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Verità & Carità

Giuseppe Poliani
August 27, 2010 10:41 PM


Il diritto di vivere di Eluana Englaro deve valere per tutti mentre il diritto allo sciopero di tre lavoratori di Melfi è un non-diritto che non deve valere per tutti e deve lasciare spazio a un diritto di altri lavoratori, che alcuni ipotizzano uguale e contrario a quello dei tre lavoratori e che utilizzano per mettere le premesse per cancellare definitivamente il diritto di sciopero e altri diritti connessi con il contratto nazionale collettivo (così, come Eluana Englaro ha diritto di vivere ma non i bambini afghani, iracheni, o palestinesi massacrati: la cosa non vale e lì ci sono altri principi e diritti in gioco che fanno più comodo ai potenti ed oscurano i diritti dei deboli. E' brutto riferirsi a defunti  per fare polemica ma Formigoni per primo ieri lo ha fatto citando la povera Eluana, già strumentalizzata da lui in passato).

Questa è la strana equazione etica che emerge dalla fucina di idee del Meeting di Rimini dopo che un imprenditore poco flessibile come Marchionne, che vuol cancellare i modelli del passato e tornare alla schiavitù, che aveva già deciso di andarsene dall'Italia per produrre le sue auto in USA e salvare la Chrysler prima ancora che tutto il problema Melfi scoppiasse, incita la platea contro la classe operaia italiana della FIAT che ha avuto il maggior merito per tutta la produzione FIAT di questi anni.
Evidentemente Marchionne non ha letto attentamente la Charitas in Veritate la quale afferma ad ogni paragrafo e capitolo che l'etica deve entrare in tutti i campi della vita e guidarne il percorso e quindi anche nell'economia per costituirne il pilastro principale, altrimenti l'uomo non è compiuto globalmente e si perde.

E meno male che l'enciclica si intitola Charitas in Veritate, avendo il Pontefice invertito i due termini carità e verità rispetto a come sono riportati nel passo fondamentale della lettera agli Efesini di S. Paolo (Ef. 4, 15), che rappresenta il fondamentale impianto antropologico-teologico dell'enciclica stessa (D. Tettamanzi. Etica e Capitale. Rizzoli, 2009).
Se il titolo fosse stato Veritas in Charitate, cioè Verità nell'amore, sarebbe stato ancora più difficile spiegare il proprio comportamento di imprenditore arrogante e giustificare quei soldi, che assomigliano molto al sacchetto dei trenta denari, dati a degli operai per umiliarli e disfarsene senza farli sentire dignitosamente uomini al lavoro come ogni persona ha diritto di sentirsi nella sua vita lavorativa (mi risulta da un'intervista a Epifani, che invece gli operai della Chrysler sono comproprietari dell'azienda: come mai questo diverso trattamento “etico” ?).

Giuseppe Poliani



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