiddetti "rimborsi delle spese elettorali"
- riforma della giustizia

Sono argomenti tutt'altro che nuovi, ma che inutilmente potremmo sperare siano adottati e fatti propri da un parlamento in carica, il quale li vedrebbe, com'è avvenuto finora, come punitivi nei propri confronti. Ma proposti come punti programmatici alla platea degli elettori potrebbero avere un grande successo elettorale, specie se, come ho detto, il candidato è credibile.

A questi potrebbero esserne aggiunti altri, che a mio parere sono anche più importanti, ma che potrebbero essere interpretati come "anti" Berlusconi, e quindi probabilmente avversati dai suoi estimatori : regolamentazione del conflitto di interesse, legge elettorale (in particolare abolizione delle cosiddette liste bloccate). Ma nulla impedirebbe ad un governo in carica di proporli ugualmente.



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