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Riflessioni a caldo, quasi freddo

Giacomo Correale
April 01, 2010 8:05 AM


1. Da molto tempo scrittori  e giornalisti illustri sostenevano che il nostro ahinoi è sul viale del tramonto. Quanto al segretario del PD negli ultimi giorni andava ripetendo a destra e a manca che "il vento è cambiato". Queste affermazioni suscitavano in me una certa angoscia e scongiuri vari. Un principio strategico essenziale dice di  non sottovalutare mai l'avversario. Mi sembra che molti si siano cullati in un pericoloso  wishful thinking, trascurando  per l'ennesima volta la potenza di fuoco delle corazzate mediatiche dell'ahinoi.
2. In questa situazione, il nostro ha imperversato in lungo e in largo con la sua indiscutibile abilità di mettere insieme narrazioni molto opinabili, ma pur sempre narrazioni. Chi avrebbe potuto contrapporre storie vere e convincenti non lo ha fatto, forse per impossibilità ma anche  per incapacità. Nè sarebbero bastati  i guastatori  alla Santoro, utili strumenti diversivi  dell'attenzione dal vero campo di battaglia (RAI UNO e Mediaset).
3. E' la prima campagna elettorale a cui, dai tempi dell'Ulivo, senza volerlo e quasi senza accorgermene, non  ho dato una mano ai gazebo, non ho diffuso volantini, ho fatto  meno  opera di convincimento tra gli incerti,  eccetera. Me ne faccio una colpa, ma cerco di spiegare il perché di questo disimpegno. Credo che sia dovuto al non capire,  anzi al non sentire per  quale causa, per quale progetto   provare entusiasmo, per quale proposta alternativa alla fanfara assordante di Formigoni. Forse, ed è peggio, ho pensato, ho sentito che altri se ne stava occupando, che c'erano gli addetti ai lavori a tutti i livelli, che il mio aiuto non era richiesto.
4. Causalmente mi è venuto tra le mani un segnalibri con il faccione di Prodi, con su scritto: "Finalmente insieme. Con Prodi. La lista per l'Europa".  E sul retro i simboli dei Democratici di Sinistra, della Margherita,  dei Socialisti Democratici Italiani, dei Repubblicani Europei, intercalati da segni + e con in fondo un = Uniti nell'Ulivo. Certo, i tempi cambiano, certe realtà non ci sono più. Ma il dato  è che mentre quell'Ulivo significava una rottura e un superamento, diffondeva un'aria nuova, nel  PD si respira ancora un aria asfittica di continuità, di monotonia. La differenza può riassumersi in numeri: l'aria nuova significava un 34% dei consensi come punto di decollo, l'aria vecchia significa un 26% considerato un buon risultato, l'aver evitato il peggio. Il passato declinante. Più o meno i voti del vecchio PC.
5. Sembra che Prodi sostenga Bersani (per il quale, sia chiaro, non ho alcuna avversione). Forse pensa che non sia possibile evitare i tempi lunghi, e che Bersani sia strategicamente simile a Quinto Fabio Massimo, il temporeggiatore che con il tempo avrebbe forse sconfitto Annibale. Effettivamente non siamo ancora a Canne, o alla canna del gas. Speriamo, senza però vivere di speranza.
6. Alla fine, l'allegria. La sinistra oggi è triste, le facce di sinistra sono sempre tristi e parlano solo di cose tristi, senza fare proposte credibili e motivanti che risollevino lo spirito. E gli umani, anche e forse soprattutto quando hanno dei problemi, cercano ragioni o anche  illusioni per  essere allegri. Se nessuno gli dà una ragione seria per stare "su con la vita", allora vincono quelli che promettono mari e monti e poi, bene o male, danno comunque panem et circenses.
 
Giacomo Correale Santacroce



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